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Gestione bancaria: Lezione 1 - 13/09/2019

Fattori di amplificazione della crisi subprime

Fattori legati al modello di intermediazione OTD

  • Disallineamento incentivi
  • ABS/MBS mantenuti nei bilanci bancari
  • Struttura di capitale e raccolta a breve

Fattori esterni

  • Mark to market dei valori di bilancio

La strategia delle banche

Se si parla di strategia, ci si riferisce essenzialmente a tre diversi livelli su cui declinare la strategia di una banca:

Strategia corporate

Definisce settori e mercati all’interno dei quali la banca compete e comprende le scelte di diversificazione, integrazione verticale, acquisizione oltre alle decisioni sulle nuove iniziative. Seleziona il portafoglio di attività della banca ed effettua le scelte di allocazione delle risorse tra le diverse unità di business. Nell’ambito della banca si traduce nella scelta delle aree strategiche in cui operare, le cosiddette ASA. Le aree strategiche che vengono in mente in riferimento a una banca sono: ASA intermediazione creditizia ed ASA investimento. Dietro ASA intermediazione creditizia sta dietro la raccolta depositi ed erogazione credito. L’ASA investimento invece comprende tutte le attività tipiche dell’investment banking. Supponendo che l’area prevalente sia l’intermediazione creditizia, occorre definire come effettuare quest’attività e qui si inserisce il livello successivo.

Strategia business

Le due strategie competitive classiche sono leadership di costo e differenziazione.

Strategia funzionale

Stabilisce l’utilizzo specifico di risorse a livello operativo; comprende le politiche a livello di prodotto/canale, di marketing, di personale, di ICT. Le due modalità principali sono o il modello OTH o il modello OTD. Le banche italiane sono sempre state abituate ad operare con il modello OTH con un prestito che rimaneva fino alla scadenza nello stato patrimoniale del bilancio. Negli Stati Uniti ad un certo punto viene adottato un modello originate to distribute in cui un prestito veniva ceduto piuttosto che continuare a mantenerlo in bilancia. Per il tramite della securitisation l’asset illiquido si trasforma in uno strumento negoziabile nel mercato secondario. Il processo di cartolarizzazione comincia a diventare estremamente rilevante come si può notare dal grafico che riporta la percentuale di prestiti che vengono cartolarizzati al 2006.

Categorie di prestiti

  • Prestiti conforming: sono prestiti con un livello di credit scoring tale da essere venduti ad una GSE (Government Sponsored Enterprises). Si tratta di prestiti che presentano una certa qualità di credito. Già dagli anni '90 le banche americane cedono prestiti appartenenti alla categoria conforming.
  • Prime Jambo
  • Subprime / Alt-A: il prestito subprime può essere definito come un prestito ad alto rischio tanto che il tasso su questi prestiti è superiore al prime rate. Gli Alt-A sono invece ancora più rischiosi e sono concessi senza che sia presentata alcuna documentazione a supporto della richiesta di credito. Negli USA si determina questo fenomeno per cui un cliente retail poteva recarsi in banca ed ottenere un mutuo senza garanzie. Per quanto riguarda questa tipologia di prestiti la percentuale di prestiti cartolarizzati è dell’80% nel 2006.

Lezione 2 - 19/09/2019

Negli Stati Uniti c’è un modello di banca che in Italia non è presente: le Saving and Loans associations. Si tratta di intermediari che si occupano di raccolta tramite depositi tempo per l’erogazione di mutui ipotecari; si occupano dunque del finanziamento alle famiglie dell’acquisto della casa di proprietà. Analogamente agli Stati Uniti nel Regno Unito abbiamo un intermediario che si occupa delle stesse funzioni: le building societies.

Partendo da questa tipologia di banca, che è il modello più semplice che si possa immaginare. Sul finire degli anni ’70 vi è un forte aumento dei tassi di interesse dovuto ad una politica monetaria restrittiva adottata dalla FED. Questo fattore genera dei forti problemi in capo alle Saving and Loans. Di fronte all’aumento dei tassi si determina una situazione per cui si crea un margine di interesse negativo e conseguenti perdite che provocarono una catena di fallimenti.

