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Appunti di diritto pubblico comparato basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Iacometti dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto Pubblico Comparato docente Prof. M. Iacometti

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Per lui la sovranità è unitaria ed indivisibile: solo così si può garantire una comune convivenza dei cittadini.

Bodin è diverso da Locke nella costruzione del potere. La sovranità si deve estrinsecare nel potere più

importante di tutti, cioè quello di fare le leggi.

Le cose cambiano molto rapidamente con Enrico VIII il Parlamento fa delle leggi sulla religione.

Sul continente c’è una visione più centrista del potere.

“Res pubblica” per Bodin è lo Stato, non la repubblica.

Per Bodin il sovrano ha il dominio del potere, ma deve stare attento a come fa le leggi. Il sovrano ha dei

fini politici perché vuole fare il bene del suo popolo.

I sovrani illuminati si considerano i primi servitori dello Stato.

Il tempo è cambiato quindi anche i soggetti che hanno il potere sono cambiati.

Quali sono i puniti fondamentali del nuovo stato?

E’ un voltare pagina che si collega con il cambiare lo Stato.

Il Principe e la Res pubblica: sono due testi teorici che spingono le stesse persone che governano ad

adottare questi modelli di potere, cioè ad esempio a centralizzare il potere.

In quel momento storico non sembrava antidemocratico perché per il tempo l’obiettivo era vivere

pacificamente tutti insieme.

Lo Stato assoluto oltre (come strumento giuridico) alla centralizzazione del potere utilizza la burocrazia. E’

diversa dalla nostra, ma è un incipit.

E’ fatta da persone che acquistano la carica dal sovrano o di cui lui ha fiducia.

Non c’è una separazione dei poteri, ma comincia a svilupparsi l’idea che diverse materie vanno regolate

da diverse persone che ruotano intorno al sovrano.

Comincia a svilupparsi l’idea di una serie di corpi ed organizzazioni (che poi diventeranno anche i

parlamenti) che aiutano il sovrano e l’organizzazione dello stato.

Altra importantissima stampella è l’esercito, dove la burocrazia è il civile, qui si parla del militare.

Il sovrano ha bisogno di controllare un vasto territorio e per garantire il suo potere e lontano da quello dello

straniero, si serve degli eserciti di professione.

Sono due aspetti molto importanti.

Senza l’esercito la stessa sovranità non poteva essere garantita.

Un’altro aspetto è la distinzione tra denaro del sovrano e denaro pubblico, l’erario.

Senza il profilo tributario lo stato cadrebbe.

Dopo una prima fase di accentramento del potere c’è una fase “illuminata” chiamata stato di polizia

(polis), cioè nel senso di stato che fa l’interesse del proprio popolo. Se ne fa carico, es con un minimo di

istruzione pubblica, ma anche cercando di proteggere le esportazioni e importazioni, cioè si occupa

attivamente dell’economia, introducendo le prime manifatture reali.

Questo stato si occupa un po’ di tutto.

La conseguenza di quest’ottica è la compenetrazione tra aspetto economico, giuridico e sociale, non ci

sono comunque particolare garanzie nei confronti dei sudditi, perché il sovrano quando vuole può

annullare le leggi.

Ci sono quindi aspetti sia positivi e negativi.

L’individuo comunque un minimo è garantito da questa grande struttura, come ad esempio dalle guerre e

dalle razzie come invece accadeva nel Medioevo.

Si consolidano così tutti questi grandi Stati nazionali.

Però anche questo periodo ha un fine: ci saranno grandi crisi economiche che porteranno lo Stato da

assoluto diventi liberale, cioè uno stato di libertà.

Un aspetto negativo dell’assoluto era lo stesso accentramento, lo Stato occlude i cittadini, è troppo

presente soprattutto nella vita economica che era diventata sempre più dinamica e competitiva.

Le libertà del soggetto erano bloccate da questa forma di stato, soprattutto in ambito economico, vedesi

l’idea delle imprese pubbliche.

Ma quando una classe sociale diventa economicamente dominante lo diventa anche politicamente: la

borghesia.

Lo Stato è autocratico e non garantisce le persone che da sudditi stanno diventando cittadini, da potere

economico vogliono anche quello politico.

Queste sono le basi delle rivoluzioni che portarono allo stato liberale.

Anche qui sono fondamentali le dottrine filosofiche: l’espansione economica si deve accompagnare

all’idea di uno stato che aiuta questa espansione.

Si chiede una divisione liberale dei poteri. Una libertà in primo luogo economica, ma poi anche politica e

sociale.La filosofia ci dice che lo Stato deve essere diverso da quello assoluto: Locke e i suoi trattati sul

governo.

Sono scritti probabilmente intorno al 1680, egli ci dà una versione della separazione dei poteri dello Stato

diversa rispetto a quella francese. Tripartisce il potere: legislativo, esecutivo e federativo.

C’è un’organizzazione diversa, che toglie il giudiziario.

Il legislativo è il Parlamento (Bill of Rights, 1689), quello esecutivo è il “monarca” e non quello giudiziario

che rimane sullo sfondo, perché per lui lo unisce a quello del legislatore, sono più o meno la stessa cosa.

Fino al 2005 la Camera dei Lords era la Corte suprema.

Locke chiama federativo (foedus) è così importante che lo vuole distinguere dall’esecutivo, ma che però

dal punti di vista soggettivo non è differente, lo fa sempre il monarca.

E’ il potere della politica estera, cioè quello di fare i trattati: è una competenza così importante che Locke

la distingue, è una tripartizione che si vede meglio nel sistema americano.

Lo spirito delle leggi di Montesquieu usa una terminologia un po’ diversa da quella che usiamo noi, però

indica gli stessi poteri che indichiamo noi. Questa tripartizione si collega a una distribuzione del potere

non solo in senso oggettivo, ma anche in senso soggettivo.

La separazione dei poteri indica anche una rappresentanza diversa, non è soltanto una classe sociale, lo

vediamo soprattuto in Locke.

Nella tripartizione francese c’è una contraddizione: il giudice è bocca della legge, quindi come mai

rappresenta uno dei tre poteri: deve essere un soggetto meno politico , di sfondo rispetto agli altri due

poteri.

Dietro l’idea di bocca della legge però c’è l’idea che i giudici solo molto potenti, quindi è una limitazione

limitarsi ad essere bocca della legge. I giudici devono contar poco, ma perché in realtà contavano molto.

Con il référé législatif: se il giudice non sapeva come applicare la legge deve aspettare l’interpretazione

autentica del parlamento.

La persona fisica è assorbita dal ceto sociale, non si guarda l’individualità della persona umana, come

invece accade allo stato liberale. Prima c’era questa visione “per ceti”, basti guardare la conformazione

degli Stati generali. La visione individualista nasce con la filosofia cristiana, ma troverà il suo vero

compimento solo nel Settecento con l’Illuminismo. nuova visione della persona umana.

La struttura organizzatoria dello Stato si adatta a questa

Il formante dottrinale è molto importante perché detta leggi all’ordinamento.

La tripartizione del potere prende spunto soprattutto dalla dottrina di Montesquieu nel nuovo Stato

liberale, c’è una tripartizione sia di funzioni sia di potere in senso soggettivo.

E’ una divisione del potere “orizzontale”.

La funzione legislativa ha una preminenza sia logica che cronologica rispetto a tutte le altre funzioni dello

stato.

Quale è la prima funzione dello Stato? E’ proprio il potere legislativo.

Lo Stato prima di tutto ci dà delle regole di condotta, che vincolano anche la persona dello Stato perché

poi tutto il resto sono funzioni di esecuzione.

Gli uomini che hanno fatto la rivoluzione francese avevano pensato infatti di affidare questa funzione

all’organo più rappresentativo di tutti, che esprime la volontà generale.

Nel 1791 con la prima costituzione il rappresentante del popolo è anche il sovrano, ma che poi subito

dopo sarà eliminato.

Non c’è comunque una rappresentanza democratica, ma basata sull’élite.

Il centro del potere è la legislazione: la legge espressione della volontà generale.

Il potere della legislazione è quello che obbliga i cittadini e lo può fare proprio in virtù della sua

rappresentanza.

Il poter esecutivo ha competenze importanti, tra cui quella della politica estera, una parte determinante

dell’indirizzo politico.

C’era l’idea che la funzione giudiziaria era quella meno significativa.

Si vuole puntare sempre di più sul legislativo perché il giudiziario si era comportato malissimo nello Stato

assoluto. Lo sanno bene che il potere giudiziario era molto forte: è la bocca della legge, proprio perché sa

che conta molto, troppo.

Il référé legislatif (1790) che durerà fino al 1837, è il potere di affidare alla legislazione l’interpretazione della

legge nei casi problematici. Non li risolve la Cassazione, ma il Parlamento.

Non si vuole affidare competenze legislative al potere giurisdizionale.

Il giudice non deve riflettere sulla legge, ma deve stare alla lettera della norma.

Questa visione del giudice non è fuori dalla realtà perché la legge non è uno strumento da usare

moltissimo, ma poco, le leggi vanno fatte quando servono, in USA dicevano: più leggi, meno libertà. La

legge è scritta con una certa semplicità.

L’altro principio fondamentale è quello della certezza del diritto, significa stabilità e prevedibilità e anche

riconoscibilità della fonte.

La conoscibilità è fondamentale, ma è solo il primo step, per far sì che il diritto sia certo c’è bisogno che

questa fonte rimanga nel tempo uguale a se stessa.

Ci può essere stabilità in questo mondo proprio perché lo Stato fa poche cose, ci sono sì le strutture

burocratiche, ma tutto sommato lo Stato si deve occupare di poche cose.

La vita deve essere lasciata più possibile libera, lo Stato non si immischia e lascia la possibilità di

autodeterminarsi.

Le leggi sono poche, scritte in un modo semplice. L’interpretazione è un’attività molto delicata, ma

comunque con una leggere legislazione può esserci più stabilità.

La stabilità si collega alla funzione dell’ordine pubblico interno e il rapporto con l’estero.

Gli altri poteri non è che sono meno importanti, solo che la preminenza è del legislativo.

Non c’è nemmeno il problema di concorrenza delle fonti: non ci sono sopra ne sotto la legge.

Il potere giudiziario è considerato gregario, ovviamente fino ad un certo punto.

Questo modello di Stato si basa sui principio dell’uguaglianza formale: prima non c’era.

Questo si collega con un sistemi di valori, si chiama infatti stato moderno di diritto perché al governo degli

uomini (sovrani assoluti) si sostituisce quello del diritto.

L’uguaglianza formale è un grande avanzamento rispetto a prima, prima la legge non era uguale per tutti,

in primis per il sovrano. Prima ogni ceto aveva la sua giustizia.

Ora tutti i soggetti di diritto sono uguali di fronte alla legge.

Questo però non considera l’aspetto che di fatto le persone sono diverse, esempio sul piano economico,

questa diversa “partenza” che hanno le persone. E’ appunto solo qualcosa di formale.

L’uguaglianza non deve essere solo di fronte alla legge, ma lo Stato deve intervenire per togliere gli

ostacoli di natura economico sociale, l’uguaglianza sostanziale, tipica dello stato democratico-sociale.

