Che materia stai cercando?

Appunti di estetica

Cenni di ontologia dell'immagine (Platone) + fenomenologia dell'immagine (per lo più seguendo il libro "Simile alle ombre ed al sogno" di Paolo Spinicci). Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Monardi dell’università degli Studi di Udine - Uniud. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Estetica docente Prof. M. Monardi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

♦ Cosa vuol dire che riconosciamo qualcosa nelle immagini? Si tratta di un confronto? (es: immagine

che mi sembra un albero perchè ha molti punti di incontro con lo schema di un albero reale che ho

nella mia memoria)

Vedere un’immagine significa trovare qualcosa che non c’è (immagine di qualcosa) in qualcosa che c’è (es:

segni, macchie, colori, inchiostro, luci).

♦ Ma come avviene questa cosa? Da una somiglianza?

Vedere non è un atto volontario (se voglio vedere qualcosa non è detto che ci riesca; es: se qualcuno vede

qualcosa nelle nuvole ma io no)  vedere un’immagine passa attraverso una trasformazione (es: immagine

che può essere vista in due modi diversi, papero o coniglio)

Ambiguità immagini come nella lingua

1. Che cosa accade quando davanti a me nasce un’immagine e come posso descrivere correttamente a parole

tale processo?

2. Ogni immagine nasce da qualcos’altro che non è immagine, un dato reale, qualcosa che posso toccare

(superficie, inchiostro, etc...), l’immagine non sta nel nostro spazio e si colloca al posto di quel qualcosa che

la costituisce ma che non è essa (fino ad un certo punto)?

3. L’immagine prende anche il posto delle cose che rappresenta?

§ Per Paolo Spinicci non abbiamo bisogno della seconda sostituzione (vedere nell’immagine il sostituto del

reale)

1. L’immagine che io vedo prende il posto del segno che l’ha prodotta (si sovrappone al segno materiale che

serve a generarla); ma questa sovrapposizione, questo passaggio è definitivo, irreversibile e le immagini

diventano qualcosa di immateriale, oppure, compiendo questo passaggio, mantengono una forte relazione

con la loro base materiale?

2. Qual è la relazione tra l’immagine e la cosa nella realtà?

Esame fenomenologico = osserveremo il modo in cui creiamo e ci relazioniamo con le immagini e la nostra

conoscenza pregressa empirica, derivante dall’esperienza, che abbiamo di esse

- Pag. 27 nel libro non ontologia dell’immagine bensì fenomenologia dell’immagine

= COME VEDIAMO LE IMMAGINI

- noi vediamo l’immagine come qualcosa a se stante o l’abbiniamo sempre a qualcosa di reale?

- abbiniamo l’immagine al reale vedendola come copia solo quando lo vogliamo?

- specchio:

§ per Platone immagini specchio valgono meno della realtà

§ per Roland Barthes immagini specchio e fotografie hanno un qualcosa della realtà (cariche

del tempo in cui si realizzano)

§ per Spinicci c’è chi pensa le immagini partendo da:

- modello dello specchio (immagini come copie, che rimandano a qualcosa nella realtà)

- modello della scrittura (segni arbitrari, come nel linguaggio verbale, immagini come

strumenti per indicare qualcosa)

Spinicci no d’accordo perchè entrambe le teorie concepiscono immagini come rimando a

qualcos’altro; nonostante entrambe si applichino alla realtà il nostro modo più comune di

usufruire delle immagini è più diretto, visivo  non vediamo il reale nè un rimando al reale,

bensì qualcosa di fittizio

Ipotesi: c’è una relazione tra le immagini e la realtà, ovvero la somiglianza

- il concetto d’immagine coincide con quello di somiglianza? Se così fosse le immagini meno realistiche (es:

disegno di un bambino) sarebbero “meno immagini” di quelle più realistiche (es: fotografie) eppure

per rappresentare qualcosa basta che io rappresenti qualcosa che assomiglia a quella forma lì

quindi solo se dei segni assomigliano a qualcosa di reale possono diventare una visione

