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Appunti di Diritto Privato

Appunti di diritto privato basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Iorio dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Iorio

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ESTRATTO DOCUMENTO

MOTIVI ILLECITI:

- il motivo (ragioni soggettive) è irrilevante nel contratto

 è rilevante solo in alcuni casi (art. 1345, c.c.)

[determina la nullità del contratto]: quando

a) è illecito

b) esclusivo del contratto

c) comune ad entrambe le parti

* es. un soggetto dà in locazione il suo appartamento ad un’altra

persona.

Quest’ultima paga un canone di mercato al mese

o Per quale motivo la persona ha preso in affitto

l’appartamento?

- perché vuole organizzare il gioco d’azzardo (= motivo

illecito, perché non regolamentato)

 il contratto è valido, perché il motivo illecito NON è

comune ad entrambi i contraenti

* es. un soggetto dà in locazione il suo appartamento di 30 mq, ad

una persona, per un canone di locazione pari a 30 mila Euro

al mese

in tale appartamento, il soggetto organizza una bisca

clandestina

 il contratto è nullo perché il motivo è illecito in capo ad

entrambi le parti (= potrebbe esservi stata una

compartecipazione ad un’attività illecita)

- il prezzo elevato del canone è la PROVA di un’attività

illecita comune ad entrambi le parti

- CAUSE DI ANNULLAMENTO:

- INCAPACITA’ LEGALE: è annullabile il contratto stipulato in una

situazione di incapacità legale (minorenne, emancipato, interdetto,

inabilitato, soggetto sottoposto all’amministrazione di sostegno)

o A chi spetta la legittimazione ad impugnare?

a) ai rappresentanti: tutore, curatore, genitori

b) al minorenne stesso: una volta raggiunta la minore età, sempre che

sia capace di intendere e di volere

c) eredi o aventi causa del minorenne (= coloro che hanno ragioni di

diritto, nei confronti del soggetto incapace)

- Qualche precisazione sui minorenni:

1) Il contratto del minore NON può essere annullato se il minore ha,

con raggiri, occultato la sua minore età (art. 1426, c.c.)

2) Sono validi alcuni contratti della vita quotidiana: in questi casi

si ritiene che il minore agisca su incarico (ossia in

rappresentanza) dei genitori (art. 1389, c.c.)

 il rappresentante, per poter concludere validamente un contratto,

è sufficiente che abbia la capacità di intendere e di volere nel

momento in cui compie l’atto

- INCAPACITA’ NATURALE: è l’incapacità a contrarre, in quanto manca

la capacità di intendere e di volere, al momento della conclusione

del contratto

- gli atti unilaterali sono annullabili solo se si prova che

dall’atto deriva un grave pregiudizio (art. 428, I co., c.c.)

- i contratti sono annullabili solo se si prova, oltre al

pregiudizio per l’incapace, anche la malafede dell’altro

contraente:

- che conosceva lo stato di incapacità

- o avrebbe potuto accertarlo con l’ordinaria diligenza

(art. 428, II co., c.c.)

* es. per festeggiare un evento, un soggetto va al ristorante, si

ubriaca e uscendo dal ristorante conclude un contratto.

Al soggetto viene venduta un’enciclopedia a 20 mila Euro.

Il contratto è annullabile, perché la controparte, al

momento della conclusione del contratto, avrebbe potuto

riconoscere che il soggetto era incapace di intendere e di

volere

 vi è anche un grave pregiudizio economico per la persona

! se, però, NON vi è la conoscenza o la conoscibilità dell’incapacità:

il contratto anche se è concluso da una persona incapace di intendere

e di volere rimane valido, perché l’ordinamento regola

il principio dell’affidamento alla conclusione del contratto

- VIZIO DEL CONSENSO:

- ERRORE: può essere di due specie: errore vizio o ostativo

 errore vizio: è la falsa rappresentazione della realtà, che induce

un soggetto a dichiarare una volontà, che altrimenti non avrebbe

dichiarato

- in primo luogo, l’errore vizio, per condurre all’annullamento,

deve essere essenziale

Art. 1428, c.c.: è essenziale l’errore determinante del volere,

tale per cui il contraente, se non fosse incorso in errore, non

avrebbe concluso il contratto

Art. 1429, c.c.: l’errore è essenziale se cade:

a) sulla natura o sull’oggetto del contratto:

- un soggetto crede di concludere un contratto societario

(ha scopo di lucro), invece conclude un contratto

associativo (NON ha scopo di lucro)

b) sull’identità o sulla qualità dell’oggetto:

- un soggetto pensa di acquistare un certo terreno, invece

gliene viene venduto un altro (= errore sull’identità)

- un soggetto pensa di acquistare un mobile del ‘700, invece

il mobile è moderno (= errore sulla qualità dell’oggetto)

* NON conduce all’annullamento del contratto, l’errore sul VALORE DEL

BENE:

* es. un soggetto acquista una penna, pagandola 80 Euro, pensando che

il valore sia tale. Successivamente, il soggetto si accorge che

un altro negoziante venderebbe la stessa penna a 50 Euro.

L’errore sul valore del bene NON ha rilievo: chi vende un bene

può fare, tendenzialmente, il prezzo che vuole

c) sull’identità o sulle qualità personali dell’altro

contraente:

- un soggetto pensava di concludere il contratto con Mario

Rossi, invece lo conclude con Giuseppe Bianchi

- un soggetto pensava che il contraente con cui ha concluso

un contratto, fosse una persona ricca, invece ha solo

debiti (= errore sulle qualità economiche della persona)

d) sui motivi del contratto, se si tratta di errore di diritto:

- i motivi NON hanno rilievo nel diritto contrattuale

- MA hanno rilievo quando i motivi sono ILLECITI e COMUNI ad

entrambe le parti

- l’errore di diritto si ha quando il motivo è

caratterizzato da una non o erronea conoscenza di una

norma di diritto

* es. un soggetto acquista un terreno, per il motivo di

costruirci.

Leggendo il piano regolatore generale in modo

sbagliato, il soggetto ritiene che il terreno sia

edificabile (= invece è un terreno agricolo)

il contratto è annullabile, perché si è sbagliato

sulla lettura erronea della norma

- in secondo luogo, l’errore vizio, per consentire l’annullamento,

deve essere anche riconoscibile dall’altro contraente:

- cioè, se l’errore è tale, che una persona di normale diligenza,

tenuto conto delle circostanze, avrebbe potuto rilevarlo

(art. 1431, c.c.)

* es. un soggetto è un imprenditore alberghiero, acquista un

piccolo terreno sul mare. Si sbaglia, perché ha letto male

il piano regolatore e quel terreno NON è edificabile.

Tale errore è riconoscibile?

Sì, quindi il contratto è annullabile

 errore ostativo: è il lapsus, lo sbaglio della persona

- la dichiarazione di volontà è perfetta, NON vi è uno sbaglio

- è l’errore che cade, anziché sulla formazione della volontà:

- sulla sua esterna dichiarazione

- oppure è l’errore commesso dalla persona o ufficio incaricato

di trasmettere la dichiarazione: si afferma una cosa

contraria, rispetto a quella che si voleva dire

- è equiparato all’errore vizio (art. 1433, c.c.): con la

conseguenza che esso può portare all’annullamento del contratto

solo se riconoscibile dall’altro contraente

* es. presso uno studio legale, arriva una proposta contrattuale

di un amico dell’università dell’avvocato.

L’amico propone di acquistare una stampante di ultima

generazione al prezzo di mille Euro

l’avvocato legge la proposta, ma rifiuta; l’avvocato,

comunque, dà l’incarico alla sua segretaria di scrivere

una lettera di risposta

la segretaria, rappresentante dell’avvocato, scrive la

lettera, dicendo che acquista la stampante

il contratto è concluso, perché l’accettazione è giunta al

proponente

 è stata manifestata una volontà che è antitetica,

rispetto a quella effettiva, vi è stato uno sbaglio

o è riconoscibile l’errore?

- NO, non è possibile, quindi il contratto è valido (=

perché si vuole tutelare il principio dell’affidamento)

* manca la volontà, MA il soggetto ha accettato di immettere nel

traffico giuridico una dichiarazione negoziale, assumendosi tutti gli

oneri che derivano da essa

* es. si riceve una proposta per l’acquisto di una stampante,

al costo di mille Euro.

l’avvocato accetta la proposta e incarica la sua

segretaria a scrivere una dichiarazione, in cui, per

errore inserisce una cifra in più al valore del prezzo.

Il proponente riceve la risposta, che si rivela essere

una controproposta e accetta.

Il contratto NON è valido, perché chiunque è in grado di

comprendere che vi è stato un errore, perché il costo è

molto alto

- DOLO:

- è inteso come vizio del consenso, in un senso corrispondente al

concetto comune di “inganno”

- in questo caso, il contraente (a differenza di quello che accade

nell’errore-vizio, in cui la controparte non compie niente per

ingannarci)

 è indotto in errore dai raggiri utilizzati dall’altro contraente

o dal terzo

- può essere:

- determinante (art. 1439, c.c.):

- il contratto è annullabile

* es. una persona vende un maglione, rappresentato in una

fotografia, in lana.

Il soggetto non avrebbe mai concluso un contratto per

l’acquisto di un maglione di lana sintetica: il contratto

è annullabile

- incidente o incidentale (art. 1440, c.c.)

- il contratto è valido

- MA il contraente ingannato può chiedere i danni

- la parte avrebbe COMUNQUE concluso il contratto, ma se non ci

fosse stato il raggiro, l’avrebbe concluso a condizioni

diverse (= a prezzo diverso)

* es. un soggetto ha un ristorante e necessita forniture di

olio.

Acquista olio e gli si fa credere che si tratta di olio

extra vergine.

Quell’olio viene pagato con una certa somma.

Successivamente, si accorge del raggiro e se il soggetto

avesse compreso immediatamente l’inganno, avrebbe

comprato l’olio ad un prezzo inferiore

in questo caso il contratto rimane valido, ma la vittima

del dolo, ha diritto al risarcimento del danno:

quantificabile nella differenza di prezzo, che è stata

pagata

 a seconda che i raggiri siano determinanti o meno del consenso

- Il raggiro del terzo, per comportare l’annullamento del contratto,

deve essere noto (non semplicemente riconoscibile) al contraente

che ne ha tratto vantaggio (art. 1439, II co., c.c.)

* es. un soggetto deve concludere un contratto di mutuo con la

banca.

La banca chiede le sue credenziali. Ma non ha capacità

patrimoniale, quindi interviene un terzo.

Il terzo scrive una lettera alla banca, in cui dichiara che

il soggetto che sta domandando un mutuo ha capacità

patrimoniale viene compiuto un inganno, a seguito del quale

la banca sarà indotta a chiudere il contratto

l’inganno è compiuto da un terzo ed è annullabile, sempre che

il contraente conoscesse l’inganno

- NON è causa di annullamento il dolus bonus:

 è l’esagerata vanteria delle qualità del proprio bene o della

propria abilità professionale (“questa stoffa è indistruttibile”;

“questo medicinale stronca il raffreddore al primo insorgere”)

 su questo si basa tutta la maggior parte della PUBBLICITÀ

- non può essere annullato un contratto per dolus bonus, perché si

ritiene che una persona di normale intelligenza comprenda che tale

affermazione è fatta solo con intento pubblicitario, NON per

ingannare

- VIOLENZA MORALE (= MINACCIA)

- nozione: è una minaccia di un male ingiusto, che deriverà se il

soggetto minacciato non stipulerà il contratto (art. 1427, c.c.)

- la volontà c’è, MA non è autonoma

- differenza con la violenza fisica: nel caso in esame si vuole

costringere ad una dichiarazione di volontà

- preferisco firmare il contratto, piuttosto che subire un’altra

conseguenza

- nella violenza fisica NON vi è minimamente la volontà

- il male minacciato può essere un male che riguarda:

1. la persona (vita, integrità fisica)

2. o i beni del contraente

3. oppure la persona o i beni degli ascendenti o dei discendenti

o Cosa succede se il male riguarda i parenti collaterali, gli affini o

coloro che non sono legati da vincoli di consanguineità?

- subentra la “prudente valutazione” del giudice (art. 1436, c.c.)

- è il giudice che deve capire se vi era un vincolo affettivo, da

giustificare la minaccia subita

- il male minacciato deve essere ingiusto (art. 1435, c.c.)

* es. di male minacciato non contrario al diritto

il cliente della banca “minaccia” di lasciare l’istituto se

non gli vengono fatte condizioni più favorevoli

- altra applicazione del concetto (art. 1438, c.c.): la minaccia

di far valere un diritto è causa di annullamento, solo se

diretta a realizzare un vantaggio ingiusto

* es. contratto di lavoro tra il datore e un dipendente.

