Introduzione al percorso formativo
Noi faremo un percorso che si divide essenzialmente in due parti: la prima parte sarà una parte teorica con un taglio personale dove faccio riferimento a un quadrante a nove specchi dove fondamentalmente al centro mettiamo l’azienda:
- Ragioneria
- Controllo di gestione
- Economia aziendale (bilancio)
- Budget
- Marketing
- Comunicazione
- Impresa
- Struttura strategica
- Organizzazione aziendale
- Gestione risorse umane
Disciplina interdisciplinare dell'economia aziendale
Il nostro percorso andrà a tracciare diverse discipline, quindi non ci fermeremo a quella che è l’impostazione classica dell’economia aziendale, ma andremo a toccare tutta una serie di altre materie attraverso un approccio interdisciplinare dove al centro mettiamo l’azienda. Le due materie che sicuramente andremo ad affrontare sono: l’economia aziendale che sicuramente ha avuto delle influenze sull’organizzazione aziendale. Alcuni dicono che l’organizzazione aziendale sia una costola dell’economia aziendale, come in effetti è così; poi accanto a questo discorso noi ci concentreremo sulla fascia alta: andremo a parlare di bilancio d’esercizio e dall’altra parte andremo a parlare anche di controllo di gestione, di budget. Sono due realtà apparentemente diverse, ma due realtà che si completano perché una cambia la visione prospettica che è la visione del controllo di gestione del budget, quindi tutto quello che è la previsione fatta all’inizio dell’anno rispetto a quello che sarà l’anno in corso; l’altra, invece, che è una visione più concreta e orientata solamente a fare una “fotografia” alla fine dell’anno che è quella che chiamiamo componente bilancio.
Strategia aziendale e gestione delle risorse umane
L’altra componente che si rifà maggiormente all’economia aziendale è la strategia aziendale e gestione delle risorse umane; il tutto completato poi con alcuni cenni alla disciplina della comunicazione e del marketing: due discipline che rientrano nei confini aziendali. Faremo 5/6 lezioni in cui affronteremo gli autori che parlano dell’economia aziendale e che vi guardano come se fosse una filosofia.
Nuove tendenze e stakeholder
Secondo la nuova tendenza dell’economia aziendale ci si sta spostando presso un approccio che tende a considerare non solo la componente shareholders o azionisti, quindi la quota interna dell’azienda, ma strada facendo ci rendiamo conto della visione degli stakeholders che nell’ultimo periodo premia maggiormente l’azienda e siccome, lo vedremo già dalle prime definizioni che andremo a sviscerare, l’azienda non è qualcosa che nasce e che deve morire poco dopo, ma l’azienda è qualcosa che nasce con una prospettiva di lungo periodo. Queste otto discipline (elementi del grafico non tenendo conto dell’elemento dell’azienda) si vanno a fondere anche con altri concetti come: storia economica, diritto (es. codice civile), sociologia, psicologia e altre che vedremo strada facendo. Partiamo con il corso.
Storia e teorie dell'economia aziendale
Il discorso di economia aziendale nasce fondamentalmente come una disciplina giovane, nel senso che il padre fondatore è un certo professore Gino Zappa che nel 1927 osa sfidare il proprio maestro, tale Fabio Besta, stravolgendo quelli che erano i concetti fino ad allora della materia aziendale spiazzando in qualche modo anche il proprio maestro, esce con una propulsione all’apertura dell’anno accademico ‘26/27 a Ca’ Foscari a Venezia con una discussione sulle nuove tendenze dell’economia aziendale, sulle quale praticamente ha costruito tutto questo percorso che poi prende il nome di economia aziendale. La grossa intuizione di questo professore Zappa è stata fondamentalmente motivata da una cosa abbastanza semplice: in quel periodo l’economia aziendale era considerata una disciplina di serie B in confronto a materie come medicina, filosofia, etc che avevano una storia di secoli quindi la sua idea è stata sovvertire quella che era l’impostazione fino ad allora esistente e che prevedeva una sorta di discipline settorizzate, meno forti dal punto di vista contrattuale in quanto divise. Quindi l’intuizione è stata dare un taglio metodologico pensando di non studiare più le discipline che compongono la materia aziendale separatamente, ma in modo unitario.
