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Appunti di economia e gestione delle imprese turistiche (EGIT) I & II & III modulo (9 CFU)

Questo documento riguarda il primo, il secondo e il terzo modulo dell'esame di "Economia e gestione delle imprese turistiche" (EGIT) del professore Rocca, di UniGe. Gli appunti sono quindi adatti allo studio per l'esame da 9 CFU: contengono tutti gli esercizi svolti in classe e a casa con le soluzioni e le spiegazioni; gli argomenti spiegati e approfonditi dal prof in aula; ogni schema disegnato alla... Vedi di più

Esame di Economia e gestione delle imprese turistiche docente Prof. G. Rocca

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Economia e gestione delle imprese turistiche – Prof Rocca – I & II modulo Stefano Bricca

26/2

L’economia e gestione delle imprese turistiche è parte delle scienze economiche, ovvero delle

discipline che hanno come argomento lo studio della ricchezza.

La ricchezza si manifesta in diversi modi: la produzione (P) è il primo modo, è la creazione della

ricchezza. La produzione avviene per soddisfare i bisogni umani, che comportano il consumo (C). Se

la produzione è maggiore del consumo (P > C R), abbiamo una ricchezza risparmiata, quindi un

risparmio (R). Tale ricchezza prodotta e non consumata può essere tesaurizzata (messa da parte e

basta) oppure impiegata produttivamente per creare nuova ricchezza, attraverso gli investimenti

(I). Un investimento è un impiego produttivo di ricchezza risparmiata.

Per agevolare la circolazione della ricchezza, si verifica il fenomeno del commercio. Per permettere

che un prodotto venga consumato è necessario un intermediario che sposti la ricchezza dal luogo di

produzione al luogo di consumo: tale circolazione di ricchezza prende il nome di commercio.

in termini fisici

(materiali)

trasformazione

produzione P tempo

di ricchezza in termini

immateriali

consumo C spazio

Scienze Studio della

economiche ricchezza risparmio R

commercio

Ci concentreremo sulla produzione e sulle aziende che producono ricchezza, ma anche sulla

circolazione della ricchezza.

Produzione : insieme di atti attraverso i quali la ricchezza viene trasformata, insieme di atti che

comporta la trasformazione della ricchezza. La produzione implica una trasformazione della

ricchezza. Tale trasformazione può avvenire in termini fisici (materiali) o in termini immateriali.

La costruzione di un’auto o la produzione di una tavoletta di cioccolata implicano trasformazioni fisiche.

Questo tipo di trasformazione è tipico delle imprese industriali.

Ma la produzione si attua anche in maniera immateriale, perché non sempre la trasformazione

avviene in termini fisici, ma può avvenire anche solo in termini di tempo e spazio. Un esempio è il

trasporto di un bene nel tempo e nello spazio: le imprese di import-export giocano su questo per

guadagnare.

Ad esempio, un’impresa di questo tipo acquista il caffè in Brasile appena dopo il tempo del raccolto poiché

quel bene in quel periodo è molto consistente: l’offerta è alta e il prezzo è basso poiché c’è abbondanza in

quel periodo. Tali commercianti guadagnano su questo aspetto: si accaparrano notevoli quantità nel

momento in cui termina il raccolto, per poi rivendere altrove quando l’offerta sul mercato si riduce poiché ci

si allontana dal tempo del raccolto. La domanda, essendo costante, permette guadagno facile su vendite a

prezzi rialzati.

L’importatore di caffè agisce su tempo e spazio: trasferisce un bene da un luogo in un tempo a un altor luogo

in un altro tempo.

Scienze ed economia

Scienze formali: scienze che individuano leggi secondo un metodo di tipo astratto basato sul

ragionamento (tipo la matematica)

Scienze empiriche, tra cui le scienze economiche: non possono fare a meno dell’osservazione dei

fatti, in questo caso economici (produzione, consumo, risparmio, commercio). È sempre necessario

osservare come i fenomeni si manifestano. macroeconomia

(economia del turismo)

Scienze economiche: analisi della ricchezza positive

e delle loro manifestazioni. (ciò che è) microeconomia

(economia e gestione

Le scienze economiche positive sono quelle delle imprese turistiche)

Scienze

che studiano il ciò che è, i fatti economici economiche

così come si manifestano e che nessuno politica macroeconomica

può mettere in discussione. normative

(ciò che deve

essere)

Esempi: macro e microeconomia, che studiano politica microeconomica

(politica delle imprese

i fenomeni a grande e piccola scala. turistiche)

La macroeconomia studia il comportamento di

tutti i produttori (insieme di tutta l’offerta); analisi di domanda e offerta turistica totale, dell’insieme di

produttori e consumatori (economia del turismo).

La microeconomia studia il comportamento del singolo produttore (un elemento dell’offerta); analisi del

singolo produttore o consumatore (economia e gestione delle imprese turistiche).

Le scienze normative studiano il ciò che deve essere. Le scienze normative tengono conto di ciò che

viene messo in evidenza dalle scienze positive. Si prende atto di ciò che è e si analizza il motivo dello

stato delle cose, e si fanno delle ipotesi o si studiano interventi e modalità per agire su o migliorare

un fenomeno. Le scienze normative costituiscono la ricerca delle linee di condotta da seguire per

raggiungere determinati obbiettivi; sono lo studio del comportamento per aumentare domanda o

offerta, e sono sempre divise in due: politica macroeconomica e politica microeconomica.

L’economia del turismo è una branca dell’economia politica. L’economia e gestione delle imprese

turistiche rientra sia nelle scienze positive, sia nelle normative, poiché hanno contenuto positivo

(economia delle imprese turistiche) e normativo (gestione delle imprese turistiche)

Sistema economico

Il sistema economico si suddivide in tanti sottoinsiemi, come ad esempio il sistema turistico. Per

comprendere il sistema turistico occorre vedere prima quello economico. Comprendere il lessico è

importante, perché permette di avere chiari i concetti e cominciare a comprenderli prima delle

spiegazioni.

Sistema: insieme di elementi in relazione tra loro (ad esempio, produttore, consumatore,

intermediario… che hanno tutti delle relazioni).

Sistema economico: gli elementi che interagiscono in questo sistema sono quelli che hanno a che

fare con le quattro manifestazioni della ricchezza. Nel sistema economico ci sono degli operatori

economici, e i principali sono famiglia e impresa (e pubblica amministrazione).

Per prime si sono formate le famiglie, e solo in epoca moderna si sono create le imprese. Il primo

operatore è la famiglia, che nei primi stadi della civiltà doveva sopravvivere e procacciarsi la

ricchezza autonomamente. Solo in momenti più evoluti c’è stato il tentativo di trasformare la

ricchezza in qualcos’altro, con l’artigianato. Questo avveniva sempre nella famiglia. La distinzione

tra ruolo di consumo e ruolo di produzione si è creata solo recentemente, con la rivoluzione

industriale, che ha appunto diviso le due fasi di produzione e consumo. Prima produzione e consumo

avvenivano interamente in famiglia, oggi non più: alla famiglia spetta il consumo, e alle imprese la

produzione.

L’impresa è un operatore esterno, a cui la famiglia cede denaro (in caso di presiti o quote societarie),

beni materiali (in caso di strutture affittate), o forza lavoro. Lo scopo dell’impresa è trasformare i

fattori produttivi in prodotto che poi viene rivenduto nuovamente alle famiglie.

Denaro e beni materiali costituiscono il capitale.

Il movimento/flusso di denaro che va dalle famiglie alle imprese per l’acquisto di beni, servizi e

prodotti non viene tutto trattenuto dalle imprese, ma viene ridistribuito in parte alle famiglie che

contribuiscono a produrre, che sia per pagare i salari, gli affitti, o gli interessi. Chi ha offerto lavoro

ha diritto al salario, chi ha dato denaro ha diritto a interessi, e chi cede gli immobili ha diritto

all’affitto.

Questo è il primo esempio di sistema economico: nei sistemi più evoluti ci sono altri elementi. Uno

di questi è l’aggregato della pubblica amministrazione (PA), ovvero l’insieme degli enti pubblici

(Stato, regione, comune, camera di commercio…). La PA è necessaria poiché offre servizi pubblici,

certi beni e servizi per la società come difesa, giustizia, sanità…

Redditi, affitti e interessi percepiti dalle famiglie sono tassati, quindi parte di questi finiscono alla PA

sotto forma di tasse o imposte. Lo stesso avviene per le imprese: l’utile/il guadagno/il profitto è

tassato. Questi pagamenti coattivi/coercitivi (obbligatori per legge) vengono prelevati dallo Stato in

cambio di servizi pubblici.

Imposta: finanza un carattere generale. Le imposte si versano indistintamente, anche se non è detto

che si usufruisca di ciò per cui si versa l’imposta (manutenzione marciapiedi, magistrati…).

Tassa: finanza un carattere particolare. Chi versa una tassa paga un servizio di cui usufruisce,

specifico, individuale (tassa scolastica, universitaria, di registro…).

Famiglia e impresa sono sottoinsiemi del sistema economico. Se si considera anche la PA, il sistema

economico è più vicino alla società. Questi operatori sono legati da relazioni biunivoche, ed è questo

che rende il rapporto tra le parti un sistema. 27/2

Operatori economici: tre grandi

aggregati, che sono famiglie (che

prevalentemente consumano), imprese

(che prevalentemente producono), due

operatori privati, e la pubblica

amministrazione, pubblica (che

produce e consuma).