A seguito della catena di fallimenti vengono adottate una serie di riforme. In particolare, le riforme prevedevano un’espansione delle aree delle Saving and Loans. Il lato degli attivi non comprendeva più soltanto mutui ma anche prestiti al consumo; sul lato del passivo oltre ai depositi tempo vennero introdotti i depositi moneta. Questo intermediario di fatto divenne molto simile ad una comune banca commerciale.

Nel ’33 era ancora presente il Glass Steagall Act che prevedeva la separazione per legge delle banche commerciali dalle banche di investimento. Un’altra caratteristica che riguarda questi intermediari finanziari riguarda l’obbligo delle banche commerciali di operare entro i confini dello stato federale di appartenenza, senza dunque network bancari che andassero al di fuori del proprio stato. Questa riforma determina però una concentrazione del portafoglio crediti molto evidente che può portare al fallimento dell’istituto. Per fronteggiare questa difficoltà determinata dalla regolamentazione in vigore le Saving and Loans cominciano ad effettuare operazioni di cartolarizzazioni (securitisation).

In questo modo nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’80 il modello OTD per effetto della stringente regolamentazione presente. Sul finire degli anni ’80 il legislatore restrinse di nuovo le aree di attività delle Saving and Loans in modo che queste tornassero al loro assetto originario distinguendosi nuovamente dalle comuni banche commerciali. Da tutto ciò si può notare come gli Stati Uniti, al contrario di quanto si possa pensare, presentino dal punto di vista del settore bancario un alto livello di regolamentazione.

Fasi della cartolarizzazione

  1. La banca emittente prestiti e cede gli stessi ad uno Special Purpose Vehicle (SPV), un’entità legale off-balance sheet, che gestisce i flussi associati ai prestiti [mutui] ed emette asset-backed securities ABS o MBS. Negli USA, le Government Sponsored Enterprises (GSE), quali Fannie Mae e Freddy Mac, si inseriscono nel processo di securitization. Sono dette arranger - offrono liquidità e stabilità nel mercato dei mutui rendendosi disponibili a acquistare e cartolarizzare mutui rispondenti a determinati standard (conforming mortgages) – acquistano mutui geograficamente diversificati da originator – realizzano pooling dei mutui e loro re packaging – emettono e vendono MBS sui mercati. Prima fase securitization: investitori acquistano strumenti finanziari (MBS) i cui rendimenti riflettono i rendimenti dei mutui sottostanti (default in capo a GSE) – in alternativa alla vendita, emettono proprie obbligazioni e usano le risorse ottenute per acquistare MBS da detenere nello SP.
  2. Un altro intermediario, generalmente una banca di investimento, interviene acquistando diverse tranche di MBS e facendo pooling con altri ABS (su carte credito, auto loans, student loans, business loans) emette in tal modo i Collateralized Debt Obligations (CDO) suddivisi in tranche. Diversamente da MBS, i cui asset sottostanti sono gli effettivi flussi di cassa dei mutui, gli asset dei CDO sono le securities emesse su quegli stessi flussi. CDO ri-cartolarizzano strumenti esistenti. Gli emittenti di CDO possono ulteriormente redistribuire il rischio dei loro asset effettuando re-tranching e vendita dei nuovi titoli. L’elevata domanda di CDO senior ha orientato il repackaging a ottenere quanti più possibile CDO senior anche da pacchetti di prestiti di bassa qualità.

In questo processo l’arranger suddivide un pool di prestiti geograficamente diversificati in tranches che si suddividono in:

  • Senior AAA
  • Mezzanine Junior BBB
  • Non-investment Grade Equity Z

Questa suddivisione non implica che i prestiti siano divisi in base al rischio di credito ma semplicemente che le tranches senior hanno privilegio sui flussi di cassa generati dall’intero pool di mutui e le perdite sono invece probabilisticamente assegnate alle tranches inferiori.

