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Filologia – Quali obiettivi, argomenti, metodi, edizioni etc.

Studio dei testi, della loro interpretazione, della loro esegesi.

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Filologìa s. f. [dal lat. philologĭa, gr. ιλολογία, comp. di ιλο- «filo-» e λόγος «discorso»; propr.

«amore dello studio, della dottrina»]. – Insieme di discipline intese alla ricostruzione di documenti

letterari e alla loro corretta interpretazione e comprensione, sia come interesse limitato al fatto

letterario e linguistico, sia con lo scopo di allargare e approfondire, attraverso i testi e i documenti,

la conoscenza di una civiltà e di una cultura di cui essi sono testimoni: f. classica, f. romanza, f.

germanica, f. slava, f. semitica, ecc., secondo che oggetto dello studio sia la letteratura e la civiltà

del mondo classico, le lingue e le letterature neolatine, quelle dei popoli germanici (antico inglese,

olandese, tedesco) ecc.; f. testuale, quella rivolta soprattutto alla ricostruzione critica dei testi; f.

d’autore: studio dei testi originali prodotti dall’autore, esaminati nel loro processo di scrittura e

creazione. Ecco perché si fa con i manoscritti autografi, perché così si può studiare la genesi del

testo attraverso le varie correzioni che l’autore fa, oppure, se abbiamo diversi manoscritti usciti

dalla penna dell’autore, possiamo analizzare le fasi di scrittura. Per il medioevo questo tipo di

filologia è estremamente rara perché sono pochi i manoscritti testimoni rimasti.

“Filologia [...] è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte,

lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un'arte e una perizia di orafi della

parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge

lento. Ma proprio per questo è oggi più necessaria che mai; è proprio per questo mezzo che essa ci

attira e ci incanta quanto mai fortemente nel cuore di una epoca del 'lavoro' , intendo dire della

fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuole sbrigare immediatamente ogni cosa,

anche ogni libro antico e nuovo: per una tale arte non è tanto facile sbrigare una qualsiasi cosa, essa

insegna a leggere bene, cioè a leggere lentamente, in profondità, guardandosi avanti e indietro, non

senza secondi fini lasciando porte aperte, con dita e occhi delicati.”

F. Nietzsche, Prefazione ad Aurora (1886)

“Una grande, importante utilità della filologia consiste in questo: che essa educa tecnicamente la

disposizione critica dell'uomo. La filologia stessa non è altro che critica; ad ogni passo essa ha

bisogno dell'intera critica, e solo nella filologia viene la critica esercitata nella sua interezza. Il fine

della filologia è la storia.”

Friedrich Schlegel, (Zur Philologie, 1797-1798)

La filologia romanza ha per oggetto di studio, prevalentemente storico e comparato, delle lingue e

letterature romanze o neolatine. Quindi studia soprattutto testi prodotti durante il medioevo (ma

ovviamente non solo, potrebbe studiare i testi scritti fino ai giorni nostri, in un’ottica di evoluzione

linguistica.) Nel caso del medioevo si parla di filologia della copia manoscritta.

Qual è la difficoltà che incontra la filologia? Facciamo un esempio per capirlo:

Commedia.

Dante, la Come facciamo a ricostruire esattamente il testo come aveva

scelto di presentarlo? I manoscritti che abbiamo non sono immuni da errori, magari

sono modificati o sono scorretti (a volte si apportano modifiche volontarie ai testi,

“interventi arbitrari”.) perché nell’atto di copiatura influivano vari fattori, quali il gusto

personale, le abitudini di scrittura, gli influssi dialettali etc. Sono quindi manoscritti

ibridati, imprecisi. Oltre a questo, influivano anche tutta una serie di fattori umani:

sonno, fame, freddo, digiuno. Essi incidono per forza di cose sulla qualità della copia.

Non c’era ancora l’idea di copiatura nel rispetto dell’autore, l’idea del testo

immutabile. Poi c’erano anche quei generi letterari i cui testi sono fatti a posta per

essere modificati e trasmessi con le varianti, ad es. Le chanson de geste: genere epico

francese, popolareggiante, trasmesso e composto dai giullari (a partire dal 1000

vengono composte per iscritto e i manoscritti sono conservati a partire dal

1100/1200). Queste chanson venivano cantate, declamate a voce dai giullari. Il

giullare, quando ripeteva il testo, non era tenuto ad essere fedele ad esso, non doveva

imparare tutto a memoria, imparava solo dei motivi, delle forme ricorrenti. Quindi

quando il testo veniva cantato poteva variare di volta in volta. Quando queste chanson

vengono messe per iscritto, dato che si consideravano materia popolare e non c’era

un autore, chi fece l’operazione si permise qualche libertà: si innovava il testo, si

componeva. Ed è per questo che la canzone nel medioevo si è estremamente

variegata e complicata.

