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Lezione 1 - Il termine urbanistica

Il termine urbanistica è stato coniato dal famoso urbanista Idelfonso Cerdà, che identifica quelli che sono i 3 codici che lo vanno a comporre:

Codici dell'urbanistica

  • Topografia: ovvero la descrizione di un luogo in un modo analitico che arriva ad una rappresentazione di un territorio in riferimento alle varianti territoriali.
  • Statistica: è necessario fare calcoli di dimensionamento a procedure di attività della popolazione in relazione ad un luogo.
  • Descrizione: descrizione di un territorio, comprendente cultura e storia di un popolamento e descrivere in base alla popolazione del territorio.

L'urbanistica organizza razionalmente ed esteticamente gli aggregati urbani per favorire la qualità dell'abitare e si occupa dell'uso ottimale delle risorse urbane e territoriali. Gli strumenti attraverso i quali questo avviene si concretizzano in: piani, programmi, norme. Si tratta dunque di un "governo del territorio" in cui concorrono diverse discipline: economia, ecologia, sociologia e statistica.

Definizioni di urbanistica

  • “È un sapere relativo ai modi di costruzione, continua modificazione e miglioramento dello spazio abitabile e della città in particolare” (Secchi B., Prima lezione di urbanistica, Laterza, Bari, 2001).
  • “È una tecnica con cui le istituzioni pubbliche governano le trasformazioni del territorio definendo programmi di azione pubblici e il quadro normativo per le iniziative private” (Salzano E., Fondamenti di urbanistica, Roma, Laterza, 1998).

L'urbanistica si occupa dunque di trasformazioni territoriali, con uno sguardo su quelli che sono i soggetti che le attuano e che svolgono ruoli e esercitano poteri su di esso. Questo avviene attraverso l'utilizzo di tecniche messe in pratica a seguito di studi e valutazioni. Inoltre, l'urbanistica si occupa di dare forma e manifestazione spaziale dei processi di crescita urbani e fornire un insieme di regole e definire una cornice normativa.

Processo di pianificazione urbanistica

Qualsiasi piano urbanistico prende forma attraverso una scaletta precisa:

  • Analisi
  • Sintesi
  • Valutazione
  • Scelta

“Nel corso di un decennio si passa quindi da una visione della città come un sistema-macchina (cioè un sistema che funziona) a una visione della città come un sistema che si evolve. Analizzare la città come un complesso sistema in evoluzione determina profonde conseguenze su molti aspetti teorici e pratici della pianificazione. Quando si cerca di controllare un sistema dinamico è necessario cercare di prevedere come esso si potrebbe evolvere: cioè come esso si svilupperebbe in assenza di qualsiasi intervento e quali potrebbero essere i risultati di diversi tipi di stimolo e di intervento” (J. Brian Mc Loughlin, La Pianificazione Urbana e Regionale).

Lezione 2 – Fonti e strumenti

Lo studio e l'analisi che vengono svolte all'interno della disciplina dell'urbanistica fanno affidamento su una serie di informazioni e dati che vengono raccolti da quelle che vengono comunemente definite fonti.

Fonti dell'urbanistica

  • Fonti dirette: legate al mondo di un sopralluogo, in cui dalle caratteristiche del luogo possiamo capire come il progetto urbanistico debba articolarsi, tramite il riconoscimento e la definizione di quelle che sono le invarianti territoriali, cioè quegli elementi che in un determinato ambiente devono essere assunti come base produttiva del progetto.
  • Fonti indirette: legate ai documenti storici da cui è possibile ricavare delle informazioni riguardo movimenti, antiche viabilità e in generale elementi che ci aiutano a delineare il mondo in un preciso periodo storico, anche con il supporto di antiche rappresentazioni e cartografie.

Il connubio delle suddette fonti offre al pianificatore una conoscenza precisa per attuare un progetto.

Cartografia

La cartografia, che è a tutti gli effetti un esempio di fonte indiretta, occupa un ruolo importante nelle analisi urbanistiche. Al momento attuale, le elaborazioni cartografiche prese come riferimento sono quelle prodotte dall'Istituto Geografico Militare, insieme al catasto.