Per quanto riguarda invece i veicoli, si tratta prevalentemente di entità off balance sheet. Si tratta di un intermediario che non è soggetto a fallimenti in quanto le eventuali perdite risultano in capo all’originator. L’originator dei mutui costituisce uno Structured Investment Vehicle (SIV), uno SPV off-balance sheet, con la finalità di eludere i requisiti di capitale che limitano la profittabilità della banca poiché limitano l’uso del leverage per amplificare gli effetti del capitale proprio. Vi fu inoltre una modifica del regime contabile nel 2011, che rende meno agevole la costituzione di SPV off-balance sheet. Le attività di un SIV sono tipicamente a lungo termine, le passività sono a breve termine e richiedono un roll over continuo. La condizione legale di “bankruptcy remote” caratterizza ogni SIV che quindi può ottenere finanziamenti a condizioni migliori. Sebbene sia tecnicamente separato dalla banca, in caso di difficoltà finanziarie la banca stessa riassorbe nei suoi bilanci le attività e passività del SIV.

I fattori che si affiancano al modello OTD rendendolo più problematico si suddividono in fattori interni ed esterni rispetto alla banca. Per quanto riguarda i fattori interni si distingue tra:

  • Disallineamenti degli incentivi: questo fenomeno avviene su due diversi livelli. Il primo disallineamento avviene tra gli originator da un lato e gli arranger ed investitori dall’altro in quanto l’originator richiede incentivi per effettuare attività di screening and monitoring. Con il modello Originate to Distribute alla luce del trasferimento dei crediti, l’originator presta minor attenzione all’esecuzione di queste attività. Il secondo livello riguarda invece le agenzie di rating e gli intermediari/investitori.
  • Mantenimento di ABS, MBS e CDO nei bilanci delle banche: questi strumenti teoricamente dovrebbero essere generati col fine di essere venduti sul mercato. A livello di banche di investimento però piuttosto che essere venduti sul mercato, parte di questi strumenti rimangono sui bilanci. Essendo mantenuti in bilancio, si determina un rischio di concentrazione che aumenta la probabilità di default (caso di Lehman e Bear Stearns). I motivi per cui vengono mantenuti in bilancio riguardano prevalentemente i rendimenti associati a questa tipologia di strumenti. Si determina inoltre una cultura di eccessiva assunzione del rischio; questa cultura in parte fu dovuta al fatto che in quegli anni risultava difficile una corretta valutazione dei rischi legati all’utilizzo di questi strumenti. La misurazione del rischio di questi strumenti è particolarmente difficile in quanto vi sono importanti rischi di coda cosiddetti “tail risk”. Stimare il rating attribuibile vorrebbe dire stimare eventi molto rari ma anche dirompenti nel caso si verificassero come il fallimento di Lehman (cigni neri di Taleb). Non vi sono inoltre elementi statistici per la misurazione di questi strumenti di coda; per la loro natura sono richieste strumentazioni di cui ancora non si dispone.
  • Riconfigurazione del passivo dello SP delle banche e raccolta a breve termine: le banche hanno aumentato la raccolta a breve e contemporaneamente hanno contratto l’equity. Questo prescinde dal modello OTD ma spesso questo orientamento si è affiancato a tale modello. La raccolta, spesso garantita, a breve termine è una soluzione meno costosa per la banca ma porta con sé elementi di fragilità che si manifestano poi in periodi di crisi e non sono quindi internalizzati nelle scelte di struttura finanziaria.

