CAPITOLO 1
GLOBALIZZAZIONE: tendenza dei mercati nazionali ad essere sempre più grandi, arrivando ad un mercato mondiale.
Tendenza dei mercati nazionali ad assumere una dimensione sempre più internazionale fino a creare un unico mercato mondiale (contesto
macro). Aumento degli scambi e degli investimenti internazionali maggiore della contestuale crescita del PIL mondiale, con il
conseguente aumento dell’interdipendenza tra i singoli sistemi economici mondiali (contesto finanziario).
Relativamente al concetto di impresa, la globalizzazione opera frammentando “la tradizionale triade” impresa-azienda-
(contesto micro)
società, concepita come un tutt’uno attuato in un unico territorio, ossia lo stato-nazione che afferma il suo dominio mediante mezzi fisici
(barriere doganali e contratti alle frontiere) e giuridici (limiti all’esportazione di moneta nazionale). > integrazione nel senso della:
- elevata mobilità di risorse fisiche, di persone e attività economiche
- elevata interdipendenza tra fenomeni economici e i comportamenti delle imprese operanti in aree geografiche differenti
- elevata dispersione dei centri di generazione di conoscenza e rilevanza dei meccanismi di condivisione e scambio della conoscenza.
GLOBALE: Mondo sostituto dal sovrapporsi di molti localismi non ancora sintetizzati in una world society unitaria, che possa
riconnetterli organicamente in un sistema istituzionale mondiale.
Tante realtà nazionali/locali si sovrappongono tra di loro però non collegandosi in maniera organica tra di loro.
Aspetti contrapposti e complementari:
Interconnessione: trasferimento della conoscenza da una parte all’altra del mondo
- vendita di un unico prodotto a livello internazionale uguale per tutti
- Differenziazione: opera radicandosi in un determinato luogo
variazione del prodotto locale per renderlo adeguato alle esigenze del singolo consumatore
CONSUMER SATISFATION: soddisfazione del cliente: prodotto fatto a misura delle sue esigenze
1. da anni ‘80/’90 del 1900. Prima c’era solo orientamento dell’azienda al prodotto
2. Poi spostamento di interesse dal prodotto al mercato
3. Si è iniziato a tener conto delle esigenze/tendenze del mercato
Dall’orientamento al mercato si passa a quello al cliente: considerazione degli interessi personali
4. ORIENTAMENTO AL CLIENTE
ORIENTAMENTO AL PRODOTTO ORIENTAMENTO AL MERCATO Ci sono case di abbigliamento
Prima c’era il prodotto e il Il mercato chiede le gamme che consentono al cliente di
consumatore doveva soddisfare i lunghe perché va di moda scegliersi forma, colore, …
bisogni primari
OBIETTIVO: Soddisfare sempre più le esigenze del cliente per aumentare le proprie vendite
- ARMONIZZAZIONE DEI GUSTI
- STANDARDIZZAZIONE DEI PRODOTTI Non nuocciono comunque al localismo
DIFFUSIONE DELL’INFORMAZIONE
- →
DA GLOBALIZZAZIONE A LOCALIZZAZIONE (globalizzazione + locale) coesistono contemporaneamente la
CUSTOMIZZAZIONE + STANDARDIZZAZIONE
RAGIONI DELLA GLOBALIZZAZIONE:
’80, arrivando a 190miliardi di dollari. Paesi sviluppati invece assorbono di meno (assorbimento 75%→69%
IDE aumentato da metà anni
e generazione di IDE 93%→84%)
1) DEREGOLAMENTAZIONE: apertura agli scambi, progressiva liberalizzazione di tutto: scambi commerciali, movimenti
internazionali di capitali e di persone.
1° ONDATA: fine ‘800, primi ‘900 con la prima ondata della Globalizzazione: apertura commerciale dei vari paesi e delle
forze commerciali (scambi internazionali, libera circolazione di capitali e persone).
2° ONDATA: dopo 2° GM fino a anni ’80, riapertura dei rapporti commerciali e intensificazione dei rapporti con l’estero
3° ONDATA: anni ’80 sino ad oggi, si passa dal settore commerciale a quello finanziario, sociale, etico, culturale, religioso,
→solo
L’Italia ad es è un paese totalmente deregolamentato, ma non tutti sono così quelli industrializzati, NO i PVS
2) ACCELLERAZIONE DEL PROGRESSO soprattutto in campo delle tecnologie, soprattutto quelle relative a trasporti e
telecomunicazioni: facilità negli sposamenti e dei contatti tra persone in termini di rapidità, efficacia e costo→Death of distance.
