Internazionalizzazione e teorie del commercio internazionale
Prima degli anni '60, l'internazionalizzazione era vista dal lato del approccio macroeconomico commercio internazionale. Le teorie sul commercio internazionale sono divise in due modelli:
- Vantaggi assoluti (Smith): nazione esporta quei beni che produce ad un costo inferiore assoluto rispetto ad altri.
- Vantaggi comparati (Ricardo Heckscher-Ohlin): Versione classica di David Ricardo teorema dei costi comparati. Nazione A: Produce X = 10; Produce Y = 20. Nazione B: Produce X = 20; Produce Y = 10 commercio internazionale. Uno dei due paesi ha un vantaggio assoluto nella produzione di entrambi i beni. Condizione necessaria perché vi sia scambio internazionale: la differenza tra i costi comparati dei due beni ed inoltre che la ragione di scambio sia compresa tra i costi comparati dei beni nei due paesi.
Versione di Heckscher e Ohlin
Versione a più fattori produttivi, teoria della proporzione dei fattori:
- Il prodotto è composto da diversi fattori produttivi.
- I paesi si differenziano per la diversa disposizione di fattori.
- Un paese esporta i prodotti fabbricati con risorse abbondanti in patria ed importa la produzione che richiede risorse scarse al proprio interno.
- Non considera:
- Parità di accesso alla tecnologia.
- Protezionismo dei settori di interesse nazionale.
- Fattori politici e culturali.
Approccio microeconomico
Svantaggi MNC: "Liability of foreignness": economia, leggi, lingua, cultura, società, sistema politico ed istituzionale.
Vantaggi MNC: Vantaggi di costo e Vantaggi di differenziazione
Vantaggi monopolistici e imperfezioni del mercato
(Hymer, 1960)
- Vantaggi di costo: Economie di scala, Controllo tecniche di produzione, Condizione di favore di mercati finanziari, Imperfezioni di mercati di produzione.
- Vantaggi di differenziazione: Preferenza consumatori per marchi internazionali, Marketing e Promozione, Controllo punti vendita strategici, Controllo design o brevetti.
Approccio microeconomico post Hymer
- Teorie di Cambridge, due filoni: Ciclo di vita (Vernon) e Oligopolistico (Caves).
- Teorie di Reading, due filoni: Paradigma eclettico (Dunning) e Costi di transazione (Buckley e Casson).
Il ciclo di vita del prodotto
(Vernon, 1966, 1971)
- Analizza il comportamento delle imprese americane negli anni '60.
- Presupposti:
- Teoria del ciclo di vita di un prodotto.
- Aumento disponibilità di capitale → aumento reddito pro capite aumento innovazioni.
- Consumi di massa in funzione del reddito pro capite.
- Fasi dell'internazionalizzazione:
- Introduzione
- Crescita e maturità
- Declino
- Critiche:
- Eccessivo focus sul prodotto e non su impresa.
- Esclude dall'analisi imprese multi-product.
- Privilegia innovazioni di prodotto e non di processo.
- Si focalizza su innovazione demand-pull tralasciando quella technology-push.
Il filone oligopolistico
(Caves, 1971)
Multinazionale: impresa di grandi dimensioni la cui esistenza è supportata da vantaggio competitivo di origine oligopolistica o monopolistica che permette di compensare i vantaggi delle imprese locali.
- IDE Orizzontali: imprese MNC possono vincere grazie a differenziazione del prodotto e barriere all'entrata.
- IDE Verticali (+ stadio monte/valle): imprese MNC aumentano sia per imprese locali che internazionali.
- IDE Conglomerali: strategie di tipo fiscale/finanziario.
Costi di transazione
(Buckley & Casson 1976, Williamson 1981)
- Imperfezioni di mercato + Costi di transazione = Azienda internalizza se costi di transazione sono superiori ai costi derivanti dal portare le operazioni all'interno (IDE Vert/Orizz e conglomerati).
Teorie di Reading
(Dunning 1971)
MNC = modello istituzionale complesso che estende proprie attività con IDE. Questo comporta costi di transazione (costi di comunicazione) molto elevati, riconducibili a distanza geografica e diversità ambientale.
- IDE Orizzontali: imprese MNC inseriscono impianti della stessa specie in altro paese crisi di know-how.
- IDE Verticali: imprese MNC fanno processi di integrazione a monte o a valle sostituire/supportare processi mercato.
- IDE Conglomerali: strategie di tipo fiscale/finanziario.
