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Riassunto di diritto penale, parte generale

Riassunto/appunti basati su uno studio autonomo sul testo consigliato dal docente Sotis il cui titolo è "Manuale di diritto penale parte generale, sesta edizione" a cura di Emilio Dolcini e Giorgio Marinucci. Il riassunto tratta i seguenti argomenti: 4 tipi di beni giuridici che possono essere offesi dal reato, accertamento del dolo, irresponsabilità dell’agente... Vedi di più

Esame di Diritto penale parte generale docente Prof. C. Sotis

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ESTRATTO DOCUMENTO

professionalità nel reato (doppio) e per reati

(gravissimi) nei confronti dei quali la legge non

prevede alcun limite di prolungamento.

La prescrizione sospesa, invece, ricomincia a

decorrere dal giorno in cui è cessata la causa della

sospensione.

Interruzione o sospensione della prescrizione hanno

effetto per tutti coloro che hanno commesso reato;

4) Oblazione: Consiste nella riduzione del

pagamento di una somma di denaro. Può essere

“ordinaria” e “speciale”. Entrambe valgono solo per

le contravvenzioni (quindi per reati meno gravi).

°L’oblazione è ordinaria quando viene comminata

solo l’ammenda e consiste nel pagamento di una

somma di denaro che corrisponde ad 1/3 del

massimo dell’ammenda stabilita dalla legge.

Nell’oblazione ordinaria il giudice ha l’obbligo di

ammettere l’imputato (che ne abbia fatto domanda

tempestiva) all’oblazione.

°L’oblazione è, invece, speciale quando la

contravvenzione è punita (alternativamente) o con

l’arresto o con l’ammenda e consiste nel pagamento

di una somma di denaro che corrisponde alla metà

del massimo dell’ammenda. In questo caso, il giudice

deve valutare se il fatto antigiuridico e colpevole sia

poco grave e, quindi, meritevole solo di una pena

pecuniaria (ammenda) e non dell’arresto,

accogliendo così la domanda di oblazione.

Accolta l’oblazione e pagata, il giudice dichiarerà con

sentenza l’estinzione del reato.

Guardare “estinzione del reato per condotte

riparatorie” che riguarda delitti perseguibili a

querela;

5) Sospensione del procedimento con messa in

prova dell’imputato: Riguarda reati puniti solo con

pena pecuniaria (durata sospensione= 1 anno) o

detentiva (durata sospensione= 2 anni) non superiore

a 4 anni. La sospensione può concedersi una sola

volta.

Il provvedimento di sospensione del procedimento

presuppone una richiesta di parte al Tribunale, con

consenso del P.M. e sentita la persona offesa. Può

disporsi solo quando il giudice non deve pronunciare

il proscioglimento e deve accertare la responsabilità.

Con la sospensione, l’imputato viene affidato al

servizio sociale per svolgere un programma di

trattamento che comporta la prestazione di attività

riparatorie, volontariato, lavoro di pubblica utilità.

Sono esclusi da essa il delinquente e contravventore

abituale o professionale e il delinquente per

tendenza;

6) Perdono giudiziale: Riguarda solo minori che

abbiano compiuto 14 anni ma non ancora 18, autori

di illecito non grave per la prima volta e nel modo del

tutto occasionale. La pena che andrebbe inflitta nel

caso concreto deve essere o detentiva (inferiore a 2

anni) o pecuniaria (1549 euro). Consiste nella rinuncia

a punire o rinuncia al processo.

Può concedersi una sola volta.

E’ disposto discrezionalmente dal giudice che ritiene

che il soggetto si asterrà dal commettere in futuro

altri reati.

Disciplina comune:

Godono di autonomia o specificità rispetto ad altri

reati e alle persone. Ciò significa che:

Rispetto ai reati:

1. Quando un reato è presupposto di un altro,

l’estinzione si applica solamente al primo;

2. L’estinzione di un reato che è elemento

costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato

non si estende a quest’ultimo;

3. Nel concorso di più reati, l’amnistia si applica ai

singoli reati per i quali è concessa.

Rispetto alle persone:

L’estinzione del reato ha effetto soltanto per coloro ai

quali la causa di estinzione si riferisce.

CAUSE di ESTINZIONE della PENA:

Sono istituti che intervengono dopo la sentenza di

condanna e l’inflizione delle pene e che impediscono,

in tutto o in parte:

- L’esecuzione delle pene;

- Il prodursi di effetti penali di condanna.

Può generarsi un “concorso di cause di estinzione

della pena” in cui le cause possono intervenire:

- Contemporaneamente, in cui opera la causa +

favorevole;

- In tempi diversi, in cui si applica la causa

intervenuta per prima e poi quelle successive.

Le cause di estinzione della pena sono 9,

precisamente:

1) Amnistia impropria

2) Morte del reo

3) Prescrizione della pena

4) Indulto

5) Grazia

6) Non menzione della condanna nel certificato del

casellario giudiziale

7) Liberazione condizionale

8) Sospensione condizionale della pena

9) Riabilitazione.

Amnistia impropria:

- Fa cessare pene principali e accessorie ma non gli

effetti penali della condanna.

- Non si applica a recidivi e delinquenti abituali,

professionali o per tendenza.

- E’ applicata dal giudice di esecuzione e può

essere sottoposta a obblighi e condizioni sospensive

o risolutive. Le condizioni sono sospensive quando il

giudice sospende l’amnistia fino al verificarsi della

condizione (ex. Risarcimento danno alla persona

offesa); sono risolutive quando il giudice revoca

l’amnistia (ex. Commissione di un altro reato).

Morte del reo: Ovviamente estingue tutto, cioè pene

principali, accessorie ed effetti penali ma non la

confisca (in quanto è misura di sicurezza che colpisce

cose) e obbligazioni civili da reato che vengono

trasmessi agli eredi!

Prescrizione della pena:

- La prescrizione è un termine entro il quale la

pena (solo quella principale), si estingue e decorre dal

giorno in cui la sentenza di condanna è divenuta

irrevocabile.

- La reclusione si estingue entro un minimo di 10

anni e massimo 30.

- Multa: in 10 anni, ma se inflitta insieme alla

reclusione, si estingue decorso il tempo stabilito per

la reclusione.

- Arresto e ammenda: 5 anni, anche se applicate

congiuntamente.