- Pag. 29 somiglianza entra in gioco quando da dei segni (casuali o meno) per es. su una lavagna non

vediamo più segni, bensì un qualcosa che riconosciamo grazie alla sua somiglianza con qualcosa di

reale  somiglianza = strumento che mi permette di passare dal vedere segni a vedere un’immagine

forma da questi segni; relazione che vale sia tra cose reali che tra cose reali e immagini

Dato di realtà (immagine) + realtà (cosa reale, referenza) + somiglianza = riconoscimento (secondo questa

teoria passiamo sempre dalla realtà per l’identificazione)

 Spinicci contro questa tesi (non è necessaria la somiglianza per vedere un’immagine)

(creare un’immagine è sempre fare qualcosa di reale come tracciare una linea o cliccare un tasto; da ciò

nasce talvolta qualcosa di non reale e puramente visivo, un’immagine)

 per Gadamer ci sono immagini che rimandano alle cose (copie) e le immagini che invece sono fini a loro

stesse e hanno carattere puramente visuale

immagini sono ibride, miscuglio di realtà ed irrealtà

- Fine I capitolo

modi di dire nella lingua riguardo alla somiglianza:

• una persona a cui mostri un tuo disegno in cui non si capisce bene cos’è rappresentato ti chiederà:

“Che cos’è?” e non “Cosa denota?” o “Che cosa volevi rappresentare?” (quale oggetto reale volevi

denotare attraverso quell’immagine)  necessità di rinviare alla cosa reale per un riconoscimento

(denotare = rinviare a qualcosa, stare al posto di qualcosa, essere segno di qualcosa)

• uso del verbo fare (= produci, costruisci qualcosa che prima non c’era): “Fammi il disegno di un

coccodrillo.”  ciò che viene prodotto è un oggetto puramente visivo tuttavia è comunque un fare

(“Fammi una casa” come disegnami una casa)

• riguardo ad un disegno poco realistico, simile al reale qualcuno potrebbe dire: “Lei ha fatto una

faccia senza capelli, orecchie e collo”  segni che rendono visibile in modo compiuto un volto

incompleto  mancanze palesate solo se metto in relazione il disegno con qualcosa di reale (in questo

caso un volto); non ha senso nel caso l’immagine sia stata realizzata in quanto tale

• uso espressioni deittiche (che designano con precisione), deissi (“questo”, “non quello” =

indichiamo, anche fisicamente col dito, qualcosa che sta sotto nostri occhi come se fosse l’oggetto

reale che è lì rappresentato) davanti a quadri o fotografie di cui riconosciamo il soggetto/i soggetti:

“Questa è Maria e questo è Michele!”

(in un libro invece non tendiamo ad identificare le lettere del nome del personaggio Giovanni con

Giovanni stesso)

• talvolta ci sentiamo osservati dalle immagini (quadri, cartelloni pubblicitari, etc...), non pensiamo

che per es. lo sguardo di una figura rappresentata venga dalla reale persona rappresentata

Diverse reazioni davanti a diverse immagini:

- vederle come qualcosa di puramente visuale

- vederle in relazione a qualcosa di reale (es: fototessera)

- continuo confronto tra immagine e reale

Percezione dell’immagine prevede fase preliminare in cui vedo

l’immagine in quanto tale, senza bisogno di rimandi, i quali

arrivano solo in una fase successiva

Diverse teorie filosofiche sulla percezione dell’immagine:

- bisogno della somiglianza e del confronto col reale per riconoscere in

dei segni un’immagine

- per vedere anche oggetti reali con cui abbiamo familiarità ci basta

un colpo d’occhio per riconoscere qualcosa  continuo andare a

risparmio, percezione a bassa intensità, muoversi distrattamente

nella realtà (a parte quando qualcosa attira la nostra attenzione) 

quando vediamo un’immagine bastano pochi segni per riconoscerci

qualcosa (es: faccia a cui mancano collo, orecchie, etc.. in cui non non

sentiamo la mancanza di questi elementi)

