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Appunti di etica: scienze della comunicazione

Identità e soggettività

Il punto di riferimento iniziale della soggettività è il post umano, fase storica che tende al superamento della centralità dell’uomo, enfatizza la figura dell’ibrido umano e fase nella quale la definizione di umano viene confrontata con vivente.

Nel corso dei secoli c’è stata la tentazione/arroganza dell'uomo di manipolare l'esistenza e la vita, ovvero di interferire con la natura ed intervenire per rimodellare la soggettività umana. Ciò mette in discussione l’umanità stessa e si parla di contaminazione tecnologica che ha creato un bisogno di necessità, ovvero un necessario intervento della tecnica della quale non si può più fare a meno e che trasforma la nostra concezione. La necessità e il bisogno scalfiscono sempre di più la nostra umanità e questa prevaricazione della tecnologia potrebbe portare ad una perdita del senso di consapevolezza: l’uomo non capisce di essere influenzato dalla tecnica.

Si parla quindi di funzionalità: l’uomo contemporaneo diventa funzionale al valore della tecnica.

Arnold Gehlen

Secondo il filosofo, antropologo e sociologo tedesco, “L’uomo è un essere carente”; egli ha bisogno del sostegno della tecnica per sopravvivere, a differenza degli animali che riescono ad orientarsi e a garantirsi la sopravvivenza nell'ambiente in cui vivono senza la necessità di un supporto tecnico. Nell'antichità l’uomo faceva riferimento alle divinità per spiegare ciò che non si poteva comprendere, fin quando non ha capito di poter trovare risposte in altro modo, acquistando la presunzione di poter gestire la vita in modo autonomo. Spinto verso l'ignoto, desiderando di poter mettere mano alla creazione, ha cercato rifugio nella tecnica. L'arroganza è stata manipolazione, sostituzione, guidata dal desiderio ma anche dal garantirsi l’unico vero obiettivo dell'uomo ovvero l’immortalità.

Per Gehlen quindi "la tecnica esonera l’uomo", infatti afferma che non comprende che questa sua presunzione abbia dato inizio a qualcosa che ha invaso la sua umanità.

Gunther Anders

Gunther Anders, filosofo e scrittore tedesco, ha parlato invece di “uomo antiquato”, ovvero un individuo che rischia di diventare antiquato a se stesso. L’uomo meccanizzato della rivoluzione industriale diviene sostituibile in quanto non ha più un ruolo nella fabbrica e affida alla macchina l’esecuzione del proprio lavoro, ciò lo trasforma in un essere funzionale e lo esonera da una partecipazione emotiva. L’uomo non è più in grado di intervenire e in questo modo si raggiunge una perdita di umanità. Principio disperazione: non è più lecito sperare perché la condizione in cui è arrivato l’uomo è irrecuperabile. Se Heidegger diceva che solo Dio ci può salvare, Anders dice che dopo la bomba atomica la salvezza non sembra più una realtà possibile.

Hans Jonas

Hans Jonas, un altro filosofo tedesco, parla invece di un principio di responsabilità: avverte nell'uomo la possibilità di recuperare la consapevolezza perduta e affida al genitore ed ai politici la guida delle nuove generazioni. Ha quindi una visione meno apocalittica di Anders, in quanto ritiene di poter fare appello al residuo di umanità dell'individuo. Il concetto di responsabilità è presente in tutti gli ambiti della nostra esistenza ed è un componente individuale dell'essere umano che presume il rispetto della propria identità e di quella degli altri.

L'individuo ha un momento di nascita (nella cultura occidentale) e un momento di morte (epoca tecnologica) in cui muore quell'individuo che è un’entità indivisibile: l'atomo sociale, quell'entità che fa parte di una specie e si riconosce come componente di una identità. Viene meno il suo bagaglio di significati valoriali; scompare l'individuo autonomo e con lui quella consapevolezza che aveva dinanzi a sé.

Nel momento in cui consideriamo questa definizione ci rendiamo conto che l’uomo ha sempre fatto parte di un gruppo, di un contesto sociale che gli ha permesso di definire il proprio ruolo. Alla società individualista si contrappone una connotazione di olistica (tutto rispetto all'individuo), che riconosce una disposizione di tipo gerarchico.

