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La didattica della geografia per la scuola di base: gli obiettivi di apprendimento

«A poco a poco i geografi hanno scoperto la natura delle rocce, la flora e la fauna, hanno sviluppato metodi per misurare l’attitudine, inventato linee di livello per rappresentare i rilievi, descritto i paesaggi ed esposta la distribuzione della popolazione mondiale.

Ora che il mondo è stato rappresentato largamente nelle carte e fotografato in abbondanza, ora che la popolazione mondiale è stata più o meno accuratamente contata ed è stato fatto un inventario di massima delle sue risorse, compito del geografo non è più quello di scoprire terre nuove, di dare norme a una vetta, di dare l’elenco delle nazioni e imperi della terra, quanto piuttosto di comprendere come le società umane possano risolvere i molti problemi dello spazio posti dal popolamento della terra ed al suo sviluppo.

La geografia non è più semplicemente un elenco dei fatti e dei trattati dati delle diverse parti della terra. La geografia ora fa grande uso dei fatti per studiare i problemi delle relazioni spaziali sulla terra, problemi evidenziati dalla sovrappopolazione, dal sottosviluppo, dall’estensione dei centri urbani, dalla pianificazione regionale, dalla riforma agraria e dalla politica del territorio». [Robert von Ranke Graves]

Perché si insegna la geografia ai bambini?

Per correggere una concezione puramente nozionistica della disciplina e per lanciare segnali importanti di un insegnamento nuovo, è indispensabile partire dalla scuola primaria e dell’infanzia, essendo proprio i primi anni quelli cruciali nello sviluppo dei processi di apprendimento. Qui, infatti, si acquisiscono le strutture metodologiche della conoscenza e si delineano gli stili di pensiero propri della molteplicità di intelligenze.

Come insegnare geografia ai bambini?

Incentrare l’azione didattica sui processi di apprendimento, non più basati su descrizioni e dati mnemonici, ma alimentati da conoscenze articolate e da abilità specifiche nell’utilizzo della geo-graficità, al fine di far conseguire agli studenti competenze rispondenti all’urgenza di progettare un futuro sostenibile. I bambini devono scoprire che le nozioni costituiscono supporti utili a comprendere meglio il loro ambiente, ovvero tutto ciò che li circonda fatto di elementi naturali ed antropici, frutto dell’azione della natura e della società.

La geografia si misura con il presente; pertanto è costretta ad un rinnovamento continuo e ad un confronto con la dimensione temporale e con la velocità di cambiamento. Lo studio della diversità, che sta alla base della geografia, agevola un tipo di approccio imperniato su punti di vista molteplici, il più idoneo a proporre confronti critici, necessari per guardare alla realtà complessa e problematica.

Gli obiettivi fondamentali dell'insegnamento della geografia

  • Acquisire il “sentimento geografico”, cioè imparare a guardare e ad osservare qualcosa di significativo. Quello dell’osservazione è uno dei compiti principali che hanno anche gli insegnanti: se il “sentimento geografico” non è proprio dell’insegnante, allora non potrà essere trasmesso ai bambini.
  • Acquisire l’osservazione diretta, cioè la capacità di orientare lo sguardo verso gli elementi significativi, di guardare e di vedere.
  • Sapere descrivere la superficie terrestre.
  • Sapere rappresentare la superficie terrestre.
  • Spiegare le differenze fra luoghi e regioni diverse.
  • Comprendere i paesaggi e gli ambienti.
  • Comprendere le reti e le relazioni dello spazio geografico.

Che cosa determina la geografia di un paese o di una regione?

Esso è dato dal modellamento creato dalla natura, cioè le fattezze fisiche, e dal lavoro della sua popolazione, che lavora in tempi più ridotti rispetto a quelli della natura. Tutto ciò ha creato nel mondo paesaggi e regioni differenti. L’individuazione delle regioni si basa sull’individuazione di queste differenze. Dalla geografia delle specificità dei luoghi si può passare alle leggi della geografia. Al di là delle specificità dei luoghi si possono trovare delle similarità tra i vari luoghi geografici.

Un buon insegnante deve saper costruire percorsi didattici appropriati, facendo capire le sequenze del passaggio dal soggettivo all’oggettivo. E’ importante acquisire un metodo di analisi dello spazio vissuto e quindi analizzare le esperienze fatte dagli alunni per poi passare ad una conoscenza oggettiva che è valida per tutti.

