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insegnare a comprendere e a saper usare il linguaggio della geo-graficità.

Le conoscenze da sviluppare nella classe prima sono:

gli organizzatori temporali e spaziali (prima, poi, mentre, sopra, sotto, davanti, dietro, vicino,

• lontano…);

gli elementi costitutivi dello spazio vissuto (funzioni, relazioni e rappresentazioni).

Le abilità da sviluppare nella classe prima sono:

riconoscere la propria posizione e quella degli oggetti nello spazio vissuto rispetto a diversi punto

• di riferimento;

descrivere verbalmente, utilizzando indicatori topologici, gli spostamenti propri e di altri elementi

• nello spazio vissuto;

analizzare uno spazio attraverso l’attivazione di tutti i sistemi sensoriali, scoprirne gli elementi

• caratterizzanti e collegarli tra loro con semplici relazioni;

rappresentare graficamente in pianta spazi vissuti e percorsi anche utilizzando una simbologia

• non convenzionale.

Le conoscenze da sviluppare nel primo biennio sono:

il rapporto tra la realtà iconografica e la sua rappresentazione: i primi approcci con il globo e la

• carta geografica, la posizione relativa ed assoluta, la localizzazione;

gli elementi fisici e antropici, fissi e mobili del paesaggio: gli spazi aperti e gli spazi chiusi;

• il proprio territorio comunale, provinciale e regionale con la distribuzione dei più evidenti e

• significativi elementi fisici e antropici e le loro trasformazioni nel tempo;

l’uomo e le sue attività come parte dell’ambiente e della sua funzione-tutela;

• i comportamenti adeguati alla tutela degli spazi vissuti e dell’ambiente vicino.

Le abilità da sviluppare nel primo biennio sono:

formulare proposte di organizzazione di spazi vissuti (l’aula, la propria stanza, il parco…) e di

• pianificazione di comportamenti da assumere in tali spazi;

leggere semplici rappresentazioni iconiche e cartografiche, utilizzando le leggende e i punti

• cardinali;

riconoscere e rappresentare graficamente i principali tipi di paesaggio (urbano, rurale, costiero,

• montano…);

descrivere un paesaggio nei suoi elementi essenziali, usando una terminologia appropriata;

• riconoscere gli elementi fisici e antropici di un paesaggio, cogliendo i principali rapporti di

• connessione e interdipendenza;

riconoscere le più evidenti modificazioni apportate dall’uomo nel proprio territorio;

• organizzare un percorso pedonale (nel giardino, nel cortile della scuola…) da percorrere

• secondo le regole del codice stradale e rappresentarlo graficamente;

simulare comportamenti da assumere in condizione di rischio con diverse forme di pericolosità

• (sismica, vulcanica, chimica, idrogeologica…).

Le conoscenze da sviluppare nel secondo biennio sono:

la rappresentazione cartografica: la scala grafica e numerica, la carta tematica e il cartogramma;

• le rappresentazioni tabellari e geografiche relative a dati geografici;

• le spaio fisico: la morfologia, l’idrografia e il clima;

• lo spazio economico e le risorse;

• il concetto d sviluppo sostenibile;

• gli elementi fisici e antropici di ciascun paesaggio geografico italiano;

• l’Italia e la distribuzione dei più significativi elementi fisici e antropici;

• il concetto di confine e i criteri principali per l’individuazione di regioni italiane (regioni

• amministrative, storiche, paesaggistiche, climatiche…);

l’Italia e la sua posizione in Europa e nel mondo.

Le abilità da sviluppare nel secondo biennio sono:

risolvere problemi, utilizzando e leggendo grafici, carte geografiche a diversa scala, carte

• tematiche, cartogrammi, fotografie aeree (oblique, zenitali) e immagini da satellite;

orientarsi e muoversi nello spazio, utilizzando piante e carte stradali;

• calcolare distanze su carte, utilizzando la scala grafica e/o numerica;

• realizzare schizzi di percorsi finalizzati e mappe mentali di territori dell’Italia e della propria

• regione con la simbologia convenzionale;

progettare itinerari di viaggio, segnalando e collegando le diverse tappe sulla carta;

• 2

riconoscere le più evidenti modificazioni apportate nel tempo dall’uomo sul territorio regionale e

• nazionale, utilizzando fotografie e carte;

effettuare confronti tra realtà spaziali vicine e lontane;

• esplicitare il nesso tra l’ambiente e le sue risorse e le condizioni di vita dell’uomo;

• analizzare, attraverso casi concreti, le conseguenze positive e negative delle attività umane

• sull’ambiente;

ricercare e proporre soluzioni di problemi relativi alla protezione, conservazione e valorizzazione

• del patrimonio ambientale e culturale. Mappe Mentali

Mentre cresce, il bambino impara a muoversi nello spazio. All’età di 6 anni, il bambino è già in

grado di fare delle rappresentazioni spaziali molto interessanti.

Una carta a scala grande rappresenta il territorio con più dettagli. Però nello stesso foglio, ci sono

meno luoghi rispetto ad una carta con scala piccola. La scala è determinata da un rapporto. Ad

esempio, una carta topografica utilizza una scala 1:25000. Una carta turistica d’Italia è a scala

molto piccola. La forma della Terra

La geodesia è la scienza che studia la forma e le dimensioni della Terra.

Sono millenni che l’uomo si pone la domanda di quale forma abbia la Terra e sono molti secoli che

l’uomo sa che la Terra è sferica. Erastotene di Cirene ne misura per primo il raggio guardando

l’ombra del sole proiettata grazie ad un palo conficcato nel terreno e ottiene il risultato di 6680 km,

che era un risultato eccezionalmente buono per l’epoca.

Questo primo risultato è interessante, ma per indagare sulla vera forma della Terra sono

necessarie altre misure. Claudio Tolomeo, nell’opera Geografia, riporta la posizione di 8mila

località, usando per la prima volta le coordinate geografiche, cioè la latitudine e la longitudine.

Nel II-III secolo d.C. si determinava la latitudine di un punto per differenza e per misurarla si

usavano dei quadranti.

La longitudine è legata all’ora ed è stata biondo più difficile misurare nel corso della storia. La

differenza di longitudine fra due luoghi può essere trovata leggendo su ciascun luogo nello stesso

istante, l’ora che segna un orologio a tempo locale. Lo stesso istante poteva essere ottenuto da un

evento visibile da due luoghi, ad esempio un’eclissi. Successivamente si sono ottenute

determinazioni precise quando si è potuto disporre di orologi di precisione trasportabili.

Attualmente si utilizza un segnale di tempo trasmesso via radio.