Visione olistica

Visione globale dell’essere umano in quanto tale (OLOS = TUTTI). Il sistema di valori di una struttura antica, vedeva l’uomo come parte del tutto e questa era una realtà che permetteva ad ognuno di svolgere un compito. La politica è un'espressione della tecnica (tecnica regia) che consentiva l'inserimento dell'individuo nella collettività, offrendogli un ruolo definito. Il ruolo da protagonista o compartecipe cambierà nel corso dei secoli, diminuendo a causa dell’apparato tecnologico. Cambia il significato di specializzazione. La tecnica riduce la partecipazione individuale e la meccanizza; l’uomo diventa un semplice esecutore di un progetto tecnico.

Con il cristianesimo si affronta quel momento storico nel quale la cultura occidentale inizia a sottolineare l'importanza dell’anima; in questo modo si aggiunge un ulteriore valore alla definizione di individuo.

Nell’epoca moderna invece viene dato rilievo al concetto di società e crolla la definizione dell’individuo come parte del tutto. La società definisce in maniera diversa l’individuo e introduce valori di uguaglianza e libertà (sanciti dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo). L’uomo diventa portatore di valori e le cose iniziano ad avere un nuovo peso in quanto la società diviene di carattere mercantile, dove il prodotto (merce di scambio) comincia ad assegnare all'individuo una posizione sociale diversa, in quanto si stabilisce una relazione differente tra chi produce e chi detiene che consente di rivestire il ruolo e permette dei privilegi.

Uguaglianza e libertà cominciano a doversi misurare in un ambito in cui l’aspetto tecnico-produttivo dell'oggetto crea differenze. La tecnica ha quindi definito i limiti dell'individualità.

L’uguaglianza viene sancita da un piano economico, giuridico e legale. Se viene definita da un sistema di mercato, e differenzia colui che possiede da colui che non possiede, non possiamo parlare di uguaglianza ma di differenziazione sul piano economico.

Il denaro, in quanto prodotto tecnico nel sistema economico, stabilisce e definisce delle differenze tra individui "uguali" e crea un distacco tra un individuo ed un altro (differenze valoriali). La differenziazione dell'economia dà rilievo al ruolo e al significato della merce, perché la merce posseduta consente di rivestire un ruolo e una posizione che permette privilegi rispetto a chi non ne ha. Essa consente di fare differenze tra individui.

Uniformità e conformismo

Diffuso nell’epoca tecnologica, esso non è altro che un appiattimento individuale che ha come conseguenza l’esito di una deindividualizzazione = perdita individualità, con una revisione del concetto di personificazione. La persona viene privata di quel sistema di valori che l’ha definita nella sua identificazione strutturale; non condividiamo più emozioni, però tutte le persone pensano allo stesso modo o comprano le stesse cose soprattutto a causa della TV, guardata da tutti e che ci stacca dagli altri.

Due sono le soluzioni per il recupero dei valori:

  • Rinuncia: riduzione dell'interferenza della tecnica sull’autonomia individuale. L’ipotesi è però impraticabile, perché la nostra struttura sociale è definita da un’esistenza di tipo tecnologico.
  • Consapevolezza del limite

Bioetica

Disciplina nata negli ultimi anni che stabilisce dei confini per delimitare l’avanzare della tecnica. È nata per creare una sinergia tra i vari atteggiamenti (culturali, sociali, religiosi ecc); per coordinare una tutela condivisa per l'organizzazione tecnologica dell’esistenza umana. È quindi un insieme di riflessioni che rimandano a idee e teorie etiche, teologiche, filosofiche ecc. Dato che la razionalità dell'uomo è stata messa in discussione dal progresso, la Bioetica fa appello all’interesse del rispetto dei principi propri dell'uomo.

Linguaggio

Componente fisica, individuale e forte dell'essere umano che permette l’orientamento. Capacità esclusiva dell'uomo che gli consente di far parte del gruppo, recuperando la componente espressiva e la capacità comunicativa. Si fa affidamento proprio all'elemento linguistico per recuperare i rapporti tra individui e per la rielaborazione della consapevolezza. La società ed il benessere della collettività vengono garantiti dalla realtà contingente e dalla capacità individuale di manifestare il proprio pensiero e confrontarlo. La comunicazione gestisce la nostra realtà, orienta il pensiero e condiziona l'esistenza. Ma se fosse silenziosa (fonologica/chiusa) permetterebbe all'uomo di diventare oggetto di manipolazione affidato alla tecnica.

Il concetto di massa si è evoluto in un'occasione negativa: è una realtà priva di consapevolezza. Nel momento in cui è nata la parola ibrido si è dato il via alla contaminazione; i valori sono stati messi in discussione e l'incertezza di riuscire a difenderli ha dato spazio alla certezza di una tecnica autoreferenziale e auto-poietica. "La realtà è un calcolatore".

