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Appunti di Glottologia e Linguistica

Appunti di glottologia e linguistica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Sorianello dell’università degli Studi di Bari - Uniba, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in Lettere moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Glottologia e linguistica docente Prof. P. Sorianello

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200Hz e le donne 260/360 Hz. Le pliche sono alla base della differenza tra suoni sordi (nessuna vibrazione)

e sonori (aria messa in vibrazione dalle corde vocali). Tutte le vocali sono sempre sonore, mentre le

consonanti possono essere entrambi.

Differenze tra vocali e consonanti. Oltre alla differenza del tratto di sonorità ci sono altre differenze: le

vocali sono prolungabili nel tempo finché dura la nostra fase di espirazione / ciò non è possibile per tutte le

consonanti (<s> sì). Le consonanti: il passaggio dell’aria risulta sempre ostruito o parzialmente o totalmente.

La trascrizione fonetica: IPA

Le asimmetrie tra grafemi e fonemi: nella parola “chiesa” abbiamo sei grafemi e cinque fonemi ( esclusione

<h> > serve a rendere la velarità del suono )

ɛ

grafema <e> = fonemi / /, /e/

grafema <o> = fonemi /ɔ/, /o/

grafema <s> = fonemi /s/, /z/

ʦ ʣ

grafema <z> = fonemi / /, / /

Il fonema /f/ in inglese viene reso con tre diverse modalità grafiche (es. fly, funny, philosophy, enough);

In italiano <ch> rende il suono /k/ (es. chilo, amiche);

ʃ

Nel francese / / ( chamo, chou, charme);

ʧ

In inglese / / (chiampion, rich);

<i> in italiano /j/ (es. iodio, ieri, fieno) > in inglese questo suono viene reso con <y> (es. yellow, yet);

ʒ ʤ

In francese / / (es. jambe, jemais) > in inglese / / (es. jolly, john, jet).

L’IPA: 1886 undici insegnanti di lingua straniera fondano inizialmente l’API > oggi IPA (International

Phonetic Alphabet).

-Alfabeto fonetico costituito da simboli

-Unico sistema di trascrizione biunivoco e non ambiguo che è regolarmente controllato e aggiornato

-Sistema di rappresentazione grafica dei suoni di una qualsiasi lingua

-Si serve di specifici alfabeti, oltre quello latino, ma anche di segni diacritici e di lettere dell’alfabeto greco

-Validità universale, applicabile a tutte le lingue del mondo

-Rappresentazione economica e perfettamente biunivoca

-Agevola l’insegnamento della pronuncia delle lingue straniere

-I simboli rappresentano le componenti articolatorie di un suono e presuppone delle conoscenze fonetiche

-Sistema astratto e semplice usato da tutti gli studiosi che si muovono nell’ambito linguistico ma anche dai

foniatri e dai logopedisti

-Scopo è descrittivo e prescrittivo.

Undicesima lezione.

L’organo ufficiale dell’IPA è il ‘ The Journal of the International Phonetic Association’. Questi simboli

(alfabeto latino + integrazioni) non vengono posti casualmente > IPA segue la classificazione articolatoria

dei suoni.

Criteri di trascrizione fonetica:

-No uso delle maiuscole per toponimi, nomi propri e inizio di periodo

-No segni di punteggiatura e apostrofo

-No accento lessicale dei monosillabi ma vi è diacrito per l'accento lessicale di parola (apice posto prima

della sillaba accentata / tra due doppie se la seconda non viene sostituita dai due punti)

-Trascrizione fonetica fra parentesi quadre /fonologica tra slash

-Contesti particolari: geminate (lunghezza: due punti dopo il fono / ripetizione consonante doppia), dittonghi

e affricate (ripetizione solo simbolo della parte occlusiva / due punti dopo il simbolo della parte occlusiva)

La classificazione. Le vocali. Dal punto di vista articolatorio hanno una classificazione omogenea > sono

sempre sonore e sono di numero inferiore rispetto alle consonanti. Per classificare un suono bisogna

considerare:

-Flusso dell’aria

-Posizione del palato molle

-Luogo e modo di articolazione

-Attività delle pliche vocali (no nelle vocali)

Tre parametri distintivi:

-Altezza della lingua > grado di innalzamento rispetto alla posizione neutra che assume il dorso della lingua

durante la realizzazione di un suono > la lingua si abbassa o si innalza durante la produzione delle diverse

vocali > alte o chiuse, medie, basse o aperte

-Anteriorità/posteriorità della lingua > si sposta in avanti o in dietro > anteriori, centrali e posteriori

-Arrotondamento delle labbra > possono essere arrotondate (protuse) o non (distese) > prochele o aprochele

-Quarto parametro: posizione del palato molle > può essere innalzato (vocali orali) o abbassato (vocali

nasali) > no italiano, ma sì francese.

Le posizioni articolatorie delle vocali sono universalmente rappresentate attraverso l’impiego di un trapezio

vocalico (nell’italiano sarebbe sufficiente un triangolo, perché la vocale <a> è centrale) > riproduzione

fedele di ciò che avviene nella bocca in pochi cm².

Le consonanti. Parametri di classificazione:

-Modo di articolazione (modalità con cui il flusso d’aria è ostruito).

-Luogo di articolazione (in base agli organi articolatori che si attivano durante la produzione di un suono

consonantico)

-Sonorità o sordità

Le caselle grigie nella griglia IPA indicano delle combinazioni articolatorio impossibili da realizzare. Le

caselle bianche invece indicano delle combinazioni possibili ma che non sono mai state rilevate in una

determinata lingua.

Occlusive = passaggio aria completamente ostruito

Tre fase dell’articolazione della consonante: I > gli organi articolatori si avvicinano; II > si toccano (blocco

aria); III > si allontanano ( passaggio aria).

Fricative = restringimento del canale fonatorio ma non contatto tra i due articolatori.

Affricate = articolazione complessa > due fasi: ostruzione completa (occlusiva) e frizione (fricativa).