- E’ prevista una disciplina più gravosa per recidivi

e delinquenti abituali professionali o per tendenza:

nei loro confronti sono imprescrittibili la reclusione e

la multa, mentre arresto e ammenda hanno un

termine doppio rispetto a quello ordinario (cioè 10

anni).

Indulto:

- Provvedimento di clemenza generale (anche

l’amnistia), espressione del potere di clemenza

riservato al Parlamento che lo concede con legge

approvata a maggioranza di 2/3 dei componenti di

ciascuna Camera (come accade anche all’amnistia).

- Non può essere applicato a reati commessi dopo

la presentazione del disegno di legge.

- Effetto: condonare (non far eseguire) in tutto

(indulto “totale”) o in parte (indulto “parziale”) la

pena principale; oppure commutare (sostituire) la

pena principale con una meno grave. Non estingue,

però, accessorie ed effetti penali.

- Può essere proprio (applicato dal giudice

dell’esecuzione) o improprio (applicato dal giudice di

cognizione, in cui l’applicazione dell’indulto è

provvisoria. Di conseguenza, l’effetto dell’indulto si

verifica solo al passaggio in giudicato).

- Può sottoporsi a condizioni sospensive o

risolutive.

- In caso di concorso di reati, esso si applica una

sola volta sulla pena cumulata.

- Preclusioni per recidivo (tranne quello semplice)

e delinquente abit., prof. e per tend.

Grazia:

- Provvedimento di clemenza individuale (rivolto a

1 o + singoli condannati).

- Concesso dal Presidente della Repubblica su

domanda o senza del condannato. E’ necessaria la

controfirma del Ministro della Giustizia solo per

validità formale dell’atto del Presidente.

- Effetto: condono o commutazione della pena

principale. Estingue, quindi, solo pene principali ma

anche accessorie solo se lo disponga il decreto del

Presidente.

- Può sottoporsi a condizioni sospensive o

risolutive.

Non menzione della condanna nel certificato del

casellario giudiziale:

- Il casellario giudiziale ricostruisce la storia

personale del condannato in cui sono iscritti

precedenti giudiziari, cioè i suoi rapporti con la

giustizia penale.

- Effetto: eliminare la pubblicazione della sentenza

di condanna per evitare che essa venga resa nota a

chiunque e per evitare un pregiudizio al buon nome

della persona perché autore di un reato non grave!

- E’ disposta dal giudice solo in presenza di 2

requisiti: la pena (detentiva o pecuniaria) non deve

superare 2 anni; deve trattarsi di una prima

condanna.

- Revoca per nuovo delitto.

Liberazione condizionale:

- Si applica solo pene di lunga durata. Non si

applica, infatti, a pene inferiori a 5 anni.

- Si tratta più di una causa sospensiva

dell’esecuzione di una parte della pena principale, in

quanto il condannato è sottoposto ad una prova che

deve superare affinché la pena si estingua. La prova è

che durante la pena residua (non deve superare 5

anni) o entro 5 anni dal provvedimento che ha

disposto tale causa non deve commettere un reato

della stessa indole e non deve violare gli obblighi

della libertà vigilata.

- Sono ammessi a tale istituto: ergastolo (scontati

almeno 26 anni); reclusione o arresto (almeno 30

mesi o metà pena); recidivo (non semplice e almeno

4 anni di pena).

- Il condannato, per essere ammesso a tale istituto,

deve aver adempiuto ad obbligazioni civili da reato e,

durante la pena, deve aver tenuto un

comportamento tale da far ritenere sicuro il suo

“ravvedimento” (pentimento), attraverso

l’accertamento della modifica dei suoi atteggiamenti.

- Revoca se trasgrediti obblighi e se commesso

reato della stessa indole.

Sospensione condizionale della pena:

- Vale per pene da 2 anni fino a 3 anni: 2 anni e

mezzo per giovani adulti (da 18 a 21 anni) e per

ultrasettantenni (+70 anni); fino a 3 anni per chi era

imputabile ma non aveva ancora compiuto 18 anni.

- Concessa dal giudice di cognizione massimo 2

volte.

- Sospende pene principali e accessorie. Tali pene

si estinguono a condizione che il condannato,

durante il periodo di sospensione, superi una prova il

cui periodo corrisponde a 5 anni per condanna a

delitto/ 2 anni per contravvenzione (sospensione

“ordinaria”).

- Presupposti per l’applicazione della sospensione

ordinaria sono 3: pena di max 2 anni (che possono

diventare 2 e mezzo o 3 per casi particolari);

precedenti penali del condannato (sono preclusi da

tale istituto chi già condannato per delitto,

delinquente abit./prof./per tend./chi ha già fruito

della sospensione); previsione dei suoi futuri

comportamenti. Tuttavia, una volta superata la prova

si estinguono pene principali e accessorie ma non gli

effetti penali.

- Può essere ordinaria o breve: la sospensione è

“breve” quando il periodo di prova corrisponde ad 1

anno.

- Presupposti per applicare la sospensione breve

sono 4: pena max 1 anno; precedenti penali;

previsione futuri comportamenti; realizzazione

condotte riparatorie prima della pronuncia della

sentenza di 1° grado. Superata la prova, si estinguono

pene principali e accessorie ma non effetti penali ma

il condannato può chiedere subito la riabilitazione.

- Essa può essere subordinata ad obblighi

tassativamente previsti, cioè eliminazione

conseguenze dannose del reato e la prestazione di

un’attività non retribuita a favore della collettività

per un tempo che corrisponde alla durata della pena

sospesa.

- La sospensione condizionale può applicarsi anche

se vi è stata condanna a pena pecuniaria, sia

applicata da sola sia congiuntamente a quella

detentiva. Nel caso di congiunzione tra pena

detentiva e pecuniaria, il giudice dovrà procedere al

ragguaglio solo quando consenta la sospensione

dell’intera pena (cioè, sospensione sia della detentiva

sia della pecuniaria)! Se, invece, vengono superati i

limiti con il ragguaglio, il giudice deve sospendere

solo la pena detentiva.

- Revoca che, di regola, compete al giudice

dell’esecuzione e può essere obbligatoria o

facoltativa: “obbligatoria” se la sospensione è stata

già concessa per 2 volte, se il condannato non

adempie agli obblighi, se commette reato o se riporta

una nuova condanna per un reato commesso prima

della sentenza che ha disposto la sospensione;

“facoltativa” in cui il giudice può scegliere se

concederla per la seconda volta (e ciò accade quando

la pena applicata per un nuovo reato cumulata con

quella sospesa non superi i limiti dell’art. 163) oppure

revocarla.