Contributi di Zappa e altre teorie
Ha messo insieme tre filoni che sono: il filone dell’organizzazione, il filone della gestione e il filone della rilevazione dell’azienda, che a quell’epoca ognuno viaggiava per i propri percorsi, riunificandole sotto un’unica disciplina che ha denominato come economia aziendale per essere maggiormente riconosciuta dal mondo accademico attirandosi le “antipatie” da parte di tutto il mondo aziendale che chiaramente dicevo lui era allievo di uno che sosteneva esattamente il contrario. (Zappa ahimè non è stato in molte occasioni riconosciuto tantissimo in vita; lui ha fatto questa pubblicazione nel 1927 ed è venuto a mancare nel 1960 e per assurdo, come in tante occasioni, la sua celebrità se così possiamo definirla è emersa dopo la sua morte. Quando si parla di economia aziendale non si può non prendere in considerazione Gino Zappa).
Questa cross-fertilization, portata negli Stati Uniti e in Inghilterra, passa attraverso una teoria che due autori in particolare hanno portato avanti negli States con successi incredibili e ha condotto una serie di altri studi effettuati da studiosi di Harvard in particolare due: il professor Mason e il suo allievo Bain. La cosa interessante che anche qua è avvenuta con Zappa e Basta quando Zappa ha superato il proprio maestro; anche nel caso Mason/Bain, dove Mason vi era il professore incaricato e Bain era un suo assistente, oggi noi ricordiamo con maggior enfasi quella che viene definita la teoria SCP (Structure Conduct Performance) che hanno elaborato questi due professori dell’Università di Harvard.
Approccio interdisciplinare, storico e critico
Se noi andiamo a tradurre i tre termini iniziali (organizzazione, gestione e rilevazione) associandoli al professor Zappa vediamo che Structure è lo studio della struttura aziendale, cioè l’organizzazione dell’azienda; Conduct è la gestione dell’azienda e la rilevazione della performance non è altro che la rilevazione che aveva immaginato, ipotizzato e sulla quale ha scritto il professor Zappa e che ha saputo internazionalizzare questi studi agendo su una logica che, se vogliamo vedere, è una logica che è di sopravvivenza nel suo caso; lui ha fatto questa scelta di unificare le tre discipline per dare un senso a l’intero panorama degli studi aziendali che se lasciati così in modo sciolto non avrebbe ottenuto gli stessi risultati.
Ecco, faccio un passo indietro oltre ad aver presentato questo discorso legato al professor Zappa per andare ad aggiungere oltre all’approccio interdisciplinare al quale facevo riferimento all’inizio, due altri approcci sui quali mi sento abbastanza sensibile e molto vicino a questo tema che vi sto presentando. Il fenomeno economia aziendale oltre che visto da un approccio interdisciplinare cercherò di farvelo “piacere” attraverso un approccio storico e in effetti questa prima parte che noi andremo ad affrontare che rappresenta essenzialmente le origini di questi studi dell’economia aziendale che hanno come origine il punto fermo del 1927 e che hanno una logica da collegare anche alle altre discipline; quindi ragionare con un approccio storico dove c’è il classico passato/presente/futuro può aiutare la memorizzazione e il ragionamento attorno alle questioni che andremo ad affrontare.
Contributo di autori e approccio critico
Il terzo approccio è quello di avere un approccio critico nel senso che non fermiamoci mai alla prima interpretazione, ma cercare di andare dietro a questi concetti che possono sembrare un po’ troppo teorici oppure allo stesso tempo quando andremo alla parte pratica, cerchiamo sempre di affrontarla con uno spirito critico per farci e fare delle domande perché penso che lo scambio possa essere utile ad entrambi.
(Legge citazioni sulle slides). Alcune cose ve le sto sintetizzando ma quando risponderete alle domande scrivete più che potete. Torniamo a quel famoso professor Zappa per iniziare a mettere qualche tassello in questa storia e vediamo cosa lui ha definito in quella prolusione di Ca’ Foscari. Quindi lui definisce l’economia aziendale come quella scienza che studia il perché esiste un’azienda; quindi il suo interrogarsi era sul perché esiste un’azienda, quali sono le manifestazioni che dicono che un’azienda è viva, reale e attiva per arrivare alla sua definizione di amministrazione economica dell’azienda. Zappa non ha fatto tantissime pubblicazioni forse il suo limite è forse questo, nel senso che lui ha fatto in totale una decina di pubblicazioni anche se cose di grosso spessore; voglio dire: oggi passano più alla cronaca, alla celebrità gli autori che scrivono molto, ma frammentato nel senso l’articolo di 10 pagine fatto su una rivista internazionale vale di più magari di una monografia di 250 pagine ed è anche un concetto per me sbagliato e scorretto, ma così è.