Nasali = sono tre e sono sempre sonore > abbassamento velo palatino > flusso d'aria fuoriesce dalle cavità

nasali

Laterali = aria fuoriesce dai lati

Vibranti = ostruzione intermittente > punta della lingua tocca gli alveoli in italiano

Approssimanti = passaggio aria più libero > più vicine alle vocali > sonore (semiconsonanti)

Dodicesima lezione.

Principi di trascrizione fonetica:

-Tra parentesi quadre

-Il diacritico dell'accento si pone appena prima della sillaba tonica

-Le <z> precedute dalla <n> sono quasi sempre sorde come <l> / <r> sonore

-Le affricate doppie: si inserisce il diacritico della lunghezza dopo la fase occlusiva o si ripete solo il

simbolo dell’occlusiva.

-La lunghezza si indica con il diacritico simile ai due punti o riscrivendo la consonante lunga.

-I dittonghi dal punto di vista articolatorio sono formati dalla combinazione di una vocale e di una

approssimante se è discendente / di una approssimante e di una vocale se è ascendente. Il dittongo non c’è

mai quando sono coinvolta la <e> la <a> e la <o> (iato = successione di due vocali) / c’è quando vediamo

graficamente la <i> e la <u> o quando queste sono presenti ma accentate.

L’accento = fenomeno prosodico che appartiene alla sillaba e non a un singolo suono. La sillaba su cui cade

l’accento si chiama accentata o tonica, le altre si chiamano non accentate o atone. Ha una funzione

culminativa perché assegna una prominenza, è una caratteristica relazionale e non intrinseca dei segmenti

perchè indipendente dal loro contenuto fonetico.

Ci sono lingue ad accento fisso e lingue ad accento mobile > le prime si caratterizzano per il fatto che

l’accento lessicale di parola cade sempre sulla stessa sillaba (ungherese sulla prima, polacco sulla penultima

e turco sull'ultima) > valore demarcativo e non distintivo; nelle seconde la posizione dell'accento può variare

e creare differenze di significato > valore distintivo e non demarcativo (es. italiano > sùbito e subìto).

Accento libero non vuol dire totale libertà di posizione > es. in latino l’accento cade sulla penultima se la

sillaba è pesante, se la vocale è breve sulla terzultima/ in italiano invece la posizione dell’accento è libera

soltanto nelle ultime tre sillabe. Identità segmentale ma diversità prosodica > diversità semantica. In una

parola c'è sempre UNA sillaba tonica e ALMENO UNA atona. La sillaba accentata ha maggiore durata,

intensità e frequenza.

-Accento lessicale o di parola (non va confuso con l’accento grafico)

-Accento di frase

-Accento primario e secondario

In italiano in base alla posizione dell'accento possiamo avere:

-Parole tronche (ossitoni) > accento sull’ultima sillaba (3% del lessico complessivo italiano)

-Parole piane (parossitoni) > accento sulla penultima (60% del lessico complessivo italiano / 80% parole

bisillabiche)

-Parole sdrucciole (proparossitoni) > accento sulla terzultima

+Bisdrucciole e le Trisdrucciole > verbi + clitico (es. telèfonami, lìtigano, rècitamelo > 1% del lessico

complessivo italiano)

Quantità fonologica (lunghezza): tempo che passa dal momento iniziale a quello finale dell'articolazione di

un suono > proprietà prosodica

-Fattore tempo > maggiore è la velocità elocutiva e minore è la durata di ciò che produciamo

-Fattore sillaba > la V in sillaba aperta è più lunga della V in sillaba chiusa

-Fattore accento > la sillaba tonica è più lunga di quelle atone

La durata nelle diverse lingue può essere distintiva o no (cambiare il significato della parola) > opposizione

tra segmenti lunghi e segmenti brevi (alcuni sono prolungabili nel tempo altri no) > vocali brevi e lunghe nel

latino, nel finico (finlandese) e nell'olandese / in italiano no opposizione distintiva vocalica.

Tredicesima lezione.

La durata consonantica (differente da quella vocalica) > es. in finalndese: kuka (chi) kukka (fiore) / tuli

(fuoco) tulli (dogana) tuulli (vento).

Alcune lingue (es. italiano) presentano consonanti brevi e consonanti lunghe > il finlandese mostra delle

parole che cambiano significato al prolungamento di una consonante (vedi sopra). L’allungamento della

consonante quando acquisisce un valore distintivo è chiamato geminazione > consonanti geminate VS

scempie. La geminata non è frequente nelle lingue del mondo > presente in giapponese, arabo libanese,

greco cipriota, indonesiano > in italiano 15 consonanti stabiliscono l’opposizione di durata [consonante

breve e consonante lunga > es. cane/canne pala/palla nono/nonno casa/cassa fato/fatto regina/reggina

(l’unica opposizione dell’italiano> questa opposizione tra <g> scempia e <g> doppia ha un basso

rendimento funzionale) papa/pappa]; 5 consonanti sono sempre lunghe in posizione intervocalica; 3

consonanti sempre brevi ( approssimanti /j/ e /w/ e la /z/ intesa come fricativa alveolare sonora, quindi la s

sonora).

Fonologia VS fonetica

La fonetica riporta tutto quello che viene realizzato e la sua unità minima è il fono (realizzazione concreta di

un suono > sostanza) / la fonologia è una componente che si preoccupa di stabilire qual è l’inventario

fonematico di una lingua e la sua unità minima è il fonema (realizzazione astratta di un suono > forma) >

studia come questi si organizzano, quali sono le norme di combinazione in una determinata lingua > studia i

suoni con riferimento alla loro funzione. La fonologia opera per astrazione ed è quel livello di analisi che

studia le caratteristiche distintive dei suoni, il loro funzionamento e come sono strutturati all'interno del

sistema. Il fonema non ha significato ma ha valore distintivo (unità di seconda articolazone > VS morfemi di

prima articolazione) > è capace di cambiare il significato delle parole.