La PA è un insieme di enti pubblici che

offre sevizi generali alla popolazione,

famiglie o imprese che siano. Consuma

ricchezza per produrre servizi pubblici.

Sia la famiglia, sia l’impresa, sia gli enti pubblici, sono tutte aziende. In economia, azienda fa

riferimento a un operatore economico. Un’azienda è un insieme coordinato, organizzato, di beni e

di persone per il conseguimento di un fine economico.

Il fine economico consiste o nella produzione di ricchezza, o nel suo consumo, o in entrambi gli

scopi. Le aziende miste sono quelle che hanno come fine consumo e produzione, e un esempio si

trova nelle imprese a conduzione familiare. L’impresa è un operatore che produce ricchezza, ma in

questo tipo di impresa buona parte di quello che si produce viene consumato per soddisfare le

esigenze della famiglia. Erogare è sinonimo di consumare.

di consumo/di erogazione Quando si parla di imprese, si fa riferimento alla categoria di azienda

Azienda di produzione (imprese) che come fine ha la produzione di ricchezza, quindi che fanno

trasformazioni fisiche o immateriali (o entrambe).

Sono imprese nelle quali il fattore lavoro viene offerto

mista (imprese familiari) principalmente dai membri della famiglia. Se ci sono operatori

esterni è perché il lavoro da parte della famiglia non è sufficiente.

Ci sono alcuni elementi costitutivi, essenziali, dell’azienda: beni economici, persone,

organizzazione, fine economico, operazioni. Se manca anche solo uno di questi 5 elementi, non si

può parlare di azienda. Sono condizioni necessarie e costituenti dell’azienda.

denaro di investimento

beni materiali beni immobili

beni economici di consumo

(capitale) beni immateriali beni mobili

(⇒servizi)

persone

Elementi organizzazione

dell'azienda fine (scopo) economico

operazioni (⇒ fatti di gestione)

Beni economici capitale

, o : non tutti i beni sono economici, solo una parte è detta tale. Solo i

beni utili all’uomo per conseguire ricchezza, che quindi sono usati sostenendo un sacrificio, sono

detti economici. L’aria non è un bene economico.

Quindi un bene economico comporta un sacrificio da parte dell’uomo, e sono beni limitati nello

spazio, quindi non disponibili per tutti. Per disporne, serve un sacrificio, quindi serve dare in cambio

qualcos’altro o pagare un prezzo.

I beni economici possono essere materiali (come il denaro, i beni immobili, i beni mobili) o

immateriali (che non hanno consistenza fisica, quindi sinonimo di servizi).

I beni materiali possono essere anche distinti in beni di investimento e di consumo: quelli di

investimento sono usati per accrescere la capacità produttiva dell’impresa (acquisto di immobile,

affitto di un nuovo stabilimento), quelli di consumo sono usati per necessità dall’impresa (toner per

stampante, cancelleria).

Persone : anche questo elemento è essenziale, poiché anche una microimpresa o microfamiglia è

composta da almeno un solo membro. Una persona serve sempre. Un esempio è il vu cumprà che

si occupa autonomamente di ottenere merce da vendere e va a venderla.

Meno persone ci sono e meno organizzazione è necessaria, ma c’è sempre organizzazione.

L’organizzazione è la combinazione ideale di beni e persone. Se non c’è buona combinazione, c’è

disorganizzazione.

Un’impresa di viaggi dettagliante prenota aerei, alberghi e fornisce pacchetti: occorre tenere conto

dell’ampiezza dei locali in cui si tiene l’attività, ma anche considerare la prospettiva del volume di affari nel

futuro. All’inizio si avrà un solo dipendente, ma un ufficio di medie dimensioni, sperando che il volume di

affari aumenti e che quando serviranno più dipendenti e più mobilio, ci sarà abbastanza spazio per la coda

dei clienti all’interno del negozio. Serve quindi conciliare il numero di persone e la grandezza dei beni

immobili e l’adeguatezza dei beni mobili, calcolando che il bene immobile non si può ampliare se non con

grandi costi. Se dall’inizio di un’attività si assumono 5 persone e non c’è abbastanza lavoro, si è mancati di

organizzazione e si hanno perdite.

fine economico

Il riguarda la ricchezza in termini di consumo e produzione. Il fine è detto

economico perché ha a che fare con la produzione, o con il consumo, di ricchezza. Il fine è

economico perché c’è produzione di un reddito. Se non c’è trasferimento materiale, si specula sulla

differenza di prezzo (rivendita a prezzo maggiorato di certi pacchetti o trasporti, come fanno le

agenzie). Il fine economico consiste o nella produzione di ricchezza, o nel suo consumo, o in

entrambi gli scopi.

Operazioni

: costituite dalle decisioni prese nel corso della vita in termini soggettivi

dell’azienda, dalle quali scaturiscono i fatti di gestione. Quando si Gestione

parla di gestione, si può intendere in termini soggettivi e in termini

oggettivi. in termini oggettivi

La gestione in termini soggettivi è l’insieme delle decisioni prese dai responsabili dell’azienda (chi

assumere, dove ubicare l’azienda, come suddividere i locali a seconda delle funzioni).

Le decisioni soggettive causano fatti di gestione, oggettivi: i fatti di gestione in termini oggettivi sono

successivi a quelli in termini soggettivi, ne dipendono.

Gestione: insieme di tutte le decisioni prese dai responsabili nel corso dell’intera vita dell’impresa.

Non tutte le decisioni fanno parte della gestione: solo quelle che hanno ricadute sulla ricchezza le

sono. Ad esempio decisioni che comportano aumento o diminuzione del reddito, decisioni su

assumere o meno un dipendente in più che deve essere pagato, e quindi che deve essere assunto

solo se si ha la certezza di poterlo pagare, e avere un utile da quell’assunzione. Queste decisioni,

parte della gestione in termini oggettivi, comportano obblighi e modifiche alla ricchezza.

La gestione ha un riferimento temporale: si riferisce a tutta la vita dell’azienda, ovvero dal momento

successivo alla costituzione.

Se un’azienda è molto longeva, la gestione va monitorata nel tempo. Un’azienda è come un essere

vivente, è un organismo vitale perché produce ricchezza e necessita di controllo. La gestione va

monitorata nel corso del tempo ed è necessaria suddividerla in sottoinsiemi.

gestione (ed esercizi amministrativi) fase di cessazione

fase costitutiva

fase pre-costitutiva fase di funzionamento

-1 0 +1 n

costituzione

Fase pre-costitutiva: varia, può essere lunga o corta, dipende dall’azienda. Occorre stabilire la forma

giuridica (impresa individuale, società…). Si fanno indagini preliminari, studi di fattibilità, progetti

per vedere se conviene o no. Più è grande l’azienda, più tempo serve. (-1 > 0)

Costituzione e fase costitutiva: anche la costituzione può durare vario tempo, a seconda del tipo di

attività. (0 > +1)

Fase di funzionamento: legata alla vita dell’impresa. Se ha breve vita è breve e porterà alla

cessazione; se è longeva può anche non chiudere.

Fase di cessazione dell’impresa: i casi sono molteplici, può essere venduta con una cessione in

blocco, vantaggiosa perché chi la acquisisce ha già un’impresa avviata e oliata, o può esser

smembrata, liquidata a pezzi. Quando termina la fase di cessazione, termina la gestione.

La gestione comprende tutti i fatti che avvengono nel lasso di tempo da costituzione a cessazione.

In caso di cessione, la fase pre-costitutiva non si ripete, se non per faccende burocratiche (può

avvenire un cambio di tipo di società: si ricostituisce giuridicamente, ma non a livello pratico).

La gestione non comprende la fase pre-costitutiva perché i fatti non si sono ancora realizzati: nella

fase pre-costitutiva c’è uno studio sulla carta, non c’è nulla di concreto: i fatti concreti cominciano

al punto 0.

La gestione può essere molto lunga, e quindi può avere bisogno di monitoraggio per controllare se

è in buona salute, se è precaria o se è in peggioramento continuo. L’andamento della gestione va

monitorato sottoponendola a diversi controlli.

La gestione è un insieme di fatti amministrativi che hanno conseguenze sulla ricchezza.

Il sottoinsieme della gestione è detto esercizio amministrativo. È un sottoinsieme perché è

intervallato, in base alla salute dell’azienda si decidono gli intervalli in cui suddividere la gestione.

Se la condizione è buona, i controlli/gli esercizi amministrativi possono essere fatti a tempi distanti.

Se la salute dell’azienda è cattiva, servono controlli costanti e ravvicinati.

Non serve solo aver un buon reddito o profitto per definire una azienda in buona salute, serve anche

una buona liquidità. Occorre essere sempre in grado di pagare i debiti, avere buona condizione di

liquidità significa essere in condizione di fronteggiare spese nella breve, media e lunga scadenza, e

spese impreviste. Per avere una buona liquidità a volte serve ridurre i redditi: piuttosto che mirare

ad alti redditi, è meglio avere più liquidi. Un alto reddito comporta un alto rischio di liquidità, e di

conseguenza sarebbe necessario ridurre i redditi se si avessero difficoltà finanziarie.