Riabilitazione:

- La pena principale non si estingue, anzi: deve

essere stata eseguita interamente! Estingue

solamente pene accessorie ed effetti penali. Tuttavia,

pene accessorie ed effetti penali non si estinguono

subito: restano sospesi dal giorno del passaggio in

giudicato della sentenza che ha disposto tale istituto.

Si estinguono solo quando siano decorsi 7 anni

(tempo entro cui può intervenire la revoca per

commissione di un nuovo delitto non colposo) dalla

sentenza che ha disposto la riabilitazione.

- E’ concessa dal tribunale di sorveglianza su

richiesta dell’interessato per agevolarne il

reinserimento sociale ma a 2 condizioni: che siano

decorsi almeno 3 anni (eccetto per recidivi – il cui

termine è 8 anni – e per delinquenti abit./prof./per

tend. Il cui termine è 10 anni) dal giorno in cui la pena

si è estinta; che durante i 3 anni il condannato abbia

dato prova di buona condotta. Per “buona condotta”

si intende un comportamento che non violi la legge

penale in modo significativo.

- 2 condizioni che impediscono la concessione a

tale istituto: sottoposizione a misure di sicurezza;

inadempimento di obbligazioni civili derivanti da

reato.

CIRCOSTANZE AGGRAVANTI COMUNI:

Possono essere previste in:

- Codice penale;

- Leggi speciali.

Circostanze aggravanti comuni previste nel codice

penale sono 15:

1) “L’avere agito per motivi:

- Abietti o

- Futili”;

2) “Avere commesso reato per:

- eseguirne od occultarne un altro

- conseguire o assicurare a sé o ad altri profitto o

prezzo

- l’impunità di un altro reato”;

3) “L’avere agito nonostante la previsione

dell’evento (nei delitti colposi)”;

4) “L’aver adoperato sevizie o avere agito con

crudeltà verso le persone”;

5) “L’avere profittato di circostanze (che ostacolano

la pubblica o privata difesa) di:

- Tempo

- Luogo

- Persona

- Età”;

6) “Colpevole commette reato durante il tempo in

cui si è sottratto all’esecuzione di un mandato o

ordine di:

- Arresto

- Cattura o

- Carcerazione

Per un precedente reato”;

7) “L’avere, nei delitti contro il patrimonio o che

comunque offendono il patrimonio, nei delitti

determinati da motivi di lucro, cagionato alla persona

offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità”;

8) “Avere aggravato o tentato di aggravare le

conseguenze del delitto commesso”;

9) “L’avere commesso il fatto con:

- Abuso di potere

- Violazione dei doveri

Inerenti a:

- Pubblica funzione

- Pubblico servizio

- Ministro di culto”;

10) “Avere commesso fatto contro:

- Pubblico ufficiale

- Persona incaricata di un servizio pubblico

- Ministro di culto

- Agente diplomatico o consolare di uno Stato

estero

Nell’adempimento delle funzioni o del servizio”;

11) “Avere commesso il fatto con abuso di:

- Autorità

- Relazioni domestiche

- “ d’ufficio

- Prestazioni d’opera

- Coabitazione o ospitalità”;

12) “Aver commesso delitto contro un minore

all’interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o

di formazione”;

13) “Aver commesso delitto non colposo durante il

periodo di una misura alternativa alla detenzione in

carcere”;

14) “Avere, nei delitti non colposi contro la vita,

incolumità individuale, libertà personale, commesso il

fatto in danno di:

- Minore

- Persona in stato di gravidanza”

Questa aggravante riguarda anche il delitto di

maltrattamento contro familiari e conviventi;

15) Reati ambientali: configurano un aggravante ad

effetto speciale (aumento di pena da 1/3 alla metà).

Circostanze aggravanti comuni previste in leggi

speciali:

1) Reati commessi per finalità di terrorismo o di

eversione dell’ordinamento costituzionale;

2) Reati commessi per finalità di discriminazione o

di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, etc.

In tutti questi casi l’aggravante è ad effetto speciale.

Trattandosi di gravi reati, tali circostanze aggravanti

non partecipano al giudizio di bilanciamento in

concorso con le attenuanti perché i relativi aumenti

di pena devono essere sempre applicati.

Successivamente, con la pena così determinata, il

giudice procederà a diminuzioni dovute alla presenza

di attenuanti oppure procederà ad aumenti di pena in

caso di concorso di aggravanti.

CIRCOSTANZE ATTENUANTI COMUNI elencate

dall’art. 62 C.P.:

Sono 6:

1) “Avere agito per motivi morali (che ricevono

apprezzamenti pienamente positivi da parte della

società) e sociali (motivi che rispondono agli obiettivi

della società)”;

2) “Avere agito in stato d’ira, determinato da un

fatto ingiusto altrui”;

3) “Avere agito per suggestione di una folla in

tumulto, quando non si tratta di riunioni o

assembramenti vietato dalla legge o dall’Autorità e il

colpevole non è delinque o contravventore abituale,

professionale o per tendenza”;

4) “Avere, nei delitti contro il patrimonio o che

offendono il patrimonio, cagionato alla persona

offesa un danno patrimoniale di speciale tenuità…”;

5) “Essere concorso a determinare l’evento,

insieme con la condotta del colpevole, il fatto doloso

della persona offesa”;

6) “Avere, prima del giudizio, riparato interamente

il danno (tramite risarcimento o restituzioni) o

l’essersi, prima del giudizio, adoperato

spontaneamente ed in modo efficace ad attenuare le

conseguenze dannose o pericolose del reato”.

Art. 62 bis c.p. (attenuanti generiche):

Il giudice può considerare altre circostanze diverse

(considerate come una sola circostanza che può

concorrere con quelle previste dall’art. 62) da quelle

previste dall’art. 62, qualora giustifichino una

diminuzione della pena.

Quindi, ci troviamo in presenza di un concorso tra:

- Attenuanti comuni tipiche (art. 62);

- “ generiche (art. 62 bis).

Tuttavia, vi sono 2 limiti per il giudice in sede di

applicazione delle attenuanti generiche:

1. Non potrà tener conto di situazioni come

“attenuanti generiche” che integrano già

un’attenuante comune (tipica);

2. Non può considerare come attenuanti generiche

situazioni incompatibili con una norma che prevede

un’attenuante comune.