Prova di commutazione: confronto due sequenze di suoni distinte solo per un fono nella stessa posizione

sintagmatica > se la sostituzione di un fono provoca un cambiamento di significato si è difronte ad una

coppia minima (coppia di parole aventi un diverso significato ma divergenti solo per la presenza di un suono

nella medesima posizione sintagmatica) che ha valore distintivo (es. rane/sane; rane/rene). Le regole di

combinazione dei suoni sono regole di fonotassi (diverse da lingua a lingua).

FONETICA Fono Concreto Sostanza (parole) Esecuzione [ ]

FONOLOGIA fonema astratto Forma (langue) competenza / /

Gli allofoni = realizzazioni concrete di un fonema in uno specifico contesto. Tutte le prove di

commutazione non danno luogo a significati diversi. Abbiamo solo due allofoni [ɱ] nasale labiodentale in

presenza di f e v [ŋ ] nasale velare in presenza di c e g.

ɱ

es. Ante [‘ante], anfora [‘a fora] anche [‘a ŋke] > in italiano il fonema /n/ possiede tre realizzazioni

fonetiche di cui due sono allofoniche. Anche la <s> ha [s] e [z] nel contesto preconsonantico > /s/ si realizza

[s] prima di consonante sorda (scolo, mestolo, pasto, rischio, sfiorire) e si realizza [z] prima di consonante

sonora (sbocciare, svanire, sdoganare fantasma).

Quattordicesima lezione.

Regola fonologica = meccanismo che mette in relazione una rappresentazione astratta con una concreta.

Formalismo che permette di rendere conto di processi in atto all’interno di parole. Una regola fonologica

può avere questa forma. A --->B/__C (A diventa B, nel complesso C) es. la c occlusiva velare mantiene la

forma quanto è seguita da una vocale velare posteriore (amico ma amici) > da velare diventa palatale la

vocale, non è più occlusiva velare sorda (vinco/vinci; elettrico/elettricità). Questa regola funziona con molte

ʧ

parole dell’italiano. L’occlusiva velare [k] diventa affricata palatale diventa (c) fono. > /k/-->[ ]/__+i.

Fonemi di mutamento fonologico = processi che possono coinvolgere i suoni quindi a livello fonetico ma

anche a livello fonologico > possono coinvolgere le vocali, ma anche le consonanti > fenomeni di

semplificazione, ma anche di rafforzamento articolatorio. L’esempio precedente è un fenomeno di

rafforzamento perché dall’occlusiva si arriva a un'affricata ( molto più complesso) e questo è indotto dalla i.

I fenomeni sono di vario tipo:

-Assimilazione / dissimilazione

-Inserzione

-Cancellazione

-Sonorizzazione

-Geminazione

-Dittongamento

-Coalescenza

-Sono dipendenti dal contesto sintagmatico o si possono svolgere in determinate posizioni (es. solo in sillaba

accentata).

Uno dei processi fonetici è quello dell’assimilazione: un segmento assume uno stesso valore rispetto a un

segmento adiacente diventando un po’ più simile a quest’ultimo. Questo processo si ha quando due suoni

sono vicini

-Parziale (solo un tratto) o totale (il suono diventa uguale ad un altro)

-Anticipatoria o regressiva > la prima quando anticipa l’articolazione del suono che segue, la seconda

prolunga l’articolazione del suono che precede

-In diacronia o in sincronia

Assimilazione regressiva totale. Es. lat. FACTUM > fatto o LACTE > latte. Due suoni inizialmente diversi

in lingua latina si assimilano e diventano uno uguale all’altro > il secondo suono si estende sul primo.

AD+PARARE (preparare)> apparatus > it. Apparato. In tutti questi esempi abbiamo una sequenza di due

occlusive. Questo fenomeno è molto frequente nelle lingue del mondo perché in qualche modo semplifica

un’articolazione complessa.

In+legale> illegale; con +legare> collegare; in +resistibile> irresistibile; in + ragionevole> irragionevole.

Assimilazione regressiva parziale. In+probabile > improbabile; in+bevibile > imbevibile.

Per la prima sequenza la n da tentale diventa bilabiale > il tratto della consonante occlusiva influenza il

suono precedente. I due suoni non sono uguali ma si sono assimilati soltanto per luogo di articolazione.

Scarpa/sgarbo [‘skarpa]/ [‘zgarbo] -> l’allofono quindi deriva dall’assimilazione parziale.

Assimilazione anticipatoria totale e parziale. Es. i dialetti (Quando> quannu) o in inglese [want to >

wanna; dogs > dogz (qui fenomeno di sonorizzazione di inglese è esattamente il contrario di quello

italiano)]. Questa influenza dovrebbe essere dovuta dalle lingue pre italiche.

La dissimilazione è l’esatto contrario dell’assimilazione > molto più rara > si ha quando due suoni uguali

ma non contigui diventano diversi > per migliorare la pronuncia

Lat. PEREGRINUS> pellegrino. ARBOREM> albero.

Scissione: da uno stesso segmento ne derivano due. Da un unico segmento > due segmenti fonici.

Importante è la dittongazione BONUM > buono ; LEVEM > lieve. (o ed e brevi).

Il contrario della scissione è la Fusione [monottongazione (CAUSAM> cosa)].

Inserzione: si ha quando c’è l’aggiunta di materiale fonico > aggiunta di parola che non è motivata. Può

avvenire in più posizioni > es. l’epentesi > inserzione di una vocale o consonante all’interno di un gruppo di

consonanti (CAULE> cavolo)

Protesi: inserzione di una vocale o consonante iniziale (SCHOLA> école, escuela, escola). In italiano non

avviene in modo regolare e non per la stessa consonante. Aggiunta di un suffisso > città + ino> cittadino;

papà + ino> paparino.