Se le condizioni reddituali e finanziarie sono buone, gli esercizi amministrativi possono essere

annuali. Peggiori sono le condizioni, più frequenti devono essere gli esercizi amministrativi.

La ricchezza d’impresa è analizzabile su due aspetti: patrimoniale (capitale d’impresa) e reddituale

(reddito).

Quella patrimoniale riguarda i beni a disposizione dell’impresa, quindi beni materiali come denaro,

beni immobili (di proprietà o in affitto) e beni mobili (attrezzatura), e beni immateriali (diritti,

marchio…).

Ma la ricchezza d’impresa non si misura solo con il patrimonio, bensì anche a livello reddituale: il

reddito è conseguenza del patrimonio. A seconda di come è gestito il primo, il secondo varia: se è

ben gestito, il reddito sarà alto, se è mal gestito, il reddito sarà basso o anche inferiore a 0.

Il reddito nella lingua comune è inteso come positivo, sinonimo di utile/guadagno. Nel linguaggio

economico-aziendale reddito non ha significato positivo, ma relativo: può significare profitto o

perdita. Le cause di un reddito negativo possono essere interne (cattiva gestione) o esterne (crisi

politica come quella che ha condannato molte attività in Egitto). 28/2

Soggetto giuridico e soggetto economico

Il soggetto di impresa è la persona, o l’insieme di persone, responsabile della gestione dell’azienda.

Sono le persone che prendono le decisioni e ne sono responsabili. Il soggetto di azienda può essere

in termini giuridici ed economici, e questi due soggetti possono non coincidere.

una persona fisica

soggetto giuridico

Il è colui che figura

come titolare. Il soggetto giuridico può Soggetto giuridico un insieme di 2 o più persone fisiche

coincidere con una persona fisica, con un

insieme di persone, o con una persona una persona giuridica

giuridica.

Il soggetto giuridico coincide con una persona fisica nel caso delle imprese individuali. Le imprese

familiari, per legge, sono assimilate alle imprese individuali, poiché c’è la figura del capofamiglia.

Anche se ci sono altri collaboratori familiari, il capofamiglia è il responsabile davanti alla legge, è

colui che assume obblighi e che può vantare i diritti di fronte alla legge. Il capofamiglia è il titolare

giuridico, e gli spetta almeno il 51% degli utili, poiché c’è un fattore di rischio molto alto.

Spesso un’impresa è formata da più soggetti giuridici, quindi da due o più persone fisiche, come

nel caso delle società di persone.

La persona giuridica è prevista dal diritto: è una figura astratta che per legge è comparata a una

persona fisica. La persona giuridica è una figura che sostituisce le persone fisiche, creata dal diritto,

dalle norme di legge. Le persone giuridiche sono persone astratte che sono rappresentate da una o

più persone fisiche, che fungono da rappresentanti.

Le società di capitali (le S.r.l., le S.p.A., le S.a.p.A.) si contrappongono alle società di persone: le

società di capitali sono considerate persone giuridiche. La FIAT è un esempio di persona giuridica.

Ma questa persona giuridica, essendo astratta e creata dal diritto, deve essere rappresentata da

persone fisiche, ed è questo il ruolo degli Amministratori Delegati (AD). Un AD lo è pro tempore,

vale a dire che finché ci si fida è in carica. Se non si ha più fiducia, si può estromettere e sostituire.

Per l’impresa familiare, firma il capofamiglia. Per una S.n.c., ogni socio può firmare. Per la persona

giuridica, firma l’Amministratore Delegato.

soggetto economico

Il è quella persona fisica, o l’insieme delle persone fisiche, a cui spettano le

decisioni più importanti nel corso della gestione. Il soggetto economico riguarda la gestione in

termini soggettivi.

C’è la distinzione tra soggetto giuridico ed economico perché non sempre coincidono. In molti casi

lo fanno, ma in molti altri no.

Esempio in cui non coincidono: prendiamo un’impresa individuale, una piccola impresa di viaggi al dettaglio

intestata a una persona. Inizialmente il soggetto giuridico, ovvero il titolare davanti alla legge che vanta diritti

e assume obblighi, coincide con il soggetto economico: la stessa persona è proprietaria dell’impresa, firma le

carte, e prende le decisioni. Il proprietario ha un figlio e lo assume: a lungo andare, il figlio impara a svolgere

al meglio questo lavoro e arriva quasi a sostituire i compiti del padre, che, invecchiato, ha ridotto il suo carico

di lavoro. Ma il padre non si fida totalmente del figlio: questi è infatti uno spendaccione e nonostante faccia

bene il suo lavoro, il padre non si fida a lasciargli in mano la totalità dell’impresa. A questo punto quindi il

figlio, capace di lavorare e di prendere le decisioni nella gestione di tutti i giorni, può diventare il soggetto

economico. Il padre continua a essere il soggetto giuridico, quindi quello che controlla firme, documenti,

assegni, e che gestisce il conto corrente dell’impresa. In questo modo il padre ha controllo sulla propria

azienda, e può lavorare meno. Si sono quindi scinte le figure di soggetto giuridico ed economico.

Altro esempio in cui avviene la divisione tra soggetto giuridico ed economico: un imprevisto può rendere

necessario dividere i due soggetti. Il proprietario di un’agenzia di viaggi, che è soggetto giuridico ed

economico, vince il concorso per fare il professore. Per legge, un dipendente pubblico non può avere un altro

ruolo come quello di soggetto giuridico di un’impresa. Questa persona può quindi nominare una persona

fidata, come la moglie, soggetto giuridico, e può continuare ad essere soggetto economico (non ci sono

restrizioni su questo). Basta quindi cambiare il soggetto giuridico e questa persona può fare il dipendente

pubblico e continuare nella gestione dell’impresa: cambia solo l’intestazione, ma è sempre lui a prendere le

decisioni importanti. Ovviamente occorre fare attenzione a chi viene nominato soggetto giuridico, poiché

occorre estrema fiducia: il soggetto giuridico può vendere/cessare l’attività.

Dal punto di vista giuridico ci sono varie sfaccettature per definire un’impresa: nella fase

precostituiva, ovvero prima che inizi la gestione vera e propria, occorre definire e scegliere la forma

giuridica dell’azienda. La scelta della forma giuridica non è facile da prendere: dipende dalle

dimensioni che avrà l’impresa e anche dai rischi che l’imprenditore individuale o i soci vogliono

assumersi nel corso della gestione.

L’impresa individuale/familiare viene scelta per piccole imprese. Una società di persone viene scelta

prevalentemente per imprese di piccola dimensione, così come la S.r.l (che è però di capitali). S.p.A.

e S.a.p.A. vengono invece scelte per imprese di grande dimensione.

Se necessario, può avvenire la trasformazione da impresa piccola a grande (da familiare a S.p.A.),

come nel caso di catene alberghiere di proprietà di un’unica impresa che si amplia o le imprese che

gestiscono più attività, che spesso diventano S.p.A.

Quando si costituisce un’impresa bisogna tener conto del rischio: l’impresa individuale è di massimo

rischio perché tali imprese agiscono in una situazione che la legge considera come una situazione di

confusione dei beni. Confusione significa che non si fa distinzione tra beni investiti nell’impresa e

beni utilizzati per e dalla famiglia: il patrimonio familiare e quello d’impresa sono considerati come

un tutt’uno, non c’è autonomia patrimoniale. Se l’impresa fallisce, i creditori possono rivalersi sul

patrimonio di impresa e poi su quello della famiglia.

Se un’agenzia di viaggi sotto forma di un’impresa individuale fallisce, i creditori e/o i dipendenti che non

hanno avuto gli stipendi possono rivalersi sul patrimonio d’impresa (conto corrente, attrezzatura, immobile)

e poi, se non è sufficiente a pianare i debiti, sul patrimonio familiare/individuale dell’imprenditore (villa, casa

in montagna, auto…). 6/3

La forma dell’impresa individuale/familiare S.n.c. responsabilità solidale e illimitata

società di persone socio accomandatario

S.a.s.

Impresa socio accomandante

S.p.A.

società di capitali S.a.p.A.

S.r.l.

L’impresa individuale non ha autonomia patrimoniale, perché avviene la confusione dei beni: il

patrimonio investito nell’impresa non è distinto da quello della famiglia.

La società di persone è giuridicamente formata da due o più persone fisiche. Le società di persone

possono essere società in nome collettivo (S.n.c.) o società in accomandita semplice (S.a.s.)

La società di capitali è un’impresa che è una persona giuridica, quindi una figura astratta creata

dalla legge, rappresentata da uno o più amministratori delegati pro-tempore. Le società di capitali

possono essere società per azione (S.p.A.) o società in accomandita per azioni (S.a.p.A.), se imprese

di grandi dimensioni, o società a responsabilità limitata (S.r.l) se di piccole dimensioni.

Nelle società, l’autonomia patrimoniale esiste in diversi modi.