Ricordiamo però che la storia della cartografia è millenaria ed è necessario citare la cartografia tolemaica e la cartografia romana. Non può non essere citata in ambito romano, la tabula Peutingeriana. La Tabula Peutingeriana è una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano. La Tavola è composta da 11 pergamene riunite in una striscia di 680 x 33 centimetri. Mostra 200.000 km di strade e la posizione di città, mari, fiumi, foreste, catene montuose. Non è una proiezione cartografica, quindi non permette una rappresentazione realistica dei paesaggi né delle distanze, ma non era questa l'intenzione di chi l'aveva concepita. La carta va piuttosto considerata come una rappresentazione topologica, una sorta di diagramma come quello di una metropolitana, che permetteva di muoversi facilmente da un punto ad un altro e di conoscere le distanze fra le tappe, ma non offriva una rappresentazione fedele della realtà.

La Tabula è probabilmente basata sulla carta del mondo preparata da Marco Vipsanio Agrippa (64 a.C. - 12 a.C.). Si pensa che la sua redazione fosse finalizzata ad illustrare il cursus publicus (cioè la rete viaria pubblica sulla quale si svolgeva il traffico dell'impero, dotata di stazioni di posta e servizi a distanze regolari, che era stata appunto riordinata da Augusto). Dopo la morte dell'imperatore, la carta fu incisa nel marmo e posta sotto il Porticus Vipsaniae, non lontano dall'Ara Pacis, lungo la Via Flaminia.

La Tabula mostra tutto l'Impero romano, il Vicino Oriente e l'India, indicando il Gange e Sri Lanka (Insula Taprobane). Vi è menzionata anche la Cina. Vi sono indicate circa 555 città e altre 3.500 particolarità geografiche, come i fari e i santuari importanti, spesso illustrati da una piccola figura. Le città sono rappresentate da due case, le città sede dell'Impero - Roma, Costantinopoli, Antiochia - sono segnalate da un medaglione. Vi sono inoltre indicate le distanze, sia pure con minore o maggior precisione.

Le tipologie appaiono dunque chiare, con icone precise che descrivono ogni tipologia edilizia del territorio. Venne originariamente incisa su delle pelli di pecora che venivano aperte per orientarsi. Ne esistono più di 500 varianti con riportati gli elementi primari dell'impero. Man mano che l'impero si allargava si redavano nuove versioni. Anche il mondo Arabo produce delle carte storiche di grande interesse, come la tabula Rogeriana, prodotta da Al Idrisi, che offre una rappresentazione parascientifica dell'aria Arabo-Mediterranea (1154 D.C).

La prima carta che può essere definita scientifica è quella redatta da Egnazio Danti nel 1583 in scala 1:4000. Un altro imprescindibile elemento è la cartografia Marmora de Candia. Tutto il sistema delle fonti è un modo di trasmettere delle informazioni che non sempre sono obbiettive e vanno spesso interpretate e confrontate con fonti alternative, in quanto si tratta di rappresentazioni filtrate dei vari autori. Basti pensare allo storico romano Tacito che nelle sue opere spesso e volentieri esalta la cultura romana e sminuisce quella delle culture sottomesse.

Pianta di Cremona 1823, rappresenta in rosa gli isolati.

Lezione 3 – Tipo e modello

L'urbanistica fa partire lo studio, il ragionamento sulla città e dell'organizzazione urbana a partire da quella che noi definiamo come la rivoluzione neolitica, in cui per la prima volta si assiste ad un cambiamento che vede l'uomo considerare un nuovo tipo di società basata sull'agricoltura, abbandonando il nomadismo e incominciando ad organizzare degli stanziamenti, con un processo definibile come rivoluzione urbana, che comporta una rivoluzione culturale e comportamentale. In questo modo nascono le prime agglomerazioni e dunque il passaggio tra nomadismo e stanzialità.

In un testo scritto da Gordon Childe ‘’The Urban Revolution’’ sono contenuti dei ragionamenti storico ed archeologici che cercano di determinare quale sia stata la prima città e la sua formazione. È nelle zone del vicino oriente antico che va ad individuare le condizioni che furono necessarie per la rivoluzione di cui sopra. Alla fondazione dei primi organismi urbani possiamo abbinare anche quelle che sono le prime forme di pianificazione spaziale, intendendo per questo una suddivisione delle aree urbane in destinazioni d'uso. Le aree urbane vengono suddivise in zone per essere utilizzate meglio anche dal punto di vista economico, pubblico e privato.

