Appunti sulla base delle lezioni della Prof.ssa Mocciaro a cura di Riccardo Di Pasquale
La teoria d’impresa
Alcuni concetti chiave
Organizzazione: il processo attraverso il quale singoli individui si pongono in relazione tra loro e condividono
conoscenze, strumenti ed energie per raggiungere un fine comune.
Organizzazione aziendale: il processo attraverso il quale, il lavoro delle persone che partecipano direttamente
all’attività dell’azienda, viene strutturato secondo il principio della divisione del lavoro e del coordinamento,
per raggiungere un fine economico condiviso.
Azienda: istituzione costituita da uno o più soggetti associati per il conseguimento dei loro obiettivi, all’interno
della quale si sviluppa un processo produttivo di beni e/o servizi destinati a soddisfare una domanda.
Elementi comuni alle aziende:
La presenza di un processo di trasformazione di una serie di input in un output destinato ad essere
- acquistato o inserito in ulteriori processi produttivi
Una dimensione organizzativa, che può essere semplice (piccola azienda guidata da imprenditore-persona)
- o complessa (grande impresa guidata da manager professionista)
La gestione basata sul principio di economicità, cioè la ricerca della massima efficienza ed efficacia dato il
- 1
contesto in cui opera l’azienda
Tipologie di aziende:
For Profit: aziende, definite imprese, che sviluppano processi produttivi di beni e/o servizi destinati ad un
- mercato per il quale è previsto un compenso monetario. Ha come unica finalità il profitto
No Profit: aziende che sviluppano processi produttivi di beni e/o servizi destinati ad un mercato per il
- quale non è previsto un compenso monetario. Hanno finalità sociali per cui il profitto rappresenta un fine
subordinato
Private: di proprietà di soggetti privati
- Pubbliche: di proprietà di soggetti pubblici (Enti, Stato ecc.)
- Miste: di proprietà condivisa tra soggetti privati e pubblici
-
Perché e quando esistono le imprese, invece dei soli scambi di mercato?
A. Smith analizzò la produttività del lavoro all’interno delle imprese inglesi produttrici di spilli; notò che più le
persone si specializzavano in certe attività, più riuscivano ad avere in poco tempo ottimi risultati. A. Smith
teorizzò la divisione del lavoro: più ci si specializza in poche attività specifiche, più aumenta la produttività.
Coase e poi Williamson teorizzarono i costi di transazione: non tutte le transazioni hanno uguale costo, alcune
2
sono talmente costose che fanno fallire i mercati ; è meglio coordinare le attività all’interno (creando alleanze)
per evitare l’opportunismo delle parti, così da collaborare per un obiettivo condiviso.
Infatti, il problema della transazione è la natura umana: l’uomo cerca di approfittarsi del prossimo.
Qual è la logica con la quale si muovono e prendono decisioni le imprese?
Le scelti che prendono le singole imprese dipendono dal tipo di impresa. Nei mercati agiscono una eterogeneità
di imprese:
grandi, piccole, medie, micro
- pubbliche e private
- di produzione di beni o di servizi
- di nuova costituzione (start-up) o in fase di
- funzionamento (mature)
operanti in mercati giovani o maturi
- operanti in mercati locali, nazionali o internazionali
- brick (reali) e click (virtuali)
-
1 Il bilancio in attivo NON è sinonimo di economicità se si dimostra che il risultato raggiunto poteva essere migliore
eliminando sprechi e inefficienze.
2 Il mercato fallisce quando, le variabili dei contratti che regolano questi rapporti rischiosi sono talmente complesse, che i costi
di transazione aumentano vertiginosamente. 1
Appunti sulla base delle lezioni della Prof.ssa Mocciaro a cura di Riccardo Di Pasquale
Lo scopo della teoria di impresa
Prima la teoria di impresa voleva spiegare la one best way: il modello migliore era la multinazionale americana.
3
Ora, si è notato che sono ugualmente efficienti imprese diverse , aventi modelli e culture diverse dal modello
americano. È necessario quindi mappare e comprendere le diverse forme e logiche di impresa differenti.
Ci interessa poter sottoporre a ipotesi di comportamento differenti le diverse imprese. Per poterlo fare devo sapere:
1) Chi comanda nell’impresa?
2) Qual è la finalità che persegue quel soggetto/i?
