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Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

COS’È L’ECONOMIA DEI SETTORI PRODUTTIVI?

L’economia dei settori produttivi (o economia industriale) studia il comportamento delle organizzazioni, come

1

coordinano la produzione di beni e/o servizi (mercato, gerarchia, forme ibride) e la loro interazione strategica in

mercati non concorrenziali. – –

Essa non si limita a studiare il settore secondario cioè quello propriamente industriale ma abbraccia tutti e tre i

“settore” e non

settori (primario, secondario e terziario) poiché il termine industry tradotto in italiano significa

2

industria.

L’economia industriale studia il l’efficienza

comportamento delle imprese come economisti che cercano

dell’economia:

3

normativa

- Come è possibile conseguire risultati efficienti?

- Quali interventi di politica industriale si possono suggerire? 4

- Come rendere competitivo non una singola impresa ma un intero settore ?

Questa disciplina viene concepita differentemente negli USA e in UK:

 Negli USA viene chiamata Industrial Organization ed elabora modelli economici della teoria dei prezzi alle

– –

industrie nel mondo reale quindi in situazioni non sempre concorrenziali con un maggiore orientamento

all’antitrust 5 ;

 In UK si chiama Industrial Economics o Economics of Industry e analizza comportamento, dimensioni,

rapporti e tendenze delle imprese per poter spiegare fatti reali con lo scopo di aumentare la competitività dei

settori.

L’economia industriale si concentra sul termine impresa e non azienda:

 “istituto economico destinato a perdurare che,

Azienda: per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e

(Gino

svolge in continua coordinazione la produzione o il procacciamento e il consumo della ricchezza.”

– 6

Zappa) si concentra sul coordinamento delle attività;

 Impresa: attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e

– concentra non sull’organizzazione interna

servizi si della produzione ma sul suo fine cioè il lucro.

Approcci teorici e metodologici

Poiché l’economia non è una scienza naturale, è necessario porre dei modelli di riferimento astratti per poter

7

osservare i fenomeni che si vivono :

1. Paradigma Struttura-Comportamento-Risultati;

2. Nuova Economia Industriale.

1 Si parla di interazione strategica quando le scelte di un soggetto dipendono dalle scelte effettuate da altri individui

razionali.

2 Inoltre costituisce un approfondimento della microeconomia (dalla quale si distingue) perché, pur avendo una componente

teorica, dà maggiore enfasi agli studi empirici.

3 Possono distinguersi due tipi di scienze:

- Scienze positive: studiano fenomeni reali per poterli interpretare e spiegare (es. se abbasso le tasse universitarie si

iscriveranno più studenti);

- Scienze normative: studiano ciò che dovrebbe essere rispetto a ciò che è (es gli studenti universitari dovrebbero pagare

meno tasse). Un pensiero normativo è sempre e comunque preceduto da un pensiero positivo.

4 Le singole imprese si indirizzano da sole, al contrario dei settori che necessitano di un coordinamento. Guardare il settore

significa guardare all’occupazione, alla produzione, al reddito con un approccio che è da collegamento tra microeconomia e

macroeconomia: uno sguardo al settore di un territorio per raggiungere il benessere sociale.

5 Con il termine antitrust (in italiano anti-monopolio) si definisce il complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela

– –

della concorrenza sui mercati economici. Politiche di antitrust dunque impediscono che le imprese creino o rafforzino una

posizione di monopolio.

Per questa disciplina l’azienda è semplicemente lo strumento attraverso il quale si fa impresa.

6 Al contrario l’economia politica è una “scienza

7 meta-fisica” poiché definisce il sistema migliore a cui tutti dovremmo

tendere, senza che questo si possa effettivamente raggiungere. 1

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

PARADIGMA STRUTTURA-COMPORTAMENTO-RISULTATI

Cosa sostiene?

8

Il Paradigma Struttura-Comportamento-Risultati nasce nel secondo dopoguerra ad opera della Scuola di

Harvard. Ha alcuni assunti di base:

o il risultato di un settore dipende dal comportamento strategico delle imprese che è condizionato dal contesto

geografico-storico-culturale in cui operano;

l’impresa che è

o in grado di adattarsi prima e meglio (condotta) alle regole del gioco (struttura) si afferma e

vince (performance);

o sollecita gli interventi di policy al fine di definire le regole del gioco più adatte al raggiungimento delle migliori

performance;

l’approccio

o è induttivo ed empirico.