Cancellazione: eliminazione di un segmento. È più diffuso nel mondo > semplificare la struttura sillabica

(ISTUM> questo >’sto; CALIDUM> caldo; INSULA> isola). Apocope, sincope e aferesi.

Il troncamento è la cancellazione facoltativa di /e/ e /o/ non accentata finale di parola se la parola seguente

comincia per consonante (andar via, vuol saperne)

Geminazione/degeminazione: il mutamento coinvolge la durata di un suono. La prima: NOCTEM > notte;

SEPTEM > sette (deriva dall’assimilazione). La seconda è geminata solo nella grafia es. fr ville, terre,

personne o ing. better, summith, approach.

SUONI CONSONANTICI PROBLEMATICI: <s> <z>

Il suono /z/ ha una distribuzione lacunosa; in italiano l’opposizione tra la pronuncia sorda /s/ e quella

sonora /z/ vige solo sul territorio toscano e solo quando questi suoni compaiono tra vocali. All’inizio o alla

fine della parola ricorre solo /s/ (sale, rebus), lo stesso dicasi in contesto postconsonantico (salsa, morso,

mensa). Prima di altra consonante invece si uniforma per sonorità al segmento che la segue, motivo per cui è

sorda se precede un suono sordo (astro, splende, sfumato) sonora se precede suono sonoro (snello, sbloccare,

cosmico).

In Italia si assiste a una diversificazione di pronuncia su territorio nazionale: i parlanti settentrionali

pronunciano la sibilante sonora, eccetto quando /s/ compare all’inizio del secondo elemento di una parola

composta, invece i parlanti meridionali pronunciano sempre il suono sordo. Questa ripartizione geografica si

è progressivamente indebolita; la pronuncia sonora è ormai molto diffusa anche al di fuori del Nord italiano,

soprattutto tra i giovani, probabilmente per imitazione del modello settentrionale, per più versi considerato

prestigioso. L’incertezza di articolazione è d’altra parte rafforzata dall’assenza nella scrittura di una grafema

specifico che possa guidare verso la pronuncia del suono secondo le norme ortoepiche.

La pronuncia sorda di /s/ ha sempre:

-A inizio di parola seguita da vocale (es. sale)

-Nelle parole composte riconoscibili come tali (due basi lessicali) quando il secondo elemento lessicale

inizia con <s> (es. girasole)

-Nei gruppi consonantici prima di consonante sorda (es. scala)

-All'interno di parola se preceduta da /n/ /r/ e /l/ (es. insalata, morso, salsa)

-Quando è geminata o doppia (es. basso)

La pronuncia sonora /z/:

-Nei gruppi consonantici prima di consonante sorda (es. asma)

-Nei suffissi, nelle parole dotte e in quelle che iniziano con es + vocale (es. esito)

-Nelle desinenze verbali di 1', 2' e 3' persona singolare e 3' plurale del passato remoto e del participio

passato (es. persuasi)

-Nei prefissi bis-, cis-, dis-, tris-, trans + vocale (es. bisavolo)

Nel contesto intervocalico sono possibili entrambe le pronunce > sonora di solito presente nelle parole di

origine latina (es. Brasile) e in molti termini di provenienza dialettale > 95% dei casi prevale la pronuncia

sonora > eccezioni es. naso, riso, riposo, casa.

L'AFFRICATA: /ts/ /dz/

La scrittura impiega un solo grafema <z> > pronuncia ambigua. In posizione iniziale di parola prevale la

pronuncia sonora mentre la realizzazione sorda si conserva negli altri contesti.

/ts/ deriva dai nessi latini -TJ- e -CJ- (es. PRETIUM > prezzo), da s latina iniziale (es. SULPHUR > zolfo),

da z germanica (es. zanna) e da s araba (es. zucchero).

/dz/ deriva dal gruppo latino -DJ- (es. HORDIUM > orzo) e da z greca, araba o persiana (es. zona).

Quindicesima lezione.

Morfologia = componente linguistica e che si occupa del montaggio delle forme > in che modo partendo

dalle unità minime di prima articolazione possiamo costruire delle forme gerarchicamente maggiori di unità

lessicali più complesse. Morfologia = voce dotta di origine greca entrata nel lessico moderno nel XIX secolo

> in riferimento alla forma delle parole. Livello della lingua che studia le regole di formazione delle parole.

L’unità minima è il morfema (unità astratta come il fonema ma a differenza di questo è un segno linguistico

perché ha sia significante che significato). L’unità di uscita è la parola.

La morfologia indaga la struttura interna delle parole (alcune sono semplici, altre complesse). Le parole

hanno una struttura morfologica > risultato di più regole morfologiche, processi. Costruzione parole =

aspetto dinamico della morfologia > flessione, derivazione e composizione. La finalità del componente

morfologico, presente in tutte le lingue, è quello di poter formare nuove parole. Quando la morfologia di una

lingua non funziona più e non è più produttiva quella lingua si avvia verso un processi di decadimento.

Formare nuove parole è un ruolo vitale per la lingua.

La parola. Il concetto di parola appartiene al senso comune ma è difficile da definire. Una delle definizioni

più frequenti era ‘unità compresa tra due spazi vuoti’ > inadeguata e imprecisa perché ribalta la prospettiva

primaria (oralità come strumento di comunicazione primario rispetto alla scrittura) > il concetto di spazio

vuoto fa riferimento alla tradizione scrittoria > inadeguata questa definizione perché non tien conto delle

lingue scriptio continua.

‘Unità dotata di significato’ > bisogna specificare il tipo di significato in questo i significati non sono tutti

uguali > contenuto lessicale o grammaticale (es. preposizione no significato semantico ma grammaticale)

‘Unità autonoma che può ricorrere da sola’ > le parole non sono tutte uguali > occorre distinguere il piano

fonologico dal piano grammaticale (es. indichiamoglielo = 1 parola fonologica ma 4 grammaticali). La

parole fonologica è quell’espressione lessicale univerbata non interrotta che ha un solo accento lessicale (no

caso dei clitici/ articoli, pronomi atoni, preposizioni sono parole morfologiche). La parola è quell’unità della

lingua che ha significante e significato e che ha una mobilità posizionale (l'ordine può essere modificato).

