Dispensa di economia e gestione delle imprese
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Governo dell'impresa tra scelte strategiche e operative
Nelle imprese vengono assunte delle decisioni. Le decisioni possono essere di due tipi:
- Decisioni strategiche
- Decisioni operative
Le decisioni strategiche sono finalizzate al raggiungimento di obiettivi di lungo periodo. Il management strategico ha il compito di agire affinché la struttura imprenditoriale raggiunga gli obiettivi prefissati. Le decisioni strategiche comportano l’utilizzo di risorse economiche, finanziarie, umane e di tempo.
Le decisioni operative sono finalizzate invece a completare le decisioni strategiche attraverso l’uso delle risorse disponibili o acquistabili. Gli effetti di queste decisioni si manifestano nel breve periodo. Si tratta di decisioni programmate che prevedono il rispetto di procedure, regole e programmi. L’impresa sopravvive se riesce a coniugare con efficacia ed efficienza strategie e scelte operative. La giusta connessione tra scelte strategiche e operative permette la sopravvivenza dell’impresa e il conseguimento di posizionamenti competitivi.
Il concetto di catena del valore
La catena del valore è uno strumento contrattuale per l’analisi dell’ambiente interno, che consente di interpretare l’impresa, suddividendola in attività primarie e di supporto. Le attività sono blocchi costitutivi con cui l’impresa crea un prodotto valido per i consumatori. La catena del valore evidenzia il contributo che ciascuna operazione conferisce alla creazione del valore.
La catena del valore consente di individuare:
- Punti di forza
- Punti di debolezza
Attraverso lo studio dei punti di forza e debolezza, l’impresa può individuare le scelte strategiche da intraprendere. Lo scopo della strategia è il perseguimento di un vantaggio competitivo. La catena del valore visualizza il valore che un’azienda è in grado di creare per i suoi clienti, quindi ciò che essi sono disposti a pagare per ricevere i prodotti. Il valore viene misurato dal ricavo totale.
L’ottenimento di valore superiore da parte dell’impresa deriva dall’offrire prezzi più bassi della concorrenza o prezzi uguali per prodotti qualitativamente superiori.
L’analisi della catena del valore può essere utilizzata come strumento:
- Descrittivo, che consente di fotografare l’azienda individuando le attività strategicamente rilevanti
- Di pianificazione strategica, individuando in quali aree intervenire per raggiungere un vantaggio competitivo
- Di valutazione delle strategie
Le attività primarie
Le attività primarie descrivono momenti definiti dal processo di acquisizione degli input. Le attività primarie si possono distinguere in cinque categorie:
- Logistica in entrata: riguarda il ricevimento, il magazzinaggio e la distribuzione degli input
- Attività operative: riguardano la trasformazione degli input in output
- Logistica in uscita: riguarda la raccolta, il magazzinaggio e la distribuzione fisica dei prodotti al consumatore
- Marketing e vendite: riguardano tutte le attività dirette ad anticipare le tendenze del mercato come ad esempio la gestione della pubblicità
- Servizi: comprendono tutte le attività di imprese finalizzate a migliorare o a mantenere il valore dei prodotti
Caso Levi Strauss Corporation
La missione delle aziende moderne è la soddisfazione delle esigenze degli stakeholders, cioè l’adozione di un comportamento responsabile. Tale comportamento si traduce in un miglioramento delle performance aziendali. Affinché l’azienda ottenga questo risultato può essere utile applicare il modello della catena del valore. La Levi Strauss Corporation è un’azienda socialmente responsabile. L’azienda ha investito molto per migliorare la sua reputazione di azienda responsabile agendo su tutte le attività della catena del valore.
Le critiche al modello tradizionale
Il modello della catena del valore è stato oggetto di critiche che hanno evidenziato l’inadeguatezza sia come strumento descrittivo sia come strumento di pianificazione. Esso trascura l’impatto che la tecnologia ha su tutte le attività. Inoltre, questo modello evidenzia esclusivamente l’aspetto operativo trascurandone il ruolo strategico.
Le attività primarie
La logistica
La logistica in entrata e in uscita controlla e gestisce il flusso e lo stoccaggio di materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Le attività logistiche riguardano i problemi di gestione dei magazzini di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, la gestione delle forniture in ingresso e in uscita e la movimentazione interna.