Contributi accademici significativi
Il sentimento attuale è proprio questo. Però quello che mi premeva dire è: non ha fatto delle opere frammentate, lui ha preferito fare dei lavori corposi; questo del 1927 è sicuramente il suo lavoro più importante. Accanto a questo lavoro ce ne sono altri fatti nella parte terminale della sua esistenza: anche quest’altra pubblicazione del 1956 ha un suo peso importante, dove sostanzialmente la sua attenzione si riversa su questo settore aziendale e viene in qualche modo preso ad esempio da altre figure, da altri allievi della sua squadra. Sicuramente è una persona che ha dato un grosso contributo all’economia aziendale, questo professor Zappa.
Elementi di studio e controllo
Rivediamo questo schema che vi ho in qualche modo già presentato, dove lo completiamo con questi due altri elementi, che sono da una parte la fase di studio, che andiamo a definire con un’osservazione e un’analisi del fenomeno che si vuole prendere in considerazione, per arrivare poi a una fase conclusiva di controllo. Anche qua è già un orientarsi su un’ulteriore riunificazione degli studi.
Abbiamo visto nella prima diapositiva che abbiamo proiettato quella componente superiore suddivisa tra i due momenti, la fase del bilancio e la fase del budget; questa fase del controllo arriva ad unire queste due componenti, la fase del bilancio d’esercizio e del budget, che è il bilancio di previsione fatto all’inizio dell’anno, che necessariamente ha bisogno di momenti intermedi per effettuare dei controlli. Ora, questa frequenza del controllo dipende molto dalle dimensioni dell’azienda: l’azienda che ha una dimensione piccola non si può permettere, vista la sua struttura snella, dei controlli frequenti, ma ne farà probabilmente due in un intero anno; un’azienda, man mano che aumenta di dimensione, e quindi man mano che si struttura con una sua realtà più costruita, si potrà permettere degli step intermedi anche a livello mensile. Questo permetterà all’azienda di monitorare meglio, da vicino, quelli che sono i lati positivi e i lati negativi.
Cross-fertilization e teoria SCP
Qui vediamo riepilogato il discorso che vi facevo prima della cosiddetta “cross-fertilization”. Abbiamo questi tre elementi: la struttura, la condotta, e la rilevazione delle performance, che si sposano in modo netto con quella che era la teoria che abbiamo visto prima dell’organizzazione, della gestione e della rilevazione.
(Ho una mia frequente mania di inserire le date. Ora, le date non vi chiedo di impararle a memoria, però secondo me ricordare alcune date può aiutare a ricordare e a collegare certi ragionamenti. Io le cito spesso, anche perché sono i riferimenti alle opere di questi autori.)
Mason ha fatto nel 1939 questa sua pubblicazione che richiama questo concetto. È rimasta un po’ in cantina la sua pubblicazione. Dopo circa vent’anni il suo allievo Bain l’ha rivalutata e l’ha fatto con un’enfasi maggiore di quella che aveva messo Mason, a tal punto che oggi parlando di teoria SCP la maggioranza delle persone l’associa a Bain anziché a Mason, anche se fondamentalmente è stato Mason che l’aveva elaborata per primo. È sempre così, lo vedremo anche con la teoria degli stakeholder, teoria che viene associata prevalentemente a una figura, il tale Freeman, mentre il vero iniziatore di questa filosofia degli stakeholder è stato Bowen, 30 anni prima di quanto Freeman non fosse riuscito a scrivere. Anche qua il mondo accademico si ricorda maggiormente di chi lascia una traccia in termini di copie vendute, per cui al personaggio Freeman viene assegnato il ruolo di divulgatore della teoria degli stakeholder, mentre il fondatore è stato Bowen. La stessa cosa si è verificata in questo caso con Bain, che è stato più svelto, o più bravo, o più commerciale a definire questa teoria e a diffonderla in modo abbastanza capillare, mentre Mason era uno studioso puro e quindi magari con poche attitudini commerciali.