Il contenuto delle attenuanti generiche è individuato

dal giudice che opera una discrezionalità che però

non libera, ma vincolata al rispetto dei criteri dell’art.

133 c.p.

CONCORSO APPARENTE di NORME che PREVEDONO

CIRCOSTANZE:

Accade quando una situazione si riconduce sotto più

norme che prevedono circostanze, ma solo 1 di

queste norme sarà applicabile, tramite rapporto di

specialità e il “comprendere in sé” tra circostanze.

Articolo di riferimento: 68 c.p. il quale distingue 2

ipotesi di concorso:

- La prima ipotesi riguarda una circostanza che si

trova in un rapporto di specialità rispetto ad un’altra

circostanza, con la conseguenza che il giudice

applicherà solamente la circostanza speciale

(secondo l’art. 15 c.p.);

- La seconda ipotesi riguarda una circostanza che

“comprende in sé” un’altra circostanza, con la

conseguenza che si applica solo la circostanza che

importa il maggior aumento (se aggravante) o

diminuzione (se attenuante) di pena. Se poi le diverse

circostanze importano tutte lo stesso aumento o la

stessa diminuzione, si applica il solo aumento o la

sola diminuzione.

CONCORSO tramite OMISSIONE:

Consiste in un comportamento omissivo che

contribuisce alla realizzazione di un reato da parte di

altri.

Sono indispensabili però 2 requisiti:

- Il partecipe deve essere un garante, cioè deve

avere l’obbligo giuridico di impedire la commissione

di un reato da parte di altri. In assenza di tale obbligo

vi sarebbe solo “connivenza” (inattività o inerzia di

chi sa che altri stanno per commettere o hanno

commesso reato) o adesione morale (approvazione

interiore del reato commesso da altri);

- L’omissione deve essere condizione necessaria

per la commissione del reato: bisogna accertare se

l’azione doverosa omessa avrebbe impedito la

realizzazione del reato da parte di altri.

DELINQUENTE ABITUALE, PROFESSIONALE O PER

TENDENZA (Nozione):

1) Delinquente abituale:

- “Essere dedito al delitto”.

- Esistono 2 forme di abitualità: ritenuta dal giudice

e presunta dalla legge. E’ ritenuta dal giudice, quindi

dichiarata, quando un soggetto presenta già

precedenti condanne per 2 delitti non colposi e, di

conseguenza, deve accertare se il colpevole sia dedito

al delitto tenendo conto dell’art. 133; è presunta

dalla legge quando essa richiede quando un soggetto

presenta già precedenti condanne per 3 delitti non

colposi e della stessa indole, commessi entro 10 anni

dall’ultimo delitto.

2) Delinquente professionale:

- Quando riporta una precedente condanna per

altro reato e che vive abitualmente dei proventi del

reato. Si dichiara tenendo conto dell’art. 133.

3) Delinquente per tendenza:

- Chi commette delitto non colposo contro la vita o

l’incolumità individuale e riveli una speciale

inclinazione a commettere delitto e ha un’indole

particolarmente malvagia che non deve essere

originata da vizio di mente né da cronica

intossicazione.

- Si dichiara tenendo conto dell’art. 133.

REATO: DELITTI e CONTRAVVENZIONI:

Criterio nominalistico del reato: un fatto costituisce

reato solo quando la legge gli ricollega una pena

principale tra quelle previste dall’art. 17 c.p. che

sono:

1) Ergastolo 2) Reclusione 3) Multa

(Pene stabilite per i delitti).

1) Arresto 2) Ammenda

(Pene per le contravvenzioni).

I reati si distinguono, dunque, in delitti e

contravvenzioni (art. 39), caratterizzati da specifici

elementi che sono:

- Elementi psicologici del reato (o elementi

soggettivi), precisamente dolo per i delitti (art. 42, co.

2: “Nessuno può essere punito per un fatto previsto

dalla legge come delitto se non l’ha commesso con

dolo…”) e dolo o colpa per le contravvenzioni (art. 42,

co.4: “Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della

propria condotta dolosa o colposa”);

- Tentativo che si configura solo nei delitti!

- Recidiva solo nei delitti!

- Disciplina processuale: i delitti sono perseguibili

sia d’ufficio sia su querela; le contravvenzioni, invece,

sono sempre perseguibili d’ufficio.

Per quanto riguarda la riduzione di pena nel giudizio

abbreviato, la pena è diminuita di 1/3 per delitto o

della metà per contravvenzione.

DIRITTO PENALE INTERNAZIONALE:

Ha efficacia vincolante sugli individui, senza

mediazione di diritto interno.

Si applica nei confronti di

- Crimini di estrema gravità

- Gravissime violazioni di norme internazionali.

I crimini internazionali di estrema gravità sono 4:

1. Crimini di guerra;

2. “ contro l’umanità;

3. Genocidio;

4. Aggressione (crimine contro la pace).

Il compito di giudicare su questi crimini è affidato alla

Corte penale internazionale (con sede all’Aja),

instituita con lo Statuto di Roma (trattato

internazionale entrato in vigore nel 2002 e ratificato

da 124 Stati), ha carattere sussidiario rispetto alle

giurisdizioni nazionali, cioè essa si attiva solo quando

uno Stato non sia in grado di procedere al caso

specifico.

CIRCOSTANZE: DISCIPLINA VIGENTE:

Articolo di riferimento: 59 c.p. che stabilisce:

“Circostanze che attenuano la pena sono valutate a

favore dell’agente anche se da lui non conosciute o

ritenute inesistenti” (rilevanza oggettiva delle

attenuanti);

“Circostanze che aggravano la pena sono valutate a

carico dell’agente solo se:

- Da lui conosciute o

- Ignorate o ritenute inesistenti per colpa”

(aggravanti);

“Se l’agente ritiene per errore che esistano

circostanze aggravanti o attenuanti, queste non sono

valutate contro o a favore di lui” (aggravanti e

attenuanti): cioè, non ha rilevanza l’errore

sull’esistenza delle circostanze da parte dell’agente.

