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ESTETICA

L’idea di bellezza è unica, eterna, universale, contiene i caratteri che ne costituiscono la dimensione

fondativa; in questa prospettiva ci fa guardare all’unicità di cui gli oggetti sensibili sono costituiti.

ESTETICA ANTICA

PLATONE

Platone nel Simposio si avvicina al mondo mitico utilizzandone il linguaggio tipico ma

contestualizzandolo in una dicotomia tra mondo dei sensi e delle idee.

La bellezza sfugge alle dinamiche della sensibilità, della temporalità, del relativismo in quanto

forma riconoscibile NON indefinita.

Nella cultura greca cioè che è indefinito spaventa l’uomo, mentre è superiore ciò che ha una forma.

Da un punto di vista teoretico significa affermare la dimensione ideatica della bellezza: questa è la

Grande Teoria della bellezza.

 es. nella cultura greca i numeri dispari sono numeri perfetti, poiché se disposti a serie di due su

linee parallele danno un senso di completezza, non tendono all’infinito.

. . . .

.

. . numeri pari . . numeri dispari

Le cose sono belle in virtù dell’idea universale di bellezza, non il contrario.

Noi vediamo sì sensibilmente la bellezza in una forma mortale, ma anche con gli occhi della mente

riconosciamo l’idea di bellezza.

SIMPOSIO

Dialogo tra sacerdotessa Diotima e Socrate su Amore: esso è un demone, per natura a metà tra i

mortali e le divinità, generato da Poro (Espediente) e Penia (Povertà) durante il genetliaco di

Afrodite (proprio per questo legato alla dea) che possiede le qualità di entrambi i genitori: da un lato

delicato e compiuto, dall’altro povero e ben lontano dal bello Diotima corregge così la visione di

Socrate, che vedeva in Amore solo il lato più bello, identificandolo con l’amato e non con l’amante.

Amore è amore delle cose buone, amore è possedere sempre il bene; chi ama insegue la

procreazione nel bello (impossibile che questo avvenga in ciò che è disarmonico, ‘brutto’) sia

secondo il corpo sia secondo l’anima, perché il generare è ciò che è sempre rinascente e immortale:

la natura umana, mortale, cerca sempre, per quanto possibile, l’immortalità.

Chi è fecondo nel corpo si accoppia con una donna procurandosi, attraverso la procreazione dei

/

figli, immortalità e ricordo nel tempo futuro Chi è fecondo nell’anima, invece, cerca un’anima

bella a cui unire la propria con la quale può creare una comunanza più profonda di quella che

potrebbe avere con i figli in questo modo, chi ama comprende che il bello che riguarda il corpo è

cosa ben da poco.

FEDRO

Il Fedro è un dialogo più tardo di Platone, dalla struttura complessa, che interessa diverse

problematiche e questioni distinte, intrecciate nel tema dell’eros: è infatti la dimensione poetica

dell’eros a dare senso a queste tematiche

1. dottrina dell’eros

2. dottrina dell’anima

3. dottrina della dialettica

Nel dialogo tra Socrate e Lisia critica della cultura retorica, dipinta come priva di anima,

manchevole dell’eros.

Platone affida a Socrate la descrizione di ciò che intende per eros è una forma di mania, di cui

esistono tante specie, delle quali la quarta è la più importante: la possessione dell’eros, che permette

ai personaggi, che pur appaiono folli agli occhi degli altri, di sviluppare un alto sentimento erotico.

1

Prospettiva metafisica il corpo è una tomba secondo Platone ma l’uomo è capace di cominciare un

nuovo secondo percorso con il ricordo dell’idea di eros, cioè il ricordo della bellezza vera

contemplata: quando l’anima è sulla terra e vede il bello si ricorda di quella alta esperienza

contemplativa di quando era al cospetto dell’idea di bellezza universale.

Il ricordo si fonda su un’esperienza sensibile, sul rapporto contemplativo tra anima e bellezza.

Tra tutte le idee quella di bellezza è la più amabile, e infiamma l’anima dell’uomo.

Ognuno sceglie il bello a modo proprio, secondo Platone, ed individua nell’oggetto d’amore il

proprio dio, adorandolo come la divinità stessa riscoperta dell’antico rapporto con le divinità.

Nel Fedro sono presenti anche:

- Tripartizione dell’anima: razionale, irascibile, concupiscibile.