S.n.c. : in queste, l’autonomia patrimoniale è detta imperfetta o relativa, perché per legge il

patrimonio investito dai soci nella collettività viene considerato indipendente da quello che ogni

socio possiede a livello personale/familiare. Tale separazione esiste solo finché il patrimonio

investito nell’impresa societaria risulta in grado di soddisfare i propri impegni (ovvero pagare i

debiti). La separazione tra i beni c’è: il patrimonio investito è considerato indipendente dal

patrimonio individuale dei soci. In caso di insolvenza o fallimento, i terzi creditori devono rivalersi

sul patrimonio investito in società, ma, se questo non basta, possono rivalersi sul patrimonio

personale dei soci. Le S.n.c. sono quindi a responsabilità solidale e illimitata: ogni socio è

responsabile solidalmente perché ogni socio risponde non solo per i fatti compiuti da lui stesso in

nome della società, ma anche dei fatti compiuti in nome della società da parte degli altri soci. Questo

comporta rischi molto considerevoli, ed è per questo che le S.n.c. sono in genere formate da

pochissimi soci e fidati (parenti o amici). Sono responsabili illimitatamente perché l’autonomia

patrimoniale è relativa: se il patrimonio sociale non è sufficiente, allora si preleva dal patrimonio

personale dei soci. Nelle S.n.c. i soci sono di capitale e di lavoro.

Esempio per una S.n.c. con capitale sociale di 300’000€, di cui 200’000€ investiti dal socio A e 100’000€

investiti dal socio B. Essendo una società illimitata e solidale paritaria, i profitti sono divisi in base al capitale

investito: se l’utile alla fine dell’anno è di 15’000€, al socio A andranno 10’000€ e al socio B 5’000€.

S.a.s.

Nelle i soci possono essere di due tipi: accomandatari o accomandanti. Ci sono poche imprese

di questo tipo, ma in certi casi può configurarsi bene. Può capitare che uno o due soci abbiano tempo

e capacità per gestire l’impresa, ma non abbastanza capitale da investire. Se mancassero i capitali

per avviare un’attività, ma si hanno le competenze, si può richiedere a qualcuno di inserire dei

capitali. In cambio, questi entrano in società, non come soci lavorativi, ma come soci di capitale.

Nella S.a.s. quindi ci sono più soci, per essere definita tale ci devono essere almeno un socio

accomandatario e un socio accomandante

L’accomandante è un socio di capitale: non partecipa direttamente allo svolgimento della gestione,

è solo un socio finanziatore, ma comunque comproprietario. È un finanziatore interno, a cui non si

deve pagare un interesse: la proprietà è condivisa con altri. L’accomandante è un socio a titolo di

capitale, comproprietario, che non partecipa alla gestione, ma partecipa agli utili.

L’accomandatario è proprietario e prende le decisioni all’interno dell’impresa, partecipa alla

gestione ed è coinvolto lavorativamente.

I soci sono tutti comproprietari del patrimonio sociale, anche se in proporzioni differenti in base alla

quantità di capitale investito e al numero di ore di lavoro. Il rischio, per tutti i soci, è limitato al bene

investito.

Gli utili sono ripartiti con criteri diversi, a seconda del contratto iniziale: una parte dell’utile

rapportato al capitale investito spetta a tutti, ma c’è una quota riservata al socio accomandatario,

che ci mette il lavoro. Tali percentuali vengono stabilite di comune accorto tra i soci, così come il

criterio di retribuzione del lavoro: un atto scritto e firmato definisce le quote. Servono criteri giusti

e ponderati su competenze e tempo lavorato.

Esempio per una S.a.s. con capitale sociale di 400.000€, con 2 soci accomandatari e 2 soci accomandanti, e

con un’ipotizzata quota riservata ai soci accomandatari del 50% sugli utili.

• Socio A, accomandatario, con investimento di 50.000€

• Socio B, accomandatario, con investimento di 100.000€

• Socio C, accomandante, con investimento di 100.000€

• Socio D, accomandante, con investimento di 150.000€

Se l’utile fosse di 60.000€, con la quota riservata del 50% i due soci accomandatari si spartiscono i primi

30.000€, in proporzione al capitale investito:

• Socio A, accomandatario: 1/3 di 30.000€ 10.000€

• Socio B, accomandatario: 2/3 di 30.000€ 20.000€

Il residuo 30.000€ va ripartito tra tutti, se tutti hanno messo il capitale, come in questo caso:

• Socio A, accomandatario: 1/8 di 30.000€ 3.750€ (che si sommano ai precedenti 10.000€)

• Socio B, accomandatario, 1/4 di 30.000€ 7.500€ (che si sommano ai precedenti 20.000€)

• Socio C, accomandante, 1/4 di 30.000€ 7.500€

• Socio D, accomandante, 3/8 di 30.000€ 11.250€

⇒ 7/3

Il soggetto giuridico è strettamente legato alla forma giuridica che l’impresa assume. La distinzione

tra soggetto giuridico ed economico è importante per comprendere bene i concetti di azienda di

produzione (quindi impresa) indivisa e divisa.

indivisa La concezione dei termini non è la stessa del linguaggio comune: fa

riferimento invece all’organizzazione economica e giuridica

Impresa dell’impresa, quindi alle figure di soggetto giuridico ed economico.

divisa

Un’azienda:

¬ si dice divisa quando è formata da un unico soggetto giuridico ma da più soggetti economici.

¬ si dice indivisa quando invece a capo dell’azienda c’è un unico soggetto giuridico e un unico

soggetto economico, che possono coincidere nella stessa persona o no.

I termini divisa e indivisa possono anche fare riferimento all’ubicazione di un’azienda: una indivisa

è in un solo luogo, una divisa è in più luoghi, e di conseguenza se questi luoghi sono distanti, sono

necessari più soggetti economici che prendano le decisioni. Ad esempio, una S.p.A. con tanti alberghi,

a Milano, Genova e Roma, avrà bisogno di più soggetti economici per essere gestita al meglio, e basterà avere

un solo soggetto giuridico.

Gruppi di imprese

Si parla di gruppo aziendale/di imprese nel caso di un insieme di imprese, ognuna con un soggetto

giuridico diverso, ma controllato in maniera assoluta o relativa da un unico soggetto economico,

che quindi gestisce quella che è considerata l’impresa capogruppo.

Le imprese sono giuridicamente distinte, quindi i soggetti giuridici sono diversi, ma sono dominate

assolutamente o relativamente da un unico soggetto economico.

Si capovolge la definizione di azienda divisa.

La forma di gruppi di imprese riguarda imprese di grandi dimensioni, e quasi sempre S.p.A.

Immaginiamo tre S.p.A. differenti: S.p.A. “A”, S.p.A. “B”, S.p.A. “C”. Queste tre imprese sono giuridicamente

distinte, tutte S.p.A., ognuna con un proprio consiglio di amministrazione, un proprio direttore generale, una

propria assemblea degli azionisti, un proprio collegio sindacale… Ognuna di queste S.p.A. ha organi distinti e

molto elaborati, necessari per le grandi dimensioni delle aziende. Il collegio sindacale ha due importanti

funzioni: la nomina dell’amministrazione e l’approvazione del bilancio. Questi due atti necessitano della

convocazione degli azionisti. Il collegio sindacale è formato da professionisti che calcolano il bilancio e lo

verificano, prima dell’approvazione. Gli azionisti possono opporsi, specialmente se uno di questi ha molte

azioni: le S.p.A. sono società per azioni, quindi se un socio ha più del 51% delle azioni, ha più voce in capitolo

degli altri.

Ipotizziamo che le tre S.p.A. siano tutte quotate in borsa, e che la “C” sia molto ricca e abbia comprato parte

delle azioni di “A” e “B”. Se “C” è proprietaria del 30% delle azioni di “A” e del 51% di quelle di “B”, ha legami

economici con le due imprese.

Siccome “C” ha il 30% delle azioni di “A” (ha partecipazioni pari al 30%), ha un controllo relativo: non può

decidere tutto “C”, ma ha una buona voce in capitolo. Se “C” trovasse un socio con il 21% delle azioni,

potrebbe coalizzarsi e quindi esercitare un controllo assoluto.

Comunque, “C” ha già il controllo assoluto su “B”, avendo il 51% delle azioni.

I soggetti giuridici sono diversi, ognuno di queste imprese ha i suoi organi, però i soggetti economici sono

differenti.

Il direttore generale di “B” sarà nominato da “C”: può quindi formare il consiglio e farsi eleggere direttore

generale. Per decidere il direttore generale di “A”, come già detto, deve coalizzarsi con altri per raggiungere

almeno il 51% delle partecipazioni.

“C” è il soggetto economico preponderante, è il capogruppo del gruppo d’impresa.

Il concetto di soggetto giuridico ed economico è importante, perché nel sistema economico (e

turistico) è possibile classificare le imprese a seconda del carattere privato o pubblico dei soggetti:

a) imprese giuridicamente ed economicamente private

b) imprese giuridicamente ed economicamente pubbliche

c) imprese giuridicamente pubbliche ed economicamente private

d) imprese giuridicamente private ed economicamente pubbliche

a) É il caso più frequente, quasi il 98% delle imprese.

b) Anche questa tipologia è in relazione con il mondo turistico: riguarda le società di assicurazione

pubbliche come l’INAIL, o quelle pensionistiche come l’INPS, entrambe pubbliche.

c) La maggior parte degli enti statali, pubblici, cede certi servizi a enti privati, con gare d’appalto

per pulizie, lavori edili, etc… Giuridicamente sono sistemi pubblici, ma si affidano a cooperative

o imprese private per questi servizi.

d) Questo caso è il più raro: sono gruppi privati ma la cui economia è pubblica. Un esempio è dato

dalle ferrovie dello Stato: sono 4 grandi società private ma le cui azioni sono state acquisite dallo

Stato, poiché non c’è guadagno. Lo Stato nomina quindi l’amministrazione. 7/3

grandi

Dimensioni delle aziende : come si stabilisce la grandezza

delle aziende? Ci sono vari parametri e criteri per individuare la medio-grandi

dimensione. Serve usarne più di uno, altrimenti si hanno risultati Aziende medie

che potrebbero non rispecchiare la vera grandezza dell’azienda.