La parola è un'unità che non può essere interrotta, è mobile, i confini sono punti di potenziale pausa nel

discorso, può comparire da sola, ha significato, i composti sono parole autonome e le polirematiche hanno

statuto intermedio (es. macchina da scrivere)

La prima definizione può essere riformulata in maniera più precisa > 'unità compresa tra due punti potenziali

di pausa’.

La classificazione delle parole. La prima è quella affidata alla grammatica tradizionale che classifica le

parole per parti del discorso o classi lessicali (tradizione ha origine nell'antica Grecia es. categorie

aristoteliche). Le parti del discorso sono 9 in italiano e non sono tutte uguali > si distinguono in parole

variabili (cambiano significante in base alla funzione grammaticale) e parole invariabili. Da diverso tempo si

affianca un’altra classificazione che le distingue in parole semanticamente vuote e piene > riferimento al

grado di pregnanza semantica che si riscontra per ogni parola (es. articoli, preposizioni, clitici = parole

funzionali semanticamente vuote > significato grammaticale).

Altra classificazione in parole appartenenti a classi aperte (nomi, verbi, aggettivi, avverbi di modo) e classi

chiuse > un sistema si dice aperto quando permette l’ingresso e l’uscita eventuale di altre unità / la classe

chiusa è quella circoscritta che non permette nessuna entrata e nessuna uscita. Le classi aperte sono anche

coincidenti con le parole semanticamente piene. C’è anche la differenziazione tra parole semplici e parole

complesse > partizione che appartiene propriamente alla morfologia. Le parole semplici sono prive di

struttura pluri-morfemica / quelle complesse vedono la compresenza di più morfemi.

Non tutte le parti del discorso sono universali (es. no articolo in latino, cinese e turco/ in alcune lingue si

parla di adposizioni perché possono essere sia “pre” che “post”) > uniche universali sono nome e verbo.

Morfema = più piccola unità linguistica dotata di significato. Ci sono due tipi di morfemi > lessicale

(lemma) / grammaticale. I morfemi lessicali includono le classi aperte mentre quelli grammaticali includono

le classi chiuse. I morfemi grammaticali si dividono in derivazionali (permettono di creare nuove parole

partendo da quelle già esistenti) e flessionali (desinenze).

Formazione delle parole.

-Derivazione > crea nuove parole attraverso l’uso di affissi che si aggiungono alla radice lessicale > prefissi

e suffissi.

-Flessione > regola la forma delle parole in base al contesto grammaticale (parole variabili) > desinenze

-Composizione > crea nuove parole unendo due unità lessicali autonome già esistenti.

Morfemi lessicali: hanno significato lessicale che non dipende dal contesto > basi lessicali o radici

semanticamente autonome e morfemi liberi (possono ricorrere da soli VS legati) > classe aperta in tutte le

lingue. Es. Buon- (o) > costituito dalla radice lessicale più suffisso; re > monomorfema. Diversi studiosi

sostengono che anche in italiano i morfemi lessicali non sono liberi perché c’è sempre l’aggiunta di un altro

morfema.

Morfemi grammaticali: esprimono significati non semantici, sono sempre morfemi legati e costituiscono

una classe chiusa > derivazionali e flessionali.

I morfemi flessionali sono le desinenze (verbi) o i morfemi flessivi > si uniscono alla radice della parola ed

esprimono accordo/concordanza grammaticale > individuano le diverse categorie grammaticali.

-Ultimo elemento presente

-Non è presente in tutte le lingue > solo in quelle con accordo morfosintattico obbligatorio (es. italiano,

spagnolo e francese).

I morfemi derivazionali servono a creare nuove parole e si aggiungono a destra o a sinistra di una radice

lessicale > derivazione. In base alla posizione si dividono in prefissi se precedono la radice lessicale, suffissi

se la seguono (es. preconfezionato; infelicità; contentezza). I suffissi -al- -ist- e -ier- -os- sono i più famosi (

-al- e -os- passaggio da nome ad aggettivo). Le parole che hanno origine da una stessa base, da una stessa

radice lessicale si chiamano famiglie (es. dent-e ; dent-al-e; dent-ifr-ici-o) > si possono creare un numero

infinito di parole a partire da una base lessicale (primitivo).

Differenze prefissi e suffissi:

-Posizione

-In italiano i suffissi sono 261 e i prefissi 94 (non hanno tutti lo stesso rendimenti > alcuni sono definiti

inattivi o addirittura morti)

-Posizione dell’accento > i prefissi non spostano mai la posizione dell’accento di parola a differenza dei

suffissi

-Ricorsività > il numero dei prefissi nella stessa parola è al massimo due (es. im-pre-vedibile); i prefissoidi

si possono ripetere massimo 2 volte (es. super super buono) / i suffissi possono essere numerosi (es. soci-al-

izza-zione)

-Classe lessicale > il prefisso non cambia mai la classe lessicale della parola a differenza del suffisso che lo

fa quasi sistematicamente [es. fortunato (agg.) sfortunato (agg.)/ fiore(N) fiorire (V), fiorito (agg)]

-Alcuni prefissi, pur essendo forme legate, possono diventare autonomi es. ex. / i suffissi no

-I prefissi hanno uno statuto più libero > lo stesso prefisso può essere premesso a più classi di parole es.

postdatare, postfascismo, postoperatorio / i suffissi invece formano soprattutto nomi e aggettivi e spesso

selezionano una categoria (es. -bile + basi verbali > aggettivo).

La flessione è obbligatoria, la derivazione no ma è fortemente richiesta nelle lingue perché svolge un ruolo

di efficienza e di formazione di nuove parole. Avviene prima la derivazione per individuare la classe di

appartenenza della parola e poi la flessione > i suffissi flessionali sono più distanti dalla base.