- Mito del carro alato: rimando a quella capacità del filosofo di impedire al cavallo nero di portarlo

troppo verso il basso mantenendo il controllo del carro (cioè una certa simmetria tra etica,

politica…)

- Mito della caverna: compito del filosofo è di rompere le catene che legano l’uomo al buio fondo

della caverna che lui crede essere la realtà e ricondurlo, salendo, fino all’uscita, volgendo lo sguardo

verso la luce del sole alla quale l’occhio dovrà necessariamente adattarsi

la visione non sarà sensibile, ma con gli occhi della mente.

Ogni anima è attratta da quei caratteri che ogni dio incarna: in base al dio al quale ci ispiriamo,

quando ci innamoriamo ci comportiamo così. Siamo portati a riconoscere la bellezza nei nostri

amati che ci ricorda i valori di quel dio in cui ci siamo riconosciuti. (es. l’innamorato riconoscerà

Ares, Afrodite… nella persona amata)

Il Fedro ha una struttura complessa, non semplicemente dialogica.

Hildebrand sostiene che nel Fedro, proprio perché viene trattato il tema dell’eros, la lettura dell’eros

viene canalizzata nella sua teoria cosmica.

Il Simposio e il Fedro sono due momenti diversi dello stesso percorso: il Fedro va letto nell’ottica di

un potenziamento del legame tra eros e bellezza, partendo dal presupposto del Simposio, cioè che la

bellezza sia un’idea.

> L’eros nel Fedro ha una forza cosmogonica, preposta alla creazione della realtà intesa come

ordine. E’ il sentimento del bello che consente all’eros di creare.

La bellezza è una forza motrice il desiderio di creare bellezza ha infatti permesso all’uomo di

lasciare ricordi di sé attraverso le opere d’arte.

L’arte è la realizzazione di un’utopia, mossa dalla capacità di amare la realtà.

Eros è descritto non più come un demone, ma come una divinità, e la bellezza diventa sinonimo di

vitalità e universalità.

Gadamer, studioso di Platone, per primo ha messo in luce la centralità di idea di bellezza nella

dottrina universale dell’essere.

IPPIA MAGGIORE

Dialogo fra Socrate e Ippia, è una critica feroce di Platone nei confronti della sofistica e della sua

interpretazione intellettualistica della bellezza, che la relega così nell’ambito della doxa negandone

la dimensione ideale.

Terza ipotesi socratica: bellezza come ciò che piace attraverso udito e vista confutata dallo stesso

Socrate: il piacevole procurato dalla vista e dall’udito non sarà più il bello, perché l’essere procurato

dalla vista e dall’udito li rende belli entrambi ma non ciascuno singolarmente, ma ciò è impossibile.

(“..mi sembra irragionevole che entrambi siano belli e singolarmente non lo siano o singolarmente

sì e insieme no…”)

Simposio e Fedro si collocano all’inizio del percorso estetico antico che trova definizione nella

teoria del bello.

Gadamer, fondatore dell’ermeneutica, studiò la figura di Platone e il suo concetto tutto

riconducibile alla dim. estetica.

2

- E’ kalòs tutto ciò che sfugge all’utile e riguarda la nostra capacità di vivere bene.

- E’ aiskròn ciò che crea contrasto, opposizione allo sguardo.

E’ come se il bello interpretasse le cose come veicoli per potersi esprimere.

Nel pensiero di Platone c’è una gerarchia del bello, come se tutto si ordinasse secondo una

prospettiva estetica L’ordine teleologico del mondo appare quasi come un ordine di bellezza, come

che tutto sia subordinato al bello.

Viene esaltata la componente pitagorica, fondata sul numero, sulla simmetria e sulla bellezza come

ordine: essa viene definita come un principio ontologico che presiede alla formazione di un mondo

ordinato e, solo come tale, bello.

Assolutizzando questa prospettiva, Gadamer afferma che nella mediazione fra fenomeno e idea il

bello è superiore.

Per quanto abbia legato all’idea di bene quella del bello, secondo Gadamer c’è una indubitabile

superiorità del bello.

Processo alla scoperta della verità: le cose dischiudendosi si fanno conoscere a noi, NON siamo noi

a conoscerle verità = non-nascondimento.

Come secondo Heidegger, una porzione di verità rimane tuttavia nascosta e permette

all’interrogazione delle cose da parte dell’uomo di andare avanti.

Secondo Gadamer in questo processo non è implicata solo l’idea di bene ma anche di bello: esso si

dischiude ma lascia un alone per lasciar aperto il conoscimento.

