Lo spazio geografico e spazio economico
Le relazioni geografico-spaziali e l’organizzazione del territorio. La geografia si occupa non tanto di singoli oggetti (fiumi, città, prodotti), quanto delle relazioni che legano tra di loro tali oggetti sulla superficie della Terra, ovvero lo spazio geografico. Se dallo spazio geografico isoliamo le relazioni che riguardano l’economia otteniamo lo spazio economico.
Tipi di relazioni
Queste relazioni sono di due tipi:
- Relazioni orizzontali (o interazioni spaziali): riguardano le relazioni di scambio e di circolazione (di merci, denaro, servizi, informazioni) tra i diversi luoghi della Terra. La loro funzione consiste dunque nella comunicazione e lo scambio.
- Relazioni verticali (o ecologiche): consistono in tutte quelle operazioni che servono per produrre e comprendono tutte le operazioni che vanno dal rapporto diretto con la natura al prodotto finito. Si tratta quindi di connessioni tra i soggetti economici e le caratteristiche ambientali dei vari luoghi.
Si tratta ovviamente di due relazioni che sono sempre contemporaneamente presenti: ad esempio, per estrarre un minerale occorre che l’impianto di estrazione sia collegato con altri luoghi più o meno lontani dove il minerale verrà lavorato e poi commercializzato (relazioni orizzontali).
Territorio e organizzazione territoriale
L’insieme delle relazioni verticali e orizzontali e degli oggetti e soggetti che tali relazioni legano tra loro e al suolo prende il nome di territorio (struttura territoriale). Diverse strutture territoriali legate tra loro da relazioni orizzontali formano un’organizzazione territoriale. (Ad esempio, la tecnopoli fornisce robot all’industria costiera, l’industria costiera fornisce leghe per la costruzione dei robot alla tecnopoli ecc.)
Poiché l’economia di un territorio dipende dall’ordine spaziale della produzione e degli scambi, le strutture territoriali e la loro organizzazione sono quindi l’oggetto principale della geografia economica. Nell’analizzarle vengono considerati tre ordini di fatti:
- Le differenti condizioni naturali dei vari luoghi;
- Le condizioni ereditate dal passato siano esse materiali (rete delle città, vie di comunicazione ..) che sociali, culturali ed economiche;
- L’organizzazione attuale: sociale politica e amministrativa.
I primi due fattori sono oggettivi mentre il terzo deriva dall'azione dei soggetti. Secondo la teoria del determinismo geografico ci si può limitare ai primi due fattori per determinare l'organizzazione di un territorio. A questa teoria ha fatto seguito quella del possibilismo geografico: un territorio fornisce una serie di possibilità di sviluppo e di organizzazione territoriale che i soggetti hanno la facoltà di sfruttare. Si arrivò in seguito a un determinismo storico secondo cui il cammino di sviluppo di ogni territorio sarebbe condizionato dalle caratteristiche assunte nelle precedenti fasi storiche.
Il valore economico del territorio
Nelle società pre-mercantili e pre-industriali il valore del territorio dipendeva dalla sua attitudine a soddisfare i consumi locali come i bisogni primari. Quando tali bisogni erano soddisfatti non aveva importanza se il terreno poteva produrre di più o di meno o con maggiore o minore impiego di lavoro. Non aveva un valore economico e non era considerato come un bene che si potesse vendere o acquistare. Questa possibilità spinse chi poteva coltivare un terreno adatto a produrre più del necessario per accumulare denaro all’acquisto di nuovi terreni al fine di produrre altra merce da vendere e ottenere altro denaro e così via. Solo con l’inizio della società capitalistica, e con la possibilità di vendere prodotti e accumulare capitale, il terreno cominciò ad avere un valore di scambio che, a sua volta, dipendeva dalla posizione rispetto al mercato di sbocco dei prodotti.
Anche la coltivazione è legata al valore commerciale del suolo. Per questi motivi, un’azienda agricola situata nei pressi di una grande città può avere convenienza a produrre in modo intensivo delle merci che devono essere vendute rapidamente sul mercato urbano. I limiti vennero superati quando questo metodo venne applicato all’industria.