I parametri possono essere di tipo qualitativo e quantitativo. medio-piccole

Parametri qualitativi: piccole

Un parametro qualitativo è già quello della forma giuridica che

un’azienda assume: solitamente le imprese individuali, le S.n.c., le S.a.s. e le S.r.l. sono medio-

piccole.

La forma giuridica quindi è una prima scrematura, ma ci servono altri parametri, come il tipo di

organizzazione della tecnica/lavoro e delle risorse umane.

Più un’impresa ha un’organizzazione complessa dal punto di vista tecnico e delle risorse umane, più

questa è grande. Dal tipo di organizzazione del lavoro e delle risorse umane si coglie la dimensione

dell’impresa: non è solo una questione di numeri, ma di organizzazione a livello strutturale.

Parametri quantitativi:

• Numero dei dipendenti: definisce la grandezza dell’azienda, ma non basta come parametro.

Due aziende della stessa grandezza possono avere un diverso numero di dipendenti, poiché una

delle due ha più processi automatizzati dell’altra. interni capitale proprio

• Finanziamenti: un finanziamento è un apporto

di capitale di cui l’impresa si avvale per Finanziamenti

conseguire i fini per cui è stata costituita. esterni capitale di terzi

I finanziamenti possono essere interni o esterni: se

sono interni, sono apporti di capitale effettuati dal singolo imprenditore o dai soci, con capitale

proprio.

Ma non sempre il capitale proprio è sufficiente per finanziare l’azienda: in questo caso occorrono

dei finanziamenti esterni, quindi serve capitale di terzi.

Esempi di finanziamenti esterni sono:

prestiti da parte di terzi a lungo termine (prestito per acquistare un nuovo locale per fare dei nuovi uffici),

dilazioni/proroghe nei pagamenti nel breve termine (pagamento dopo 3 mesi dalla consegna, magari

dilazionato in più pagamenti nell’arco di 6 mesi) Le operazioni, che siano finanziamenti o altro,

a breve termine possono essere a medio, breve o lungo termine. Le

divisioni tra queste tre fasce sono molto arbitrarie,

quindi possono variare: per convenzione, solitamente

Operazioni (fatti) a medio termine

di gestione con breve termine si intende qualche mese, ma

sempre meno di un anno; con medio termine si

intende tra 1 e 5 anni; con lungo termine si intende più

a lungo termine di 5 anni.

I finanziamenti si ottengono per fare degli investimenti: si impiegano produttivamente. I

finanziamenti sono dunque strettamente collegati agli investimenti.

Se voglio valutare le dimensioni dell’impresa, calcolo entrambi i finanziamenti: maggiori sono i

finanziamenti, maggiori sono gli investimenti, quindi maggiori sono le dimensioni dell’impresa.

• Beni investiti nell’impresa, che grossomodo equivalgono ai finanziamenti e agli investimenti.

• Volume d’affari: prima di definirlo occorre definire fatture e fatturato. Quando non è specificato

l’intervallo di tempo, il volume d’affari è inteso per un anno.

Fattura: documento che attesta una compravendita di beni o servizi, che viene emesso dal

venditore. Un’impresa ha a che fare con diversi tipi di fatture: quelle che riceve dai fornitori di beni

e servizi, che quindi e rappresentano debiti e devono essere pagare, ovvero le fatture passive, e

quelle che emette a chi compra beni e servizi, quindi le fatture attive, che rappresentano crediti.

Il volume d’affari di un’impresa è costituito dai beni e dai servizi offerti, quindi dai prodotti venduti.

Per valutare il volume d’affari si prendono in considerazione solo le fatture attive, quindi il fatturato

di vendita (ricavi). Ma le fatture attive, quindi il fatturato, non coincidono con il volume d’affari:

solo il fatturato al netto dell’IVA coincide con il volume d’affari.

Il volume d’affari è l’ammontare dei ricavi annui, in seguito all’offerta di beni e servizi che l’azienda

ha prodotto. È espresso in euro, dollari, sterline…

Risorse umane: alcune considerazioni sul capitolo sui collaboratori dell’imprenditore

I collaboratori dell’imprenditore, insieme all’imprenditore interni (dipendenti)

stesso, rappresentano le risorse umane. contratto di lavoro

Parlando di collaboratori, si fa distinzione tra collaboratori

interni ed esterni. Collaboratori

I collaboratori interni sono detti collaboratori dipendenti, esterni (autonomi)

quelli esterni collaboratori autonomi. contratto d'opera

La distinzione è importante, perché gli interni (che possono essere familiari dell’imprenditore o

dipendenti) sono assunti con un contratto di lavoro, ovvero un contratto che disciplina diritti e

obblighi del dipendente e del datore di lavoro. Tale contratto è firmato di comune accordo da

entrambe le parti e viene prodotto in duplice copia, e segue le condizioni delle leggi vigenti.

Il contratto di lavoro è bilaterale, a titolo oneroso perché comporta oneri da entrambe le parti,

ovvero svolgere il lavoro e pagare il lavoro svolto.

I collaboratori esterni sono quelle persone che offrono servizi all’imprenditore o all’impresa sulla

base di un contratto d’opera, che non va confuso con il contratto individuale di lavoro. Il contratto

d’opera viene fatto tra impresa e collaboratore autonomo perché spesso questi ultimi sono loro

stessi imprenditori: in tal caso devono essere iscritti alla camera di commercio, devono disporre di

una partita iva per emettere fattura, e devono essere iscritti al registro delle imprese.

Solo i collaboratori autonomi occasionali o che prestano dei servizi minimi per l’impresa, e che sono

remunerati sotto una certa soglia, sono esonerati dall’avere partita iva e le iscrizioni ai registri: in tal

caso basta una dichiarazione in cui si dimostra di godere di un reddito minimo.

Esempi di collaboratori autonomi sono i commercialisti, che risultano come imprese a tutti gli effetti, le

aziende di manutenzione idraulica che si occupano dei controlli annuali, etc…

Il contratto di lavoro segue il diritto privato, e non va confuso con il contratto collettivo di lavoro, il

quale prende il nome di contratto, ma è collettivo perché risultato di un accordo pubblico, e non

privato, stipulato periodicamente tra chi rappresenta i lavoratori (sindacati, associazioni…) e chi

rappresenta i datori di lavoro (Confcommercio, Federalberghi…).

Il contratto collettivo di lavoro ha efficacia erga omnes: queste forze sindacali-rappresentative

periodicamente si mettono al tavolo per confermare o modificare questo tipo di contratto.

Quest’ultimo deve essere rappresentativo per tutti, ma se dei sindacati, parte di una piccola

minoranza, non sono d’accordo, devono uniformarsi con il resto poiché la maggioranza si è espressa

a favore delle modifiche. Il contratto collettivo di lavoro fissa determinate regole, come gli aumenti

periodici, le tariffe minime orarie, il numero dei giorni di ferie, etc… È un riferimento che vincola i

contratti individuali di lavoro: il contratto di lavoro non può contenere clausole che violano quello

collettivo di lavoro. di tipo verticale/gerarchico

Organizzazione delle risorse umane

Ci sono diverse forme di organizzazione: di tipo Organizzazione delle

verticale/gerarchico, di tipo funzionale, di tipo di tipo funzionale

risorse umane

misto. Quella di tipo misto mescola i

precedenti tipi di organizzazione. di tipo misto

Di tipo verticale/gerarchico: quando ogni

collaboratore prende ordini e li esegue solo se impartiti dal suo diretto superiore, come nel campo

militare. È un’organizzazione molto rigida.

Di tipo funzionale: quando ogni collaboratore dà informazioni agli altri, e segue gli ordini

indipendente dal grado della persona che li impartisce.

Di tipo misto: quando i collaboratori di rango più elevato hanno relazioni di tipo gerarchico, mentre

ai livelli intermedi e inferiori l’organizzazione è di tipo funzionale. 13/3

Il modello gerarchico è il modello per cui ogni lavoratore prende

ordini solo dal suo superiore. Per fare un esempio si può prendere

un’agenzia di viaggi: il titolare dell’agenzia è il proprietario, e ogni Titolare

collaboratore ha uno specifico ruolo all’interno dell’agenzia. A

vende i pacchetti, B si occupa di altri servizi come biglietteria per Collaboratore A Collaboratore B

treni e aerei. A e B prendono direttive dal titolare, e danno

informazioni solo a quest’ultimo. Non sono tenuti a scambiarsi

informazioni se non è necessario.

Un esempio di relazioni funzionali, ma con una

struttura gerarchica, si ha in un piccolo albergo Titolare

con servizi minimi. Il modello gerarchico prevede

che il responsabile A prenda ordini solo dal ⇄ ⇄

Reception, Camere, Sala e bar,

titolare, e che dia informazioni solo al titolare, e resp A resp. B resp. C

non prenda ordini da B e C. I tre responsabili dei

tre reparti sono indipendenti, anche se collegati ⇄

⇄ ⇄

⇄ ⇄

α b γ α β γ α β γ

dal legame con il titolare. I dipendenti/addetti α,

β e γ prendono direttive dal loro responsabile.

