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Fenomenologia delle arti contemporanee

Durante l'anno scolastico 2016/2017, il corso ha avuto come tema e linea guida “Dall’oggetto al corpo: Pop Art e Performance”. Il corso si è quindi diviso in due sezioni: nella prima metà è stata trattata la Pop Art nei suoi sviluppi, e nella seconda l’espressione artistica della performance. Gli esami si potranno sostenere da giugno, e saranno esclusivamente orali. Per poter sostenere l’esame, è necessario aver studiato 3 testi a scelta tra i seguenti:

  • Alastair Sooke, “Pop Art. Una storia a colori”, Einaudi 2016
  • Arthur Danto, “Andy Warhol”, Einaudi 2010
  • Luca Beatrice, “POP. L’invenzione dell’artista come star”, Rizzoli 2012
  • Sally O’Reilly, “Il corpo nell’arte contemporanea”, Einaudi 2011
  • Marina Abramovic, “Attraversare i muri”, Bompiani 2016
  • Hal Foster, “Pop Art”, postmedia books, 2016
  • “Warhol Factory Shore”
  • “Il corpo dell’artista”, 2006

A questi testi, sarebbe bene aggiungerne altri per approfondire un artista e/o un tema. Ecco altri libri che sono stati citati durante le lezioni:

  • “Il giovane Holden”, di Jerome Salinger
  • “La scimmia sulla schiena” e “Il pasto nudo” di William Burroughs
  • “Lolita” di Vladimir Nabokov
  • “On the road” di Jack Kerouac
  • “No logo” di Naomi Klein
  • “La filosofia di Andy Warhol” di Cindy Warhol
  • “L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica” di Walter Benjamin
  • “A sangue freddo” di Truman Capoti
  • “A” di Andy Warhol
  • “I diari di Andy Warhol” di Pat Hackett
  • Articoli di Luca Beatrice su Mario Schifano
  • “Autorotella” di Mimmo Rotella
  • “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” di Rimond Karvel
  • “Ragazzi di vita”, “Una vita violenta” e “Le ceneri di Gramsci” di Pasolini
  • “Quando Marina Abramovich morirà” di James Weastcott (pubblicato da John & Levi, collana di libri che pubblica le biografie di molti artisti)
  • “La svastica sul sole” di Philip Dick
  • “Colazione con Lucian Freud” di Geordie Greig
  • “Storia di ordinaria follia” di Charles Bukowski

È inoltre importante che entro la data dell’esame si siano viste diverse mostre. Oltre ai musei di arte contemporanea, è bene visitare le gallerie d’arte (Luce, Norma, Mazzoleno…) e gli spazi indipendenti. Qui di seguito sono riportati i consigli dell’insegnante in merito alle mostre e agli spazi espositivi del 2016/2017:

  • Venezia | Museo Correr
  • Bologna | Corto Maltese
  • Torino | Robert Mappelthorpe
  • Milano | Robert Frank
  • Cassel, Germania | dOCUMENTA

Film che sono stati citati durante le lezioni:

  • “Gioventù bruciata”
  • “Videodrome” di David Cronenberg
  • Film-biografie: “Pollock” e “Love is the devil” (Francis Bacon)
  • “Ossessione” di Luchino Visconti
  • “Roma città aperta” di Rossellini
  • “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica
  • “Quando le mogli vanno in vacanza”
  • “La cena delle beffe”
  • “Trash”, “Flesh”, “Heat”, “Dracula cerca sangue di vergine... E morì di sete!!!” e “Lonesome cowboy” di Andy Warhol
  • I peplum “Benhur” e “Cabiria”
  • “Maciste alpino”
  • “I shot Andy Warhol” e “Factory Girl”, film su Andy Warhol
  • “Basquiat”, “Lo scafandro e la farfalla” e “Before night falls” di Julien Schnabel
  • “Il sorpasso”
  • “I mostri”
  • “Domenica d’Agosto”
  • “La dolce vita” di Fellini
  • “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini
  • “Sebastien”
  • “12 anni schiavo”, “Hunger” e “Shame” di Steve McQueen
  • Per la fantascienza, “Johnny Mnemonic” di Robert Longo e “Blade Runner” di Ridley Scott
  • “Freak Show”

Infine, è bene documentarsi su Youtube per quel che concerne le performances o i video degli artisti.