È possibile suddividere i costi logistici in 5 categorie:
- Costi di mantenimento delle scorte
- Costi di magazzinaggio
- Costi di trasporto e distribuzione
- Costi inerenti ai lotti
- Costi di processazione ordini e dei sistemi informativi
La logistica deve essere vista come il collegamento tra il mercato e l’ambiente operativo. Negli ultimi anni il ruolo del magazzino è mutato. Esso può essere visto come una scatola che permette di svincolare i flussi in entrata dai flussi in uscita. I depositi si distinguono in depositi di fabbrica e depositi distributivi.
I depositi di fabbrica si distinguono a loro volta in:
- Depositi di materie prime, dove vengono stoccate le materie prime provenienti da diversi fornitori
- Magazzini interopzionali, rispondono ad esigenze di controllo dei semilavorati
I depositi distributivi sono sistemi distributivi. Con una struttura distributiva tradizionale le aziende erano in grado di distribuire i prodotti sul territorio, garantendo un certo livello di servizio ad un certo costo logistico complessivo. La logica del sistema in questo caso è di tipo push. Questi sistemi cercano di minimizzare i costi. La programmazione dell’attività è fatta su una previsione di fabbisogni.
La struttura tradizionale è andata poi modificandosi per rispondere ad esigenze di costo ed efficienza. Lo stesso servizio viene garantito attraverso la capacità di soddisfare le richieste del mercato nel momento in cui esse si originano. Questa logica è di tipo pull. Si cerca di produrre esattamente ciò che chiede il mercato.
Le operazioni di stoccaggio e movimentazione interna prevedono il posizionamento di materiali all’interno di specifiche strutture affinché siano conservati fino al momento del loro impiego. Le soluzioni più evolute forniscono agli addetti le informazioni necessarie per individuare la migliore allocazione. A tal fine bisogna fare la mappa del magazzino.
La mappa prevede:
- Il tipo di magazzino, ovvero una determinata struttura fisica che si caratterizza per il sistema di stoccaggio adottato
- L’area, un sottoinsieme in cui sono raggruppate tutte le celle con uguali caratteristiche
- La cella, che rappresenta l’unità di spazio più piccola del magazzino
L'allocazione
L’allocazione può essere di 3 tipi:
- Allocazione dedicata ad ogni singolo articolo: prevede che ogni cella abbia un determinato codice, corrispondente al prodotto. Questa opzione facilita la reperibilità dei materiali
- Allocazione per classi di prodotti: prevede la suddivisione delle voci stoccate in classi caratterizzate da indici di rotazione decrescenti. Perciò verranno assegnate le zone più accessibili alle classi con indice di rotazione maggiore
- Allocazione casuale: si fonda su una logica opposta rispetto al criterio dell’allocazione dedicata ad ogni singolo articolo
Picking
Un numero limitato di prodotti può essere prelevato dall’impianto di stoccaggio al fine di soddisfare le esigenze dei clienti finali. Questa operazione è chiamata picking. Le opzioni più diffuse di picking sono:
- Il picking per ordine, da ogni cella dell’impianto di stoccaggio viene prelevato un numero di pezzi richiesto da ogni singolo ordine. Gli ordini sono evasi in sequenza, quindi può accadere che vengono rifatti gli stessi percorsi più volte
- Il picking per lotti, da ogni cella di stoccaggio viene prelevato un numero di pezzi corrispondente alla quantità richiesta da un insieme di ordini
- Il picking a zone, l’ordine viene suddiviso per zone e ogni operatore preleva dalla propria zona, dopodiché vengono inviati alla postazione di imballaggio
La gestione delle scorte
Le scorte possono essere definite come un insieme di materie, semilavorati e prodotti finiti che sono in attesa di partecipare ad un processo di trasformazione e distribuzione. Le scorte si dividono in:
- Scorte di transito: si generano a causa del tempo necessario per trasferire un bene da uno stadio di fabbricazione al successivo
- Scorte di ciclo: si manifestano quando si produce in misura maggiore rispetto a quanto serve
- Scorte di sicurezza: necessarie per far fronte alle irregolarità
- Scorte di disaccoppiamento: vengono costituite per rendere noto ciascun nodo del flusso per un periodo di autonomia
- Scorte stagionali: servono per far fronte alle variazioni stagionali
I modelli tradizionali di gestione delle scorte più diffuse sono riconducibili a due filosofie. Una prima è lo stock control, l’esistenza di una scorta viene reintegrata ogni volta che scende al di sotto di un certo livello.
