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Il colore nel cinema tra scienza, estetica e tecnologia: dall'analogico al digitale (1960-2014)

Premessa

Il colore verrà affrontato in modo storico e culturale occupandoci di collocare e situare il problema del colore dagli anni '60 a oggi all'interno di un contesto culturale e di testi nei quali, in qualche modo, questa questione è pertinente. Parlando di contesto culturale bisogna vederlo nell’ottica non solo di quello cinematografico, ma bisogna allargarne le maglie e inserirvi all’interno, tutto ciò che è pertinente rispetto a un problema complesso come quello del colore. Pertanto diventerà centrale, in queste lezioni, la comprensione dell’importanza del colore sia dal punto di vista della ricerca scientifica, sia dalla dimensione estetica e di quella tecnologica.

Il colore e la sua percezione

Il colore e la sua percezione è al centro di una serie molto lunga di ricerche scientifiche sul funzionamento del nostro corpo; tramite l’apparato visivo il nostro cervello ci permette di capire come percepire il colore e di come strutturare la realtà. Il mondo che ci circonda è abitato dai colori che noi possiamo vedere secondo processi cognitivi e neurologici, ma è anche un mondo fatto da convenzioni culturali che ci permettono di attribuire un certo significato a un certo colore.

Aspetti cognitivi e storici-culturali

Per studiare quindi il colore e situarlo all’interno di un contesto, bisogna far dialogare questi due aspetti: l’uno cognitivo-mentale (legato al modo in cui noi percepiamo i colori) e l’altro storico-culturale (legato al modo in cui attribuiamo un significato al colore e come questi significati varino nel tempo; inseriti in un contesto storico ben preciso). Vedremo, infatti, che questi due aspetti nel cinema contemporaneo sono spesso tematizzati. Molti film, infatti, pongono l’attenzione sull’aspetto percettivo e sull’alterazione dei nostri processi mentali e contribuiscono a indurre nella nostra mente, dei processi mentali che vanno a delinearsi su un’altra realtà.

Esempi di film

Alcuni esempi che si inseriscono in questo contesto: in “Se mi lasci ti cancello” tutto è basato sul cancellare parti della propria memoria evitando così la sofferenza di eventuali pene d’amore. Anche in “Matrix” o “Avatar” si parte da una realtà “vera” dalla quale poi si passa a una realtà virtuale attraverso la mediazione di un dispositivo che ci permette di passare dalla nostra realtà a un'altra realtà attraverso la stimolazione cerebrale e corporea arrivando a una dimensione parallela della realtà stessa. In questi film abbiamo un elemento comune che fa da mediatore fra realtà e mente che consente di passare da un livello a un altro agendo sui processi mentali; tutto ciò è garantito dalla tecnologia. Quest’ultima consente di funzionare come elemento di mediazione fra la realtà dei nostri sensi e una realtà che non possiamo esperire attraverso dei dispositivi (strumenti tecnologici) che assolvono funzioni ben precise.

Funzione della tecnologia

La funzione tecnologica in passato, era assolta da specifiche tecnologie e media (esempio: una “telefonata”, nei tempi passati, potevo farla solo con il telefono a oggi posso eseguirla anche attraverso il computer). Queste nuove tecnologie ci permettono quindi di uscire dalla realtà, dallo spazio fisico e dal tempo fisico in cui siamo collocati. Attraverso la tecnologia possiamo entrare in un altro spazio-tempo (ad es. pensiamo quando stiamo chattando o siamo su dei social network che ci permettono di entrare in un’altra realtà pur trovandoci in uno spazio fisico diverso, come ad esempio quello di un treno).

Importanza del colore nel cinema

Si cercherà di cogliere come il colore tenga insieme questi diversi aspetti scientifici, tecnologici ed estetici e come i film sono fatti, vissuti e percepiti da noi. Ci interrogheremo su cosa è successo al linguaggio cinematografico relativo al colore nel momento in cui l’immagine cinematografica ha cessato di essere analogica ed è diventata digitale. Cercheremo di capire cosa è cambiato dagli anni '60 a oggi nel rapporto fra scienza, estetica e tecnologia del colore e dei mutamenti in questa rete di rapporti, non dimenticandoci della svolta tecnologica (anni '90).

