Glottologia e linguistica
Glottologia è un ramo delle scienze umane che studia la lingua. Nella tradizione italiana si contrappone spesso alla linguistica generale, ovvero lo studio comparato delle lingue antiche.
Linguistica storica e generale
La linguistica storica studia l’evoluzione delle lingue, mentre la linguistica generale si occupa di cosa sono le lingue, dei rapporti fra le lingue e tra lingua e cultura, e di come funzionano le lingue.
L'oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, ovvero quelle lingue che sono nate spontaneamente nel corso della civiltà umana. Una lingua è un codice, cioè un sistema di segni, un insieme di convenzioni adottate da una comunità di parlanti. Tutte le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano, una facoltà innata nell’homo sapiens.
Comunicazione
La comunicazione, in senso lato, è il passaggio di informazione. In senso stretto, alla base della comunicazione c’è l’intenzionalità, ossia il rapporto tra il piano del contenuto e quello dell’espressione.
Tipologie di comunicazione
- Comunicazione in senso stretto: Costituita da un emittente intenzionale e un ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano).
- Passaggio di informazione: Costituito da un emittente non intenzionale e un ricevente (o interpretante) intenzionale (es. linguaggio non verbale del corpo).
- Formulazione di inferenze: In cui non è presente nessun emittente, ma soltanto un “oggetto culturale” ed è presente un interpretante (es. case dai tetti spioventi = "qui nevica molto").
Segno
Il segno è un’entità che fa da supporto ad ogni forma di comunicazione. È bipartito, costituito cioè da un significante e un significato.
| Espressione | Contenuto |
|---|---|
| Astratto, percepibile attraverso i sensi | Non percepibile ai sensi |
Charles Saundres Peirce classifica i segni in cinque tipi:
- Icona: Segno intenzionale in cui il rapporto fra il piano del contenuto e quello dell’espressione è immediatamente percepibile (es. foto, cartina geografica, diagramma).
- Indice: Segno motivato naturalmente ma non intenzionale. Basato sul rapporto causa-effetto (es. starnuto involontario come indice di raffreddore, nuvole grigie in cielo come indice di temporale).
- Segnale: Segno motivato naturalmente ed intenzionale. Usato quando vogliamo comunicare qualcosa (es. sbadiglio volontario = sono annoiato, segnale di fumo prodotto volutamente da un emittente, latrati di allarme di scimmie).
- Simbolo: Segno intenzionale motivato su base culturale (es. la colomba e l’ulivo come simbolo di pace, rosso del semaforo = fermarsi).
- Segno in senso stretto: Segno intenzionale ma non motivato (il rapporto tra il piano dell’espressione e quello del contenuto è arbitrario, es. i segni delle lingue verbali).
Codice
Che cos’è che permette al ricevente di comprendere il messaggio, di interpretare il segno? Il codice è un insieme organizzato di segni, fissato per convenzione e regolato da una comunità che lo condivide e ne fa uso. Al parlante serve che il codice funzioni.
Ferdinand de Saussure
Per Ferdinand de Saussure, "il segno linguistico è un’entità psichica a due facce", costituito dall’unione di un significato (un concetto, cioè la nozione mentale che abbiamo di un determinato oggetto) con un significante (cioè una forma sonora, o un’immagine uditiva).
Il segno linguistico è l’associazione di un concetto con un’immagine acustica. È arbitrario, il legame tra il piano del contenuto e quello dell’espressione è immotivato. I rapporti che ci sono sono posti per convenzione, come per esempio "stella" in italiano, "star" in inglese, "hoshi" in giapponese.
Ci sono segni totalmente arbitrari, in quanto totalmente immotivati nel legame tra espressione e contenuto (arbitrarietà assoluta). Accanto a questi, ci sono segni parzialmente motivati (arbitrarietà relativa).
Limiti dell’arbitrarietà
- Onomatopee: Parole che riproducono, attraverso i suoni linguistici di una lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto (es. "tintinnare" fa riferimento a "tintin").
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