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Appunti di Economia e Organizzazione Aziendale

Conoscenze e abilità da conseguire
Il corso vuole fornire le conoscenze di base relative ad alcune delle principali determinazioni quantitative a supporto della gestione d’impresa. Il programma favorirà la comprensione sia del funzionamento dei sistemi che presiedono alla produzione dell’informazione, con particolare riferimento al bilancio d’impresa, sia delle modalità... Vedi di più

Esame di Economia e organizzazione aziendale T docente Prof. G. Masia

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ESTRATTO DOCUMENTO

e e,

Abbiamo subito che il ricavo delle vendite è pari a e il costo del venduto è cioè il

1 600 000 800 000

e e

costo di acquisto di auto, togliendo anche di affitto e del personale si ottiene che

80 200 000 250 000

e.

l’utile dell’azienda è Verrebbe però da chiedersi perché nell’utile viene incluso anche il credito

350 000

delle auto non ancora incassate, ma a noi interessa il valore di ciò che si vende e si acquista, non lavoriamo

5

col criterio di cassa che invece ragiona solo su entrate e uscite, per cui dovremo escludere le auto dato

5

che non hanno generato entrate. Nel calcolo del costo del venduto si procede calcolando il costo totale

dell’acquisto e poi si sottrae il costo delle rimanenze finali, cioè il costo di ciò che si è acquistato ma non

venduto. Occorre tener conto del fatto che il valore delle scorte, o rimanenze finali, questo viene calcolato

sul costo di acquisto, non sul costo previsto di vendita perché questo vorrebbe dire gonfiare il patrimonio

considerando anche utili non ancora realizzati; se invece il prezzo previsto di vendita è minore di quello di

acquisto, per esempio perché la merce si è deperita, la legge prevede di calcolare il valore delle scorte col

prezzo di vendita per tener conto della perdita di valore. Attività Passività

Nel 2016 l’azienda incassi tutti i crediti dell’anno preceden- Riserve 350

te e ripete le stesse identiche operazioni quindi avrà ancora Utile 350

e di ricavi di vendite con un costo del venduto di

1 600 000 Capitale 0

e, che ora calcoliamo come somma di rimanenze ini-

800 000 Banca 200

e

ziali, cioè gli acquisti degli esercizi precedenti, per 200 000 Rimanenze finali 400

e

e costo di acquisto per meno il costo delle rima-

1 000 000 Crediti clienti 100

e,

nenze finali di dato che ora rimangono auto non

400 000 40

e

vendute. Togliendo di costo di uffici e personale

450 000 Totale 700 700

e.

otteniamo ancora una volta un utile di 350 000 Tabella 2.3: Stato patrimoniale del 2016, cifre

in migliaia di euro.

2.2 Azienda di produzione

Un’azienda di produzione invece acquista risorse e produce dei prodotti che poi rivende. Questa diversa

organizzazione introduce una difficoltà maggiore perché le scorte dei prodotti finiti non sono state acquistate

ma prodotte quindi non hanno un prezzo di acquisto, mentre per le scorte di materie prime funziona come

prima; inoltre subentrano anche i costi di produzione, il cosiddetto valore aggiunto, la differenza tra il prezzo

di ciò che si acquista e ciò che si vende, è su questa differenza che viene applicata l’IVA.

In un’azienda di questo tipo si introduce il costo della produzione che è calcolato aggiungendo e sottraendo

Rimanenze iniziali delle materie prime, prodotti in lavorazione, componenti e quant’altro;

+ Costo di acquisto di materie prime, semilavorati componenti e altro;

+ Manodopera;

+ Quota di ammortamento, cioè macchinari, impianti e altre attrezzature;

+ Immobili;

+ Energia;

+ Servizi, cioè lavorazioni esterne

+

− Rimanenze finali di materie prime e prodotti in corso di lavorazione.

Ora abbiamo il costo di acquisto, cioè il costo di tutto ciò che si è acquistato nel corso dell’esercizio, il

costo di produzione, cioè il costo di tutto quello che si è prodotto, indipendentemente dal fatto che sia stato

venduto o no, che giustamente esclude le materie prime non lavorate, le scorte, e il costo del venduto, cioè

il costo di quanto si è venduto.

Possiamo calcolare il costo del venduto sommando

Costo di produzione;

+ Rimanenze iniziali dei prodotti finiti;

+

− Rimanenze finali dei prodotti finiti; 5

Consideriamo un’azienda che produce un solo tipo di prodotto. Nell’esercizio d’interesse ha fatto acquisti

e e e e

per di quintali di plastica a a quintale, spende all’anno di personale e di

1 900 190 10 2 000 500

e

servizi, per un totale di di costo di produzione. L’azienda ha prodotto unità di prodotti, che

4 400 100

prendono il nome di volumi, usando quintali di materie prime per unità, le rimanenze iniziali di materie

2

e e

prime sono quintali per a quintale e unità di prodotti finiti a a unità, nell’anno vengono

20 10 10 45

e

vendute unità a l’una. Vogliamo calcolare il costo di produzione e del venduto.