L’innovazione dell’ICT ha determinato però la riduzione del ciclo di vita dei prodotti: costrizione a operare su mercati più grandi.
che ha creato entrate/uscite in un’area in cui gli scambi prima erano solo interni
3) DISSOLUZIONE DEL BLOCCO SOVIETICO
4) NUOVI ASPETTI GEOPOLITICI ED ISTITUZIONALI: integrazione economica/politica tra nazioni differenti (UE, NAFTA, ASIA,
→ tra 2 o più paesi per incrementare l’internazionalizzazione all’interno:
MERCOSUR, ASEAN) aree di libero scambio
1) facilitare scambi; 2) liberalizzazione circolazione delle risorse; 3) abbattimento delle protezioni; 4) normative omogenee
5) AFFACCIARSI ALLA SCENA INTERNAZIONALE DI PAESI CHE PRIMA ERANO MARGINALI: PAESI EMERGENTI ED
ECONOMIE IN VIA DI SVILUPPO (Bric, Malesia, Peru, Turchia, Cina , India, Brasile, Russia..), che non sono solo recettori di ide,
scambiare in altri paesi capacità di fare/attrarre investimenti diretti all’estero (IDE).
ma hanno anche potere di Però questi paesi
aprendosi hanno aumentato la propria scala e continueranno a crescere. Lo scenario geografico si estende a livello mondiale.
6) DELOCALIZZAZIONE E DISTRIBUZIONE IN PAESI EMERGENTI→CORRELAZIONE TRA GRADO DI SVILUPPO
ECONOMICO E IL SUO RILIEVO come paese di origine e destinazione degli investimenti produttivi. Le nazioni non sviluppate
non attraggono flussi di investimenti perché non hanno condizioni di sufficiente attrattività e non generano flussi, perché deboli.
–
7) CONCETTO DI CONVERGENZA: STILE DEI CONSUMI (Coca Cola) LIVELLO CULTURALE (unione studi delle università)
armonizzazione dei modelli eco/politici/sociali che hanno favorito la globalizzazione. Vi è STANDARDIZZAZIONE E
OMOGENEIZZAZIONE COMPETITIVA, che anche questa a sua volta deriva dall’integrazione economica di aree del globo sempre
più importanti.
RELAZIONE CHE ESISTE TRA GLOBALIZZAZIONE E STRATEGIA DELL’IMPRESA:
La globalizzazione influisce su:
offerte nuove opportunità/possibilità di mercato ed esso è ingrandito, però anche sotto l’aspetto dei competitors,
1. MERCATO: è
anche in termini di concorrenza all’interno dei vari paesi (azienda nazionale ≠ aziende estere all’interno).
aumentata la concorrenza
1. SVILUPPO DI NUOVI MERCATI GEOGRAFICI
aumento dell’apertura internazionale delle aziende
- (Europa Orientale, Cina, India, Brasile, Corea, Malaysia)
- crescita importanza delle nicchie di mercato
opportunità di nuovi mercati ≠ minaccia che espongono l’azienda→
- per presenza di >competitors < fattori di protezione
quindi la globalizzazione penalizza le imprese locali che restano ancorate al solo mercato di origine e favorisce le altre
2. OMOGENEIZZAZIONE DELLA DOMANDA: molto meno unitario di come ci si immaginava. Oggi bisogna trovare il
giusto equilibrio tra la standardizzazione e la differenziazione. Queste 2 forze però agiscono diversamente a seconda del
’60: i gusti internazionali
mercato e dei settori. Anni si armonizzano grazie a ripresa del commercio estero;
Oggi: così solo per alcuni prodotti, ma la omogeneizzazione c’è sempre
si crea un’interdipendenza tra mercati geografici nei vari paesi e si
3. EFFETTI SULLE DINAMICHE COMPETITIVE:
pongono le condizioni per sviluppare a livello internazionale un prodotto che era stato inizialmente creato per stare a
livello locale (poi c’è anche competizione all’interno del paese)
aumento della concorrenza all’interno dei vari paesi: aziende nazionali sono in competizione con altre aziende
2. CONCORRENZA:
estere insediate nella nazione. Basta guardare le banche locali di Bergamo (BCC; Banche grandi a livello nazionale; Banche estere)
maggiore concorrenza nei vari mercati, quindi all’interno di tutti i settori nei paesi
Liberalizzazione settori e apertura agli scambi→ →
Aziende di casa ≠ un’azienda nazionale non è così protetta all’interno
aziende di paesi esteri con sedi commerciali o produttive
AUMENTO COMPETITIVITA’ NEI VARI MERCATI
1. → →
2. RUOLO DI PAESI EMERGENTI ED ECONOMIE IN VIA DI TRANSIZIONE (8% nel 92 21%- 2000 28%- 08)
Vantaggi ambientali: 1) Dimensione del mercato nazionale per le loro caratteristiche economiche e sociali questi Paesi
erano una piattaforma efficace per la nascita di una nuova classe di imprese molto competitive
a livello internazionale: crescita dì una domanda interna di dimensioni potenziali.