Svolta tecnologica

La svolta tecnologica è avvenuta grazie al computer che ha cessato di essere strumento per professionisti entrando nell’uso privato consacrandosi a strumento poliedrico. Se fino a pochi anni fa quindi vi era una specificità dei media e gli sconfinamenti tra questi erano limitati (es: anni '50 la TV ha dato la possibilità di vedere film, gli anni '80 con la nascita del VHS) e univoci. Dalla digitalizzazione in poi, invece, dentro la macchina computer, possiamo avere riassunti tutti i principali media che hanno caratterizzato la fase della modernità.

Convergenza mediatica

Questo processo di assimilazione degli strumenti digitali da parte dei media tradizionali si incarna nel termine convergenza. Quest’ultimo non è un processo solo tecnologico, ma anche culturale che ha fatto sì che tutte le funzioni dei vecchi media siano oggi confluite dentro un unico grande medium incarnato dal digitale. Il linguaggio del digitale è capace di accomunare tutti i linguaggi degli altri media permettendoci nello schermo di un computer, di avere telefono, macchina da scrivere, ecc. Questo perché il linguaggio digitale è uguale per tutti e perché si avvale di sequenze numeriche. I linguaggi analogici richiedevano invece dei supporti che variavano in funzione del medium (pellicola per il cinema, nastro magnetico per la TV, ecc.).

Il colore nel cinema: dal testo al contesto

Studiare oggi il colore nel cinema significa far dialogare i testi con i contesti. Il concetto di testo nasce con lo strutturalismo e con la semiotica (anni ’50). La semiotica partiva dall’idea di studiare tutti i linguaggi anche al di fuori di quello verbale. Si considerava il linguaggio non solo il testo scritto, ma ogni altro progetto umano entro il quale può essere letto un intento comunicativo. Con la presenza di un linguaggio vi è sempre un testo che può essere letto e decifrato in base alle sue regole di funzionamento.

Linguaggi cinematografici

Non solo testi scritti quindi, ma anche visivi come le immagini pubblicitarie, fotografiche, suoni e immagini simultanei come il cinema e la TV i quali, per la semiotica, sono studiati come linguaggi e testi (la moda è considerata un modo di comunicare e quindi rientra in un linguaggio con i suoi segni e testi in cui si esprimono dei concetti). L’idea della semiotica di considerare i film come “testi” è importante in quanto ci permette di vederli alla luce del linguaggio e dei testi che utilizzano.

Film come testi

Se noi consideriamo i film come esempi di applicazione di un linguaggio, diveniamo capaci di risalire dai film a quelle regole e frasi comuni che i film stessi utilizzano. Il concetto di testo quindi ci permette di capire che c’è un linguaggio cinematografico i cui strumenti possono essere utili per analizzare i testi, confrontarli fra loro, metterne in luce differenze e analogie. Grazie alla semiotica pertanto, sappiamo che il cinema è fatto di inquadrature all’interno delle quali ne possiamo classificare diversi modelli (primo piano, campo lungo, ecc.) inoltre, il modo in cui si possono organizzare le inquadrature in gruppi più complessi cioè le sequenze, ci permettono una prospettiva di studio più ampia e un modo di capire come la storia è raccontata e danno origine a modelli narrativi (es.: modello narrativo classico dove si procede dal passato al futuro e il protagonista rimane lo stesso con un obiettivo da raggiungere).

Modelli narrativi

Dall’unità più piccola del linguaggio cinematografico (inquadratura) a quella più grande (il film stesso) possiamo vedere nei film dei modelli comuni ad altri film che possono essere tipici o specifici di un determinato periodo storico o altri che invece, tendono a decostruire modelli del cinema (es.: in “Memento”, infatti, il tempo scorre al contrario e lo schema narrativo procede a imbuto, creando un modello diverso e non ammissibile al cinema classico).

Analisi del colore nei film

Studiare un film come testo significa studiare quegli elementi del linguaggio cinematografico che sono nel testo stesso e che hanno parti comuni con altri film; ma significa anche studiare tutti quegli elementi che dentro questo testo sono eccentrici e rappresentano delle infrazioni rispetto a un modello precedente. Se notiamo quindi determinate infrazioni, che divengono comuni a un insieme di film, significa rilevare assonanze del cinema contemporaneo. Se consideriamo i film come testi da studiare, gli elementi che possiamo isolare sono quelli del colore e del bianco e nero.

Bianco e nero nel cinema

Quest’ultimo è inscrivibile nella nostra analisi, in quanto si considera il colore come costrutto culturale; possiamo quindi vedere il bianco e nero come un aspetto specifico del colore cinematografico. I film in b/n sono comunque film a colori in quanto il b/n e la scala di grigi sono altro modo di rappresentare la cromaticità. Si parlerà quindi di colore facendo attenzione anche a come il b/n sia parte di questo insieme del colore contemporaneo.