80 70

Per il calcolo del costo di produzione cominciamo a ragionare in termini di quantità di materie prime:

se abbiamo quintali iniziali, ne acquistiamo e ne consumiamo per la produzione avremo una

20 190 200

e e

rimanenza finale di quintali di materie prime a per quintale, quindi di rimanenze iniziali e

10 10 200

e e e e

di finali. Dunque abbiamo di scorte iniziali più di acquisti meno di scorte finali

100 200 1 900 100

e e e

per un totale di di materie prime consumate, aggiungendo di personale e di servizi

2 000 2 000 500

e,

otteniamo un costo di produzione nel periodo di che è diverso dal costo di produzione totale che

4 500

e.

avevamo calcolato essere 4 400

Per quanto riguarda i prodotti finiti si hanno unità iniziali, prodotte e vendute, quindi le scorte

10 100 80

e,

finali sono unità con costo unitario di pari al costo di produzione sul periodo diviso per il numero

30 45

e. e

di unità prodotte, per un totale di Considerando un costo di produzione di più unità

1 350 4 500 10

e e e e.

iniziali a l’una per meno di rimanenze finali abbiamo un costo del venduto pari a

45 450 1 350 3 600

Per un’azienda di produzione si può fare il conto economico al costo del venduto oppure a valore e costi

della produzione, quest’ultimo è obbligatorio per il codice civile italiano.

Cominciamo dal conto al costo del venduto:

e;

Ricavi di vendita per

+ 5 600

− e

Costo del venduto di calcolato come

3 600 e;

Scorte iniziali di prodotti finiti e materie prime per

+ 650

e di acquisti;

+ 1 900 e di personale;

+ 2 000

e di servizi;

+ 500

− e di scorte finali;

1 450 e.

quindi in totale si ha un margine industriale di 2 000

Per il conto a valore e costi della produzione dobbiamo calcolare il valore della produzione cioè il ricavo

di vendita più la variazione delle scorte di prodotti finiti:

e di ricavi di vendita;

+ 5 600 e di rimanenze finali di prodotti finiti;

+ 1 350

− e di scorte iniziali;

450 e,

abbiamo così trovato il valore di produzione per un valore maggiore del ricavo di vendita perché le

6 500

scorte in magazzino aumentano. Troviamo ora il margine:

e;

Valore di produzione per

+ 6 500

− e di costo di produzione calcolato come:

4 500 e di acquisti;

+ 1 900

e di servizi;

+ 500 e di personale;

+ 2 000

− −100 e;

Variazione di scorte di materie prime per

e.

per un margine finale di 2 000 6

Capitolo 3

Il sistema contabile

Le operazioni svolte dalle aziende sono svolte in maniera sistematica per poterne tenerne traccia precisa-

mente, anche perché se facciamo il conto economico per esercizio e non per l’intera vita dell’azienda si trova

che il reddito, pari alla variazione del patrimonio netto, non è uguale al flusso di cassa, quindi si può avere

un’azienda che produce utili ma in difficoltà finanziaria, è su questa base che nasce il principio della partita

doppia.

Riprendiamo l’esempio della concessionaria visto in precedenza e immaginiamo di doverne fare la contabi-

lità senza alcun sistema informatico. Viene da pensare di usare due fogli in cui tener traccia rispettivamente

di cosa viene acquistato e venduto e quando, però in questo modo non si considera l’aspetto finanziario,

abbiamo tenuto traccia solo dell’aspetto economico e non abbiamo considerato le entrate e uscite. Aggiun-

giamo quindi un foglio per tener traccia dei debiti, per cosa, quando e per quale cifra, abbiamo quindi una

duplice registrazione: la partita doppia. Allo stesso modo possiamo aggiungere un quarto foglio per i crediti

verso i clienti, abbiamo quindi quattro diversi conti, il numero di conti che un’azienda apre dipende da

quanto vuole che siano dettagliate le informazioni che mantiene. Quando debiti e crediti vengono pagati

occorrerà aprire un altro conto per tenere traccia delle entrate e uscite dal conto corrente, ma dovendo fare

i conti in partita doppia si inserisce una nuova riga nei conti dei debiti e crediti con valore negativo in modo

da azzerarli e quindi possiamo seguire simultaneamente gli aspetti economico e finanziario di ogni operazione.

−,

Per ora ci siamo basati su e ma la contabilità funziona con dare e avere, per il principio della partita

+

doppia ogni azione modifica due conti e il dare e l’avere modificati, uno per conto, dovranno risultare uguali,

di conseguenza per convenzione si ha che

dare, avere;

• I costi si rilevano in di conseguenza il sorgere del debito si segna in

• L’estinzione del debito si segna quindi in dare e le corrispettive uscite dalla banca vanno in avere;

• In opposizione ai costi i ricavi sono registrati in avere, quindi il sorgere del credito è segnato in dare;

• L’estinzione del credito è segnata in avere, quindi le entrate in banca sono registrate come dare;

dunque i conti diventano, definendo il saldo come differenza tra dare e avere, come illustrato dalla Tabella 3.1.

7

Dare Avere Dare Avere

Acquisto Fiat Panda Vendite Fiat Panda

100 20

Saldo Saldo

100 20

(a) (b)

Acquisti. Vendite.

Dare Avere Dare Avere

Acquisto Fiat Panda Vendite Fiat Panda

100 20

Estinzione del debito Saldo crediti

100 20

Saldo Saldo

0 0

(c) (d)

Debiti fornitori. Crediti clienti.

Dare Avere

Estinzione del debito 100

Saldo crediti 20 −80

Saldo (e) Banca.

Tabella 3.1: Esempio di conti di una concessionaria, ogni operazione è rappresentata da un colore per evidenziare i

due conti che va a modificare. Tutte le cifre sono in migliaia di euro.