La nostra costituzione con l’art 3 abbraccia tutti e due i principi, in un unico articolo, mentre invece altre

costituzioni non sono così capienti o li dividono, come quella spagnola che parla prima dell’uguaglianza

formale (copiato pari pari dal nostro comma 2) e poi in un altro quella formale (art 14).

Si può considerare il modello liberale come la versione rachitica di quello democratico sociale, infatti ha

già dei diritti.

Diritti di natura civile (Moro socialità progressiva della nostra costituzione, la prima parte, si parte dai civili

per poi passare ai sociale fino arrivare alla comunità più grande lo Stato, per questo progressiva, perché si

allarga): riguardano la persona del soggetto, libertà personale in primis, ma anche (poiché noi siamo

animali sociali) diritti che si collegano agli altri: riunione, associazione,…

All’inizio il modello liberale in particolare quello francese non abbraccia questi diritti in toto.

Lo stato liberale in Europa è nato nel 1689 in Gran Bretagna con il Bill of Rights e solo 100 anni dopo

arriverà sul continente.

Altri diritti importanti che ci collegano agli altri, come quello di avere una propria religione, anche se nelle

costituzioni che avremo di fronte si parlerà di religione di stato.

Il diritto di riunione e di associazione infatti non si trovano nella dichiarazione del 1789, ma solo nelle

costituzioni successive e in maniera più limitata: il diritto di associazione non era considerato per i

lavoratori, quindi per i sindacati, non si volevano ricreare per i rivoluzionari quella sorta di sistema cetuale

medievale per i lavoratori, qualcosa di antiquato e antidemocratico.

In Francia bisognerà aspettare il 1848 per un vero diritto di associazione.

L’associazione nasce come diritto civile, ma in realtà è un diritto di natura politica.

Altri importanti sono i diritti di natura economica, che nella Dichiarazione del 1789 erano già citati, come

l’art 17, quello sulla proprietà privata.

Le libertà economiche però sono più che la proprietà dei beni propri, perché questi possono essere degli

strumenti che si usavo per lavorare, importante sono anche la libertà contrattuale e d’impresa.

Le libertà economiche e civili sono indissolubilmente legate: non c’è una senza l’altra.

Altre importanti libertà sono quelle politiche, ma hanno un ruolo minore perché non considerate

fondamentali, ma solo funzionali alla vita dello stato.

Le più importanti erano l’elettorato attivo e passivo.

Si preferisce lasciare il diritto di voto, soprattutto passivo, a quelli che sono considerati i soggetti più fedeli

allo Stato, cioè la borghesia medio-alta.

E’ infatti considerato un diritto non fondamentale, solo chi paga tributi di un certo livello, quindi

contribuisce per un certo livello allo Stato ha diritto di voto. Non è per tutti.

E’ un suffragio censuario. In Francia era di 50 giornate di lavoro.

I diritti di natura sociale (definizione molto semplicistica) sono quelli che “costano”, si collegano al fatto

deve esserci un apparato organizzatorio statale che consente ai cittadini di vedere il senso democratico e

sociale dello Stato.

Lo Stato liberale vuole solo garantire, ma non intervenire nella vita, quindi si parla di una politica

abbastanza leggera. Lo Stato non ha pesanti tributi, ma solo leggeri perché non garantisce quasi nulla ai

cittadini.

Esistono diritti di natura sociale nello Stato liberale? E’ uno Stato molto debole e ridotto nelle sue

competenze e dotato di pochi tributi, quindi la risposta sarebbe no. Ma sarebbe sbagliato pensare che

loro non ci pensassero, c’erano sì degli embrioni. Si voleva sostenere questi diritti, ma non c’erano le

risorse.

Sono idee settecentesche non del secondo dooguerra. Non c’è posto per questi diritti, ma però non

significa che non ce ne sia traccia.

Già nella Costituzione del 1791 si parlava di un’istruzione pubblica minimale. Nella dichiarazione giacobina

si ripetono questi discorsi, si vuole un soccorso dello Stato per la parte più debole della popolazione.

L’ embrione dei diritto sociali non è solo nello stato Sociale, ma anche c’erano anche negli Stati precedenti

(es. nella costituzione del 1791, si parla dell’infanzia abbandonata, degli invalidi: dice che sarà creata un

istruzione pubblica).

Naturalmente in questi Stati rivoluzionari le cose dette non saranno create, sono un’utopia.

La costituzione giacobina del 1793 riprende quella del 1791 parlando di questi “soccorsi pubblici” che

sono un debito sacro dello Stato nei confronti dei cittadini (société è lo stato): si offre assistenza a coloro

che non sono in grado di lavorare.

Dice che l’istruzione è una necessità di tutti, quindi porla alla portata di tutti i cittadini.

Con l’art 13 della Seconda repubblica (1848) si parla della libertà di lavoro ed impresa, e parla sempre

dell’educazione e dell’educazione professionale, oltre che all’insegnamento primario gratuito e assistenza

agli indigenti.

Questi sono periodi storici lontani dal moderno Stato sociale.

L’opposto dello Stato liberale sono gli Stati totalitari.

La contrapposizione di classe ora è tra quella che ha fatto la rivoluzione francese, cioè la borghesia e il

“proletariato”.

I valori proprio dello Stato sociale non sono contrapposti rispetto a quelli dello stato liberale. La dottrina

dell’uguaglianza c’era già nello stato liberale, ma che non era stata molto perseguita.

Questa idea trova la sua massima espressione nel secondo comma dell’art 3, una Repubblica che deve

“rimuovere gli ostacoli”.

Questo modello di Stato ha un’organizzazione molto più complicata perché sono molti di più si suoi

compiti. Si fa carico dei propri cittadini.

L’esperienza dello Stato liberale non deve essere dimenticata, ma più arricchita: lo Stato non può reggersi

senza rimuovere gli ostacoli. Naturalmente non deve intervenire troppo.

C’è bisogno di una compenetrazione molto significativa tra la vita civile e sociale dello Stato.

Lo stato deve gettarsi nella vita economica e sociale del paese: poteri e competenze nuove (ovviamente

senza tornare nell’assolutismo).

Nel libro c’è una metafora architettonica, la forma di Stato liberale è assimilabile ad un tempio greco (una

loro bellezza essenziale, semplice e limpida, composti da pochi elementi essenziali), mentre lo stato

sociale sembra un edificio barocco, perché dalla tripartizione fondamentale diventa una quintupartizione, 5

poteri diversi poteri dello stato.

Ci sono aspetti nuovi nei 3 vecchi poteri dello Stato:

I. Legislativo: nel modello liberale era il potere più importante, perché cronologicamente e logicamente

questo potere era collegato all’esercizio della funzione più importante di tutte, cioè dettare le regole

per la vita dei cittadini e perché è quel potere dove i cittadini hanno il ruolo più forte. Nel nuovo

modello non è che perde di smalto questo potere, solo che c’è anche un altro protagonista un po’

diverso, cioè il potere esecutivo, anche se è meglio usare l’espressione (perché esecutivo ha un’

accezione servente) governate.

II. Governate: non è più il servo del Parlamento. Lo Stato fa così tante cose che se questo potere non è

altamente democraticizzato è peggio dello Stato assoluto. E’ sulla scena come protagonista, mentre

dietro le quinte, sempre fondamentale sta il potere legislativo, diretta espressione dei cittadini.

III. Giudiziario

IV. Garanzia costituzionale: giudici che controllano che la costituzione sia continuamente garantita

V. Amministrazione

LEGISLATIVO

E’ un potere dal punto di vista soggettivo immutato, ma subisce moltissime concorrenze. E’ un potere

distribuito tra più soggetti.

Con il suffragio universale il Parlamento è molto più democratico e molto diverso rispetto al Parlamento

liberale, ma questa sua diversità lo porta a subire moltissime concorrenze a causa dei lunghi tempi.

Ai tempi liberali era solo lui che era in grado di fare atti con forza di legge (c’era solo un residuo potere

regolamentare). Ma nel nuovo stato sociale non basta solo la legge: è uno scenario molto più complicato,

quindi la legge ha molti più concorrenti. C’è il decreto legge in Italia, ma anche in tutto il mondo ci sono

forme di legislazione delegata, che sono la prima grande concorrente della legge in senso proprio.

Questo è un ordinamento dove i poteri si localizzano e regionalizziamo, ci sono federazione e forti

autonomie e regionalismi.

Il potere legislativo non sta solo nel potere centrale: c’è molto più democrazia, ma con un sistema delle

fonti molto più complesso.

Non si usa più soltanto il sistema della semplice gerarchia, ma anche della competenza.

Non c’è solo un’ unica fonte del sistema come lo Stato liberale, la legge del parlamento.

A partire del 1951 c’è anche la concorrenza dell’UE e delle organizzazioni internazionali; è una

concorrenza molto gravosa. Si mette in gioco il principio di sovranità.

Questi interventi pongono non pochi problemi tra le fonti, c’è uno schiacciamento della fonte interna.

C’è quindi una numerosa serie di concorrenze.

Il Parlamento è più chiamato al controllo del governo, e rimane la sua attività di integrazione e di blocco,

lui mantiene l’ultima parola. Le cose più importanti nella legislazione le faccio io.

Es. ratifica (che è una sorta di autorizzazione) i trattiti internazionali, le legge di bilancio che controlla le

spese del governo,…

Magari non è più protagonista, ma interviene nei momenti fondamentali nella vita dello stato.

Ciò che cambia anche è il contenuto nelle leggi, dal modello liberale ci deriva l’idea della legge generale

ed astratta, è scritta con l’idea che meno ci sono meglio è, perché c’è più libertà.

Oggi invece le leggi formali sono un po’ diverse, perdono qualche volta la generalità e l’astrattezza.

Lo Stato deve normare moltissimo nonostante la perdita del ruolo del Parlamento, ma perché questo ha

moltissime concorrenze.

Il principio di certezza non c’è più nel modello democratico sociale?

No, questo principio rimane, ma cambia. Sicuramente la conoscibilità è rimasta quella, la stabilità invece è

più problematica. Il principio dell’equità è però quello primario e annichilisce un po’ quello della certezza.

L’idea della certezza è arricchita dall’equità.

GOVERNANTE

E’ il potere esecutivo nei suoi rami alti, non è tutto il potere esecutivo. Questo è il potere governante.

Nel modello liberale il potere esecutivo è fatto dal re/primo ministro seguito da tutto l’apparato

amministrativo burocratico che c’era sì già, ma non era pesante come oggi.

Questi sono infatti i rami bassi del potere esecutivo: la Pubblica Amministrazione.

Il potere esecutivo è fatto di tanti strati.

Il governo deve essere controllato moltissimo perché è formato solo da pochi soggetti.

Il potere del governo si estrinseca con una nuova funzione, quella di indirizzo politico (idea criticata dalla

dottrina).

Sceglie le linee direttrici della politica generale dello Stato.

Molti pensano che l’indirizzo politico non è una funzione dello Stato, con Montesquieu si pensava che

diverse funzione siano collegate a diversi atti (legge, sentenza,..): quale atto ha questa funzione, da chi è

fatta esattamente?