Il lavoratore subordinato inventa un brevetto. Il datore

di lavoro si rivolge al lavoratore e lo minaccia

dicendogli che, se non gli cede il brevetto, lo licenzia.

Può farlo perché vi è un esubero (= sussistono i

presupposti di legge per il licenziamento)

- il male minacciato deve essere notevole (art. 1435, c.c.): tale

cioè da impressionare una persona sensata (= l’uomo medio), avuto

riguardo all’età, al sesso, alle condizioni personali

* es. un soggetto va da un altro e afferma che, se non conclude il

contratto, in cui si deve assumere l’obbligo di pagare un

milione di Euro, sennò riceverà una spinta.

È una minaccia tale che NON impressiona una persona, che si

trova in buona salute e non ha difficoltà a rispondere a

tale minaccia [= NON ha la caratteristica della

notevolezza]

MA, se si dovesse trattare di una persona anziana, cui viene

rivolta la stessa minaccia, il soggetto è malfermo e sa che

se dovesse cadere, potrebbe farsi male

 quindi la stessa minaccia rapportata a soggetti diversi,

può avere una valenza diversa

- La violenza, come i raggiri, può provenire da un terzo:

(art. 1434 c.c.)

- MA a differenza del dolo: NON occorre che la violenza del terzo

sia nota al contraente che (anche inconsapevolmente) ne ha tratto

vantaggio

* es. un soggetto si trova ad acquistare una casa, ad un certo

punto comincia a subire delle minacce.

La persona spaventata vende la sua abitazione. L’acquirente

NON sa nulla della minaccia; ciò nonostante il contratto è

annullabile perché si ritiene che la violenza morale sia

peggiore del dolo.

Il timore riverenziale non è causa di annullamento del contratto

(art. 1437 c.c.): è quella situazione di semplice soggezione, che una

persona ha nei confronti dell’altra, perché questa è un personaggio

famoso, ha un certo ascendente

7° CASO

Una persona si trova in una certa regione d’Italia e riceve una proposta

contrattuale, per la conclusione di un contratto di appalto.

A seguito della proposta contrattuale, la persona NON intende concludere

contratto. Il proponente NON ha concluso l’affare.

Pochi minuti dopo, bussa alla porta della persona, che ha rifiutato la

proposta, un soggetto che non dice nulla di specifico, ma è conosciuto

come un capomafia.

Il capomafia afferma di aver saputo che la persona NON ha concluso il

contratto.

La persona spaventata da tale visita, conclude il contratto.

o Il contratto è valido o annullabile?

- il Tribunale di Palermo ha deciso che in questa fattispecie si è

davanti ad una minaccia: questa non deve essere realizzata con delle

formule e delle parole specifiche, ma dipende dalle circostanze.

LE CONSEGUENZE DELLA NULLITÀ E DELL’ANNULLAMENTO:

- Almeno 5 differenze sussistono fra nullità ed annullamento:

- il contratto NULLO è un contratto INVALIDO

- il contratto ANNULLABILE è un contratto VALIDO

• Azione giudiziale di dichiarazione di nullità : spetta a chiunque ne

abbia interesse

- quando viene concluso un contratto tra due persone, chiunque ne

abbia interesse può impugnare il contratto concluso tra parti

diverse e far sì che il giudice lo dichiari nullo

Azione giudiziale di dichiarazione di annullamento: spetta soltanto

alla parte a favore della quale è prevista l’annullabilità

- per far dichiarare annullato un contratto, l’azione spetta solo

alla parte a favore della quale è prevista l’annullabilità

• La nullità può essere rilevata d’ufficio

- quando il giudice, in un giudizio civile, si accorge che il

contratto, portato in giudizio dalle parti, è nullo (mancante di

causa, accordo, oggetto impossibile), può pronunciare la nullità

del contratto anche se NON esiste una specifica domanda delle

parti

L’annullamento NON può essere rilevato d’ufficio

- occorre dunque una specifica domanda della parte legittimata)

• L’azione di nullità è imprescrittibile

- è possibile impugnare un contratto, quando questo è nullo, senza

limiti di tempo, dalla conclusione di esso

L’azione di annullamento è soggetta a prescrizione di cinque anni

(art. 1442, c.c.)

- un soggetto NON può più andare davanti al giudice, dopo che sono

passati 5 anni dalla conclusione del contratto

a) l’azione si è prescritta e il giudice respingerà la domanda

- se si agisce con l’azione davanti al giudice, lo si può fare

entro 5 anni;

ma, se qualcuno propone una domanda ed il soggetto ricopre il

ruolo di convenuto, si può obiettare che il contratto è

annullabile, senza limiti di tempo

- è soggetta a prescrizione l’azione, MA non l’eccezione

• La sentenza che dichiara la nullità è retroattiva, rispetto alle

parti ed ai terzi:

- è come se il contratto NON fosse mai stato stipulato

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita con cui

acquista un appartamento.

In base a tale contratto, pensa di essere diventato

proprietario.

Il proprietario, con tale appartamento può fare ciò che

vuole, tra cui venderlo.

Se dovesse intervenire una sentenza che dichiara la nullità

del primo contratto di compravendita, il contratto NON ha

effetto tra le parti.

Quindi anche la seconda compravendita è nulla (priva di

effetti).

Il soggetto ha venduto un bene non suo.

La sentenza che dichiara l’annullamento è retroattiva tra le parti,

mentre per quel che riguarda i terzi [coloro che non hanno concluso

il contratto] è retroattiva per coloro che sono in mala fede, ossia

che conoscevano o potevano conoscere le cause di annullamento

(art. 1445, c.c., che dà ulteriori specificazioni)

- di fronte ad una sentenza che annulla il contratto, quest’ultimo è

privo di effetti tra le parti; mentre per quanto riguarda i terzi,

l’inefficacia vale solo per coloro che sono in mala fede

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita, che è

annullabile (entro 5 anni), perché è stata minacciata la

controparte.

Chi acquista la casa, a sua volta rivende la casa.

Il secondo compratore NON conosceva, la causa di

annullamento del contratto, ma era in buona fede (= il suo

acquisto è salvo)

- il contraente in buona fede rimarrà proprietario, anche se

il primo contratto di compravendita è stato annullato

il principio che sta dietro a questa norma è quello

dell’affidamento della controparte e della tutela della

libera circolazione della ricchezza

4) Ancora qualche osservazione:

- gli effetti drastici della nullità, invero, possono essere

temperati dall’applicazione dei principi sull’acquisto a titolo

originario (regola del possesso vale titolo e della usucapione)

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita nel

1980.

ad un certo punto, un altro soggetto afferma davanti al

giudice che il precedente contratto di compravendita era

nullo.

A cascata, anche il secondo contratto dovrebbe essere

nullo.

Si perde dunque il diritto di proprietà.

 per temperare questi drastici effetti della nullità, il nostro

ordinamento introduce la regola dell’USUCAPIONE:

- se un soggetto ha il possesso continuato e indisturbato di un

determinato bene, per un certo numero di anni:

- bene immobile (casa, terreno): periodo di 20 anni

 il soggetto diventa proprietario di quel bene, per

usucapione

* es. vi è un terreno incoltivato.

Sicuramente vi è un proprietario, ma questo si

disinteressa del terreno (= libertà di non far nulla)

Arriva un soggetto e incomincia a coltivare quel

terreno, e per molti anni nessuno reclama che è su un

terreno altrui

Dopo il 21° anno, il proprietario affermerà che il

soggetto ha considerato il terreno come suo, ma non lo

era; nonostante ciò, però il soggetto potrà affermare

che anche se il terreno non fosse suo, avendolo

coltivato per 20 anni ora è diventato suo, per

usucapione

 quindi il proprietario originario perde la proprietà

* il nostro ordinamento introduce l’usucapione, per diverse ragioni, ma

le più evidenti sono:

- che si vuole assicurare un utilizzo razionale ed effettivo di un bene

 se un soggetto NON utilizza per diversi anni un bene, è giusto che

qualcun altro lo utilizzi e ne diventi proprietario

- che si vuole tutelare l’affidamento nella conclusione del contratto

 per NON rischiare di perdere il bene NON viene concluso il

contratto, perché si ha paura (= è contro la circolazione della

ricchezza)

 se si conclude un contratto, anche se il precedente contratto è

nullo, il soggetto continuerà, comunque, ad essere proprietario

perché opera la regola dell’usucapione

• Il contratto annullabile è convalidabile, con l’effetto di sanare

il contratto e di precludere l’azione di annullamento

(art. 1444, c.c.)

- la convalida espressa o tacita

Il contratto nullo è invece convertibile (art. 1424, c.c.):

ciò accade quando un contratto nullo, come un contratto di un dato

tipo, presenta i requisiti (di forma e di sostanza) di un diverso

tipo

 il contratto nullo può essere convertito in un altro contratto

* es. il contratto di enfiteusi (godimento del terreno per un

certo numero di anni) è nullo quando è ultraventennale,

perché la legge esclude che si possa concludere un

contratto di enfiteusi per un termine superiore a 20 anni

[= contrario a norma imperativa]

tale contratto può essere convertito in un tipo

contrattuale diverso: * es. contratto di locazione

ventennale

IL TERMINE E LA CONDIZIONE:

- sono elementi accidentali (= volontari), che le parti sono libere di

inserire nel contratto

1. Il TERMINE: è l’indicazione del tempo, in cui il contratto avrà

efficacia e produrrà effetti (= far nascere le obbligazioni o

trasferire la proprietà di un bene, o entrambe)

- può essere:

- iniziale viene concluso un contratto di locazione, in cui si

stabilisce che il termine iniziale di tale contratto

sarà il 1 gennaio 2017

= è stato concluso un contratto valido, ma ancora NON

efficace

- o finale viene stabilito che il contratto avrà efficacia

subito, ma ha un termine finale stabilito

2. La CONDIZIONE

o Cos’è la condizione?

- è un avvenimento futuro ed incerto, al verificarsi del quale:

- è subordinata l’iniziale efficacia del contratto

(= condizione sospensiva)

*es. un soggetto vende la sua automobile, a condizione che un

altro riesca a laurearsi in giurisprudenza (= condizione

sospensiva)

il contratto avrà efficacia solo quando si verificherà un

o avvenimento futuro e incerto

- oppure la cessazione degli effetti del contratto

(= condizione risolutiva)

* es. oggi, un soggetto conclude un contratto di locazione, sotto

la condizione che l’anno prossimo, venga trasferito per

lavoro e quindi il contratto perderà efficacia

- la condizione può essere:

- casuale (= indipendente dalla volontà delle parti)

- viene concluso un contratto, ma le parti sono d’accordo che

tale contratto si scioglierà se l’anno successivo il Governo

emanerà quel determinato decreto legislativo

- o potestativa (= dipendente dalla volontà delle parti)

- viene concluso un contratto di locazione, ma le parti sono

d’accordo che quel contratto sarà sciolto se l’anno successivo,

una parte si trasferirà per lavoro

Tuttavia la condizione meramente potestativa rende nullo il contratto

(art. 1355, c.c.)

- ciò accade quando la condizione DIPENDE DAL MERO ARBITRIO DI UNA

PARTE

* es. il contratto si scioglierà se e quando un soggetto lo vorrà.

- mero ‘capriccio’ di una parte

1. perché il contratto è nullo?

- perché non si ha una concreta, effettiva volontà del soggetto,

che il contratto abbia determinati effetti

- qualora la condizione (sospensiva o risolutiva) sia contraria a

norme imperative, ordine pubblico e buon costume il contratto è

nullo (art. 1354, I co., c.c.)

* es. Un soggetto dona il suo patrimonio, sotto la condizione che

gli eredi non si sposeranno.

La donazione è valida fin da subito, però si scioglie se si

verifica tale avvenimento futuro e incerto.

Tale condizione è contraria a qualcosa oppure no?

- la sfera dei diritti personalissimi, tra cui la libertà di

sposarsi oppure no, viene violata e non è trattabile

attraverso un contratto

- una condizione di questo tipo è contraria ai principi di

ordine pubblico

- la condizione può essere impossibile:

- impossibilità assoluta: perché teoricamente, l’avvenimento futuro

e incerto NON vi sarà mai

* es. un soggetto vende la sua casa a condizione che l’altra

persona toccherà il cielo con un dito (= condizione che non

si può verificare scientificamente)

- impossibilità concreta: in concreto, è impossibile che si

verifichi tale avvenimento futuro e incerto

* es. un soggetto dona la sua abitazione, a condizione che l’altra

persona entro un anno correrà i 200 m in 12 secondi (=

condizione impossibile)

- la condizione sospensiva impossibile rende nullo il contratto

* es. un soggetto vende il suo bene, a condizione che l’altra

persona riuscirà a correre la maratona di 42 km in 20 minuti

 il contratto è nullo, perché la condizione è sospensiva e

impossibile

- la condizione risolutiva impossibile si ha per non apposta

* es. un soggetto vende la sua casa, ma il giorno in cui l’altra

persona toccherà il cielo con un dito, il contratto sarà

sciolto

 la condizione è impossibile e il contratto rimane valido

(art. 1354, II co., c.c.)