Esempio 3.1 Riprendiamo la nostra concessionaria e consideriamo le seguenti operazioni:

e;

1. Costituzione società con capitale 100 000

e;

2. Mutuo in banca di 200 000 e;

3. Acquisto di un immobile per 150 000

e

4. Acquisto di due auto per con pagamento in contante;

30 000

e

5. Vendita delle due auto a in contanti;

50 000

e

6. Acquisto di 5 auto per con pagamento a 30 giorni;

75 000

e

7. Vendita di 3 auto per con incasso a 30 giorni;

90 000

8. Registrazione quota di ammortamento;

e

9. Versamento di di interessi passivi sul mutuo;

4 000 e

10. Rilevazione delle rimanenze finali: per le due auto.

30 000

Riportiamo ora tutte le operazioni elencate nel piano dei conti, cioè nell’insieme dei conti, comunemente

noti come mastrini come riportato in Tabella 3.2 e Tabella 3.3.

8

Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op.

4 5

30 50 9

4

6 7

75 90 4

105 140 (c) Interessi passivi.

(a) (b)

Acquisti auto. Ricavi vendite.

Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op.

8 10

10 30

10 30

(d) (e)

Quota di ammortamento immo- Rimanenze finali.

bili.

Tabella 3.2: Conto economico per l’Esempio 3.1, l’ultima riga riporta la chiusura dei conti. Cifre in migliaia di euro.

Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op.

1 3

100 150

2 4 1 2

200 30 100 200

5 9

50 4 100 200

166 (b) (c)

Capitale sociale. Mutuo.

(a) Banca.

Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op.

6 7 3

75 90 150

75 90 150

(d) (e) (f)

Debiti fornitori. Crediti clienti. Immobili.

Dare Op. Avere Op. Dare Op. Avere Op.

8 10

10 30

10 10

(g) (h)

Fondo di ammortamento immo- Rimanenze finali.

bili.

Tabella 3.3: Stato patrimoniale per l’Esempio 3.1, l’ultima riga riporta la chiusura dei conti. Cifre in migliaia di

euro.

Beni come gli immobili, software, impianti e quant’altro non sono come le merci che vengono acquistate

e poi vendute, hanno un’utilità pluriennale, quindi si applica l’ammortamento del bene e il loro costo viene

diviso anno per anno per tutta la loro vita utile e nel calcolo dell’utile non si usa tutto il costo del bene,

se per esempio l’immobile acquistato ha una vita utile stimata di 15 anni la sua quota di ammortamento

e,

annuale è pari a ma la vita utile è solo una stima, non si può calcolare esattamente, quindi la

10 000

quota di ammortamento è una cosa soggettiva, di conseguenza anche l’utile dell’azienda è una valutazione

soggettiva.

Ora possiamo fare due conti di riepilogo, cioè facciamo la chiusura dei conti trasferendo i saldi dei singoli

e

conti, per esempio negli acquisti delle auto abbiamo in dare quindi per azzerare il conto servirebbero

105 000

e e

in avere, segniamoli e di conseguenza avremo in dare nei riepiloghi come si vede in

105 000 105 000

Tabella 3.4. 9

Dare Avere

e e

Costi Ricavi

Acquisto auto Vendite

105 140

Ammortamento Rimanenze finali

10 30

Interessi passivi 4

Totale Totale

119 170

Utile 51

(a) Conto economico.

Dare Avere

e e

Attività Passività

Banca Mutuo passivo

166 200

Immobili Debiti fornitori

150 75

Crediti clienti Fondo di ammortamento

90 10

Rimanenze finali Capitale sociale

30 100

Utile 51

Totale Totale

436 436

(b) Stato patrimoniale.

Tabella 3.4: Riepilogo per l’Esempio 3.1. Cifre in migliaia di euro.

Occorre notare che segnando l’utile nel dare del conto economico, nello stato patrimoniale viene segnato

sotto avere per la partita doppia, questo permette di chiudere entrambi i conti dato che le colonne sono

in pari. Notiamo che nello stato patrimoniale non segniamo le rimanenze iniziali tra le passività perché

le rimanenze finali di un anno corrispondo alle rimanenze iniziali dell’anno successivo, in questo modo le

rimanenze al cambio di esercizio vengono segnate solo una volta tra tutti gli stati patrimoniali. Possiamo

ora fare il conto economico al costo del venduto come

e;

Ricavi per

+ 140 000

− e:

Costo venduto di 75 000 e;

Rimanenze iniziali per

+ 0

e;

Acquisti per

+ 105 000

− e;

Rimanenze finali per 30 000

− e di quota di ammortamento;

10 000

− e di interessi passivi;

4 000 e.

per un utile di 51 000

Il bilancio non è univoco, varia a seconda del destinatario, anche se le voci che contiene sono identiche tra

le varie riclassificazioni, cioè le riformulazioni del bilancio presentando le voci in modo diverso.

3.1 Rilevazioni di assestamento

Per ora abbiamo saltato un passaggio nella formulazione del bilancio, le rilevazioni di assestamento, cioè le

operazioni necessarie a fine periodo per ristabilire la competenza dei costi e dei ricavi all’esercizio.