Nel tentativo di cogliere il bene in sé, quest’idea si rifugia nel bello.

Il bello si distingue comunque dal bene che è assolutamente inafferrabile, mentre il bello a noi è

visibile.

Nella ricerca del bene del filosofo, ciò che si mostra è il bello e non il bene, che noi inseguiamo solo

attraverso le tracce del bello. Il bello ha una funzione ontologica importante, fondamentale per il

pensiero di Gadamer: il bello, riconducibile tra idea e fenomeno, permette di far comunicare il

mondo delle idee con quello dei fenomeni.

L’estetica fonda anche la responsabilità politica del filosofo e ciò porta Platone a disprezzare gli

artisti punto nodale del platonismo che si concentra sul concetto di partecipazione.

“Le cose sono belle solo in virtù della loro partecipazione all’idea di bellezza”

La bellezza può essere percepita come il risplendere di qualcosa di ultraterreno che è tuttavia

percepibile nel visibile.

Il bello è qualcosa che rifulge, come una luce spirituale. Ad esempio, nella cattedrale gotica i colori

cupi della pietra sono compensati dalle vetrate dalla forte potenza spirituale: i misteri gloriosi di Dio

trovano nella rappresentazione di un bello che rifulge grazie alle vetrate la possibilità che il bello sia

comunicato.

Ruolo formativo del bello che rifulge nell’arte estetica della luce, che permette la raffigurazione

del bello, instaura un legame tra il bello-splendore e il concetto di verità come svelamento e non

verità come esattezza prettamente scientifica.

LA GRANDE TEORIA DEL BELLO

Dimensione mitico-ideale del bello e capacità attrattiva del bello come presupposti: cosa significa

quindi il termine bello? Fin dalle origini, è animato da un’ambiguità di fondo, perché fondato in

senso eteronomo, cioè non identificato nel proprio ambito, ma riconducibile all’ambito dell’etica. Il

bello faceva riferimento alla sfera morale.

Il concetto di bellezza rimanda a simmetria, armonia, coordinazione grande teoria del bello di

Tatarkiewicz sul coordinamento delle parti.

La simmetria costituisce l’essenza stessa del bello.

Grande teoria recepita da Platone e reinserita in una prospettiva di ordine metafisico conferendole

una sfumatura estetica.

La grande teoria si fonda sul concetto di simmetria: l’idea di bellezza può nascere solo da un

insieme in cui le parti sono ordinatamente proporzionate tra di loro.

3

1. carattere quantitativo Il bello così concepito come simmetrico ha un carattere quantitativo, cioè

definito sulla base del numero.

Se lo confrontiamo con la nostra sensibilità contemporanea c’è un certo attrito: oggi l’artista non fa

altro che riprodurre una serie di rapporti numerici oppure la sua sensibilità ha un ruolo

preponderante? Fino a che punto il carattere quantitativo gioca un ruolo importante nell’arte?

2. carattere oggettivo Se la bellezza è definita da un punto di vista numerico, il bello ha un

carattere oggettivo in quanto appartiene alla cose a seconda del fatto che gli oggetti rispondano o

meno a un ordine numerico.

Dire che il bello è simmetria significa affermare che il bello è una proprietà delle cose.

Tommaso d’Aquino si fa ripetitore della grande teoria: il bello è fondamentalmente oggettivo. Una

cosa è bella a prescindere dall’effetto che esercita sul fruitore.

3. carattere metafisico Il bello è sempre inteso nella sua connessione con i principi fondamentali

della realtà, siano essi numeri (Pitagora), idee (Platone), Dio (Chiesa cristiana), che possono

assumere un principio teleologico.

Ciò che ci permette di sviluppare un concetto fondato sul bello nasce dal fatto che la dimensione

oggettiva interagisce con quella soggettiva.

Secondo la Grande Teoria il bello è oggettivo nella misura in cui qualcuno lo riconosce come tale:

la bellezza è tale a prescindere dal giudizio che la certifica/Nella modernità la grande teoria viene

riformulata: nessuno oggi afferma che la bellezza sia oggettiva, tale da esistere a prescindere dalla

nostra capacità di osservarla.

Oggi il giudizio estetico nasce nei colloqui tra individui: la bellezza non è legata a una dimensione

oggettiva ma neanche a quella soggettiva.