2) Costo dei fattori produttivi: vantaggio competitivo di costo non indifferente→deflazione→
compressione dei prezzi→ i fattori produttivi costano di meno (soprattutto input e personale)
corruzione, leggi e regolamentazione. Quindi un’azienda per
3) Presidio del mercato nazionale:
emergere nel proprio paese deve essere proprio brava e se dovesse riuscirci, non avrà problemi
ad emergere anche all’estero (furbizia e capacità nel risolvere i problemi).
4) Sviluppo internazionale: una volta che superano la fase di emergere dal loro paese, capiscono
subito le logiche a livello internazionale: maturano velocemente con una visione globale del
business mondiale e diventano subito competitors. Questo grazie al fatto che si sono ritrovate
all’interno e ne hanno preso da esempio.
delle imprese internazionali →camb.
Sfruttare interrelazioni esistenti tra ≠ territori
Approcci dei nuovi competitors: strategico, operativo, culturale
1) Sviluppo a livello globale della linea di prodotti e del marchio consolidati nel paese
→
(portafoglio di marchio: Luxottica..) Globalizzazione dei prodotti/marchi interni
Offrono nei mercati occidentali prodotti con costo basso in rapporto a qualità offerta;
hanno posizionamento forte nei segmenti intermedi del mercato→visibilità al marchio
2) Acquisire marchi in paesi limitrofi al loro (analoghi come caratteristiche) e venderli
all’interno di paesi già sviluppati.
3) Comprare marchi di realtà/storia centennale
Approcci strategici 1) sviluppo a livello globale della linea di prodotti e del marchio consolidati nel mercato locale.
continua innovazione dell’offerta,
dei PVS: 2) sviluppo della ricerca e sviluppo per garantire in relazione
alle specifiche esigenze nei diversi mercati geografici (telecom, farmaceutico, aerospaziale).
3) specializzazione in nicchia di mercato dove poter raggiungere una leadership a livello globale.
4) sfruttare la grande disponibilità di risorse naturali nel Paese e produrre anche per mercati esteri
5) sviluppare il modello di business sperimentato con successo nel proprio mercato geografico,
adattandolo alle specificità dei contesti geografici nelle diverse aree geografiche.
Innovazione del prodotto in relazione a specifiche esigenze rispetto al mercato in cui ci si trova→sforzi in termini di persone
3. POSIZIONARSI IN MERCATO DI NICCHIA: competenze molto specializzate, anche in capacità di analisi domanda
ANDARE ALL’ESTERO
4. partendo dal fatto che possono SFRUTTARE GRANDI RISORSE, UTILIZZANDOLE
SIA PER IL MERCAO ESTERO CHE NAZIONALE
5. DUPLICARE A LIVELLO INTERNAZIONALE IL MODELLO DI BUSINESS CHE HA FUNZIONATO
ALL’INTERNO (Ikea)
moltiplicazione della produzione. Prima era solo nella nazione, oggi le attività sono svolte all’estero e quindi la realtà
3. PRODUZIONE:
è frammentata tra i paesi in funzione di una serie di parametri e di convenienza: A) costi, B) risorse, C) logistica, D) mercato.
Per misurare il rilievo di quest’impostazione si usa l’indice di transnazionalità, che esprime il peso che le attività produttive
all’estero hanno rispetto al totale delle attività dell’impresa: It = a*K + b*K + c*Y (63% x gruppi mondiali, 68% x UE)
rapporto tra gli occupati all’estero e il totale
K= rapporto tra le immobilizzazioni investite nei Paesi esteri e il totale X=
all’estero
Y= rapporto tra il valore aggiunto e il totale a, b, c= parametri di ponderazione di K, X, Y con valori 0-1
Un altro indicatore utile per descrivere il livello di globalizzazione è il
n° di Paesi ove un’impresa ha società controllate
network spread index: n° di Paesi dove essa potrebbe essere presente attraverso il controllo di società estere.
Questo indicatore misura il grado di concentrazione geografica della presenza produttiva internazionale dell’impresa.
: l’elettronica, la chimica e l’alimentare (food and beverages).
I settori con maggiore diffusione transnazionale
I settori con maggiore concentrazione: le costruzioni e le utilities e in particolare, la produzione di energia elettrica.
La localizzazione estera delle attività produttive è mossa da:
dell’azienda nel momento
1) Obiettivi strategici che decide la produzione: radicamento nei mercati geografici + vantaggiosi
Sono 2: 1) la volontà di aver maggiore radicamento nei mercati geografici più interessanti
2) la ricerca di condizioni di produzione più vantaggiose per costi, produttività e disponibili input
2) Aspetti strategici produttivi e organizzativi: cercare condizioni di produzione/organizzazione vantaggiosi:
1) dove realizzare ciascuna attività della catena del valore e quelle core nella strategia competitiva dell’impresa
2) come dimensionare ciascun sito produttivo: in che misura concentrare in alcuni stabilimenti (in certi Paesi)
3) in quale misura replicare le attività della catena del valore (e quali) in ciascun mercato geografico.