Le tecniche che fanno riferimento allo stock control sono:
- Tecniche a quantitativi fissi
- Tecniche a intervalli fissi
Le tecniche a quantitativi fissi prevedono che la dimensione dell’ordine sia pari a un quantitativo prefissato, mentre l’intervallo di tempo sia variabile.
Nella seconda modalità, chiamata flow control, la pianificazione del flusso di materiali attraversa vari stadi di approvvigionamento, produzione e distribuzione. Sono diversi i motivi per i quali un’azienda decide di tenere una scorta dei vari prodotti. I più importanti sono:
- Alimentare le lavorazioni in corso
- Mantenere bassi i costi
- Far fronte alla variabilità della domanda
Le attività produttive
Tutte le imprese svolgono un’attività di trasformazione di risorse, trasformazione di input in output. Il concetto di trasformazione si lega a quello di produzione. La produzione può riguardare sia beni che servizi. La principale differenza tra la produzione di beni e di servizi consiste nella possibilità di immagazzinare e trasportare beni, mentre per i servizi non è possibile.
La produzione di beni può essere concentrata in stabilimenti lontani dal luogo di distribuzione, mentre l’erogazione dei servizi quasi sempre impone il diretto coinvolgimento degli utenti. Un’ulteriore differenza riguarda la gestione della qualità. Nella produzione industriale è possibile realizzare un controllo preventivo mediante collaudi. Per i servizi non è possibile, il servizio deve essere sempre efficiente, se ciò non accade l’impresa è costretta a qualsiasi intervento correttivo.
L’ultima differenza riguarda la misura della prestazione. Per la produzione di beni può avvenire mediante criteri di misurazione. Nella produzione di servizi invece è difficile l’applicazione di criteri di valutazione.
Tipologie di processi produttivi
Esistono tre tipologie di produzione:
- Produzione continua
- Produzione in serie (grande, media, piccola)
- Produzione unitaria
Tra produttività e varietà esiste una relazione inversa, cioè all’aumentare della varietà la produttività diminuisce. I processi aventi maggiore produttività sono quelli continui e quelli di grandi serie (settore petrolchimico, carta, nylon), mentre quelli di piccola serie sono caratterizzati da un’elevata varietà e bassa produttività (produzione artigianale).
Automazione delle apparecchiature
Negli ultimi decenni si è assistito ad un’accelerazione del processo di automazione, ovvero del governo mediante computer delle operazioni eseguite da macchine. Nell’ambito della progettazione dei prodotti e dei processi produttivi le più importanti apparecchiature sono costituite dal CAD e dal CAE.
I sistemi CAD facilitano la progettazione dei prodotti grazie all’utilizzo di software che consentono la realizzazione dei modelli del manufatto. I modelli generati con i sistemi CAD possono essere successivamente importati in un sistema CAM e CAE. Il sistema CAM si limita a tradurre i dati geometrici del sistema CAD in comandi per il controllo delle macchine.
Il sistema CAE è un insieme di software e hardware che permettono la progettazione, la simulazione e il collaudo del modello elaborato dal sistema CAD. Il sistema CAPP definisce automaticamente i metodi con i quali un prodotto deve essere realizzato, economicamente e in modo competitivo.
Nell’ambito dei sistemi di produzione hanno molta importanza i sistemi di governo dei processi produttivi. I sistemi di controllo di maggiore rilievo sono i Controlli Numerici (CN). Queste apparecchiature controllano i posizionamenti e gli spostamenti delle macchine. Sistema più flessibile e avanzato del CN è il CNC. È un elaboratore dedicato al controllo della macchina attraverso specifici programmi.
Il dimensionamento della capacità produttiva
Una delle scelte più importanti dell’impresa è la determinazione della struttura e dunque della capacità produttiva. La capacità produttiva corrisponde alla massima quantità teorica di beni o servizi che può essere ottenuta da una macchina in un intervallo di tempo.
La capacità produttiva assume significati diversi a seconda delle quantità o degli scopi:
- Capacità teorico nominale: massimo flusso fisico di beni o servizi ottenibili in un determinato livello di tempo dichiarato dal produttore dell’apparecchiatura
- Capacità teorico effettiva: massimo flusso di beni o servizi ottenibile in un determinato intervallo di tempo in cui non si verifichino interruzioni
- Capacità economica: flusso fisico di beni o servizi ottenibili in un determinato intervallo di tempo al costo unitario più basso possibile
I costi sono di due tipi:
- Fissi, costituiti dalle quote di ammortamento di terreni, fabbricati, macchinari e interessi passivi
- Variabili, derivanti dall’utilizzo di materie prime
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