II modulo economia dell’impresa
Prof. Pierpaolo Giannoccolo
Capitolo 8: Collusione
Nei modelli di oligopolio solitamente i profitti totali in equilibrio sono minori dei profitti di monopolio, è quindi naturale che le imprese cerchino di raggiungere accordi con l'obiettivo di accrescere il proprio potere di mercato ed ottenere reciproci vantaggi. Questo tipo di comportamento è indicato con il termine di “collusione” e l'accordo esplicito tra più produttori indipendenti è chiamato “cartello”.
Presupposti alla collusione & politiche antitrust
I presupposti alla collusione prevedono:
- L’acquisizione ed il possesso di informazioni sul concorrente;
- La possibilità di interagire con il concorrente;
- L'assenza della condizione di atomicità.
La mancanza di accordi presuppone una sorta di selezione naturale poiché nel mercato sopravviverà solo l'impresa migliore ("concorrenza selettiva"); un'eventuale intesa potrebbe invece permettere anche ad un'azienda meno efficiente di rimanere sul mercato.
Esistono accordi di diverso genere, taciti o scritti, ma spesso la collusione è il risultato di accordi segreti soprattutto perché la maggior parte dei cartelli è considerata illegale. La ragione per cui le intese sui prezzi non è considerata legittima è del tutto ovvia: infatti, dal punto di vista dell'allocativa qualsiasi soluzione che preveda un prezzo superiore al costo marginale implica una perdita di benessere sociale che cresce proporzionalmente al crescere della differenza tra prezzo e costo.
Anche se la perdita di efficienza fosse trascurabile, rimarrebbe il fatto che un prezzo superiore a costo marginale implica un trasferimento di ricchezza dal compratore al venditore. Se gli economisti sono portati a sottolineare il solo aspetto dell’efficienza allocativa e dare poco peso alla redistribuzione del reddito, le autorità antitrust tendono a dare maggiore importanza al benessere dei consumatori o almeno sembrano attribuire al benessere dei consumatori un peso maggiore rispetto ai profitti delle imprese.
Tuttavia, esistono anche esempi di cartelli riconosciuti e legali, che regolano il prezzo di alcuni beni come dimostra il caso dell'OPEC. Generalmente tali accordi sono instabili, dal momento che, in assenza di organi di vigilanza, l'incentivo da parte di ciascuna delle imprese partecipanti a defezionare è forte: l'azienda che si dissocia da quanto stabilito dal cartello può infatti aumentare fortemente il suo profitto, a scapito degli altri partecipanti.
Interazione negli accordi
Gli economisti usano la teoria dei giochi per studiare il comportamento delle imprese in situazioni di interdipendenza, e in particolare, la condizione in cui ciascuna impresa ha incentivo a rompere l'accordo è nota come "dilemma del prigioniero".
Ciononostante i cartelli possono diventare stabili, e quindi può presentarsi un possibile equilibrio, se l'interazione si svolge in un arco di tempo prolungato: infatti le imprese possono intraprendere un comportamento strategico sacrificando i profitti di breve periodo per influire sulle azioni future. Questo tipo di strategia viene definita "trigger strategy" e comporta che il giocatore abbia inizialmente un comportamento cooperativo che viene mantenuto solo se l'altro giocatore fa altrettanto: viene quindi premiato il comportamento virtuoso e sanzionato quello perverso di chi tradisce.
Perché le imprese non colludono più spesso?
La collusione sarebbe una strategia di equilibrio e aumenterebbe i profitti fino al livello di monopolio; allora perché questo comportamento non si verifica spesso?
- Controllo antitrust: rappresenta un vincolo effettivo ai comportamenti delle imprese;
- Mercato con un elevato turnover: l’elevata probabilità che un’impresa esca dal mercato offre alti incentivi a deviare da un accordo collusivo; non costituisce effettivamente un equilibrio;
- Non sempre i prezzi sono osservati con precisione: possibilità di riduzioni segrete di prezzo.
Fluttuazioni della domanda
La domanda di mercato è soggetta a periodi di fluttuazione che non possono essere perfettamente osservati e che inducono l'impresa a domandarsi se sono causate da una depressione del mercato o se determinate da un comportamento scorretto del concorrente. A queste fluttuazioni l'impresa potrà reagire adottando vari tipi di comportamenti: se ritiene che il calo della domanda è dovuto ad un suo abbassamento generale, l'impresa concorrente otterrebbe il vantaggio di diminuire segretamente il prezzo in modo sistematico attribuendo la riduzione della domanda alle cattive condizioni del mercato; viceversa se attribuisce la riduzione delle vendite all'altra impresa inizierà una guerra di prezzo di durata infinita.
Vi è però anche una soluzione intermedia che prevede l'inizio di una guerra di prezzo per un numero finito di periodi alla fine dei quali le imprese tornano all'accordo collusivo; si verifica così un equilibrio in cui a fasi di collusione si alternano fasi di guerra di prezzo. In altri termini, tali guerre sono un male necessario per sostenere l'equilibrio collusivo poiché se non iniziassero mai l'incentivo a deviare sarebbe troppo forte perché l'equilibrio possa essere sostenibile.
In generale, la collusione di prezzo si osserva più frequentemente quando maggiore è la frequenza con cui le imprese interagiscono e quando maggiori sono le probabilità di crescita del mercato; viceversa, il controllo è più difficile quando...
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