- Pag. 150

es: foto di Richard Burton, gentiluomo inglese

L’uomo c’è e non c’è allo stesso tempo; il foglio reale su cui c’è l’immagine non ha tra le sue proprietà (tipo

di carta, forma, dimensioni, inchiostro di cui è impressa) quella di essere un’immagine  vediamo una scena,

ma sappiamo che questa scena non è reale perchè allo stesso tempo percepiamo il foglio (consapevolezza

percettiva che di fronte a noi c’è solo un foglio di carta)  dualità pacifica, non in conflitto, reale ed irreale

che coesistono anche se è impossibile tirare una linea di confine tra l’uno e l’altro  percepiamo il foglio

coperto dall’immagine (non dall’inchiostro)

Dualità di spazio:

- figurativo (fittizio, virtuale)  ce ne rendiamo conto perchè se muoviamo il foglio non cambia niente (come

succederebbe se per esempio muovessimo una sedia)

- reale (concreto)

Percezione amodale = forma di continuità che non riusciamo a connettere con la realtà (es: spazio reale,

aspettativa che ci sia una data cosa dietro ad una porta; es: spazio virtuale, continuità di una siepe anche se

nell’immagine ne vediamo solo un pezzo)

- Pag. 117

---

Per riassumere:

Fenomenologia dell’immagine  descrivere in che modo vediamo quello che vediamo nel senso del

significato che diamo alle cose

Quando vediamo un’immagine facciamo un sacco di cose (pur prendendo tutto in maniera molto semplice e

naturale):

- vediamo la superficie su cui c’è l’immagine e il materiale di cui essa è costituita

- vediamo il soggetto dell’immagine, pur sapendo che è irreale

- vediamo lo spazio in cui la scena dell’immagine si svolge e la “completiamo”, pur sapendo che è uno

spazio virtuale, irreale, anche nel caso sia una volta esistito (per es. in una foto)

es: foglio con macchie (caratteristiche reali)  osservando appaiono della figure (caratteristiche virtuali)  se

mi concentro di nuovo sulle macchie l’immagine scompare

- Pag. 111 e seguenti

L’immagine muore per un eccesso (= immagine così realistica che la scambio per la ) o per una mancanza di

definizione (vedo solo i segni sulla superficie)  perdita della consapevolezza di duplicità immagine (reale-

virtuale)  non vedo più un’immagine (es: prospettiva, immagini 3D o realtà virtuale non vogliono essere

più immagini)

Le immagini sono resistenti (es: se in un’immagine vedo un uomo anche se volessi vedere un albero

continuerei a vederci un uomo)

Nel caso delle immagini normali posso non credere mai fino in fondo alla realtà dell’immagine di ciò che è

rappresentato, come succede quasi sempre (senza bisogno di avere prove che non è reale; a differenza del

remo che metto in parte in acqua e mi sembre spezzato, ma se lo tiro fuori noto che non lo è)

Nel caso delle illusioni credo nella realtà di quello che vedo, almeno per un certo lasso di tempo (es:

miraggio, spazio reso in maniera molto veritiera)  credere nella presenza reale di una cosa (fa uscire dalla

realtà duplice dell’immagine)

Richard Wollheim

Non posso vedere una scena senza vedere il supporto materiale, le macchie, i segni che compongono

l’immagine

---

Processo:

duplicità dell’immagine:

1. aspetto virtuale

2. aspetto materiale

 pari importanza nella costituzione dell’immagine

 dimostrare che sono impari (uno dei due aspetti comanda l’altro)

es: analisi di Spinicci di San Giorgio e il drago, di Bellini (quello che vediamo non può essere comparato a

quello che vedremmo se nella realtà ci fossero un drago e un cavaliere che lo infilza  perchè questi due

soggetti sono fatti di pigmenti  vediamo qualcosa che è determinato nel suo aspetto dalla sua origine

materiale, vediamo la consistenza corporea dell’immagine, in base a sua brillantezza, consistenza, etc... 

questi elementi materiali sono più rilevanti dal punto di vista percettivo per l’immagine rispetto alla scena

stessa) -.-

L’ASPETTO MATERIALE E’ IL FONDAMENTO DI QUELLO VISIVO, VI ENTRA E LO CONDIZIONA

(percettivamente dell’immagine posso apprezzare la qualità tattile e vederla allo stesso tempo)

Il materiale condiziona la nostra percezione dell’immagine (es: diverso lo stesso disegno eseguito con

tecniche diverse: carboncino, tempera, colori ad olio, etc...)