Percorsi didattici appropriati

  • Educare al sentimento geografico, cioè sviluppare una curiosità per i luoghi, i territori e i paesaggi.
  • Fare acquisire una mentalità geografica, cioè imparare a pensare lo spazio, dal vicino al lontano.
  • Insegnare a comprendere e a saper usare il linguaggio della geo-graficità.

Conoscenze da sviluppare nella classe prima

  • Gli organizzatori temporali e spaziali (prima, poi, mentre, sopra, sotto, davanti, dietro, vicino, lontano…).
  • Gli elementi costitutivi dello spazio vissuto (funzioni, relazioni e rappresentazioni).

Abilità da sviluppare nella classe prima

  • Riconoscere la propria posizione e quella degli oggetti nello spazio vissuto rispetto a diversi punto di riferimento.
  • Descrivere verbalmente, utilizzando indicatori topologici, gli spostamenti propri e di altri elementi nello spazio vissuto.
  • Analizzare uno spazio attraverso l’attivazione di tutti i sistemi sensoriali, scoprirne gli elementi caratterizzanti e collegarli tra loro con semplici relazioni.
  • Rappresentare graficamente in pianta spazi vissuti e percorsi anche utilizzando una simbologia non convenzionale.

Conoscenze da sviluppare nel primo biennio

  • Il rapporto tra la realtà iconografica e la sua rappresentazione: i primi approcci con il globo e la carta geografica, la posizione relativa ed assoluta, la localizzazione.
  • Gli elementi fisici e antropici, fissi e mobili del paesaggio: gli spazi aperti e gli spazi chiusi.
  • Il proprio territorio comunale, provinciale e regionale con la distribuzione dei più evidenti e significativi elementi fisici e antropici e le loro trasformazioni nel tempo.
  • L’uomo e le sue attività come parte dell’ambiente e della sua funzione-tutela.
  • I comportamenti adeguati alla tutela degli spazi vissuti e dell’ambiente vicino.

Abilità da sviluppare nel primo biennio

  • Formulare proposte di organizzazione di spazi vissuti (l’aula, la propria stanza, il parco…) e di pianificazione di comportamenti da assumere in tali spazi.
  • Leggere semplici rappresentazioni iconiche e cartografiche, utilizzando le leggende e i punti cardinali.
  • Riconoscere e rappresentare graficamente i principali tipi di paesaggio (urbano, rurale, costiero, montano…).
  • Descrivere un paesaggio nei suoi elementi essenziali, usando una terminologia appropriata.
  • Riconoscere gli elementi fisici e antropici di un paesaggio, cogliendo i principali rapporti di connessione e interdipendenza.
  • Riconoscere le più evidenti modificazioni apportate dall’uomo nel proprio territorio.
  • Organizzare un percorso pedonale (nel giardino, nel cortile della scuola…) da percorrere secondo le regole del codice stradale e rappresentarlo graficamente.
  • Simulare comportamenti da assumere in condizione di rischio con diverse forme di pericolosità (sismica, vulcanica, chimica, idrogeologica…).

Conoscenze da sviluppare nel secondo biennio

  • La rappresentazione cartografica: la scala grafica e numerica, la carta tematica e il cartogramma.
  • Le rappresentazioni tabellari e geografiche relative a dati geografici.
  • Lo spazio fisico: la morfologia, l’idrografia e il clima.
  • Lo spazio economico e le risorse.
  • Il concetto di sviluppo sostenibile.
  • Gli elementi fisici e antropici di ciascun paesaggio geografico italiano.
  • L’Italia e la distribuzione dei più significativi elementi fisici e antropici.
  • Il concetto di confine e i criteri principali per l’individuazione di regioni italiane (regioni amministrative, storiche, paesaggistiche, climatiche…).
  • L’Italia e la sua posizione in Europa e nel mondo.