Il paradigma eclettico
(Dunning 1977, 1980, 2000)
Imprese internazionali classificate in quattro categorie in base a:
- Obiettivi IDE: resource seeking; strategic asset seeking; market seeking; efficiency seeking.
- Vantaggi IDE:
- Ownership: vantaggi di proprietà, vantaggi di governance.
- Location: prezzi input, costi di trasporto, incentivi ad investimenti, barriere, infrastrutture.
- Internalization: ridurre costi di ricerca, ridurre costi di azzardo, incertezza controparte, intervento Stato.
Natural resource seeking:
- Ownership: capitali, tecnologia, accesso ai mercati, dimensione e potere di negoziazione.
- Location: disponibilità di risorse, infrastrutture, costi, materie prime, incentivi fiscali.
- Internalization: assicurare stabilità della fornitura.
- Settori: materie prime, prodotti e processi labour intensive.
- Obiettivi: ottenere accesso agevolato alle risorse, anche manodopera.
Market seeking
- Ownership: capitali, tecnologia, informazione, capacità manager, economie di scala, brand loyalty.
- Location: dimensioni e caratteristiche del mercato, politiche e incentivi dello stato.
- Internalization: ridurre i costi di transazione e comunicazione, proteggere i diritti di proprietà.
- Settori: computer, farmaceutico, automotive, food.
- Obiettivi: proteggere i mercati esistenti, rispondere ai concorrenti.
Efficiency seeking
- Ownership: capitali, tecnologia, informazione, diversificazione geografica, offshoring.
- Location: economie di specializzazione, bassi costi manodopera e incentivi.
- Internalization: controllo dei mercati, riduzione costi, economie di integrazione.
- Settori: auto, elettrodomestici, elettronica di consumo, tessile ed abbigliamento, farmaceutico.
- Obiettivi: razionalizzazione del prodotto, vantaggi di specializzazione.
Strategic asset seeking
- Ownership: vantaggi appartenenti a categorie precedenti che offra sinergia con asset esistenti quanto già citato che offra asset che mancano all’impresa.
- Internalization: economie da attività congiunte o diversificazione del rischio.
- Settori: con elevati costi fissi, presentano opportunità di economie di scala o sinergie.
- Obiettivi: rafforzare competitività, acquisire nuovi prodotti o mercati.
Approccio strategico
Prospettiva strategica si rifà a studi di Strategic Management International Business due contributi seminali:
- Kogut (1985): In quali attività concentrare le proprie risorse e dove estendere le attività della catena del valore? Risposta: Teoria del vantaggio comparato Teoria del vantaggio competitivo. Location specific advantage = Firm specific advantage = deriva dalle differenze tra le imprese nella capacità di trasformare gli input con una redditività superiore a quella dei concorrenti. Integrazione verticale internazionale commercio internazionale intersettoriale. Integrazione orizzontale internazionale commercio internazionale intrasettoriale = Vantaggio competitivo + comparato. Integrazione orizzontale + integrazione verticale.
- Porter (1986, 1990): Il diamante della competitività… Perché la Svizzera eccelle nella produzione di orologi? Perché il Giappone è competitivo nella produzione di auto? Teoria dei vantaggi comparati… Tuttavia… Perché una nazione raggiunge un vantaggio competitivo in uno specifico settore e non in un altro? Perché una nazione è in grado di essere più efficiente di un’altra?
- 2 Pilastri (Porter, 1990):
- Vantaggio competitivo della nazione: determinato da un sistema di quattro elementi: il diamante di Porter.
- Condizione dei fattori di produzione: risorse umane, fisiche, di conoscenza, di capitali, infrastrutture. Fattori di base (input ereditati da nazione) ≠ fattori avanzati (creazione richiede investimenti: vantaggio competitivo >); Fattori generalizzati (usati da tutti: strade) ≠ fattori specializzati (investimenti più mirati e rischiosi). Fattori ereditati ≠ fattori creati (vantaggio competitivo >).
- Condizione della domanda: composizione: struttura per segmenti dom, acquirenti esigenti, fabbisogni anticipati acq. Dimensioni e modello di crescita: dimensione dom interna, numero acquirenti indipendenti, tasso crescita dom interna, domanda interna precoce, saturazione precoce internazionalizzn: acquirenti locali mobili/internazionl, influenza su fabbisogni stranieri.
- I settori industriali, correlati e di supporto: fornitori, cross fertilization (info da fornitori con esperienza globale), distretti.