Questa è una concezione molto formalista, ma ha ragione perché non è fatta solo da un potere legislativo

o governativo, ma da entrambi, uno che propone e l’altro che controlla.

Chi ha il potere di questa funzione però è il potere governante perché ha lui l’iniziativa, vedesi infatti legge

di bilancio, che è si bloccata dall’opposizione, ma è lui che sceglie.

Il governo in teoria deve essere poco rappresentativo dei partiti politici, perché deve essere in teoria

monopartitico o comunque legato da qualche idea se di coalizione, quindi molto diverso al suo interno

rispetto al Parlamento.

Nel 90% dei casi le leggi approvate dal Parlamento sono di proposta governativa, anche perché il governo

ha solitamente la maggioranza.

Il governo stesso cerca in alcuni ordinamenti controllare il parlamento, es. Usa, dove il 50% delle leggi

sono approvate su proposta del presidente, c’è una forte contrattazione parlamento-presidente.

L’indirizzo politico non ha un atto tipico, ma può essere fatto con diversi atti.

Non è che nel passato non c’era indirizzo politico, non è nuova la funzione, ma l’importanza di questa

funzione e di come viene attuata.

teoria normativa dell’indirizzo politico

Martines ha teorizzato la (diversa della teoria esistenziale del

l’indirizzo politico, cioè che non si può tripartire), cioè si tripartisce, in 3 fasi diverse.

La prima è la fase teleologica, cioè che ci sono i telos, cioè i fini dello stato, cioè l’indirizzo politico.

La seconda fase è quella di predisposizione dei mezzi: qualche volta leggi formali, altre le deliberazioni del

governo,…

La terza fase sta nel realizzare queste proposte.

30 ottobre 2017

Il presidente ha una funzione di garanzia.

Rispetto alle tre finzioni classiche si è aggiunta quella dell’indirizzo politico. Questa è una funzione criticata

perché non è fatta soltanto dal potere governante, ma anche da altri poteri, ad esempio il parlamento con

l’attività legislativa.

E’ una funzione fatta con più strutture e atti diversi, per questo si critica il fatto che non è assimilabile agli

altri tre poteri.

E’ una funzione centrale perché lo Stato è compenetrato nella vita economica e morale del cittadino.

Il potere governante è fatto da poche persone e non è diviso come quello legislativo, è solo la cuspide del

potere esecutivo.

La parte sottostante, che è molto importante, è la Pubblica Amministrazione. Non è una cosa nuova,

esisteva già nello Stato assoluto.

Il potere esecutivo si può anche dividere in amministrazione dipendente e amministrazione indipendente,

la prima è quella che dipende dal potere governante ed è una struttura molto centralizzata nel territorio.

L’altra amministrazioni indipendente è il corpo degli organi che non dipendono direttamente dal potere

governante, sono le “autorities” (termina non usato nel mondo anglosassone, ma sì in Italia), si occupano

di diritti fondamentali e questioni molto sensibili per l’ordinamento.

Hanno una finzione tecnica da assolvere, senza dipendere direttamente dal governo.

L’amministrazione dipendete c’è sempre stata, ma con lo stato sociale è sempre più diffusa. Dà

applicazione concreta alla legge. Sono atti amministrativi, non ad personam, ma si rivolgono ad una

grande massa di persone.

La procedura è sempre meno verticistica perché è una struttura di potere che si rivolge a moltissime

persone.

Ci sono la legge sul procedimento amministrativo (la prima nostra è del 1990): non c’è più discrezionalità,

ma si indica la tipologia degli atti che devono essere emanati, così che il cittadino conosca le autorità a cui

deve rivolgersi.

Ora anche la PA deve motivare i suoi atti come i giudici, fatto proprio per rendere più trasparente e la

possibile impugnazione di quello stesso atto amministrativo.

Queste riforme rendono sempre più simile l’atto amministrativo al processo con tutte le sue garanzie,

ovviamente la PA non può essere imparziale, tratta uguali i cittadini, ma deve sempre avere in mente il

bene pubblico.

Questo è un meccanismo procedimentalizzato, in modo che il pubblico potere venga limitato.

Il cittadino viene a conferire con il pubblico potere, si parla di democrazia partecipativa, cioè si può

seguire il procedimento dell’atto amministrativo seguendone le fasi.

Questa è una grandissima riforma rispetto allo Stato liberale.

I primi a procedurizzare furono gli americani nel 1946, noi siamo arrivati molto più tardi perché siamo

arrivati tardi proprio nella struttura dell’amministrazione pubblica.

L’amministrazione indipendente dal modello americano al suo sviluppo negli ordinamenti europei.

Sono dei tecnici prestati alla politica, indipendenti dal governo centrale.

Ha trovato la sua origine nel modello americano. Qui è nato molto tempestivamente, tra il 1832 e il 1850,

non è il modello di amministrazione burocratica (funzionari).

Nasce a livello dei singoli Stati della confederazione, soprattutto dell’Est, erano una sorta di commissioni

(per le commissioni parlamentari usano il termine commity, comitato). Erano chiamate weak commission,

deboli perché erano tecnici che si occupavano del tema dei trasporti, pubblici, cioè offerti a tutto il

pubblico (ma di proprietà di privati). Stabilivano le tariffe, la tipologia dei macchinari,…

Prima erano solo di tipo consultivo, per questo deboli.

Questo sistema però diventa sempre più un sistema di strong commission all’interno della Federazione e

diventano essi stessi soggetti che si occupano della legislazione sul determinato tema.

Con la Guerra civile 1861-1865 si crea una prima commissione importante, indipendente dal governo,

perché (Interstate commerce commission) si vuole far passare persone e beni tra Stato e Stato, quindi di

livello Federale.

NB: commerce e non trade è il termine usato sono due cose diverse

Il trasporto di merci durante la guerra era fondamentale.

Queste non sono indicate nella Costituzione.

Sono istituite da leggi del Congresso e poiché hanno funzioni amministrative i componenti sono nominati

dal Presidente (solitamente solo lo Staff direttivo); il suo potere di nomina è comunque sempre monitorato

dal Senato.

I soggetti che fanno parte di questa commissione devono essere legati a partiti diversi, e altro limite è

proprio la competenza in quella determinata materia. E’ proprio il tecnicismo che li rende indipendenti.

Oltre al fatto che questi non possono essere rimossi dal loro posto, tranne per reati penali. Il presidente

una volta nominati non li può più rimuovere.

La commissione rimane in carica 4-5-6 anni, quindi una durata prestabilita ed indipendente dal potere

politico.

Questo commissioni sono definite una sorta di confusione di poteri, perché non hanno solo funzione di

amministrazione, ma hanno anche da fare attività normativa di “rule making”, le commissioni normano, ad

esempio mettendo degli standard a cui le imprese si devono adattare, es. sul prezzo del servizio.

Ovviamente la loro attività è normativa, ma non legislativa, perché i suoi atti non sono dello stesso livello

rispetto a quelle del Congresso, in America le chiamano “Parent Act”.

Dopo aver prodotto queste regole, astratte e generali, c’è tutta la parte autorizzatoria, cioè quella più

propriamente amministrativa.

E anche quasi paragiurisdizionale, quando si collega ad aspetti sanzionatori, c’è un monitoraggio

continuato di chi ha ricevuto le autorizzazioni.

La sanzione viene data dopo che all’interno della commissione ci sarà stato un piccolo processo.

All’interno della Commissione ci si divide il lavoro in base a ciò in cui si è più specializzati: sanzioni,

norme, autorizzazioni,…

Questa attività di judication (cioè il dare sanzioni) è totalmente libera?

Non saranno mai di natura penalistica, ma di natura amministrativa e sono comunque oggetto di possibile

appello ai giudici federali.

Le Commissioni fanno delle udienza prima di elaborare la normativa e vengono catturate dagli interessi

delle lobby.

Mentre noi europei abbiamo utilizzato questo meccanismo più o men o dagli anni ’50 e in Italia dagli anni

’90.

Anche noi abbiamo autorità indipendenti che chiamiamo autorities a differenza degli inglesi.

Un esempio è la Federal Reserve, la banca centrale, considerata una commissione.

Con Roosveelt ci fu un grande cambiamento nel sistema americano, soprattutto nel monitoraggio della

borsa dopo il grande crack del ’29.

O anche la Federal comunication commission.

Tratta di settori “sensibili”, comunicazione, risparmi, cioè si rivolgono a grandi masse. Ci sono in ballo

moltissimi diritti fondamentali, es. concorrenza, antitrust.

Ma ci sono in tutti gli ordinamenti europei.

In Italia tranne la Consip o la Banca d’Italia, il sistema ha cominciato a decollare solo dagli anni ’90

dall’antitrust e dalla 146/1990 sui servizi pubblici essenziali.

L’antiutrust cerca di eliminare l’oligopolio ed il monopolio proprio per tutelare i consumatori, usando

l’attività normativa e paragiurisdizionale, è quella più simile al sistema americano.

Applica concretamente molte fonti che sono di livello europeo.

Quella del diritto di sciopero, la commissione di garanzia per il diritto di sciopero nei servizi pubblici

essenziali.

Con il tempo ne nascono sempre di più.

Le prime 2 sono state create con meccanismi molto diversi rispetto a quelle successive: essenzialmente

sono create grazie, oltre alla legge (anche se si voleva anche metterle in costituzione), è avvenuta grazie

ad un’intesa dei presidenti delle camere parlamentari.

Siamo prima di mani pulite (prima erano delle minoranze i presidenti di camera e senato).

Le funzioni “nuove” dello Stato democratico sociale.

Non sono da fare gli ordinamenti paramericani.

Giustizia costituzionale da leggere sul libro.

politico giustizia costituzionale,

Le funzioni nuove sono l’indirizzo e la sono però nuove relativamente

perché non sono repentine, ma hanno una lenta evoluzione.

In Europa la giustizia inizia nel 1920, grazie a Kelsen austriaco che fornisce da base dottrinale agli

ordinamenti del suo paese ed altri.

La funzione di indirizzo politico c’era ma non era teorizzata come funzione autonoma.

La giustizia costituzionale si può far risalire al ‘600 inglese.

La Common Law diceva Coke è un diritto che nasce come consuetudine ed è razionale e si contrappone

alla legge del Parlamento.

C’è una contrapposizione di una fonte precedete e una successiva, Common vs. Leggi del parlamento.

Il grande inizio della giustizia costituzionale però è il periodo liberale in USA. Nasce in ordinamenti di

natura federale perché bisogna capire quale è la divisione dei poteri costituzionalmente garantita.

In USA c’è l’elenco dei poteri della federazione, il residuo sta agli stati.

Ci sono una serie di modelli di giustizia costituzionale, ma quello più importante è quello americano non

solo perché è il primo, ma perché è quello di natura giurisdizionale.

Si impone il rispetto della Costituzione come qualcosa si superiore e questo lo fanno i singoli giudici.

Questo è il modello diffuso di giustizia costituzionale perché significa che il giudice dello stato federale che

è considerato come virtuoso rispetto alla nostra idea, infatti questo è in grado di dettare legge e

conoscere l’interpretazione del dettame costituzionale.

Nel sistema anglosassone il giudice garantisce profondamente i cittadini ed è in grado di interpretare la

legge suprema.