3.1.1 Risconti – Attivi e passivi

Sono relativi ad operazioni che interessano due esercizi, per esempio un contratto di manutenzione stipulato

e, e

a inizio luglio 2015 della durata di un anno ma pagato subito per un totale di tuttavia solo

12 000 6 000

10

e

competono all’esercizio 2015 e i rimanenti al 2016, quindi a fine anno le operazioni di rettifica devono

6 000

rimandare al futuro la quota del costo che compete all’esercizio futuro, quindi a fine 2015 avremo i conti di

Tabella 3.5. Dare Avere Dare Avere Dare Avere

12 000 6 000 12 000 6 000

(a) (b) (c)

Canone manuten- Banca, stato pa- Risconti attivi,

zione, conto economi- trimoniale. stato patrimoniale.

co. Tabella 3.5: Risconti attivi.

Nello stato patrimoniale i risconti attivi sono registrati come attività, infatti possiamo vederli come

rimanenze di servizi già pagati interamente. Se consideriamo l’azienda che ha venduto il contratto di

manutenzione, questa avrà una situazione simile ma avrà dei risconti passivi a fine anno.

Dare Avere Dare Avere Dare Avere

6 000 12 000 12 000 6 000

(a) (b) (c)

Ricavi vendite, Banca, stato pa- Risconti passivi,

conto economico. trimoniale. stato patrimoniale.

Tabella 3.6: Risconti passivi.

3.1.2 Ratei – Attivi e passivi

Come per i risconti consideriamo l’acquisto di un contratto di manutenzione a inizio luglio 2015 della durata

e

di un anno ma ora con pagamento ritardato a fine giugno 2016, quindi ancora una volta sono di

6 000

e

competenza del 2015 e del 2016 quindi l’azienda che lo vende a fine 2015 avrà i conti in Tabella 3.7.

6 000 Dare Avere Dare Avere

6 000 6 000

(a) (b)

Ricavi vendite, Ratei attivi, stato

conto economico. patrimoniale.

Tabella 3.7: Ratei attivi.

A fine anno non c’è alcun guadagno, bisogna anticipare ciò che sarà registrato nel futuro. I ratei attivi

sono registrati come attività perché hanno la natura di crediti in corso di maturazione. Dal lato dell’azienda

che acquista il contratto troveremo i conti di Tabella 3.8.

Dare Avere Dare Avere

6 000 6 000

(a) (b)

Canone manuten- Ratei passivi, sta-

zione, conto economi- to patrimoniale.

co. Tabella 3.8: Ratei passivi.

In modo analogo all’azienda che vende il contratto l’unica operazione è la correzione, dunque i ratei passivi

sono dei debiti in corso di maturazione, questo perché il conto economico e lo stato patrimoniale rilevano le

operazioni per competenza economica e non per movimenti di cassa.

11

3.1.3 Fatture da emettere e da ricevere

Tutte le aziende quando vendono devono, per legge, emettere una fattura. Consideriamo che un’azienda

consegni la merce al cliente il 29/12/2015 e la fattura il 5/1/2016, alla chiusura di bilancio le aziende devono

registrare i costi anche se la fattura non è stata consegnata, dunque l’azienda che vende avrà i conti di

3.9.

Tabella Dare Avere Dare Avere

100 000 100 000

(a) (b)

Fatture da emette- Ricavi, conto eco-

re, stato patrimoniale. nomico.

Tabella 3.9: Fatture da emettere.

Le fatture da emettere sono dei crediti verso i clienti, per questo sono segnate nello stato patrimoniale. Il

cliente invece registrerà delle fatture da ricevere che sono debiti verso i fornitori, come in Tabella 3.10.

Dare Avere Dare Avere

100 000 100 000

(a) (b)

Fatture da riceve- Acquisti, conto eco-

re, stato patrimoniale. nomico.

Tabella 3.10: Fatture da ricevere.

3.1.4 Rimanenze di magazzino 3.11.

Analizziamo in dettaglio le rimanenze di magazzino considerando la situazione di Tabella

Dare Avere Dare Avere

100 000 100 000

(a) (b)

Acquisti, conto eco- Debiti verso forni-

nomico. tori, stato patrimonia-

le.

Dare Avere Dare Avere

20 000 20 000

(c) (d)

Rimanenze finali, Rimanenze finali,

conto economico. stato patrimoniale.

Tabella 3.11: Rimanenze di magazzino.

Come i risconti sono dei rinvii al futuro di servizi, le rimanenze lo sono di merci non vendute. Nel conto

economico le rimanenze sono considerate nell’avere, in opposizione al dare degli acquisti in modo che non

figurino nel costo del venduto, viceversa nello stato patrimoniale sono registrate tra le attività perché sono

parte del patrimonio dell’azienda.

3.1.5 Svalutazioni e rivalutazioni

Le svalutazioni interessano magazzino, partecipazioni e crediti, quest’ultimi in particolare, le rivalutazioni

e

sono più rare. Supponendo un credito di verso un cliente che però è in difficoltà economica si può

100 000 12

scegliere di svalutarlo, cioè di ridurlo di valore, per poter comunque incassare qualcosa; le operazioni di fine

anno, considerando una svalutazione al sono rappresentate in Tabella 3.12.

50 %

Dare Avere Dare Avere

50 000 50 000

(a) (b)

Accantonamento Fondo svaluta-

fondo svalutazione cre- zione credito, stato

dito, conto economico. patrimoniale.

Tabella 3.12: Svalutazione del credito.

e,

Se i crediti totali sono di nello stato patrimoniale si riporteranno i crediti al netto del fondo

500 000

e,

svalutazione per dunque tutti i fondi svalutazione non vanno nelle passività, ma vanno esposti

450 000

tra le attività in deduzione delle rispettive voci. Per qualunque altra voce da svalutare si procede in modo

analogo con l’accantonamento nel conto economico e il fondo svalutazione nello stato patrimoniale.