RAPPORTO TRA CULTURA GRECA DI PLATONE E ARTE

Se pur la Repubblica di Platone ruoti attorno al tema della giustizia e l’arte sia assolutamente

secondaria, tuttavia “Platone diviene suo malgrado scopritore dell’arte, mettendola in questione.”

Platone infatti presenta la dimensione negativa e critica dell’arte:

“La filosofia dell’arte ha pertanto un inizio singolare dal momento che comincia con la

confutazione del suo stesso oggetto.”

Techne = arte nella cultura greca: è techne qualsiasi forma di produzione di qualche cosa che ha a

che fare con una norma, una legge. Nel campo semantico della parola rientra tutto l’ambito della

creatività umana: ad esempio, anche il giardinaggio è arte.

Solo dal Rinascimento nasce il concetto di arte come qualcosa di bello, fine a sé stessa, svincolata

dall’utile Autonomia delle arti svincolate dalla finalità dell’oggetto.

Nell’antichità l’arte aveva sempre una finalità = il costruttore di letti costruiva oggetti che avessero

una finalità, i letti: anche la sua era un’arte, avendo a che fare con l’artigianato.

Techne come tecnica, cioè un fare esperto indirizzato a certe finalità secondo una norma.

Nella cultura di Platone, precedente e successiva fino al Rinascimento, la poiesis-poesia è qualsiasi

attività patrocinata dalle Muse da mousikè, insieme di tre discipline -poesia, musica, danza- aventi

un forte legame con le divinità, le Muse, guidate da Apollo; era inconcepibile che una di queste

manifestazioni non coinvolgesse le altre.

La poesia quindi non possiede i caratteri della techne, non segue una norma, un principio, ma

l’artista è il portavoce della divinità: il poietès-poeta svolge un ruolo creativo nella misura in cui è

ispirato.

Cifre fondamentali della poiesis nella cultura greca:

• poeta ispirato dalle Muse o da Apollo, è colui che, stravolto dal controllo divino, trasmette

all’aedo, colui che canta la poesia, lo stesso invasamento.

• poesia come forma di profezia, comunicante un ordine superiore

• psicagogia: funzione etica, guida le anime al compimento di fini superiori, morali critica di

Platone su questo punto

4 • ha a che fare con la filosofia: anche la poesia infatti mira all’essere delle cose, alla

simbolicità della realtà valore conoscitivo della poesia nell’ambito di conoscenza delle

cose. La poesia dunque non è solo ritmo, ma deve anche avere questo contenuto sapienziale.

Platone cerca di porre in discussione questa visione: non può infatti accettare questa prospettiva

fondamentalmente perché la techne si basa sull’imitazione, sul fatto di essere mimesis.

Es. Per il costruttore di letti infatti il riferimento è un oggetto naturale che gli dà i confini entro cui

deve rimanere la sua produzione Questo processo sarà portato avanti dai sofisti e da Aristotele, che

comprenderà come l’arte si fondi su questo concetto.

Il significato di mimesis è riconducibile a una dimensione religioso-morale

Secondo Thomas Mann il significato di imitare nella cultura antica è di “identificazione mitica”, un

fenomeno psichico possibile in ogni tempo.

Imitare significava identificarsi totalmente con l’oggetto imitato, e non si trattava quindi un

semplice gesto tecnico.

Il greco, quando scrive la storia, non si limita a riprodurre dei fatti, ma traspone la sua visione

mitica della realtà scrittura storica = imitazione di una visione mitica della realtà.

Il greco imita dei tipi, dei modelli, archetipi, è sia produzione che creazione Nel rapporto maestro-

studente il secondo imita, riproduce il maestro ma diventa una nuova unità.

Platone mette in discussione tutto l’apparato a lui precedente.

L’opera d’arte è sempre aperta a una nuova interpretazione.

La techne è finalizzata a imitare, ma l’artista non è un creatore, ma un fabbricatore non fa altro che

mettere insieme un sistema ordinato formale mediante regole, in maniera analoga al sistema del

reale, del cosmo.

La techne è un processo di costruzione: combina parti fra loro per adattarle a un fine superiore;

l’artista agisce in una prospettiva che richiama la grande teoria del bello.

IONE

Quando Platone parla di imitazione, lo fa in una maniera problematica: la prima opera in cui ne

parla è lo Ione.

Platone parla della techne in relazione alla poesia, che non è propriamente una tecnica. O

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serge95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Lacchin Giancarlo.
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