Cos’è la struttura?

 “la

Mason (1939): struttura di mercato di un venditore include tutti quegli aspetti di cui egli tiene conto nel

prendere le sue decisioni”;

 “le caratteristiche dell’organizzazione

Bain (1968): la struttura è data da di un mercato che sembrano esercitare

un’influenza strategica sul tipo di competizione e decisioni di prezzo”.

è l’insieme dei fattori che determinano il grado di concorrenzialità del mercato:

Dunque la struttura

  Presenza di barriere all’entrata;

Dimensione delle imprese;

 

Distribuzione dimensionale; Grado di differenziazione del prodotto;

 

Livello di integrazione verticale; Diversificazione.

 Numero e dimensione dei clienti;  La struttura è influenzata da

condizioni esogene all’impresa

riferibili alla Domanda e alla

9 .

Produzione

 La struttura influenza il

comportamento che a sua

10 .

volta influenza sui risultati

8 Un paradigma non deve essere provato da nessuno: è un modello di pensiero, un modello di come funziona il mondo.

9 Ecco i più importanti:

D. Elasticità: variazione percentuale della quantità domandata in risposta ad una variazione percentuale del prezzo o del

reddito.

P. Fattori storico-ambientali come regole sindacali, normative vigenti, livello di corruzione ecc.

il rendimento della funzione di produzione cresce all’aumentare della “scala” o “dimensione” delle

P. Economie di scala:

attività di trasformazione; per effetto di una produzione congiunta di più beni nell’ambito del

P. Economie di scopo: riduzione dei C medesimo

Mu

processo produttivo.

10 Ecco i più importanti: 2

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

– –

Nella realtà ci sono effetti di ritorno che dal risultato o dal comportamento modificano la struttura:

 La ricerca di profitti può condurre:

- a cercare fusioni e accordi con altre imprese, modificando la struttura (maggiore concentrazione);

- ad aumentare le spese in ricerca e sviluppo, modificando la struttura (maggiore innovazione).

 11

Politiche di prezzi predatori modificano la struttura (mantiene invariate le quote di mercato).

Inoltre le politiche pubbliche adottate dallo Stato (antitrust, regolamentazione dei mercati, barriere legali

all’entrata ecc.) incidono sia nella struttura, che nei comportamenti e nei risultati.

un

Cos’è settore?

12

Un settore è un aggregato di imprese aventi in comune una qualche omogeneità sotto il profilo della produzione

di beni che:

- soddisfano bisogni identici o simili; 13

- si vendono in condizioni di alta sostituibilità ;

adottano un’identica

- tecnologia produttiva;

l’acquisto di un certo fattore

- per la loro produzione comportano comune.

Come si individua un settore? Si individua un settore in base all’oggetto di indagine,

14

Ogni classificazione è convenzionale e incompatibile .

come per esempio: –

- comportamento commerciale Da dove viene la materia? Quali sono i punti di distribuzione?

- potere monopsonio Qual è la domanda?

- tasso di innovazione tecnologica Quali sono le caratteristiche produttive dei processi produttivi?

Se si vuole misurare l’efficienza di economie di scala delle unità produttive o il livello di concorrenzialità di un

dell’ISTAT 15

settore, le classificazioni settoriali tradizionali risultano spesso inadeguate.

C. Politiche di prezzo: vendo molto a prezzo basso oppure vendo poco a prezzo alto;

C. Investimenti: quelli in azioni sono fatti non tanto per il dividendo a cui si ha diritto, ma perché aumentano il loro valore

all’aumentare del valore dell’azienda;

C. Collusione: accordo fraudolento stipulato tra concorrenti su prezzi e quantità al fine di ottenere reciproci vantaggi;

l’impiego ottimale dei fattori produttivi tale da massimizzare l’output e minimizzare

R. Efficienza produttiva: gli sprechi;

l’impiego ottimale dei fattori produttivi

R. Efficienza allocativa: tale da minimizzare la spesa.

11 La strategia dei prezzi predatori è una strategia d'impresa adottata per difendere la propria quota di mercato dall'ingresso

di nuove imprese concorrenti sul mercato, riducendo il prezzo di vendita del bene al di sotto dei costi marginali di produzione.