La rivalutazione incrementa il patrimonio, al contrario delle svalutazioni che lo riducono, per questo motivo

la legge italiana vieta le rivalutazioni se non a seguito di leggi di rivalutazione monetaria che decretano anche

in che modo fare la rivalutazione sulla base del tasso di inflazione della moneta, in particolare per gli immobili.

Quello che si può fare è il ripristino di valore che in pratica è una rivalutazione ma solo in ripristino di un

valore svalutato in precedenza e fino al valore precedente alla svalutazione.

3.1.6 Ammortamenti

Abbiamo già visto come siano legati a beni ad utilizzo pluriennale, materiali o immateriali indifferentemente.

e

Supponiamo di comprare un automezzo per e di ammortizzarlo in anni, dunque la quota di

50 000 5

e,

ammortamento annuale sarà pari a ripartendo così l’acquisto per competenza del costo.

10 000

Dare Avere Dare Avere

10 000 10 000

(a) (b)

Quota di ammor- Fondo ammorta-

tamento veicoli, conto mento veicoli, stato

economico. patrimoniale.

Tabella 3.13: Conti di ammortamento dopo il primo anno di utilizzo.

Come per le svalutazioni il fondo di ammortamento non compare tra le passività ma tra le attività

e

in deduzione della relativa voce, quindi nello stato patrimoniale del primo anno avremo per gli

40 000

e e, e e.

automezzi, poi al secondo, e al quinto anno Se la stima della vita utile si

30 000 20 000 10 000 0

rivela errata e il bene viene usato di più degli anni previsti la quota di ammortamento non compare più e

il bene si usa lo stesso, ma i costi sono stati concentrati troppo nei primi anni; di solito questo problema si

ovvia seguendo le aliquote fiscali dettate dal fisco, cioè se lo stato dice che l’aliquota è del la quota

12.5 %,

di ammortamento sarà pari al 12.5 %.

3.1.7 Fondi di rischio e di oneri Ammonti Esistenza

A differenza dei fondi visti finora questi compaiono nel passivo Fondo rischio 3

in quanto sono dei debiti “potenziali”, sono dei debiti imperfetti Fondo spesa 3 3

perché non si sa quanto si deve dare, né a chi né quando. Debito

Supponiamo che il fisco reclami che l’azienda abbia evaso

e, Tabella 3.14: Certezze per debiti e fondi.

imposte per quest’ultima può ricorrere in giudizio

1 000 000

se ritiene che non sia vero, siccome l’azienda può perdere o vincere non sa né se dovrà pagare, né quanto se

13

perde. L’azienda quindi può essere previdente e fare un accantonamento che sarà registrato come costo nel

conto economico in partita doppia con l’aumento del fondo rischio nello stato patrimoniale.

Per quanto riguarda le spese l’azienda è certa di dover pagare qualcosa, per esempio le raccolte premi con

i bollini al Conad, ma non sa quanto dovrà pagare per acquistare i premi e in modo analogo potrà fare un

accantonamento al fondo concorsi a premio.

3.2 Patrimonio netto

Il patrimonio netto è composto dal capitale versato, dagli utili trattenuti, cioè non distribuiti, e dagli utili

ancora non realizzati.

Il capitale è composto dall’importo versato all’atto di costituzione o da aumenti di capitale successivi e da

riserve da sovrapprezzo di azioni, che corrisponde alla differenza tra il prezzo pagato per le azioni e il loro

e,

valore nominale. Supponiamo che un’azienda abbia un patrimonio netto di di cui in azioni da

4 000 000 1

e, tutte in mano a un unico socio, se questo vuole fare entrare un altro socio alla pari, il socio entrante

1 e,

acquisisce milione di azioni, sempre allo stesso valore nominale di ma ora il patrimonio netto è salito

1 1

a milioni, di cui ne controlla la metà, quindi al socio entrante vengono regalati milioni dato che non

5 1.5

ha pagato milioni ma solo perché l’entrata sia veramente alla pari il socio dovrebbe versare il milione

2.5 1,

per le azioni e altri milioni di sovrapprezzo di utili, in questo modo versa in totale milioni come se avesse

3 4

prodotto anche lui degli utili, i milioni in più diventano le riserve da sovrapprezzo.

3

A fine esercizio si calcola l’utile, per esempio milione, entro aprile i soci devono riunirsi e deciderne la

1

destinazione: possono essere distribuiti come dividendo e quindi non fanno più parte del patrimonio netto

oppure possono essere trattenuti e destinati a vari tipi di riserve. Una di queste riserve è prevista dalla

legge ed è detta legale e prevede che ogni anno il degli utili siano destinati a questa finché la riserva non

5 %

raggiunge almeno il del capitale, questo per rendere più solido il capitale delle aziende; un’altra riserva

20 %

è dettata dallo statuto dell’azienda, redatto al momento della sua creazione, e quindi è detta statutaria.

Tutto questo, oltre all’utile dell’esercizio, fa parte degli utili trattenuti.

Le riserve di rivalutazione fanno parte degli utili non ancora conseguiti e servono nel caso di rivalutazione,

e

in positivo, di immobili o altro, se per esempio un immobile precedentemente valutato viene

1 000 000

rivalutato a le riserve avranno valore pari a milioni, cioè l’importo della rivalutazione.