Sedicesima lezione.

Composizione = processo morfologico che unisce due forme libere > procedimento altamente produttivo in

molte lingue del mondo > massimo grado di produttività nel cinese / nelle lingue germaniche è molto

elevato / nelle lingue romanze l’indice di composizione è minore ma in costante crescita.

Struttura: Parola 1 + Parola 2 = unica unità es. [campo]N+[santo]A= [[campo]N[santo]A]N

La composizione forma prevalentemente nomi (tranne composizione tra due aggettivi > composto

aggettivale > es. [agrodolce]A).

N + N = N

A + A = A

A + N = N/A

V + V = N

V + N = N

Avv + Avv = Avv (produzione non più attiva in italiano)

A + V ( pochi casi > es. belvedere).

I composti ammettono la flessione > sono variabili (es. camposanti, terreferme, cassapanche, cavolfiori,

arcobaleni) / ammettono anche la derivazione (verosimile-in+verosimile > composto derivato / inversosimili

> composto derivato e flesso) sia in prefissazione che in suffissazione > es. crocerossa+ina, ferrovia+ario,

in+verosimil+mente.

La testa del composto = unità morfologica che assegna la categoria grammaticale al composto e ne

conferisce le caratteristiche di significato. In italiano non si può applicare in maniera rigida il criterio

posizionale perché la testa può essere sia a sinistra che a destra / in inglese è sempre a destra (blackboard,

oversize)

Pescecane,camposanto > testa a sinistra (pesce/cane) / gentiluomo,terremoto > testa a destra (uomo/moto).

Le teste si identificano con dei criteri:

-Criterio categoriale o grammaticale > la testa del composto è quell’elemento lessicale che assegna il proprio

valore all'intero composto

es. camposanto = N + A e il prodotto finale è un nome. “Campo” ha assegnato il valore nominale all’intero

composto > testa.

-Criterio semantico. Es. capostazione = N < N+N > criterio categoriale non applicabile. La testa è capo

perché il capostazione identifica un tipo di capo e non di stazione. Nei latinismi la testa è quasi sempre a

destra. Capostazione (N)

+animato

+maschile

capo stazione

+animato -animato

+maschile -maschile

Tratti grammaticali condivisi da “capo” e “capostazione”.

Si distinguono composti esocentrici ed endocentrici. Nei primi la testa non è identificabile es. dormiveglia >

V + V = N > sia con il criterio categoriale che con quello semantico non si può individuare la testa. Ci sono

altre parole esocentriche come sottoscala, senzatetto, portalettere, purosangue, saliscendi.

Portalettere (N)

+animato

+maschile

-plurale

V N

-animato

-maschile

+plurale

Composti dvandva (sanscrito “a due a due”): due teste categoriali e semantiche es.cassapanca > N+N=N.

Nei composti la flessione coinvolge solo la testa (capogiri, manoscritti) / i composti esocentrici sono

invariabili / i composti dvandva flettono entrambe le teste.

Ibridi. Possono essere sia derivati che composti: i derivati ibridi come chattare*, postare*, killeraggio,

sciampista, taggare*, svampare*, bigiotteria hanno base straniera e morfema derivazionale italiano; i

composti ibridi sono formati da un elemento italiano e uno straniero es.zanzara killer, caldo record, baby

pensioni.

*Prima coniugazione perché più regolare

Composti neoclassici = composti formati mediante elementi classici di origine greca o latina > aggiunta di

confissi. Hanno origine in Francia alla fine del ‘700 e hanno una diffusione europea. Hanno prefissoidi e

suffissoidi, un elemento legato e uno libero (o viceversa) es.biografia > bio + grafo, ecologia, microfono,

megaconcerto, minigonna, fotosintesi, psicologia, discoteca. Nei composti neoclassici ci può essere sia il

prefissoide che il suffissoide > es.termostato / isotermo). Principalmente parole scientifiche.

Produttività. Gli affissi (suffissi e prefissi) possono essere morti o vivi. Se vivi possono essere produttivi o

non produttivi (si avviano a essere estinti). Se un suffisso o un prefisso non forma più nuove parole diventa

non produttivo > es. -ile (ricovero per animali > ripreso con “gattile”), -estre, - ime (cibo per animali) / in

regresso: –aio (persona che vende), –iere (mestieri), –essa (tornato in uso per alcuni termini al femminile es.

avvocatessa). Invece sono molto produttivi –zione, -mento, -ista, –aggio, – istico, - izzare, –ismo.

I suffissi più produttivi formano nomi d’azione e d’agente (-zione, -mento, -ista). In italiano il processo più

produttivo è la nominalizzazione. La suffissazione in molte lingue è più produttiva della prefissazione.

Diciassettesima lezione.

Allomorfi. Particolare tipo di morfema > variante formale di un morfema che però veicola lo stesso

significato. L’allomorfo corrisponde in morfologia all’allofono in fonologia. È una variante formale non

distintiva che compare in determinati contesti > l’italiano è ricco a livello verbale di allomorfi.

Es. gatt-i > il morfema flessionale ha una forma specifica ‘i’ (significato: maschile plurale) / bambin –i, ecc.

Uom –ini > ALLOMORFO > il plurale di uomo non è ‘uomi’ > ‘ini’ ha lo stesso significato flessionale della

‘i’ quindi è un ALLOMORFO. Questa irregolarità deriva dal latino (homo, hominis).

Allomorfia verbale. VEN –IRE > flessionale e appartenenza al verbo alla terza coniugazione.

Questa base VEN non la troviamo in tutte le forme: ven-ire, veng–o, vien–i, venn–e, verr–emo, ven–ite. Non

sono 5 radici diverse ma una sola radice e 5 forme possibili (varianti allomorfiche).

Nei verbi irregolari alcuni cambiano la base, altri il morfema flessivo, altri ancora tutti e due.