* durante la pendenza della condizione le parti hanno l’obbligo di

comportarsi, secondo BUONA FEDE (art. 1358, c.c.): con correttezza e

diligenza [rif. alle obbligazioni]

- occorre cooperare per realizzare gli interessi contrapposti

- ciò vuol dire che se la condizione NON si avvera, per causa

imputabile ad una delle parti il contratto rimane efficace

_ LA SIMULAZIONE _

*es. quando un giocatore di calcio simula qualcosa in area di rigore,

fa credere una cosa diversa da quella che realmente è: in modo

tale, che ottenga un calcio di rigore

- nozione: è la situazione in cui i contraenti creano, con la propria

dichiarazione, solo la parvenza esteriore di un contratto,

di cui non vogliono gli effetti, oppure creano la parvenza

esteriore di un contratto diverso da quello voluto

(artt. 1414-1417, c.c.)

- si distingue:

- la simulazione assoluta

- ricorre quando le parti concludono un contratto e, con separato e

segreto accordo (detto controdichiarazione), dichiarano di non

volerne alcun effetto.

* es. un soggetto conclude una compravendita con la sua

controparte contrattuale

in realtà, non vuole trasferire la proprietà della sua

abitazione

il notaio scrive il contratto perfetto: il soggetto,

però, si mette d’accordo con la controparte, scrivendo

una dichiarazione

 in cui si afferma che il contratto di compravendita,

che è stato concluso è simulato: manca la volontà

* viene messa in atto tale simulazione, perché il soggetto vuole che:

- quando viene il creditore (es. Fisco) a chiedere il pagamento di

500 mila Euro (perché in debito), in questo modo può dimostrare di

essere privo di patrimonio

 tale situazione viene compiuta per frodare qualcuno e non pagare i

crediti

- e la simulazione relativa

- si ha quando le parti creano l’apparenza di un contratto diverso

da quello che essi effettivamente vogliono: si hanno dunque due

contratti (quello simulato e quello dissimulato).

- le parti vogliono effettivamente un contratto:

- ma vogliono o un TIPO CONTRATTUALE DIVERSO

- oppure vogliono il CONTRATTO DI QUEL TIPO, ma di CONTENUTO

DIVERSO

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita, ma in

realtà è d’accordo con la controparte che, il contratto sia

di donazione

* viene messa in atto tale simulazione, in modo tale da pagare

un’imposta minore, quale quella del contratto di donazione, rispetto

a quello di compravendita

 per risparmiare sull’imposta di registro

- quando si conclude una compravendita simulata, la maggior parte delle

volte si conclude, contestualmente un contratto di locazione

 perché?

- un soggetto vende la sua abitazione per finta, in cui abita con

la sua famiglia

- siccome è venduta per finta, continuano a rimanere nella

propria casa  a che titolo?

- viene compiuta un’altra simulazione: il soggetto si rivolge

al suo amico e chiede a lui un finto contratto di locazione,

con cui il soggetto e la sua famiglia possono rimanere nella

casa, a titolo di inquilini

 quando si conclude un contratto simulato, bisogna osservare

anche la conclusione di altri contratti simulati

- La volontà di concludere un contratto simulato deve risultare da un

accordo simulatorio (= il cui oggetto varia a seconda che si tratti di

simulazione assoluta o relativa)

o come funzione la simulazione ?

- Il codice prende atto dell’esistenza della simulazione:

art. 1414, c.c.: Efficacia della simulazione tra le parti

- il contratto simulato (= contratto esteriorizzato) è inefficace

tra le parti e, se si tratta di simulazione relativa,

l’inefficacia del contratto simulato comporta l’efficacia del

contratto dissimulato (= ha efficacia e vuole altri effetti)

* es. contratto simulato, relativamente al prezzo della

compravendita.

Il contratto ha un prezzo pari a 400 mila Euro, in modo

che si paghino meno imposte di registro

MA con una dichiarazione segreta si afferma che l’importo

da pagare è pari a 800 mila euro

l’efficacia da considerare è quella del contratto

dissimulato (l’importo da pagare è pari a 800 mila Euro)

o Cosa succede in una simulazione (relativa) del prezzo di

vendita?

- nel contratto simulato appare che il prezzo da pagare è

pari a 400 mila Euro

- il compratore approfittando di tale situazione, afferma di

pagare solo la somma che risulta dal rogito notarile

- il venditore, per ottenere il pagamento della somma per

intero, sulla base della prova dell’accordo, potrà

ottenere una sentenza che dichiari la simulazione, ed

ottenere la condanna del compratore al pagamento del

maggior prezzo

SIMULAZIONE RISPETTO AI TERZI:

- Ci sono due regole:

1) la SIMULAZIONE È INEFFICACE, rispetto a quei terzi i cui diritti

sono pregiudicati dal contratto simulato (art. 1415, II co., c.c.)

* riferimento all’Agenzia dell’Entrate: se un soggetto conclude un

contratto di compravendita simulato, per frodare l’Agenzia

dell’Entrate, l’effetto di tale contratto è che l’Agenzia andrà a

chiedere il pagamento della somma, ma questo NON ha niente perché

ha venduto la casa

 la regola è che la simulazione è inefficace rispetto ai terzi:

l’Agenzia delle Entrate se prova la simulazione, raggiungerà

il risultato che quel contratto sarà inefficace nei suoi

confronti: quindi la casa NON dovrà considerarsi mai uscita

dal patrimonio del simulato alienante e l’Agenzia potrà

soddisfare il suo credito

• il contratto simulato è inefficace altrimenti i terzi, che hanno

dei diritti sul simulato alienante sarebbero pregiudicati

2) la SIMULAZIONE È EFFICACE per quei terzi che, in buona fede, hanno

fatto affidamento sull’apparenza creata dal contratto simulato

(art. 1415, I co., c.c.)

* viene concluso un contratto di compravendita simulato,

l’acquirente simulato, siccome formalmente risulta essere

proprietario della casa, la vende ad un terzo. Questo NON

conosce nulla di tale simulazione, MA è in buona fede. Il suo

acquisto è salvo. Quindi il primo contratto è da considerare

efficace, tant’è che ha acconsentito al terzo di diventare

proprietario

 il terzo NON è pregiudicato, perché ha agito in buona fede

Queste due categorie di terzi (Agenzia delle Entrate – terzo acquirente

in buona fede) possono trovarsi in conflitto tra loro

- Agenzia delle Entrate: pretende che il bene immobile NON venga mai

considerato alienato, MA che rimanga nella

disponibilità del venditore

- terzo acquirente: pretende che il bene immobile NON sia più del

simulato alienante, perché lui è in buona fede e il

suo acquisto va tutelato

Gli interessi sottesi alle due regole possono entrare in contrasto fra

loro  Chi prevale?

- lo afferma l’art. 1415, I co., c.c.: la simulazione non può essere

opposta dai creditori del simulato alienante ai terzi, che in buona

fede hanno acquistato dal titolare apparente.

 prevale, in sostanza, il principio sommo della circolazione della

ricchezza: quindi il terzo che ha acquistato, in buona fede, diritti

dal simulato acquirente

- Altro possibile conflitto può sorgere fra:

- i creditori del simulato alienante

- ed i creditori del simulato acquirente

* es. un soggetto (simulato alienante) conclude un contratto simulato

di compravendita: vende ‘per finta’ la sua casa.

Il suo creditore è l’Agenzia dell’Entrate.

Il creditore del simulato acquirente potrebbero avere interesse

affinché tale acquisto fosse effettivo: in modo tale che, essi

stessi possano soddisfarsi sui crediti che hanno, nei confronti

del simulato acquirente.

Si hanno due crediti contrapposti

o Chi prevale?

- prevalgono i primi [= Agenzia dell’Entrate] (art. 1416, II co.,

c.c.):

- vale il rilievo per cui l’affidamento fondato sulla realtà deve

prevalere sull’affidamento fondato sulla apparenza

* la situazione reale deve prevalere sulla situazione fondata

sull’apparenza

o Come può provarsi la simulazione?

- art. 1417, c.c. - Criteri molto rigorosi per le parti:

- queste NON possono provare per testimoni la simulazione (=

l’avvenuta controdichiarazione)

- MA solo per iscritto o con la confessione o il giuramento

* es. un soggetto ha concluso un contratto simulato con la sua

controparte.

Questa, facendo leva sulla situazione apparente, vuole

far valere dei suoi diritti, creati dalla situazione

apparente.

 pretende di pagare una somma minima, indicata nel

contratto simulato [NON quella effettiva, su cui erano

d’accordo]

Il soggetto è costretto a provare la simulazione e mostrare

la controdichiarazione (= che deve essere per iscritto,

sennò NON SI PUÒ PROVARE IN ALCUN MODO LA SIMULAZIONE, NON

sono ammessi testimoni)

! se NON si ha la controdichiarazione scritta, si può portare

la controparte in tribunale e farle confessare o a giurare

di dire la verità su un determinato punto

[= il falso giuramento è un reato]

- i terzi possono provare la simulazione anche con testimoni

- ciò è scontato, perché se non fosse ammessa la prova

testimoniale, i terzi sarebbero esclusi dalla possibilità di

provare la simulazione

- le parti possono ricorrere ai testimoni solo quando il contratto

dissimulato (= nascosto) è illecito: contrario all’ordine

pubblico al buon costume

_ LA RAPPRESENTANZA _

!

- : può essere diverso il soggetto che stipula il contratto dalla parte

del rapporto contrattuale: è il fenomeno della rappresentanza

 molte volte, a concludere il contratto, NON è la persona

interessata agli effetti di quel contratto, MA un rappresentante

La rappresentanza può essere:

- legale: è la legge ad affermare che il soggetto, che concluderà il

contratto, lo conclude in nome e per conto dell’interessato

* es. il genitore è un RAPPRESENTANTE LEGALE: conclude un

contratto, in nome e nell’interesse del figlio

- tutore o amministratore di sostegno

- o volontaria: una persona, liberamente, può attribuire ad un’altra,

l’incarico di rappresentanza

* es. un amico viene contattato da me, al quale

trasferisco il potere di rappresentanza

- MA NON sarà colui che diventerà proprietario del

bene, oggetto del contratto

 gli effetti si producono, automaticamente, in capo al

rappresentato, senza che questo sia fisicamente

presente, al momento della stipula del contratto

 in entrambi i casi il contratto concluso dal rappresentante produce

effetto nei confronti del rappresentato

- RAPPRESENTANZA VOLONTARIA:

- affinché si abbiano gli effetti della rappresentanza occorrono 3

condizioni (artt. 1387 ss., c.c.):

a) il rappresentante deve contrarre in nome altrui :

- occorre la spendita del nome (= contemplatio domini): il

rappresentante dovrà affermare che agisce nella sua qualità di

rappresentante e fare il nome del rappresentato

 se il rappresentante NON spende il nome del rappresentato,

diventa proprietario del bene

• quando il rappresentante può spendere legittimamente il nome

altrui? - quando si ha avuto l’autorizzazione: quando il

rappresentato ha autorizzato il rappresentante

- ciò è possibile attraverso la PROCURA (o delega):

- è un ATTO UNILATERALE, in cui è dichiarata l’autorizzazione

- può essere:

- generale quando il rappresentato attribuisce al

rappresentante, un potere di concludere

contratti, in via generale

- speciale quando si attribuisce il potere di concludere

uno o più singoli contratti:

- potere di concludere il contratto solo per

quella determinata compravendita

- che forma ha la procura? (art. 1392, c.c.)

- la procura deve avere la STESSA FORMA DELL’ATTO, che si

va a concludere, sennò è NULLA e l’effetto

rappresentativo NON si verificherà

[rif. contratto preliminare]

- la forma si determina PER RELAZIONE: in base all’atto

che si conclude

* es. quando viene concluso un contratto di

compravendita di un immobile, la procura deve

essere necessariamente scritta

art. 1350, c.c.: la maggior parte dei contratti

immobiliari deve avere la forma scritta

b) Il rappresentante deve concludere il contratto nei

limiti [sono quelli indicati nella procura] della facoltà

conferitegli

* es. un soggetto acquisterà quella determinata casa, per conto

del rappresentante, pagando una somma non superiore a 500

mila Euro e solo in quel determinato quartiere

Il rappresentante agirà secondo la procura, ma con delle

limitazioni

- ci può essere un ‘rappresentante senza poteri’ (art. 1398,

c.c.):

- colui che ha contratto come rappresentante, senza averne i

poteri o eccedendo i limiti delle facoltà conferitegli, è

responsabile del danno che il terzo contraente ha sofferto

per avere confidato senza sua colpa nella validità del

contratto

 il contratto è inefficace

* es. oggi pomeriggio, un soggetto acquista un’automobile,

presentandosi come procuratore di un altro soggetto.