- Strategie, struttura e rivalità dell'impresa: differenza nelle impostazioni manageriali, differenza delle competenze organizzative, obiettivi delle aziende (Shareholder o Stakeholder), Grado di competizione delle imprese.
- Caso: accadimenti al di fuori del controllo delle imprese.
- Governo: influenza i quattro componenti del diamante.
- Vantaggio competitivo dell’impresa
- Vantaggio competitivo della nazione: determinato da un sistema di quattro elementi: il diamante di Porter.
- 2 Pilastri (Porter, 1990):
Approccio basato sulle risorse
L’azienda si basa sulle proprie risorse di conoscenze per avere vantaggio competitivo e mantenere una posizione. Riconosce l’importanza delle risorse di conoscenze intangibili, le quali portano ad un vantaggio competitivo. Questo modello concerne lo sviluppo di risorse e il comportamento strategico dell’internazionalizzazione delle piccole aziende, combinando le prospettive strategiche e di network delle risorse. Le piccole-medie imprese dipendono da risorse chiavi interne ed esterne, che possono essere sviluppate o corrette tra l’impresa e l’ambiente: “dove risiedono e da dove vengono le risorse?” e “lo sviluppo delle risorse avviene attraverso l’orientamento all’impresa o al network?”
Quattro ipotetici modi di correzione delle risorse:
- Risorse interne nella modalità orientata all’impresa (correzione dall’esperienza, senza dipendere da risorse esterne)
- Risorse esterne nella modalità orientata all’impresa
- Risorse interne nella modalità orientata al network (correzione tramite cooperazioni, R&D, alleanze, post vendita...)
- Risorse esterne nella modalità orientata al network
La prospettiva processuale
Esperienza diretta Apprendimento Accumulo di conoscenze Riduzione rischi percepiti e incertezze
Modello di Uppsala
(Johanson and Vahlne 1977, 1990)
Assunto: processo di internazionalizzazione incrementale. L’impresa:
- Aumenta il proprio intervento nei mercati internazionali a piccoli passi, inizialmente in nuovi mercati con maggior "psychic distance".
- Concetto di "psychic distance" (lingua, cultura, educazione, business practices etc...)
- Fanno riferimento all’esperienza accumulata.
- Modalità di ingresso e selezione nazioni.
Critiche:
- Troppo rigido.
- Il management non può influenzare le scelte aziendali.
- Non tutte le aziende seguono il processo per stadi (Born Global).
Innovation related model (I-Model)
(Rogers 1962)
Ogni stadio dell’internazionalizzazione è considerato come un’innovazione per l’impresa.
- Pre export stage
- Initial export stage
- Advanced export stage
Conoscenza del mercato decisioni su impegni attività correnti impegni di mercato
Network approach
(Johanson and Mattson, 1993)
Relazioni interpersonali influenzano: scelta dei mercati esteri, tempistica, DOI, scelte strategiche e performance. Network: punto di partenza:
- Sviluppo posizioni e investimento in network dove le aziende già sono posizionate, quindi le aziende si internazionalizzano perché le altre aziende del network si internazionalizzano.
- Relazioni interne ed esterne al network tramite cooperazione e competizione.
Apprendimento graduale e sviluppo della conoscenza del mercato grazie all’interazione con il network: inizialmente network locale/nazionale e successivamente sviluppa relazioni con network in altri paesi grazie al network iniziale. Combinando le prospettive micro e macro di network, si è giunti a quattro stadi di internazionalizzazione:
- The earlier starter
- The late starter
- The lonely international
- The international among others
La strategia di internazionalizzazione può essere caratterizzata dal bisogno di: minimizzare il bisogno di sviluppo della conoscenza, minimizzare il bisogno di correzioni, sfruttare posizioni network stabili.
La prospettiva imprenditoriale
Punto di partenza: molte imprese oggi non seguono un percorso “tradizionale” di internazionalizzazione.
Born global e international new ventures
(Rennie, 1993) & (Oviatt & McDougall 1995)
Born global approach (Rennie, 1993):
- Rennie (1993): Born Global Firm iniziano ad esportare sin dalla nascita i loro prodotti, derivanti da innovazioni tecnologiche, cercando di essere il più vicino possibile ai propri clienti.
- Oviatt & McDougall (1995): International New Ventures: impresa come organizzazione in cui il vantaggio competitivo deriva sia dall’approvvigionamento che dalla vendita presso mercati internazionali.
Caratteristiche:
- Mercati internazionali rappresentano opportunità non minacce.
- Management internazionale.
- Distanza fisica non importante.