Concentrazione spaziale del lavoro
La concentrazione spaziale del lavoro si spiega con la necessità di accrescere la produttività dei fattori impiegati. Poiché in un’economia di mercato, l’imprenditore capitalistico acquista alla fonte una certa quantità di fattori produttivi pagandola secondo prezzi stabiliti dal mercato, e deve produrre merci il cui prezzo è di nuovo stabilito dal mercato, la sua possibilità di ottenere profitti dipende dunque da come egli impiega i fattori produttivi. I costi infatti decrescono se il lavoro viene diviso in tante operazioni ripetitive affidate a lavoratori diversi. Concentrando quindi lavoro e macchine in grandi stabilimenti si ottengono vantaggi, detti economie di scala. Chi invece necessita di molta manodopera anche non qualificata potrà localizzare la sua produzione là dove il costo del lavoro è più basso: è ciò che avviene con la delocalizzazione di molte lavorazioni nei Paesi del sud del mondo.
Economie esterne e infrastrutture
I vantaggi che l’imprenditore ottiene con la localizzazione delle sue attività economiche nel luogo in cui si trova l’impresa, se sono favorevoli vengono definite economie esterne o esternalità positive in quanto effetti utili che la singola impresa può ricevere dall’esterno mentre al contrario si chiamano diseconomie esterne o esternalità negative. Fu Marshall nel 1890 a coniare il termine di economie esterne. Effetto collaterale del mercato sono le economie di agglomerazione, cioè incrementi di produttività che le imprese realizzano concentrandosi in certe aree, generando quindi economie di scala e risparmi di costi e creando vantaggi, ovvero esternalità positive, così il meccanismo agglomerativo si autoalimenta (es. industria cinematografica di Hollywood, sede Apple a Cupertino, il distretto dell’automobile FIAT a Torino).
Nei fatti le economie di agglomerazione sono solo una componente della più vasta famiglia di economie esterne dette di urbanizzazione, le quali derivano principalmente da:
- Opere di urbanizzazione primaria, strade, fognature, acqua che consentono l’insediamento delle imprese;
- Facilità di scambi (di merci di informazioni e servizi);
- Formazione con una maggiore differenziazione della forza lavoro utile per l’impresa;
- Presenza di servizi pubblici necessari per la formazione e riproduzione della forza lavoro (case popolari, scuola, sanità);
- Sviluppo parallelo dei servizi privati per le famiglie e di servizi per le imprese.
Definizione di infrastruttura e tipologie
Per infrastrutture si intendono tutte le condizioni generali della produzione e dello scambio, realizzate sul territorio mediante spesa pubblica. Si possono dividere in:
- Infrastrutture materiali o tecniche, impianti ferroviari, stradali, porti, elettrodotti, telecomunicazione;
- Infrastrutture sociali, servizi sociali quali quelli scolastici e sanitari;
- Infrastrutture economiche, le imprese pubbliche che svolgono funzioni essenziali per l’economia nazionale ma che non possono essere svolte da imprese private. L’industria elettrica, la chimica di base;
- Infrastrutture dell’informazione e della ricerca.
La rendita del suolo
Il suolo ha un valore di mercato diverso a seconda della sua posizione. Quindi quando un terreno viene venduto, insieme a lui vengono vendute indirettamente anche le economie esterne che lo caratterizzano. Ciò significa che il suolo ha un valore che corrisponde non solo alle sue caratteristiche tecniche, ma anche al valore della sua posizione.
Nei suoli destinati all’uso agricolo o minerario l’utile che si ricava si chiama rendita agraria o rendita mineraria e questa dipende soprattutto dalle caratteristiche del suolo stesso. Nelle regioni urbane, invece, il valore dipende soprattutto dalla posizione ed esso viene chiamato rendita urbana. Si parla di rendita e non di profitto poiché chi vende ottiene un guadagno senza però fare nulla per ottenerlo. I proprietari del suolo sono sempre in una posizione monopolistica, in quanto offrono una merce non sostituibile con un’altra o comunque sostituibile con poche altre presenti contemporaneamente nello stesso luogo.
Le regioni geografiche
L’insieme delle relazioni orizzontali e verticali danno luogo all’organizzazione territoriale che copre tutta la superficie terrestre, ma non lo fa allo stesso modo in ogni luogo. Addensamenti, concentrazioni, rarefazioni e discontinuità articolano lo spazio geo-economico in regioni. Per regione geografica si intende una porzione della superficie terrestre costituita da un insieme di luoghi contigui, che hanno una qualche caratteristica comune e che si differenziano in modo più o meno netto, rispetto ai luoghi circostanti che presentano caratteristiche e connessioni fra loro diverse e che quindi costituiscono altre regioni.
