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FINANZA AZIENDALE PRIMA SEZIONE: IL VALORE DELL’IMPRESA

06.10.2022

Le grandezze che caratterizzano le dinamiche funzionali di un’impresa sono:

I. REDDITUALE: si intende una grandezza che riguarda la parte economica

(= tutti quei fatti che accadono in un determinato periodo di tempo,

definito esercizio). Ciò che noi registriamo in conto economico sono quei

positivo

fenomeni divisi in (ricavi, che permettono una generazione di

negativo

ricchezza) e in (costi). La dinamica reddituale misura ciò che

accade in un determinato periodo di tempo per quanto riguarda i ricavi e i

costi: è dunque una analisi di periodo. Questi due movimenti fanno parte

di quell’aggregato reddituale: da un punto di vista economico è ciò che

accade in quel determinato momento di tempo. Costi e ricavi sono fatti

economici che accadono in un lasso temporale. La differenza tra ricavi e

costi mi deve dare un equilibrio, un risultato positivo (ricavi>costi).

Grandezza reddituale = il Conto Economico esprime la grandezza

 reddituale che varia in azienda nell’arco temporale di un esercizio

(ricavi, costi, perdite straordinarie, ammortamenti, etc.)

II. PATRIMONIALE: lo stato patrimoniale è la fotografia che si fa in un

attività

preciso momento dell’azienda, in cui osserviamo le (pluriennali, o

immobilizzazioni, di lungo periodo e le attività di breve periodo, che

passività

appartengono all’attivo circolare) e le (commerciali e finanziarie).

tangibile intangibile

Ha un valore (es: immobilizzazioni materiali) o (es:

immobilizzazioni immateriali, crediti, debiti, …). L’equilibrio patrimoniale si

ottiene quando l’attivo è superiore al passivo (più il patrimonio netto è

alto, più l’azienda è patrimonialmente solida);

flussi di cassa in entrata e in uscita

III. FINANZIARIA: riguarda i generate o

assorbite nel periodo. Si vede nello stato patrimoniale e fa evincere quelle

che sono le capacità finanziarie (la disponibilità liquida e il debito

finanziario) che un’impresa ha. Nel momento in cui le uscite sono maggiori

delle entrate, le cose in aziende non stanno andando bene.

Debiti finanziari = debiti che generano degli interessi passivi come i

 debiti verso la banca.

Effetto Parmalat = fare nuovi debiti per pagare debiti precedenti.

 La dimensione finanziaria è espressione della cassa, la quale fa

 emergere l’entrata e l’uscita fisica di capitali (il portafoglio è

espressione di una dinamica finanziaria): debiti e crediti.

Queste tre grandezze non sono isolate, ma sono strettamente correlate l’una con

l’altra, dal momento che se ne tocco una ci sarà un effetto che andrà a colpire le

altre. L’impresa, infatti, è un concetto unitario, e per governarla occorre avere

uno scenario di 360°.

Un’azienda per andare bene non deve necessariamente produrre utile, ma deve

quantomeno tenere in equilibrio queste tre grandezze.

È importante sapere come viene finanziata l’impresa perché senza capitale

l’impresa non funziona. Capitale e lavoro sono i due fattori principali che

consento all’impresa di muoversi.

Tali forme di finanziamento si dividono in due macro categorie:

INTERNO (che nascono dall’impresa; fanno riferimento a ciò che l’azienda

 è in grado di produrre autonomamente). Esso può essere generato da due

eventi: abbiamo la possibilità di finanziare l’impresa attraverso dei

disinvestimenti che molto banalmente sono il fatto di avere delle

immobilizzazioni materiali (un macchinario che non serve più e viene

venduto oppure un fabbricato/capannone che non viene più usato e viene

ceduto a terzi e quindi si ottiene della cassa) oppure cash flow della

gestione (capacità di generare ricchezza che va ad alimentare anche la

liquidità, la sua capacità finanziaria)

*disinvestimenti = cessione di asset (componenti dell’attivo

patrimoniale che possono generare liquidità)