Le prime realizzazioni di una certa affidabilità risalgono al XVI secolo:

- il metodo delle distanze lunari di Johannes Werner;

- Galileo mise a punto un metodo basato sulla posizione reciproca dei satelliti di Giove.

Sono metodi complessi che necessitano di osservazioni molto precise fatte da esperti astronomi e

quindi praticamente inutilizzabili. Una volta si ebbe nella prima metà del Settecento, quando il

Parlamento inglese, in seguito ad un disastro navale promise un premio di 20mila sound a chi

metteva a punto un metodo semplice per determinare la longitudine in mare. La sfida fu vinta da

John Harrison, un falegname che costruiva orologi per passione, dopo una vita dedicata ai

cronometri.

Tolomeo disegnò carte di tutto il mondo allora conosciuto. Le 8mila località di posizione nota

costituirono l’ossatura geometrica delle sue carte. Tolomeo mise l’origine delle longitudini nel punto

più a ovest: l’Isola del Ferro, la più ad Ovest delle Isole Fortunate (oggi dette Canarie).

Per molti secoli le cose cambiarono poco perché la terra continuò ad essere considerata sferica.

Le misure della Terra assumono una veste più rigorosa solo alla fine del XVII secolo, quando si

afferma il metodo scientifico, dopo Galileo e Newton. Il primo che si accorge che la Terra non è

una sfera perfetta è Richer nel 1672, utilizzando un pendolo. Negli anni successivi nasce una

disputa sulla forma della Terra fra Cassini da un parte e Newton e Huygens da una parte. La

disputa fu risolta dall’Accadémie des Sciences di Parigi, che organizzò, introno al 1740, due

apposite spedizioni: una in Perù e una in Lapponia, per misurare la lunghezza di un arco di

mediano a latitudini molte diverse.

Nel 1799 Laplace dimostrò che la forma della Terra non è esattamente un ellissoide, anche se

l’ellissoide è il solide geometrico che meglio l’approssima. Un ellissoide, di forma e dimensioni 3

opportune, posto in tangenza con un punto della Terra costituisce una buona approssimazione

locale del Geoide terrestre. A partire dall’Ottocento, quindi, pur sapendo che la vera forma della

Terra è il geoide, per le questioni geometriche si utilizzano gli ellissoidi, che ne costituiscono

localmente una buona approssimazione.

La forma così irregolare del geoide è dovuta a:

- uno schiacciamento polare di 20 km;

- un’irregolare distribuzione delle masse all’interno della Terra.

Il problema della propagazione degli errori sarebbe risolto se si conoscesse la corretta posizione

delle stazioni in un adeguato sistema di coordinate.

La rete trigonometrica italiana è stata realizzata tra il 1861 e l’inizio del Novecento ed è suddivisa

in ordini.

Per determinare questi punti, venivano misurati gli angoli.

Uno dei metodi diretti di misura delle distanze è quello di riportare un campione di lunghezza noto

lungo un allineamento. Un altro metodo è le basi geodetiche.

Per esprimere la posizione degli oggetti in modo razionale è necessario stabilire un adeguato

contesto di regole: un sistema di coordinate è un insieme di regole e misure.

Un sistema Geodetico di Riferimento è costituito da un sistema di coordinate connesso fisicamente

a punti sul terreno attraverso delle convenzioni. Quindi un sistema Geodetico di Riferimento è un

insieme di regole, misure e convenzioni, attraverso il quale è possibile definire in maniera razionale

la posizione dei punti sulla superficie terrestre. I sistemi Geodetici di Riferimento possono avere

caratteristiche locali e globali, nel senso che possono essere definiti per costruire il riferimento di

una piccola porzione della superficie terrestre, tipicamente il territorio di una nazione o possono

invece considerare tutta la Terra nel suo complesso.

Nell’ultimo decennio del Novecento ha luogo la geodesia è oggetto di una grande rivoluzione: il

GPS. Il GPS porta grandi vantaggi di precisione, rapidità, economicità, semplicità…. Il GPS rende

però necessaria l’adozione del Sistema di Riferimento globale: WGS84 (World Geodetic System

1984). L’Italia, come tutta l’Europa, ha adottato una particolare versione del Sistema Globale:

l’ETRS89.

Il GPS consente di operare in 2 modi sostanzialmente differenti:

il point positioning: un solo strumento anche molto semplice determina la posizione assoluta

1. del ricevitore in tempo reale con bassa precisione;

la traslocazione: una coppa di strumenti che operano in contemporanea determinano in tempo

2. differito ma con alta precisione il vettore nello spazio (baseline) che unisce le antenne che

hanno operato in contemporanea (determinazione relativa).

Un nuova rete, realizzata fra il 1992 e il 1996, prende il nome di IGM95. L’IGM95 è composta

nell’impianto da 1230 punti che coprivano il territorio nazionale con interdistanza mediani 20 km.

La rete è completamente indipendente dalla rete classica ed è determinata interamente con una

metodologia GPS nel Sistema ETRS89.

Le reti BRTK nascono a livello regionale nei primi anni 2000. Da alcuni anni sono inoltre operanti 2

reti di stazioni permanenti che trasmettono la correzione in tempo reale a livello nazione: ItalPos e

GeoNet.

La Rete Dinamica Nazionale (RDN) viene realizzata nel 2008 ed è composta da 100 stazioni

permanenti omogeneamente distribuite sul territorio nazionale con interdistanza media di 100-150

km. Tutte le stazioni sono di proprietà di Enti Pubblici, con i quali sono stati stipulati accordi ed

inviano giornalmente i dati al Centro di Calcolo dell’IGM. Una rete centimetrica ha per sua

necessità di un monitoraggio continuo. Questo diventa particolarmente importante per le regioni

come l’Italia che presentano una geodinamica complessa situata al confine tra due grandi placche.

Alla fine si è ottenuta la stima delle velocità assolute (IGb08).

Spiegazioni

Un modo di dividere il mondo è fra paesi emersi e paesi emergenti. Così chiamandoli si

evidenziano due grossi cambiamenti che simboleggiano il rimescolio dei rapporti di forma

nell’economia mondiale. Un tempo i paesi emersi cioè i paesi occidentali più il Giappone

guardavano ai paesi emergenti con condiscendenza, ma oggi i paesi emergenti coprono più del

50% del PIL mondiale. Il secondo importante cambiamento riguarda la Cina. Dai dati 2014 emerge

che la Cina è la prima economia mondiale (la stima si basa sui cambi di potere d’acquisto). Però 4

anche la Cina sta subendo un rallentamento. La sua crescita del 10% annuo è passata al 6-7%,

che comunque è un valore decisamente consistente. E ha cercato di reagire scaldando la sua

moneta, dato questo che sta comportando notevole problemi.