12 Più settori si analizzano, meno sarà facile trovare un monopolista; meno settori si analizzano, più sarà facile trovare un

monopolista. attraverso l’elasticità incrociata della

13 Si può individuare quest’omogeneità domanda.

14 Es. margarina e sapone sono omogenei come materie prime e processo produttivo ma non come domanda; carbone e

petrolio sono omogenei come domanda, ma non come processo produttivo.

L’ISTAT individua un

15 settore in base alla tipologia di bene prodotto. 3

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

Grado di concentrazione di un settore e potere di mercato

quando ci sono alcune imprese aventi un’alta quota di mercato e tante altre

Si ha concentrazione del settore 16

piccole imprese aventi piccole quote di mercato .

è quella situazione in cui un’impresa può aumentare in modo profittevole il prezzo di mercato

Il potere di mercato

di un bene o di un servizio al di sopra del C . Per misurare il potere di mercato si tiene conto di tre fattori:

m

17

1. Numero di imprese presenti ;

2. Grado di concentrazione del settore (come sono distribuite le quote di mercato tra le imprese del settore);

I confini rilevanti del mercato e di un’area geografica.

3.

Come misurare il potere di mercato

1) p C ;

m

2) Curva di Lorenz e indice di Gini;

3) Rapporto di concentrazione; misurazione della concentrazione industriale

4) Indice di Herfindahl-Hirschmann (HHI);

5) Indice di Lerner;

6) Rapporto tra indice di Lerner e indice di Herfindhal-Hirschmann.

1) p C

m 18

- non è un buon indicatore del potere di mercato con imprese asimmetriche perché quantità e costi marginali in

equilibrio sono differenti.

2) Curva di Lorenz e indice di Gini La curva di Lorenz esprime il grado di

disuguaglianza che c’è nel mercato:

- più la curva si avvicina alla retta di

equidistribuzione, maggiore sarà

l’uguaglianza tra le imprese;

- più la curva si allontana dalla retta di

equidistribuzione, maggiore sarà la

disuguaglianza tra le imprese.

L’ indice di Gini misura il rapporto tra

l’area l’area

di concentrazione e sottesa la

diagonale. È compreso tra 0 e 1:

- 0 indica la massima uguaglianza;

- 1 indica la massima disuguaglianza.

16 La quota di mercato è data dal rapporto tra le vendite della singola impresa e le vendite di

tutte le imprese del settore.

17 È importante tenerne conto poiché al variare di questo cambia la tipologia di mercato (concorrenza, oligopolio, monopolio

ecc.). Inoltre, se le dimensioni delle imprese sono diverse il numero di imprese non può rappresentare un indice di

concentrazione.

Un’impresa è simmetrica se è uguale: produce quantità identiche a costi marginali in equilibrio:

18 

A. 33% 33% 33% Imprese simmetriche

B. 98% 1% 1% Imprese asimmetriche 4

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

Critiche all’indice di Gini:

- Associa arbitrariamente la disuguaglianza nella distribuzione dimensionale delle imprese al concetto di livello

di concentrazione;

del numero assoluto delle imprese e del loro peso relativo all’interno del mercato;

- Non tiene conto

Un valore pari a 0 può dare l’impressione 19

- di intensa competitività ;

può dipendere anche dall’uscita dal mercato di un’impresa

- Una diminuzione del grado di disuguaglianza più

20

piccola delle altre.

3) Rapporto di concentrazione

Somma delle quote di mercato S delle prime n imprese (generalmente le prime 4-5 imprese, ordinate in senso

i

decrescente).

- Per essere utile è necessario saper scegliere il giusto numero n di imprese.

4) Indice di Herfindahl-Hirschmann L’indice è compreso tra 0

Somma al quadrato delle quote di mercato (%) delle imprese. e 1:

 

H 0,01 molto competitivo

 

0,01 < H < 0,1 non concentrato

 

0,1 < H 0,25 a concentrazione moderata

 

H > 0,25 alta concentrazione

N

Ad esso si associa un numero equivalente di imprese di eguali dimensioni che genererebbe lo stesso valore

h – –

dell’indice di Herfindahl (cioè stessa concentrazione). Ciò si fa assumendo appunto che le imprese siano di

eguali dimensioni. 