5, 4

3.3 Altre operazioni dell’esercizio

Minusvalenze e plusvalenze derivano dalla vendita di beni che non sono oggetto di produzione dell’azienda,

cioè dei beni ammortizzabili e sono pari alla differenza tra il prezzo di vendita e il valore netto contabile, che

e

è pari al costo di acquisto meno il fondo di ammortamento: supponiamo un macchinario costato 200 000

e e,

e ammortizzato a all’anno per anni, quindi il valore netto contabile sarà di se ora

20 000 5 100 000

e e,

viene venduto a si avrà una minusvalenza di se invece il prezzo di vendita supera il valore

50 000 50 000

contabile si avrà una plusvalenza.

Sopravvenienze attive e passive sono causate da operazione eccezionali, prendiamo per esempio un’azienda

in difficoltà economica che deve saldare un debito e il fornitore accetta di essere pagato solo la metà, in questo

caso metà debito viene stralciato e di conseguenza il patrimonio aumenta, quindi si ha una sopravvenienza

attiva. Nel caso di un errore contabile che provoca la non registrazione di un debito, quando questo viene

registrato il patrimonio cala e quindi si ha una sopravvenienza passiva, un altro caso di passiva è per esempio

un furto. 14

Capitolo 4

Valorizzazione del magazzino

In genere tutti gli acquisti vengono accumulati in magazzino senza tener traccia correttamente di ogni

materiale e il suo costo di acquisto, per esempio per variazioni di prezzo nel corso del tempo, di conseguenza

a fine anno non si saprebbe come valorizzare correttamente il magazzino. Esistono perciò vari metodi per

risolvere questi problemi, il nostro ordinamento ne permette tre: costo medio ponderato, LIFO e FIFO.

Rimanenza Quantità Quantità Costo unitario Costo totale

iniziale acquistate scaricate di acquisto di acquisto

1° gennaio 100 10

20 gennaio 150 12 1 800

7 febbraio 120

20 aprile 100

3 giugno 200 15 3 000

4 settembre 150

10 dicembre 80 16 1 280

Totale 430 370 6 080

Tabella 4.1: Esempio di movimenti di magazzino per un dato prodotto.

4.1 Costo medio ponderato

Considerando i movimenti di magazzino in Tabella 4.1, per calcolare il valore del magazzino a fine anno

avremo bisogno delle rimanenze finali, pari a unità, e del costo medio ponderato per unità che calcoliamo

160

come costo totale di acquisto valore rimanenze iniziali

+ 6 080 + 1 000 e e,

costo medio ponderato = = = 13.36

quantità acquistate rimanenze iniziali

+ 430 + 100 e.

perciò le rimanenze finali avranno un valore totale pari alle unità rimaste per il costo medio, cioè 2 137

4.2 LIFO

Se immaginiamo il magazzino come un silos e inseriamo dentro e preleviamo sempre dall’alto verranno

usati sempre gli acquisti più recenti mentre rimarranno in magazzino gli acquisti più vecchi, perciò dovremo

valorizzare i prodotti al costo più vecchio, quindi facendo sempre riferimento alla Tabella 4.1 partiremo dagli

acquisti più vecchi, o rimanenze iniziali, e valorizzeremo una quota delle rimanenze finali pari al valore di

quell’acquisto, se una volta valorizzata parte delle rimanenze finali ne restano ancora si procede con l’acquisto

successivo. Nel nostro caso avremo unità, le prime rientrano tra le rimanenze iniziali quindi saranno

160 100

e e

valorizzate a l’una, le successive e fino a un massimo di unità, saranno valorizzate a l’una

10 60, 150 12

15

· e · e e,

per un totale di questo calcolo è fatto prescindendo totalmente da come si

100 10 + 60 12 = 1 720

prelevi dal magazzino. e

Se per esempio avessimo avuto alla fine dell’esercizio le prime sarebbero sempre valutate a

300 100 10

e

l’una mentre le rimanenti saranno divise in due parti: le prime a perché rientrano nel primo

150 12 e

acquisto, le ultime invece slittano al secondo acquisto e quindi hanno valore di l’una.

50 15

4.3 FIFO

Nella politica FIFO il primo entrato è il primo uscito, quindi in magazzino rimarranno gli acquisti più re-

e

centi, perciò nel calcolo del costo avremo che le prime unità saranno valorizzate a l’una, le successive

80 16

e e,

fino a un massimo di saranno invece valorizzate a per un totale di abbiamo applicato

80, 200, 15 2 480

lo stesso algoritmo del LIFO ma ora partiamo dal basso della scheda di magazzino invece che dall’alto, cioè

usiamo gli ultimi acquisti fatti.

Notiamo che il il valore calcolato in LIFO è il più basso e il FIFO il più alto mentre in costo medio sta

nel mezzo, nessuno dei tre è il valore esatto del magazzino, questo è calcolabile solo se teniamo traccia del

valore di ogni singolo articolo. 16

Capitolo 5

Riclassificazione dei conti

Dato un bilancio è possibile esporre le voci in diversi modi per mettere in evidenza alcune caratteristiche.

Per lo stato patrimoniale le più usate sono quella finanziaria per criterio di liquidità e quella funzionale

che è di pertinenza gestionale; per il conto economico vederemo invece solo la riclassificazione al costo del

venduto che prevede di dividere i costi per aree funzionali.