Da questi punti si definiscono quattro logiche di impresa differenti:
4
Razionalità assoluta (A. Smith e la Teoria Neoclassica )
1) Comanda un unico soggetto (imprenditore-persona) che prende le decisioni perché ha conoscenza completa
e perfetta dei mercati. Gli altri perciò sono un mezzo o un vincolo per le decisioni che prende
l’imprenditore-soggetto 5
2) Ha come fine la massimizzazione del profitto
Razionalità limitata (H. Simon e la Teoria Comportamentistica)
1) Comanda un unico soggetto (il manager) che non ha conoscenza perfetta dei mercati. Ogni ricerca di
mercato implica un costo, perciò non cercherà “la migliore tra le possibili scelte”.
5
2) Ha come fine l’ottenimento di un risultato “soddisfacente” .
6
Razionalità inter-soggettiva (Teoria degli stakeholder )
1) Comandano più persone in modo interdipendente (appartenendo magari ad imprese differenti) ma non
hanno conoscenza perfetta dei mercati. Perché questa interdipendenza?
l’impresa non può fare a meno dello stakeholder perché non è facilmente sostituibile (apporta capitale;
- ha conoscenze nuove e mai viste da sfruttare; ecc.);
lo stakeholder ha interesse a influire sull’impresa perché quella sola può valorizzare il suo know-how.
- 7
2) Il fine è cercare di ottenere un risultato buono per la coalizione di comando . In modo strategico perciò,
l’impresa si coalizza con altre imprese.
Razionalità sistemica
1) Le decisioni sono prese dal sistema nel suo complesso: l’organizzazione è talmente grande e mastodontica
che i singoli stakeholder non riescono ad incidere più di tanto sulle decisioni.
2) Si finisce con mantenere le routine e le regole dell’organizzazione.
3 Principio dell’equi finalità: in stesse industrie puoi competere con forme di impresa e logiche d’azione diverse.
4 Adam Smith afferma che ciascun prodotto debba avere due prezzi:
Il prezzo di mercato, al quale viene scambiato
- Il prezzo “naturale”, cioè il prezzo del lavoro necessario a fabbricare il prodotto.
-
Lo scopo è massimizzare il profitto attraverso l’uguaglianza tra Rma e Cma. La teoria neoclassica ha subito diverse critiche:
si limita al profitto di breve periodo
- è equivoca: da un lato sostiene la massimizzazione del profitto, ma dall’altro considera il mercato in equilibrio per
- definizione
5 Quando un mercato porta ad un risultato soddisfacente? Quando il ricavo dell’investimento copre il rischio e il costo
dell’investimento.
6 Lo stakeholder è un portatore di interessi nei confronti dell’attività aziendale; e perciò ha interesse ad influenzarne i
comportamenti. Ha obiettivi:
compatibili con quelli dell’impresa
- incompatibili con quelli dell’impresa senza la possibilità di influire sulla definizione degli obiettivi dell’impresa
- incompatibili con quelli dell’impresa con la possibilità di influire sulla definizione degli obiettivi dell’impresa.
-
Gli stakeholder si distinguono in:
interni (portatori di capitale proprio; dipendenti; management)
- esterni (fornitori e clienti; imprese concorrenti; istituzioni pubbliche; sindacati; gruppi di consumatori)
-
7 Le decisioni si prendono in base al ruolo di potere che si ha all’interno della coalizione. 2
Appunti sulla base delle lezioni della Prof.ssa Mocciaro a cura di Riccardo Di Pasquale
I modelli d’imprese
I principali modelli di imprese nel contesto internazionale
Ogni contesto diverso produce modelli di impresa che influiscono molto sul come vengono prese le decisioni.
Nel fine ‘800 inizi ‘900, il contesto geografico e normativo di quel periodo ha definito il come ragionano le
imprese, le relazioni che riescono a creare con chi le finanzia. Analizziamo ora alcuni modelli di imprese:
1) Modello statunitense/anglosassone
L’orientamento è ai mercati finanziari
L’impresa deve essere rapida nel creare valore per mantenere costantemente un’elevata attrattività per gli
investitori e raggiungere sempre il tasso di rendimento del capitale richiesto dal mercato per non essere
scavalcata da altre impresa
Il management, poco stabile, soffre di ansia di risultati di breve periodo (deve garantire dividendi
soddisfacenti ogni trimestre)
8
Il proprietario tipico è la Public company
I rapporti fra azienda e finanziatori sono basati sulla convenienza della singola transazione
La raccolta dei capitali avviene sulla base delle performance dell’impresa perché l’investitore si sposta in
virtù dei “soli risultati”.