Premessa

Per motivi di copyright, non mi è possibile vendere in allegato agli appunti le immagini delle opere. Per questo motivo, ho creato un pdf condivisibile con tutte le immagini delle opere, divise per lezioni. Lo trovate a questo link: https://goo.gl/G2htG8 Buono studio! Lucrezia Cusato

Lezione 1 (09-11-2016)

Introduzione

Quando comincia l’arte contemporanea? Non esiste una risposta univoca a questa domanda. Alcuni dicono che essa ha inizio alla fine dell’impressionismo, ma difficilmente l’arte di quel periodo può essere considerata contemporanea, poiché non ha grosse ripercussioni sul presente; ormai tutti conoscono l’impressionismo, e dunque ha perso la sua carica innovativa. Altri la farebbero cominciare con le avanguardie storiche, in particolare con il Futurismo, nato nel 1909 con la pubblicazione del suo manifesto su “Le Figaro” a Parigi (la ville lumière dove nasce anche il cinema, che si pensava che sarebbe stato niente più che una forma di intrattenimento destinata a scomparire in breve tempo); oppure nel 1917 con il primo ready-made di Duchamp, che sconvolge le tecniche della tradizione spostando un oggetto della vita quotidiana in un contesto artistico (non è più quindi il valore artistico dell’oggetto in sé, ma è il contesto a dare il valore ad un oggetto). Duchamp, può certamente essere considerato un artista contemporaneo, poiché quella che lui apre è una questione tutt’oggi dibattuta.

Le case d’asta hanno fatto un’ulteriore discrimine per quel che concerne la periodizzazione dell’arte, secondo il quale l’arte moderna (modern art) arriverebbe fino alla seconda guerra mondiale, seguita dall’arte post guerra (post-war art) e, successivamente, dall’arte contemporanea (contemporary art) negli anni ‘60. Non può tuttavia essere dimenticato lo sconvolgimento del 1989, anno in cui, oltre al muro di Berlino e ai fatti di Piazza Tienanmen, un uomo a Losanna brevetta il “www”. Internet rivoluziona e sconvolge il mondo, ed è quindi bene considerarlo in relazione alle nuove forme d’arte e quale trampolino di lancio nell’età contemporanea. Nonostante le innovazioni tecnologiche, però, oggi siamo in qualche modo privi di contenuti. L’arte italiana è ferma alla tradizione che va da Giotto a Canaletto, quindi circa sei secoli di arte. In realtà, avremmo la possibilità di vivere un’accelerazione incredibile grazie alla tecnologia, ma non è così. Molta arte oggi non può fare a meno di capire che i mezzi tecnologici sono fondamentali, e che dovrebbe sfruttarne i meccanismi. Dato che il corso tratta di “fenomenologia” si parlerà anche di cinema, di concerti come Woodstock (1962) e di politica… Non solo di arte in senso stretto. Al centro del discorso, però, resteranno sempre l’oggetto ed il corpo.

Lezione 2 (10-11-2016)

Cominciamo dagli anni che vanno dal 1955 al 1956, quali ingresso simbolico nell’arte contemporanea. Perché questa data? Arriva la televisione in Italia, ad esempio. La prima trasmissione in Italia fu “Lascia o Raddoppia” con Mike Bongiorno; l’idea di diventare milionari in lire (quindi circa 500€, che all’epoca erano una fortuna) rispondendo a dei quiz faceva impazzire gli italiani. In qualche modo, era un programma culturale. Una volta un uomo si presentò come un esperto in funghi, parlando a stento l’italiano: era John Cage, un compositore e teorico musicale statunitense la cui opera è centrale nell’evoluzione della musica contemporanea. All’epoca c’era solo il Primo Canale, e le trasmissioni cominciavano alle 17, perché prima si andava a lavoro. Solo successivamente sono nati altri canali. Altri media importanti erano la radio e il cinema, quest’ultimo con i cinegiornali: negli anni ‘50 parlavano di Miss Italia (nel fascismo erano divulgativi per il regime). Entrano in casa i piccoli elettrodomestici, che permettono alle donne di avere del tempo libero, incrementandone il lento processo di emancipazione. Nasce la società della plastica, coi suoi colori accattivanti e innovativi. Si diffonde il fotoromanzo, un tipo di racconto per immagini in cui i personaggi sono rappresentati da attori veri e noti al grande pubblico. Il racconto è costituito da fotografie scattate su un set simile a quello cinematografico. Per questo, il fotoromanzo è spesso definito un «film statico»; di norma parla di una tragedia e di una redenzione dei personaggi. Tutte queste innovazioni vanno considerate come segnali da parte delle persone più giovani che, nel loro tempo libero, spendono per potersi svagare. Chi non poteva studiare, invece, veniva immediatamente immesso nel mondo del lavoro.