Costi Ricavi

Rimanenze iniziali di materie prime Ricavi di vendita

50 1 000

Rimanenze iniziali di prodotti in corso Proventi finanziari

60 5

Rimanenze iniziali di prodotti finiti Rimanenze finali di materie prime

150 60

Acquisto materie prime Rimanenze finali di prodotti in corso

450 80

Salari e stipendi Rimanenze finali di prodotti finiti

250 200

Oneri sociali 120

TFR 2

Energia elettrica 3

Quota ammortamento fabbricati 12

Quota ammortamento impianti 25

Quota ammortamento automezzi 20

Quota ammortamento software 10

Oneri finanziari 28

Minusvalenze patrimoniali 3

Imposte 60

Utile esercizio 102

Totale Totale

1 345 1 345

Tabella 5.1: Esempio di conto economico, cifre in migliaia di euro.

17

Attività Passività

Cassa Debiti verso banche

1 107

Banca Debiti per mutui passivi

80 300

Titoli Debiti verso fornitori

50 75

Crediti verso clienti Debiti tributari

250 42

Rimanenze finali di materie prime Debiti verso dipendenti

60 20

Rimanenze finali di prodotti in corso Fondo ammortamento fabbricati

80 30

Rimanenze finali di prodotti finiti Fondo ammortamento impianti

200 120

Fabbricati Fondo ammortamento automezzi

400 75

Impianti Fondo ammortamento software

250 40

Automezzi Capitale sociale

80 300

Software Riserva legale

50 40

Utili esercizi precedenti 250

Utile esercizio 102

Totale Totale

1 501 1 501

Tabella 5.2: Esempio di stato patrimoniale corrispondente alla Tabella 5.1, cifre in migliaia di euro.

5.1 Stato patrimoniale finanziario

È comunemente utilizzato nel mondo anglosassone e da tutte le aziende quotate in borsa. Prevede di dividere

le attività in attività correnti, cioè a breve termine e che sono destinate a trasformarsi in liquidità entro

mesi, e non correnti, a lungo termine destinate a trasformarsi in liquidità oltre mesi o che non si

12 12

trasformeranno affatto. Le passività sono invece divise in tre parti: le passività correnti, destinate a essere

pagate entro mesi, non correnti o consolidate, destinate a essere pagate oltre i mesi, e il patrimonio

12 12

netto, che non sarà mai pagato perché ne fanno parte il capitale e gli utili.

Con questa divisione si vede subito se le passività correnti sono maggiori o minori delle attività correnti,

riorganizziamo quindi le voci dello stato patrimoniale in Tabella 5.2 mostrando i beni ammortizzabili al

netto del loro fondo di ammortamento.

Occorre tenere conto che debiti e crediti verso fornitori e clienti sono in genere pagati entro o

30, 60, 90

giorni, i debiti verso le banche possono essere pagati anche entro il giorno dopo, i mutui invece sono

120

distinti tra quota corrente e non, i debiti tributari e verso i dipendenti sono pagati entro il mese successivo,

un eventuale Trattamento di Fine Rapporto sarà presente tra le passività non correnti perché non si sa

quando finirà il rapporto di lavoro con i dipendenti. 18

Attività Passività

Cassa Debiti verso banche

1 107

Banca Mutui passivi

80 50

Titoli Debiti verso fornitori Passività

Attività 50 75

Crediti verso clienti Debiti tributari correnti

correnti 250 42

Rimanenze Debiti verso dipendenti

340 20

Totale Totale

721 294

Fabbricati Mutui passivi Passività

370 250

Attività Impianti Totale non correnti

130 250

non Automezzi Capitale

5 300

correnti Software Riserva legale

10 40 Patrimonio

Totale Utili esercizi precedenti

515 250 netto

Utile esercizio 102

Totale 692

Totale Totale

1236 1236

Tabella 5.3: Stato patrimoniale finanziario, cifre in migliaia di euro.

Dalla Tabella 5.3 è evidente che le attività correnti sono molto maggiori delle passività correnti quindi nei

e e

prossimi mesi l’azienda dovrà pagare mentre incasserà quindi nei prossimi mesi

12 294 000 721 000 12

e,

si avrà un surplus questa quota è detta capitale circolante netto finanziario e quindi è definito

427 000

come differenza tra attività correnti e passività correnti e se positivo indica che l’azienda è in uno stato

di tranquillità finanziaria. Si definisce anche l’indice di liquidità che corrisponde al rapporto tra attività e

passività correnti, nel caso pari a e per essere tranquilli deve essere certamente superiore a meglio

2.45 1,

se maggiore di il valore ottenuto in questo caso è molto positivo. Un terzo indice è l’acid test, quick

1.5,

ratio o indice di liquidità secondario definito come il rapporto tra le attività correnti private della rimanenze

finali e le passività correnti e nel caso vale si sceglie di togliere le rimanenze perché sono quelle con

1.3,

liquidità minore dato che le aziende tendono sempre a mantenere alcune rimanenze, per essere in situazione

di tranquillità questo deve essere almeno maggiore di 1.

5.2 Conto economico al costo del venduto

Consideriamo il conto economico in Tabella 5.1 coi dettagli in Tabella 5.4: Generale e

Costi Produzione Commerciale Totale

amministrativo

Salari e stipendi 175 50 25 250

Oneri sociali 84 24 12 120

TFR 1.4 0.4 0.2 2

Energia elettrica 2.4 0.15 0.45 3

Quota ammortamento fabbricati 8.4 1.2 2.4 12

Quota ammortamento impianti 25 25

Quota ammortamento automezzi 5 15 20

Quota ammortamento software 10 10

Totale 301.2 90.75 50.05 442

Tabella 5.4: Dettaglio del conto economico in Tabella 5.1, cifre in migliaia di euro.