Ma in un’impresa può capitare che il responsabile A, dalla reception, possa dare informazioni e

ordini al responsabile B, che si occupa delle camere, e anche a C, che si occupa della sala. In questo

caso quindi ci sono delle relazioni, dette funzionali, indicate con delle frecce (⇄, e occorre

immaginare che le frecce ci siano anche tra A e C, e tra α e γ).

Le relazioni funzionali quindi possono anche accadere nei livelli più bassi, detti esecutivi.

Si applica l’organizzazione gerarchica quando i collaboratori sono poco responsabilizzati o non

dimostrano alta professionalità, o una competenza non abbastanza alta da renderli autonomi,

quindi se c’è necessità di un controllo costante.

Quando invece il personale è altamente professionale e responsabilizzato, si può ricorrere a

un’organizzazione di tipo funzionale: quando questo avviene, significa che viene data molta fiducia

ai collaboratori, indipendentemente dal grado gerarchico che rivestono.

Il grado gerarchico persiste, ma dal punto di vista organizzativo ci sono appunto i rapporti funzionali,

che permettono l’interscambio di informazioni tra tutti: quindi la scala gerarchica in uno schema

funzionale è convenzionale.

Nelle piccole imprese invece si predilige il gerarchico, nelle medio-piccole possono esserci relazioni

funzionali, ma il modello preferito nelle aziende di grandi dimensioni è quello misto.

S.p.A. : ipotizziamo una grande società che gestisce più strutture alberghiere e che non è

un’impresa individuale, bensì una S.p.A. L’organizzazione è, per forma giuridica dell’azienda stessa,

più complessa, e a livello legale sono necessari vari organismi.

L’Assemblea degli Azionisti: organo principale, che deve essere convocato almeno una volta

all’anno, entro 4 mesi dal termine dell’esercizio amministrativo. In una grande azienda societaria, i

proprietari sono gli azionisti. La gestione deve essere suddivisa in sottoinsiemi, in genere di durata

di un anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre, ma l’intervallo può variare da uno Stato all’altro).

Per fare un esempio, il bilancio del 2017 ha bisogno di qualche mese per essere elaborato,

sottoposto e visionato, e il codice civile dà 4 mesi di tempo dopo l’anno solare per convocare

l’assemblea degli azionisti. Gli azionisti, soci in quanto possessori di quote dell’azienda, sono

comproprietari, e discutono il bilancio. (Per legge è possibile che le azioni siano intestate a una

persona sola, ma in questo caso cade l’autonomia del patrimonio, che da assoluta diventa relativa,

ed è un grosso rischio, per cui non è avviene mai.)

Nell’ordine del giorno dell’assemblea degli azionisti ci devono essere, obbligatoriamente, due punti:

l’approvazione del bilancio e la conferma degli amministratori (o la nomina di nuovi). Uno dei

compiti dell’assemblea degli azionisti è quindi di nominare il Consiglio di Amministrazione (CdA),

che può essere anche un solo Amministratore Unico.

Il CdA esamina il bilancio, ma serve il parere del Collegio Sindacale, che è più esperto sul bilancio. Il

Collegio Sindacale deve essere presente all’Assemblea degli Azionisti così da confermare la

correttezza del bilancio. Il CdA a sua volta nomina il Direttore Generale.

Organigramma: rappresentazione grafica e statica della struttura organizzativa dell’impresa, che

mette in luce il modello organizzativo, quindi se è gerarchico, funzionale o misto.

L’organigramma successivo vuole rappresentare una impresa di Tour Operator: incorpora gli organi

precedentemente nominati e ipotizza altri direttori, ognuno a capo di un reparto. Questi direttori

dipendono dal Direttore Generale, e hanno un rapporto gerarchico. Ogni Direttore sarà competente

e con una lunga carriera affidabile. Assemblea degli Azionisti Collegio Sindacale

Consiglio di Amministrazione

Direttore Generale

Direttore Tecnico Direttore Amministrativo Direttore Marketing

Reparto A Reparto B Reparto C Reparto A Reparto B Reparto C

Reparto A Reparto B Reparto C (contabilità e (personale e (affari legali (relazioni (pubblicità, (studi di

(aerei) (nolo auto) (hotel) bilancio) assunzioni) di ogni tipo) esterne) opuscoli) mercato)

α β γ α β γ α β γ α β γ α β γ α β γ α β γ α β γ α β γ

Direttore Tecnico (DT):

Il Direttore Tecnico è a capo del reparto tecnico, ovvero quello che crea i pacchetti. Ogni reparto

ha un suo responsabile, da cui dipendono gli addetti (Reparto A Responsabile A α, β, γ).

à

La produzione dei pacchetti turistici si basa sulla coordinazione di più elementi, in questo caso voli

aerei, noleggio auto e pernottamento. Occorre calcolare i prezzi e avere la disponibilità dei posti,

quindi contattare le compagnie aeree, automobilistiche, e gli hotel. Altri servizi possono essere la

ricerca di servizi accessori, come guide turistiche e musei da comprendere nel pacchetto.

Ognuno degli aspetti sopracitati è gestito da una persona addetta, ovvero da addetti α, β e γ, a

seconda dei prodotti proposti nei pacchetti.

Tra i responsabili dei reparti possono esserci relazioni funzionali, atte al coordinamento del

pacchetto turistico; lo stesso tipo di relazione avviene tra gli addetti all’interno di un reparto.

Direttore Amministrativo (DA):

Il DT, per progettare e decidere i pacchetti, si confronterà e consulterà con il Direttore

Amministrativo, per verificare la fattibilità e la prospettiva di guadagno. Il DA quindi vedrà se le

proposte sono economicamente convenienti, e collaborerà con il Direttore Marketing per pensare

alla strategia pubblicitaria e ai possibili ricavi.

Il Direttore Amministrativo quindi svolge un lavoro di controllo economico, di gestione delle risorse

umane, e affronterà i problemi a livello legale, di qualsiasi tipo siano (dal turista scontento al

dipendente che si licenzia o il fornitore arrabbiato). Il reparto amministrativo avrà quindi degli

esperti che gestiscono ogni tipo di problema e che si occupano degli aspetti economici.

Direttore Marketing (DM):

I reparti che controlla possono occuparsi di pubblicità e relazioni esterne, della pubblicità a livello di

dépliant, opuscoli e volumi, e studi di mercato per vedere dove cercare di piazzare i pacchetti

turistici. Queste funzioni sono importanti perché una buona pubblicità e una buona conoscenza del

mercato possono portare più vendite, quindi più utili.

Queste grandi aziende societarie hanno un’organizzazione di tipo misto: gerarchica, molto forte, ai

vertici della società; funzionale andando verso il fondo. Sono comunque mantenuti i vari ranghi

gerarchici, ma le relazioni funzionali sono necessarie per il buon coordinamento tra i reparti e i

Direttori.

Alcune catene alberghiere possono avere molti alberghi dello stesso marchio sparsi ovunque nel

mondo, in Europa, nelle Americhe e in Africa. In questo caso può essere utile quindi suddividere

l’organizzazione della società: l’organigramma appare quindi ancora più suddiviso.

L’organizzazione è quindi detta divisionale: il Direttore Generale sarà a capo delle tre divisioni

(Divisione Europa, la Divisione Africa e la Divisione America). L’impresa a livello giuridico è sempre

una, ma tecnicamente è suddivisa come se fossero tre aziende: in ogni divisione ci sono tre direzioni,

tecnica, amministrativa, marketing, diverse, e ognuna si occupa della divisione di competenza.

Questo dimostra come più una azienda è grande, e più l’organizzazione è complessa. Questi tipi di

suddivisione sono molto diffusi perché la globalizzazione ha portato molta concorrenza e quindi

tante fusioni, acquisizioni e ingrandimenti di società, che si ritrovano a gestire aziende su ogni

continente.

C’è un altro modello, diffuso specialmente nelle imprese di Tour, detto organizzazione a matrice (o

matriciale). È un modello che si individua all’interno del modello organizzativo gerarchico,

funzionale o misto. C P P P … P P

Una matrice è un insieme di elementi tutti caratterizzati 1 2 n-1 n

C X X

da una corrispondenza biunivoca, stabilita sulla base 1

della loro posizione o partecipazione. È una tabella a C X X

2

doppia entrata che permette il calcolo: le diverse righe e …

colonne danno la stessa sommatoria alla fine dei calcoli. C X X X

m-1

In un’impresa di Tour Operator questo schema a matrice C X X

m

non serve per sommare qualcosa, bensì per calcolare il

contributo di ogni collaboratore (C) ai vari pacchetti turistici (P) che l’azienda offre. Ogni risorsa

umana all’interno dell’impresa ha diverse funzioni: uno si occupa delle vacanze al mare, uno di

quelle in montagna, l’altro delle gite scolastiche… Con la matrice si osserva il coinvolgimento deli

collaboratori. Il DT così sa come è organizzato il lavoro per la progettazione dei pacchetti.