La filologia sostanzialmente legge i testi, li interpreta, li commenta, ma al tempo

stesso li ricostruisce, li corregge. Il compito del filologo è quello di ricostruire i testi

per permetterne la leggibilità, proprio a partire da queste copie manoscritte che sono

incorrette e innovative rispetto all’originale. Il filologo deve proporre una forma del

testo che – in base alle proprie competenze e a seguito di una ricostruzione storica,

culturale e linguistica – deve essere prima di tutto leggibile (quindi il filologo deve

essere in grado di distinguere i versi, introdurre la punteggiatura qualora mancasse

etc.), poi deve essere corretto e infine deve avvicinarsi all’originale, essergli quanto

più prossimo possibile. Il filologo cerca di riportare il testo a uno stato quasi

primigenio, il più fedele possibile all’originale. Inoltre il filologo cura l’edizione critica

del testo. Ne deriva che qualsiasi testo medievale noi leggiamo oggi sia di fatto

un’interpretazione: non esiste praticamente mai un manoscritto, una copia, esistono

tante copie da mettere a confronto. O se c’è una sola copia, non potendo confrontarla,

potrebbe essere ancora più imprecisa e scorretta. C’è un detto, in filologia: “chi dice

copia, dice errore.” Riassumendo, il compito del filologo è proporre una versione del

testo, secondo certi propri criteri, il più vicino possibile a quello che poteva essere

l’originale.

Lingue romanze – [La prima che si sia sviluppata, anche in quanto a letteratura, è il

francese. Seguono quella spagnola ed italiana, i cui testi erano molto spesso un

riflesso della letteratura francese. Molti testi italiani della letteratura delle origini sono

di fatto traduzioni di testi provenzali. Francese: lingua parlata nel nord della Francia, il

provenzale è un’altra lingua, che si parlava nel sud della Francia. Come detto sopra, il

francese e il provenzale furono le prime lingue che produssero una florida letteratura

lirica, poetica.] Le lingue romanze sono quelle nate dal latino volgare, che si

sono sviluppate da esso. Il latino era la lingua che i Romani hanno esportato durante le

fasi di costruzione dell’impero. Era la lingua ufficiale dell’amministrazione imperiale, la

lingua parlata quotidianamente a Roma, la lingua dei commerci… insomma, era la

lingua internazionale. Le lingue locali, in varie parti dell’impero, vengono

progressivamente soppiantate dal latino, perdono importanza e lasciano solo delle

tracce. [*substrato; adstrato; superstrato.] Il latino era la lingua della cultura, dell’élite,

del prestigio. Si espande nella parte occidentale dell’impero, in quello orientale invece

si scontra col greco, che a sua volta si era espanso con le conquiste di Alessandro

Magno, e non riesce a soppiantarlo. Una volta che l’impero si scinde, le aree orientali

prenderanno il greco come lingua ufficiale, ma per i Bizantini durante il medioevo la

lingua ufficiale resta il latino. Dov’era parlato il latino? In Italia, nelle Gallie, nella

provincia iberica, nel Nord Africa e nella Dacia (attuale Romania, conquistata da

Traiano.) Non tutte queste terre parlano oggi lingue romanze, a causa delle invasioni

successive il latino ha ridotto la sua sfera di influenza: es. Inghilterra, Germania. In

Europa orientale, le invasioni slave durante il medioevo comportano un’ulteriore

riduzione della lingua latina in queste aree e di fatto solo la Romania mantiene la

lingua latina (il rumeno è una lingua romanza). Lo spagnolo, il francese e l’italiano

moderni sono delle lingue nazionali che vennero imposte per ragioni culturali e

politiche su tutto il territorio nazionale e hanno ridotto a dialetti gli altri volgari, altre

parlate che nel medioevo si erano sviluppate in piccole regioni. La frammentazione

delle lingue nel medioevo era parecchio evidente. In Italia abbiamo una coscienza

dialettale molto forte. galego portoghese

Da Occidente – Portogallo: nel medioevo qui si parlava il (lingua

galiziano-portoghese). Questa era la lingua che si parlava nella regione di Santiago de