Si sfruttano numerose opportunità d’investimento
Critiche al modello
Conflitti di interesse tra azionisti e manager (vedi conflitto tra management e proprietà e rapporto di
agenzia più avanti)
Inadeguato sistema di allocazione del capitale (investimenti “sbagliati”, che hanno risultati finanziari
limitati perché non relativi al core business)
Meccanismi di controllo deboli (le società di revisione, essendo pagate dall’impresa, tendono a soddisfare
l’impresa cliente invece di effettuare controlli significativi)
9
2) Modello continentale/tedesco (simile a quello giapponese )
10
L’orientamento è agli intermediari finanziari
11
Le imprese stringono relazioni stabili con gli intermediari basate sulla reputazione e la fiducia
Il management non soffre di ansia di risultati di breve, bensì mira ai risultati di medio/lungo periodo
Le imprese hanno due organi di governo (dual-board):
- Consiglio di Amministrazione (si occupa della gestione, di prendere le decisioni strategiche);
- Consiglio di sorveglianza (composto dai lavoratori e dagli azionisti, così da esprimere pareri sulle decisioni
12
prese dal C.d.A. )
13
Il proprietario tipico sono azionisti di matrice familiare o di derivazione pubblica
8 Si caratterizza per la frammentazione della proprietà in tanti azionisti distinti i quali, detenendo quote non significative del
capitale, non possono assumere il controllo. Questo porta i vari azionisti a concepire l’impresa come un investimento, e perciò
ricercano solamente guadagni.
9 L’unica differenza rispetto al modello tedesco, è la presenza dei keiretsu, gruppi di imprese industriali, commerciali,
istituzioni finanziarie e società assicurative, che condividono legami finanziari e commerciali, detengono partecipazioni
azionarie incrociate, nominano gli stessi dirigenti nei rispettivi C.d.A, e utilizzano un marchio comune.
10 Le banche possono:
- dare credito, sia a breve che a lungo periodo
- investire anche direttamente nelle imprese e diventarne azionisti se l’impresa propone trasparenza e progetti
convincenti).
11 Vantaggi per le imprese:
finanziamenti ingenti e “pazienti”
- stabilità di mercato (perché inducono i clienti dello stesso settore ad accordi per evitare la concorrenza spietata)
-
12 In questo modo si dovrebbero bilanciare gli interesse degli azionisti e dei lavoratori. In realtà, il consiglio di sorveglianza è
influenzato molto dagli azionisti, perché:
la parte del C.d.S. eletta dagli azionisti, è costituita da manager aventi interessi vicini a quelli degli azionisti piuttosto che
- dei lavoratori
il Presidente del C.d.S. è per legge nominato dagli azionisti, ed ha diritto di veto
-
13 Lo Stato ha un ruolo di supporto alle aziende: crea le condizioni legali e burocratiche affinchè si possa fare impresa. 3
Appunti sulla base delle lezioni della Prof.ssa Mocciaro a cura di Riccardo Di Pasquale
I rapporti fra azienda e finanziatori sono basati su relazioni organizzate che si creano continuamente
La raccolta dei capitali avviene sulla base di finanziamenti privati (capitali “pazienti”)
Si ricerca l’eccellente allocazione del capitale
Critiche al modello
Elevato conservatorismo dovuto alla presenza delle banche, che non spingono al rischio
Carente concorrenza derivante dalla tendenza alla stabilità
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Quale tra i due modelli è il più efficiente ?
- Il modello più efficiente è quello statunitense perché la percentuale di capitale proprio scambiato sul mercato –
detto flottante – è rilevante (50-60% del capitale proprio).
- Il modello continentale non è ugualmente efficiente perché la percentuale di capitale proprio scambiato sul
mercato è irrilevante (poco è il valore dei titoli scambiati rispetto al valore del patrimonio totale dell’impresa)
3) Sistema capitalistico italiano
Questo sistema si può descrivere sulla base di tre punti essenziali:
Il dualismo dimensionale
Sono maggiormente presenti, rispetto alla media europea, numerose piccole-medie imprese e imprese familiari.
Perché la piccola/media impresa non cresce?