L’indice un’industria con N imprese aventi N

- di Herfindahl per uguale quota di mercato è pari a 1/N = 1/H

h

Osservazioni sull’indice di Herfindahl-Hirschmann:

esistenti nell’industria e

- Tiene conto della numerosità delle imprese delle differenze nella quota di mercato;

- Il suo valore diminuisce al crescere del numero di imprese e aumenta al crescere delle differenze delle quote di

mercato possedute da un dato numero di imprese (cioè la disuguaglianza tra le imprese);

È il rapporto di concentrazione “pesato” perché la

- quota di mercato viene ponderata con un peso eguale a se

stessa. Quindi, il valore di questo indice non è influenzato dal numero di imprese con quote molto basse (più

dell’1%).

piccole

5) Indice di Lerner

Media ponderata dei margini di profitto di ciascuna impresa il cui peso sono le quote di mercato:

 l’indice assume valore pari a 0 in concorrenza perfetta (p = C );

m

 al crescere di L cresce il potere di mercato.

19 Questo è vero se sul mercato ci sono 1000 imprese con una quota del 0,1%; non è vero se sul mercato ci sono 2 imprese con

una quota del 50%:

nel 1° caso c’è forte competitività poiché

- ci sono molte imprese;

nel 2° caso c’è pochissima competitività poiché ci sono solo 2 imprese.

- Se togliamo l’impresa

20 del 5% la disuguaglianza diminuisce mentre la concentrazione aumenta. 5

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

cresce al diminuire dell’elasticità

Il potere di mercato espresso secondo Lerner in virtù della seguente

relazione:

Come incide l’elasticità della domanda nel mark-up?

o Il mark-up è la differenza tra il prezzo di vendita di un bene o servizio e il suo costo

costituisce il “ricarico” da

di produzione, rapportato al costo stesso. Il mark-up

applicare al prezzo di vendita per garantirsi un profitto;

cresce al diminuire dell’elasticità.

o Il mark-up

6) Rapporto tra indice di Lerner e indice di Herfindhal-Hirschmann

complessa dell’indice di Lerner che evidenzia come il potere di mercato dipenda da

Forma più fattori esogeni:

- Grado di concentrazione del mercato;

- Elasticità della domanda. = 1) = 1/.

Se il grado di concentrazione è elevato ( allora 6

Appunti sulla base delle lezioni del Prof. Fazio a cura di Riccardo Di Pasquale

NUOVA ECONOMIA INDUSTRIALE

Cosa sostiene? nasce tra gli anni ’60 e ’70 ad opera della Scuola di Chicago.

La Nuova Economia Industriale

il comportamento strategico dell’imprese è condizionato dalla

o ricerca di risultati e non dalla struttura. Con il

proprio comportamento l’impresa può influire sulla struttura;

è contraria all’intervento

o pubblico poiché difende la libertà di tutte le imprese di entrare nel mercato in

qualsiasi momento attraverso tre teorie:

a) Teoria dei giochi;

b) Mercati contendibili;

c) Costi di transazione.

l’approccio è deduttivo e più teorico (ipotizza soggetti con razionalità assoluta).

o 21

(anni ’40,

a) Teoria dei giochi John Nash e Von Neumann)

La teoria dei giochi si avvale di modelli formali per analizzare i fenomeni di conflitto e di cooperazione tra

imprese e individui. La concorrenza tra imprese viene considerata come un gioco di strategie ognuna delle quali

– nell’ambito del quale le imprese

influisce sui risultati propri e degli altri competono per realizzare profitti.

(approfondimento in “Oligopolio

Questa teoria analizza situazioni che coinvolgono un numero limitato di imprese.

non cooperativo”). (anni ’80, Baumol, Panzar, Willig)

b) Mercati contendibili

Si parla di mercati contendibili per quei mercati nei quali si può:

o entrare facilmente e rapidamente quando i prezzi superano i costi medi (p > C );

M

o e allo stesso modo uscire facilmen

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoDiPasquale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Fazio Gioacchino.
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