E l’arte? Nel ‘56 muore Pollock, primo artista americano vero e proprio. In America, infatti, non vi era mai stata arte non contaminata da tradizioni o linguaggi europei, eccezion fatta per l’800 con James Audubon e Frederic Remington in pittura, e in letteratura “La lettera scarlatta” e “Moby Dick”. La rivista Life dedica due pagine a Pollock intitolando l’articolo: “è lui il primo vero artista americano?”.

Con Pollock potremmo quindi decretare la nascita dell’arte americana. Egli nasce a Cody, nel Wyoming, nel 1912. Costretto a viaggiare con la famiglia alla ricerca di lavori a causa della grande depressione del ‘29, cresce a contatto con la cultura dei nativi americani, coi quale scopre dei disegni rituali che non sono considerabili arte in senso stretto. Ha una formazione irregolare e soffre di gravi problemi di alcolismo fin da giovanissimo. Più che con gli studi presso la Scuola d’Arte, si forma guardando ai grandi del ‘900: dal Picasso di Guernica e degli anni ‘20 - ‘30 (da cui prenderà le grandi dimensioni delle tele) ai muralisti messicani (in particolare Siqueiros e Rivera), reinterpretandoli e accostandoli al surrealismo europeo. Anche sua moglie era una brava artista (Lee Krasner, il suo vero nome sarebbe Eleonor ma lo cambia a causa dell’ambiente artistico troppo maschilista), vissuta all’ombra di un marito alcolista. Sembra inoltre che Pollock abbia avuto anche qualche storia con la collezionista Peggy Guggenheim. Lavorò in uno studio a The Springs, alternando momenti di produttività a momenti di forte depressione. La sua modalità artistica è tutto meno che tradizionale: utilizza il proprio corpo in una sorta di danza sciamanica, spiritica, pre-performantica; non ha un pubblico davanti, ma l’esecuzione è parte integrante dell’opera finale. Anche il suo modo di vestire era particolare: t-shirt, solitamente nera, e pantaloni informali (invece di essere elegante come la maggior parte degli uomini dell’epoca). Pollock opera alle porte della contemporaneità, ma si porta ancora dietro la concezione romantica dell’artista tormentato, “maledetto”, misantropo (come Van Gogh e Friedrich), l’artista-genio influenzato dall’umore… Egli è una delle ultime espressioni di questo tipo di artista. Costituisce una sorta di ponte tra la rivoluzione più assoluta e un passato ottocentesco. Muore in un incidente automobilistico mentre era insieme a due ragazze, una delle quali muore. Questa fine, tra l’altro, ricorda la stessa dell’attore James Dean, anche lui morto prematuramente in un incidente d’auto. Il fatto che Life, una rivista non di arte ma bensì di cultura generale, gli dedichi un articolo è significativo. Bisogna poi porsi una domanda, alla quale non è possibile dare una risposta: Pollock sarebbe stato così famoso se un fotografo, Hans Namuth, non si fosse messo a documentare il suo operato?