Compostela, in Galizia, quindi la punta a nord ovest della Spagna e che si è estesa in

verticale lungo il portogallo. Era anche la lingua usata, per tradizione in Castiglia,

nell’ambito degli inni e della lirica, anche dopo che si era già sviluppata una lingua

nazionale. Un po’ come è stato per noi all’inizio il francese.

castigliano

Spagna: varie parlate. Il era la lingua che si parlava nella regione della

Cantabria (Spagna del nord) e che si è sviluppata poi nella Castiglia. Da questo volgare

deriva lo spagnolo ufficiale attuale, infatti grazie alla Reconquista, lo spagnolo

castigliano si espande in gran parte della penisola iberica. [Breve excursus storico:

prima c’erano i visigoti, fino alla conquista araba avvenuta nell’VIII sec. (700), la

Reconquista è in atto fino al 1492, quando termina con la presa di Granada: essa è

quindi un fenomeno storico durato 6 secoli. Fino a quella data, la Spagna è un

territorio diviso tra cristiani e arabi.] Le lingue che si parlano attualmente in Spagna

sono quelle che si sono sviluppate nei regni cristiani della Spagna del nord e che si

sono poi imposte sul territorio con la Reconquista cristiana. Però nel medioevo si

aragonese, asturiano, navajo.

parlavano vari dialetti: Tutti questi dialetti vengono poi

assorbiti dal castigliano, che quindi subisce varie influenze. Nel sud-est della Spagna

catalano,

invece si era sviluppata un’altra lingua, il che era la lingua del regno di

Aragona. Quando questo si espande lungo la fascia costiera della penisola iberica,

conquistando anche le Baleari, Valencia, ovviamente si espande anche la lingua. Per la

vicinanza geografica con la Francia, il catalano ha tratti che lo avvicinano al

provenzale. Lo spagnolo che si parla adesso ha tratti acquisiti anche dalle altre parlate

spagnole, dunque è più corretto parlare di spagnolo e non di Castigliano, che è la

lingua medievale. Nel nord della Spagna, nei paesi baschi, si parla una lingua che non

basco,

è derivata dal latino, non è romanza: il che è una lingua isolata, che ha

mantenuto una propria identità linguistica. C’era prima dell’avvento dei Romani.

francese provenzale.

Francia: due macro aree, quella del e quella del A nord si

l’antico francese

parlava (che un francese di oggi fa fatica a leggere), la lingua d’oil In

.

questa lingua si scrivevano le chanson de geste [oil era nel medioevo la particella

affermativa, voleva dire sì. È per questo che Dante parla di lingue del sì: italiano,

spagnolo. Sì < lat. Sic (così), in italiano e in spagnolo è rimasta questa particella. Nel

latino volgare per affermare si diceva sic. È un tratto caratteristico delle lingue volgari

che Dante individua. E per il provenzale Dante parla di lingua d’oc, lingue occitaniche.

Oc dal lat. Hoc (questo), che si usava nelle aree del sud per dire sì.] Da questa lingua

si svilupperà il francese moderno. La lingua d’oil era suddivisa in varie parlate, vari

normanno.

dialetti locali: es. Ogni regione aveva un volgare proprio, differente

nell’accento, nel lessico, nella fonetica, nella morfologia etc. Uno di questi volgari era il

franciano, la lingua di Parigi, che poi diventerà più tardi il francese ufficiale. Il franciano

non ha nel medioevo un immediato sviluppo sociale e culturale. Ma dal momento in

cui si installa alla corte del re di Francia diventa la lingua politica, in quanto quella

parlata nella capitale. Era anche una lingua di prestigio, poiché era la lingua parlata a

corte. Il francese si parlava anche nel sud dell’Inghilterra per un certo periodo. [Breve

excursus storico e culturale: nel periodo che va dall’800 al 900 gli abitanti della

Danimarca, ovvero i vichinghi, gli uomini del nord (normanni appunto) compiono delle

razzie lungo le coste. Essi erano infatti dei pirati e scendono lungo la Manica, in

Inghilterra, nel nord della Francia, nel mediterraneo. È un periodo estremamente

confuso per quanto riguarda i confini. Rollo, uno di questi pirati normanni che stava a

comando, verso la fine del 900 si installa nell’attuale Normandia, cioè nel nord della

Francia. La conquista. Di conseguenza diventa vassallo del re di Francia, perché crea il

ducato di Normandia giurando fedeltà al re. Nel 1066, Guglielmo il Conquistatore

(successore di Rollo) riesce a conquistare il regno d’Inghilterra, diventando quindi Re

per l’Inghilterra, ma rimanendo al tempo stesso, per via ereditaria, vassallo del re di

