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ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE INTERNAZIONALI

LA GLOBALIZZAZIONE

È un fenomeno che ci aiuta a comprendere le tematiche di questo insegnamento

La globalizzazione è causa ed effetto dei cambiamenti delle strategie delle imprese

La prima manifestazione è l’internazionalizzazione dei sistemi economici e delle imprese che tendono ad

assumere una dimensione sovranazionale. La globalizzazione è un fenomeno multidimensionale perché

coinvolge per esempio anche la politica e la cultura, è un fenomeno che si sviluppa nel tempo e questo

sviluppo non è necessariamente lineare o prevedibile. Ciò provoca delle conseguenze sulle imprese

perché le spinge a trascendere i confini nazionali. Gli studiosi sono d’accordo nel dire che la

globalizzazione genera interdipendenza. A livello spaziale c’è una riduzione dei costi ed anche a livello

temporale. Se volessimo proporre una definizione potremmo dire che la globalizzazione è un fenomeno

che rende l’orizzonte verso il quale si spinge l’impresa più vasto, ma nel contempo è anche un processo di

sviluppo, di profonda integrazione (stretta collaborazione, assistenza reciproca) ed interconnessione

(collegamento digitale, condivisione di apparati e risorse tecnologiche e digitali). È un processo che tende

a coinvolgere ogni attività umana sia ludica, sia lavorativa, sia di studio.

Questo aumento di connessione ha fatto sì che i soggetti economici dipendano sempre di più l’uno

dall’altro sia per eventi positivi, sia sfavorevoli (il Covid-19 è partito da un paesino della Cina).

Globality: con questo termine si fa riferimento allo stadio contemporaneo della globalizzazione nel quale

tutti competono con tutti, sia tra imprese, sia tra Stati che vogliono aggiudicarsi le risorse.

Implicazioni per le imprese: oltre a trovare altri concorrenti le imprese si devono adeguare alle esigenze

della propria clientela (particolare certificazione per gli alimentari che la religione islamica permette o

meno di consumare) ed hanno la possibilità di acquisire risorse in maniera più conveniente. Non tutti i

mercati sono globali. Un settore è globale quando sia il commercio internazionale sia gli investimenti

diretti esteri pesano molto e soprattutto quando un mutamento di rilievo in qualsiasi Paese ha

ripercussioni in altri Paesi fino ad intaccare tutto il mondo. Pensiamo ad esempio al Diesel Gate.

La prima implicazione dal punto di vista delle imprese è che i mutamenti in uno degli ambiti geografici

nei quali sta svolgendo l’attività può avere influenza in modo significativo e determinante sul suo

vantaggio competitivo e sul suo posizionamento in altri Paesi. Perché se gli USA introducono dazi per

l’importazione di transistor cinesi ciò ha ripercussioni anche per un’azienda di transistor rumena?

Perché per esempio se l’azienda rumena vuole vendere negli USA, la sua esportazione non sarà sottoposta

a dazi. Inoltre i cinesi potrebbero modificare le condizioni di vendita in un’area geografica differente da

quella americana, ad esempio in Europa.

In un settore globale operano solo imprese globali? L’impresa globale è in grado di saper sfruttare la

grandezza del settore globale. In un settore globale non operano solo imprese globali, ma coloro che

hanno successo sono quelli che riescono a sfruttare a proprio favore le condizioni del settore globale. Per

essere impresa globale no basta vendere o produrre all’estero (questo rende l’impresa internazionale, non

globale). Diverso ancora è il concetto dell’impresa che ADOTTA una strategia globale.

Breve excursus storico. Vengono individuate 3 fasi caratterizzate da 3 fenomeni (crescita del commercio

di beni e servizi, crescita IDE, liberalizzazione dei mercati ed aumento dell’integrazione fra le economie

del mondo o fra specifiche arre del mondo). L’investimento diretto estero (IDE) potrebbe concretizzarsi

con la creazione di un’impresa nuova o con l’acquisizione di un’impresa già esistente.

La prima fase va dal 1870 al 1914 ed è caratterizzata da innovazioni tecnologiche come le navi robuste o

l’apertura del canale di Suez. Questa fase termina con la WWI e la crisi finanziaria del ’29.

La seconda fase comincia nel 1950 a seguito del termine della WWII e termina nel 1980. Questa fase

riguarda i Paesi più ricchi nei quali si sviluppano le multinazionali.