La cultura americana negli anni ‘50

  • Nel 1951 viene pubblicato “Il giovane Holden”, di Jerome Salinger. il protagonista, pur avendo 13 - 14 anni, è un visionario. Anticipa la cultura della Beat generation.
  • Beat Generation = movimento giovanile caratterizzato dal rifiuto di norme imposte, le innovazioni nello stile, la sperimentazione delle droghe, la sessualità alternativa, l’interesse per la religione orientale, un rifiuto del materialismo, e rappresentazioni esplicite e crude della condizione umana. Della Beat Generation fanno parte inoltre i movimenti culturali del maggio 1968: l’opposizione alla guerra del Vietnam, gli Hippy di Berkeley e Woodstock.
  • Nel 1953 esce “La scimmia sulla schiena” (“Junky” in lingua originale), di William Burroughs, che anticipa il lavoro di Jack Kerouac. Scrisse anche “Il pasto nudo” (1959).
  • Nel 1955 viene pubblicato “Lolita” di Vladimir Nabokov.
  • Nel 1957 esce il film “La mosca” di George Langelaan.
  • Nel 1957 viene pubblicato “On the road” di Jack Kerouac, altro seguace della Beat generation nonché hipster.
  • Hipster = ostenta un’eleganza fintamente trasandata, porta la barba… gli hipster sono “cool”, rifiutano così tanto la moda da diventare alla moda.
  • Elvis Presley (anche conosciuto come “Elvis the Pelvis”; pelvis significa “bacino”, e rimanda al suo tipico ancheggiare durante i concerti) irrompe sulla scena musicale americana con “Heartbreak Hotel” (1956), uno dei dischi 45 giri più venduti della storia americana, e con “Jailhouse Rock” (1957). Qui nasce il Rock ‘n Roll, simbolo di una generazione che vuole superare i drammi della guerra e divertirsi.
  • Nasce anche la musica jazz, quella degli intellettuali e dei poeti della Beat Generation, ad esempio con Charlie Parker.
  • Risale a questi anni il film “Gioventù bruciata”, con James Dean. Entrambi interpretano la figura dei ribelli, l’equivalente cinematografico di Jackson Pollock. La traduzione letterale del titolo sarebbe “Ribelle senza motivo”. Il protagonista appare nella prima scena come completamente ubriaco, e il padre lo va prendere mentre viene trattenuto da un poliziotto. Il padre gli fa una breve ramanzina, senza sgridarlo troppo.
  • “Videodrome” di David Cronenberg.
  • “Happy days”, telefilm di amici che si ritrovano al bar. L’oggetto principale è un jukebox, che trasmetteva musica contemporanea tramite un disco 45 giri.

Nel 1950 (pubblicata nel 1951), una fotografa di moda e costumi di nome Nina Leen, scatta una foto a Pollock e agli “Irascibili”. Il Metropolitan Museum of Art organizza una grande mostra sull’arte americana, ma non invita gli artisti più importanti dell’epoca, quelli che simboleggiavano la cultura di quel periodo. Questi, capitanati da Barnett Newman, scrivono una lettera ufficiale di protesta allegando questa foto e ribattezzandosi, appunto, “Gli irascibili”. Nella foto sono vestiti da banchieri, come se fossero appena usciti da lavoro, e l’unico a non avere la cravatta è Pollock. Vi sono anche Mark Rothko, Willem De Kooning, Theodoros Stamos e Hedda Sterne. Caratterizzati da coraggio e indipendenza, questi artisti – che costituiscono il primo nucleo della cosiddetta “Scuola di New York” – esprimono negli esordi della loro ricerca una forte determinazione a liberarsi dal provincialismo e sono profondamente attratti e coinvolti dalle più nuove esperienze europee. In questo contesto, l’impatto della guerra gioca un ruolo fondamentale nella formazione degli artisti della Scuola di New York: caduti i miti razionali, ciò che sembra prevalere è il lato oscuro, irrazionale, imprevedibile della natura umana; da qui l’avvicinamento prima al surrealismo e poi a Jung e alle sue teorie sull’inconscio collettivo. Ecco che allora l’espressione artistica può avere il fine di scavare nel subconscio, trasformare colori e disegno in metafora della natura stessa della condizione umana e la ricerca cubista, opportunamente rielaborata, può costituirne un mezzo assai consono.

Non si può parlare di espressionismo astratto come di un gruppo di artisti che si raduna attorno ad un manifesto, bensì come di artisti che sono accomunati dal rifiuto di qualsivoglia tipo di realismo e l’adozione di una pittura astratta. Si va dal dripping gestuale di Pollock ad una gestualità più costruita come quella di Franz Kline, o alla colorfield painting con Rothko.

Robert Rauschenberg, “Bed” Robert Rauschenberg, “Monogram” Rauschenberg con “Bed” simboleggia la fine di un’epoca. È pittura? È scultura? Non è un’installazione, poiché non interagisce con lo spazio circostante. Un materasso ha una durata limitata nella vita di qualcuno, mentre il concetto di un’opera è eterno. È come se l’artista stesse sottraendo dal flusso della vita un oggetto rendendolo eterno, contaminandolo con la pittura. Nell’epoca del pre-consumismo l’artista rende immortali degli oggetti che diversamente sarebbero stati “consumati”. È un’opera New Dada. Combine painting = in “monogram” vi è un richiamo a Pollock per la pittura su

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Wakiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fenomenologia delle arti contemporanee e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Torino - Accademia Albertina o del prof Beatrice Luca.
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