*cash flow della gestione = la ricchezza generata è in grado di

finanziare l’impresa,

l’azienda genera da sé i capitali necessari, senza rivolgersi a una

banca

ESTERNO (che vedono la loro origine al di fuori dell’impresa): si divide in

 capitale di rischio: i finanziamenti sul capitale di rischio hanno

o come risultato la richiesta di una partecipazione esterna sull’equity

aziendale attraverso, ad esempio, la cessione di parte del capitale

ad un fondo di private equity o l’azione di quotazione in borsa (IPO);

capitale di debito: può essere ordinario (accesso al debito

o bancario) o straordinario (attraverso l’emissione obbligazionaria) (i

bond = strumenti cartolari di debito). L’acquisto di obbligazioni

permette di incassare liquidità che verrà poi resa nel tempo;

strumenti ibridi: obbligazioni che possono essere trasformate in

o azioni, debito mezzanino, …

In finanza la parola fondamentale è RISCHIO: ogni strumento si misura in base

alla rischiosità insita che ha.

LA RICLASSIFICAZIONE DEL BILANCIO

Attivo composto da:

2 a. crediti vs. clienti;

b. immobilizzazioni (materiali o immateriali): sono dei costi pluriennali;

c. attivo circolante: rimanenze, disponibilità liquide e crediti;

d. ratei e risconti attivi.

Passivo composto da:

a. patrimonio netto: capitale sociale (sottoscritto dai soci), riserve (di utile,

che viene generata dalla ricchezza dell’impresa e accantonata, o di

capitale, ovvero quei valori che generati dal capitale dell’impresa, come la

riserva di rivalutazione), utile, che va ad aumentare la solidità

patrimoniale, o perdita di esercizio, che va a compattare il patrimonio

netto. L’utile può essere anche distribuito generando una uscita di cassa. È

pertanto un dato reddituale da registrare nel conto economico, è presente

nello stato patrimoniale, ed è una uscita di cassa se distribuito;

b. fondi rischi e oneri, dal momento che utilizziamo il principio contabile della

prudenza, che prevede l’accantonamento di parte del capitale per far

fronte ad un eventuale rischio;

c. trattamento di fine rapporto (TFR);

d. debiti (vs. fornitori, banche, obbligazioni, …);

e. ratei e risconti passivi.

Queste attività e passività da un punto di vista più finanziario rappresentano

fonti e impieghi. Le passività, pur avendo una accezione negativa, permette di

generare della cassa, che può essere investita o impiegata nell’attivo, senza il

quale non posso svolgere l’attività di impresa.

Questa classificazione ha un valore prettamente giuridico, formale, emanata da

(art. 2424 Codice civile).

un parlamento del Pertanto, necessita di essere rivisto e

riclassificato secondo diversi criteri:

LIQUIDITÀ: ha come elemento discriminante il tempo, che distingue ciò

 che è di breve periodo e di lungo periodo. Il principio base è di

trasformazione di una attività o passività in cassa. Il breve periodo indica

una attività o passività immediatamente trasformabile in cassa senza

avere delle grosse perdite

Attività di breve termine: il breve periodo indica una attività o passività

 immediatamente trasformabile in cassa senza avere delle grosse perdite

Liquidità immediate (cassa e titoli in scadenza a breve termine)

o (sono un asset che per natura è già liquido è ciò che l’azienda ha

già disponibile e che non si trasformerà in futuro);

Liquidità differite (crediti, ovvero ciò che in un lasso di tempo

o ragionevole si trasforma in liquidità, ed effetti);

Disponibilità (rimanenze, ratei-risconti attivi); impieghi di capitale

o che sempre in una logica di breve periodo possono trasformarsi in

un flusso di cassa in entrata (sono asset che sono a disposizione

dell’impresa ma non rappresentano cassa (non sono liquidi) 

“liquidità impegnate” perché sono oggetti che impegnano la

liquidità).

Attività di lungo termine:

 Immobilizzazioni, che vedono l’esaurirsi del loro compito nel medio

o lungo periodo:

Materiali = beni tangibili

 Immateriali = asset non tangibili (es. brevetti, licenze)

3 Finanziarie = le partecipazioni che un’impresa ha nel capitale

 sociale di altre imprese

Passività di breve termine:

 Debiti a breve termine (entro 12 mesi) (fornitori, banche, tributi),

o che nel breve termine si trasformano in uscite di cassa;

Ratei-risconti passivi

o

Passività di lungo termine:

 Debiti a lungo termine (mutui, tributari, ecc.), che hanno scadenza

o oltre il termine di esercizio;

Obbligazioni (strumenti cartolari erogati direttamente dalle imprese

o e che vengono sottoscritti da coloro che vogliono partecipare al

debito dell’impresa);

Tfr (accantonamento mensile che vede la sua manifestazione

o finanziaria nel momento in cui c’è l’interruzione del rapporto di

lavoro)

Patrimonio Netto: passività di lunghissimo termine, in quanto

 rappresenta il debito che ha l’impresa nei confronti dei soci e che questi

ultimi si vedono restituito solamente in fase di liquidazione

Capitale (non è di debito, ma è azionario, quindi proprio dell’azienda

o è la sua componente patrimoniale; rappresenta la solidità

patrimoniale), riserve, utili

Ci deve essere un equilibrio tra attività e passività di breve termine e quelle di

lungo termine.