Terza fase: dagli anni ’80 ad oggi. Tutto è sempre più veloce e sempre di più i protagonisti sono i nuovi

Paesi e le persone

Le cause della globalizzazione sono di tre tipologie:

Dal lato della Politica e degli Stati possiamo parlare del primo G6, avvenuto nel Castello di Rambouillet

nel 1975, della caduta del muro di Berlino nel 1989 o ancora della nascita del WTO del 1994 a

Marrakech. In questo periodo viene agevolata l’integrazione, si ha la diffusione dell’economia di mercato

e viene favorita la deregolamentazione. Un nuovo scenario è stato delineato dal fallimento della Lehman

Brothers nel 2008 e poi ovviamente dal molto più recente fenomeno del Covid-19.

Passiamo ora a parlare delle cause dal punto di vista dell’offerta

La causa fondamentale è il progresso tecnologico il quale viene analizzato sotto vari punti di vista.

Flessibilizzazione: sapersi adattare alla domanda. Questo fenomeno aiuta a rispondere all’esigenza della

domanda e di efficienza per l’impresa.

Smaterializzazione: cresce il peso dei servizi nell’economia. Esternalizzazione. L’impresa acquista

servizi. Crescente rilevanza degli aspetti intangibili nei beni manufatti.

Accelerazione dello sviluppo tecnologico e della sua diffusione: la radio ha impiegato molto più tempo

a diffondersi risetto all’ultimo modello dell’iPhone entrato in commercio. Esistono prodotti che vengono

concepiti già in origine per mercati globali.

Progresso nelle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei trasporti: sono più

economici, affidabili, rapidi ed organizzati.

Cause dal lato della domanda

Diminuzione delle distanze culturali e comportamenti tra le persone e tra i popoli: guidata

dall’aumento dei redditi disponibili, dall’aumento delle occasioni di contatto tra le persone (scambi

culturali, mass media, social), dall’aumento del libello di scolarizzazione, dall’aumento del grado

d’informazione dell’individuo e dalla pratica dell’uploading, della sharing economy e dei social.

Altra causa l’espansione internazionale delle imprese e l’omogeneizzazione dei metodi produttivi e

manageriali.

Crescita dell’omogeneità e dell’ubiquità degli stili di vita e di consumo: ubiquità significa essere

presenti contemporaneamente in più parti del mondo (abbigliamento, serie TV, telefilm).

Queste due caratteristiche non riguardano tutto il mondo, ma spesso nicchie. L’ubiquità degli stili di vita e

di consumo crea nicchie che racchiudono persone che manifestano gli stessi bisogni contemporaneamente

in diversi Paesi del mondo (prodotti per vegani ad esempio, la brugola)

Le tre tipologie di cause sopra indicate producono implicazioni per i sistemi economici, per le imprese e

per i consumatori.

Molti degli slanci della globalizzazione stanno rallentando perché c’è un calo degli shock tecnologici.

Stiamo migliorando la tecnologia, ma ad un ritmo minore rispetto al passato.

Altro fenomeno che caratterizza la globalizzazione oggi è la pervasività della connettività universale

Terzo punto è la crescita del nazionalismo: restrizioni all’immigrazione, ma anche restrizioni commerciali

a causa di rabbia ed incertezza

Oggi sono fondamentali le Global Value Chain (GVC) o RPI. La distanza geografica non è più un

fattore determinante. Un fenomeno che ci interessa molto è quello della frammentazione internazionale

della produzione: le grandi imprese localizzano diverse fasi di produzione di un bene in diverse aree

geografiche del mondo. Si creano quindi catene del valore globali (Global Value Chain).

Esempio dell’Evoluzione della Pontiac Lemans.

Una larga parte degli scambi mondiali (75-80%) avviene nelle GVC. Questo fenomeno rende

interdipendenti l’andamento della domanda e dei cicli produttivi tra Paesi. All’apice delle GVC ci sono

grandi imprese che coordinano affiliate ed imprese indipendenti.

Le implicazioni per i sistemi economici: rapido sviluppo di nuovi mercati geografici; i mercati

trascendono i confini geografici e doganali; proliferazione di zone economiche speciali (aree di Paesi

esteri all’interno dei quali il governo riconosce agevolazioni alle imprese che operano all’interno); rapida

propagazione dell’instabilità finanziaria ed economica.

Implicazioni per le imprese: aumento della tensione concorrenziale; espansione del mercato potenziale;

necessità di maggiori investimenti; sviluppo di nicchie globali; affermazione della logica “GLOCAL”

(saper soddisfare le esigenze globali senza trascurare le particolarità locali); il valore dipende dalla

qualità, dalla specificità e dalla personalizzazione; nessuno può sapere tutto ciò che serve; i piccolo

possono agire come i grandi e viceversa; la relazione impresa-cliente è passata da una logica exit (il

cliente scontento cambiava prodotto o servizio) ad una logica voice (il cliente dialoga con l’impresa per

implementare l’esperienza di godimento del bene o del servizio).

