Economia e organizzazione aziendale
L’impresa e il suo funzionamento
L’imprenditore è chi esercita professionalmente un’attività economica organiz-
Professional-
zata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.
mente Attività
non è occasionale, non vuol dire che deve essere continuativa.
economica: è un’attività che deve generare ricchezza, ovvero la differenza tra
Or-
ricavi e costi, non significa di generare un utile ma è lo scopo iniziale.
ganizzata nel senso che è l’imprenditore che organizza beni e persone; non
viene data un criterio di dimensioni che assume l’organizzazione. Ci sono delle
producono
aziende che beni materiali, ma altre imprese producono dei beni
scambio di beni o di servizi;
non tangibili, ovvero dello è importante che
mercato,
abbia come output il non per se stesso.
L’impresa è l’istituto economico in mano imprenditore che deve raggiungere li
obiettivi sopra.
L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio
dell’impresa.
ditta
La è la denominazione commerciale dell’imprenditore, cioè il nome con
cui egli esercita la sua impresa distinguendola dalle imprese concorrenti.
L’insegna indica il locale dell’impresa.
marchio
Il è il segno distintivo dei prodotti e servizi dell’impresa. Ha un suo
valore intrinseco sul mercato.
Start up
La (innovativa) come le imprese appena costituite (max 5 anni) e che
operano in ambiti innovativi, con intensi piani di crescita, e necessitano apporti
di capitali nelle fasi iniziali (da investitori terzi).
Invece le spin off sono un sottoinsieme delle start up, i cui fondatori provengono
da altre imprese (impresa di gemmazione). Tuttavia ne mantengono i rapporti.
gruppo di imprese
Oltre alle imprese, alcune imprese possono formare un
ovvero un insieme di 2 o più aziende giuridicamente distinti ma vengono rapp-
resentate/gestite da un unico soggetto economico (si intende un soggetto che
capogruppo
prende le decisioni di gestione). In genere c’è una con le varie
controllate. Ci sono diversi tipi di gruppi di imprese, ovvero possono essere
formate da realtà uguali o diverse tra loro.
L’impresa funziona con delle risorse che entrano in input e delle risorse che escono
in output. Le risorse possono essere umane, tecnologiche e risorse finanziarie,
inoltre ci sono le risorse da collaboratori esterni. Tutto ciò per rilasciare un
output di prodotti e/o servizi; infatti non si parla quasi mai solo di prodotti ma
ormai qualunque impresa offre sia prodotti che servizi o solamente servizi.
Il funzionamento di una impresa viene descritto dal modello Porter chiamato la
catena del valore. Le distingue in 2 tipologie di attività, primarie e secondarie.
1 logistica in entrata,
Le attività primarie sono quelle che stanno in basso: la
la produzione, la logistica in uscita, marketing (si occupa anche di
definire il prezzo, le politiche di distribuzione, i servizi correlati al
prodotto), distribuzione, servizi after sales (i servizi che offriamo al
cliente dopo la vendita). Oltre a queste ci sono attività secondarie in quanto a
supporto di quelle primarie: attività infrastrutturali (amministrative), la gestione
delle risorse umane, lo sviluppo delle tecnologie e gli approvvigionamenti (i
rifornitori). Lo sviluppo delle tecnologie non sono proprio a sostegno di attività
primarie, infatti per alcune imprese esse sono primarie. Il modello si applica
molto bene ai modelli industriali mentre si applica meno bene alle realtà dei
servizi e ancora meno per le attività tipo Airbnb, Deliveroo. D’altra parte il
modello è del 1985. Ad esempio ai giorni nostri come nelle aziende che offrono
servizi la logistica in entrata non è praticamente necessaria, ad esempio i retailer.