Anche l’interità viene messa in discussione: Hume disse che anche la nostra mente è un insieme di input e output riproducibili da un punto di vista meccanico. Molti credono che sia possibile riprodurre la nostra emotività. Questo, per coloro che difendono l'umanità, è un allarme perché se dal fantoccio siamo arrivati all'automa, manca poco che l’automa cominci a sostituirci. Il Nessuno di Ulisse rischia di essere applicato all’individuo contemporaneo, che essendosi ibridato perde la sua connotazione individuale e nominale.

L'uomo antiquato

Quando Anders esprime il suo giudizio riguardo l'uomo definendolo antiquato, lo fa affrontando il discorso dell’individuo e dell’individualità. Egli ridefinisce l’uomo facendo entrare elementi che hanno a che fare con il nostro essere umani (tempo, spazio, lavoro, tempo libero, oggetti di consumo, componente psicologica). Anders affronta questa nuova realtà individuale coniando termini differenti e riutilizzandone dei vecchi con nuovi significati, ad esempio il verbo iterare = il principio del macchinare; fabbricare, realizzare, costruire meccanicamente delle macchine.

In un primo momento la sua riflessione si sofferma sulla relazione tra uomo e iterazione macchina, sottolineando la velocità interattiva dell'intervento della tecnica che incalza nella vita. Ritiene che il fenomeno produttivo che si viene a creare non è più un fenomeno eccezionale ma diviene una regola di vita; l'iterazione è sempre più frequente e questo ha modificato la nostra interazione. La produzione ha perso la sua caratteristica di occasionalità/casualità ed è diventata una regola costante; i prodotti da mezzi di consumo sono diventati dei bisogni (aspetto aulico della tecnica). Per realizzare un prodotto alla fine del percorso vi è l’uomo, il quale entra a far parte di una nuova categoria (dei prodotti di consumo); la catena dei prodotti ha investito anche l’uomo ed ha portato ad una ibridazione umana.

Il mondo tecnologico ha portato ad una trasformazione dell'atteggiamento dove "fare ciò che si può fare" è l’imperativo etico. Il principale obiettivo è la realizzazione del bisogno. L'etica quindi subisce uno spostamento dei valori di riferimento e si evolve in etica di tipo tecno-cratico. Si viene a realizzare un dislivello prometeico che pone la differenza tra quello che produciamo e quello che possiamo fare introducendo un interrogativo sulla nostra odierna limitazione (ridefinire i nostri valori).

L'evoluzione del concetto di etica riguarda anche il bisogno perché anche esso rivede il suo significato, basandosi sulla continua necessità di un altro bisogno: il bisogno diviene mancanza di una mancanza. Nonostante ciò Anders ritiene che la nostra umanità non possa sopravvivere a questa realtà tecnologica perché è una realtà portata a concludersi. L'incalzare tecnico non è altro che una costante asincronizzazione tra l’uomo e la sua produzione che ha raggiunto una velocità tale che l’uomo non riesce più a stargli dietro. (Es. bomba atomica)

L’uomo si era definito un homo creator e poi diventò homo faber. Ora il suo ruolo è quello di homo materia: identità che lo assimila alla condizione di prodotto perché è diventato parte della produzione tecnica. L'intervento dell'uomo sulla natura nell’antichità non era manipolativo; egli ne usufruiva solo, per ottenere migliori condizioni. Nel momento in cui l'ha trasformata, per garantirsi la sopravvivenza, ha oltrepassato i limiti consentiti dal naturale ed ha realizzato un nuovo tipo di natura.

L'altro aggettivo che guida Anders nella sua riflessione sul nostro essere inserito nel mondo è artificiale, aggettivo che ha sostituito quello che prima veniva identificato con spettacolare. Ad esempio il capovolgimento delle stagioni è il risultato di una ibridazione artificiale con la tecnica. A questo punto secondo Anders interviene il concetto di variante/variazione costretto a modificare il suo significato interpretativo e ad adeguarsi ad una considerazione diversa della natura. Oggi la variante non è più una variazione su qualcosa già previsto in natura; essa prevede un'incognita non prevedibile o conosciuta. Ma se la natura è un'entità nuova di cui fa parte l’uomo, allora viene messa in discussione.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucreziacino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Rocco Rita Maria.
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