E ancora, l’acronimo ben noto BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), ovvero le punte di diamante dei

paesi emergenti, vede oggi grosse divergenze fra questi quattro grandi (va pure detto che oggi

BRIC è diventato BRICS con l’aggiunta del Sud Africa). Oggi la Cina sta rallentando e il Brasile e la

Russia vedono rallentare il loro PIL del 2015. mentre accelera l’India. Comunque, nel complesso

gli emergenti hanno un tasso di espansione doppio degli emersi.

Un altro importante elemento delle trasformazioni geopolitiche mondiali riguarda i percorsi

demografici, che rivelano carattere di insostenibilità. E’ in atto una vera e propria rivoluzione: la

popolazione mondiale stimata nel 2015 a 7.3 miliardi diventerà, secondo le stime ONU, 9,7 miliardi

nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, quasi quattro miliardi in più di oggi. E’ una sfida enorme per la

popolazione di oggi e quella a venire.

Va comunque detto che l’incremento mondiale dieci anni fa era dell’1.24% e oggi è sceso all’1.18%

e che già 83 paesi con il 64% della popolazione mondiale hanno una fertilità inferiore al tasso di

rimpiazzo che è di 2 figli per donna, e che altri stanno vedendo scendere il numero di nascite, e

che metà della crescita prevista per il 2050 arriverà il soli 9 paesi ma sono tutti questi paesi molto

poveri. USA esclusi.

Ma sono affidabili proiezioni su un arco temporale così ampio? Quella al 2050 sembra esserlo,

quella al 2100 meno. La stima per lo studio dell’evoluzione della popolazione si fa sull’arco di

tempo intercorrente fra una generazione e l’altra cioè fra la generazione dei genitori e quella dei

figli.

Comunque sia è l’Africa il contenente che crescerà di più. Dagli 1,2 miliardi di oggi, andrà

probabilmente ai 2,5 miliardi nel 2050 (4,4 nel 2100). Insomma di qui al 2050 una nuova Africa si

aggiungerà a quella attuale, con conseguenze fortemente problematiche sulle possibilità di

sostentamento, sulla creazione di posti di lavoro e dunque con forti ripercussioni sulla pressione

migratoria , sull’ambiente, sugli equilibri politici sia interni che esterni al continente. E su

quest’ultimo aspetto va considerato l’enorme mole di investimenti dati in africa negli ultimi decenni

della Cina, che si accinge a diventare il punto di riferimento per lo sviluppo economico, sociale e

culturale africano.

Quanto alla pressione migratoria, a destra e a sinistra, l’Africa ha due grandi oceani mentre a nord

ha un mare “piccolo”, il Mediterraneo, periglioso, ma superabile. Quindi i flussi migratori

continueranno a crescere per decenni, se non cambiano le condizioni di base. Ecco che l’Europa

ha un ruolo importante nei confronti all’africa e dovrebbe favorire l’Unione per il Mediterraneo,

firmata da 47 paesi euro-mediterranei ,a mai partita davvero. U forte sviluppo dell’Africa

settentrionale frenerebbe fra l’altro le immigrazione dell’Africa subsahariana.

E’ evidente che in un mondo con sempre meno frontiere e sempre più interconnesso come quello

attuale non si potranno frenare le aspirazioni a migliorare la propria vita da parte di persone che

sono e saranno coscienti che sulle rive del nord del Mediterraneo si sta meglio, ma l’Europa fra 20

anni seppure invecchiare sarà in grado di assorbire senza rischi di rigetto una forza d’urto come

quella che si creerebbe da parte di popoli che avesser come unica calcola di sfogo l’emigrazione?

Occorre e l’occidente vede capirlo, che il ricco capitale umano dei paesi subsahariani venga

valorizzato sul posto, con azioni di formazione, perché diventi fattore di sviluppo in loco.

Per quanto riguarda i paesi Europei, Germania e Italia, sono previsti in declino nonostante

l’immigrazione e la loro popolazione invecchia. Nel 2050 l’Italia dovrebbe avere la più alta

proporzione del mondo in quanto a ultraottantenni. Ciò mette in difficoltà il nostro sistema

socioeconomica e del welfare.

Per fermare le ondate di rifugiati occorre (dicono esperti in geopolitica) fermare le guerre che

assediano l’Europa e il Mediterraneo. L’esplosione delle migrazioni forzate ha causa primaria nella

disgregazione degli stati post coloniali tra Levante e Medio Oriente e Africa dove da anni si

combattono conflitti e guerre per procura che coinvolgono le potenze regionali e quelle esterne.

La migrazione è conseguenza di conflitti che circondano l’Unione Europea dalla Siria, all’Iraq, alla

Libia al fallimento di stati come la Somalia e l’Eritrea. Le rivolte arabe del 2011 hanno visto

massacri e colpi di stato e gli hanno sei permeabili alla penetrazione degli jihadisti con frontiere

disgregate. E’ tutto un mondo “ex” quello intorno all’Europa con azioni che non ci sono più come

entità unitarie e popoli che aspirano a nuovi stati (curdi). 5

Il periodo di stasi fra i conflitti delle grandi potenze si è allungato: 62 anni. Le guerre fra stati: 0

dopo Iraq nel 2003, quasi nessuna dopo il 1989. Imbizzarrita invece la linea di conflitti interni, 11 le

guerre civili nel 2014, cresciute tre volte in 7 anni. 9 riversano profughi su Roma. 8 su 11 legati a

gruppi jihadisti, 2 (Ucraina) legate a mire di Putin, 1 in sud Sudan affonda radici in laiche lotte di

potere che soffiano sulla cenere di non supite divisioni tribali. In sud Sudan si tratta di riesplosione.

In Somalia è scontro di lunga data fra clan: è lo stato fallito per antonomasia. Nello Jemen lo stato

è in via di fallimento anche per interventi di vicini. Sarebbe troppo semplice ridurre al denominatore

religioso i conflitti in Libia, Siria Iraq: molta responsabilità ce l’hanno le caste militar-affaristiche che

gestiscono il potere. Assad prima ha tormentato il gjihadismo poi si è erto a baluardo contro.

Tre percorsi battuti nel Medio occidente centrale e orientale, cioè da Africa occidentale del Centro

Africa e dal Corno.