1) Il mercato borsistico italiano è debole: 15
- Il sistema è banco centrico: si ritiene sufficiente ricorrere all’autofinanziamento e al credito bancario
- Quotarsi in Borsa significa lasciare che la CONSOB chieda trasparenza delle informazioni (es. revisione di
bilanci e di altri documenti), mal vista dalla sfiducia della mentalità italiana
- L’azienda viene ritenuta patrimonio delle persone della famiglia e non una realtà che può “crescere da sé”
(gelosia verso la proprietà)
2) L’investitore italiano non ha fiducia: preferisce collocare i suoi risparmi in libretti di risparmio piuttosto che
investirli in azioni
3) Le banche non sono disposte a rischiare; a condividere il rischio con le imprese
4) Il ritardo nello sviluppo di adeguati strumenti finanziari (quali fondi chiusi e venture capital)
5) Le pesanti infrastrutture normative e burocratiche (tempi burocratici eccessivi per avviare un attività; elevata
flessibilità del lavoro; elevata pressione fiscale)
Sono, comunque, presenti grandi realtà di impresa, soprattutto di proprietà pubblica (es. IRI, ENI, EFIM)
Specializzazione settoriale
- Settori tradizionali: tessile, abbigliamento, ottica, calzature ecc.
- Settore meccanico: macchinari, macchine utensili, elettrodomestici ecc. 16
- Settori a basso contenuto tecnologico: molto esposti alla concorrenza dei paesi BRICS e degli altri paesi
emergenti
Il capitalismo familiare 17
L’impresa familiare è un’impresa il cui controllo è direttamente o indirettamente esercitato da una persona fisica
o da una famiglia.
Punti di forza:
Orientamento di lungo periodo: 18
capitali “pazienti” a supporto della crescita e dello sviluppo
- stabilità ed unità nelle strategie di fondo
- garanzia per gli stakeholder di avere un interlocutore per le relazioni di lungo periodo
-
14 Mercato di capitali efficiente: Quel mercato che riesce a portare il prezzo di scambio del titolo azionario vicino al reale
valore dell’impresa.
15 Se le imprese hanno bisogno di fondi si precipitano a chiedere prestiti presso le banche (soprattutto di breve/medio periodo
invece che di lungo periodo). Questo rende difficile l’entrata dei capitali esterni provenienti dal mercato.
16 BRICS è un acronimo utilizzato in economia internazionale per riferirsi congiuntamente a Brasile, Russia, India, Cina e
Sudafrica.
17 Controllo diretto: attraverso la maggioranza di capitale o con il supporto di un manager (vedi modello anglosassone);
Controllo indiretto: attraverso il controllo a cascata di sub-holdings (scatole cinesi).
18 L’impresa familiare è disposta a rinunciare a percepire dividendi/utili, purchè si favorisca la crescita dell’impresa. 4
Appunti sulla base delle lezioni della Prof.ssa Mocciaro a cura di Riccardo Di Pasquale
Capitale umano: la famiglia (con la sua storia, i suoi valori educativi e morali, l’immagine che di questa si
vuole trasferire al contesto socio-economico) è il “valore aggiunto” ed apporta elementi originali e non
imitabili
Capitale sociale: le relazioni personali dei familiari creano legami stabili con gli stakeholder
Capitale finanziario: la famiglia mantiene risorse per lungo periodo finalizzate a sostenere la crescita e lo
sviluppo aziendale (non c’è rischio di restituzione/vendita delle azioni, perché si ha fiducia nell’impresa
familiare, a tal punto che si è disposti a “stringere i denti”)
Capitale informale: complesso di risorse che i familiari apportano personalmente (lavorare senza compensi,
concedere prestiti personali ecc.), utili nei momenti di start-up e di sofferenza economica
Punti di debolezza:
Avversione al rischio:
ostacola innovazione tecnologica della forma imprenditoriale
- chiude al capitale/ai manager esterni limita l’espansione e l’internazionalizzazione
-
Il mercato del lavoro:
si tende a far gestire l’impresa ai familiari indipendentemente dalle loro capacità reali (fenomeno del
- nepotismo); c’è il rischio di avere al comando familiari poco preparati
il rischio di fallimenti dei manager esterni è superiore rispetto alle imprese non familiari (manager esterni
- meno indipendenti a causa della forte influenza della famiglia)
l’interesse al massimo profitto personale della famiglia disincentiva i lavoratori e i manager; riduce la
- capacità di attrarre e di mantenere persone chiave
Commistione famiglia = impresa:
conflitti familiari incidono sull’imp
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