ECCEZIONI (IMMUNITA’) ALL’OBBLIGATORIETA’

DELLA LEGGE PENALE ITALIANA:

Articolo di riferimento: 3 c.p. : “La legge penale

italiana obbliga tutti coloro che si trovano nel

territorio dello Stato, salve eccezioni (esclusione di

alcuni soggetti dall’applicabilità della legge penale

italiana) stabilite dal diritto:

- PUBBLICO INTERNO;

- INTERNAZIONALE.”

I tipi di immunità sono 4:

1. Immunità di diritto sostanziale: comporta

l’inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale;

2. Immunità di diritto processuale: comporta

l’esenzione dalla giurisdizione penale o anche

extrapenale;

3. Immunità funzionale: riguarda fatti compiuti

nell’esercizio della specifica funzione;

4. Immunità extrafunzionale: riguarda anche di fatti

estranei all’esercizio della funzione.

Le immunità di diritto pubblico interno sono 6:

1) Presidente della Repubblica:

La sua immunità è funzionale (fatti compiuti

nell’esercizio della specifica funzione) e di diritto

sostanziale (inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale). Tale immunità ha

natura di causa di giustificazione.

Non è un’immunità assoluta perché egli può

rispondere di 2 reati commessi nell’esercizio delle

funzioni: alto tradimento e attentato alla Costituzione

Resoconto: immunità funzionale e di diritto

sostanziale.;

2) Presidente del Consiglio dei ministri e Ministri:

Si tratta di un’immunità processuale penale

(esenzione dalla giurisdizione penale) e funzionale

(fatti compiuti nell’esercizio della specifica funzione).

Possono rispondere di reati ministeriali nell’esercizio

delle loro funzioni

Resoconto: immunità di diritto processuale penale e

funzionale;

3) Membri del Parlamento:

Godono di un’immunità funzionale (fatti compiuti

nell’esercizio della specifica funzione) di diritto

sostanziale (inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale) e di diritto processuale

penale limitata (esenzione dalla giurisdizione penale).

Si tratta di una causa di giustificazione che rende

leciti fatti penalmente rilevanti commessi

nell’esercizio delle funzioni

Resoconto: immunità funzionale, di diritto sostanziale

e di diritto processuale penale;

4) Consiglieri regionali:

Godono di un’immunità di diritto sostanziale

(inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale) funzionale (fatti

compiuti nell’esercizio della specifica funzione).

Si tratta di una causa di giustificazione che rende

leciti fatti penalmente rilevanti commessi

nell’esercizio delle loro funzioni

Resoconto: immunità funzionale e di diritto

sostanziale;

5) Giudici della Corte Costituzionale:

Godono di un’immunità funzionale (fatti compiuti

nell’esercizio della specifica funzione) di diritto

sostanziale (inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale) e processuale

(esenzione dalla giurisdizione penale o anche

extrapenale) extrafunzionale (riguarda anche di fatti

estranei all’esercizio della funzione)

Resoconto: immunità funzionale, extrafunzionale, di

diritto sostanziale e di diritto processuale;

6) Consiglio superiore della magistratura:

Immunità funzionale di diritto sostanziale. Si tratta di

una causa di esclusione della punibilità, in quanto

esonerati soltanto dalla responsabilità penale, cioè

non sono punibili a livello penale.

Resoconto: immunità funzionale di diritto sostanziale.

Le immunità di diritto internazionale sono 10:

1) Sommo Pontefice:

La sua immunità è assoluta, di diritto sostanziale

(inapplicabilità della sanzione penale e,

eventualmente, extrapenale) e processuale

(esenzione dalla giurisdizione penale o anche

extrapenale). Si tratta di una causa personale di

esclusione della punibilità.

Resoconto: immunità di diritto sostanziale e

processuale;

2) Capo di Stato estero:

La sua immunità comprende anche i suoi familiari e il

suo seguito ed è assoluta di diritto sostanziale e

processuale, penale ed extrapenale

Resoconto: immunità di diritto sostanziale e

processuale;

3) Capi e membri di governi stranieri:

Godono di immunità di diritto sostanziale penale ed

extrapenale funzionale.

Resoconto: immunità funzionale e di diritto

sostanziale;

4) Agenti diplomatici stranieri:

Immunità di diritto processuale penale ed

extrapenale funzionale ed extrafunzionale.

Resoconto: immunità funzionale, extrafunzionale e di

diritto processuale;

5) Funzionari e impiegati dei consolari stranieri:

Immunità funzionale di diritto sostanziale penale ed

extrapenale che ha natura di causa personale di non

punibilità.

Resoconto: immunità funzionale e di diritto

sostanziale;

6) Membri Parlamento europeo:

Immunità funzionale e processuale extrafunzionale

Resoconto: immunità funzionale, extrafunzionale e di

diritto processuale;

7) Funzionari di organismi internazionali:

Immunità extrafunzionale;

8) Rappresentanti e funzionari dell’ONU:

Immunità funzionale, limitata immunità processuale

penale extrafunzionale

Resoconto: immunità funzionale, extrafunzionale e di

diritto processuale penale;

9) Membri delle Corti Internazionale di Giustizia,

Europea dei diritti dell’uomo e Penale internazionale:

Immunità funzionale.

10) Appartenenti alle Forze armate di uno Stato

estero:

Sono soggetti solamente alla legge del loro Stato,

quando si tratta di reati commessi in servizio.

E’ prevista una disciplina speciale per gli appartenenti

alle forze armate dei Paesi NATO dalla Convenzione

di Londra del 1951, la quale prevede:

- Giurisdizione esclusiva dello Stato di

appartenenza per fatti non punibili dalla legge

italiana;

- Giurisdizione esclusiva dello Stato italiano per

fatti non punibili dalla legge dello stato di

appartenenza.

- Invece, i fatti previsti come reato sia dalla legge

italiana sia dalla legge dello Stato di appartenenza

sono sottoposti a giurisdizione concorrente di

entrambi gli Stati.

La sentenza definitiva (di assoluzione o condanna)

pronunciata dallo Stato di appartenenza preclude il

giudizio per gli stessi fatti da parte dello Stato italiano

(ne bis in idem).

ESTRADIZIONE:

L'estradizione è una forma di cooperazione giudiziaria

tra Stati.

E’ un procedimento (un trattato) con il quale avviene

la consegna di una persona da parte di uno Stato, che

si è rifugiata nel suo territorio, a un altro Stato,

affinché venga sottoposta a:

- Giudizio (estradizione processuale);

- Pena (estradizione esecutiva).