Nel settembre 2015 c’è una situazione drammatica in Europa: la Germania ha aperto frontiere,

dichiarando poter ospitare 500mila profughi (siriani) all’anno per diversi anni, ma altri paesi europei

hanno alzato muri e reticoli di filo spinato, come Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e pure

Danimarca nel settentrionale ha bloccato treni dalla Germania. Però anche la Germania ha fatto

veloce retromarcia sospendendo il trattato di Schengen e ripristinando controlli alle frontiere con

l’Austria e questo perché quando, ha visto una situazione di Monaco letteralmente invasa dai

richiedenti d’asilo, ha capito il rischio di diventare un paese in cui l’afflusso dei migranti avviene in

modo caotico, confuso, disordinato e spesso illegale. Il punto è che ci sono due punti di vista:

c’è chi ritiene giusto accogliere senza se e senza ma l’imperativo etico e non si distingue fra chi

1. scappa da una guerra e chi cerca un vita migliore;

c’è chi ritiene che l’accoglienza è una politica come un’altra con le relative regole.

2.

Ma non sono solo le guerre a spingere i migranti. Lo sono anche povertà e spinta demografica. I

popoli scappano dai paesi con PIL 20 volte più bassi di quelli dell’Unione Europea. Nei paesi in

crisi nascono molti più bambini che in Europa. Da anni c’è forte pressione demografica dalla riva

sud e orientale del Mediterraneo su quella settentrionale.

A partire dal 1970 (popolazione mondiale 3,5 miliardi), il consumo di energia ha divorato sempre

più in fretta le risorse e, dalla metà di agosto 2015, si è cominciato a consumare le riserve del

2016. In pratica siamo in rosso e di anno in anno il rosso viene sempre più anticipato. Il rischio di

mandare in blackout l’intero ambiente terrestre si è fatto oggettivo. Non si può continuare a

bruciare materiali fossili accelerando il riscaldamento globale, a prelevare massicciamente

biomassa e a restituire rifiuti non biodegradabili.

Va rilevato che i deserti avanzano e non solo in Africa ma in California, terra per eccellenza

abituata ad essere terra di nuove frontiere economiche. Colpita dalla siccità e incendi improvvisi

che in poche ore divorano decine di migliaia di alberi, l’ambiente è devastato. L’aumento dell’effetto

serra assedia una sviluppatissima e splendida agricoltura californiana, meta di tantissimi migranti

interni su coltivazioni grandi consumatrici d’acqua. Gran parte dell’ovest USA soffre di

disidratazione. La guerra dell’acqua sarà una delle nuove forme di conflitto.

Ed è proprio il surriscaldamento globale che provoca migrazioni e guerre. La penuria di cibo e la

siccità dovute a cambiamenti climatici possono indurre a migrazioni di enorme portata e forti

tensioni geopolitiche. La riduzione delle emissioni di CO2 devono farla tutti i paesi. Che ci siano dei

cambiamenti climatici è innegabile: l’aumento della temperatura terrestre, l’innalzamento del livello

dei mari, la desertificazione, l’aumento e l’intensità di situazioni meteorologiche estreme. Tutto

questo, aggiunto a problemi alle culture, le carestie e la malnutrizione ci dovrebbe portare ad un

ragionamento né pessimista né ottimista ma razionale.

L’Italia è messa proprio male: importiamo troppa energia e troppe materie prime, eppure si

continua ad ignorare il problema, preoccupandosi solo della crescita economica e non della

sostenibilità del bilancio ecologico. Il nostro ovbershoot calcolato in base alle risorse di territorio e

dei mari è venuto già nell’aprile 2015 e comunque il problema è mondiale. Sovraffollamento,

eccessivo consumo d’acqua e repentini cambiamenti climatici dovute all’attività umana stanno

rendendo sterili molti parti della terra. L’agricoltura intensiva, soprattutto a monocultura, rende i

terreni meno fertili con forte diminuzione dei raccolti e la pesca eccessiva, per esempio quella dei

tonni rossi, ha fatto diminuire del 90% i pesci di grandi e medie dimensioni in tutti gli oceani.

Insomma, si brucia più di quanto si produce. Una volta si consumava ciò che si produceva e

magari si facevano riserve, ora invece quello che si produce a gennaio si esaurisce in pochi mesi e

si intaccano le riserve. 6

Un cenno all’Italia. L’alluvione in Calabria del luglio 2015 sintetizza il problema e le sue cause:

centri abitati costruiti al piede di rilievi franosi e instabili che diventarono cittadini affollati da edifici e

nevate da strade molte delle quali inutili che diventano ostacoli e strozzature alla naturale discesa

al mare dei corsi d’acqua alzando micidiali lame d’acqua e fango. Corsi d’acqua che

improvvisamente diventano strade, tombini, strettoie, canali artificiali e tutt’altro tranne che

rimanere fiumi (come nell’esempio dell’alluvione di Genova) come dovrebbero e che tornano a

comportarsi come tali quando le piogge si concentrano e giungono a terra come bombe e alla fine

della corsa questi fiumi incontrano un vasto ingombro di case, villette e alberghi edificati.

E’ vero che le piogge sono cambiate, ma quello che è davvero cambiato è il territorio italiano,

2

divorato a ritmo di 8 m al secondo. Un misto d’ignoranza, fatalismo, speculazione, malaffare che

fanno allibire e non si può invocare allo stato di calamità nazionale e allo stato di emergenza

quando si è fatto di tutto per aggravarlo. L’ignoranza del dissesto idrogeologico è insopportabile in

un paese come il nostro: su circa 700mila frane censite in Europa, ben 500mila interessano il

nostro paese (il 100% dei comuni calabresi è a rischio idrogeologico). Questa situazione è nota da

secoli ed è aggravata dai cambiamenti climatici e dalla cementificazione che rende impermeabile il

terreno. Il consumo di suolo è più che evidente e necessario che venga ridotto a zero soprattutto

nelle regioni a rischio e occorre diffondere quella cultura del territorio utile per capire che dai posti

pericolosi bisogna andarsene e che meno si interviene male sui fimi più si salvaguardia la

popolazione è bene. Spiegazioni

Il nostro percorso comprende:

- l’illustrazione dei principi generali della disciplina geografica;

- l’introduzione alla didattica della geografia a partire dalle Indicazioni nazioni per la scuola

dell’infanzia e per la scuola primaria;

- i principi basilari della didattica, come l’adeguamento progressivo del linguaggio e di contenuti;

- l’applicazione dei principi generali e delle Indicazioni nazionali a vari temi, a partire dalle

rappresentazioni della Terra, ai numeri della geografia, all’educazione, all’osservazione e

all’orientamento, agli ambienti e ai paesaggi, alla città, allo sviluppo sostenibile…;

- la presentazione di percorsi didattici.

La definizione di geografia non è semplice perché ha subito un’evoluzione profonda, complessa e

sfaccettata e si applica a temi ed elementi diversi seppure legati fra loro. E’ più facile dire cosa non

è: non è un repertorio di nomi, di prodotti e non è un mezzo per localizzare prodotti e valutare

distanze.