Il negoziante vende al ‘falso rappresentante’

l’automobile, confidando nel fatto che il proprietario

sarà il rappresentato

 il contratto è inefficace

il negoziante ha concluso il contratto, MA,

successivamente, si presenta un potenziale acquirente

che vuole acquistare quella stessa automobile, offrendo

un prezzo più elevato: il negoziante afferma, che però,

la macchina è già stata venduta

in questo modo, il negoziante perde un affare; quando

scopre che la macchina NON è stata venduta, perché il

contratto NON ha raggiunto i suoi effetti i danni che

devono essere risarciti sono:

- DANNO EMERGENTE

- LUCRO CESSANTE: mancato guadagno, a causa del

comportamento del falso rappresentante

c) Il contratto deve essere concluso dal rappresentante

nell’interesse del rappresentato

- il rappresentante deve soddisfare il miglior interesse del

rappresentato, NON il proprio

- NON vi deve essere conflitto di interessi: il rappresentante

mira a soddisfare l’interesse del rappresentato, ma anche un

interesse personale

* es. di conflitto di interessi:

il rappresentante compera per incarico del rappresentato

azioni della società, di cui è socio

- a che prezzo il rappresentante potrebbe acquistare tali

azioni?

- ad un prezzo molto elevato, perché in questo modo

soddisferebbe i suoi interessi (= quelli della

società di cui è socio)

- comunicando al rappresentato che, il prezzo è molto

alto, perché tale è il prezzo di mercato

Disciplina del conflitto di interessi:

- Art. 1394, c.c. (conflitto d’interessi):

‘il contratto concluso dal rappresentante, in conflitto d’interessi

col rappresentato, può essere annullato su domanda del

rappresentato, se il conflitto era conosciuto o conoscibile dal

terzo’.

- se il rappresentato si accorge che il contratto è stato concluso

in una situazione di conflitto d’interesse, tale contratto può

essere annullato

- Art. 1395, c.c. (contratto con se stesso):

 si ha un’ipotesi di conflitto d’interesse, quando:

- il contratto è concluso dal rappresentante con se

stesso

* es. il rappresentato dà l’incarico di acquistare un bene,

al rappresentante.

Questo acquista il bene da se stesso, prendendola dal

suo patrimonio.

Paradossalmente, nel contratto si avranno due firme:

- la firma di Mario Rossi che agisce come

rappresentante

- la firma di Mario Rossi che agisce come controparte

del rappresentante

 tale contratto è annullabile

- IL CONTRATTO CON SE STESSO NON è ANNULLABILE:

- a meno che il rappresentato abbia autorizzato

specificamente il rappresentante ad agire anche con se

stesso (= specificandolo nella procura)

- OPPURE il conflitto d’interesse NON vi è: quando il

contenuto del contratto sia determinato in modo da

escludere la possibilità di conflitto di interessi’

* es. un soggetto viene incaricato di acquistare un

determinato bene, per un prezzo che è fissato dal

mercato/legislatore

- Il rappresentante, in virtù della procura, agisce in nome e per conto

del rappresentato, e perciò gli effetti giuridici si riversano in capo

a quest’ultimo

- dunque la capacità legale di agire (= dal 18° anno di età) va

verificata in capo al rappresentato

- diverso discorso riguarda:

- i vizi della volontà

- e gli stati soggettivi : la conoscenza e la non conoscenza di un

fatto (= buona fede – mala fede)

 che vanno verificati in capo al rappresentante: perché è un

soggetto chiamato ad esprimere una sua volontà

- che può essere viziata e se si verifica ciò: il contratto è

ANNULLABILE

* es. un soggetto è rappresentante di un suo amico, il quale gli

dà l’incarico di acquistare una casa;

al momento dell’acquisto, il rappresentante firma il

contratto, ma sotto minaccia.

Il soggetto è rappresentante e gli effetti del contratto

cadono in capo al rappresentato, ma la volontà del

rappresentante NON è una volontà libera, tant’è che il

rappresentante avrebbe potuto concludere affare migliore

- La procura è l’atto mediante il quale: il rappresentante si legittima

come tale, nei confronti dei terzi

• MA con la SOLA procura il rappresentante NON è obbligato ad agire

in nome e per conto del rappresentato (= è stato ricevuto solo un

potere rappresentativo)

• l’obbligo nasce quando vi è un contratto fra rappresentante e

rappresentato (* es. agenzia, lavoro, mandato)

- art. 1703 ss., c.c.:

[= MANDATO: contratto in cui un mandatario si obbliga a

concludere contratti o atti giuridici per conto del mandante]

- può succedere che il contratto di mandato sia stipulato, MA non

vi sia la procura:

 si parla allora di MANDATO SENZA RAPPRESENTANZA [= occorre un

doppio trasferimento dei diritti]

* il mandatario conclude un contratto di mandato,

nell’interesse del mandante, che però, non rilascia la

procura

- in questo modo, il mandatario diventa PROPRIETARIO del

bene acquistato [= NON spende il nome del mandante]

- quando invece alla stipula del contratto di mandato, si

accompagna anche la procura:

 si parla di MANDATO CON RAPPRESENTANZA

* il mandatario è obbligato a concludere l’atto giuridico, ma

vi è anche la procura, che autorizza la persona a spendere

il nome

- l’effetto è che il mandatario agirà per conto e in nome

del mandante, quindi gli effetti giuridici del contratto

ricadranno in capo al mandante

• cosa succede qualora il mandatario NON trasferisce al mandante il

bene acquisito, di cui è diventato proprietario, con il mandato

senza procura?

* es. un mandatario acquista una casa, per conto del

mandante. Ciò avviene senza procura.

Successivamente alla stipula del contratto, il

mandatario è diventato proprietario ed è interessato

alla casa, non vuole restituirla è un comportamento

inadempiente

si applica l’art. 2932, c.c. [rif. contr. prel.

inadempiuto]:

- si richiede una sentenza che, coattivamente,

trasferisca la proprietà del bene, dal mandatario

al mandante

__________________________ FINE RAPPRESENTANZA ________________________

Art. 1372, I co., c.c.: ‘Il contratto ha forza di legge tra le parti.

Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse tra

la legge’.

 il semplice pentimento NON vale a sciogliere il contratto, a meno che

la legge NON lo permetta

- MUTUO CONSENSO: un nuovo accordo tra le parti, diretto ad estinguere

il precedente rapporto giuridico.

- Altre cause previste dalla legge: RISOLUZIONE e RESCISSIONE

IL RECESSO:

- è una causa di scioglimento del contratto

- art. 1373, c.c.: il contratto può però consentire ad una delle parti

o ad entrambe la facoltà di recesso unilaterale

 spesso per recedere dal contratto bisogna pagare

una somma

* es. se un soggetto conclude un contratto, può dopo

due mesi recedere dal contratto? NO, a meno che

ricorrano i casi previsti dalla legge

- il recesso può essere previsto dalle parti convenzionalmente: RECESSO

CONVENZIONALE

 il diritto di recesso è potestativo: a seguito di questo deriva una

soggezione della controparte

- OPPURE il recesso può essere previsto dalla legge: in alcuni casi, la

legge, quando disciplina alcuni tipi contrattuali, attribuisce alle

parti il potere di sciogliere unilateralmente il contratto

 i contratti previsti dal legislatore, che prevedono la facoltà di

RECESSO LEGALE sono il CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE DI ENERGIA,

il CONTRATTO DI UTENZA TELEFONICA, ecc.

IL RECESSO CONVENZIONALE:

La facoltà di recesso si atteggia in maniera diversa, a seconda che

il contratto sia:

• ad esecuzione istantanea: è quel contratto che produce effetti

immediati, al momento della conclusione

• ad esecuzione differita: è quel contratto che produce effetti

differiti, rispetto al momento della

conclusione del contratto

* es. un soggetto conclude un contratto oggi, ma gli effetti si

produrranno tra 6 mesi [= termine di inizio di efficacia del

contratto]

• ad esecuzione periodica o continuata: è quel contratto in cui la

• prestazione di almeno una delle parti è eseguita periodicamente o

in

• via continuativa

* es. contratto di somministrazione: in cui, un soggetto

somministra ad un altro i beni, oggetto del contratto

* esecuzione periodica: un’azienda si impegna a fornire le

derrate alimentari alle mense, ogni 15 gg

* esecuzione continuata: un’azienda si impegna a fornire

continuamente il servizio di somministrazione elettrica

 art. 1373, I co., c.c.:

nei contratti ad esecuzione istantanea e in quelli ad esecuzione

differita:

- la facoltà di recesso può essere esercitata, salvo patto contrario,

solo prima che il contratto abbia avuto un principio di esecuzione

- è una norma dispositiva: perché la norma dispone ciò, le parti

devono attenersi alla norma, a meno che NON intendano derogare al

contenuto di tale norma

 art. 1373, II co., c.c.:

nei contratti ad esecuzione periodica o continuata

- il recesso è possibile anche se è già iniziata l’esecuzione del

contratto

- MA (salvo patto contrario) NON ha effetto per le prestazioni già

eseguite

* si può recedere dal contratto, ma il recesso NON ha effetto per le

prestazioni già eseguite, che sono valide; per cui, per le

prestazioni già eseguite, se è prevista una controprestazione, il

soggetto la deve eseguire

* es. un soggetto recede dal contratto che ha con il gestore di

energia elettrica.

Ma il fatto che non paga le bollette da 2 anni, non ‘salva’ il

soggetto dalla possibilità di NON pagare le bollette non

pagate.

Il soggetto può recedere, ma le prestazioni eseguite

richiedono una controprestazione.

Il contratto NON è solo fonte di obbligazioni, MA è anche un modo di

trasferire la proprietà, altri diritti reali e diritti di credito.

- si distinguono: [= domanda d’esame]

- i contratti ad effetti obbligatori: sono quei contratti che fanno

nascere solo effetti

obbligatori, NON trasferiscono

la ricchezza

- e i contratti ad effetti reali: sono quelli che trasferiscono la

ricchezza, oltre a far nascere

effetti obbligatori

• per i contratti ad effetti reali vale il PRINCIPIO

CONSENSUALISTICO:

Art. 1376, c.c.: ‘nei contratti che hanno per oggetto il

trasferimento della proprietà di una cosa determinata, la

costituzione o il trasferimento di un diritto reale (usufrutto,

uso…), ovvero il trasferimento di un altro diritto, la proprietà o

il diritto si trasmettono e si acquistano per effetto del consenso

delle parti legittimamente manifestato’.

 nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento del diritto

di proprietà di un bene determinato, la proprietà si trasferisce

per effetto del semplice CONSENSO, manifestato dalle parti [=

accordo]

- la funzione del contratto è far nascere obbligazioni e

trasferire la ricchezza:

- la ricchezza, per comodità, si verifica nel momento in cui vi

è l’accordo [= con la firma si diventa proprietari]

! : il PRINCIPIO CONSENSUALISTICO, però, NON opera se il trasferimento

riguarda cose determinate solo nel genere (= generiche)

- in questo caso, è necessaria l’INDIVIDUAZIONE, fatta d’accordo tra

le parti o nei modi da queste stabiliti (art. 1378, c.c.)

 di solito, l’individuazione avviene con la consegna

dall’alienante, all’acquirente

* es. se un soggetto acquista al mercato 5 chili di mele.

In che momento diventa proprietario di quelle mele?

- nel momento dell’individuazione di quei 5 chili di mele,

rispetto ai 3 quintali del banco e vengono tolte dalla

generalità indifferenziata e consegnate all’acquirente

- quando l’oggetto del contratto sono merci da trasportare:

 l’individuazione [il passaggio della proprietà]

avviene con la consegna al vettore o spedizioniere

(art. 1378, c.c.)

* es. un soggetto acquista barili di petrolio.

Nel momento in cui, i barili di petrolio sono consegnati

al trasportatore, caricati sulla nave, il soggetto

diventa proprietario del bene

! : è importante stabilire il momento del passaggio di proprietà:

 il rischio del perimento della cosa incombe sul proprietario

* es. un soggetto acquista un quadro di un pittore famoso.

Questo quadro viene pagato 300 mila Euro, il soggetto si

accorda con l’antiquario per pagare un prezzo dilazionato.

[= può farlo perché il contenuto del contratto può essere

deciso dalle parti]

il soggetto, però, decide di lasciare il quadro presso

l’antiquario e afferma che verrà tra tre giorni a prenderlo.

Il quadro viene custodito nel migliore dei modi, ma un

terremoto distrugge la palazzina, quindi anche il quadro.

Il soggetto trova il quadro distrutto, ma l’antiquario

pretende i soldi, che il soggetto NON vuole dare.

Chi ha ragione?