A livello microregionale, appartengono regioni delle dimensioni di uno o pochi comuni mentre il livello mesoregionale, corrisponde a dimensioni di una provincia, regione. Infine, il livello macroregionale considera interi paesi e si arriva alle megaregioni continentali o intercontinentali.
Abbiamo vari tipi di regioni:
- Regione politico-amministrativa: è ben definita dal resto del territorio da confini istituzionalmente riconosciuti, è omogenea perché soggetta all’autorità di uno stesso ente pubblico territoriale. Esempi: Comune, Provincia, Regione.
- Regione politica: corrisponde allo Stato. Esso, attraverso norme che valgono entro i propri confini persegue politiche economiche e sociali diverse, intrattiene rapporti internazionali ecc., che hanno conseguenze notevoli sulla forma e sulle funzioni delle sue strutture territoriali.
- Regione naturale: in essa prevalgono relazioni di tipo verticale (Pianura padana) ed è identificata dalle sue caratteristiche fisiche.
- Ecoregione: essa comprende un intero ecosistema, cioè l’insieme dei componenti biotici e abiotici e dei legami che intercorrono tra essi.
- Regione storica e culturale: caratterizzata da fatti fisici, naturali e legata a fatti storico-culturali particolari. (spesso si tratta di aree che in passato avevano un’unità politica).
Regioni economiche formali e funzionali
Le regioni economiche possono essere individuate in 2 modi, che portano alla definizione di:
- Regioni formali: sono quelle composte da luoghi che hanno delle caratteristiche comuni. (es: regioni industriali se gli attributi sono le industrie, regioni balneari se si considerano le spiagge, ecc)
- Regioni funzionali: sono individuate in base alle relazioni tra i luoghi che le compongono (relazioni orizzontali). Vengono quindi identificate per il fatto che i luoghi che le compongono sono tra loro connessi. Possono essere monocentriche, quando fanno capo ad un solo centro, o policentriche (non c’è una gerarchia fra i centri, poiché ognuno si specializza in funzioni particolari).
Una regione considerata al tempo stesso per i suoi caratteri funzionali e formali è una regione complessa (es megalopoli nord-atlantica degli USA: è una regione formale ad es per il clima, è una regione funzionale se si considerano le interazioni fra le diverse città ed è complessa se si considera l’insieme di queste caratteristiche. Un particolare tipo di regione complessa è la regione programma, cioè quella individuata al fine di svolgere particolari interventi programmati (es l’area di un piano territoriale di sviluppo).
Regioni gerarchiche e polarizzate
Le regioni monocentriche possono essere gerarchiche o polarizzate.
- Gerarchiche: esiste una gerarchia tra i centri in base al numero e alla qualità dei servizi offerti: saranno di livello più alto i centri più forniti in qualità e quantità, che quindi attireranno maggiori flussi di persone, di livello inferiore gli altri. La struttura delle regioni gerarchiche è stata teorizzata dal geografo tedesco Walter Christaller, tramite il modello delle località centrali, in cui i centri si dispongono a distanze regolari. Nella realtà ciò non avviene, poiché lo spazio geografico non è omogeneo, ma differenziato dalla natura, dalla storia e dall’attrazione esercitata dalle economie di agglomerazione e urbanizzazione. Gli squilibri presenti sono dovuti soprattutto ai processi di agglomerazione, che portano le attività economiche a localizzarsi vicino alle altre. Quindi si favorisce la crescita degli agglomerati urbani a scapito del territorio circostante. Questi processi danno luogo strutture gerarchiche.
- Polarizzate: le troviamo specialmente nell’America Latina, anche se in realtà è presente anche in Francia e in Italia. La struttura polarizzata crea squilibrio territoriale tra la regione centrale polarizzante e le regioni periferiche. Un’eccessiva polarizzazione può portare a delle diseconomie di agglomerazione e favorire la depolarizzazione a favore delle zone limitrofe (suburbanizzazione) o di quelle più lontane (periurbanizzazione).