PERTINENZA GESTIONALE: tiene in considerazione la natura delle voci

 considerate: riclassifichiamo le componenti dell’SP secondo la natura

commerciale o finanziaria delle voci dell’attivo e del passivo.

Per operare questa distinzione è necessario identificare come

correnti core business

“ ” le attività e le passività che riguardano il

aziendale, ovvero quelle transazioni patrimoniali inerenti

all’acquisizione delle materie prime, alla trasformazione di queste in

semilavorati e poi prodotto finito e la vendita dei materiali o

dell’erogazione dei servizi.

Attività correnti:

 Crediti commerciali: un diritto che vanta il titolare nel vedersi

o remunerare una quota del capitale. Questi crediti derivano dalla

vendita della merce al cliente e la susseguente dilazione del

pagamento da parte di esso;

Rimanenze: sono il magazzino che è a disposizione dell’impresa

o (materie prime, semilavorati, prodotti finiti). Un indicatore di

performance aziendale è quella della rotazione delle rimanenze in

magazzino, poiché tanto il magazzino gira, tanto più c’è un

beneficio;

Ratei e risconti attivi.

o

Passività correnti:

 Debiti commerciali: sono tutti quegli approvvigionamenti dovuti

o all’acquisto di materie prime/semilavorati e comprendono: acconti

(caparre versate all’atto formale della vendita, quando il bene non è

stato ancora fisicamente venduto), debiti verso fornitori

4 (pagamento dilazionato dopo aver acquistato la merce), tributi

(tasse da pagare al fisco).

Ratei e risconti passivi.

o

Nell’attivo corrente e nel passivo corrente non troviamo delle voci finanziarie (es.

debiti verso banche perché questi hanno natura finanziaria).

acquisizione

N.B. La parola corrente fa riferimento alla (ciò che acquisto per

realizzare un prodotto. Ciò che non si utilizzerà diventerà “rimanenze” in

trasformazione

magazzino alla fine dell’esercizio), (materia prima trasformata

cessione

diventa semilavorato/prodotto finito) e del prodotto dell’impresa

(vendita, si realizza un ricavo, cassa, entrata finanziaria. Se non lo vendi subito è

un credito).

La differenza tra queste due sezioni genera il Capitale Circolante Netto

Operating Working Capital

Commerciale (CCNC), o

Attivo Corrente – Passivo Corrente = CCNC

L'Operating working capital indica l’attivo corrente (cioè operativo) al netto del

passivo corrente. Il suo significato economico può essere esprimibile come

l’investimento, se il saldo è positivo, o il finanziamento, se negativo, determinato

dalla gestione corrente.

Questo permette di individuare una grandezza aziendale estremamente

importante: ci fa comprendere se l’azienda sta andando bene o male.

Il CCNC indica il capitale necessario per finanziare l’operatività

dell’impresa (ovvero la gestione corrente): necessario alla base del

finanziamento per l’acquisizione di fattori produttivi.

Se l’attivo corrente è maggiore (>) del passivo corrente, avremo un

 risultato maggiore di 0. Nel caso in cui l’attivo corrente sia maggiore del

passivo corrente (CCNC ha valore positivo), l’azienda sta investendo.

Se l’attivo corrente è minore (<) del passivo corrente, avremo un valore

 sotto lo 0. Con un Operating Working Capital minore di 0, si dice che

l’azienda si sta finanziando.

Tra i due qual è l’opzione migliore? Tra investimento e finanziamento, è meglio il

finanziamento (CCNC < 0). È meglio essere nel secondo caso, ovvero quando le

attività correnti sono minori delle passività correnti, questo perché l’attivo

corrente ha capacità di assorbire cassa, mentre il passivo corrente invece genera

cassa.