Tutti questi ragionamenti possono essere assimilati o comunque richiamati, facendo le dovute distinzioni tra i vari casi, a quello che viene definito come modello di tipo ortogonale di origine Ippodamea. Tipo e modello sono degli strumenti importanti per urbanistica e architettura perché nell’ambito della formazione del concetto di isolato, che rappresenta la base del ragionamento per capire come si organizza la città e su che basi è costituito l’organismo urbano.

Concetti di tipo e modello

Per modello possiamo affermare che è un insieme di teorie che descrivono un fenomeno in modo oggettivo. Teorie che riflettono e amplificano delle concezioni culturali che tendono a razionalizzare al massimo le forme della realtà legata ai fenomeni e a ciò che appare (per citare Immanuel Kant). Cercano di trarne le condizioni cardine e comprensibili a tutti in modo oggettivo. È una regola assoluta passante per l’esplicitazione di alcune istanze territoriali. Elemento non soggetto a cambiamenti strutturali che si ripete tale e quale a com’era in origine.

Il tipo è una classe, o gruppo, di oggetti ordinati secondo le categorie che le contraddistinguono, una regionalizzazione del modello stesso, una modalità in cui il modello si esprime nei diversi contesti. Parte dal modello ma si declina in modi diversi. La casa-torre, ad esempio, è un organismo stretto e alto che è un modello base che si applica attraverso delle caratteristiche differenti, dato dall’utilizzo dei materiali o delle forme.

Il concetto di categoria deriva dai ragionamenti di Aristotele e dalle categorie aristoteliche, un modo di ordinare la realtà attraverso gli attributi che caratterizzano gli oggetti. Questi ragionamenti sono da attualizzare in quella che è la nostra contemporaneità dove andiamo a discutere di argomenti come la tipologia edilizia, ovvero lo studio delle possibili associazioni di elementi per giungere ad una classificazione per tipi degli organismi architettonici.

In questa delimitazione possiamo ricondurre le opere di architetti illuministi francesi come Boullè, che insieme ad altri ha iniziato a definire i primi prototipi nel XVIII secolo, ovvero degli organismi presi ad esempio nella produzione di altri che tendono a ripeterne le caratteristiche essenziali, che introducono il tipo.

L’architettura civile è infatti una delle parti in cui si suddivide l’attività urbanistica ed architettonica e rappresenta il campo specifico di applicazione degli ordini architettonici tramandati dai trattatisti classici (simmetria, euritmia, convenienza etc..).

Concetti architettonici

  • Simmetria: coerenza delle parti.
  • Euritimia: coniugazione del ritmo metrologico del belvedere (estetica).
  • Convenienza: raggiungimento di un accordo nella costruzione del contesto. Tutto quello che è bene costruire nella città ad uso e consumo della comunità. Ovvero quello che serve alla comunità stessa. Attrezzature che vengono inizialmente realizzate dalla società borghese che pensa in primis a quello che è uno strumento necessario per la popolazione, ragionando attorno al concetto di Utilitas di Vitruvio.

Se queste attività e gli strumenti, sotto forma di architettura civile, si dimostrano utili nel tempo e queste funzioni sono riconosciute dalla comunità, è necessario dare una forma appropriata a seconda della destinazione d’uso e della funzione, costituendosi con delle forme definitive in un certo periodo di tempo: questo è un prototipo, che si costituisce in un organismo architettonico appropriato, confermando e risolvendo le attività che deve svolgere.

Questo ci fa capire la forza borghese sorta dalle rivoluzioni nel confermare la sua potenza imponendo le sue architetture/funzioni e nel panorama ottocentesco i servizi. Nella realizzazione della borsa di Amsterdam, ad esempio, individuiamo una di quelle attrezzature che sono conseguenti al sorgere di nuove necessità, destinate allo sviluppo economico e ad un gruppo sociale che nel '700 è quella della borghesia. Questo sviluppo è dato dal sorgere da attività organizzate di una classe borghese che incomincia ad avere sempre più influenza nell’economia e in seguito nella politica e nel governo.

Francesco Milizia, nei ‘’Principi di architettura civile’’ ragiona sulle capacità dell’architettura civile di rappresentare le funzioni, studiando le forme spaziali in rapporto con le funzioni (funzionalismo), suddividendo gli edifici pubblici in base alla loro destinazione d’uso: sicurezza (caserme, prigioni), utilità (università, biblioteche), ragione pubblica (tribunali, zecca, borsa), abbondanza pubblica (piazze, macelli, forni), salute (ospedali, lazzaretti, cimiteri), magnificenza (archi, colonne) etc..