Essa richiede la doppia incriminazione (reati comuni).

L’art. 26 Cost. stabilisce che il cittadino può essere

estradato solo se l’estradizione sia espressamente

prevista nelle convenzioni internazionali e vieta

l’estradizione del cittadino e dello straniero per reati

politici.

L’estradizione ha un proprio principio: quello di

specialità che pone 2 divieti per gli Stati:

1) Divieto di consegnare l’estradato ad un altro

Stato;

2) Divieto di sottoporre l’estradato alla restrizione

della libertà personale per fatti diversi o precedenti

rispetto a quelli per i quali è stata concessa

l’estradizione.

E’ governata da altri 2 principi: sussidiarietà

(l’estradizione non può essere concessa se per lo

stesso fatto è già in corso un procedimento penale

nello Stato); ne bis in idem (l’estradizione è impedita

quando per uno stesso fatto è già stata pronunciata

una sentenza irrevocabile di condanna o di

proscioglimento).

E’ regolata da 3 fonti:

1. Costituzione (art. 26);

2. Legge penale italiana (art. 13 c.p.);

3. Convenzioni e usi internazionali.

Essa può essere attiva (Stato che richiede) e passiva

(Stato che concede). In Italia è il Ministro di Giustizia

che la richiede o la concede.

Funzione (di garanzia) del principio della RISERVA DI

LEGGE:

La riserva di legge consiste nel monopolio della legge

(potere legislativo) sulla scelta di definire la norma

incriminatrice e tutela la libertà individuale dagli

arbitri del potere esecutivo e giudiziario.

Funzione (di garanzia) del principio di TASSATIVITA’:

Vincola il legislatore nell’utilizzo di tecniche di

redazione della norma incriminatrice a tutela del

singolo nei confronti del potere giudiziario.

Funzione (di garanzia) del principio di

IRRETROATTIVITA’:

Tutela la libertà individuale contro gli arbitri del

legislatore stesso.

IL DECRETO-LEGGE NEL DIRITTO PENALE:

A nostro avviso, il decreto legge (atto avente forza di

legge emanato in casi straordinari di necessità e

urgenza dal Governo- potere esecutivo) non può

essere fonte del diritto penale perché è stabilito dal

principio di legalità (o riserva di legge del potere

legislativo-Parlamento) contenuto nell’art. 25, co. 2,

Cost.

Tuttavia, il Governo ha fatto, però, ampio ricorso del

decreto legge in materia penale.

La disciplina del decreto legge nella Costituzione è

contenuta nell’art. 77, il quale stabilisce che:

° Il Governo non può emanare decreti con valore di

legge ordinaria senza delegazione delle Camere;

° Quando il Governo adotta il decreto deve il giorno

stesso presentarlo alle Camere per la conversione;

° Il decreto perde efficacia sin dall’inizio se non viene

convertito in legge entro 60 giorni dalla sua

pubblicazione. Quindi, un decreto legge decaduto o

non convertito, anche se contiene una disciplina più

favorevole o l’abolizione di un reato, non si può

applicare e un decreto legge convertito in legge che

contenga una disciplina sfavorevole non può avere

efficacia retroattiva (principio di irretroattività

imposto dall’art. 25 Cost.).

In tema di decreto-legge decaduto o non convertito…

Si deve distinguere, poi, tra:

1) Fatti PREGRESSI: Fatti commessi PRIMA

dell’emanazione del decreto legge favorevole non

convertito. Di conseguenza il fatto sarà punito

secondo la legge in vigore al tempo del fatto;

2) Fatti CONCOMITANTI: Fatti commessi DOPO

l’emanazione del decreto legge favorevole ma PRIMA

DELLA SUA CONVERSIONE. Di conseguenza si può

applicare la disciplina favorevole prevista dal decreto.

INTERPRETAZIONE NEL DIRITTO PENALE:

“Interpretare” una norma= individuare il suo

SIGNIFICATO.

L’art. 25, co.2, Cost. (riserva di legge) impone al

giudice la fedeltà alla legge, con la conseguenza che

deve rispettare il principio di tassatività che

comprende il divieto di analogia in malam partem

(art. 14 prel.), art. 1 c.p. (legalità) e art. 12, co. 1, prel.

(interpretazione letterale).

1) Il giudice, nell’interpretare una legge penale,

deve innanzitutto procedere all’interpretazione

conforme al significato letterale (cioè, individuare i

possibili significati della legge penale) : ART. 12, co. 1,

PREL., attingendosi ai linguaggi:

° COMUNE (ex. Violenza)

° GIURIDICO (ex. Altruità)

° ECONOMICO-AZIENDALE (ex. Situazione

patrimoniale)

° MEDICO (ex. Malattia nel corpo)

° BIOLOGICO (ex. Embrione).

2) Il giudice deve, poi, interpretare la legge penale

conformandosi alla Costituzione con tutti i suoi

principi (offensività, colpevolezza, precisione, etc.).

3) Se non è possibile stabilire il significato letterale

di un termine, il giudice dovrà ricorrere

all’interpretazione sistematica che consiste nel

coordinamento tra più disposizioni di pari grado (ex.

“lesioni personali” e “percosse” che consentono di

attribuire significato al termine “malattia” come

processo morboso con apprezzabile riduzione delle

funzionalità;

4) oppure dovrà ricorrere all’interpretazione a

fortiori (a maggior ragione) per chiarire dubbi

interpretativi di una norma alla luce di un’altra di

portata più ampia (ex. Atti preparatori di un delitto

sono penalmente irrilevanti se compiuti da più

persone e, a maggior ragione, anche se compiuti da

una sola persona).

5) Se, invece, una legge penale dà attuazione ad

una norma UE, il giudice italiano deve dare

un’interpretazione conforme alla normativa europea,

deve scegliere, cioè, tra i possibili significati della

legge italiana, quello più conforme al diritto UE.

IRRETROATTIVITA’ (di una legge posteriore che

prevede un nuovo reato, quindi una disciplina

sfavorevole) NEL DIRITTO PENALE:

L’art. 25 Cost. vieta al legislatore di attribuire efficacia

retroattiva a leggi POSTERIORI SFAVOREVOLI al reo

che:

° Prevedono nuove norme incriminatrici (che si hanno

quando la legge individua nuovo reato o quando

viene ampliato un reato già esistente);

° Comportano un trattamento penale più severo.