Ciascun giudice, anche di primo grado, è in grado di non applicare una legge perché non conforme con la

Paramount law.

E’ diffuso perché tutti i giudici statali o federali possono vagliare le norme nei confronti della costituzione,

anche i giudici che si occupano di cose meno importanti

Nel sistema precedente e in altri solo alcuni giudici sono in grado di compiere il processo di

costituzionalità perché profondamente legate a principi di natura politica, magari alcuni giudici meno

democratici potevano non garantire completamente i cittadini, questo è il modello accentrato di

costituzionalità.

Questo è il modello europeo, austriaco 1920.

C’è un organo ad hoc per il controllo di questa fonte che è diversa dalle fonti puramente tecniche come le

leggi.

In Europa il giudice non è considerato così virtuoso come nell’esperienza inglese, i giudici ordinari non

sono in grado di fare quello che fa la suprema corte.

Il modello diffusa nasce spontaneamente, non c’è nessuna norma in America che lo dice, ma la si può

ricavare dall’ordinamento e dalla stessa costituzione. es. la clausola di supremazia, anche la costituzione

statale deve conformarsi alla Paramount law.

I giudici stati devono applicare la legge statale in modo che non sia in contrasto con la costituzione e gli

accordi federali.

“La costituzione è ciò che la Corte suprema dice che essa sia”.

L’aspetto negativo di questo sistema è il contrasto tra i giudicati, uno dice che si applica e un’altro no. Per

risolvere questa incertezza si usa il meccanismo dello stare decisis.

In realtà con un sistema di ricorsi si può arrivare alle Corte suprema e questa dirà cosa è il diritto.

Il problema è che la Corte suprema non è obbligata a giudicare, lo fa quando queste contraddizioni sono

diventate intollerabili, può dire che il problema non ancora maturo per essere deciso. Quindi questi

problemi si risolvono molto tempo dopo che sono nati.

Con il “cetiorari” la Corte suprema dice quello che è il diritto, e ne fa solo una minima parte di quelli che le

vengono inviati.

Ha anche il ruolo di Cassazione non solo di Corte costituzionale, anche se si occupa molto di più di

questo secondo aspetto.

Questo sistema nasce con la Murbery vs. Madison nel 1804, il Chief Justice Marshall del tempo dice che il

giudice deve ascoltare la fonte con la quale si è espresso il popolo rispetto a quella fatta dai delegati del

popolo.

Il meccanismo di controllo è accentrato ed è chiamato in via d’azione (mentre in quello americano è in via

d’eccezione, perché non si fa un controllo astratto e preventivo, ma è un riscontro in un tema di fatto, per

questo il sistema USA è particolarmente importante). Agli europei però non piace il meccanismo dello

stare decisis (visione dei giudici) e anche il fatto che la Corte suprema possa non decidere non va bene

perché crea buchi pericolosi di non certezza del diritto.

L’Austria è uno Stato federale, e si parla dei Land delle regioni e non si Stati: si fa un controllo preventivo,

quindi astratto.

I giudici dei Land controllano la legge che sollevano il problema ad una corte centrale, in particolare per

federe se la legge statale subentra nelle loro competenze: non nasce come garanzia, ma come abuso di

competenza.

Però si rileva che è un sistema con molte più ombre che luci: controllare una legge sulla base

dell’astrattezza è difficile.

Infatti già da subito si cerca di ibridarlo.

Si crea infatti un terzum genus di modello di controllo di costituzionalità, è il sistema che è applicato in

quasi tutti gli ordinamenti dell’Europa continentale: Italia, Spagna e Germania.

Anche se la Spagna già nel 1931 lo aveva. La Spagna già nel 1873 aveva mutuato una costituzione simile

a quella USA (federale), anche se non fu mai applicata, con la previsione di un tribunale simil corte

suprema americana.

Sarebbe stata la prima corte costituzionale europea.

Il sistema diffuso è importante perché garantisce la scoperta di moltissimi problemi di costituzionalità.

La Corte suprema non dichiara una legge illegittima costituzionalmente, ma si limita solo a dire che non è

più applicabile. Si diffonde grazie allo stare decisis.

La corte accentrata monopolizza la scelta di incostituzionalità di una legge e dà una grande certezza e

tendenzialmente non decide per il passato. Dà efficacia massima alle proprie sentenze.

Combina il controllo in via incidentale che con quello in via principale, il primo come americano e il

secondo come quello austriaco.

La nostra non è una diffusione non sta nella parte finale, ma nella parte introduttiva: qualunque giudice

può, anzi deve, esporre una qlc. Se la questione è rilevante (tutti gli stati) e se è manifestamente fondata

(tipica italiana) allora la qlc viene accolta.

Questo meccanismo diffonde nel corpo dei giudici la costituzionalità, ma nella parte finale il controllo è

dato ad un giudice apposito. E’ un’ibridazione molto benefica: il giudice non può alzare la questione

sempre, ma solo se la questione è rilevante.

Così però permette che ci siano molte più qlc rispetto a metodo in via principale dove solo alcuni organi

possono alzare la questione.

In realtà però c’è anche un altro tipo di controllo non di natura giurisdizionale, ma anche politico.

Si è dato nella prima volta nella costituzione del consolato del 1799 di Napoleone dove c’erano 4 camere

che dovevano controllare le leggi. Era un organo di natura politica che controllava le leggi.

Anche con la costituzione del II impero di Napoleone III c’era il Senato che aveva questa funzione.

Questo modello è stato anche preso negli stati socialisti, es. Iugoslavia.

E’ un non controllo perché legato appunto a visione politiche, anche se non è detto che non c’è. Ci sono

anche nel nostro Parlamento.

Il controllo politico ha una sua matrice in Francia e legata all’ordinamento francese in cui il controllo

giudiziario ha faticato ad entrare che arriva solo nella V Repubblica.

C’è un’organo di natura politica che deve fare un controllo di costituzionalità perché quando si instaura nel

1958, è un organo composto da 9 persone (simili alle nostre corti) che non devono essere per forza

giuristi, ma godere solo dei diritti (anche se famosi giuristi ne hanno fatto parte).

L’organo era nominato da Pdr, dal presidente dell’assemblea nazionale e del senato, 3 organi molto

politicizzati (vedi tema nostri presenti).

Il meccanismo era quello di un controllo preventivo: hanno ancora la mentalità della rivoluzione francese:

giù i giudici e su il parlamento. E’ una sorta di DNA del modello francese.

Era comunque un controllo astratto non in via incidentale.

Il modello è divento giurisdizionale con il tempo, modificando quell’organo che controllava.

La V repubblica era molto peculiare, perché il governo poteva fare regolamenti che avevano efficacia

primaria: erano elencate tassativamente le prerogative della legge formale (quella fatta dal Parlamento) e si

era interpretato che il resto non elencato poteva essere fatto benissimo da regolamenti governativi.

Quindi non c’è una differenzia gerarchica tra atti del parlamento e del governo, ma solo di competenza.

E’ un meccanismo legato ad un ideologia perché si voleva un governo più forte dopo la III e la IV

repubblica dove il Parlamento aveva fatto quello che voleva con il governo. Questo è un caso unico nel

mondo.

Governo e Parlamento si fanno guardia a vicenda.

Il Conseil Constitutionnel nel 1971 (la Costituzione della V repubblica parla poco di diritti perché rimanda

alle carte precedenti, quella del 1789 e quella della IV repubblica francese del 1946).

Il problema è che il Preambolo non era comparabile alla carta costituzionale quindi non si poteva fare

appello alle carte precedenti, il Conseil dice invece che il preambolo è sullo stesso livello quindi i diritti

delle vecchie corti sono come la costituzione vigente.

Nel ’74 ci fu una grande riforma costituzionale che i partiti di sinistra chiamarono la reformette, cioè come

qualcosa di poco conto, perché fatta da un presidente di centro destra con una piccola maggioranza, cioè

aggiunge il requisito di 60 deputati e senatori di proporre qlc, così che garantisce alle opposizioni margine

nelle decisioni.

Il controllo delle opposizioni non è solo orientato ad andare contro il governo, ma ha una portata più

ampia.

Nel 2008 Sarkozy fa una storica riforma che permette un controllo successivo della legge e non solo

preventivo all’entrata in vigore.

E’ un controllo molto difficile da introdurre in Francia, nonostante maggioranze favorevoli.

Si consente ai giudici di sollevare qlc in giudizio, ma con moltissimi limiti (il dna è sempre quello).

Possono farlo solo quando riguarda le libertà fondamentali. E non si solleva direttamente al Conseil, ma

dipende dal tipo di giudice che deve passare o dalla cassazione o dal consiglio (ordinario o

amministrativo).

Ci sono limiti sia contenutistici che procedurali.

Controllo nel sistema inglese

E’ molto peculiare rispetto agli altri modelli già visti, soprattutto rispetto al modello francese.

E’ possibile anche per modelli che non hanno una costituzione formale applicare un controllo di

costituzionalità?

La Costituzione inglese non è vero che non è scritta, ma è vero che non è una costituzione in senso

costituzione in

formale. Hanno comunque dei documenti costituzionali di grandissimo rilievo, è una

senso sostanziale.

Hanno delle conventions non scritte.

European Communities Act: con questo atto la Gran Bretagna entra nell’UE.

Qui i giudici inglesi si sono dovuti piegare alla primazia del diritto europeo. Con un secondo act, lo Human

Rights Act (act è la legge del parlamento): traducono nel sistema inglese la convenzione europea dei diritti

dell’uomo, firmata a Roma. Gli inglesi hanno fatto fatica a far entrare questo sistema di valori nel loro.

Il giudice doveva vedere se il diritto interno non era in contrasto con lo Human Rights Act.

Il giudice diceva che la legge interna era incompatibile con lo Human Rights Act, di fatto non possono dire

che non lo applicano, come invece farebbero gli americani.

Solo il Parlamento può rimuovere l’incompatibilità, e non è un obbligo giuridico, molte volte è lo stesso

governo che sprona. Quindi l’ultima parola spetta al Parlamento.

E’ un sistema di controllo debole perché non c’è un obbligo di rimozione.

La dichiarazione di incompatibilità è una forma debole di controllo, perché nonostante il giudice inglese è

considerato custode della libertà c’è comunque il principio della centralità del legislatore.

C’è anche un altro tipo di possibile controllo di costituzionalità (anche se ci sono dei dubbi che il sistema

inglese possa definirsi tale) che è stato introdotto con una serie di Act che hanno garantito la devolution,

cioè una sorta di frazionamento e decentramento (era prima monolitico come la Francia) nel 1998. E’ una

sorta di modello di regionalismo (il devolution).

La giustizia costituzionale infatti storicamente nasce nei sistemi decentrati: chi si deve occupare di una

certa materia?

Con questa riforma in UK si è creato un organo nuovo nel sistema inglese, la Supreme Court, che è stata

creata da una serie di Act (già nel 2003 con un atto che modifica le prerogative del Lord Chancellor). Prima

la camera dei Lords aveva una sua piccola parte che si occupava di giurisdizione, ed era la suprema corte

del regno. Nel 2005 si fa diventare la camera dei Lords solo una camera di legislazione.