- il contratto di compravendita prevede due prestazioni:

trasferimento di proprietà vs. prezzo

- dato che l’acquirente era diventato proprietario del

quadro, il rischio del perimento della cosa, incombe sul

proprietario: quindi, dovrà pagare il prezzo, anche se

non l’ha avuto

- inoltre è stato concluso, senza accorgersene, un contratto

di deposito gratuito (= che è avvenuto per fatti

concludenti):

- da cui sono nate obbligazioni:

- obbligazione del depositario: riconsegnare il bene,

quando viene richiesto e custodirlo nel modo migliore

 in questo caso, l’antiquario, l’ha custodito nel

modo migliore, quindi NON possono essere chiesti i

danni

- il proprietario dovrà pagare il prezzo, la parte

rimanente!

In linea generale, l’accordo delle parti è necessario e sufficiente per

perfezionare il contratto (= nei contratti consensuali):

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita, da cui nascono

gli effetti contrattuali

In alcuni casi, tuttavia:

- l’accordo delle parti è elemento necessario

- MA NON sufficiente

 occorrendo la consegna della cosa [ traditio ] per perfezionare il

contratto (= nei contratti reali)

* es. contratti di comodato, mutuo, deposito, pegno

EFFETTO DEL CONTRATTO NEI CONFRONTI DEI TERZI:

- il contratto vincola le parti ma, per regola generale, NON produce

effetti nei confronti dei terzi (art. 1372, II co., c.c.)

- coerente con questo principio è la disciplina del CONTRATTO PER

PERSONA DA NOMINARE (artt. 1401-1405, c.c.):

- è il contratto per cui, al momento della conclusione del

contratto:

- una parte può riservarsi la facoltà di nominare successivamente

la persona, che acquisterà i diritti ed assumerà gli obblighi,

derivanti dal contratto (art. 1401, c.c.)

 la parte stessa successiva è chiamata ad esprimere la sua

volontà partecipativa al contratto

- si ritiene un’eccezione al principio generale:

- secondo cui il contratto non produce effetti, se non in capo alle

parti (art. 1372, 2° co., c.c.)

- presente nel contratto a favore dei terzi (artt. 1411-1413, c.c.):

- è quel contratto in cui si prevede che, una delle prestazioni

contrattuali vada a vantaggio di un terzo, che non fa parte del

contratto

* es. un soggetto conclude un contratto di compravendita con la

sua controparte e, prevedono che il prezzo della

compravendita debba essere versato a una terza persona, che

si vuole avvantaggiare

 infatti, in questo caso, NON occorre l’accettazione del terzo, che

acquista il diritto verso il promittente, per effetto della

stipulazione a suo favore (art. 1411, II co., c.c.)

- è però possibile che il terzo dichiari di NON voler

approfittare della stipulazione in suo favore:

- la prestazione allora può restare a beneficio dello

stipulante (art. 1411, III co., c.c.)

_ LA RISOLUZIONE _

- il contratto si può sciogliere per risoluzione: ciò significa che si

ha uno scioglimento ben preciso, tecnico

- la causa del contratto può essere:

- onerosa

- o gratuita

* nei contratti onerosi la causa: è lo SCAMBIO (una prestazione è

giustificata dall’altra)

* es. nel contratto di compravendita, la causa è onerosa e consiste

nello scambio tra due prestazioni

 si parla di CONTRATTI CORRISPETTIVI: perché ciascuna parte è

tenuta ad una prestazione

- per esprimere la corrispettività, si discute anche di

SINALLAGMA (genetico o funzionale):

- il sinallagma deve sussistere fin dal momento della

conclusione del contratto, ma anche successivamente

- Può accadere che:

1) una delle prestazioni NON venga adempiuta: il principio di

corrispettività viene messo in discussione

2) la prestazione sia impossibile

3) la prestazione sia eccessivamente onerosa per una delle parti

 in questi casi, si altera la causa/il sinallagma:

- ciò giustifica la domanda di risoluzione (ossia di

scioglimento)

- la RISOLUZIONE ha effetto retroattivo fra le parti [= elimina il

contratto tra le parti], mentre NON vengono pregiudicati i diritti dei

terzi, in base al contratto risolto

Nei contratti ad esecuzione continuata o periodica: l’effetto della

risoluzione non si estende alle prestazioni eseguite

I CASO DI SCIOGLIMENTO PER RISOLUZIONE DEL CONTRATTO:

 art. 1453 ss., c.c.: di fronte all’inadempimento la controparte ha 2

strade:

- innanzitutto potrà richiedere il risarcimento dei danni, che si

quantificano in base al danno ricevuto (danno emergente o lucro

cessante, o entrambi)

a) agire in giudizio per l’adempimento coattivo: chiedendo al giudice

la

b) condanna dell’inadempiente ad eseguire la prestazione

* es. se un soggetto ordina alla sua controparte di fare un

ritratto, NON potrà chiedere coattivamente la realizzazione

di tale ritratto

c) agire per la risoluzione che, però, potrà essere concesso quando

l’inadempimento è di NON scarsa importanza (art. 1455, c.c.)

- quando l’inadempimento è GRAVE, che lede l’interesse concreto che

la parte aveva nel chiudere il contratto!

in che rapporto stanno le domande di adempimento e di risoluzione?

o - quando un soggetto agisce con la DOMANDA DI ADEMPIMENTO,

all’udienza successiva può ‘cambiare idea’ e chiedere al giudice

la risoluzione, cioè lo scioglimento del contratto

!

- : il Codice, però, NON consente il contrario: con la domanda di

risoluzione, NON è possibile ‘cambiare idea’ nell’udienza

successiva

perché vi è tale regola asimmetrica?

o - perché se si chiede la risoluzione, la controparte fa affidamento

sul fatto che il soggetto non è più interessato all’adempimento

della prestazione

- quindi la controparte NON prepara più l’esecuzione della

prestazione

* es. la controparte NON chiama più il camion di merce da

portare presso l’abitazione del richiedente

 fa venir meno tutte le attività preparatorie, che sono

necessarie per eseguire la prestazione

- sarebbe troppo gravoso per la controparte: costringerla a

ricambiare il suo assetto organizzativo

- questa norma tende a tutelare l’affidamento di chi riceve una

domanda giudiziaria e sa che la controparte NON è più interessata

all’adempimento del contratto

! : il problema della sentenza di risoluzione è che molte volte i

tempi sono lunghi

- il Codice civile consente, in caso di inadempimento di una

prestazione, di perseguire una strada più veloce: quella di ottenere

lo SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO, in VIA STRAGIUDIZIALE

fuori da un giudizio civile

- si parla di RISOLUZIONE STRAGIUDIZIALE, AUTOMATICA, DI DIRITTO

* nel momento in cui, si verifica un inadempimento della controparte e

il soggetto NON va davanti al giudice a chiedere una sentenza.

MA ricorre a degli strumenti, che sciolgono il contratto:

quali sono i rimedi risolutivi di diritto?

o 1) Diffida ad adempiere (art. 1454, c.c.):

- ‘alla parte inadempiente, l’altra può intimare, per iscritto,

di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che,

decorso inutilmente il termine, il contratto si intenderà

risoluto

- il termine NON può essere inferiore a 15 gg, salvo che,

per la natura del contratto, possa essere richiesto un

termine minore

- decorso il termine, il contratto non adempiuto, s’intende

risoluto di diritto

2) Clausola risolutiva espressa (art. 1456, c.c.):

- le parti possono prevedere nel contratto questa clausola, con

cui a seguito dell’inadempimento di una prestazione il

contratto si intenderà risolto (= ciò è stabilito dalle parti)

- sono le parti a prevedere in quali casi di inadempimento, il

contratto si scioglierà

3) Termine essenziale (art. 1457, c.c.):

- conduce allo scioglimento automatico del contratto

- quando il termine per l’adempimento di una prestazione è

essenziale, rispetto all’interesse della controparte, la

mancanza di adempimento nel termine essenziale conduce

automaticamente allo scioglimento del contratto

* es. un soggetto ha interesse che la prestazione venga

eseguita in un determinato giorno, perché se la

controparte esegue la prestazione il giorno dopo, il

soggetto perde interesse all’esecuzione della

prestazione

- contratto per la consegna di un vestito da sposa

- in caso di inadempimento ai rimedi risolutori, si aggiungono quelli

RISARCITORI, secondo le regole generali

- per facilitare la liquidazione del danno, in caso di inadempimento,

le parti possono prevedere nel contratto una CLAUSOLA PENALE (art.

1382 ss., c.c.).:

- prevede che, in caso di inadempimento di una determinata

prestazione, la somma da corrispondere, da parte

dell’inadempiente, è solo quella indicata nella clausola

 il vantaggio è che, dopo l’inadempimento, NON occorrerà

procedere all’accertamento del danno

- l’art. 1384, c.c.: prevede che se la somma prevista dalla clausola

penale è eccessiva, rispetto al tipo di

contratto concluso, si può ricorrere al

giudice: per domandare una riduzione equitativa

della penale

- è uno di quei casi, in cui il giudice può

intervenire e modificare il contratto,

riducendo d’ufficio la penale

- diversa dalla clausola penale è la CAPARRA (art. 1385-1386, c.c.):

- è la CONSEGNA DI UNA SOMMA DI DENARO, al momento della conclusione

del contratto si parla di CAPARRA CONFIRMATORIA

- la somma è consegnata a conferma della serietà, dell’intento di

chi consegna quella somma di denaro

- tale somma verrà restituita, qualora la prestazione prevista da

contratto, venga eseguita

- OPPURE la parte di denaro già consegnata al momento della

conclusione del contratto, viene considerata un anticipo della

prestazione

II CASO DI SCIOGLIMENTO PER RISOLUZIONE DEL CONTRATTO:

- il contratto si può risolvere per l’IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA DELLA

PRESTAZIONE, per causa NON imputabile al debitore

 si deve considerare l’ipotesi che:

l’obbligazione estinta, derivi da un contratto a prestazioni

corrispettive:

- l’impossibilità sopravvenuta della prestazione, in tal caso,

rende priva di giustificazione, la controprestazione

* una delle parti è impossibilitata ad eseguire la prestazione,

perché interviene una legge, che vieta l’esecuzione di quella

prestazione

- l’impossibilità sopravvenuta di una prestazione, comporta la

risoluzione del contratto (art. 1456, c.c.)

 si tratta di RISOLUZIONE DI DIRITTO

- l’impossibilità della prestazione può essere solo parziale:

* es. un soggetto può svolgere parte della prestazione, MA non

tutta;

la sua controparte avrà diritto ad una riduzione del

prezzo da pagare: NON pagherà il prezzo previsto

inizialmente, ma solo uno inferiore (= perché la

prestazione che riceverà sarà inferiore)

a meno che, la controparte ritenga che la prestazione

parziale NON soddisfa il suo interesse contrattuale

- può comunicare la sua volontà di sciogliere un

contratto [= NON ha interesse ad un’esecuzione

parziale]

- in tal caso, il contratto NON si risolve

- MA la controparte ha diritto ad una corrispondente riduzione

della prestazione, salva la facoltà di recesso se non ha

interesse ad una esecuzione parziale della prestazione

(art. 1464, c.c.)

III CASO DI SCIOGLIMENTO PER RISOLUZIONE DEL CONTRATTO:

 si fa riferimento all’ECCESSIVA ONEROSITÀ SOPRAVVENUTA

- riguarda i contratti ad esecuzione differita oppure ad esecuzione

continuata o periodica

 può succedere che fra il momento della conclusione del contratto

e l’esecuzione della prestazione

- sopraggiungano eventi straordinari ed imprevedibili, che

rendano eccessivamente onerosa la prestazione di una parte,

rispetto al valore dell’altra

- la parte, che è tenuta alla prestazione eccessivamente onerosa,

può domandare la risoluzione (art. 1467, c.c.)

- a meno che la controparte offra di modificare equamente le

condizioni contrattuali (art. 1467, III co., c.c.), riducendo

l’ammontare della prestazione diventata onerosa o accrescendo

l’ammontare della propria prestazione

* es. viene stipulato un contratto di trasporto di cose, da un

porto del Mediterraneo ad un porto del Mar Rosso.

Scoppia, però, una guerra arabo-israeliana che fa

chiudere il canale di Suez.

Il vettore (trasportatore) è costretto a circumnavigare

l’Africa (= percorso più lungo maggiori costi)

La sua prestazione è eccessivamente onerosa, rispetto a

quanto pattuito.

