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Parte 1: Analisi di bilancio e previsione finanziaria

La riclassificazione del bilancio d'esercizio (Capitolo 1)

Analisi finanziaria e analisi di bilancio

Si definisce analisi di bilancio quell’insieme di tecniche di indagine che, attraverso l’esame dei valori riportati nel bilancio d’esercizio, offrono un quadro conoscitivo della gestione aziendale nel tempo. Il bilancio d’esercizio costituisce la documentazione contabile di sintesi in cui sono rappresentate l’insieme delle risorse a disposizione per lo svolgimento dei processi produttivi (capitale) ed il risultato economico (utile o perdita) relativo ad un determinato periodo di tempo. La prospettiva nella quale si colloca il bilancio d’esercizio è il normale funzionamento dell’impresa.

È predisposto per due finalità:

  • Controllare la dinamica della gestione sotto l’aspetto reddituale, finanziario e patrimoniale, per fare il punto della situazione attuale e orientare il profilo della gestione futura.
  • Adempiere agli obblighi informativi esterni imposti dalle norme civilistiche. Le società devono periodicamente mettere a disposizione degli stakeholder un complesso di informazioni che consentono di esprimere giudizi in merito alla gestione sotto il profilo economico, finanziario e patrimoniale.

Il sistema informativo minimo è costituito dal bilancio pubblico che a sua volta si divide in:

  • Prospetti base: stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.
  • Documenti supplementari: relazione sulla gestione, relazione dei sindaci, prospetto riassuntivo dei dati di bilancio essenziali delle società collegate, bilancio integrale delle società controllate, bilancio consolidato e relazione sulla gestione di gruppo.

Per le società quotate in borsa è richiesta inoltre la relazione di certificazione del bilancio e la relazione semestrale e trimestrale degli amministratori.

Riclassificazione del bilancio

Riclassificare il bilancio significa rielaborare e riesporre in forma appropriata informazioni e valori in modo da rendere possibile l’applicazione di tecniche di analisi. L’obiettivo è quello di aumentare il grado di comprensibilità e di interpretazione delle informazioni. Consente dunque di:

  • Individuare aggregati significativi dell’attivo, del passivo e del conto economico e di renderli confrontabili nello spazio e nel tempo.
  • Applicare indicatori di bilancio a classi di valori omogenee.

Riclassificazione dello stato patrimoniale

Lo stato patrimoniale fotografa ad una certa data la consistenza del capitale di funzionamento e i diritti che gli investitori/finanziatori vantano su di esso. Si compone di due parti:

A) Attivo patrimoniale

Rappresenta il capitale investito dall’impresa cioè le risorse finanziarie e liquide più gli investimenti in attesa di essere realizzati/trasformati in forma liquida alla data di redazione del bilancio.

B) Passivo patrimoniale (e netto)

Esprime le fonti di copertura finanziaria del capitale investito. Inoltre, misura i diritti (remunerazione e restituzione del capitale) dei finanziatori sulle attività.

Criterio finanziario

I componenti dell’attivo (investimenti) vengono classificati in base alla loro liquidità ovvero l’attitudine a trasformarsi in risorse monetarie entro il breve termine. Si distinguono in:

  • Attività a breve termine: destinate a tradursi in moneta entro i 12 mesi.
  • Immobilizzazioni: partecipano a più cicli economici producendo ricchezza finanziaria oltre i 12 mesi.

Entrambe vanno valutate al netto dei fondi di rettifica presenti nel passivo (fondi di ammortamento, fondi di svalutazione ecc.). La liquidità di un investimento è valutata in ipotesi di continuità della gestione.

I componenti del passivo (fonti di finanziamento) vengono classificati in base alla loro esigibilità ovvero l’attitudine a richiedere esborsi monetari entro oppure oltre l’esercizio. Si distinguono in:

  • Passività a breve termine: debiti che devono essere rimborsati entro un anno o che l’impresa può restituire in qualsiasi momento.
  • Passività consolidate: debiti con scadenza oltre l’anno.
  • Capitale netto: differenza fra il valore dell’attivo e i debiti che esprime il diritto residuale dei portatori di capitale di rischio sulle attività aziendali (non ha alcun obbligo temporale di rimborso).