Francia, in quanto Duca di Normandia. I normanni parlavano la loro lingua, che era una

lingua germanica, però essendo comunque un’aristocrazia col tempo perdono l’uso

della propria lingua madre e finiscono per parlare francese, un francese che ha una

forte connotazione dialettale, un francese che è proprio della Normandia. E così

quando Guglielmo il Conquistatore prende l’Inghilterra, finisce per esportare quella

lingua anche lì. Con questo non è che l’Inghilterra smette di parlare la propria lingua,

quindi l’inglese, però l’aristocrazia normanna continuerà per un paio di secoli a parlare

francese in quei luoghi. E infatti ancora adesso la regina d’Inghilterra, quando approva

una legge, utilizza delle forma del francese antico, perché esso è rimasto nel

cerimoniale di corte, è rimasto questo fossile derivante dall’antico regno normanno in

Inghilterra. Però alcune parole che i normanni hanno portato in Inghilterra sono

rimaste nel lessico inglese. La corte dei Plantageneti e l’aristocrazia normanna in

Inghilterra sono estremamente interessate alla cultura e allo sviluppo di una

letteratura in lingua francese. Difatti si sviluppa una lingua e una letteratura anglo-

L’anglo-normanno

normanne. è la lingua francese che si parla nelle corti d’Inghilterra.

E molte opere letterarie vengono trascritte in anglo-normanno. Es. La Chanson de

Roland ci è nota solamente attraverso un manoscritto che è conservato ad Oxford e

questo manoscritto presenta una stratificazione dal punto di vista linguistico: infatti

possiede tratti originali continentali e tratti della lingua anglo-normanna, in cui è stato

sostanzialmente copiato. Un altro aspetto legato a questa vicenda storica: la materia

di Bretagna, che è alla base del romanzo cavalleresco. Ovvero la materia che racconta

le gesta di Re Artù, mago Merlino, i cavalieri della tavola rotonda, Lancillotto, Ginevra,

Tristano e Isotta etc. etc. Questi sono personaggi propri della cultura bretone, del mito

celtico. Sono tutte storie popolari della cultura degli abitanti originari della Bretagna,

che erano celti appunto. I Romani, quando conquistarono le terre d’Inghilterra e non

solo, trovarono insediati nella penisola britannica i Bretoni, popolazioni che parlavano

la lingua celtica… che era tra l’altro assai simile a quella parlata dai Galli, ma

comunque era una parlata propria della Bretagna, l’isola oltre la Manica. I Romani non

cancellarono i Bretoni: a fianco alla cultura latina permane una cultura bretone, che

quando l’impero cade, sopravvive e rimane la cultura prevalente di quei luoghi per

diverso tempo. Solo che anche la penisola britannica fu soggetta alle invasioni

barbariche e infatti presto arrivarono gli angli e i sassoni a conquistare quelle terre. La

lingua germanica parlata da queste popolazioni di invasori diventa sostanzialmente la

base dell’inglese medievale, mentre i parlanti bretoni rimangono confinati in delle

regioni marginali, si ritirano nelle aree a nord-est delle isole britanniche, nell’attuale

Galles, Cornovaglia, e poi in Scozia. In queste aree ad oggi si parla una lingua derivata

dall’antica lingua celtica. Ma facendo un salto temporale e tornando ai normanni, essi

esportano in Inghilterra una cultura francofona, un’entità politica che utilizza il

francese come lingua ufficiale, dando vita a un vero e proprio sincretismo culturale,

perché la mitologia e le storie celtiche rimangono vive e vengono assorbite dalla

cultura normanna, dai francesi quindi. Siccome questi miti e queste leggende celtiche

appassionano molto i francesi vengono commissionati testi che utilizzano i loro intrecci

e i loro personaggi. La materia di Bretagna dunque viene esportata in Francia: si

scrivono in lingua francese soggetti propri della cultura bretone. Perciò la materia

appartiene per tradizione all’Inghilterra, ma a corte si parla il francese e dunque si

creano questi testi in francese. Il ruolo del regno anglo-normanno è duplice, sia per

quanto riguarda la conservazione della cultura continentale francese (vedi la Chanson

de Roland), sia per aver importato in Francia la materia di Bretagna.] Al confine tra

Francia del nord e Francia del sud ci sono altre due parla

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Calipso97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Ghidoni Andrea.
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