I pochi low lords, che prima erano aperte della camera in funzione legislativa, passano alla supreme court.

Questo è un meccanismo di controllo di costituzionalità? Una parte della dottrina dice no, la prof invece sì.

La dottrina americana lo ha definito un meccanismo debole, perché è una sorta di dialogo tra giudice e

legislatore, che non è che non possa applicarlo, ma chiede al legislatore di abrogare.

Nel sistema inglese formalmente non c’è una fonte superiore: il Parlamento può sempre disfare ciò che ha

fatto il Parlamento precedente.

Ci sono altri ordinamenti che appartengo al Civil Law e che hanno deciso di applicare il controllo diffuso

come il sistema americano: non è un copia incolla, ma un ispirazione.

La Norvegia dal 1821 ha una corte suprema, hanno l’idea come gli americani che la costituzione è un testo

essenziale del loro ordinamento perché sancisce anche il fatto che essa è uno stato indipendente, più che

come qualcosa di organizzativo. Sanciva che erano un popolo nuovo ed indipendente, proprio come gli

americani. Vedono anche qui i giudici positivamente, sono un argine al legislatore.

I giudici non possono andare in contrasto con la legislazione perché è uno strumento vivo, una norma

giuridica effettiva.

Quindi nonostante in costituzione non si prevede questo sistema, di fatto c’è.

Dopo molti anni adotta questo modello anche la Danimarca, nel 1921.

Anche Svezia (1979) e Finlandia (2000) adottano questa possibilità: cioè disapplicazione da parte dei

giudici. Questi però sono molto cauti per farlo e seguono in ogni caso i dettami della corte suprema,

nonostante non esista il sistema dello stare decisis.

La cosa interessante è che questi 4 ordinamenti coniugano insieme questo modello diffuso, ad un

controllo di natura politica, o all’amministrazione o al ministro della giustizia (Danimarca) o nel caso

finlandese lo stesso presidente della repubblica.

In Svezia ci sono anche dei giudici che danno il loro parere al Parlamento per vedere se sono legittime

costituzionalmente.

Il trend mondiale comunque è quello accentrato ed è anche quello più efficace.

La garanzia dei diritti

I vecchi diritti dello stato liberale: civili, politici ed economici, anche se c’era un embrione dei diritti sociali.

Con lo stato sociale si sviluppano i diritti civili, sono quelli che riguardano la persona, la sua libertà e il

collegamento con gli altri.

La libertà di natura fisica e morale (manifestazione del pensiero e di religione).

La loro base è nella Dichiarazione della Rivoluzione francese.

Si collegano anche i diritti di riunione e di associazione, che mancavano nella dichiarazione, ma saranno

riprese nel 1791, tranne per i limiti delle associazioni soprattutto con riguardo ai sindacati (avevano paura

di un sistema corporativo), ma c’era la libertà dal punto di vista politico.

La carta belga del 1831 è la prima che tutela il diritto di associazione inteso alla maniera moderna.

In Francia per trovare garantita l’associazione bisognerà aspettare il 1848.

Quando si sviluppa il modello democratico sociale non trova più il limite dell’ordine pubblico (che può

limitare moltissimo), ma solo l’istigazione di commettere un reato.

Queste garanzie diventano volano per nuovi diritti, es. riunione.

Nel sistema liberale gli orientamenti politici nascevano dai notabili in parlamento, non nel corpo sociale,

cosa che avviene solo con la nascita dei partiti di massa.

Aumentano così i i diritti di partecipazione politica, come il suffragio universale, prima maschile e poi

anche femminile.

L’inizio del 900 è un periodo che aumenta molto il suffragio.

I diritti di natura politica si arricchiscono molto, per esempio la democrazia diretta e quella partecipativa.

Tipologia che erano già note prima nell’Ottocento, come ad esempio la petizione e il referendum.

Nel modello liberale i diritti politici erano solo per coloro che erano più fedeli a quel tipo di stato.

Fondamentali sempre in questo modello erano anche le libertà economiche che erano la controparte della

libertà civile, sono un Giano bifronte.

Nel modello democratico però se fa espandere certi diritti ne riduce altri. Il mondo liberale è fatto per la

libertà economica, mentre quello sociale ha nel suo centro il principio dell’uguaglianza sostanziale.

Il nostro costituente ha messo nell’art 3 i due principi: antico e nuovo, formale e sostanziale.

La nostra costituzione quando parla della Repubblica (lo Stato è solo una parte della Repubblica) dice che

deve rimuovere gli ostacoli, quindi ha una funzione positiva.

Lo stato dirige l’economia, ma lascia comunque libertà ai cittadini.

La proprietà non è più sacra ed inviolabile.

Quando si espropria non si dà come nello stato liberale il valore di mercato, ma qualcosa in meno, certo

non una cifra irrisoria.

Lo stato democratico sociale si occupa dell’uomo situato, cioè il disoccupato o il bambino nato orfano,

non tutti partono dalle stessa condizioni.

Non si può governare una vita sociale che ha troppe discrasie tra le classi sociali.

Il vero cambiamento sono i diritti di natura sociale, sono chiamati i diritti della seconda generazione.

I diritti sociali sono definiti arcipelago (Baldassarre, Treccani). Definirli libertà positive è riduttivo, perché in

realtà c’è un arcipelago di diritti sociali. Fatto da tante isole diverse, così sono i diritti sociali.

Il primo dei diritti sociali, archetipo, è il diritto al lavoro. Ovviamente lo stato non può fornire lavoro a tutti (a

meno di essere in un regime comunista). C’è anche però allo stesso tempo un dovere al lavoro (art4).

Questo diritto implica che lo stato si pone in una condizione di garanzia del diritto al lavoro, che però già

c’è. Infatti ha introdotto il diritto del lavoro per diminuire la disparità tra datore di lavoro e lavoratori.

Si vuole garantire il lavoratore, ma non deve dargli il lavoro.

Non è un diritto di prestazione da parte dello stato, ma comporta comunque un suo intervento.

Comunque anche i diritti civili sono diritti che costano pure quelli, pensiamo al costo di tutto il sistema

giudiziario.

L’isola forse più significativa dei diritti sociali è comunque quella di prestazioni da parte dello stato:

istruzione, salute,…

Ci sono anche diritti sociali a prestazione da parte dei privati, es. art 36 la retribuzione la dà il datore di

lavoro.

L’ultima tipologia di diritti sociali assomigliano alle libertà negative, cioè che lo stato garantisce con la sua

astensione: es. diritto di sciopero e il 39 della costituzione, ha lasciato fare ai sindacati.

Solo nel 1990 con la legge 146 lo stato è intervenuto.

Nella nostra costituzione non si parla di diritto all’ambiente, ma anche se non lo prevede espressamente lo

si realizza comunque. Trova la garanzia in un combinato disposto, art 9 (paesaggio) a altri articoli.

Nel 2001 si scrive una legge in cui si cita proprio la tutela dell’ambiente.

L’art 5 della carta genetica e di biotecnologie.

I diritti dello stato democratico sociale aprono sui trattati internazionali che riguardano la garanzia dei diritti

(2000, Lisbona, Cedu,..).

Alcune costituzione parificano i trattati alle stesse costituzione (Austria) o per la Spagna si parla che

queste carte devono essere usate per interpretare i diritti fondamentali.

Anche negli ordinamenti centro e sud americani si aprono a questa internazionalizzazione dei diritti,

proprio se pensiamo alla loro storia dove per tanto tempo proprio questi diritti furono maltrattati.

FORME DI STATO E FORME DI GOVERNO

Forma di Stato parla del rapporto che intercorre tra i diversi poteri dello Stato, si può dire lo stato nella sua

totalità.

Forma di governo: relazione tra gli organi che si occupano di controllare lo Stato, cioè quelli collegati con

l’indirizzo politico generale.

La forma di stato è un contenitore più grande della forma di governo.

All’inizio forma di stato e forma di governo corrispondevano proprio perché di forme di governo non ce

n’erano molto, c’era il monarca assoluto e basta.

Solo dagli anni 30 si parla di forma di governo.

Già Aristotele pensava a come lo stato veniva organizzato (nella Politica), diceva che lo stato poteva

essere strutturato in governo di uno solo (monarchia), aristocrazia (aristol erano i migliori) e la politeia che

corrisponde alla nostra democrazia.

Il termine democrazia da lui è usato in senso dispregiativo come governo di molti, poi c’è la tirannia e

l’oligarchia, degenerazioni di monarchia ed aristocrazia.

Questa sua classificazione è ripresa da Machiavelli che divide gli Stati in monarchie e repubbliche (queste

in aristocratiche e democratiche), una divisione che ancora oggi esiste.

In passato la monarchia è legata all’aristocrazia, mentre oggi è legata moltissimo alla democrazie, è

uguale alla repubblica a parte il titolo ereditario della corona.

Si parla anche di forme di governo dirette o rappresentative.

Focalizzandosi sull’indirizzo politico, le forme di governo si classificano in

Monarchia pura o limitata

• Presidenziale

• Parlamentare

• Direttoriale

• Semipresidenziale

Quella parlamentare è chiamata così perché si sviluppa un rapporto bilaterale tra governo e parlamento

sulla base dell’indirizzo politico. In ogni caso è il parlamento che ha il potere centrale.

Quello direttoriale nasce in Francia, il direttorio, organo collegiale, nominava i ministri, non è un vero e

proprio governo.

Nella costituzione svizzera c’è un sì un direttorio, formato da 7 componenti che sono anche i ministri,

diversamente dal modello francese.

Il termine viene dal diritto francese, ma nella forma elvetica attuale è diverso: il direttorio insieme è il capo

dello stato, ma distintamente presi questi soggetti sono i ministri della federazione.

Il direttorio è l’organo governante, ma sono molto importanti anche le Camere.

La forma di governo presidenziale ci evidenzia subito chi definisce l’indirizzo politico, il presidente.

Questa forma si differenzia leggermente tra presidenziali (USA) e quelle presidenzialiste dei paesi

sudamericani, dove mancano i “pesi e contrappesi”.

In ogni caso anche questa forma è fortemente limitata dal volere delle camere parlamentari (basta vedere il

sistema americano).

La forma semipresidenziale si affaccia solo di recente e in particolare sul continente europeo nel primo

dopoguerra dalla repubblica di Weimar, quando si cerca di razionalizzare il sistema parlamentare.

E’ un’ibridazione tra le due forme.

Il criterio principale per capire quale tipologia sia, è il rapporto fiduciario tra parlamento e governo.

Se c’è allora siamo in una forma parlamentare, in Francia c’è in maniera indiretta perché non si fiducia il

presidente, ma il governo tra lui nominato.

Un altro criterio di divisione è la divisione dei poteri e delle competenze: la forma parlamentare ha una

grande vicinanza tra potere esecutivo e potere legislativo.

La caratteristica essenziale della forma di governo parlamentare è il rapporto fiduciario, un passaggio

molto delicato e peculiare che ha un certo sviluppo nel tempo.

La responsabilità politica del governo è valutata dal parlamento perché può sfociare il governo per le più

disparate ragioni: il motivo della sfiducia è tutto politico non ha nulla di giuridico.