Variazioni di questo tipo le troviamo in molte formazioni lessicali in italiano. Si pensi anche al suffisso

derivazionale -abil- (che si può > es.‘mangi-abil-e’) > sol-ubil-e, in-frang-ibil-e > cambia la vocale tematica

> stesso suffisso ma espressioni allomorfiche.

I prefissi negativi vengono premessi all'aggettivo e gli danno un significato negativo o privativo:

DIS- si lega sia a vocali o a consonanti > disonesto, discontinuo. Con lo stesso identico significato

• abbiamo il prefisso S- che si unisce solo alle consonanti > sfaticato, o l’alfa privativo (A-) > acritico,

apolitico. Se la parola inizia per vocale il prefisso diventa AN- > anarchico.

IN- con consonante dentale, labiodentale, n e vocale > inappetente, intollerabile, infruttuoso. Cambia

• forma a seconda dell’iniziale consonantica dell’aggettivo che prendiamo in considerazione: se la

parola inizia con un consonante bilabiale o m diventa IM- > immangiabile, improduttivo,

improbabile; se la parola inizia con r > IR- > irreale; se inizia con l > IL - > illogico, illegale.

Sono otto prefissi con valore negativo? In realtà abbiamo solamente tre morfemi con effettivamente valore

negativo> le altre sono varianti allomorfiche

A-> A- e AN-;

IN-> IN-, IM-, IR- e IL-;

S-> S- e DIS-.

I processi morfologici > flessione, derivazione, composizione.

La derivazione comprende prefissazione, suffissazione, alterazione e per altre lingue anche infissazione).

ALTERAZIONE > diminutivo (-in-, -ell-, -ucci-, -ott-), vezzeggiativo (-ett-), accrescitivo (-on-),

peggiorativo (-acc-, -astr-).

La conversione è un fenomeno problematico > non produce modifiche apprezzabili nel significate (formali)

ma contribuisce a cambiare la sua categoria grammaticale es. VIVERE (V) > IL VIVERE (N) / PIENO (A)

> IL PIENO (N) > frequente in lingue che fanno scarso uso di morfi flessivi, es. inglese / in italiano questo

uso ha creato delle versioni sostantivate di cui non riconosciamo l’uso precedente come IL VECCHIO.

Suffisso zero. In questo caso non ci sono degli interventi morfologici apprezzabili. Zittire (deriva da zitto),

ricovero (deriva da ricoverare), sciare (da sci), comando (da comandare) > suffisso presente ma non

realizzato foneticamente.

Parasintesi. Procedimento che coinvolge verbi costituiti mediante doppia derivazione > giustapposizione di

un suffisso e di un prefisso > molto produttivo in italiano. Il prefisso è aggiunto ad una forma verbale o

aggettivale che non è presente nel lessico.

Ingrassare (da grasso), abbottonare (da bottone)> non esiste né grassare né bottonare.

Altri: scollato, ingiallire, svitare.

Suppletivismo. In una serie morfologicamente omogenea, si trovano radicali diversi, senza evidenti rapporti

semantici > somiglianza di significato ma non di significante a causa di motivazioni storiche. Andare >

vanno, vado, va, andiamo, andrei; Acqua/idrico; fuoco/pirico; cavallo/equestre/ippico.

Le categorie morfologiche. Sono diverse a seconda se facciamo riferimento al nome (o anche aggettivo) o

al verbo. Le categorie del nome sono genere, numero, grado e caso; quelle del verbo sono persona, modo,

tempo, aspetto (perfettivo o imperfettivo), diatesi.

Genere: dovrebbe esprimere una categoria biologica, banalmente il sesso dell’oggetto animato (umano o

animale). Per gli inanimati questa categoria è arbitraria. L’italiano ha solo maschile e femminile, mentre il

tedesco e il greco presentano anche il neutro.

Numero: categoria che ha un valore parzialmente diretto con la realtà > in italiano abbiamo solo singolare e

plurale / nel greco classico e nel sanscrito c'è il duale per coppie di oggetti / in molte lingue dell’Oceania è

presente il triale.

Caso: il caso si applica in ambito nominale e stabilisce relazioni sull’asse sintagmatico. È una categoria

presente in latino, in molte lingue slave, nel tedesco, nell'albanese. In italiano c'è l'assenza del caso ma

l’ordine delle parole è fondamentale, mentre in latino l’ordine è più variabile in quanto il caso è racchiuso

nella parola. Il numero dei casi è variabile > il latino ha 6 casi, il greco antico 5, il tedesco 4, il finlandese 16

casi.

Modo: categoria che esprime l’atteggiamento del parlante rispetto all’evento descritto nel verbo. Sono finiti

e infiniti. I primo sono indicativo (realtà) congiuntivo ( desiderio, augurio) , eccetera.

Tempo: cronologico o grammaticale (o linguistico). Il primo è unidirezionale, procede da un passato e ciò

che deve ancor avvenire (presente, passato e futuro); il secondo presenta il modo in cui le singole lingue

grammaticalizzano un singolo evento cronologico es. il cinese ha un'unica forma quindi non distingue i

tempi grammaticali / alcune lingue non hanno il futuro.

La sintassi.

Si fa riferimento all’organizzazione delle frasi e dei periodi > “syntaxis”: “ordinare insieme” (II sec. d.C.

Apollonio Discolo > 1800-1900 nozioni di soggetto e predicato, tema e rema). Questa caratteristica non è

esclusiva delle lingue umane, anche delle specie animali dimostrano di poter ordinare elementi semplici per

formare elementi complessi > dimostrano di avere un comportamento sintattico, strutturato / codici sintattici

(api, uccelli). La sintassi studia il modo in cui le parole si combinano tra loro per formare enunciati corretti.

L’unità minima è la parola, ovvero l’unità di uscita della morfologia. L’unità di riferimento è la frase,

gerarchicamente superiore alla parola.

Le finalità della sintassi:

-Rendersi conto delle proprietà combinatorie e delle strutture frasali possibili e spiegare il perché di quelle

non possibili.