Quindi, il principio di irretroattività si fonda sulla

preesistenza della norma incriminatrice al momento

della commissione del fatto (cioè, il fatto deve essere

già previsto come reato al momento della sua

commissione), in quanto il cittadino DEVE POTER

SAPERE PREVENTIVAMENTE (prima di agire) se dal

suo comportamento potrà discendere una

responsabilità penale.

-Nessuno può essere punito per un fatto che al

momento in cui è stato commesso non era previsto

come reato.: Art. 1 c.p.

- Nessuno può essere punito per un fatto che,

secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non

costituiva reato; nessuno può essere punito per un

fatto che, secondo una legge posteriore, non

costituisce reato. : Art. 2 c.p.

-Nessuno può essere punito in forza di una legge

entrata in vigore dopo la commissione del fatto. : art.

25 Cost.

Art. 11 prel.: “La legge dispone per l’avvenire: essa

non ha effetto retroattivo”.

“Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege”.

Per quanto riguarda la prescrizione del reato (decorso

di un certo periodo di tempo che fa estinguere il

reato, perché lo Stato non ha più interesse a punirlo a

distanza di molto tempo), è necessario distinguere se

all’entrata in vigore della nuova legge sia:

- Già passato (decorso) il tempo della prescrizione

e di conseguenza è esclusa l’applicazione retroattiva

della nuova legge;

- Non ancora decorsa la prescrizione ed è, perciò,

ammessa l’applicazione retroattiva della nuova legge.

LA RISERVA DI LEGGE:

Riserva di legge ordinaria: la materia può essere

disciplinata dalla legge e da atti aventi forza di legge.

assoluta: la materia deve essere regolata

integralmente dalla legge.

relativa: i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo

la discrezionalità dell'esecutivo, che però potrà

intervenire dettando la disciplina di dettaglio con

propri regolamenti.

rinforzata: riserve, assolute o relative, dove la

Costituzione pone dei limiti alla discrezionalità del

legislatore, predeterminando alcuni dei contenuti che

la legge deve avere.

riserva di legge formale: nella materia può intervenire

la legge del Parlamento mentre non possono farlo

atti aventi forza di legge, come decreti legge o decreti

legislativi, del governo.

La riserva di legge nel diritto penale:

Il principio di riserva di legge penale è un tipo di

riserva di legge tendenzialmente assoluta.

La funzione della riserva di legge è essenzialmente

garantistica, in quanto si vuole garantire che in

materia penale le norme vengano emanate

dall'organo espressivo della volontà popolare

(Parlamento).

L'apporto tecnico (norme di specificazione o di

dettaglio) da parte di una fonte sublegislativa è

ammessa ed ecco perché si preferisce classificarla

come riserva di legge tendenzialmente assoluta. Per

“legge” si intende, nel diritto penale, solo quella in

senso formale (cioè, quella dello Stato e, in modo

specifico, del Parlamento)

L’ ANALOGIA NEL DIRITTO PENALE:

L'analogia è il processo con il quale determinati casi,

non specificatamente disciplinati dalla legge, sono

regolati secondo la disciplina casi simili (analogia

legis) o in base ai principi desumibili dall'ordinamento

giuridico (analogia iuris): art.12 prel.

Nell’ambito del diritto penale, l’analogia trova

ostacolo nel principio di TASSATIVITA’ e di LEGALITA’

(art. 25 Cost./art. 1 c.p./art. 14 prel.).

Divieto di analogia (IN MALAM PARTEM: a sfavore del

reo: il giudice non può ricorrere all’analogia per

applicare pene più gravi rispetto a quelle previste

dalla legge)= art. 14 prel.

Si discute in dottrina se l’analogia possa applicarsi IN

BONAM PARTEM che riguarderebbe le cause di

giustificazione, le cause di esclusione della

imputabilità e della punibilità. Secondo la dottrina

dominante la risposta è affermativa per la tutela della

libertà individuale, purché la norma non sia

eccezionale.

Secondo una parte della dottrina, poi, l'analogia in

bonam partem, ove riferita alle cause di

giustificazione trova il suo fondamento nel fatto che

le norme relative alle cause di giustificazione non

sono di matrice penale e sono dunque escluse

dall'ambito dell'art. 14 delle preleggi.

LOTTA ALLA PENA DETENTIVA BREVE:

Sono strumenti (2) di lotta alla pena detentiva breve:

1) Le pene sostitutive (per detenzione fino a 2

anni), precisamente:

- Semidetenzione

- Libertà controllata

- Pena pecuniaria

- Lavoro di pubblica utilità

- Espulsione dello straniero (privo di permesso di

soggiorno e che deve scontare una pena detentiva

non superiore a 2 anni. La Corte Costituzionale ha

però affermato che non avere il permesso di

soggiorno non è sintomo di pericolosità e per questo

la Cassazione ha affermato che allo straniero può

essere disposto l’affidamento in prova al servizio

sociale che sarebbe una misura alternativa alla

detenzione);

2) Misure alternative (per detenzione fino a 4 anni),

precisamente:

- Affidamento in prova al servizio sociale

- Detenzione domiciliare

- Semilibertà

- Liberazione anticipata.

LE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE

(introduzione):

Sono modalità di esecuzione della pena detentiva.

Vengono applicate dal tribunale di sorveglianza e la

loro applicazione presuppone l’inizio dell’esecuzione

della pena detentiva principale (disposta dal giudice

di cognizione). Vengono, dunque, applicate dopo che

sia stata pronunciata la condanna da parte del

giudice di cognizione.

L’accesso a tale misure è precluso ad autori di reati di

particolare gravità che mantengono collegamenti con

la criminalità.

Affidamento in prova al servizio sociale:

- Per detenzione fino a 4 anni e a condizione che il

soggetto abbia tenuto già nell’anno precedente alla

presentazione della richiesta alla misura alternativa

un comportamento meritevole di tale misura.

- Periodo prova= pari alla detenzione.

- Il condannato è affidato al servizio sociale

(anziché ad istituto penitenziario) che svolge funzioni

di controllo e aiuto.

- Tribunale di sorveglianza: può imporre una

prescrizione al condannato che gli impedisca di

svolgere attività o avere rapporti con persone che

possono indurlo al compimento di altri reati; deve

disporre che il condannato si adoperi in favore della

vittima del reato che adempia ad obblighi di

assistenza familiare.