L’unica cosa regolata è la procedura di sfiducia che varia da paese a paese.

La forma presidenziale non conosce invece questo rapporto, il parlamento non può sfiduciare il presidente

e questi non più anticipare lo scioglimento delle Camere.

Hanno entrambi durata fissa, quindi c’è una grande divisione dei poteri.

Nelle forme parlamentari l’iniziativa legislativa maggiore è del governo, mentre nei sistemi presidenziali il

presidente ha solo il potere di voto, non di iniziativa.

Il presidente americano tratta con i parlamentari per realizzare il suo indirizzo politico.

I membri del direttorio sono scelti dal Parlamento, è una sorta di derivazione del parlamento. Hanno una

durata fissa e non possono essere sfiduciati.

Quindi il legame che c’è al momento dell’elezione si rompe. Anche questa è una forma ibrida.

Nella costituzione francese non si prevede che ci sia un momento formale di fiducia del governo,

l’Assemblea nazionale si limita non fare nulla, non di meno però anche se tacito c’è questo rapporto di

fiducia.

Il primo ministro in Francia solitamente deve sia controllare e avere la fiducia della camera, che quella del

presidente della repubblica.

La separazione dei poteri è simile a quella parlamentare.

Questa è una classificazione basata sul criterio del rapporto fiduciario, ma ce ne sono molti altri.

Un’altro molto significativo è guardare come viene scelto il capo dello stato.

Nella forma di governo parlamentare il capo dello stato ha una funzione garantistica. Non fa una politica

partitica o partigiana, ma di più alto livello.

L’atto più politicizzato è lo scioglimento anticipato delle Camere.

Proprio per il fatto che fa una politica “altra” non essere eletto dal popolo, non svolge funzioni di politica

partitica.

Nei sitemi presidenziale e semi presidenziali il presidente ha un ruolo molto forte e politico, sceglie

l’indirizzo politico, dirige la politica estera, e quindi ha bisogno di una forte legittimazione.

Altri due fattori fondamentali sono: il sistema partitico e la legge elettorale.

Lo stesso numero dei partiti politici è fondamentale, ci sono i sistemi bipartitici e pluripartitici.

Nel primo sistema solitamente vige la regola dell’alternanza, nel secondo invece la questione più

complessa.

Oltre al numero si deve guardare alla natura dei partiti politici, se sono più o meno estremi, cioè l’esistenza

o meno di una grande polarizzazione ideologica.

Ad esempio nel sistema inglese non c’è questa grossa differenzia ideologia tra i due partiti, sono entrambi

molto moderati.

Un’altra divisione è come strutturati i partiti al loro interno, se sono più o meno fedeli: in Uk una volta

scelto il leader il partito lo segue, mentre sul continente questo fedeltà manca.

Sono 3 (natura, numero e struttura interna dei partiti) aspetti importanti che bisogna considerare per capire

come funziona la vita pubblica in un paese.

La forma di governo parlamentare nasce dal 1689 inglese con il Bill of Rights.

La monarchia con questo atto si pone in un ruolo di equilibrio rispetto al Parlamento, gli inglese la

chiamano costituzione “mista”.

Questa è la prima forma di monarchia parlamentare.

Questo è un periodo storico molto complicato per la storia inglese.

E’ una monarchia che si definisce “pura o limitata”.

La monarchia costituzionale si contrappone alla monarchia assoluta. Il termine pura viene usato dalla

dottrina, ma rende meno rispetto a limitata.

E’ limitata perché ci sono disposizioni “costituzionali”, cioè delle regole (siamo nel sistema inglese) che

limitano e disciplinano il rapporto tra parlamento e governo, quindi monarca.

Questo è un modello di transizione rispetto alla repubblica e lo si vede bene nella rivoluzione francese.

I limiti sono il fatto che il sovrano non può sospendere l’applicazione della legge, il Bill of Rights è più che

una dichiarazione di diritti perché parla del rapporto tra monarca e parlamento,

Con la Costituzione del 1791 si ha di fronte un sovrano che si vuole “addomesticare”, si voleva che si

sovrani cresciuti con l’assolutismo ascoltassero il parlamento.

C’è una riduzione graduale delle prerogative del sovrano.

Se il sovrano continua con il Parlamento a fare la legislazione però perde il potere di sciogliere in anticipo

le camere (Costituzione del 1791).

In questo periodo proprio il potere di sciogliere il Parlamento è fondamentale.

Costituzione di calice del 1812: è la prima costituzione spagnola che si ispira moltissimo alla costituzione

francese del 1791. Il Parlamento è colui che tutela la costituzione, infatti quando scade la legislatura ha un

termine fisso per riunirsi proprio perché non si può stare senza.

Nel diritto francese ci saranno dei momenti nei quali la monarchia pura si rafforza, vedi quella del 1814.

Nel corso dell’Ottocento questa monarchia pura si sviluppa, c’è stato il Congresso di Vienna, e sempre

quella del 1814 si definisce ottriata e il sovrano riottiene il potere di sciogliere le camere (diventa

bicamerale).

Nel 1830 le cose si ribaltano con la carta di Luigi d’Orleans.

Questa è una forma di transizione perché poi si arriva al suo culmine che è la monarchia parlamentare

dove il sovrano è un soggetto che comincia a perdere di centralità anche nell’esecutivo. Non sono più

persone di sua scelta, ma il governo si sceglie in Parlamento.

Questa tappa intermedia della monarchia pura è un po’ anticipata nel diritto inglese rispetto al resto

d’Europa.

La monarchia parlamentare dualistica nasce nel 1782: è dualista perché l’esecutivo dipende certamente

dal potere del sovrano, ma dipende di fatto sempre di più dal Parlamento.

Dualistico: sovrano e Parlamento.

Nel 1782 Lord North, sotto la casa degli Hannover, riceve una sfiducia da parte del Parlamento a causa

della guerra con l’America.

Non c’era nessuna regola giuridica che gli impone di dimettersi, ma lui anche se ha la fiducia del sovrano

si dimette perché di fatto fondamentale è la forza della Camera dei comuni.

Ci vorranno solo pochi decenni per far crescere all’apice la forza della camera parlamentare, soprattutto

con l’inizio del regno della regina Vittoria nel 1837.

Qui si sancisce che il cabinet è dipendete in primo luogo dal Parlamento. Il monarca ha solo il diritto di

essere avvertito e consultato, diventa di fatto il consigliere del Primo ministro, di fatto nato come primo

servitore del sovrano.

Il cabinet è la parte esecutiva del Parlamento.

Il primo ministro inglese (sono 54) nato con la figura di Robert Walpole nel 1721, uno Whig. Non è che

nasce in quella data, ma inizia ad essere inteso nella maniera moderna.

Carlo II riuniva i suoi servitori nel suo cabinet, e questi erano molto temuti dal Parlamento, ma nel corso

del Settecento dalle stanza segrete diventa il primo ministro che conosciamo oggi.

Giorgio I di Hannover non sapendo l’inglese parlava con i suoi ministri in latino e non gli interessava molto

dell’Inghilterra, ma della Germania, quindi non partecipava molto alle riunioni.

All’inizio il termine Primo dei ministri era visto come una cosa negativa, di sfondo autocratico, soprattutto

da parte del Parlamento.

Il suo potere diventa significativo anche grazie alle sue skills, oltre che l’indifferenza del sovrano. Walpole

era una sorta di manager della Camera dei comuni.

Il suo potere di controllare la camera gli deriva dal suo carisma e dalle sue capacità non solo dalla legge, è

un leader, sempre di più del partito.

Nel Settecento non si piò parlare proprio di partiti, ma più di fazioni, in quanto erano tutti composti da

notabili.

C’erano comunque alcune leggi che aiutarono il primo ministro: la legge elettorale. Si chiamano reports

acts, cioè gli atti di riforma che sono in generale tutti di materia elettorale, fino al 1918 con il suffragio

universale maschile e 10 anni dopo a quello femminile.

Sono del 1832, 1837 e 1864 (?) i reports ed permettono l’alternanza tra liberali (nel Novecento sostituiti dal

Labor) e conservatori.

La Camera dei Lord agli inizi del 900 diventa solo una camera di riflessione, prima invece ha dato filo da

torcere al governo.

All’inizio dell’ 800 c’era un sistema per rendere responsabili i ministri rispetto alla camera. La camera si

ribella al primo ministro quando si pensa che sia il servitore della corona.

Già dal medioevo in Inghilterra c’è l’impeachment, cioè la responsabilità giuridica dei ministri del sovrano

rispetto al Parlamento, il ministro poteva essere rimosso su proposta del Parlamento se ha commesso dei

reati penali.

Il sovrano non poteva fallire, ma il ministro sì.

Era una legge che era una sorta di sentenza, molte volte accadeva che il Parlamento cacciava il ministro

se non gli piaceva, abusava del suo potere. Così costringeva il sovrano a cambiare la sua politica.

La responsabilità politica è diversa da quella giuridica.

Nel diritto americano non si può fare dei Bill penali retroattivi rispetto ad una singola persona, proprio per

evitare questo abuso da parte del Parlamento.

Molto spesso accadeva che il ministro della corona era mandato a morte.

La responsabilità è più civile perché consente di rimuoverli senza staccargli la testa.

Questo è uno strumento che aiuta alla creazione della monarchia parlamentare.

Un altro elemento della monarchia parlamentare è la controfirma ministeriale: il Presidente della

Repubblica è preso dalla figura del sovrano, che nel diritto inglese non poteva sbagliare, era un soggetto

sacro ed inviolabile ed irremovibile.

La controfirma diventa un modo permeare veste sostanziale a qualcosa che in apparenza è voluto

dall’esecutivo, ma che di fatto è voluto dal ministro.

La corona dà solo una veste formale.

Molti inglesi più che considerare il primo ministro un primus inter pares, lo considerano un super partes,

anche se ci sono ancora forti discussioni, in quando lui dipende dal suo partito.

L’ultimo passo è quando diventa una parlamentarismo monista, in quanto la prerogativa del sovrano è

passata al governo ed al primo ministro.

Nei sitemi dell’Europa continentale questo sistema arriva dopo, con lo Statuto Albertino (guarda sia la

carta di Luigi Filippo d’Orleans 1830 dove c’è un avvio di un meccanismo parlamentare dove c’è un

a”doppia fiducia” e dalla costituzione del 1831 Belga, molto più moderna, dove la seconda camera però

era elettiva rispetto alla nostra di anni dopo) del 1848 il re ha ancora un forte potere quindi siamo ancora

un sistema dualistico. All’inizio però degli anni ’50 inizia ad esserci un vero e proprio meccanismo

parlamentare, con Cavour, senza un apporto legislativo, ma di fatto.

Si consolida più lentamente sul continente anche perché si hanno dei sitemi proporzionalistici per

l’elezione, molto diverso dal maggioritario inglese.

La forma di governo parlamentare di tipo classico è quella inglese perché non c’è una scrittura di regole

che la disciplinano.

In Francia e in generale nell’Europa continentale, abbiamo un sistema chiamo di tipo appunto continentale

europeo, che si assesta nel 1875 dopo la sconfitta della Francia con la Prussia.