Geografia significa descrizione della terra, ma non significa fare l’elenco di oggetti e luoghi come

fiumi, città, montagne….

Si possono dare più definizioni, ma dobbiamo tenere conto di una considerazione basilare e di

fondo: la geografia si occupa delle interazioni, dei rapporti e delle relazioni fra due ordini di fatti che

sono tra loro connessi in modo inscindibile. Da una parte abbiamo un ambiente fisico con le due

caratteristiche e le sue risorse, dall’altro abbiamo le società umane con un bagaglio tecnologico e

culturale altrettanto vario e diversificato. La geografia è la scienza dei luoghi e delle relazioni. Il

territorio è il prodotto delle relazioni fra l’ambiente fisico e le società umane. Quindi in geografia c’è

un impegnarsi sulle relazioni fra soggetti che organizzano le società umane e gli oggetti

organizzati, cioè gli ambienti terrestri.

Ciò che interessa alla geografia è il posto che occupano gli oggetti geografici sulla superficie

terrestre. E’ interessante anche capire le relazioni che uniscono gli oggetti geografici tra loro e con

le caratteristiche dei singoli luoghi.

La geografia è la scienza che studia le caratteristiche dei luoghi, che sono importanti perché

contribuiscono al funzionamento politico, sociale ed economico del mondo. L’industria del turismo

è l’attività economica che risente di meno dei periodi di ristagno e di crisi economica e fonda la

propria attività sulle caratteristiche dei luoghi. Sono quelle che attirano i frequentatori perché le

persone amano vedere le differenze tra i vari luoghi. I luoghi attirano il turismo per la loro

specificità e sono un riferimento singolare per la loro identità. Il senso di appartenenza ai luoghi è

proprio di ogni persona nei confronti di un quartiere o di una città. Inoltre si sviluppano sensi di

appartenenza collettivi legati a certe aree geografiche. Il sentimento di identità, nella nostra società

è cambiato: i giovani di oggi sono meno radicati agli ambienti rispetto ai giovani di un tempo. 7

Oggi spazio è un termine che si usa molto e per esso si intende un tratto di superficie terrestre di

dimensioni non definite. Ci sono più tipi di spazio: fondamentalmente si distingue uno spazio

assoluto, cioè un’entità geometrica concreta di cui possiamo misurare le dimensioni, le distanze, i

contenuti e lo possiamo fare con i sistemi metrici correnti come metri e chilometri. Il concetto di

spazio assoluto è oggettivo ed è stato l’unico concetto di spazio fino alla metà nel Novecento. Lo

spazio vissuto è invece soggettivo. Con lo spazio assoluto possiamo misurare le distanze, ma lo

spazio vissuto è legato all’esperienza di ciascuno di noi. I luoghi possono essere amati, frequentati

o sconosciuti.

Le relazioni di cui si interessa la geografia dono sia di tipo verticale che orizzontale.

Le relazioni verticali connettono singoli oggetti o fenomeni, come la vegetazione naturale, le città e

le attività economiche alle caratteristiche proprie dei luoghi in cui sono situati. Verticali sono le

situazioni uomo ambiente, per esempio l’uomo che sfrutta le risorse naturali, la coltivazione di

determinate piante su un determinato suolo con un determinato clima: le relazioni verticali sono

dunque quelle fra le caratteristiche dei luoghi e i soggetti economici che in quei luoghi vivono e

operano. Per esempio, le caratteristiche della città sono in relazione a quelle del sito in cui essa

sorge: lungo un fiume, sul fondo di una valle, sul mare…. Le produzioni agricole sono condizionate

dal clima e dalle caratteristiche dei suoli. La presenza di monumenti può spiegare lo sviluppo

turistico di una località.

Le relazioni orizzontali sono quelle che collegano tra loro oggetti e fenomeni situati in luoghi

diversi, sono quindi le relazioni che i soggetti stabiliscono tra loro, sono relazioni fra fatti

esclusivamente umani, come ad esempio le relazioni legate a flussi e scambi di metri, di

informazioni, di uomini stessi, le relazioni fra imprese, fra stati….

Nei vari luoghi le relazioni orizzontali e verticali si combinano sempre: nell’Italia meridionale e nella

Spagna del Sud vengono prodotti agrumi per via del loro clima e del carattere del suolo (relazioni

verticali) ma anche perché questi prodotti possono raggiungere facilmente i mercati europei

(relazioni orizzontali).

In passato le relazioni verticali erano più importanti di oggi perché in passato c’era minore

circolazione di mezzi, persone, denaro e informazioni. Oggi le caratteristiche ambientali locali

spiegano solo una parte della geografia e spesso non la più importante. Il clima, le risorse

minerarie, la fertilità dei suoli, la marittimità… assumono valore diverso a seconda doler elezioni

orizzontali che legano tra loro i luoghi che variano nel tempo con l’evoluzione delle tecniche,

dell’economia, delle condizioni sociali, politiche e culturali.

La disponibilità delle risorse naturali come il petrolio, ad esempio, è solo una condizione potenziale

di ricchezza: alcuni paesi ce l’hanno, sono ricchi e industrializzati, come gli USA. Altri che pure lo

possiedono, come la Repubblica Democratica del Congo o il Cile, sono poveri e con un’economia

arretrata. E così ci sono paesi poveri di risorse naturali ma economicamente avanzatissimi, come

la Svizzera o il Giappone. E non basta un’insenatura adatta perché un porto si sviluppi (relazione

verticale), ma questa dev’essere vicina a regioni d’arrivo e/o di partenza di traffici importanti

(relazione orizzontale). Comunque sia le relazioni verticali mantengono importanza: ad esempio,

se un porto ha un ampio retroterra pianeggiante si sviluppa meglio di quello che non ce l’ha.

La geografia è dunque la scienza di relazioni per eccellenza e studia le molteplici relazioni tra il

mondo fisico e il mondo culturali costruito dall’umanità. Tutte queste relazioni individuano uno

spazio: lo spazio geografico.

La geografia si applica ad argomenti numerosi e diversi fra loro, ma l’elemento unificante consiste

nel fatto che non si applica al singolo fenomeno, ma alle relazioni che intercorrono tra i vari

fenomeni e alle relative conseguenze. Non interessano le caratteristiche fisiche di un luogo in

quanto tali, ma sono interessanti in relazione alla vita della popolazione che ci abita e alle sua

attività. Non è interessante il pure e semplice andamento del movimento naturale di una

popolazione se non esaminato in relazione a territori in cui la popolazione abita. E’ l’insieme di

fenomeni che riguardano un certo tratto di superficie con tutte le sue specificità locali.