Inoltre il marketing è messo in una collocazione temporale sbagliata, infatti esso
ci informa quali sono le necessità del mercato. shareholders
L’impresa si deve affacciare su un contesto. Gli sono i propri-
etari dell’azienda che danno capitale e risorse finanziarie per sostenere questa
produzione. Inoltre ci sono altri soggetti che si configurano con l’azienda e si
stakeholders
chiamano ovvero chi porta interesse verso l’impresa. Innanzitutto
sono i prestatori di lavoro, chi fornisce lavoro operativo e management. Altri
stakeholders sono i fornitori (anche fornitori di servizi) e i finanziatori ovvero chi
conferisce capitale di debito (aspettano che ciò che ha investito gli ritorna mag-
ari con qualcosa indietro (con gli interessi)), mentre gli shareholders investono
capitale proprio. Tra gli stakeholders c’è la comunità con la quale l’impresa si
deve affacciare, la comunità offre obiettivi servizi, cultura, tecnologia, e inoltre
la comunità beneficia del fatto che ci sia l’impresa nel territorio. L’ultimo stake-
holder è lo stato e la pubblica amministrazione che regolano il funzionamento
dell’impresa e hanno un ritorno di imposte. Il valore generato dell’azienda viene
dato ai consumatori (mercator B2C) e ai clienti industriali (mercato B2B).
Gli shareholders si assumono il rischio dell’attività di impresa. In cambio
dell’assunzione del rischio voglio ottenere del valore che prende il nome di utile
output superadditivo
o di profitto, ovvero un rispetto alle risorse di input. E’
un’attività rischiosa ed è una componente variabile, non è definibile a priori.
I prestatori di lavoro si aspettano di ottenere uno stipendio ce è fisso se il lavoro
è operativo mentre la parte di management ha uno stipendio variabile più una
parte variabile che si basa su come sta andando l’azienda per incentivare il suo
lavoro.
I fornitori ricevono in cambio i compensi in cambio dei beni e dei servizi che
offrono.
I finanziatori si attendono in cambio un interesse che è fisso, ciò accade perché i
soldi investiti non li ho per investirli in altre maniere che mi possono generare
guadagno. Hanno portatori di interessi sotto vari punti di vista dell’impresa.
2
Ci sono 4 tipologie di classificazione delle imprese:
• Obiettivo
• Dimensione
• Settore
• Forma giuridica profit oriented
Per obiettivo ci sono 3 tipi diversi di imprese: che hanno
no profit
come obiettivo massimizzare il valore economico; che hanno come
obiettivo quello di soddisfare i bisogni umani, gli utili sono re-investiti o usati
società cooperative
per delle riserve (questo anche le prime); che forniscono
beni e servizi direttamente ai soci in modo più vantaggioso. Non è detto che
la distinzione sia così netta, l’azienda può allo stesso modo portare avanti il
processo economico e le condizioni sociali nella comunità insieme.
Le imprese profit oriented possono appartenere a settori diversi, possono avere
forme giuridiche differenti, possono avere dimensioni diverse e con diversa esten-
sione geografica.
La massimizzazione del valore economico si misura come
+∞ N CF (t)
X
V E(0) = t
k)
(1 +
t=0
Secondo la Dimensione le aziende si definiscono secondo 4 categorie: Micro,
Piccole, Medie, Grandi. La dimensione influenza anche il potere contrattuale
B2B. In Italia abbiamo una percentuale molto maggiore di imprese medio-piccole.
Per settore le imprese si dividono in: primario (agricoltura, pesca estrattive),
secondarie (industriali, conserviere, edili), terziarie (imprese di servizi, credito,
assicurazione, mercantili; è un settore molto in aumento infatti il mondo si sta
trasformando in un mondo di servizi: la servitization; lo fanno per differenziarsi
dai competitor ormai a livello globale), terziario avanzato (alto valore tecnologico:
tecnologia dell’informazione, ricerca).