Il capitale circolante netto operativo (CCON) è dato dalla differenza fra le attività e le passività a breve termine (crediti correnti + magazzino - debiti correnti). Fornisce indicazioni riguardo alla presenza di equilibrio finanziario secondo cui i fabbisogni durevoli devono essere finanziati da fonti stabili mentre i fabbisogni variabili devono essere coperti da fonti a breve termine. Se assume un valore positivo significa che esiste un surplus di investimenti liquidabili a breve rispetto agli impieghi finanziari a breve.

Dunque l’impresa dovrebbe essere in grado di far fronte ai debiti in scadenza senza ricorrere alla liquidazione di investimenti destinati a produrre ricchezza nel lungo periodo e/o senza contare sul rinnovo o sulla sostituzione dei debiti giunti a maturazione. Il CCN è positivo quando parte delle attività a breve termine è finanziata da debiti consolidati o da capitale di rischio (la cui somma costituisce il capitale permanente). Se assume un valore negativo, cioè se le passività a breve termine superano le attività a breve termine, significa che c’è un’inadeguata relazione tra il profilo temporale degli impieghi e delle fonti di finanziamento.

Attività a breve termine

All’interno delle attività a breve termine si distinguono:

  • Liquidità immediate: risorse monetarie già disponibili (cassa e banche).
  • Liquidità differite: crediti di natura commerciale o finanziaria con scadenza entro i 12 mesi.
  • Magazzino: rimanenze di materie prime, semilavorati e prodotti finiti + anticipi a fornitori - anticipi da clienti.

Il margine di tesoreria è dato dalla differenza tra le attività a breve termine al netto del magazzino e le passività a breve termine. Offre indicazioni riguardo all’equilibrio finanziario di brevissimo periodo cioè la capacità dell’impresa di rimborsare i debiti in scadenza senza contare sulla monetizzazione del magazzino. Se assume un valore positivo esiste un eccesso di disponibilità monetarie ovvero il magazzino trova integrale copertura finanziaria nei debiti permanenti.

Quindi un’impresa il cui bilancio mostra un CCN e un margine di tesoreria positivi appare dotata di un’adeguata relazione fra la scadenza degli impieghi e delle fonti anche nel brevissimo periodo.

Immobilizzazioni

All’interno delle immobilizzazioni si distinguono:

  • Immobilizzazioni materiali: beni fisici destinati a partecipare a più processi produttivi la cui dismissione avviene al termine della vita economico-tecnica (es. impianti e macchinari).
  • Immobilizzazioni immateriali: attività intangibili, per le quali l’impresa ha dovuto sostenere dei costi al fine di acquisirne la disponibilità, che esprimono la struttura operativa dell’impresa (es. brevetti e marchi).
  • Immobilizzazioni finanziarie: crediti finanziari e commerciali con scadenza oltre l’esercizio, titoli e partecipazioni delle quali non è prevista la cessione nel breve termine.

Il margine di struttura è dato dalla differenza tra il capitale netto e il totale delle immobilizzazioni. Indica la capacità di copertura dei fabbisogni di capitale immobilizzato con capitali permanenti. Se assume un valore positivo l’impresa ha un’elevata solidità patrimoniale perché i mezzi propri coprono integralmente tutti gli investimenti durevoli. Se assume un valore negativo non è necessariamente segno di squilibrio ma è necessario che le immobilizzazioni siano finanziate almeno da capitali permanenti (il CCN deve essere positivo).

Il saldo di liquidità è dato dalla differenza tra le liquidità immediate e i debiti a breve termine.