La definizione letterale significa descrizione della terra, ma non è sufficiente: dev’essere aggiunto

che è una descrizione razionale e ragionata, cioè non limitata al piano della descrizione

superficiale ma volta a interpretare e comprendere ciò che si descrive. La geografia si applica alle

interazioni fra uomo e ambiente fisico. Applicandosi a tali interrelazioni, la geografia propone un

approccio globale allo studio dell’ambiente umano, nel senso che studia non un fenomeno a sé,

ma il combinarsi di fenomeni e studia una territorio nel complesso dei suoi elementi. 8

L’ambiente umano è l’ambiente che l’uomo abita, utilizza e trasforma svolgendo le fondamentali

funzioni dell’abitare (cioè la distribuzione della popolazione e gli insediamenti) e utilizzare (cioè le

funzioni economiche, agricole, industriali e terziarie). Abitando e utilizzando, l’uomo organizza il

proprio ambiente: la geografia è infatti la disciplina che studia l’organizzazione che le società

umane hanno impresso alla superficie terrestre, ovvero i vari tipi di organizzazione sociale ed

economica presenti sulla superficie terreste, frutto dei diversi rapporti che si sono stabiliti fra

società umane e rispettivi ambienti.

Le sistemazioni date di volta in volta, nel tempo e nello spazio, cioè i vari tipi di organizzazione

sono espressione di processi multilaterali, di innovazioni tecniche e di filosofie dell’esistenza. Tali

sistemazioni sono nate da scelte e da pressioni, cioè da rapporti di forza in cui si intrecciano da

sempre fattori naturali e forze storiche.

La geografia, dunque, studia le interrelazioni fra l’uomo e l’ambiente e i risultati di tale

interrelazione, ovvero l’organizzazione degli spazi terrestri. La geografia è lo studio delle

interazioni tra l’uomo e l’ambiente e dell’organizzazione dello spazio.

La geografia non è marcatamente settoriale come altre discipline, ma mira a fornire una chiave per

spiegare la realtà che ci circonda, una realtà complessa perché è frutto dell’intreccio fra fatti fisici e

fatti umani: l’ambiente fisico è vario e vari sono i gruppi umani, ciascuno con le sue tecnologie e

modi di vedere la realtà. Un medesimo territorio può essere sfruttato in modi diversi.

Esistono due tipi di trattazione geografica.

La geografia regionale studia i continenti, i paesi e le aree geografiche, privilegiando le

caratteristiche che li differenziano gli uni dagli altri.

La geografia generale descrive e interpreta, a scala planetaria la distribuzione spaziale e le

caratteristiche generali dei diversi fenomeni, come il clima, il rilievo, l’agricoltura, la popolazione, le

forme economiche….

La geografia generale si divide in fisica e umana e quest’ultima in geografia della popolazione,

economica e politica. Insomma, la geografia generale insiste su ciò che le varie parti della

superficie terrestre hanno in comune, mentre la regionale mette in rilievo le diversità fra le varie

parti.

Concetto importante è quello di regione geografica, cioè una porzione di superficie terrestre

costituita da luoghi contigui. Tali luoghi hanno tutti qualche caratteristica comune fra loro e si

differenziano invece, in base a questi stessi caratteri, rispetto ai luoghi circostanti, che perciò non

fanno parte di quella regione. E’ questo un concetto diverso da quello del significato comune di

regione.

La regione geografica può essere anche molto piccola, come una radura in un bosco occupata da

terreni coltivati, o molto grande, come la regione nord atlantica (Europa nord occidentale e America

nord occidentale), con molti caratteri politico culturali comuni e relazioni di scambio assai fitte, che

la differenziano da altre regioni come l’Europa orientale o la regione mediterranea.

Tempo astronomico e tempo umano

Sant’Agostino si domandava: «Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piena e breve?». Il

tempo è conosciuto per ciò che passa. L’uomo da sempre si è chiesto cos’è il tempo e come fare a

misurarlo.

Il tempo astronomico è dato dall’osservazione degli astri e dal loro movimento apparente nel cielo

ed è osservabile ed indipendente dagli aspetti umani.

La concezione del tempo umano è strutturato nelle varie società umane e varia nel corso dei

secoli. Quando ci chiedono “quanti anni hai?”, da un punto di vista astronomico rispondiamo con il

numero di anni di calendario che sono trascorsi (7, 50, 79…). Ma in relazione al tempo umano

potremmo rispondere: “sufficienti per andare a scuola”, “abbastanza per votare” oppure

“abbastanza per sposarmi”.

Il sorgere e il tramontare del Sole e della Luna con le sue fasi, questi due diversi fenomeni

astronomici mostrano all’uomo caratteristiche comuni e differenze sostanziali. Sia i movimenti del

Sole che della Luna si ripetevano periodicamente (tempo ciclico). I movimenti del Sole inoltre

davano luogo all’alternarsi del giorno e della notte (ciclo diurno). I movimenti della Luna invece

avevano periodi più lunghi e complessi (ciclo mensile).

Per esprimere una data ora del giorno, si può indicare semplicemente un punto nel cielo in cui si

troverebbe il sole in quel dato momento. Nel mondo contadino era in uso fino al secolo scorso, 9

questa tecnica è tutt’ora praticata da alcuni popoli africani. Se ci servisse solo l’approssimazione di

un’ora, l’intero mondo potrebbe fare a meno degli orologi.

Il primo mezzo non naturale di misurazione del tempo è stato un bastone infisso verticalmente a

terra: nasce l’orologio solare o meridiana. Le esigenze religiose, più che l’aspirazione alla scienza,

svolsero un ruolo fondamentale nella ricerca della misura del tempo. La concezione cristiana

richiedeva una vita disciplinata, durante il Medioevo era previsto che la preghiera, specialmente

nei monasteri, doveva essere effettuata alla giusta ora del giorno. Nel Medioevo il metodo di

misura era ad ore ineguali. Nell’Europa prerinascimentale si chiedevano: a persone che lavorano

con turni di lunghezza diversi bisogna dare lo stesso salario? E’ possibile adottare un sistema

orario uniforme? Ecco che nell’Ottocento nascono i primi orologi meccanici.

Il giorno, la settimana, il mese e l’anno come hanno avuto origine?

Il giorno è diviso in due parti (notte e dì) e nelle due frazioni (ore), che sono misurabili con le ombre

solari. La rotazione terrestre da ovest verso est fa apparire il sole che si sposta da est verso ovest.

Il mese deriva dall’osservazione della Luna. La Luna è presente nel cielo quasi tutte le notti e a

volte è visibile anche di giorno, ma con forme e posizioni diverse nei vari giorni e nelle varie notti.