3) Elementi caratterizzanti: - Diversi tipi di soggetti legati da rapporti gerarchici, di collaborazione o indipendenti
→ vi sono sussidiarie con ≠
casa madre è perno e densità di livello + centro di eccellenza:
Bartlett e Ghoshal: impresa globale unità operativa estera che dispone di risorse eccellenti e assume ruolo guida x macroarea
come sistema interorganizzativo Il mandato globale che viene dato a una sussidiaria, dà responsabilità a livello internaznl
definito come una “rete di rapporti di x realizzare e sviluppare linea di prodotto→azione di indirizzo,coordinamento, controllo
scambio tra unità organizzative
diverse che comprendono sia la casa- su altre unità del gruppo per raggiungere obiettivi prefissati. Ma NON tot AUTONOMIA
→collaborazione/
madre che le diverse filiali, le cui sono soggetti indipendenti: imprese collaborano assieme per grandi progetti
inserite in un contesto strutturato”. →
per la creazione di un “sistema di valore” competitivo su grandi mercati diffusione di
→L’impresa assume la configurazione questo sistema grazie a globalizzazione, poiché competizione è più tra RETI produttive,
di rete internazionale, con un attore →diffusione
coordinate da un gruppo, invece che singole imprese accordi strategici in:
perno e serie di nodi, collegati con linea orizzontale (imprese nello stesso mercato): forme strutturate di cooperazione
relazioni (≠ livelli filiera produttiva): operare a livello
linea verticale sovra-locale con connessioni
- Organizzazione e distribuzione geografica delle varie attività della catena del valore:
localizzare le ≠ attività:
dove e come concentrazione di ogni attività in n° limitato di aree,
grandi gruppi tendono a focalizzarsi soprattutto su attività “knowledge intensive”(es. R&D)
- localizzazione geografica delle proprie attività: crearsi proprio portafoglio di
localizzazione produttiva→ differenziazione di costo, di risorse, di mercato,di infrastrutture
logistiche, di opportunità competitive e economie di agglomerazione x esistenza di distretti.
La dislocazione internazionale della produzione implica un forte aumento del commercio estero interno all’impresa o alla
dell’”intra-firm pari a 45% per le importazioni e al
rete di fornitori che da diversi Paesi collaborano con questa. Peso trade”
32% per le esportazioni, con valori influenzati dal tipo di industria.
4. RISORSE: Internazionalizzazione in termini di:
1. RISORSE FINANZIARIE: accesso ai mercati finanziari internazionali (obbligazioni, azioni..) e interdipendenza dei
paesi economici e legali dell’economia reale (es. della crisi del settembre 2009). Ha creato collaborazione tra grandi
gruppi finanziari e gruppi industriali di paesi diversi e reso disponibili ingenti volumi di capitali per acquisizioni/fusioni.
non più dei fornitori nazionali, ma “Global Sourcing” a livello internazionale.
2. APPROVIGIONAMENTI:
Viene definito dalla sede al livello centrale un contratto quadro di approvvigionamento a livello di gruppo, dove nella
sede centrale si definisce la struttura del contratto, i prezzi, gli standard e il rapporto esclusivo con il fornitore.
ci si approvvigiona a livello internazionale da materie prime, semilavorati…
Realizzazione del global sourcing: definito come “eccellenza”,
A livello della casa madre (sede): si sceglie fornitore, vengono definite le linee generali del
contratto, gli standard qualitativi della fornitura e i prezzi che sono negoziati per tutto il gruppo, rapporto di esclusività con
il fornitore. Quindi affida a fornitore la fornitura degli output nella macroarea in questione, che poi lui adeguerà.
A livello filiale invece si è più operativi: si definiscono i tempi e le modalità della fornitura, gli aspetti connessi alla
logistica e gli eventuali adattamenti/variazioni di prodotto/materia prima per le esigenze locali
Il Global Sourcing non esclude che l’impresa-cliente mantenga e anzi, sviluppi le relazioni con i fornitori locali. Per di più
può essere essa stessa a stimolare l’internazionalizzazione di un certo fornitore.
la globalizzazione ha prodotto a livello aziendale l’entrata delle aziende in reti
3. ACCESSO ALLA CONOSCENZA:
internazionali per acquisire tutte quelle conoscenze a loro necessarie p
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Appunti economia e gestione delle imprese parte 1, prof. gatti/vagnani