- Svolge la funzione di prevenzione speciale: infatti,

il tribunale deve ritenere che tale misura contribuisca

alla rieducazione ed assicuri la non commissione di

altri reati in futuro.

- E’ soggetto a revoca quando il condannato violi la

legge, obblighi e prescrizioni e la Corte Costituzionale

ha affermato che spetta al tribunale determinare la

pena detentiva residua da espiare. Il condannato

sconterà il tempo rimanente se in precedenza ha

sempre rispettato gli obblighi; sconterà, invece, una

pena superiore se già in precedenza aveva violato gli

obblighi.

Detenzione domiciliare:

- Per detenzione fino a 4 anni.

- Quando la pena detentiva viene espiata in

abitazione, altra privata dimora o in luogo di cura,

assistenza e accoglienza.

- Prescrizioni: il condannato non può allontanarsi

dal luogo in cui espia la pena e qualora lo fa risponde

di “evasione” (art. 385) che comporta la revoca della

misura (che può disporsi anche per violazione di

legge, obblighi e prescrizioni); non deve comunicare

con persone diverse da quelle che ci coabitano o lo

assistono.

- Ambito di applicazione: condannato che abbia

compiuto 70 anni o 60 (in quest’ultimo caso deve

trattarsi di un inabile); donna incinta o madre di prole

inferiore a 10 anni o padre di minore di 10 anni,

madre di infante di meno di 1 anno, persona

gravemente inferma o con AIDS (e altri casi degli artt.

146-147 c.p.) – “Detenzione domiciliare umanitaria”;

madre di prole non superiore a 10 anni, condannata

per più di 4 anni ma che abbia già scontato 1/3 della

pena o 15 anni in caso di ergastolo (c.d. “detenzione

domic. Speciale”: speciale perché il condannato è

autorizzato a trascorrere parte della giornata, cioè

non più di 12 ore, fuori dal domicilio e sottoposto al

servizio sociale); minore di 21 anni con esigenze di

salute, studio, lavoro e famiglia; qualsiasi condannato

che debba scontare una detenzione non superiore a 2

anni- “Detenzione domic. Generica”. Quindi, abbiamo

3 tipi di detenzione: generica, umanitaria e speciale.

Semilibertà:

- Il condannato trascorre gran parte della giornata

in un istituto penitenziario specifico per soggetti

sottoposti a tale misura. Può uscire solo per

partecipare ad attività istruttive, lavorative o utili al

reinserimento sociale. Vi è, dunque, il passaggio da

un’esecuzione della pena “al chiuso” (detentiva) alla

semilibertà.

- Può essere applicata sin dall’inizio quando si

tratta di arresto o reclusione non superiore a 6 mesi.

- Revoca per violazione di legge, obblighi,

prescrizioni o quando sia assente per + di 12 ore,

rispondendo di evasione. Invece, è punito in via

disciplinare (residuando la possibilità di revoca) se

l’assenza non superi le 12 ore.

Liberazione anticipata:

- E’ un istituto che comporta la detrazione di 45

giorni di detenzione per ogni 6 mesi e ciò accade

quando il condannato dimostri partecipazione alla

sua rieducazione.

- Revoca per condanna a delitto non colposo

commesso durante la pena.

MANDATO D’ARRESTO EUROPEO (m.a.e.):

E’ un provvedimento giudiziario emesso da uno Stato

membro dell’UE per consentire l’arresto e la

consegna da parte di un altro Stato membro di un

soggetto ricercato (imputato o condannato) per

l’esercizio dell’azione penale o dell’esecuzione di una

pena o misura di sicurezza.

Richiede, dunque, una diretta collaborazione tra

autorità giudiziarie dei Paesi UE (principio della libera

circolazione delle decisioni giudiziarie in materia

penale). E’ escluso l’intervento di organi politici

(come il Ministro della giustizia).

°Sulla consegna del soggetto all’estero decide la

Corte d’Appello; in Italia, il mandato è emesso dal

giudice o dal pubblico ministero.

Vi è divieto di consegna per:

°Reato politico;

°Applicazione del ne bis in idem.

MISURE di SICUREZZA:

Articoli di riferimento: 25, co.3 Cost. e da 199 a 203

c.p.

Secondo il principio di legalità (art. 199), nessuno può

essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano

espressamente stabilite dalla legge.

Fanno parte delle sanzioni penali e si imperniano sul

concetto di “pericolosità”. Quindi, per “sicurezza” si

intende la sicurezza dalla pericolosità di un soggetto

(misure di sicurezza “personali”: tali misure possono

essere applicate solo a persone socialmente

pericolose che abbiano commesso un reato) o di una

cosa (misure di sicurezza “patrimoniali”).

Le misure di sicurezza personali incidono sulla libertà

personale e possono essere applicate da sole o

aggiungersi alla pena principale. Si distinguono in

detentive e non detentive. Sono detentive (4):

- Colonia agricola o casa di lavoro

- Ospedale psichiatrico giudiziario

- Casa di cura

- Riformatorio giudiziario.

Sono non detentive (4):

- Libertà vigilata

- Divieto di soggiorno in Comuni e Province

- Divieto di frequentare osterie o pubblici spacci di

bevande alcooliche

- Espulsione straniero dallo Stato.

Le misure di sicurezza patrimoniali sono solamente 2:

- Confisca

- Cauzione di buona condotta.


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MP95

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4 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto/appunti basati su uno studio autonomo sul testo consigliato dal docente Sotis il cui titolo è "Manuale di diritto penale parte generale, sesta edizione" a cura di Emilio Dolcini e Giorgio Marinucci. Il riassunto tratta i seguenti argomenti: 4 tipi di beni giuridici che possono essere offesi dal reato, accertamento del dolo, irresponsabilità dell’agente provocatore, elenco delle pene accessorie, artt. 133 bis e ter C.P., cause di estinzione del reato e della pena, circostanze, concorso di persone, tentativo, cause di giustificazione, punibilità, diritto penale internazionale, mandato d'arresto europeo, principi penali, analogia e tanti altri argomenti di grande rilevanza e difficoltà che, comunque, devono essere integrati con lo studio del manuale.
Voto conseguito: 30/30


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Sotis Carlo
Università: Tuscia - Unitus
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MP95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale parte generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tuscia - Unitus o del prof Sotis Carlo.

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