Implicazioni per i consumatori: maggiore convenienza ed opzioni di scelta; ubiquità degli stili di vita e

di consumo; passaggio da consumer a prosumer

La Cina sta trasformando la globalizzazione? La Cina ha sfidato l’Occidente, culla delle rivoluzioni

industriali, ed è leader in alcuni settori tecnologici di rilievo. Ha da vedersela con gli USA. La Cina è

grande protagonista nella lotta all’acquisizione delle materie prime (investimenti in Africa).

LO SCENARIO INTERNAZIONALE

Cerchiamo di apprendere i cambiamenti in atto per capire in che ambiente si muovono le imprese oggi.

Dati generali: a fine 2019 il PIL mondiale ha segnato un incremento del 3%. Il rallentamento della fine

del 2019 era dovuto ad una serie di fattori caratterizzanti di tale anno come il rallentamento della crescita

della Cina e le tensioni commerciali USA-CINA. Per quanto riguarda il commercio internazionale sono

state registrate performance negative nel 2019 (-1,3%), un decremento delle performance rispetto al 2018.

Dato anomalo perché in genere il commercio tende a crescere di anno in anno. Il peso dei servizi è del

24% nel 2019, ma è un peso che negli anni precedenti è notevolmente aumentato. Inoltre la crescita dei

servizi in volume alla fine del 2019 è stata del 2,1% a fronte dell’8,4% dell’anno precedente. L’unico

settore dei servizi che ha mostrato una crescita significativa nel 2019 è quello degli altri servizi

commerciali.

Previsioni per il 2020: effetti Covid-19. Previsioni di un calo che a seconda delle stime va dal 13% al

32%. Il problema principale di tali previsioni è la natura congiunturale del fenomeno. Anche Paesi poco

coinvolti dall’epidemia manifestano effetti sul commercio e sull’economia molto seri. Una delle cause di

questo effetto così globale va ricondotta alla globalizzazione. Alcuni affermano che per il commercio il

2019 sarà l’anno zero, l’anno in cui verrà evidenziato un cambiamento radicale. I cambiamenti che si

stanno verificando sono le ristrutturazioni delle catene del valore (ridurre l’area geografica delle catene,

regionalizzazione e ristrutturazione vera e propria); il fenomeno del reshoring: ritorno in patria di alcune

catene di lavorazioni che erano state collocate fisicamente all’estero (o near shoring).

Cosa sono gli IDE: un IDE è un investimento realizzato da un’impresa residente in un paese verso

un’impresa residente in un altro paese. Tale investimento è volto a creare o acquisire un’altra impresa

all’estero. Il fine è quello di acquisire durevolmente il controllo, gestire le attività in maniera integrata con

le proprie. L’investimento può avvenire come acquisizione di quote o partecipazioni azionarie o

reinvestimento di utili non distribuiti da parte dell’impresa estera (ho un IDE negli USA, tale impresa fa

utile e non li distribuisco. Ciò incrementa il valore dell’IDE) o ancora attraverso finanziamenti

intersocietari. È IDE se supera il 10% del patrimonio della società acquisita. Tale discriminazione va fatta

per differenziare gli IDE dagli investimenti di portafoglio.

IDE incoming (in entrata o passivo): dove sono diretti gli IDE

IDE outgoing (in uscita o attivo): da dove vengono gli IDE

Differenza tra flussi e stock: il dato di flusso di IDE ci segnala l’ammontare di IDE in un determinato

lasso di tempo. Nel 2019 i flussi di IDE sono cresciuti entrambi, sia in entrata che in uscita. I due numeri

a livello mondiale dovrebbero essere uguali? Non per forza, è possibile che vengano contabilizzati a tassi

di cambio differenti oppure che in un Paese vengano contabilizzati investimenti di portafoglio e nell’altro

IDE

Lo stock di IDE è l’insieme di tutti gli IDE degli ultimi n anni aggiungendo o sottraendo gli IDE

dell’anno in corso. Ci dice quanto un Paese è stato oggetto di investimenti o quanto quel Paese ha imprese

protagoniste in materia di IDE.

Paesi emergenti: questa locuzione indica l’insieme di Paesi a più rapido e recente sviluppo. Processo di

sviluppo che è nato da un processo di liberalizzazione economica. Essi sono in una fase intermedia tra

l’essere in via di sviluppo e l’essere sviluppati. Sono Paesi che hanno come obiettivo la crescita del PIL

pro capite e che vogliono integrarsi nell’economia globale.