-Comparazione interlinguistica

Il concetto di frase è problematico:

-È un’espressione linguistica completa

-È la maggiore unità di descrizione grammaticale

-Di norma contiene un verbo (anche se ci sono molte frasi nominali)

-Nello scritto è delimitata da un punto fermo

-È autonoma

Queste indicazioni sono valide per esempi di lingua scritta. Nel parlare è difficile identificare le frasi.

Secondo Bloomfield, la frase è un’unità linguistica indipendente e può essere prodotta in modo autonomo.

Ci sono due tipi di frasi indipendenti > nominali e verbali.

La frase è di norma formata da più parole ma anche da una sola es. domani, otto.

Ci sono due tipi di frasi indipendenti: verbali e nominali (ellissi copula per porre attenzione sul nome >

pubblicità, prosa giornalistica).

Forme incomplete o ellittiche. Sono comprensibili facendo riferimento al contesto. Si deve distinguere tra

completezza contestale e completezza grammaticale.

Frasi idiomatiche o frasi ‘fatte’. Espressioni che i parlanti apprendono e usano come un’unica formula,

non analizzabile > riposa in pace (non è un comando).

La frase è definita come un’unità linguistica, normalmente formata da più parole che costituisce

un’informazione autosufficiente nella comunicazione linguistica e che di solito contiene una predicazione

(minima unità predicativa). Può essere analizzata scomponendola in gruppi di parole che svolgono una

stessa funzione > sintagmi o costituenti immediati. Il nucleo della frase è costituito dal verbo e dagli

elementi ad esso collegati. Si riconoscono frasi semplici (unico nucleo) e frasi complesse. La maggior parte

delle frasi è formata da un soggetto e da un predicato, la frase contiene una struttura predicativa.

Le tipologie.

1.Frasi compiute formate da più parole con struttura predicativa (quel ragazzo è spagnolo)

2.Frasi compiute formate da 1 sola parola senza predicato (Giovanni)

3.Frasi compite formate da più parole senza predicato (condono fiscale con forti sconti)

4.Frase non compiuta formata da più parole con predicato (che aveva svaligiato)

Non tutti distinguono la frase dalla proposizione in quanto quest’ultima non è sempre completa (con verbo,

con o senza senso compiuto). La frase invece è un’espressione compiuta, con o senza verbo > più generica.

Le frasi si distinguono in base alla complessità [semplici e complesse (coordinate e subordinate)], alla

dipendenza (principali e dipendenti), alla polarità (affermative e negative), alla diatesi (attive e passive) e

alla modalità (dichiarative, interrogative [aperte o polari > profrasi sì, no/ chiuse > Come...Dove...Quando/

disgiuntive > ….o...), imperative ed esclamative*].

*per alcuni è solo una categoria espressiva

Diciottesima lezione.

Gruppi di parole. Tra la parola e la frase è possibile identificare un’unità intermedia: il sintagma o

costituente immediato o costituente frasale > unità linguistica universale (all’interno di diverse lingue).

All’interno di un enunciato alcune parole fanno parte di uno stesso gruppo es. il poliziotto, il ladro, a

mezzanotte. Il sintagma è un'unità riconosciuta dalla linguistica moderna e può essere costituito da una

parola o da più parole > minima combinazione tra parole. Il sintagma trae il valore sintattico da una delle

parole che lo costituiscono > testa del sintagma. La testa è il perno intorno a cui si costruisce il sintagma

(accordo e reggenza), assegna la categoria funzionale e posizionale all'intero sintagma ed è obbligatoria. Gli

altri elementi vengono chiamati specificatori o modificatori / sintagma = costituente.

Testa. L’intero sintagma si espande partendo dalla testa. In base a essa si distinguono sintagmi nominali (SN

> testa = nome > un bel bambino, la testa è “bambino”), sintagmi preposizionali (SP > testa = preposizione

> per questo motivo, la testa è “per”), sintagmi verbali (SV > testa = verbo > ho mangiato, la testa è

“mangiato”), sintagmi avverbiali (Savv > molto volentieri) e sintagmi aggettivali (SA > molto facile).

(La nonna)SN ( di Paolo) SP (ha comprato) SV (una casa) SN (per le vacanze) SP

Rappresentazione di un sintagma:

-Parentesizzazione con etichetta

-Diagramma ad albero

Il sintagma ha una struttura interna asimmetrica > la testa e ciò che segue (NON la testa e ciò che precede)

possono essere sostituiti da un pronome (proforma) es. un matematico ha visto molte foto di Maria > un

matematico ne ha viste molte.

Distinzione complemento/specificatore > ciò che precede la testa è specificatore, ciò che la segue è

complemento.

I criteri.

-Movimento: le parole che fanno parte di un sintagma si spostano insieme all’interno della frase es. Michele

è andato a Milano col treno domenica mattina > Domenica mattina Michele è andato a Milano col treno.

-Enunciabilità in isolamento: la parole che formano un sintagma possono essere realizzate da sole es. chi ha

catturato il ladro? Il poliziotto > Ma non* il poliziotto ha.

-Coordinabilità: le congiunzioni ‘e-o’ possono unire solo gruppi di parole che sono uguali per funzione, cioè

costituenti es. Michele e Maria sono andati a Milano / *a mezzanotte e il poliziotto catturò il ladro non sono

coordinabili perché appartengono a gruppi diversi.

-Sostituibilità attraverso la pro-forma: eliminazione sintagma e sostituzione con proforma es. lo zio preparò

una torta molto buona > lo zio la preparò.

La lunghezza del sintagma è invariabile.

I costituenti. I sintagmi sono chiamati anche costituenti frasali e possono essere rappresentati sotto forma di

diagrammi ad albero (alberi etichettati) o parentesizzazione > rappresentazione struttura gerarchica delle

frasi. F (frase o S per sentence)

SN SV

N V

Michele passeggia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lettere moderne
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiarebecca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Sorianello Patrizia.

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