Funzioni del colore nei film

Un’analisi sul colore, ha l’obiettivo di individuare le sue funzione testuali all’interno di un film.

  • In “Memento” il colore ha una funzione temporale: separare dei blocchi temporali che appartengono a due diverse sequenze temporali. La parte del film che scorre all’indietro è a colori e quella che scorre in avanti in b/n. Tutto il film si alterna con una costruzione di una sequenza a colori che si conclude nel momento in cui la sequenza precedente era iniziata e una sequenza in b/n che riprende la sequenza precedente; le sequenze a colori partono dal futuro verso il passato quelle in b/n dal passato al futuro. La funzione testuale del b/n e del colore è quello, pertanto, di distinguere le due diverse logiche temporali.
  • In “Schindler’s list” la ragazza con il capotto rosso ha l’obiettivo di catturare l’attenzione e quindi ha una funzione percettiva: il colore diventa elemento di richiamo della nostra percezione. Molte pubblicità sono infatti, pensate con colori che indirizzano la nostra attenzione e che spesso puntano su fattori inconsci.
  • Sempre in “Schindler’s list” si evidenzia anche una funzione simbolica. Per quest’ultima si intende l’esprimere qualcosa che non sta nel colore in se, ma su un piano di significato diverso; dove il colore rosso e il capotto combinati ci portano a un livello di sapere superiore. Il colore in quanto rosso, rimanda a dei significati simbolici e culturali a lui attribuiti. Il colore rosso, infatti, diventa simbolo di pericolo, sangue e metafora dell’olocausto.
  • Nella trilogia di Kieslowski di “Film blu”, “Film bianco”, “Film rosso”, omaggio ai colori della bandiera francese e ai concetti da loro espressi (libertà, uguaglianza e fraternità) dove a ognuno, è dedicato ciascuno dei tre film). Ogni colore rimanda a uno specifico significato simbolico e concettuale che noi conosciamo grazie alla Rivoluzione francese e alla simbologia che sta dentro la bandiera transalpina. Il colore ha qui una funzione simbolica-concettuale sappiamo infatti, che il blu vuole esprimere nel film il concetto di libertà, il bianco quello di uguaglianza e il rosso di fraternità.
  • Sempre nella stessa trilogia si evidenzia anche una funzione di cromoterapia secondo la quale un determinato ambiente, colorato in un determinato modo, abbia un impatto e una risposta in colui che è immerso in questo spazio colorato. Quest’ultimo può determinare una reazione sul piano emotivo, sensoriale e corporeo. Questo permette a noi spettatori di comprendere lo stato d’animo provato da un personaggio mettendoci in contatto con lo stato d’animo che esso prova. Anche se, solitamente, questo mettere in contatto il personaggio con lo spettatore, avviene attraverso una sinestesia (fusione di due diversi canali temporali) dove, solitamente, il colore lavora in sintonia con la musica o con il suono (es.: nel “Film blu” ci sono onde di colore che cadono sul personaggio e sono accompagnate dalla musica).
  • Nel cinema delle origini c’era la volontà di spettacolarizzazione e di attrazione che si risolvono in puro godimento visivo fine a se stesso. La funzione di attrazione è quella di usare il colore con volontà attrattiva e di stupire lo spettatore; così la stessa funzione possono averla i giochi di luce e di ombra del b/n (cinema anni '20).

Film e contesto

Queste sono solo alcune delle funzione che il colore possiede. L’intento sarà quello di cercare di capire cosa che sta intorno al testo e ciò che ne sta fuori e, come quest’ultimo, possa determinare anche quello che sta dentro il testo: un dialogo fra film e contesto. Non bisogna però vedere il film come qualcosa di isolato e autonomo, ma bisogna chiedersi da dove vengono le funzioni che noi all’interno di un film possiamo attribuire al colore. Naturalmente le funzioni che determinano il funzionamento di un testo sono dipese dai contesti entro i quali questo testo si è realizzato e che è fruito.