Contributi di Facchinetti e Amaduzzi
Arrivando più ai nostri giorni, arriviamo a uno degli allievi di Zappa, uno che ha sostenuto le tesi di Zappa, che è il professor Facchinetti, che ha messo in ordine i tre concetti che Zappa aveva teorizzato in quella famosa prolusione, e va a definire quello che è secondo lui il significato dell’organizzazione, della gestione e della rilevazione. Partendo dal basso vediamo che la rilevazione è tutto quell’apparato che serve a dare e a raccogliere informazioni per l’azienda e poi distribuirle a chi sono destinate queste informazioni. Alcune di queste informazioni resteranno “in casa”, stiamo parlando della componente budget; altre, invece, verranno esternate e proposte all’esterno, stiamo parlando del bilancio d’esercizio che ha proprio questa funzione di essere un elemento innanzitutto di informazione verso l’esterno delle notizie sull’azienda.
Anche nel vostro caso, voi vi chiederete “ma perché stiamo studiando economia aziendale?”. Sicuramente al di là dell’importanza del fattore economico nell’ambito mondiale, c’è anche un aspetto prevalentemente operativo e pratico, magari alcuni di voi si troveranno a dover tradurre dei documenti aziendali, orientati al bilancio, che richiedono non una traduzione letterale ma anche una sorta di interpretazione di questi numeri. Parlando di numeri, è vero che sono inconfutabili, ma se vogliamo essere critici, e lo vedremo nella seconda parte del nostro corso in modo più approfondito, dietro ad ogni numero c’è un suo perché e dietro ad ogni numero posso interpretarlo in un modo o nell’altro a seconda anche del mio grado di criticità ad osservare questo numero.
Un altro allievo di Zappa è stato questo professor Amaduzzi. La caratteristica di questi autori di vecchia data è che tutti quanti si concentrano su tomi di 400-500 pagine, mentre come dicevo adesso è molto più frequente imbattersi in autori che privilegiano la formula dell’articolo internazionale, proprio perché una cosa è parlare in italiano a 60 milioni di persone e una cosa è parlare a un miliardo di persone perché usi l’inglese. Anche Amaduzzi, un grosso personaggio dal punto di vista dell’utilità all’economia aziendale, ha iniziato a porre l’attenzione su uno di quelli che sono gli aspetti più importanti che l’azienda deve mettere a fuoco: la ricerca dell’equilibrio. Lo ripercorreremo in altre occasioni.
Importanza dell'equilibrio aziendale
L’equilibrio non deve essere un equilibrio di breve periodo, come già ho fatto riferimento all’inizio del mio discorso, ma deve essere un equilibrio prolungato nel tempo. Quindi l’azienda deve cercare di avere un suo equilibrio, e per equilibrio mi riferisco alla formuletta matematica R (Ricavi) ≥ C (Costi), deve essere un equilibrio proiettato nel tempo, che non sia un atteggiamento di ricerca spasmodica del vendere a tutti i costi per poi magari ritrovarsi che questa vendita è stata a discapito della componente qualità, per esempio. L’azienda deve mettere in conto di uscire con dei prodotti di qualità perché la concorrenza la vinci anche in questo modo. Ci sono diverse tendenze, teorie che suggeriscono all’azienda di comportarsi in un modo piuttosto che in un altro: c’è quella che banalmente va verso il cosiddetto low-cost, quindi cerca di essere economico (inteso come prezzo economico); invece c’è chi decide di ritagliarsi una nicchia di mercato e va in una direzione in cui il cosiddetto “luxe” è premiante, quindi associa anche una qualità dietro al prodotto. Questo aspetto della qualità ha portato alcune aziende che inizialmente avevano scelto di delocalizzare a fare un passo indietro: questo fenomeno viene definito “back-shoring”. Questo approccio della qualità, questa politica della qualità ha portato alcune case di moda a fare marcia indietro su quella che era la loro iniziale scelta di andare nei Paesi in via di sviluppo ad aprire delle fabbriche perché si sono resi conto che il prodotto che questi stabilimenti producevano era un prodotto che non qualificava l’azienda, anzi portava delle perdite in materia di reputazione. Quindi, anche se l’azienda aveva scelto come politica di breve termine di esternalizzare i propri stabilimenti, si sono trovati a convivere con questa perdita d’immagine, di reputazione, che li ha indotti a fare esattamente il passaggio contrario. Si stima che siano un centinaio le aziende che hanno questo percorso di “coming-back”, di “back-shoring”. Anche questo fattore della qualità per certe aziende può rappresentare un grosso vantaggio.
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