Problemi in sede di riclassificazione

  • Azioni proprie in portafoglio: l’acquisto di azioni proprie da parte dell’impresa (buy back azionario) è evidenziato in bilancio dalla presenza nell’attivo della voce “azioni proprie” e nel patrimonio netto di un fondo corrispondente. Si possono detenere azioni proprie in portafoglio con la prospettiva di un loro futuro annullamento al quale si accompagnerà la riduzione di capitale sociale. La loro riclassificazione nell’attivo a breve termine piuttosto che tra le immobilizzazioni finanziarie va decisa avendo riguardo all’arco temporale durante il quale resteranno di proprietà dell’impresa dipende dall’obiettivo del buy back e dalle condizioni prospettiche del mercato azionario.
  • Finanziamenti da soci o da altre società del gruppo: se tale finanziamento si configura come un apporto di fondi destinato a perdurare indefinitamente può essere considerato un componente del capitale netto.
  • Ratei e risconti: entrambi sono compresi nelle attività/passività a breve termine. L’inclusione dei ratei non produce problemi perché sono ricavi o costi di competenza dell’esercizio in chiusura che produrranno entrate o uscite nell’esercizio successivo. L’inclusione de risconti, cioè ricavi e costi non maturati di competenza dell’esercizio successivo che hanno già prodotto entrate e uscite, invece è giustificata se vengono considerati come una sorta di credito o di debito del periodo amministrativo appena terminato nei confronti del successivo.
  • Fondi per rischi e oneri: deve essere valutata caso per caso la natura di debito a breve o consolidato.
  • TFR: rappresenta un debito verso i dipendenti e va compreso tra le passività consolidate.

Criterio funzionale

La riclassificazione secondo il criterio funzionale consente di collegare i componenti dell’attivo e del passivo alle aree gestionali che li hanno originati. Questa modalità di aggregazione permette di apprezzare la dimensione degli investimenti collegati alle diverse aree gestionali e costituisce la base di partenza per analizzare la dinamica finanziaria passata e futura.

La gestione caratteristica è costituita dal complesso di operazioni nelle quali trova espressione l’oggetto principale dell’attività dell’impresa. Si esprime tramite le operazioni di acquisizione e di impiego dei fattori produttivi, di trasformazione, di commercializzazione, di vendita e di amministrazione poste in essere dall’organizzazione per soddisfare il mercato di riferimento. Si articola a sua volta in:

  • Gestione operativa corrente: comprende tutte le attività ripetute seguendo cicli che si rinnovano continuamente.
  • Gestione operativa non corrente: comprende operazioni che pur essendo funzionali alla produzione e alla vendita dei prodotti non si realizzano seguendo un ciclo operativo.

La gestione extra-caratteristica è costituita dall’insieme delle operazioni che sono estranee all’attività tipica dell’impresa, identificabili in via residuale e riconducibili ad aree gestionali di natura diversa. Si tratta in particolare di operazioni i cui effetti sono neutrali rispetto all’efficienza economico-tecnica dei processi direttamente finalizzati alla realizzazione dell’attività principale dell’impresa. Ad essa sono attribuite le seguenti aree gestionali:

  • Finanziaria
  • Patrimoniale
  • Accessoria e straordinaria
  • Fiscale

Gli impieghi della gestione caratteristica sono separati da quelli della gestione extra-caratteristica indipendentemente dalla scadenza delle poste e dei valori iscritti:

A) Crediti correnti

Sono costituiti dai crediti commerciali (al netto del fondo svalutazione crediti) ovvero crediti verso clienti e crediti verso società controllate e collegate purché derivino da operazioni di natura commerciale e da tutti gli altri crediti legati alla gestione operativa corrente (es. crediti verso dipendenti).

B) Magazzino

Non è rilevante procedere ad una valorizzazione che tenga conto degli anticipi incassati dai clienti e versati ai fornitori. Ciò che conta non è il profilo temporale della monetizzazione del magazzino ma la sua natura di investimento connesso all’attività operativa corrente.

C) Immobilizzazioni operative nette

Sono formate dalle immobilizzazioni materiali, immateriali (entrambe al netto dei fondi di ammortamento) e finanziarie quando quest’ultime sono funzionali allo svolgimento dell’attività tipica dell’impresa (es. crediti finanziari verso società controllate e collegate).

Capitale investito operativo (CI) = crediti correnti + magazzino + immobilizzazioni operative nette

D) Attività accessorie

Sono costituite da investimenti che l’impresa potrebbe alienare in qualsiasi momento senza recare pregiudizio alla sua attività caratteristica (es. investimenti in immobili civili).

E) Attività monetarie

Rientrano all’interno della gestione patrimoniale (cassa e banche, titoli di pronto realizzo).