Contesto culturale e significati del colore

Un film fatto in India, a esempio, presenterà al suo interno tutta una serie di riferimenti e rimandi alla cultura indiana che saranno scontati per uno spettatore indiano, ma se presentati a un pubblico occidentale questi riferimenti culturali cadranno; accorrerà quindi che qualcuno li espliciti. Questo diventa pertanto esplicativo di come il rapporto fra testo e contesto sia dinamico e come i testi possano variare in base ai contesti entro i quali sono realizzati e fruiti. Dall’altra parte i contesti possono determinare il modo in cui un film viene realizzato e fruito. Questo può avere anche delle ripercussioni sugli usi del colore; infatti, le funzioni a essi attribuiti, variano nello spazio (contesti diversi: significati differenti; anche se oggi, con la globalizzazione, la cosa è diversa es. i colori con funzione liturgica: il bianco e nero in Cina) e nel tempo (se oggi un colore ha un determinato significato non è detto che lo abbia sempre avuto e che lo avrà sempre).

Evoluzione storica dei significati del colore

Ci sono dei significati che noi abbiamo attribuito al colore lungo i secoli che corrispondono quasi, alla stessa storia del pensiero umano (es. il nero associato alle tenebre e il bianco alla luce che è diventato quasi un concetto universale). Molte idee che abbiamo sul colore, nascono nel corso del 1400 - 1500, come l’associare il “blu” all’“acqua” che non era un’idea universale, ma nacque storicamente; infatti, nel medioevo il “verde” era il colore dell’“acqua” perciò la cartografia indicava le zone lacustri con questo colore. Altro es. è il “bianco” associato con l’idea di “igiene” idea che nasce nel 1800. Si evidenzia dunque come il mondo delle abitudini e delle esperienze del colore dentro cui noi viviamo, è un mondo storico e in evoluzione dove alcune cose, hanno basi antiche, mentre altre sono relativamente recenti e possono variare nello spazio e nel tempo.

Il linguaggio del colore

Altro aspetto legato al contesto culturale legato al colore è il linguaggio con il quale noi nominiamo il colore. A riguardo sono stati fatti molti studi che hanno dimostrato come la maggior parte delle lingue del mondo possiedono dei nomi per denominare i colori primari. Il colore con il maggior numero di occorrenze in tutte le lingue, è il colore rosso, seguono il verde e il blu che insieme al giallo, bianco e nero sono i sei colori con una connotazione primaria in senso culturale.

Differenze culturali nella percezione del colore

Da notare che vi sono anche qui delle differenze culturali che mostrano come l’esperienza di un diverso colore, possa variare in base alla cultura di riferimento (es.: gli Innuit hanno, infatti, un sistema di denominazione molto più complesso vantano appunto almeno 7-8 parole per descrivere quello che per noi è bianco). L’esempio ci fa comprendere di come, per noi e per la nostra sopravvivenza, era sufficiente riconoscere il bianco in quanto tale, per un Innuit era necessario sviluppare una capacità riconoscitiva delle varie nuance di bianco per salvaguardare la sua integrità umana. Viene naturale pensare che storicamente, sia stato necessario sviluppare un linguaggio più complesso legato al bianco.

Esperienze del colore nel contesto storico-culturale

Un contesto storico-culturale determina quindi, diverse esperienze del colore che fissano il modo di costruzione filmica e di come i film sono fruiti e dunque come noi attribuiamo a un colore in un determinato film una funzione specifica. Il contesto che verrà da noi preso in esame, è quello appartenente agli usi sociali del colore e quindi a tutte quelle forme di esperienza attraverso le quali utilizzare e scegliere il colore che acquisti un particolare significato dal punto di vista sociale.

Usi sociali del colore

Negli usi sociali del colore facciamo rientrare tutte quelle esperienze entro cui esso assume un qualche significato da quelli più banali, come l’esperienza del semaforo, a quelle più raffinate come ad es. andare a una mostra e vedere dei dipinti dei Fauves dove gli accostamenti del colore rivestono un’importanza particolare: il film a colori quindi si appropria degli usi sociali del colore stesso e li riversa nella stessa pellicola o sceglie di discostarsene. In questo processo di “vampirizzazione” degli usi sociali del colore ci sono 4 relazioni che il film intrattiene con 4 diversi elementi e le relazioni fra questi evidenziando come questi si influenzino reciprocamente.

Relazioni tra film e elementi cromatici

  1. L’immagine a colori: Questo primo livello ci dice che, per studiare il colore nei film, bisogna considerarlo parte di un contesto più ampio; quest’ultimo è costituito dal contesto delle immagini a colori e il film risulta essere solo un esempio di un mondo più ampio che è quello delle immagini a colori. L’immagine a colori ha una sua storia ed è importante conoscerne le tappe per contestualizzarla.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nausicaa93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Forme del cinema moderno e contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Pierotti Federico.
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