Viene chiesto lo scioglimento del contratto, ma la

controparte, essendo interessata a ricevere i barili di

petrolio: quindi, è disposta a pagare i costi aggiuntivi

per le prestazioni aggiuntive

il giudice ritiene l’offerta sufficiente a ristabilire

le condizioni contrattuali iniziali, quindi NON

pronuncerà la sentenza di scioglimento

* la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta dimostra che, a

certe condizioni, il legislatore prende in considerazione lo

squilibrio sopravvenuto del valore delle prestazioni

- lo squilibrio originario, di solito, NON rileva, essendo rimesso il

valore iniziale delle prestazioni, alle parti

 un temperamento a questa regola si ha con l’istituto della

RESCISSIONE:

* un soggetto può sciogliere un contratto, nei casi previsti

dalla legge

- RESCISSIONE DEL CONTRATTO CONCLUSO IN STATO DI PERICOLO:

* chi, per contratto, assume obbligazioni a condizioni

inique (= con forte sproporzione fra il valore di ciò

che si dà e ciò che si riceve), per la necessità, nota

alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo

attuale di un danno grave alla persona, può chiedere la

rescissione del contratto (art. 1447, c.c.)

* es. un soggetto si trova in difficoltà su una parte

rocciosa, perché non riesce più a proseguire.

Ad un certo punto, arriva una persona esperta, che

afferma di aiutarlo lui.

Si mettono d’accordo: la persona esperta afferma

che se il soggetto in difficoltà gli dà 80 mila

Euro, lui lo aiuterà contratto concluso in stato

di pericolo

è un contratto, in cui vi sono condizioni inique:

- forti sproporzioni tra il valore che si dà e ciò

che si riceve

* es. un soggetto è casa e la moglie si sente male.

Chiama un medico. Non sono in una zona, in cui è

facilmente raggiungibile un ospedale.

Il medico visita la moglie e afferma che se non

viene operata immediatamente, rischia la vita.

Il medico ha una clinica privata e può operarla

subito: per tale prestazione il soggetto dovrà

pagare 100 mila Euro.

Il soggetto è d’accordo, perché deve salvare

l’altra persona, da un pericolo attuale di un

danno grave alla sua persona il contratto può

essere sciolto

_______________________________________________

- RESCISSIONE DEL CONTRATTO CONCLUSO IN STATO DI BISOGNO

* se c’è sproporzione tra le prestazioni di una parte e

quella dell’altra, e la sproporzione è dipesa dalla

situazione, anche momentanea, di bisogno economico di una

parte, della quale l’altra ha approfittato, la prima può

chiedere la rescissione del contratto (art. 1448, c.c.)

 la sproporzione è dipesa da uno stato di bisogno

economico, anche temporaneo, di una parte

- della quale, l’altra ha approfittato

* es. un soggetto si trova in difficoltà economica,

perché non riesce più a pagare il mutuo.

Ha la necessità di vendere alcuni beni, ma

questi vengono svenduti.

La controparte conosceva il bisogno economico

che aveva e ne ha approfittato.

 il contratto è rescindibile

- la legge, qui, fissa un criterio per stabilire

quando c’è sproporzione tra le prestazioni:

- occorre una lesione oltre la metà:

- il valore della prestazione ricevuta dal

contraente bisognoso deve essere inferiore alla

metà del valore della prestazione da lui fatta o

promessa (art. 1448, II co., c.c.)

* es. Tizio, per pagare i canoni ed evitare lo

sfratto, svende per 7.000 euro un quadro che

ne vale almeno 20.000 (= lesione oltre la

metà - avrebbe dovuto venderlo a 11 mila)

 il contratto è rescindibile

- la parte contro cui è chiesta la rescissione del contratto,

può evitarla, offrendo di modificare le condizioni del

contratto in modo da ricondurle ad equità (art. 1450, c.c.)

- la parte che si vede domandare la rescissione del

contratto, può evitare questo, offrendo di modificare le

condizioni del contratto, in modo da ricondurle ad equità

* es. del quadro: la controparte potrà offrire altri 4 mila

Euro, in modo da ricondurre ad equità quel contratto,

secondo la valutazione del giudice

- il contratto rescindibile NON può essere convalidato dalla

parte interessata (art. 1451, c.c.)

- l’azione di rescissione e l’eccezione di rescissione sono

soggette al breve termine di prescrizione di un anno

(art. 1449, I e II co., c.c.)

 il contratto rescindibile può essere impugnato solo entro un

anno dalla conclusione

- va ricordato che numerose sono le norme sul contratto in generale, che

si occupano della buona fede (artt. 1337, 1338, 1358, 1366, 1375

c.c.)

- un particolare rilievo assume la buona fede nella fase delle

trattative (artt. 1337, 1338 c.c.)

- Art. 1337, c.c.: le parti, nello svolgimento delle trattative e

nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona

fede

- le applicazioni giurisprudenziali del dovere di buona fede:

1. DOVERE DI INFORMAZIONE: durante la fase delle trattative, le

parti si devono scambiare quelle informazioni che possono

essere utili, per la conclusione del contratto

* un soggetto non deve nascondere alcune informazioni, che

possono essere influenti e decisive per la controparte

 MA deve collaborare con essa

2. RECESSO INGIUSTIFICATO DALLE TRATTATIVE:

* un soggetto NON è obbligato a concludere un contratto,

neanche con forza

- quando le trattative sono giunte ad un punto, per cui

tutti gli elementi essenziali del contratto sono già

concordati e, a quel punto, in maniera ingiustificata, una

parte si rifiuta di concludere il contratto, è tenuta al

risarcimento del danno

* es. un soggetto si mette d’accordo con un’impresa di

costruzioni, affinchè questa costruisca una casa

(contratto d’appalto): il contratto NON è stato

firmato, ma lo sarà il 1 dicembre, presso il terreno

su cui verrà edificata la casa.

L’impresa di costruzioni ha già assunto 5 operaie ha

già acquistato materiale.

Il giorno della firma del contratto, il soggetto si

rifiuta di concludere il contratto (= rifiuto

ingiustificato).

MA la controparte ha già sostenuto spese importanti:

tali costi costituiscono l’oggetto del risarcimento

del danno.

- Art. 1338, c.c.: tale articolo costituisce l’applicazione del

principio generale dell’art. 1337, c.c.:

- la parte che, conoscendo o dovendo conoscere l’esistenza di una

causa di invalidità del contratto, non ne ha dato notizia

all’altra parte (obbligo d’informazione), è tenuta a risarcire

il danno da questa risentito per avere confidato, senza sua

colpa, nella validità del contratto.

- il soggetto sa che concludendo quel contratto, questo sarà

invalido (= annullabile o nullo): il contratto è destinato a

NON produrre effetti, ma non viene comunicato all’altra parte

- se fosse stata comunicata l’informazione alla controparte,

il contratto NON sarebbe stato concluso

 in questo caso si ha il risarcimento del danno

- Natura della responsabilità precontrattuale: responsabilità

extracontrattuale

- la giurisprudenza afferma che, la responsabilità precontrattuale è

una responsabilità extracontrattuale (antecedente), cioè da fatto

illecito, perché il contratto NON è ancora concluso, quando viene

posto in essere il fatto che genera le obbligazioni risarcitorie

* es. un soggetto svolge trattative per l’acquisto di una casa.

Il cane di cui è proprietario la persona, che il soggetto

incontra per le trattative, lo morde.

Il soggetto può chiedere i danni alla controparte, perché ha

violato l’art. 1337, c.c. (‘si è comportata ingiustamente’)?

 il soggetto ha incontrato il cane, nella fase delle

trattative, quindi il soggetto ha subito un DANNO, che deriva

da un fatto AUTONOMO, rispetto alle trattative

- per cui il fatto che genera l’obbligo risarcitorio è il

fatto illecito (art. 2043, c.c.)

- inoltre, facendo riferimento a singole figure, la disciplina

della responsabilità civile, obbedisce a regole specifiche

- vi è la singola figura che si occupa della responsabilità

del proprietario di animali (= RESPONSABILITÀ OGGETTIVA DEL

PROPRIETARIO DI UN ANIMALE)

- Art. 1375, c.c.: afferma che il contratto deve essere eseguito secondo

buona fede.

 le parti NON si devono comportare correttamente,

solo nelle fasi delle trattative, MA anche quando

il contratto è stato concluso.

- nell’esecuzione delle prestazioni, le parti si

devono comportare correttamente

* applicazione giurisprudenziale:

* es. il caso “Fiuggi” del 1994:

- il Comune di Fiuggi aveva dato in concessione, ad una società

privata la gestione delle acque, questa società paga un

canone per la gestione.

La società con le acque poteva metterle in commercio e

guadagnarci.

Il canone di locazione era stabilito in tal modo:

- in base al costo della bottiglia, pari a 1 Euro questo era

moltiplicato per un coefficiente (3 mila)

- il canone da pagare era, dunque, 3 mila Euro al mese

è stato fatto un contratto di questo tipo, perché l’acqua

aumenta sempre di valore.

Nel corso del tempo, il Comune di Fiuggi si è accorto che, il

prezzo di tali bottiglie NON aumentava mai, nonostante il

canone fosse invariato cosa succede?

La società privata vendeva le bottiglie di acqua allo stesso

prezzo, ma ad una società collegata: questa, che non faceva

parte del contratto, provvedeva a vendere le bottiglie ad un

prezzo che aumentava nel tempo.

Il prezzo rimaneva dunque invariato e non vi era una

rivalutazione.

 il contratto NON è stato eseguito secondo buona fede

o che RIMEDI sono stati presi dal Comune di Fiuggi?

- RISARCIMENTO DEI DANNI (= sempre), perché vi è stato

un caso di inadempimento di fonte legale della

controparte

- secondo una regola generale: art. 1218, c.c., in

caso di inadempimento si possono chiedere i danni,

nei confronti di chi è stato inadempiente

- AGIRE PER LA RISOLUZIONE DI UN INDAMPIMENTO GRAVE:

- l’interesse del Comune di Fiuggi era quello di

ottenere una somma che progressivamente aumentasse

Artt. 1362-1371, c.c.: BUONA FEDE NELL’INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO

o come si interpreta un contratto?

- occorre seguire regole, indicate nel Codice Civile

- Art. 1362, c.c.: nell’interpretare il contratto si deve indagare quale

sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso

letterale delle parole (I co.)

 - cosa le parti hanno voluto con tale contratto

 - NON limitarsi al senso letterale delle parole: perché, a

volte può ingannare, se considerato da solo

* es. le parti intitolano il loro contratto: contratto

preliminare

Successivamente, nella clausola n. 2 si afferma:

- che con il presente accordo, le parti sono a

trasferire la proprietà della casa, dal venditore al

compratore

- clausola successiva: contestualmente a tale accordo,

per il trasferimento della proprietà, il compratore

paga 300 mila Euro.

- le parti hanno concluso un contratto preliminare,

che trasferisce la proprietà, ma obbliga a

concludere un contratto definitivo o hanno voluto un

contratto definitivo?

- se si volesse rimanere al senso letterale

iniziale, si potrebbe dire che le parti hanno

concluso un contratto preliminare;

- MA se si comprende la volontà effettiva, le parti

hanno voluto raggiungere un contratto definitivo

 quindi hanno utilizzato la parola contratto

preliminare perché si sono sbagliate

Per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il

loro comportamento complessivo, anche posteriore alla conclusione del

contratto (II co.):

- comprendere come si sono comportate le parti prima e dopo la

conclusione del contratto: * es. le parti hanno pagato il prezzo

intero e una parte è andata ad abitare nell’immobile (= segno che

volevano concludere un contratto definitivo)

- OPPURE dallo scambio di mail, si comprende che le parti volevano

effettivamente conclude un contratto definitivo

NORME CHE CONTRIBUISCONO A CHIARIRE IL CONTENUTO DEL CONTRATTO:

- Art. 1363, c.c.: le clausole del contratto si interpretano le une per

mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal

complesso dell’atto

- NON bisogna mai leggere ogni singola clausola, in maniera isolata,

per comprendere la volontà delle parti; MA bisogna leggere

contestualmente tutto il contratto

* es. una clausola del contratto prevede il trasferimento di un bene

immobile.

Tale trasferimento è avvenuto per donazione o compravendita?

 questo lo si comprende dalle altre clausole, in cui sarà

presente il prezzo, da cui si capirà che si tratta di un

contratto di compravendita

- OPPURE sarà specificato che il trasferimento avviene per

riconoscenza [donazione]

- Art. 1364, c.c.: per quanto generali siano le espressioni usate nel

contratto, questo non comprende che gli oggetti sui quali le parti si

sono proposte di contrattare

- molte volte le espressioni utilizzate nel contratto sono generiche,

ma queste devono riferirsi SOLO all’oggetto del contratto

* es. si conclude un contratto di accordo, in definizione di una

controversia (= contratto di transazione)

- ogni vicenda che riguarda le parti deve considerarsi

eliminata: non tutte, ma solo quelle in cui si discute del

singolo contratto

- Art. 1366, c.c.: il contratto deve essere interpretato secondo buona

fede.

 Cosa vuol dire?

- il contratto non deve essere interpretato in modo tale da ledere

l’affidamento della controparte.