- Percezione dell’aspetto reale e materiale: indipendente (posso vedere un muro con dei colori fini a se stessi)

- Percezione dell’aspetto virtuale e figurativo: dipendente dalla percezione dell’aspetto reale (per vedere

l’immagine devo prima vedere il muro con i colori)

- Pag. 119, nota 12

“Sono due aspetti dalla singola esperienza.”

Singoli e distinguibili= si possono distinguere dal punto di vista concettuale

Inseparabili = non possono essere distinti nella realtà; ma anche costretto a saltare da una cosa all’altra

(sbagliate per Spinicci)

Esperienze separate alternate = salto dall’una all’altra

NO Due aspetti separati che unisco insieme

NO Due elementi polari tra cui oscillo continuamente, alternativamente

SI’ Due aspetti della stessa cosa in cui il dato materiale predomina su quello figurativo

O vedo la parete, o vedo il viso (fatto di colore e non di carne)

Wolheim non considera come il supporto e il materiale modificano la percezione dell’immagine  es:

consistenza sabbiosa, liscia, lucida, etc... (per es. differenza uso colore da parte di pittori diversi come

Matisse VS pittura tonale di Tiziano) (es: strumento che cambia il suono in base a sua forma, materiale,

etc...)

Questione del remo: soluzione = quando il remo mi appare spezzato (l’immagine del remo spezzato) è falso,

il remo in quanto tale non lo è

Questione delle immagini: non siamo costretti a scegliere tra vero e falso; abbiamo un foglio ricoperto

d’inchiostro in maniera disomogenea e ad esso succede qualcosa di simile a quello che succede al remo,

vediamo allo stesso tempo il foglio e l’immagine  coesistenza aspetto reale e non realtà (le due cose

convivono, non coincidono)

“apparente” = il remo spezzato (nel senso di “soltanto visibile”, “diverso da come è realmente”, un

dato percettivo e falso)  remo sempre in uno spazio reale (da aria ad acqua)  per dire che il

remo non è spezzato non basta la vista (che ci dice solo che il remo è spezzato), ma abbiamo

bisogno anche degli altri sensi

iii= l’immagine (nel senso di “non reale”) VS reale  dimesione spaziale da quella di

origine (es: quella in cui collocato il foglio) a quella diversa e virtuale  a dirci che non è reale

è la vista stessa

Quando credo in un’immagine cado in un’illusione percettiva simile a quella del remo

- Capitolo III

Modi di andare al di là della visione percettiva:

§ ricordi (trattenere o ritrovare ciò che è esistito)

§ immaginazione (immagini puramente mentali)  fantasie (produrre qualcosa di nuovo, anche il futuro) 

tradurre le immagini in una specie di storia, narrazione, anche quando si sta analizzando un’immagine  si

cerca di collocare l’immagine in un contesto temporale

ekphrasis = racconto delle immagini, praticata fin dall’antichità  descrivere quello che noi vediamo,

elencazione e costruzione di un percorso narrativo  sentirsi coinvolti, chiamati all’interno di quello che

abbiamo davanti (es: volti che guardano):

1. sollecitare un coinvolgimento dello spettatore (non solo il cinema)

2. sollecitare nostra reazione immaginativa

- Capitolo IV, paragrafo 1, pag. 180 e seguenti

Giochi con le immagine, impiego ludico

Immagine come fonte di uno spettacolo a cui decidiamo di partecipare, aspetto pragramatico che ci spinge a

reagire di fronte alle immagini in maniera diversa rispetto al solo guardarle

Una volta che parte dell’immagine pigmento nella sua concretezza diventa, oltre che colore applicato sulla

parete, quello che rappresenta nella rappresentazione (es: un abito, un tessuto)

---

In ogni immagine indicazione implicita del punto di osservazione da cui l’immagine è vista, definito

dall’immagine stessa (vale per le foto come per i disegni)  questo non vincola lo spettatore a guardare

l’immagine dal punto di osservazione dell’immagine (visto che questa, a differenza dello spazio reale non si

adatta, non varia assieme al punto di vista dello spettatore)

Anche se in alcuni quadri necessario guardare da data angolazione per vedere qualche elemento (es: teschio

in affresco seicentesco)