Si fecero delle leggi costituzionale che creano la Terza Repubblica che dura fino al 1940, si crea una regola

che dice che c’è una responsabilità politica del governo rispetto al Parlamento, come nel sistema classico,

infatti è proprio qui che nasce questo sistema in Francia.

In Inghilterra questa forma di governo funziona molto bene, ma sul continente a causa della riottosità dei

partiti e del sistema proporzionale no.

I deputati erano più importanti dei ministri, infatti la media dei governi era di 6/7 mesi, ancora meno della

nostra prima repubblica.

Questo scenario inciderà molto sulla IV e la V Repubblica, è infatti ricordata come la Repubblica dei

deputati.

Da ricordare che la II Repubblica era di tipo presidenziale e proprio per questo si danno più poteri al

Parlamento.

La Germania fino al 1918 ha un sistema costituzionale puro, autoritario.

Dopo la prima guerra mondiale si studia su come razionalizzare questo sistema parlamentare sul

continente (per gli inglesi non c’era nessun problema).

La Camera dei comuni non è un emiciclo come le nostre, ma un rettangolo, perché c’è un assoluta dualità

non le sfumature in mezzo.

A destra sta il partito di governo, a sinistra c’è l’opposizione.

Nel primo dopoguerra si pensa di razionalizzare, cioè si fanno delle costituzioni dove si scrivono i

meccanismi e le regole della forma parlamentare: il governo può cadere solo quando ci sono solo

particolari procedure, non ogni volta.

I partiti di massa a fine ottocento sono molto polarizzati, diversamente dal sistema inglese.

La tendenza monistica della razionalizzazione (cioè i giuristi si misero a tavolino a pensare come risolvere il

problema, anche se non funzionò basto vedere la Carta di Weimar) cerca di stabilizzare la forza del

governo dando una grande centralità alle camere parlamentari (tendenza assembleare, cosa assurda) o

dando la centralità al presidente.

E’ una tendenza squilibrata e che quindi non ha dato il meglio di sé.

Quella di Weimar sposa quella presidenziale, infatti il capo dello stato è eletto direttamente, cosa che in un

sistema parlamentare non va bene perché avendo la legittimazione dal basso cerca di abusare del suo

potere, infatti appoggiò gabinetti debolissimi proprio in forza del suo potere. Durava in carica 7 anni.

Aveva anche lo strumento del referendum per realizzare il suo indirizzo politico, soprattutto quando le 2

camere erano in contrasto. Egli aveva anche poteri speciali.

Kelsen invece con la costituzione austriaca vuole mettere al centro l’assemblea, eliminando la possibilità

di sciogliere in precedenza la camera parlamentare.

Essendo tendenze squilibrate di fatto non rafforzano il sistema parlamentare.

Dopo la guerra si fa una razionalizzazione bilanciata: i presidenti non devono essere così forti, ma

nemmeno troppo deboli, deve essere un equilibratore della forma di governo.

Anche l’inserimento di strumenti di democrazia diretta aiuta a bilanciare i poteri dello stato, soprattutto nel

nostro sistema.

In Francia con la costituzione del 1830, quella “orleanista” di Luigi d’Orleans, inizia a svilupparsi il

parlamentarismo.

Successivamente si va verso una Repubblica monistica, la Terza repubblica dove il governo è

debolissimo. Il governo è costretto a cadere se il parlamento gli toglie la fiducia.

Dopo il primo dopoguerra si cerca di razionalizzare la forma parlamentare, è un formante dottrinale perché

la forma parlamentare è nata quasi per caso nel sistema inglese.

La razionalizzazione è il tentavo di mettere in norme scritte quel sistema nato in Inghilterra.

Per far funzionare meglio le cose e rendere più stabile il governo si scrivono le costituzioni, in Italia ad

esempio lo Statuto Albertino non prevedeva la forma parlamentare, ma questa si era formata per prassi.

Queste razionalizzazioni sono dei “professori” proprio perché sono proprio loro che fanno consulenza nella

creazione di queste costituzioni.

Si vuole cercare una tendenza equilibrata, rispetto a quella monista del primo dopoguerra, nel secondo

dopoguerra, questo bilanciamento è fatto dal Presidente della Repubblica.

Le motivazioni per cui il governo debba dare le dimissioni non sono scritte in nessuna fonte giuridica, ma

si scrivono le procedure di fiducia e sfiducia.

Il soggetto che deve prendere le distanze dalla politica (quindi non un partigiano) è colui che garantisce

questo equilibrio: è il proprio il presidente della repubblica.

Le forme di governo parlamentari sono classificare in:

o maggioritaria:

• alternanza è proprio quella del sistema inglese, anche grazie al sistema elettorale che

hanno, anche se ha molto da invidiare in fatto di democrazia ai sistemi proporzionali, però garantisce la

governabilità. Gli eletti si sentono responsabili della loro circoscrizione, dove sono stati eletti. Vogliono

applicare concretamente il loro programma elettorale.

consociativa:

• tipica dell’Italia ed in generale dell’Europa continentale. Tutta la storia costituzionale

italiana è caratterizzata da governi deboli. Dal 1993 si è cercato da noi di assorbire il modello inglese,

adottando una legge elettorale maggioritaria. Il presidente del consiglio non ha la forza del Prime

diplomatico tra i vari partiti

Minister, è una sorta di che formano il governo. E’ difficile governare con

diversi partiti.

Il partito politico inglese è fedele al suo leader che ha eletto, viene rispettato, per lungo tempo. In

Inghilterra hanno definito il loro sistema una sorta di monarchia elettiva perché i partiti seguono

ferreamente il loro leader, anche se ci sono stati casi come con Blair e la Tatcher in cui sono stati eliminati.

L’indirizzo politico è il manifesto elettorale del partito, anche se non c’è obbligo di mandato loro sentono

che c’è un contratto con i cittadini che li hanno eletti. Cosa che in Italia manca, non esiste questa visione

positiva del mandato.

Gli uomini della rivoluzione francese quando erano eletti non rappresentavano la loro circoscrizione, ma

tutta la nazione. Il referendum infatti non è conosciuto nel sistema inglese (il primo fu nel 1975), gli inglesi

si sentono diversi dagli altri europei. nations

La Gran Bretagna non è uno stato come lo intendiamo noi, ci sono delle unite, non esiste la parola

“state”.

Il manifesto infatti del partito non prometterà di tutto, ma cercherà di essere ragionevole e potrà

certamente cambiarlo se le circostanze lo richiedono, ma lo fanno con molta riluttanza.

In Italia invece siamo abituati ai “tradimenti” dei nostri governi.

In UK non ci sono quasi mai stati dei governi di coalizione (tranne dal 2010 al 2015).

hang parlament,

Con le elezioni la May ottiene un cioè un parlamento appeso o impiccato, può dominare

la camera, ma ha bisogno di allearsi con un altro partito (estrema destra dell’Irlanda del Nord).

Dopo l’esperienza della coalizione gli inglesi non hanno premiato questo modello, ma comunque gli stessi

partiti inglesi sono entrati in un periodo di crisi. Ha subito delle trasformazioni epocali, l’UK non è più la

potenza che era all’inizio del secolo scorso.

GRAN BRETAGNA: forma di governo

CROWN E GOVERNO

L’elezione del 2017 è straordinaria nella storia inglese. Gli stessi elettori sono spaccati al loro interno, in

particolare sul Brexit, un divario all’interno degli stessi partiti, non si parla di partiti diversi.

E’ sempre stato ritenuto il regno della tradizione, ma per la prof è anche quello dell’innovazione, ad

esempio guardando l’esperienza Blair dal 1997.

“Tra tradizione ed innovazione”: abbiamo elementi che risalgono al ’600, ma anche novità che arrivano

dagli anni ’90. English Costituiton)

La corona viene definita da Walter Pegiut (The la parte dignitosa della costituzione

inglese, contrapposta a quella efficiente che è il governo. Gli inglesi amano la loro corona che dà veste

formale al Primo ministro e al suo lavoro, ma vogliono anche che ci sia efficienza.

La regina va nella Camera dei Lord e fa il “Queen’s Speach” che dà inizio ai lavori delle camere ogni anno.

Questo discorso è ciò che lega le due parti della costituzione inglese, è il corrispettivo del discorso ai

delegati dell’Unione che fa il Presidente americano.

La corona ha ancora fondamentali prerogative: investire della fiducia (anche se data dal Parlamento) il

candidato Primo ministro. Il ruolo della regina diventa più forte quando si ha l’hang parlament. La corona

in questi casi ha più discrezionalità anche se di fatto è annullata dalle alleanza dei partiti: fanno anche dei

patti dove si dice hai ministri come si dovevano comportare dentro e fuori la camera. Sono meccanismi

convenzionali che prima del 2010 non si era mai verificato tranne che durante la guerra.

La discrezionalità della corona è stata “annullata” grazie ai patti dei vincitori così da farla rimanere

spoliticizzata. Ha il potere di sciogliere le camere.

La regina ha il potere di essere consultata e di essere informata e avvisare dei pericoli di certe decisioni

prese dal Primo ministro. L’esperienza della regina può aiutare lo stesso Primo ministro, anche se

comunque alla fine la decisone è sua. counsil”.

Il primo dei ministri fa parte di una struttura organizzativa, il cosiddetto “privy

Già i Sassoni eleggevano il proprio sovrano e questo era circondato dal Vitanegemote, poi diventato

Magnum Concilium con la conquista di Guglielmo il Conquistatore. Questo si riunisce intorno al sovrano e

da ciò deriverà il privy counsil che oggi è un organo di 300 persone che è più formale che altro. Dentro di

questo c’è il gabinetto.

Prima aveva poteri importanti perché si occupava dei rapporti tra madrepatria e territori, come l’Australia.

Il goverment formato da circa 100 persone si trova nel privy e potremmo dire che sia il governo in senso

lato: sono il governo di fatto con i junior ministers, cioè i sottosegretari.

Questi junior non fanno parte del cabinet che è la parte centrale del goverment. Si chiama così dal nome

della stanzia che era adibita a studio del sovrano.

“Cabal” primo nome del cabinet, erano le iniziali dei nomi di coloro che erano attorno a Carlo II.

Inizialmente i gabinetti non erano formati da bipartitismo perché erano chiamati dal sovrano in base alla

fiducia che lui aveva verso di loro.

Con il tempo si stabilizza il ruolo del cabinet e sempre di più si evidenzia la centralità del Primo ministro

(Whig, puritani scozzesi e Tories cattolici irlandesi, infatti questi erano nomi dispregiativi).

Il primo ministro, in particolare Walpole è noto perché aveva legami molto stretti con la Camera dei

comuni, dominava i lavori parlamentari. Oggi ci sono ministri chiamati leader of the House, in quanto sono

coloro che permettono la corretta funzione dei lavori parlamentari per il primo ministro che non può

occuparsi di tutto.

Nel cabinet ci sono diversi collaboratori tra i quali uno dei più importanti è il Lord Chancellor, oggi

chiamato ministro della giustizia. Il suo nome antico perché era il Cancelliere, quindi un religioso che

gestiva l’equity (amministrava sotto un profilo morale la giustizia).

Tra 1873-1875 si uniscono le corti di Equity con quelle di Common Law.