Le fonti sono riclassificate in base all’origine dei finanziamenti:

A) Debiti correnti

Si tratta di finanziamenti direttamente connessi allo svolgimento dei processi di acquisto-trasformazione-vendita che si rinnovano continuamente (es. debiti vs fornitori, debiti verso agenti e rappresentanti, fondi rischi e oneri operativi ecc.).

B) Debiti finanziari

Non hanno in comune la scadenza del rapporto creditizio ma la natura dei debiti nel senso che derivano da contratti di finanziamento negoziati nell’ambito delle strategie finanziarie decise dall’impresa (es. debiti a breve verso le banche, mutui, prestiti obbligazionari ecc.).

C) Fondo TFR

Accoglie gli accantonamenti effettuati per l’indennità di fine rapporto che deve essere liquidata ai dipendenti quando lasciano l’impresa. È composto da una quota maturata nell’esercizio e dalla rivalutazione delle quote degli anni precedenti. Può essere interpretato come un:

  • Debito corrente poiché deriva dalla remunerazione differita di un fattore della produzione riconducibile al ciclo dell’impresa.
  • Finanziamento accordato dai dipendenti all’impresa che viene remunerato periodicamente tramite il meccanismo di rivalutazione del fondo.

D) Patrimonio netto

Comprende il capitale sociale, le riserve e l’utile/perdita dell’esercizio. Un bilancio riclassificato secondo il criterio funzionale permette di individuare alcuni importanti aggregati:

  • Capitale circolante netto operativo (capitale circolante commerciale): si ottiene sottraendo alle attività correnti (crediti correnti + magazzino) i debiti correnti. Esprime il fabbisogno finanziario derivante dai ripetitivi processi di acquisto-trasformazione-vendita che non ha trovato copertura nei debiti correnti. La sua dimensione dipende in primo luogo dalla lunghezza del ciclo operativo e successivamente dalle politiche di pagamento dei fornitori e di incasso dei clienti.
  • Capitale investito netto operativo (Cin): dato dalla somma del capitale circolante commerciale e delle immobilizzazioni operative nette. Misura il complesso degli investimenti netti al servizio della gestione caratteristica.
  • Posizione finanziaria netta: costituita dai debiti finanziari (compreso il TFR) al netto delle attività monetarie. Misura l’effettivo stock di debiti dell’impresa.
  • Posizione fiscale netta: dato dalla differenza tra i debiti e i crediti tributari. I primi sorgono come conseguenza della produzione di utili mentre i secondi derivano dal versamento di acconti d’imposta effettuati nel corso dell’esercizio e/o dall’esistenza di imposte liquidate in un periodo che precede l’esercizio al quale sono competenti.

Riclassificazione conto economico

All’interno del conto economico sono riportati i ricavi conseguiti e i costi sostenuti in un dato esercizio. Dalla loro contrapposizione deriva il risultato d’esercizio. Per valutare l’economicità di un’impresa non è però sufficiente osservare il risultato netto, ma occorre evidenziare come si è formato, individuando i risultati intermedi che diano conto dell’efficienza delle singole aree gestionali.

Il conto economico riclassificato sfrutta uno schema a scalare che, partendo dal fatturato o dal valore di produzione, attraverso la considerazione di gruppi omogenei di componenti positivi e negativi di reddito, misura risultati intermedi e infine il risultato d’esercizio. L’elemento in comune di qualsiasi schema di riclassificazione è la separazione del risultato della gestione caratteristica dagli oneri e proventi correlati alla gestione finanziaria, alla gestione accessoria, alla gestione straordinaria e alla gestione fiscale. Gli obiettivi sono:

  • Misurare ed isolare il risultato della gestione tipica.
  • Apprezzare l’efficienza dei processi di acquisto-trasformazione-vendita.
  • Valutare gli effetti delle politiche finanziarie, degli eventi di natura eccezionale e del prelievo fiscale sul reddito operativo.

Il conto economico può essere riclassificato adottando uno dei seguenti schemi:

  • Valore della produzione e valore aggiunto.
  • Fatturato e costo del prodotto venduto.
  • Valore e costo della produzione (disposto dal legislatore per la redazione del bilancio civilistico).
  • Costi fissi e variabili.

Conto economico a valore della produzione e valore aggiunto

Il criterio guida utilizza...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca.pecosbil di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Ferrari Andrea.
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