Gestione

La gestione in termini oggettivi è di finanziamento

l’insieme delle operazioni, conseguenti

a decisioni soggettive, con ricaduta di investimento

sulla ricchezza, sia patrimoniale sia Operazioni

reddituale, dell’azienda. amministrative

Nel corso della vita dell’azienda, le di trasformazione tecnico-economica (produzione)

operazioni o fatti amministrativi sono di

4 categorie: di finanziamento, di di disinvestimento ricavi entrate finanziarie

⇒ ⇒

investimento, di trasformazione

tecnico-economica, di disinvestimento.

Se non si ottengono finanziamenti, non si effettuano investimenti. Quindi occorrono i primi per

avviare gli investimenti e le attività.

La trasformazione (tecnico-economica) può essere fisica o può avvenire nel tempo e nello spazio. I

Tour Operator o le strutture alberghiere offrono servizi, quindi trasformazione immateriale: la

produzione consiste nella creazione di pacchetti turistici o nella pulizia delle stanze e nel cambio

delle lenzuola, quindi in un insieme di servizi.

Quando il pacchetto o il soggiorno in hotel è venduto, ci sono ricavi, ovvero ritorno finanziario. Il

disinvestimento dà origine al volume d’affari.

I ricavi hanno ricaduta finanziaria: le entrate finanziarie permettono all’azienda di rifinanziarsi e

quindi dar luogo a un nuovo ciclo economico.

La gestione quindi è un insieme di cicli che si susseguono.

Ricapitolando, ogni ciclo parte dai finanziamenti, a cui seguono gli investimenti. Senza investimenti

non ci sono trasformazioni/produzioni, che permettono vendite, quindi entrate, le quali possono

rifinanziare l’impresa e far ripartire ancora una volta il ciclo. Il disinvestimento è la vendita.

Indagini preliminari, preventivi

La fase pre-costitutiva è fatta di analisi e studi per vedere la fattibilità dell’impresa, che prendono il

nome di indagini preliminari.

Le indagini preliminari precedono la gestione ordinaria, che poi porta ai cicli economici. Per indagare

sulla convenienza, prima della costituzione dell’impresa si effettuano preventivi/piani/budget.

La costituzione dell’impresa deve essere progettata per tempo, e l’impresa pianificata. I

piani/preventivi prevedono indagini per pianificare la vita dell’azienda e vedere se conviene o no

avviarla.

I preventivi si dividono in 4 categorie, che si susseguono in ordine cronologico:

Preventivi tecnici, preventivi economici, preventivi finanziari, preventivi patrimoniali.

I preventivi tecnici sono la base per poi impostare quelli economici. Da quelli economici si passa

dunque a quelli finanziari, e infine se gli studi convincono si passa ai preventivi patrimoniali.

preventivi tecnici

I : quando si pianificano la costituzione e la gestione futura, occorre stabilire

quali sono i beni e le persone di cui l’impresa ha bisogno o di cui disporrà.

La forma giuridica dipende dalle dimensioni dell’azienda, dal rischio che si vuole affrontare e dal

capitale disponibile o finanziabile. Una volta stabilita la forma giuridica e la dimensione ci si occupa

dell’ubicazione: si pensa anche al futuro dell’azienda e a come eventualmente dislocarla o ampliarla.

Non conviene di sicuro partire con tanti alberghi: occorre fare con calma e progredire lentamente, per vedere

la risposta del mercato. Solo successivamente ci sarà il problema di ampliare e quindi di dove ubicare, se in

un solo luoghi o luoghi distanti.

Il preventivo tecnico rileva quali strutture dare all’azienda, qual è l’attrezzatura necessaria, se

convenga acquistare degli immobili o affittarli… In breve, analizza la struttura tecnica da dare

all’impresa.

Il preventivo tecnico è di solito un elenco, a tabelle, dove si indicano tutti i beni patrimoniali che

l’impresa deve acquisire (immobili, terreno, fabbricati, mobili, attrezzatura d’ufficio, beni di

consumo…). Quindi si elencano i beni utili, descrivendoli nei minimi dettagli e attribuendogli il

relativo valore. È una sorta di simulazione della struttura patrimoniale che l’impresa avrà.

(Beni patrimoniali: 1 terreno, 2 fabbricati, 3 attrezzature, 4 beni di consumo…)

Dopo aver indicato i beni, si devono indicare anche le risorse finanziare per pagare e far fronte ai

debiti.

Non è solo un elenco di beni patrimoniali materiali e immateriali, ma anche dei mezzi finanziari e

delle risorse umane, della forza lavoro di cui l’impresa deve avvalersi. Di conseguenza, vi comparirà

anche l’organigramma.

Le prime assunzioni saranno a paga minima per vedere se gli impiegati lavorano bene e perché serve

stringere i costi delle risorse umane per far quadrare i conti, e per cominciare a tener da parte soldi

per ferie e liquidazioni. preventivo economico

Dopo aver redatto la prima tabella, si passa al , il cui fine è prevedere la

ricchezza reddituale.

Il preventivo economico può essere fatto solo al primo anno, ma in realtà è utile farlo anche

successivamente. È importante nel primo esercizio perché bisogna calcolare se ci sono perdite: se

ce ne fossero e fossero modeste, l’impresa può comunque partire.

Si simula un ipotetico esercizio amministrativo, mettendo a confronto costi di esercizio e ricavi.

Il preventivo economico fa uso di un conto, ovvero un insieme ordinato di scritture riferito a un

determinato oggetto che sta a indicare il fine del conto.

Il conto ha un oggetto, un fine per il quale è elaborato, e può essere di diverse configurazioni: a

sezioni contrapposte, a sezioni sovrapposte o a forma scalare.

Il preventivo economico è un conto economico (detto anche conto profitto/perdite), e se è a sezioni

contrapposte è una tabella con due grandi sezioni che mostrano valori di segno opposto. Il conto

profitto/perdite prevede quale sarà la ricchezza reddituale.

Da un lato ci sono i costi di esercizio, valori negativi (componenti negativi di reddito, CNR).

Dall’altro ci sono i ricavi d’esercizio, valori positivi (componenti positivi di reddito, CPR).

Da un lato quindi sono raggruppati tutti i costi di esercizio, ovvero i costi previsti per far funzionare

l’impresa. Questi valori sono contrapposti a quelli positivi, sull’altro lato.

Il conto permette di ordinare tutti i valori dello stesso segno per facilitare il calcolo, che come

risultato dà un saldo. Il saldo del conto è l’entità numerica che permette al conto di andare in

pareggio, e può indicare un profitto o una perdita.

I costi incidono negativamente sul reddito e sul profitto. I ricavi incidono positivamente.

Il preventivo tecnico quindi è un elenco, un inventario, di tutti i beni mobili e immobili di cui

l’impresa necessita per lo svolgimento della gestione. Comprende le risorse umane e le loro funzioni,

quindi l’organigramma. Sulla base del PT si imposta quello economico, che simula e riproduce il

conto economico relativo almeno al primo anno di esercizio di vita dell’azienda.

Il conto è un insieme ordinato di scritture facente riferimento a un oggetto, che è il fine del conto.

Viene usato perché nella gestione dell’impresa si manifestano dei fenomeni di segno opposto: costi

(-) e ricavi (+). La gestione deve essere controllata, e divisa in esercizi amministrativi per verificare

lo stato.

Il conto raggruppa i valori di stesso segno, e il saldo può essere profitto o perdita. Il fine del conto è

sapere o prevedere profitti e perdite. preventivo finanziario

Una volta impostato il preventivo economico, si passa al . Questo tiene

conto dei costi di esercizio (come le paghe, e le uscite finanziarie in generale). Questi pagamenti

hanno conseguenze finanziarie, non solo economiche: assumere un personale dà origine a due

aspetti: economico (questione di costi e ricavi) e finanziario (i costi sono intesi come uscite e i ricavi

come entrate). Entrate e uscite sono valori di segno opposto, tutte le entrate e tutte le uscite

vengono raggruppate di nuovo in una tabella. Il preventivo finanziario dell’esercizio

amministrativo analizza entrate e uscite finanziarie previste.

Prendere in affitto i locali: il conto economico analizza i 30’000€ spesi come un costo, il conto finanziario li

analizza come uscite finanziarie.

A seconda della scadenza, le entrate e le uscite si classificano a lungo, medio, breve e brevissimo

termine (entro un mese). Le uscite più preoccupanti sono quelle a breve/brevissimo termine, per le

quali serve liquidità. Se dal preventivo finanziario vengono fuori dei deboli squilibri, si può procedere

con la costituzione dell’azienda, magari con un fido bancario che copra la situazione in caso di

necessità. Come già visto, la liquidità è più importante della redditività: la liquidità è la capacità di

far fronte agli impegni finanziari (ai pagamenti/debiti).

Se al termine della fase precostituiva i tre precedenti preventivi danno buon riscontro (o prevedono

basse perdite), significa che ci sono le condizioni per partire con l’impresa. Ma serve ancora sapere

preventivo patrimoniale

qual è la base patrimoniale. Il è quindi un’altra una previsione, che

non si basa sulla struttura reddituale o di squilibrio, bensì su quella patrimoniale. Questo preventivo

divide attività patrimoniali e passività patrimoniali, ed è quindi di nuovo a sezioni contrapposte.

Le attività patrimoniali, ovvero gli sforzi effettuati dall’imprenditore (investimenti), vengono

suddivise a seconda della loro durata economica.