Un altra figura è il Chancellor of the Shepper, cioè il cancelliere dello scacchiere, la corte tributaria di

Westminster, chiamato così perché nel Medioevo si contava con il pallottoliere e assomigliava ad una

scacchiera.

Questa sono organi di natura amministrativa, come i nostri con portafoglio.

Ciò che ha veramente portato in auge il Primo ministro è lo stretto rapporto tra la sua persona e

l’elettorato. Egli è legittimato dalle elezioni. Si fa risalire al 1832, perché su 20 milioni di persone, votano

400000.

“Rotten borrows”, I “borghi rotti” cioè le cittadine azzerate a causa delle rivoluzioni industriali, mentre delle

città diventate molto grandi non aveva rappresentanza, nel 1832 questo problema viene risolto.

Con il tempo si passa da 400000 a 1 milione persone votanti, prima furono inclusi gli artigiani dei borghi

poi si passa ai contadini delle contee.

Nel 1918 c’è il suffragio universale maschile e per alcune donne ricche fino ad arrivare a quello universale

nel 1928.

Con questo sistema il Primo ministro è proprio il monarca elettivo.

PARLIAMENT

Le Camere parlamentari sono dei Comuni (verde) e dei Lords (rossa).

La struttura stessa ci dice la forma di governo ed elettorale, perché ci sono 2 grandi partiti politici (con

quelli più piccoli che hanno funzione di cerniera).

In fondo c’è lo speaker, perché all’inizio diceva al sovrano ciò che succedeva nelle camere.

Egli viene eletto tra i deputati, ma una volta eletto (molto spesso è riconfermato anche se del partito che

ha perso le elezioni) interrompe tutti i rapporti con il partito di appartenenza, non partecipa a

manifestazioni, non va a mangiare con i compagni,…

standing orders

Egli dà gli che completano il diritto parlamentare scritto inglese.

Quando inizia la sessione parlamentare lo speaker entra nel suo baldacchino, ma è preceduto da uno che

porta una mazza, regalata dall’Australia. La mazza simboleggia la dignità della Camera dei comuni, perché

servant of the Crown

all’inizio era alleato della corona, anche se con il tempo da diventa parte della

camera, anche a volte a rischio della sua vita.

La mazza serviva per proteggere lo speaker dalla corona. Infatti prova la sua terzietà rispetto alle

dinamiche partitiche.

La destra dello speaker è occupata dal governo, il primo banco occupato dagli esponenti del governo,

back banchers,

dietro ci sono gli cioè gli altri esponenti del partito.

A sinistra c’è l’opposizione di sua maestà: l’opposizione ha un potere costituzionale molto importante. Ci

sono 2 question time settimanali che mettono in discussione il governo.

Questo fa si che ci sia un dibattito continuo all’interno della camera, anche con casi di riottosità.

Shadow cabinet, il governo ombra, è il diritto di opposizione maggioritario: chiamato così perché di fronte

al vero governo e che magari alle elezioni successive può diventare un real cabinet.

opposizione leale.

Il Primo ministro inglese sa che ha davanti a sé una

Potrebbe anche non esserci lo speaker a guidare la camera quando si riuniscono in Whole House, lo

speaker è molto rigido ed è stato paragonato ad un giudice di Common Law e quindi per ovviare alla

troppo rigidità utilizza questo metodo.

Lo speaker viene fatto uscire e si viene messo un chair man, un sorta di presidente e la mazza è messa su

una tavola centrale.

La camera qui ha dei meccanismi molto più informali e qui il parlamentare può parlare anche più volte

nella stessa discussione cosa che con lo speaker non si può fare.

Sono in 650, ma il minimo legale è 40, anche perché non ci sarebbero posti per tutti in aula.

E’ un’assemblea che si basa su un meccanismo imperfetto biparititico.

Alla fine del 1200 si definisce la struttura del Parlamento inglese (Model parlament 1295, la Camera dei

Comuni, quindi le persone comuni e la Camera dei Lords).

Questo bicameralismo fa perno sull’esistenza su una classe commerciale delle città, nella Camera dei

Comuni, mentre nell’altra i Lords (fino al 1999 dopo una storica riforma che riduce il numero, prima erano

più di mille persone).

I Lords erano quelli spirituali, i vescovi più anziani e gli arcivescovi di Canterbury e York (spiritual Lords),

poi c’erano poi più di mille “pari” che avevano una carica ereditaria.

C’erano anche i Law Lords, circa 21, che facevano parte del settore giuridico che rendeva la C Camera dei

Lord la Corte suprema inglese.

Un’altra parte importante erano i pari che lo erano diventati per diritto proprio, ma che quindi non

potevano passarla per eredità ai figli (erano circa un centinaio di persone), erano un po’ come i senatori a

vita: grandi intellettuali scienziati o grandi polirtici. Erano nominati dal sovrano.

AFTER 1999

Durante il governo del premier Blair ci fu un’importante riforma: si sono ridotti drasticamente i componenti,

si arriva a solo 92 pari che devono essere decisi tra coloro che hanno la carica ereditaria.

Scompaiono anche i Law Lords, che fanno parte ora della Supreme Court.

camera di riflessione.

Oggi sono circa 800 e la maggior parte sono a vita, è una sorta di

Così gli inglesi si sono avvicinati al parlamentarismo continentale, la stessa UE lo ha chiesto: fare la

divisione dei poteri (non sia Supreme court che camera parlamentare).

Viene anche modificata la carica del Lord Chancellor su questa scia, oggi è solo un ministro di grazia e

giustizia, ma prima del 2003 (2005 creazione della Supreme court) era anche il presidente della Camera

dei Lords (speaker) e faceva parte anche dei Law Lords.

Si è formalizzata la distinzione dei poteri dello stato, nonostante il sistema inglese funzionasse benissimo.

I giudici in Inghilterra fanno parte del sistema in quanto selezionati tra i più importanti avvocati da

commissioni indipendenti (tra i barrister, avvocati che hanno la possibilità di patrocinare nelle corti

superiori, si parla dei grandi studi londinesi, un sistema completamente diverso dal nostro che collega i

giudici con l’amministrazione/funzionario dello stato). Questi sono in carica salvo impeachment fatto dal

Parlamento.

Il cancelliere (parte del governo) sceglieva anche i giudici della stessa Corte superiore cosa per noi

inammissibile perché abbiamo addirittura un CSM che permette ai giudici di autocontrollarsi.

I giudici sono i paladini della libertà nel diritto inglese, salvo ovviamente se ci sono problemi procedere

con l’impeachment, cosa che però non è quasi mai accaduta.

Formalmente c’è stata una confusioni di poteri, ma nonostante ciò il sistema era efficiente proprio grazie

alla cultura e alla mentalità giuridica inglese.

Riformare la Camera dei Lords è sempre stato il motto da secoli del partito laburista.

La riforma del 1999 doveva essere solo un primo step del cambiamento, però alla fine è prevalsa l’idea

che fosse importate mantenerla, qui infatti traspare il binomio tradizione/innovazione del partito inglese.

Il bicameralismo inglese è ovviamente disparitario, anche se solo di recente si sono molto limitate le

prerogative della camera alta.

Parliaments Act

Con 2 si cambia la finzione della seconda camera (fino al 1911 aveva le stesse funzioni

della camera bassa). Money

Si dava la possibilità alla Camera dei Comuni di approvare da sola le leggi e gli atti sulla spesa, i

Bills (Bill è un progetto di legge).

Se la Camera dei Lords si oppone questo progetto di legge, questa entra in vigore dopo un mese se

approvata dalla Camera dei Comuni. Per altre leggi la Camera dei Lords può bloccare per un anno la

legge, ma se dopo l’anno la Camera dei Comuni riapprova allora la legge entra in vigore.

Non ha rapporti con il governo sulla fiducia.

Oggi c’è ancora un dibattito su come debba essere modificata la camera, anche perché forse va bene

così. Infatti è una camera molto efficace (select commities, commissioni speciali che hanno competenze

per materie, ce n’era che era dedicato all’UE, diviso in varie sottocommissioni).

Oggi ci sono solo pochi veri Lords che fanno parte della camera, sono quasi tutte persone di alto profilo

(solo il primogenito diventa Lord).

Questa camera controlla assiduamente la produzione legislativa ed è stata molto efficace, ma anche la

commissione su scienza e tecnologia è molto valida.

Potrebbe sembrare di poco conto perché sterilizzata politicamente, ma in realtà è molto utile per lo

scrutinio attento sulla legislazione.

Come funziona il procedimento legislativo e le commissioni?

L’ordinamento inglese è sempre stato poco pregno di commissioni, anche perché loro preferiscono avere

poche persone nella camera. Preferiscono votare a Whole House, ma anche perché sono comunque

pochi.

Fino agli anni ’70 le commissioni contavano poco.

standing commities,

Fino al 2006 c’erano le commissioni permanenti fino a un certo punto perché

vengono rinnovate ad ogni legislatura perché lo speaker lo vuole (e sono formate come le nostre, quindi

delle 3 letture

nel rispetto delle opposizioni). Il sistema di produzione legislativa è che viene direttamente

pro forma

dal Medioevo dove molti non sapevano scrivere, la prima è solo (solo il titolo), la seconda è

quella fondamentale perché la camera si riunisce per decidere se quella legge debba andare avanti o no. I

principi della legge quindi non vengono dibattuti in commissione come da noi, ma davanti a tutta la

camera. Se è necessario meglio definire i contenuti allora si passa da commissione. Quelle standing oggi

si chiamano anche general, e non sono divise per materia, ma sono solo permanenti perché rinnovate dal

speaker (vengono denominate con le lettere dell’alfabeto).

La fase in commissione si conclude con la relazione nella camera (terza lettura), quindi è sempre in

secondo piano rispetto alla camera plenaria.

deparmental commities

Più significativi sono i sviluppati soprattutto con la Tatcher, si occupano dei singoli

ministeri infatti sono dello stesso numero dei ministeri. Non fanno parte molto del processo legislativo, ma

sono molto più simili alle nostre commissioni d’inchiesta con la differenza che sono permanenti,

monitorano l’esecutivo.

Sono formate solo da una decina di persone (rispetto alle altre che sono formate da una 50 persone).

Sono molto efficaci perché non sono proprio sotto il giogo della maggioranza.

Generalmente la Camera dei Comuni segue molto il suo Primo ministro, ma non è solamente ratificatoria

perché hanno strutture interne molto efficace.

La camera dei Lords non ha queste commissioni di monitoraggio e nemmeno quella general, ma utilizza

molto più il meccanismo della Whole House.

SISTEMA DELLE FONTI

Conosce non solo fonti di natura parlamentare, ma anche di fonte governativa che sono molto simili ai

nostri decreti di legislazione delegata. Si chiama con l’introduzione dello Statutory Instruments Act 1946,

Stautory, il principale strumento di legislazione delegata.

Non esiste molto l’idea del decreto legge (solo in Spagna e Grecia), ma è più simile a un decreto legislativo

e nasce nel 1946. La delega però non è come da noi a tutto il consiglio dei ministri, ma al singolo ministro


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilalilli02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Pubblico Comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Iacometti Miriam.

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