La Luna ha una ciclicità regolare ogni 29,5 giorni (mese lunare). Inoltre la Luna appariva in cielo in

quattro stati caratteristici che si ripetevano con regolarità:

- completamente assente (Luna Nuova);

- visibile solo a metà con la gobba verso il Sole al tramonto (Primo Quarto);

- interamente luminosa (Luna Piena);

- visibile a metà con la gobba verso il Sole sorgente (Ultimo Quarto);

Ognuno di questi periodi dura circa 7 giorni, cioè una settimana. La settimana potrebbe essere

nata quindi dalla divisione del ciclo lunare in 4 parti (la 4 diverse forme della luna) oppure potrebbe

derivare dai 7 pianeti allora conosciuti. Il giorno riceveva il nome del pianeta che governava la sua

prima ora. Gli astrologi sumeri (700 a.C.), cui non sfuggiva certo l’importanza politica del controllo

del tempio, attribuirono significati divini ai 7 giorni della settimana e li associarono agli astri visibili

ad occhio nudo nel cielo di quei tempi: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno.

La posizione dell’inclinazione dell’asse terrestre da origine ad una diversa incidenza dei raggi

solari sulla Terra e al ciclo delle stagioni.

Per convertire l’ora solare in ora civile sono necessari due correttivi: uno varia giorno per giorno e

l’altro è fisso. L’equazione del Tempo è data dalla differenza tra Tempo Solare Medio (TSM) e

Tempo Solare Verso (TSV), in formula (E)=TSM-TSV. Il mezzogiorno medio coincide con il

mezzodì verso soltanto per quattro volte l’anno: il 16 aprile, il 14 giugno, il 1º settembre e il 25

dicembre.

Fino all’inizio dell’Ottocento il tempo indicato dagli orologi era quello degli orologi solari. nel 1866

l’Italia, con il Governo di Bettino Ricasoli, adottò come ora civile quella del meridiano di Roma, per

la Sardegna e la Sicilia, l’ora dei meridiani di Cagliari e Palermo. Nel 1893 l’Italia, con il Governo

Giolitti, adottò il Tempo Medio dell’Europa Centrale. Tutto il territorio compreso in un fuso ha

convenzionalmente la stessa ora e precisamente l’ora del suo meridiano centrale. Il fuso orario per

l’Italia è il Fuso Europa Centrale e il meridiano centrale di longitudine 15º Est ossa per l’Etna.

Mentre il Sole passa sul meridiano centrale al mezzodì di un giorno qualsiasi, sul meridiano locale

di Firenze transiterà dopo 15 minuti.

In Italia, l’orale legale fu usata per la prima volta dal 4 giugno al 30 settembre 1916 e poi fino al

1920. Poi reintrodotta dal 1940 al 1946 ed infine ripristinata dal 1966 (22 maggio-24 settembre)

fino ad oggi con un periodo di applicazione diverso.

L’odierno calendario indica l’apparente moto giornaliero ed annuale del sole e quello della luna e

nel contempo con esso si registra gli anni ed i giorni delle nascite, morti, guerre, vittorie, trattati,

leggi, siccità, inondazioni, terremoti, apparizioni comete, di eclissi e di qualsiasi altro evento

celeste e terrestre, ovvero da origine alla cronologia, la quale consiste appunto nel rapportare i

moti del Sole e della Luna con gli eventi della storia.

L’incertezza del calendario romano prima della riforma di Cesare ha fatto dire a Voltaire: «I

condottieri romani vincevano sempre, ma non svelano mai in quale giorno avessero vinto». Giulio

Cesare nel 46 a.C. riformò il calendario aggiungendo 90 giorni, l’anno durò 445 giorni e fu

chiamato l’anno della confusione. Riformò quindi l’anno di 365 giorni, 3 anni comuni e uno

bisestile. 10

L’anno tropico è l’intervallo di tempo, espresso in giorni-ore-minuti, che intercorre tra un equinozio

di primavera e il successivo. Gli egiziani osservano l’apparizione di Sirio, la stella più luminosa

della sfera celeste, compresero che l’anno era lungo 365 giorni e 6 ore: arrivarono a questa

conclusione quasi due millenni prima della riforma adottata da Giulio Cesare nel 45 a.C.. Giulio

g h g h m s

Cesare incaricò l’alessandrino Sosigene che determinò l’anno di 365 6 invece 365 5 48 46 ,

m s

11 14 più lungo del vero. Questa differenza, pur sembrano piccola, comporta uno scarto di 1

giorno ogni 128 anni!

Da sempre per l’uomo la misura del tempo è legata strettamente ad eventi astronomici, in

particolare al moto apparente del Sole ed alle fasi della Luna. Da sempre l’uomo ha cercato metodi

di misura del moto del Sole correlato con le Stagioni.

Le grandi meridiane e gli strumenti astronomici di Firenze. Firenze ha una storia unica al mondo

per quanto riguarda la presenza di meridiane monumentali. A Firenze troviamo:

lo zodiaco solstiziale del Battistero di San Giovanni (XI-XII secolo);

1. lo zodiaco solstiziale di San Miniato al Monte (1207);

2. la meridiana di Santa Maria del Fiore (1475);

3. le meridiane egli strumenti astronomici della Basilica di Santa Maria Novella (1572-1575);

4. la meridiana della Tribuna degli Uffizi (1590)

5. la meridiana di Palazzo Pitti (1696);

6. la meridiana dell’osservatorio Ximeniano (1755);

7. la meridiana della Specola (1784).

8.

Le grandi meridiane e gli strumenti astronomici di Firenze perché furono costruite?

Per motivi simbolici solare-religiosi.

1. Per calcolare l’esatta data della Pasqua.

2. Per conoscere l’esatta lunghezza dell’anno.

3. Per misurare i moti parametri astronomici, ovvero:

4. - l’inclinazione dell’asse terrestre;

- il giorno dell’equinozio di primavera;

- il giorno del solstizio d’inverno e d’estate;

- l’orbita apparente del Sole.

Per verificare l’esattezza della riforma gregoriana.

5. Per individuare il mezzodì e ripassare gli orologi meccanici.

6.

Durante il concilio di Nicea del 325 a.C. venne stabilito che la ricorrenza della Pasqua doveva

essere calcolata in base ad elementi astronomici come l’avvento dell’equinozio e la fase della

Luna: la Pasqua doveva essere celebrata la domenica seguente al primo plenilunio successivo

l’equinozio di primavera. Il problema principale per i cristiani era calcolare la Pasqua in modo

corretto. Il problema dell’inizio della primavera:

- 25 marzo nel mondo latino;

- 21 marzo nel mondo greco (scuola alessandrina).