Deconcentrazione e nuove strutture regionali a rete
Le strutture polarizzate gerarchiche furono tipiche dell’inizio del XX secolo. Intorno agli anni '70 i paesi più industrializzati subirono un forte cambiamento dal punto di vista economico, che portò ad una deconcentrazione delle attività produttive e alla cosiddetta struttura regionale policentrica interconnessa, in cui la popolazione e le diverse attività si spargono fra vari centri minori che sono collegati ai centri principali. Non si tratta come si può pensare della scomparsa della città, poiché permangono i centri direzionali e i servizi di rango più elevato. Tuttavia, si va a creare una struttura reticolare nei territori economicamente più forti, (ad esempio nella regione del Reno). Tali strutture sono favorite dall'aumentata velocità dei trasporti, che spesso rendono i tempi di circolazione interurbana pari o inferiori a quelli di alcuni spostamenti urbani, ma soprattutto dalla maggiore velocità con cui viaggiano le informazioni negli spazi discontinui. Questo fa si che i nodi, anche se fisicamente distanti, siano più “vicini” tra loro, di quanto non lo siano rispetto agli spazi contigui.
Sistemi territoriali locali
Uno degli effetti della globalizzazione è quello di mettere in competizione tra loro i vari territori, che possiedono risorse potenziali che possono essere valorizzate. Tale competizione riguarda soggetti privati, pubblici e misti, che, vivendo nello stesso luogo, hanno un’identità territoriale comune. Questo gli permette di elaborare e condividere un progetto di sviluppo comune e di cooperare per realizzarlo. Così facendo essi si comportano come un attore collettivo, il cui compito è quello di creare nuovo valore. L’insieme di potenzialità di un particolare territorio che verrà tramutato in valore è definito dal concetto di milieu territoriale locale.
Il milieu territoriale è l'insieme delle caratteristiche che nel corso del tempo si sono sedimentate in un territorio, e che rappresentano la base per lo sviluppo futuro dello stesso. Si tratta quindi di una combinazione di condizioni originarie naturali del territorio (es: clima) e prodotti dell’azione umana (culturali, sociali, istituzionali, ecc.) Questi milieu permettono di delimitare l'ambito territoriale a cui fanno riferimento. A tale struttura si dà il nome di sistema territoriale locale. Esso è un tipico caso di combinazione di relazioni orizzontali e verticali e, dato che l’ambito territoriale delle reti è delimitabile geograficamente, costituisce anche una microregione. L'esempio più tipico è il distretto industriale. In sostanza il sistema territoriale locale è una regione-programma, che esiste solo se e quando certi soggetti attivano determinate relazioni, tra loro e con l’esterno.
Il sistema mondo
Introduzione
Con globalizzazione si intendono una serie di processi che determinano profondi mutamenti nelle relazioni umane e geografiche. Essi si espandono su una scala geografica planetaria, circolano con molta rapidità da una parte all’altra del mondo e interconnettono luoghi un tempo separati da enormi distanze; quindi si è sempre più interconnessi in reti e sistemi di portata globale.
La globalizzazione e l’idea di un sistema mondo
L’espressione globalizzazione è molto diffusa nella quotidianità, tanto da far ricondurre ad essa quasi qualsiasi fenomeno (decisioni politiche ed economiche, moda disoccupazione, terrorismo internazionale, strategie di marketing, ecc.). Non esiste una singola definizione di globalizzazione, ma ve ne sono molteplici, tuttavia dal punto di vista geografico, è un cambiamento di scala nell’organizzazione di molti fenomeni: i problemi ambientali, economici o geopolitici appaiono sempre meno come fatti locali; infatti, la globalizzazione, tende a ridurre la distanza in quanto fatti che prendono forma dall’altra parte del pianeta si possono ripercuotere sulla nostra quotidianità.
Occorre però precisare che ciò non comporta l’annullamento dello spazio geografico, in quanto la distanza fisica è sempre qualcosa di reale, come lo sono i confini tra gli stati. Si intende oggi la globalizzazione come ampliamento, intensificazione, accelerazione delle relazioni fra soggetti localizzati in differenti aree del mondo. Questo opera per tutto il ‘900, tanto da far pensare che la globalizzazione non sia un unico processo che continua ad esistere da più di un secolo, ma al contrario che si è assistito a più globalizzazioni, iniziate con quella del 1815-1900 (periodo della...
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