Abilità da sviluppare nel secondo biennio

  • Risolvere problemi, utilizzando e leggendo grafici, carte geografiche a diversa scala, carte tematiche, cartogrammi, fotografie aeree (oblique, zenitali) e immagini da satellite.
  • Orientarsi e muoversi nello spazio, utilizzando piante e carte stradali.
  • Calcolare distanze su carte, utilizzando la scala grafica e/o numerica.
  • Realizzare schizzi di percorsi finalizzati e mappe mentali di territori dell’Italia e della propria regione con la simbologia convenzionale.
  • Progettare itinerari di viaggio, segnalando e collegando le diverse tappe sulla carta.
  • Riconoscere le più evidenti modificazioni apportate nel tempo dall’uomo sul territorio regionale e nazionale, utilizzando fotografie e carte.
  • Effettuare confronti tra realtà spaziali vicine e lontane.
  • Esplicitare il nesso tra l’ambiente e le sue risorse e le condizioni di vita dell’uomo.
  • Analizzare, attraverso casi concreti, le conseguenze positive e negative delle attività umane sull’ambiente.
  • Ricercare e proporre soluzioni di problemi relativi alla protezione, conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.

Mappe mentali

Mentre cresce, il bambino impara a muoversi nello spazio. All’età di 6 anni, il bambino è già in grado di fare delle rappresentazioni spaziali molto interessanti. Una carta a scala grande rappresenta il territorio con più dettagli. Però, nello stesso foglio, ci sono meno luoghi rispetto ad una carta con scala piccola. La scala è determinata da un rapporto. Ad esempio, una carta topografica utilizza una scala 1:25000. Una carta turistica d’Italia è a scala molto piccola.

La forma della Terra

La geodesia è la scienza che studia la forma e le dimensioni della Terra. Sono millenni che l’uomo si pone la domanda di quale forma abbia la Terra e sono molti secoli che l’uomo sa che la Terra è sferica. Erastotene di Cirene ne misura per primo il raggio guardando l’ombra del sole proiettata grazie ad un palo conficcato nel terreno e ottiene il risultato di 6680 km, che era un risultato eccezionalmente buono per l’epoca.

Questo primo risultato è interessante, ma per indagare sulla vera forma della Terra sono necessarie altre misure. Claudio Tolomeo, nell’opera Geografia, riporta la posizione di 8mila località, usando per la prima volta le coordinate geografiche, cioè la latitudine e la longitudine. Nel II-III secolo d.C. si determinava la latitudine di un punto per differenza e per misurarla si usavano dei quadranti. La longitudine è legata all’ora ed è stata ben più difficile da misurare nel corso della storia. La differenza di longitudine fra due luoghi può essere trovata leggendo su ciascun luogo nello stesso istante, l’ora che segna un orologio a tempo locale. Lo stesso istante poteva essere ottenuto da un evento visibile da due luoghi, ad esempio un’eclissi. Successivamente si sono ottenute determinazioni precise quando si è potuto disporre di orologi di precisione trasportabili. Attualmente si utilizza un segnale di tempo trasmesso via radio.

Le prime realizzazioni di una certa affidabilità risalgono al XVI secolo:

  • Il metodo delle distanze lunari di Johannes Werner.
  • Galileo mise a punto un metodo basato sulla posizione reciproca dei satelliti di Giove.

Sono metodi complessi che necessitano di osservazioni molto precise fatte da esperti astronomi e quindi praticamente inutilizzabili. Un notevole progresso si ebbe nella prima metà del Settecento, quando il Parlamento inglese, in seguito ad un disastro navale, promise un premio di 20mila pound a chi metteva a punto un metodo semplice per determinare la longitudine in mare. La sfida fu vinta da John Harrison, un falegname che costruiva orologi per passione, dopo una vita dedicata ai cronometri.

Tolomeo disegnò carte di tutto il mondo allora conosciuto. Le 8mila località di posizione nota costituirono l’ossatura geometrica delle sue carte. Tolomeo mise l’origine delle longitudini nel punto più a ovest: l’Isola del Ferro, la più ad ovest delle Isole Fortunate (oggi dette Canarie).

Per molti secoli le cose cambiarono poco perché la terra continuò ad essere considerata sferica. Le misure della Terra assumono una veste più rigorosa solo alla fine del XVII secolo, quando si afferma il metodo scientifico, dopo Galileo e Newton. Il primo che si accorge che la Terra non è una sfera perfetta è Richer nel 1672, utilizzando un pendolo. Negli anni successivi nasce una disputa sulla forma della Terra fra Cassini da una parte e Newton e Huygens dall’altra. La disputa fu risolta dall’Académie des Sciences di Parigi, che organizzò, intorno al 1740, due apposite spedizioni: una in Perù e una in Lapponia, per misurare la lunghezza di un arco di meridiano a latitudini molto diverse.