Per un secolo la chiesa di Roma e Alessandria calcolarono due momenti della pasqua in relazione

al 21 o 25 marzo. Nel 387 Sant’Agostino si lamentava che:

- gli alessandrini avevano celebrato la Pasqua il 25 aprile;

- i romani avevano celebrato la Pasqua il 18 aprile;

- le chiese della Gallia avevano celebrato la Pasqua il 21 marzo.

Nel 1000 l’errore del calendario aveva già una differenza di circa 5 giorni e l’equinozio cadeva il 16

marzo, mentre le fasi reali della Luna anticipavano di circa 2 giorni. L’errore più clamoroso avvenne

nel 1276 quando la data della Resurrezione fu sbagliata di un mese intero. Accadde così che «gli

uomini avevano digiunato quando dovevano gioire e mangiato carne quando dovevano digiunare».

Tutto ciò scatenò l’ironia degli ebrei che accusarono i cristiani di non conoscere le più semplici

regole del cosmo creato da Dio.

Nel 1572 Danti posizionò un quadrante astronomico e nel 1574 si fissò un’armilla equinoziale sulla

facciata della basilica di Santa Maria Novella.

Il quadrante astronomico, oltre che misurare l’altezza del Sole, sono incisi quattro orologi solari sul

lato est ed altrettanti sul lato ovest:

- Luogo dell’Oriolo d’Italia, che comincia al tramontar del Sole;

- Luogo dell’Oriolo Boemico, che comincia al levar del Sole;

- Luogo dell’Oriolo Astronomico, che comincia al mezzodì; 11

- Luogo dell’Oriolo degli Oltramontani, che comincia alla mezzanotte.

Nel 1574-1575 realizzò due fori gnomonici sulla facciata della basilica di Santa Maria Novella, uno

nella pietra e uno nel rosone. La meridiana dentro la Chiesa è simile al procedimento di una

camera oscura che proietta un’immagine rovesciata e ribaltata all’interno di una scatola. All’interno

della Chiesa viene riprodotta l’immagine del Sole rovesciata e ribaltata, come in una camera

oscura.

Con la bolla inter gravissimas, firmata da Gregorio XIII, il 24 febbraio, fu stabilito che:

- il giovedì 4 ottobre 1852 seguisse il venerdì 15 ottobre;

- solamente gli anni divisibili per 4 fossero bisestili (in 400 anni ce n’erano 97 bisestili), ovvero

sarebbero stati bisestili il 1600, il 2000 e il 2400, mentre non il 1700, il 1800, il 1900, il 2100, il

2200…);

- l’anno inizia inderogabilmente il 1º gennaio.

Nel 1582 Gregorio XIII tolse 10 giorni ad ottobre perché il 4 ottobre è l’ultimo giorno dove c’è un

santo importante: San Francesco. Ci furono molte proteste, anche perché la servitù e i contadini

volevano essere pagati, ma i debitori non volevano pagare. I parroci per placare le persone che

non potevano santificare il loro santo che era sparito con quel giorno fecero notare che tutto

sarebbe tornato alla normalità il prossim’anno.

A Firenze il calendario fu adottato solo a partire dal 1º gennaio 1750.

In definitiva la storia della misura del tempo e del calendario non si è ancora conclusa poiché resta

da decidere come recuperare il giorno in più che il calendario gregoriano avrà accumulato nel

4212. Oltretutto le misure di altissima precisione di oggi, che vengono eseguite tramite l’orologio

astronomico, sono in continuo disaccordo con l’imprevedibile moto terrestre, per cui anche

l’orologio pilota deve essere ricalibrato: in sostanza, l’imperfetto moto terrestre regola la

perfezione. Spiegazioni

G. Dematteis scrive: «La conoscenza geografica appare a prima vista come la somme di tante

altre conoscenze disciplinari, ciascuna nel suo campo molto meglio definite (geomorfologia,

climatologia, demografia, urbanistica, economia…). In realtà […] la geografia non consiste nel

sommare, ma nel connettere questa varie conoscenze specialistiche, ricavandone una descrizione

ordinata, interpretativa e critica della vita umana nello spazio terrestre, che è qualcosa di più e di

diverso di una semplice giustapposizione di tante nozioni diverse». Dematteis esemplifica

ricordando che sembra banale sapere dov’è l’Afganistan ma tutt’altra cosa diventa questa nozione

se serve a “collegare tra loro in una prospettiva evolutiva altre informazioni come il rilievo, il clima,

il PIL, la religione, le caratteristiche dei Paesi confinanti, i grandi assi dei trasporti […] perché allora

ci aiuta a capire e valutare che cosa capita così lontano da noi, e che […] ci tocca poi da vicino”.

Altro esempio, gli oggetti che sembrano pertinenti soltanto ad un certo campo, come quello delle

scienze sociali, quali lo Stato, le imprese, la comunità locale non hanno “una definizione né una

trattazione soddisfacente” se non riconoscono di avere legami con un territorio. Questi oggetti

dunque hanno una geografia, “senza la quale non riusciamo a spiegarci le [loro] diverse forme, né i

[loro] caratteri contingenti, che sono poi quelli che, al di là di tutte le astrazioni, fanno storia”.

Dunque la geografia si sviluppa e ruota attorno alla “capacità di capire connettendo e ordinando i

fatti nello spazio a diverse scale”. Ebbene, in qualche modo secondo Dematteis la gente lo intuisce

perché c’è riscontro di una “forte opinione pubblica” a favore del suo insegnamento come

fondamentale. Magari non sanno perché, non sanno “collocare la geografia con un suo oggetto e

un suo metodo, nella costellazione dei saperi”, ma sono convinti della sua importanza.

La conoscenza del mondo attuale e dei suoi problemi è una necessità imprescindibile. La

diffusione di fenomeni come la velocizzazione e l’incremento delle comunicazioni, la

mondializzazione della politica e dell’economia, la presenza sempre più rilevante di culture “altre”

nella nostra vita quotidiana, la diffusione della cultura ambientalista, il problema demografico,

l’incremento dell’urbanizzazione e la fortissima crescita del turismo sono aspetti qualificati dalla

contemporaneità e richiedono capacità di letture specifiche.

In geografia, per lo più, quando si parla di ambiente si fa riferimento all’ambiente fisico, cioè

l’insieme delle condizioni fisiche di un territorio, ovvero la risultante della geologia, della

geomorfologia e dall’interazione degli elementi fondamentali come la terra, l’acqua, l’atmosfera,

della vita vegetale e animale. Ma talora la portata del termine è estesa ai fatti umani: in tal caso 12


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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Docente: Cassi Laura
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cassi Laura.

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