Start up
la start up è un’organizzazione temporanea, che ha lo scopo di cercare un
business model scalabile e ripetibile, profittevole. Il business model sono le
modalità attraverso le quali generiamo ricavi e utili per i clienti. Una idea non è
una start up. Una start up è una impresa per portare avanti questa idea per farla
diventare un’impresa profittevole. Scalabile significa che può crescere, ovvero
possiamo generare le economie di scala, ovvero benefici rispetto alla crescita
dimensionale. Ripetibile nel senso che posso vendere ad altri clienti, più volte
nel tempo. 3
L’obiettivo non è ottenere finanziamenti ma crescere. Deve riuscire ad affermarsi
sul mercato senza che venga schiacciata dai competitor o dalle aziende che già ci
sono sul mercato. Per questo la crescita deve essere anche molto veloce. I driver
(modalità) della crescita sono 6: Innovazione di prodotto, canali di acquisizione
unici (ad esempio WhatsApp con internet a differenza degli SMS e degli MMS),
raccolta dati sui clienti (ad esempio Airbnb ha usato i paesi da dove venivano i
clienti per ampliare in quelle nazioni il servizio), comprensione delle necessità
del mercato (deriva dalla raccolta dei dati del cliente; si comprende la richiesta
del cliente e si amplia il servizio; le start up nel canale online sono facilitate
nella raccolta dei dati), modello di business unico (una modalità unica per
mettere in comunicazione l’offerta con la necessità; ad esempio Airbnb è una
two-sided-platform), viralità (si intende riuscire a generare un circolo virtuoso,
generando nuovi clienti partendo dai clienti attuali; Airbnb dà uno sconto se
inviti un amico, così che la piattaforma non spende per fare pubblicità e si
continua ad espandere). Tutto ciò va nella direzione di allargare la base dei
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clienti velocemente e così più velocemente ne riesco a generare. Viralità = avere
una base di clienti più ampia. Più viralità porta più clienti, ovvero più clienti,
comprendo meglio il mercato e allora riesco a fare innovazione del prodotto.
Molte volte le start up non vengono prese in considerazione dalle aziende che già
sono sul mercato (incumbent). Quelle di grandi dimensioni rimangono fedeli al
proprio prodotto e non vedono le minacce che provengono dal mercato. Non ri-
escono a cambiare per vari motivi. Si possono tuttavia cambiare l’organizzazione
interna. Creano delle challenge per non rimanere radicati dove sono (crowd
searching). Ad esempio 3M (post-it) fanno dei contest interni con i loro dipen-
denti, si dividono in team che cercano idee per rimodernare; inoltre il 15% del
loro tempo viene speso per cercare e ricercare nuove idee di progetto. La Shell
invece raccoglieva idee anche dall’esterno, dal mercato. TESCO invece chiede ai
propri dipendenti di passare un periodo dentro il punto vendita così il dipendente
viene a contatto con i customer: dove mettere il codice a barre sui prodotti per
diminuire il tempo di coda; questa modalità si chiamano rotazioni. La regola del
20% di Google: i dipendenti possono dedicare il 20% del loro tempo lavorativo
sui loro progetti.
Le start up stanno crescendo sul territorio italiano, anche nella sua forma
innovativa sul territorio e soprattutto sulle biotecnologie.
Servono dei capitali iniziali e dei finanziamenti per la start up. Ciò è una attività
pericolosa infatti la maggior parte delle start up fallisce.
Chi sono i finanziatori delle start up? La stessa figura non investe nella
start up in diverse fasi. Nella fase di concept & prodotto (avere non solo una
idea ma anche un modello di business) il fabbisogno moentario è di 10-100k;
viene chiamata la fase di pre-seed. I fondi li otteniamo dai risparmi propri
degli ideatori, dagli FFF (family-foes-friends), prestiti (anche se è difficile che
gli istituti finanziari vogliono avere a che fare in una fase così rischiosa), e il
crowdfunding ovvero una modalità per raccogliere risorse finanziarie dal mercato
(è una modalità per finanziarsi solo nelle prime fasi). In questa prima fase non ci
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sono forti investitori perché è la fase più rischiosa con tassi di fallimento altissimi.
Nella seconda fase è la introduzione; si chiama seed. Anche qui abbiamo i risparmi,
FF, il crowdfunding e i business angels che sono delle figure professionali (ex
imprenditori che vogliono investire in nuove idee nel loro campo di interesse o in
campi attigui al loro) o anche un network di business angels che selezionano delle
startup promettenti. Sono dei soggetti ce hanno delle conoscenze e dei segnali
positivi da parte del team della startup. I business angels forniscono del capitale
per sviluppare la startup non sotto forma di prestito ma prendono in proprietà
l’impresa perché in futuro ne possano uscire e capitalizzare l’investimento. In
questa fase non è così rischiosa come nella prima fase ma comunque molto
pericolosa, ma investono perché in questa fase il valore della start up è piccolo
e quindi poi per avere un ricavo maggiore. I business angels forniscono anche
conoscenze che magari gli start upper non hanno (manageriali). Questi hanno
hanno anche delle conoscenze e li possono inserire nel network delle imprese per
farli crescere. crescita
Superata questa fase vi è la nella quale vediamo dei ricavi, la fase viene
Round A. Venture
chiamato Vi sono sempre i business angels e si introduce al
Capital. Questi hanno un ruolo simile ai primi. Si differenziano però perché
sono degli investimenti molto più strutturati. Sono delle imprese che effettuano
investimenti per altri investitori, il processo di selezione delle startup è più solido;
questo processo si chiama due diligence; vengono analizzati i flussi di entrate,
uscite, il team ecc... I venture capital vanno a vedere tra decine di start up e
poi ne scelgono pochissime per i finanziamenti. E’ anche la fase nella quale il
prodotto è riconosciuto dal mercato e l’impresa genera del profitto. I venture
capital investono anche perché qualcuno ci ha già investito (business angels) e
questo è un segnale che è già stata valutata come un investimento desiderabile.