Nel 1799 Laplace dimostrò che la forma della Terra non è esattamente un ellissoide, anche se l’ellissoide è il solido geometrico che meglio l’approssima. Un ellissoide, di forma e dimensioni opportune, posto in tangenza con un punto della Terra costituisce una buona approssimazione locale del Geoide terrestre. A partire dall’Ottocento, quindi, pur sapendo che la vera forma della Terra è il geoide, per le questioni geometriche si utilizzano gli ellissoidi, che ne costituiscono localmente una buona approssimazione.

La forma così irregolare del geoide è dovuta a:

  • Uno schiacciamento polare di 20 km.
  • Un’irregolare distribuzione delle masse all’interno della Terra.

Il problema della propagazione degli errori sarebbe risolto se si conoscesse la corretta posizione delle stazioni in un adeguato sistema di coordinate. La rete trigonometrica italiana è stata realizzata tra il 1861 e l’inizio del Novecento ed è suddivisa in ordini. Per determinare questi punti, venivano misurati gli angoli. Uno dei metodi diretti di misura delle distanze è quello di riportare un campione di lunghezza noto lungo un allineamento. Un altro metodo è le basi geodetiche.

Per esprimere la posizione degli oggetti in modo razionale è necessario stabilire un adeguato contesto di regole: un sistema di coordinate è un insieme di regole e misure. Un sistema geodetico di riferimento è costituito da un sistema di coordinate connesso fisicamente a punti sul terreno attraverso delle convenzioni. Quindi un sistema geodetico di riferimento è un insieme di regole, misure e convenzioni, attraverso il quale è possibile definire in maniera razionale la posizione dei punti sulla superficie terrestre. I sistemi geodetici di riferimento possono avere caratteristiche locali e globali, nel senso che possono essere definiti per costruire il riferimento di una piccola porzione della superficie terrestre, tipicamente il territorio di una nazione o possono invece considerare tutta la Terra nel suo complesso.

Nell’ultimo decennio del Novecento la geodesia è oggetto di una grande rivoluzione: il GPS. Il GPS porta grandi vantaggi di precisione, rapidità, economicità, semplicità. Il GPS rende però necessaria l’adozione del Sistema di Riferimento globale: WGS84 (World Geodetic System 1984). L’Italia, come tutta l’Europa, ha adottato una particolare versione del Sistema Globale: l’ETRS89.

Il GPS consente di operare in 2 modi sostanzialmente differenti:

  • Il point positioning: un solo strumento anche molto semplice determina la posizione assoluta del ricevitore in tempo reale con bassa precisione.
  • La traslocazione: una coppia di strumenti che operano in contemporanea determinano in tempo differito ma con alta precisione il vettore nello spazio (baseline) che unisce le antenne che hanno operato in contemporanea (determinazione relativa).

Una nuova rete, realizzata fra il 1992 e il 1996, prende il nome di IGM95. L’IGM95 è composta nell’impianto da 1230 punti che coprivano il territorio nazionale con interdistanza media di 20 km. La rete è completamente indipendente dalla rete classica ed è determinata interamente con una metodologia GPS nel Sistema ETRS89.

Le reti BRTK nascono a livello regionale nei primi anni 2000. Da alcuni anni sono inoltre operanti 2 reti di stazioni permanenti che trasmettono la correzione in tempo reale a livello nazionale: ItalPos e GeoNet.

La Rete Dinamica Nazionale (RDN) viene realizzata nel 2008 ed è composta da 100 stazioni permanenti omogeneamente distribuite sul territorio nazionale con interdistanza media di 100-150 km. Tutte le stazioni sono di proprietà di Enti Pubblici, con i quali sono stati stipulati accordi ed inviano giornalmente i dati al Centro di Calcolo dell’IGM. Una rete centimetrica ha per sua necessità di un monitoraggio continuo. Questo diventa particolarmente importante per le regioni come l’Italia che presentano una geodinamica complessa situata al confine tra due grandi placche. Alla fine si è ottenuta la stima delle velocità assolute (IGb08).

Spiegazioni

Un modo di dividere il mondo è fra paesi emersi e paesi emergenti. Così chiamandoli si evidenziano due grossi cambiamenti che simboleggiano il rimescolio dei rapporti di forza nell’economia mondiale. Un tempo i paesi emersi, cioè i paesi occidentali più il Giappone, guardavano ai paesi emergenti con condiscendenza, ma oggi i paesi emergenti...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cassi Laura.
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