---

Immagini che richiamano lo spettatore verso la scena e cercano di coinvolgerlo entrando nel suo spazio reale

(es: quadri sacri di Caravaggio; volto di Cristo posto in alto nelle chiese, come a scrutare tutto al di sotto  far

sentire lo spettatore guardato per suscitargli una reazione di riverenza; immagini pubblicitarie come persone

che indicano o guardano lo spettatore)  immagine ci guarda, minaccia, giudica, etc...  immaginativamente

riempiamo l’immagine di pathos, vita  personificare, animare l’immagine che ha già di per sè delle

caratteristiche di richiamo (es: in realtà un volto dipinto non ci vede, ma noi abbiamo l’impressione che lo

faccia)

Caratteristiche di richiamo:

- elementi nella composizione (es: sguardo verso lo spettatore)

- posizione (es: in luce, in parte in ombra, in alto, in basso)

- dimensioni

- etc...

es: statua gigantesca di Costantino  effetto celebrativo ed intimidatorio

---

L’immagine è un qualcosa che si mostra a un occhio immaginario, contiene il rimando ad un osservatore

implicito: l’immagine contiene, oltre alla sua figuratività, un suo punto di vista interno, di un osservatore

interno, diverso da quello esterno (spettatore vero e proprio, in carne ed ossa, che sta in uno spazio reale)

Passaggio tra occhio implicito ed occhio reale Bù!

1. In che modo l’immagine che si mostra parla di un osservatore reale? L’immagine non può rispondere a

questa domanda.

Noi siamo capaci di trasigurare le cose, anche le immagini, percepirle come qualcosa di vivo, reale, anche se

non lo sono  reazione immaginativa, fantasticheria, allentare distinzione tra reale ed immaginario  ci fa

sentire lo spazio intorno a noi come irradiante, spazio in cui ci sentiamo coinvolti, sentire presenza di ciò che

vediamo (es: pale d’altare di Caravaggio, gesti di disperazione che chiamano a partecipare in termini

immaginativi lo spettatore)

La fotografia

Immagine  procedimento aggiuntivo

Fotografia  procedimento di sottrazione (quello che vedo nella foto è la luce riflessa di un corpo, “scrittura

della luce”)

Modalità produttive foto molto diverse da quelle manuali

Vedendo una foto rivediamo anche l’oggetto reale che l’ha prodotta

Fotografie testimoniano realtà in maniera più credibile delle altre immagini, prova di delitti come di

passaggio del tempo nelle foto di famiglia (salvo falsificazioni)

Tesi di Roland Barthes ed altri: ogni volta che vediamo una foto la vediamo all’insegna della causa che l’ha

prodotta, l’ ”è stato” (quello che vedo è stato lì ed è ancora lì in una sua infinitesima parte sotto forma di

riflesso luminoso), attiva un senso di realtà per qualcosa che c’era e non c’è più

Fotografia = specchio con una buona memoria

- Pag. 23 Spinicci

---

Se non hai oggetto davanti non viene la foto (ritocchi e digitale a parte)  qualcosa davanti necessario al

metodo produttivo fotografico

Per Spinicci quando guardiamo la foto non siamo obbligati a vederla come la sua causa (oggetto), di cui la

fotografia è l’effetto, la conseguenza; possiamo vederla come fosse un’immagine, fine a se stessa

Esempio in altro campo: noi esseri umani abbiamo imparato ad interpretare le espressioni e collegarle a dati

stati d’animo (rabbia, felicità, etc...)  vediamo l’emozione manifestarsi ma non vediamo la causa (es: perchè

uno è arrabbiato), possiamo decidere se chiederci o meno quale possa essere il motivo di quell’emozione ma

non la sapremo mai solo guardando

Specchio e fotografia nascono solo in presenza dell’oggetto reale tramite loro emanazione che vale meno

dell’oggetto reale e che si manifesta sotto forma di simulacro. Nel disegno, scultura, etc... non abbiamo

bisogno di avere una cosa davanti.


PAGINE

14

PESO

2.29 MB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - DAMS (GORIZIA)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cassiopea22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Monardi Marcello.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!