- l’interpretazione secondo buona fede serve a tutelare le parti,

che nel contratto sono più inesperte

* es. un soggetto conclude un contratto con una persona più

esperta.

In tale contratto, vi è una clausola di cui NON si capisce

niente.

La controparte esperta afferma che quella clausola offre

al soggetto un determinato diritto, si tratta di una

clausola favorevole: il soggetto fa affidamento su tale

clausola, su quella interpretazione [* es. può liberarsi

dal contratto, pagando una penale molto bassa]

il contratto viene concluso, ma poi, vi è una

controversia.

Il soggetto inesperto invoca l’applicazione di tale

clausola, ma la controparte afferma che la clausola ha un

altro significato, deve essere letta in altro modo.

Il soggetto potrà portare, in tribunale, dei testimoni,

che affermeranno che la controparte ha riferito che tale

clausola andava interpretata in quel modo (= il soggetto

ha fatto AFFIDAMENTO su tale interpretazione)

NORME DI CHIUSURA:

- si applicano quando le precedenti norme NON sono sufficienti per

chiarire il significato del contratto

- Art. 1367, c.c.: nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono

interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché

in quello, secondo cui non ne avrebbero alcuno

- interpretando il contratto in un modo, questo NON avrebbe alcun

effetto; interpretandolo, in un altro modo si arriverebbe ad un

effetto

 bisogna scegliere l’interpretazione che fa sì che il contratto

abbia effetto, sia efficace

- tale norma assicura un principio: PRINCIPIO DELLA CONSERVAZIONE

DEL CONTRATTO

- il legislatore tende a tutelare la validità e l’efficacia del

contratto, secondo il principio dell’economia liberale

(‘più contratti si concludono, più la ricchezza circola’)

- Art. 1370 c.c.: le clausole inserite nelle condizioni generali di

contratto o in moduli o in formulari, predisposti da uno dei

contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro

 in presenza di contratti standard, il cui testo è predisposto

unilateralmente da una parte contrattuale

* es. gestore di ferrovie, impresa di assicurazioni, banca:

impongono il contenuto del contratto

- nel caso in cui NON si comprendesse una clausola, questa va

interpretata in senso favorevole al consumatore (= controparte di

chi ha predisposto le condizioni unilaterali)

- è una norma interpretativa che tende a riequilibrare un rapporto,

in cui vi è una parte contrattualmente forte e una debole

- Art. 1371, c.c. (regole finali): qualora, nonostante l’applicazione

delle norme contenute in questo capo, il contratto rimanga oscuro

- esso deve essere inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato, se è

a titolo gratuito

- e nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi

delle parti, se è a titolo oneroso

- Contratti che devono essere oggetto di particolare approfondimento:

- Vendita

- Locazione

- Mandato

- Comodato e mutuo

- Appalto

- Deposito

- Transazione

- Fideiussione

- Assicurazione

_ LA RESPONSABILITÀ CIVILE O EXTRACONTRATTUALE, AQUILIANA _

- Artt. 2043-2059, c.c.: norme che si occupano del FATTO ILLECITO

- NON sono mai state modificate nel tempo dal legislatore

∗ Art. 2043, c.c. : ‘qualunque fatto doloso o colposo che cagiona un

danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il

danno’.

- la norma va scomposta nei sui elementi oggettivi e elementi

soggettivi

- il FATTO: è un comportamento umano

- commissivo (= consistente in un fare)

- od omissivo (= consistente in un non fare)

 si noti però, che il fatto omissivo è fatto illecito solo se

il soggetto, la cui omissione ha cagionato il danno, aveva

l’obbligo giuridico di evitarlo

* es. un soggetto vede che sul muro del vicino, che si trova

in vacanza, vi è una crepa.

Ogni giorno la crepa aumenta e la casa crolla, in cui vi

era una persona che stava facendo le pulizie (= muore)

Il soggetto ha realizzato un comportamento omissivo,

perché ha omesso di comunicare il pericolo.

NON vi è una legge, che obbliga ad informare la

pericolosità dello stabile:

- MA il senso civico impone di comunicare

________________________________________________________

- l’obbligo giuridico di intervenire, imposto dal

legislatore si ha con l’OMISSIONE DI SOCCORSO:

- se si trova per strada una persona in difficoltà, vi

è l’obbligo giuridico di intervenire, chiamando

l’autorità competente

- se non si soccorre e da ciò deriva l’aggravamento

del danno: il soggetto che non ha soccorso è tenuto

al risarcimento dei danni

- il DANNO INGIUSTO: è la lesione di un interesse altrui,

meritevole di protezione secondo l’ordinamento

giuridico

* es.: se un palazzo costruito a cinquanta metri da casa mia non

mi fa vedere più il tramonto (= motivo per cui avevo

comprato quella casa), viene leso un mio interesse,

ma questo è meritevole di protezione secondo l’ordinamento

giuridico?

- NO, perché non vi è una norma che tutela tale interesse

- il principio della risarcibilità di ogni danno qualificabile come

ingiusto: è una clausola generale

- la valutazione dell’ingiustizia del danno è rimessa

all’apprezzamento del giudice, il quale decide, caso per caso, se

l’interesse leso è degno di protezione, secondo l’ordinamento

giuridico.

- il nostro sistema dell’illecito civile è retto dal principio della

‘ATIPICITÀ DELL’ILLECITO CIVILE’: perché la nozione di danno ingiusto

NON è specifica

- è, invece, tipico il diritto penale: nessuno può essere punito, con

il carcere, se NON commette un fatto tipico, specificato dalla

legge e riconducibile ad essa.

- In alcune serie di casi, la presenza del requisito della ingiustizia

del danno è fuori discussione. Quando?

1) quando c’è la lesione di un diritto alla personalità [art.2, Cost.]

2) quando c’è la lesione di un diritto reale [* es. diritto di

proprietà]

3) quando l’uccisione di una persona comporti lesione del diritto al

mantenimento dei familiari

 in questi casi, nasce immediatamente l’OBBLIGO RISARCITORIO: sono le

tre situazioni che, per eccellenza, configurano immediatamente un

danno ingiusto

* esempi storici:

- Fino agli anni Sessanta NON si ritenevano risarcibili altri

danni. Poi c’è stata una evoluzione: si ammetta la

risarcibilità, quando:

4) vi è la lesione del diritto di credito

1. caso del Torino Calcio:

- vi fu un incidente sulle colline Superga, durante il

quale morirono tutti i calciatori, più forti del tempo.

La colpa fu attribuita al pilota.

Tra i giocatori e la società vi erano dei contratti: vi

fu la lesione del rapporto obbligatorio, quindi il

Torino Calcio fece causa alla compagnia aerea.

Il giudice decise che si poteva concedere il

risarcimento SOLO per la lesione di un DIRITTO ASSOLUTO

(= nei confronti di tutti)

Quello della squadra era un diritto relativo.

2. caso del giocatore Gigi Meroni:

- nel 1967, un calciatore del Torino, Meroni, morì in un

incidente.

Il fatto colposo fu determinato dall’investitore: i

genitori/società calcio fecero causa all’investitore.

Il tribunale, per la prima volta, decise che si

trattasse di fatto illecito, pena obbligo

risarcitorio.

 da quella volta, la lesione del diritto di credito sarà

risarcibile, anche se parziale:

* es. un operaio viene investito e NON può lavorare

per 20 gg.

Il datore di lavoro perde un operaio

specializzato, quindi in quei 20 gg guadagnerà

una cifra minore, che gli verrà risarcita

5) vi è la lesione della libertà contrattuale (= ammessa a

partire dagli anni ‘80):

- sono i casi del contraente che, per falsa informazione del

terzo, si sia indotto a concludere un contratto, che

altrimenti si sarebbe guardato dal concludere

* es. il pittore Giorgio de Chirico fece uno scherzo:

voleva dimostrare che l’arte moderna è tutta una

costruzione legata alla notorietà delle persone.

Individuò un quadro, privo di valore, e decise che

era un suo pezzo unico, risalente ad un periodo

tormentato (= si assunse la paternità di quel quadro)

la gente fece una lotta per acquistarlo e venne

venduto ad un prezzo elevatissimo.

MA De Chirico confessò lo scherzo e l’acquirente gli

fece causa: De Chirico, però, NON faceva parte del

contratto, MA aveva dato solo un’informazione falsa.

Viene invocata la lesione della libertà contrattuale,

quindi De Chirico dovette pagare i danni.

6) vi è la lesione non di un diritto, ma di una situazione di

fatto:

- è il caso in cui viene uccisa, in un incidente stradale,

una persona che provvedeva al mantenimento della

sua convivente (uccisione del “concubino”)

- convivenza di fatto: crea dei vincoli, in quanto uno dei

due provvede all’altro di fatto (= NON vi è l’obbligo, ma

per scelta)

- se tale situazione di fatto viene lesa, vi è il

risarcimento dei danni

- nell’art. 2, Cost.: si parla di formazione sociale:

- oggi è ritenuta un vincolo, NON necessariamente

accompagnato dal matrimonio

- altra situazione di fatto che, se violata, può dar luogo a

risarcimento del danno: è il POSSESSO

- anche il ladro è un possessore.

- la legge afferma che se qualcuno priva il possessore

dell’oggetto con la forza, questo può chiedere al giudice

il reintegro del possesso

 il legislatore tutela il possesso, per far sì che

NON venga fatta giustizia autonomamente

7) quando sia stato leso, da parte della pubblica

amministrazione, un interesse legittimo, ossia un interesse

che risulta protetto solo come riflesso della protezione

dell’interesse pubblico

* es. caso di un concorso di magistratura truccato

- cosa fa la persona che è stata lesa?

- può chieder l’annullamento e il rifacimento della

prova, MA anche il risarcimento dei danni (=

liquidato in via equitativa dal giudice)

 questo concetto è recente, perché si riteneva che

la pubblica amministrazione fosse sovrana

- vi sono due cause di ESCLUSIONE DELL’ANTIGIURIDICITÀ DEL

FATTO LESIVO:

- la legittima difesa (art. 2044, c.c.)

- Art. 2044, c.c.: non è responsabile chi cagiona il

danno per legittima difesa (per

difendere un diritto proprio o

altrui)

- Occorre che la difesa sia PROPORZIONATA all’offesa.

- e lo stato di necessità (art. 2045, c.c.)

- Art. 2045, c.c.: quando, chi ha compiuto il fatto

dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare

sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla

persona e il pericolo non è stato da lui

volontariamente causato né era evitabile, al

danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è

rimessa all’equo apprezzamento del giudice

* es. una nave affonda. Alcuni soggetti si salvano ma

sono superiori al numero massimo della capienza

del barcone.

Qualcuno impedisce ai soggetti in mare di salire

e questi muoiono.

Colui che non permette di salire, NON ha causato

l’affondamento della nave e la situazione di

pericolo.

Ai danneggiati sarà data solo un’indennità (=

risarcimento)

ANALISI DELL’ART. 2043, C.C. - NESSO DI CAUSALITA’:

- il NESSO DI CAUSALITÀ è un elemento che deve essere accertato, ai fini

del risarcimento

- se la vittima NON prova il NESSO CAUSALE tra fatto e danno ingiusto,

NON può domandare il risarcimento dei danni subiti

∗ Per accertare l’esistenza del nesso si fa ricorso a diversi criteri:

1) il primo è quello della causalità materiale: un danno può dirsi

causato da un fatto, se in assenza di quel fatto quel danno non si

sarebbe verificato: il fatto in sostanza rappresenta una condizione

necessaria del danno

- l’esistenza del nesso di causalità materiale è un requisito

necessario, ma non sufficiente della responsabilità civile.

o - l’art. 1223, c.c.: prevede che siano risarciti solo i danni, che

o sono conseguenza immediata e diretta del fatto.

2) occorre che vi sia anche il nesso di causalità giuridica: tale

nesso esiste quando, in base ad un criterio di regolarità

statistica o di probabilità logica, c’è la ragionevole probabilità

che da quel determinato fatto produca quel determinato evento

dannoso.

* es. una persona si reca in ospedale per essere curata, dopo una

caduta, ma muore la notte perché si sviluppa un incendio

nell’ospedale.

È ragionevole e probabile che da un piccolo incidente,

derivi la morte di una persona per ustioni?

È improbabile, non attiene alla regolarità statistica e alla

probabilità logica, quindi non vi è nesso causale.

MA l’autore del fatto dovrà corrispondere al risarcimento

del danno.