Lezione 3 - 26/09/2019

Fattori esterni che hanno amplificato la crisi subprime

  • Principio contabile del Mark to market: l’adozione del mark to market implica la valutazione al fair value di alcune poste di stato patrimoniale ed in particolare delle attività finanziarie ovvero il portafoglio titoli. Non riguarda dunque tutto l’attivo di SP di una banca ma semplicemente una porzione di attivo. Il principio contabile introdotto ad inizio anni 2000 implica che queste poste vengano valutate non più al costo storico ma al valore di mercato (fair value). Questo principio è stato molto dibattuto in fase di adozione in quanto si sono scontrate due filosofie con cui interpretare le poste di bilancio. Questo principio contabile ha determinato un impatto istantaneo sul patrimonio in particolare per gli intermediari che presentano un leverage elevato come appunto le banche. Bisogna dunque cercare di capire quelle che sono le conseguenze a tali variazioni nel patrimonio; questo aspetto viene analizzato da Adrian e Shin ed in particolare si concentrano su come le banche hanno reagito a questa variazione e quali sono le conseguenze macroeconomiche. Se gli intermediari adottassero una strategia passiva e dunque non apportassero nessun aggiustamento di bilancio alla variazione di patrimonio, se il valore dei Total asset aumentasse, il valore del leverage diminuirebbe. Vi è dunque una relazione inversa tra la variazione del valore degli asset e la variazione del valore del leverage. Di fronte a queste variazioni, che tipo di reazione c’è nei bilanci delle banche? I prezzi delle attività finanziarie variano ogni momento nei mercati ma nei bilanci delle banche non vi è una variazione immediata ma avviene con frequenza trimestrale. Come reagiscono le banche a queste variazioni dei prezzi delle attività finanziarie: Nell’asse orizzontale viene riportato il leverage growth mentre nell’asse verticale il valore dei total assets. Ciascun punto rappresenta la combinazione di questi due valori. Nel caso delle famiglie abbiamo una retta inclinata negativamente esplicativa della relazione inversa tra TA e LEV. Effettuando la stessa analisi per le banche distinguendo tra banche commerciali e banche di investimento ritroviamo un comportamento molto diverso da quello delle famiglie. Per le banche commerciali si può notare una concentrazione dei punti che forma una retta verticale intorno allo zero. Le banche commerciali adottano infatti una gestione attiva del leverage. Il delta leverage è uguale a 0 e dunque le banche commerciali adottano una strategia del tipo leverage targeting. Per quanto riguarda invece le banche di investimento vi è una retta con un’inclinazione positiva con una situazione opposta a quella che possiamo trovare per le famiglie. Questo ci dice che le banche di investimento adottano una gestione attiva del leverage di tipo pro-ciclico:
  • Il leverage aumenta durante upturn: le banche aumentano i loro debiti più di quanto non aumenti l’attivo
  • Il leverage diminuisce durante le crisi: le banche diminuiscono i loro debiti più di quanto non diminuisca l’attivo

Leverage targeting

Partendo da una banca commerciale rappresentata in maniera molto semplificata. Supponendo che il prezzo dei titoli in portafoglio aumenta per l’1% e va a 101 al tempo 1, il leverage al tempo 1 andrebbe a diminuire intorno a 9. Nella realtà questo non avviene perché la banca commerciale vuole evitare che il leverage scenda a 9. Se si vuole mantenere il livello intorno a 10 si dovrebbe aumentare l’attivo e contemporaneamente si dovrebbe aumentare il debito di 9. Se si acquisisce nuova raccolta per 9 vuol dire che l’indebitamento passa da 90 a 99 con un aumento del 10%. Con un nuovo debito acquisto nuovi debiti e si innesca un circolo virtuoso che fa crescere il bilancio della banca. Questo meccanismo funziona allo stesso modo ma in maniera inversa quando le cose vanno male.

Perché le banche commerciali adottano il targeting del leverage?

La regolamentazione di Basilea impone comportamenti che inducano al mantenimento del VAR entro certi livelli con un Delta uguale a 0. Per garantire questo comportamento, la necessità è che il valore del leverage rimanga costante nel tempo. Per effetto della regolamentazione sul lato del capitale vi è una necessità che l’equity rimanga proporzionale al VAR e che questa proporzione rimanga invariata nel tempo e per ottenere questo anche il leverage deve rimanere invariato nel tempo. Per effetto di questa gestione attiva la conseguenza è che c’è anche una gestione attiva del leverage.

Forme di indebitamento delle banche commerciali

Come fanno le banche commerciali a sopportare tutto questo indebitamento e che forme usano? La forma classica del deposito non è la risposta a questa esigenza in quanto non è semplice trovare nuovi depositanti che sottostiano alle esigenze di leverage targeting. Ciò che si vede utilizzare negli Stati Uniti è una forma particolare di prestito interbancario; si usavano infatti i cosiddetti ripple ovvero delle forme di raccolta simili ai pronti contro termine.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marialidia96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di gestione bancaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Beccalli Elena.
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