Cominciamo calcolando il costo del venduto: 19

e: rimanenze iniziali

+ 260 000 e: acquisto materie prime

+ 450 000 e: costo personale di produzione

+ 260 400

e: costi industriali

+ 40 800

− e: rimanenze finali

340 000 e: costo del venduto;

= 671 200

si definisce il margine industriale lordo come

e: ricavi vendite

+ 1 000 000

− e: costo del venduto

671 200 e: margine industriale lordo,

= 328 800

da qui calcoliamo il risultato operativo togliendo tutti gli altri costi relativi alla gestione dell’azienda:

e: margine industriale lordo

+ 328 800

− e: spese commerciali

90 750

− e: spese generali e amministrative

50 050 e: risultato operativo,

= 188 000

Ora aggiungiamo gli ulteriori oneri per calcolare l’utile ante imposte:

e: risultato operativo

+ 188 000

e: proventi finanziari

+ 5 000

− e: oneri finanziari

28 000 Ricavi di vendita

e: + 1 000

oneri/proventi accessori

+ 0 − Costo del venduto 671.2

− e: oneri/proventi straordinari

3 000 e: Margine industriale lordo

utile ante imposte = 328.8

= 162 000 − Spese commerciali 90.75

applicando le tasse troveremo − Spese generali e amministrative 50.50

e: utile ante imposte Risultato operativo

+ 162 000 = 188

Proventi finanziari

− e: + 5

imposte

60 000 − Oneri finanziari 28

e: utile dell’esercizio.

= 102 000 −3

Oneri/Proventi straordinari

+

Il risultato operativo indica quanto l’azienda ha guada- Utile ante imposte

= 162

gnato, o perso, gestendo il proprio business, tralasciando − Imposte 60

eventuali debiti, considerando anche i debiti abbiamo la Utile esercizio

= 102

situazione vera dell’azienda.

Definiamo l’indice di rotazione delle scorte come Tabella 5.5: Conto economico al costo del venduto,

cifre in migliaia di euro.

costo del venduto 671 200

= = 1.97,

rimanenze finali 340 000

che ci indica quante volte nel corso dell’anno tutte le scorte vengono consumate e rifatte, un’azienda cerca

di avere questo indice il più alto possibile e quindi ridurre il tempo di giacenza della merce, l’inverso di

questo valore ci dà il numero medio di giorni che le scorte passano in magazzino e prende il nome di indice

dei giorni di giacenza delle scorte: rimanenze finali · 365 gg = 185 gg,

costo del venduto

segue quindi che si cerca di tenere le scorte in magazzino il meno possibile, infatti tenere le merci ferme vuol

dire occupare inutilmente del capitale rischiando che la merce si svaluti, oltre ad abbattere anche i costi del

magazzino e del suo mantenimento. 20


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DESCRIZIONE APPUNTO

Conoscenze e abilità da conseguire
Il corso vuole fornire le conoscenze di base relative ad alcune delle principali determinazioni quantitative a supporto della gestione d’impresa. Il programma favorirà la comprensione sia del funzionamento dei sistemi che presiedono alla produzione dell’informazione, con particolare riferimento al bilancio d’impresa, sia delle modalità di impiego delle stesse a fini decisionali.
Programma/Contenuti Il bilancio
• L’impresa, il capitale e il rischio, le forme societarie, le azioni
• Le nozioni di Reddito e Patrimonio
• Il bilancio: Conto Economico e Stato Patrimoniale
• Gli effetti delle operazioni aziendali sul bilancio
• La contabilità generale e le rilevazioni contabili
• Struttura e contenuto del bilancio d’esercizio in Italia
L’analisi del profilo economico-finanziario d’impresa
• La performance economica: misurazioni alternative
• Gli indicatori di equilibrio finanziario
• La solidità patrimoniale
La contabilità direzionale e l’assunzione delle decisioni
• La contabilità direzionale: sistemi informativi a supporto delle decisioni
• Figure di costo e classificazioni dei costi
• L‘impiego dei costi per le decisioni
• Le relazioni tra costi e volumi di attività: l'analisi del punto di pareggio e la leva operativa
• Metodologie di determinazione dei costi di prodotto
• L’allocazione dei costi indiretti di prodotto
• L’effetto dei volumi sul risultato economico
L’assunzione delle decisioni di breve termine
• L’approccio all’assunzione delle decisioni: l’analisi differenziale
• La valutazione di convenienza economica di breve termine: costi e ricavi rilevanti
• Tipiche decisioni di breve termine: alcuni esempi
L’assunzione delle decisioni di lungo termine: la valutazione e la selezione degli investimenti
• Il concetto di investimento e le diverse tipologie di investimenti
• Capitalizzazione e attualizzazione: elementi di matematica finanziaria
• La valutazione di convenienza: i flussi di cassa e il metodo del valore attuale netto
• Altri metodi di valutazione degli investimenti nella prassi aziendale: il tasso interno di rendimento, il tempo di recupero (Pay-Back).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria informatica
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher piscoTech di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e organizzazione aziendale T e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Masia Gianluca.

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