- il FATTO ILLECITO (di cui discute l’art. 2043, c.c.) deve consistere

in:

- un comportamento DOLOSO (= dolo: intenzione di provocare un danno

ingiusto)

- un comportamento COLPOSO (= colpa: negligenza, imprudenza, imperizia

o tutte tre le cose insieme)

*es. un soggetto investe una persona perché la vuole uccidere si

tratta di intenzionalità di ledere un diritto altrui

(= comportamento doloso)

*es. un soggetto investe imprudentemente una persona perché parlava al

cellulare, mentre guidava (= comportamento doloso)

- nel sistema di responsabilità civile, il comportamento è sufficiente

che sia doloso o colposo, ai fini del danno

- è indifferente la tipologia del comportamento, ma il danno è sempre

quello

- il sistema della responsabilità civile è un sistema riparatorio

! : la differenza tra il dolo e la colpa, invece, assume rilevanza nel

diritto penale:

- se un soggetto uccide una persona dolosamente, commette un reato

- se un soggetto uccide una persona colposamente, perché maneggiava

un fucile da caccia, puntandolo verso questa, commette un reato

 ma il disvalore (= sanzione penale che ne sussegue) è diversa,

perché è più grave il reato di omicidio doloso

- l’onere di provare il dolo o la colpa del danneggiante spetta al

danneggiato

RESPONSABILITÀ INDIRETTA

- sono i casi in cui, è responsabile del danno un soggetto diverso da

quello che ha commesso il fatto (= questa è una caratteristica della

responsabilità civile, NON riscontrabile nel diritto penale, perché

ciascuno risponde dei fatti che ha commesso)

A) RESPONSABILITÀ DEI PADRONI E COMMITTENTI (art. 2049, c.c.):

- il padrone è il datore di lavoro, che affida un lavoro ad

un’altra persona

- afferma che: se il danno è cagionato da un dipendente,

nell’esercizio delle mansioni a lui affidate, del danno risponde:

- oltre al dipendente che ha commesso il fatto

- anche il suo datore di lavoro

 si tratta di RESPONSABILITÀ SOLIDALE

* es. il datore di lavoro, di un’impresa di pulizie, ha due

automobili adibite al viaggio dei dipendenti, che vanno a

pulire stabili.

Un operaio termina il lavoro, prende il camioncino

dell’impresa di pulizie e decide di andare a ballare.

Mentre si reca in discoteca, fa un incidente e investe una

persona.

La vittima del fatto illecito può domandare il risarcimento

del danno al datore di lavoro?

- la responsabilità solidale esiste se il danno è cagionato

da un dipendente, nell’esercizio delle sue mansioni: in

questo caso, il dipendente NON stava lavorando.

* es. una domestica sta riordinando il balcone e,

inavvertitamente, fa cadere un vaso che colpisce una

persona.

Il fatto è commesso durante l’esercizio della mansione,

quindi la vittima potrà richiedere il risarcimento del

danno, sia al datore di lavoro, sia al diretto interessato

 MA se la domestica è assunta in nero, cosa cambia? NIENTE.

* perché il diritto tributario NON sempre comunica con il

diritto civile

- la ragione dell’art. 2049, c.c.: sta nel fatto che, si ritiene giusto

che risponda della responsabilità risarcitoria, chi fruisce e

organizza il lavoro altrui

B) Se il FATTO ILLECITO È COMMESSO DA PERSONA INCAPACE DI INTENDERE E

DI VOLERE, questa NON ne risponde (art. 2046, c.c.);

- ne risponde invece chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace

(art. 2047, c.c.)

*es. il personale della clinica in cui è ricoverato il malato di

mente (= non è possibile rinchiuderlo in manicomio, perché non

esistono più)

C) RESPONSABILITÀ DEI GENITORI, DEI TUTORI E DEI PRECETTORI

(art. 2048, c.c.);

- i genitori sono responsabili dei fatti illeciti commessi dai loro

figli minori;

- il tutore lo è per il minore o per l’interdetto, affidato alla ù

sua tutela;

- i precettori sono responsabili del danno cagionato dai loro

allievi (minori), nel tempo in cui sono sotto la loro

sorveglianza.

* es. viene commesso un fatto illecito da un minore, che si trova

all’asilo: i maestri sono responsabili del danno cagionato

dal bambino

 le ipotesi di cui alla lettera b) e c) differiscono da quella

prevista dalla lettera a):

- chi è tenuto alla sorveglianza degli incapaci, i genitori, i tutori

e i precettori possono liberarsi da responsabilità:

- provando di “non aver potuto impedire il fatto”

(artt. 2047, 2048, III co., c.c.)

- MENTRE: NON è ammessa la PROVA LIBERATORIA, nel caso di

responsabilità dei padroni e committenti (= è una

responsabilità oggettiva, pura)

* la giurisprudenza e i tribunali sono molto rigorosi: affermano che

la prova liberatoria è una prova difficile, quasi impossibile.

- molte volte, tali soggetti rispondono dei danni, ciò vale

soprattutto per i genitori

* es. è necessaria anche un’educazione:

- un figlio minorenne commette un fatto illecito per

strada, il genitore NON può, in quel momento intervenire,

quindi si ritiene che vi sia anche una mancata educazione

D) RESPONSABILITÀ DEL PROPRIETARIO: il proprietario risponde, in

solido, dei danni provocati dal conducente, a meno che provi che la

circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà

(art. 2054, c.c.)

- MA sarà chiamato a rispondere dei danni il conducente

* es. il proprietario lascia le chiavi della sua automobile dentro

l’auto.

Questa rimane aperta e arriva un ladro, che la ruba.

Si ritiene che il proprietario dell’automobile sia chiamato a

rispondere, in solido, dei danni cagionati dal ladro, il quale

ha investito una persona.

Il proprietario ha favorito la circolazione del ladro,

lasciando le chiavi nell’auto (= ciò NON è avvenuto pienamente

contro la sua volontà)

- NON ha posto in essere tutte le misure di sicurezza per

impedire che ciò avvenisse

- in questo caso, la prova liberatoria è molto difficile da

provare

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA

- si ha responsabilità oggettiva nei casi in cui si risponde di un fatto

produttivo di danno, anche se lo si è commesso senza dolo e colpa

- la responsabilità oggettiva, dunque, si basa sulla esistenza, tra il

fatto e il danno, di un rapporto di causalità.

- PRINCIPALI CASI DI RESPONSABILITÀ OGGETTIVA:

A) ESERCIZIO DI ATTIVITÀ PERICOLOSE (art. 2050, c.c.)

- chi cagiona un danno ad altri nello svolgimento di un’attività

pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è

tenuto al risarcimento del danno, se non prova di aver adottato

tutte le misure idonee ad evitare il danno

* es. una fabbrica di fuochi d’artificio è una ditta pericolosa.

Il semplice fatto di aver causato un danno, derivante

dall’esercizio di tale attività: obbliga l’autore del fatto

al risarcimento del danno

- l’attività pericolosa deve essere svolta nelle condizioni di

massima sicurezza, con l’adozione di tutti gli accorgimenti che

la moderna tecnica offre: se, ciò nonostante, l’evento dannoso si

è ugualmente verificato, esso apparirà un evento imprevedibile ed

inevitabile.

B) RESPONSABILITÀ DEL PROPRIETARIO DI ANIMALI O PER COSE IN CUSTODIA

(artt. 2051 e 2052, c.c.)

- il proprietario di un animale risponde del danno da questo

cagionato, salvo che provi il caso fortuito (= l’assenza di un

nesso causale tra il comportamento del cane e il danno

verificato);

- chi ha cose in custodia risponde del danno cagionato dalla cosa,

salvo che provi il caso fortuito.

* es. una caldaia scoppia e il soggetto per dimostrare che è

esente dai danni, dovrà provare che è subentrato uno

specifico evento imprevedibile e inevitabile, che da solo

ha provocato i danni

- è molto difficile la prova liberatoria

* Il caso fortuito: è uno specifico evento imprevedibile ed

inevitabile

! : caso in cui è possibile provare la prova deliberatoria, per un

danno cagionato da un cane

- un soggetto ha un cane di sua proprietà e questo morde un

passante

Questo chiede i danni: quindi il proprietario deve provare che

vi è stato uno specifico evento imprevedibile ed inevitabile,

che ha determinato il danno

- il proprietario può provare che il cane aveva la museruola,

ma il cane ha ricevuto una provocazione

C) ROVINA DI EDIFICI (art. 2053, c.c.)

- se un edificio o altra costruzione crolla, provocando danni a

persone o a cose, il proprietario ne risponde, salva la prova che

il crollo non è dovuto a difetto di manutenzione o a vizio di

costruzione.

* es. un soggetto acquista un’abitazione, che ha un vizio di

costruzione, MA ciò non è visibile perché riguarda le

fondamenta dello stabile;

questo cade e provoca danni.

Nonostante il soggetto dimostri il vizio di costruzione, non

è esente dalla responsabilità.

Il soggetto è RESPONSABILE DEL CROLLO dell’edificio, per il

fatto che è proprietario dello stabile

a meno che, il crollo NON è dovuto a difetto di manutenzione

o a vizio di costruzione

- MA è dovuto a causa di un evento specifico, che

autonomamente ha determinato il crollo

- per esempio, un crollo improvviso dovuto dal terremoto

D) CIRCOLAZIONE DI VEICOLI (art. 2054, c.c.)

- il conducente di veicoli senza guida di rotaie è responsabile del

danno provocato dalla circolazione, anche se NON è in colpa: si

libera solo con la prova di aver fatto tutto il possibile per

evitare il danno (art. 2054, I co., c.c.).

* Per la giurisprudenza, chi investe un pedone si libera dalla

responsabilità solo se prova di aver fatto tutto ciò che era

umanamente possibile per evitare l’investimento.

- prova: si afferma che il pedone, improvvisamente, si è gettato

sulla strada, giungendo da un angolo cieco

- si risponde del danno anche se questi deriva da vizi di

costruzione o da difetti di manutenzione (art. 2054, II co., c.c.)

* es. un soggetto compra un’automobile, che ha un vizio di

costruzione (= i freni non funzionano)

Investe una persona. Il soggetto NON è né in colpa né in

dolo.

MA risponde del danno perché questo deriva da difetto di

manutenzione o da vizio di costruzione.

* es. il soggetto porta la macchina dal meccanico per far

sistemare i freni.

Esce dall’officina, ma investe una persona perché questi non

funzionano.

Si risponde del danno, anche se questo deriva da un profilo

NON imputabile all’autore dell’investimento.

Colui che ha investito, successivamente chiederà i danni

alla casa di produzione/meccanico (= lamentando un

INADEMPIMENTO CONTRATTUALE – chiede un risarcimento danni,

che ammonta all’ammontare dei danni, che dovrà risarcire

alla vittima del fatto)

- per il caso di scontro fra veicoli, vale una presunzione:

- si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti

abbia concorso a cagionare il danno subito dai singoli veicoli

(art. 2054, II co., c.c.)

* es. vi è uno scontro tra due veicoli.

Il danno è da dividere al 50% tra i due conducenti.

A meno che, venga data una prova contraria.

Molte volte, ai fini di fissare la responsabilità nello

scontro fra veicoli, si compila un contratto di

transazione: in cui si ammette il profilo di

responsabilità

CRITERI DI RISARCIMENTO DEL DANNO DA RESPONSABILITÀ CIVILE:

- in linea generale, è risarcibile il danno patrimoniale:

- cioè il danno suscettibile di valutazione economica, liquidabile

secondo un criterio matematico

- danno traducibile in una somma di denaro

- la vittima del fatto illecito può domandare anche il risarcimento del

danno non patrimoniale (= non, immediatamente, traducibile in somma di

denaro)

* es. una persona viene sequestrata (= commesso reato).

La vittima del fatto illecito può domandare, anche il

risarcimento dei danni morali.

Tali danni morali, però NON sono traducibili in una somma

matematica, ma subentra una valutazione equitativa del giudice

o In che modo è risarcibile il danno patrimoniale?

- per l’art. 2056, c.c.:

il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare, secondo

le disposizioni degli artt. 1223, 1226 e 1227, c.c.

 art. 1223, c.c. :

- prevede che il risarcimento è concesso quando il danno è la

conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento (= fatto

illecito)

- le voci risarcitorie possono essere 2:

- la vittima del fatto illecito può domandare il DANNO

EMERGENTE o il LUCRO CESSANTE, o entrambi

* es. con una ruspa, colposamente, un soggetto distrugge un

impianto produttivo [fatto illecito].

La vittima può chiedere danno emergente e lucro cessante:

cioè i costi e le spese che deve sostenere per

ripristinare l’impianto produttivo (= danno emergente);

inoltre, può richiedere il lucro cessante (= mancato

guadagno), perché per un totale di giorni non a potuto

produrre, come in precedenza.

 Art. 1226, c.c. : quando il danno non può essere calcolato in

maniera esatta, perché manca la prova della quantificazione

esatta: il giudice opera con una valutazione equitativa

 Art. 1227, c.c. - concorso del fatto colposo del creditore:

se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il

danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa

e l’equità delle conseguenze, che ne sono conseguite:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliammmmmm_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Iorio Giovanni.

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