Che cosa ostacola gli scambi internazionali e cosa li incentiva?

Stimoli: il commercio internazionale è stimolato dalla crescita del reddito pro capite perché a questo si

accompagna una crescita della domanda di beni anche a livello internazionale. Un altro fattore è la

stabilità politica, economica, finanziaria, sociale perché la stabilità genera minore percezione dei rischi e

minori costi per coprirsi da tali rischi. Ancora la cooperazione internazionale, i processi di

liberalizzazione, apertura e privatizzazione, quei fenomeni che incentivano il commercio estero

(pensiamo a cosa è accaduto a seguito della caduta del muro di Berlino o all’entrata della Cina nel WTO

nel 2001). Altro stimolo è lo sviluppo tecnologico dei trasporti e delle comunicazioni, la frammentazione

internazionale della produzione (quanto più un processo è localizzato in più Paesi, più processi di ìmport-

export si innescano) e l’espansione delle multinazionali (sviluppo del commercio tra filiali).

Ostacoli: congiunture negative quindi produco meno o esporto meno. Altro ostacolo è il protezionismo e

le battaglie commerciali. Se per esportare in un Paese devo pagare un dazio posso ritenere opportuno

internazionalizzarmi ed annullare il processo di export verso quel Paese. Ancora le crisi economiche,

politiche e finanziarie. Sicuramente l’emergenza Covid, ma anche ad esempio il contrasto tra Turchia e

Grecia, gli esiti della Brexit.

QUESTA È UNA TIPICA DOMANDA D’ESAME: NON BASTA FARE L’ELENCO

Come crescono PIL e commercio internazionale? Che relazione c’è tra queste due misure?

Dal 1950 al 2010 l’export è aumentano molto più velocemente rispetto al PIL. Fino al 2008 l’export

cresceva più significativamente rispetto alla ricchezza. A parte il crollo del 2001 e del 2008 il tasso di

crescita dell’export era il doppio della crescita del PIL. Negli ultimi anni è diminuito fino a diventare 1,4

volte il PIL. I fattori cruciali sono la crisi del 2008 ed il rimbalzo del 2009.

Ma perché il commercio internazionale cresceva più rapidamente del PIL: una motivazione è stata la

nuova divisione internazionale del lavoro (specializzazione intra settoriale; commercio tra filiali di

imprese multinazionali; delocalizzazione produttiva; catene globali del valore) o l’integrazione economica

regionale, la crescita delle aree di libero scambio (dal 1990 al 2010 i trattati sul libero scambio sono

passati d 70 a 300). Ancora la differenziazione nei gusti dei consumatori, la crescita della domanda di beni

strumentali e la crescita del ruolo delle ICT che favoriscono lo scambio delle informazioni.

Perché questa tendenza si sta invertendo? Per fattori legati alla situazione economica (rallentamento delle

componenti della domanda internazionale che attivavano le esportazioni), per la crisi economica europea

e poi per cause strutturali (rallentamento nella globalizzazione e nelle catene globali del valore).

Soffermiamoci ora sul COMMERCIO MONDIALE DI MERCI (prodotti agricoli, minerari,

manifatturieri)

Fatto 100 (nel 1960) il valore degli scambi dei tre principali comparti del commercio vediamo come la

crescita maggiore sia quella dei prodotti manifatturieri.

Nel 2009 si vede un evidente calo dai grafici. Già nel 2019, ancor prima della pandemia, il commercio

mondiale di merci risentiva del protezionismo e di tutta una serie di problematiche.

In una cartina (slide 8) si evidenzia l’importanza di una Paese piccolo ma con incidenza rilevante sul

commercio mondiale.

Il commercio è un fenomeno concentrato (la Top Ten export concentra il 51%, la Top Ten import

concentra il 53%). Nell’export la Cina è prima con il 13,2%, nell’import è al secondo con il 10,8%.

Contrario per gli USA. Terzo posto per la Germania in entrambe. Italia nona nell’export ed undicesima

nell’import.

Perché Paesi piccoli come Paesi Bassi e Hong Kong sono così importanti nelle importazioni e nelle

esportazioni? I Paesi Bassi sono diventati un hub europeo. Da essi transitano circa il 60% delle merci

scambiate con il continente asiatico ed americano. Stessa cosa vale per Hong Kong che è l&rsquo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher miki20899 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e Gestione delle Imprese Internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Benevolo Clara.
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