maturità,
Andiamo alla fase successiva della nella quale l’impresa è piuttosto
round B di investimenti.
solida, ed entro nel In questo round entra in gioco
Private Equity
il che si differenzia dal Venture Capital dal fatto che il primo
investe nelle aziende che ormai sono già strutturate, stabile. Ci entrano perché
crescendo la start up non riesce più a gestire l’impresa, a quel punto i soggetti
esterni la riorganizzano. Il venture capital agisce bottom-up, dando un input di
capitale e di sviluppo mentre il private equity agisce top-down ovvero su come
organizzare l’impresa.
L’ultima fase è l’espansione che continua a prevedere il Private Equity e si pensa
di andare sullo Stock Exchange e quindi uscire dallo status di startup.
Più finanziamenti ci sono meno la startup sarà meno di proprietà e quindi un
potere decisionale ridotto all’interno della impresa.
La logica di selezione del venture capital si basa sul business plan della startup: i
costi che devono sostenere, il team, i costi, il mercato di riferimento, le operation,
come misurare il successo. Per i progetti meritevoli vengono fatte altre ricerche:
elevator speech ovvero convincere un investitore a dare un’occhiata al progetto.
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Viene fatta una due diligence dove vengono analizzati certi fattori e alla fine
vengono finanziate. In questo processo vengono aiutate dai Business Angels.
Incubatori di impresa fanno sì che la start up cresca e a svilupparsi in alcuni
anni, introducendole in un network. Questo perché le startup possono avere
difficoltà a entrare nei network. Gli incubatori di impresa possono anche fornire
degli spazi fisici nel quale la startup può espandersi. Forniscono i servizi connessi,
la connessione internet e il telefono (hard), forniscono un supporto fornendo
consulenza anche in termini manageriali (soft). Danno la possibilità di dialogare
e confrontarsi con altre startup. Organizzano dei seminari, delle challenge e
momenti in un cui le startup possono interfacciarsi con esperti che possono far
crescere l’impresa.
Non tutte le startup possono entrare in questi incubatori. Anche qui c’è un
processo di valutazione iniziale imprenditoriale dove la startup si dà come
obiettivo di fornire un business plan. Nella fase di incubazione l’impresa cresce.
Poi c’è la fase di post-incubazione dove la startup va avanti autonomamente sul
mercato senza più bisogno degli investimenti di esterni.
acceleratori di impresa
Ci sono anche gli che non forniscono degli spazi ma
sono dei programmi accelerati durante i quali forniscono dei corsi, sei seminari
per un periodo prestabilito per velocizzare la crescita.
Crowdfunding financial resources
involves an open call for the provision of
either in the form of donation or in exchange for some form of reward in roder
support
to initiatives for specific purposes.
Inizia con una call da parte di un imprenditore o da parte di qualcuno che non ha
le risorse finanziarie per finanziarie la propria idea. Di solito c’è una piattaforma
online che mette in contatto gli imprenditori e la folla. Gli imprenditori che
possono essere individui o organizzazioni che devono raccogliere fondi per svilup-
pare il prodotto o il servizio. Serve anche per raccogliere dei feedback sull’idea.
Chiedono al mercato di supportare la loro idea dando una quota di finanzia-
mento che vada a supporto dell’idea. C’è un finanziamento minimo per il quale
i finanziamenti arrivano effettivamente all’imprenditore. Ci sono 4 principali
modalità di finanziamento: equity-based, lending-based, reward-based (una volta
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