La costruzione di tali edifici rappresenta una opportunità per stabilire parametri nuovi che, collegati tra loro ne individuino una forma diversa e del tutto nuova, ciò porta la definizione delle funzioni con la loro rappresentazione e il rapporto con il tessuto urbano. (Ledoux)

Le attrezzature fisiche della città che nel piano ottocentesco andiamo a definire come servizi verranno portate avanti dalla borghesia. Queste attrezzature sono il modello originario della tipologia edilizia non residenziale. Ai primordi della borghesia ci occupiamo maggiormente dell’architettura civile che comprende dei prototipi che diventano dei tipi edilizi: esempi per la produzione di altri che ne ripetono le caratteristiche essenziali.

L’introduzione nella struttura urbana di questi nuovi elementi edilizi trasforma il modo della relazione con lo spazio. Continuando ad addensare interventi cambiano continuamente i rapporti e l’idea di Vitruvio cambia in continuazione con l’introduzione di successivi tipi. Dal '700 infatti l’esercizio sui tipi ed i modelli diventi una sorta di sterile esercizio, anche oggi molti progettisti esercitano tipo e modelli che mal si accordano con il contesto.

Lezione 4 – Approfondimenti tipologia

Quatremère de Quincy, autore illuminista e scrittore dell'Enciclopedia Metodica dell’Architettura, introduce la formulazione teorica dei concetti di tipo e modello: in particolare, il modello, inteso secondo l’esecuzione pratica dell’arte è un oggetto che si deve ripetere tal qual è; il tipo è, per il contrario, un oggetto secondo il quale ognuno può concepire delle opere che non si rassomiglieranno tra loro. Tutto è preciso nel modello, tutto è più o meno vago nel tipo.

I confini tra modello e tipo saranno spesso assai labili e la tipologia edilizia inizia ad essere strumento indispensabile di progettazione (e quindi di realizzazione), non tanto come metodo di analisi delle necessità, quanto come catalogazione di prototipi che hanno già definito e risolto quelle necessità stesse. Quincy ebbe modo di seguire con attenzione le trasformazioni della Parigi rivoluzionaria e quella napoleonica in seguito, offrendo una definizione che costituisce un riferimento generale per gli architetti illuministi.

La sua definizione di modelli e tipo è un modo di esprimersi non causa ma un modo di interpretare gli edifici in modo concreto. Per edifici inventati ex novo, per la prima volta, che rappresentavano la trasformazione in atto dei cambiamenti della società. I nuovi edifici infatti sono una estensione, per così dire, del nuovo potere politico. Si ci riferisce a strade, fognature, illuminazione, servizi base di una nuova città etc..

Per la vastità dei problemi da affrontare, i confini tra tipo e modello saranno presto abbastanza labili. I prototipi diventano, di frequente, i modelli da confermare nelle diverse realizzazioni, soprattutto nella loro diffusione dalle città capitali a quelle minori e provinciali.

Tutta una serie di autori pongono in rilievo il bisogno che i tipi edilizi forniscano regole di facile assimilazione e di possibile trasmissione. Vi è quindi una proliferazione dei trattati, in corrispondenza con gli interventi edilizi reali, che ha soprattutto una funzione didattica. Elaborano ipotesi di architetture per sono necessarie a quel tempo. Questo tipo di circolazione di prototipi è una necessità per lo sviluppo dell’epoca.

Per Boullè, ad esempio lo scopo dell’architettura è quello di garantire il benessere del pubblico e del privato e i mezzi dell’architetto sono la convenienza ed economia. I trattati futuri saranno debitori di questa impostazione, tramite tipologie e modelli, e nelle scuole politecniche si diffonde questa visione di trasmissione del sapere scientifico. La tipologia edilizia inizia ad essere uno strumento importantissimo di progettazione e realizzazione. Si passa poi dall’architettura civile a quella residenziale e ad un movimento definito funzionalista. Nel novecento il suolo viene misurato e diviso tramite strumentazioni precise e l’architettura si adegua e le tipologie si adattano alla massima edificabilità in rapporto ad

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 0fiorina990ca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Colavitti Anna Maria.
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