È meglio dunque finanziarsi aumentando i debiti verso fornitori in quanto, come

detto prima, il passivo corrente genera cassa invece di assorbirla (di norma

questi debiti commerciali verso fornitori o verso soggetti esterni che non hanno

la caratteristica di essere onerosi). Questo avviene perché non pagando il

fornitore per un certo periodo, l’azienda trattiene liquidità; mentre invece la

maggiore attività corrente mi porta a cercare un finanziamento da terzi, un

investimento bancario, il quale tuttavia si tratta di un finanziamento a titolo

oneroso (tasso d’interesse). Avere un Operating Working Capital < 0 significa che

l’azienda sta generano della cassa a titolo gratuito.

Questo è il caso di ristoranti e supermercati (B2C), i quali infatti hanno

disponibilità maggiori rispetto a un’azienda B2B, dove invece c’è un equilibrio tra

ciò che si incassa e i debiti verso i fornitori.

5 L’attivo circolante assorbe cassa, mentre il passivo corrente genera

cassa

L’attivo rappresenta gli impieghi di capitale; il passo rappresenta le

fonti di capitale (il modo in cui mi finanzio)

Avere un eccesso di rimanenze o non controllare adeguatamente i crediti

commerciali non è una attività buona. Inoltre, tanto più le rimanenze sono poche,

tanto più non ho crediti, tanto più l’azienda riesce ad essere performante.

La riclassificazione permette di osservare alcuni aspetti insiti nell'azienda non

direttamente rilevabili dallo schema richiesto dal Codice civile. 13.10.2022

Posso finanziare l’attività di impresa grazie ai fornitori: i debiti verso fornitori

sono una fonte primaria, ma i fornitori sono in grado di finanziare solo

parzialmente la mia attività.

Il CCNC rappresenta il capitale necessario per poter svolgere

 l’attività corrente.

Se le attività correnti sono di gran lunga maggiori delle passività correnti e non è

possibile modificare questo assetto, per coprire totalmente l’attività di impresa è

possibile rivolgersi al sistema bancario o al capitale proprio (equity).

Il CCNC non è sufficiente. Dal CCNC viene poi estrapolato

tutto ciò che ha un valore

strutturale (dunque di medio-lungo

periodo) nell’attivo e nel passivo.

Caratteristiche strutturali: mirate a

durare nel lungo periodo

Il NET ASSET rappresenta le risorse finanziare per il funzionamento

 totale dell’impresa, senza le quali non ne risulta possibile il

funzionamento, in quanto unisce caratteristiche correnti e strutturali.

CCNC + immobilizzazione tecniche + immobilizzazioni immateriali – TFR – altri

fondi = Capitale Investito Operativo Netto (NET ASSET)

Net Asset = debito netto + capitale proprio (patrimonio netto, equity). Indicano il

capitale necessario per far funzionare l’impresa.

Net Asset – Debito netto – Equity = 0

Tanto più io riesco a sviluppare valore con poche risorse, tanto più sono

efficiente.

Nel caso in cui l’impresa non possieda le risorse finanziarie necessarie, dovrà

chiedere un prestito (di solito in banca), tuttavia noi sappiamo che questi prestiti

hanno titolo oneroso.

6

È meglio che i NET asset siano bassi, perché ciò significa che il capitale

necessario per far funzionare l’azienda non è alto; se lo fosse, l’azienda avrebbe

bisogno di ulteriore capitale e sarebbe costretta a chiedere prestiti alla banca

(debiti vs banche) oppure ai soci (capitale sociale).

Le risorse necessarie possono essere finanziate da:

Capitale proprio (Equity)

 Posizione finanziaria netta (PFN)

 La PFN è data dalla somma algebrica tra le attività e passività finanziarie

 (complessive anche della cassa) ed esprime l’indebitamento netto

dell’impresa, se è più orientata verso il debito o riesce a gestire la

propria attività di impresa con i capitali che ha a disposizione.

La Posizione Finanziaria Netta (PFN) che è data dall’insieme dei debiti e dei

crediti finanziari. Insomma, la somma dei crediti finanziari a breve e debiti

finanziari a breve, a cui poi andremo a sommare i crediti finanziari a medio-lungo

periodo e togliere i debiti finanziari a medio-lungo periodo. Questa mi

rappresenta la PFN, cioè quanta liquidità/dispo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Scaud23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Finanza aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giardina Massimo.
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