I beni durevoli sono detti immobilizzazioni. Le immobilizzazioni sono divise in materiali (terreni,

fabbricati, attrezzature, automezzi, mobili…) e immateriali (marchio…).

I beni di consumo sono divisi in disponibilità economiche (scorte di consumo come toner, cibo…) e

disponibilità finanziarie (crediti verso clienti, denaro in banca e in cassa…)

Le passività patrimoniali sono i finanziamenti esterni, che possono essere debiti a medio-lungo

termine (mutui), debiti verso fornitori, verso il personale dipendente, verso il fisco…

Il saldo tra attività e passività indica il patrimonio netto (o netto patrimoniale), ed è detto anche

finanziamento interno.

Se il finanziamento interno (ed esterno) è negativo, pur vendendo tutto i debiti non sarebbero

saldati: il patrimonio in questo caso non è in grado di fronteggiare i debiti. Si parla quindi di deficit

patrimoniale se il patrimonio non basta a ripianare i debiti.

Punto di equilibrio economico

: un’impresa è in equilibrio economico quando ricavo totale e

costi totali si equivalgono.

L’analisi del punto di equilibrio è un altro strumento che, seppur con grossi limiti, è utile ed è

complementare al conto economico. Tuttavia, non può essere usato da solo, accompagna

solamente il preventivo economico. E R = C

Si ha il punto di equilibrio quando i ricavi totali eguagliano i costi totali. t t

Esempio per comprendere il concetto di ricavo totale: se un Tour Operator prevede di vendere 10’000

pacchetti in un anno, al prezzo medio di vendita unitario (= ricavo unitario) di 1’000€, il ricavo totale è di

10’000’000€. Si ha l’equilibrio economico quando il ricavo totale equivale al costo totale.

Il prezzo medio di vendita unitario è detto ricavo unitario.

Costo totale, costi fissi, costi variabili: C = C + C

t f v

Il costo totale in economia si scompone in due componenti: costi fissi e costi variabili. Il costo totale

è quindi la somma dei due.

I costi fissi sono tutti quegli oneri che non variano al variare della quantità prodotta (stipendi e affitti

sono sempre gli stessi, qualunque sia il numero di pacchetti turistici venduti: il personale, anche se

non si vende nulla, ha diritto alla paga, che è un costo fisso per l’imprenditore).

I costi variabili variano al variare della quantità prodotta. Ad esempio, un Tour Operator che vende

pacchetti turistici deve pagare aerei e hotel: se non vende pacchetti, non deve pagare i fornitori dei

servizi, e quindi non ha i costi variabili.

Esempio esercizio

di di calcolo dell’equilibrio economico, considerando un piccolo Tour Operator

con capacità massima di produzione di 1’000 pacchetti all’anno. Se:

¬ n° massimo di pacchetti da vendere: 1’000

¬ prezzo medio unitario di vendita (ricavo unitario): 1’300€

¬ costi fissi annui: 200’000€

¬ costo variabile unitario: 900€

Quanti pacchetti deve vendere per essere in equilibrio economico?

E R = C

⇒ t t

R = C + C

t f v

1’300x = 200’000 + 900x

1’300x – 900x = 200’000

400x = 200’000

x = 500

L’agenzia deve vendere 500 pacchetti per raggiungere l’equilibrio economico. 20/3

Nel caso precedente, l’equilibrio economico si raggiunge con la vendita di 500 pacchetti. Si può

ricavare un grafico, detto diagramma di redditività, per cercare la variazione della redditività al

variare della quantità prodotta.

La redditività R è in funzione dei

pacchetti venduti: R = f (x) t

C

La redditività R si ricava dalla –

t

R

differenza tra costi totali e ricavi =

totali, che può essere negativa o Redditività

R = R – C

positiva: t t

Il numero massimo dei pacchetti

producibili da quel Tour Operator y

è 1’000, a causa di accordi e

possibilità. Si osserva quindi

l’intervallo 0-1’000, detto campo

o intervallo di produzione. x n° pacchetti venduti

Se il TO producesse 1’000 pacchetti, il reddito totale sarebbe 1’300’000€, il max possibile (R max).

t

Se ne producesse 500, il reddito totale sarebbe 650’000€ (Rt E) e si raggiungerebbe il punto di

equilibrio economico. Se il TO non producesse pacchetti, il reddito sarebbe 0€.

I costi fissi non variano al variare della quantità prodotta, e in ognuno di questi casi sarebbero

sempre uguali, ovvero 200’000€ (C ), come stabilito dal problema. Con produzione 0 però, non ci

f

sarebbero i costi variabili, e i costi totali sarebbero quindi 200’000€.

Per la produzione di 1’000 pacchetti, il costo variabile è 900’000€ (900€*1’000). In questo caso, i

costi totali sono 900’000€ + 200’000€ = 1’100’000€ (C a 1000 P.)

t

Per la produzione di 500 pacchetti, il costo variabile è 450’000€ (900€*500). In questo caso, i costi

totali sono 450’000€ + 200’000€ = 650’000€ (C a 500 P.)

t

Se il TO produce tra 501 e 1’000 pacchetti, i profitti sono sempre maggiori; se produce tra 499 e 0

pacchetti, le perdite sono sempre maggiori.

Se la capacità produttiva è bassa, il punto di equilibrio potrebbe fuoriuscire dal grafico: in questo

caso non si avrebbero guadagni e l’attività non converrebbe.

Limiti dell’analisi del punto di equilibrio

L’analisi composta sul punto di equilibrio presenta dei limiti, per questo è solo uno strumento

integrativo del preventivo economico. Ecco tali limiti:

1) Questo tipo di analisi è applicabile solo quando l’impresa è mono-prodotto, ovvero quando

offre un solo prodotto, in questo caso un pacchetto turistico specifico.

2) In questa analisi i costi totali vengono ipotizzati con andamento lineare, ma nella realtà è

diverso: producendo e vendendo di più, aumenta la forza contrattuale dell’impresa con

alberghi e compagnie di trasporti. Questo si traduce in minor tariffe/percentuali, e maggior

guadagno per il Tour Operator. (All’aumentare della produzione, aumenta la forza

contrattuale, e le tariffe diminuiscono.)

3) Nell’analisi del punto di equilibrio, vengono considerati, come costi, solo quelli fissi e quelli

variabili. Nella realtà, i costi non rientrano rigidamente in queste due categorie, bensì

esistono anche costi semifissi e costi semivariabili. Quelli semifissi sono costi in cui la

componente fissa predomina; quelli semivariabili sono costi in cui la componente variabile

predomina. Esempio: contratto con Telecom per telefono e internet. La bolletta è 100€ ogni due

mesi, con una tariffa a scatti per le chiamate all’estero. Se l’impresa fa poche chiamate all’estero, la

bolletta sarà di 110€ e quindi sarà un costo semifisso; se l’impresa fa tante chiamate all’estero, la

bolletta sarà di 300 o 400€, e quindi sarà un costo semivariabile, in base a quante ore chiama l’estero.

4) Altro limite di questo diagramma, è che ipotizza la coincidenza tra quantità prodotta e

quantità venduta. Nella realtà non è così, perché in genere l’impresa preferisce prevedere

delle scorte di produzione: se si prevedono 1000 pacchetti, si organizzano un centinaio di

pacchetti extra in caso di maggior clientela. Solitamente, la quantità prodotta supera quella

venduta.

Se l’impresa produce più prodotti ha più linee di produzione, e serve un altro tipo di analisi. In questo

caso si avvicina di più alla realtà il confronto dei ricavi totali con il costo economico-tecnico di

ciascuna produzione. Quest’analisi distingue più linee di produzione, e possiamo ipotizzare un Tour

Operator che produce due pacchetti: quello A di settimana bianca, quello B di settimana al mare in

villaggio vacanza. Due pacchetti simili prevedono organizzazioni diverse e quindi i costi per la

produzione non saranno mai identici.

Come si calcola il costo economico-tecnico?

Il primo elemento che serve per calcolare il C è il costo primo: è detto primo perché indica il costo

e-t

che è calcolabile prima di tutti gli altri, poiché appunto li precede. Il costo primo è dato dalla somma

dei costi diretti (o speciali), che sono costi che possono essere tenuti separati tra le diverse linee di

produzione poiché distinguibili pacchetto per pacchetto. Il costo primo è quindi il totale dei costi

diretti di ogni pacchetto (quindi il costo del trasporto in bus verso la città di montagna, il costo

dell’aereo verso Zanzibar…).I costi di ogni pacchetto sono separati: nell’A ci sono i costi di skilift e

pattinaggio, nel B ci sono quelli spiaggia, spa, sport.

DIRETTI/SPECIALI

TOTALE COSTI =


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DESCRIZIONE APPUNTO

Questo documento riguarda il primo, il secondo e il terzo modulo dell'esame di "Economia e gestione delle imprese turistiche" (EGIT) del professore Rocca, di UniGe. Gli appunti sono quindi adatti allo studio per l'esame da 9 CFU: contengono tutti gli esercizi svolti in classe e a casa con le soluzioni e le spiegazioni; gli argomenti spiegati e approfonditi dal prof in aula; ogni schema disegnato alla lavagna.
Gli argomenti sono ben approfonditi e seguono l'ordine seguito dal prof.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese turistiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Rocca Giuseppe.

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