- Strategia aziendale.
- Importanza dei networks.
- Tempo.
Fattori che influenzano l’emergere di Born Global e International Ventures:
- Importanza delle nicchie di mercato.
- Nuove tecnologie.
- Flessibilità dimensionale.
- Network globale.
- ICT.
International entrepreneurship
(Oviatt & McDougall 2000, 2005)
"Innovative, proactive, and risk-seeking IE behaviors that crosses national borders and intended to create value in organizations".
The discovery, enactment, evaluation, and exploitation of opportunities – IE across national borders to create future goods and services.
Imprenditori hanno caratteristiche specifiche che facilitano il riconoscimento di nuove opportunità e l’unione di risorse per nuove attività. Entrepreneurship in piccole e grandi aziende dell’attività imprenditoriale internazionale: le innovazioni non solo scoperte, ma in grado di proporle su scala mondiale.
Risorse di successo per l’impresa: conoscenze imprenditore, relationship, esperienza, training, skills, judgement, abilità di coordinare le risorse.
Chi sono i fondatori delle IE, aziende che operano sui mercati internazionali: attività imprenditoriale, capacità e volontà di prendersi i rischi, essere innovativi, sfruttare le opportunità offerte dai mercati internazionali, essere attenti alle possibilità di combinare le risorse provenienti da diversi mercati grazie alle competenze (network, knowledge e background), che hanno sviluppato in precedenti attività.
La prospettiva istituzionale
Madre e le sussidiarie nell’impresa internazionalizzata
La casa
Evoluzione dei ruoli. Tre cambiamenti:
- Ruolo delle filiali nella gerarchia interna: dalla scarsa autonomia allo sviluppo di competenze distintive.
- Acquisizione di autonomia:
- Sussidiaria è integrata nel gruppo internazionale sin dalla sua nascita e, quindi, coordinamento e influenza della casa-madre tendono a essere più forti e consolidati.
- Unità organizzativa di nuova costituzione, ovvero un soggetto annesso al gruppo mediante un’operazione di acquisizione. Qui la sussidiaria ha già un’identità organizzativa e strategica già formate: problema di integrazione e di resistenza al coordinamento e esercizio di potere della casa madre.
- Possibilità che un’unità organizzativa locale assuma un certo livello di indipendenza e di potere è legato al tipo di attività svolta. In funzione della rilevanza e unicità del ruolo, ciò porta a certa autonomia e capacità decisionale nel suo insieme. Se giro d’affari alto, la casa madre fa meno pressione in modo da garantire la flessibilità strategica ed operativa.
- Rapporto filiali estere ambiente circostante:
- Localizzazione come fonte di vantaggio competitivo.
- Integrazione con ambiente circostante e accesso a risorse locali.
- Non è sufficiente esservi insediati, ma è necessario raggiungere un certo livello di radicamento nell’ambiente stesso: relazioni locali che trasmettono nel tempo know-how e nuove conoscenze.
Ruolo dell’headquarter
Origine nozione HQ:
- Teoria della contingenza (Thomson 1967, Stopford e Wells 1972)
- Obiettivo: ruolo casa-madre di ricercare vantaggio competitivo sulla base di uno Strategic fit: tra le capacità di organizzazione e le esigenze ambiente esterno (geograficamente differenziato).
- Difficoltà:
- Incertezza ambiente esterno.
- Ricerca soluzioni organizzative per adattarsi a tale ambiente.
- Teoria dell’agenzia, Principal & Agents (O’ Donnell- 2000). Casa madre = principal & sussidiarie = agents.
- Obiettivo: Principal deve progettare meccanismi di controllo (formali e informali), per impedire comportamento opportunistico delle filiali.
- Difficoltà:
- Asimmetrie informative con le filiali.
- Identificazione di sistemi di controllo e di canali di comunicazione per ridurre conflitti e costi.
- Ruolo dell’Headquarter (Chandler 1991):
- Amministrativo (funzione negativa) controllo e monitoraggio per evitare comportamenti opportunistici.
- Imprenditoriale (funzione positiva) creazione di strategie e mantenimento e valorizzazione delle abilità, le competenze e gli assets dell’impresa.
Case study: Wal Mart
Quesiti: quale approccio ha scelto Wal Mart inizialmente? Quale approccio ha adottato Wal Mart successivamente?
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Appunti di Economia e gestione delle imprese internazionali
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Appunti di Economia e Gestione delle imprese internazionali parte 1
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Appunti Economia e gestione delle imprese
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