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La partecipazione sociale può dar luogo alla vendita della partecipazione, ed in questo caso si applicano le

norme sulla vendita.

28.aprile.2016:

Circolazione delle azioni. Vicenda che si svolge sul piano esterno alla società. Ciò che viene ceduto un bene

che appartiene al socio e non alla società.

** vicenda che riguarda il patrimonio del socio.

Le parti del contratto di vendita sono il socio cedente e l’acquirente!

Può sorgere un interesse degli altri soci Ł interesse repulsivo. L’interesse degli altri soci può non essere

necessariamente neutro.

Il sistema riconosce questo tipo di pretese ma riconosce queste in modo graduato.

In una società di persone per cedere una quota bisogna avere il consenso di tutti gli altri soci. Non è in

contrasto con la legge la libera trasferibilità delle quote.

Ipotesi:

• Divieto di cedere senza il consenso di tutti.

• Clausole di limitazione alla circolazione delle partecipazioni. Lo statuto può prevedere:

Clausola di gradimento , si rimette alla decisione di un organo sociale o alla maggioranza dei soci

a. la scelta di accettare o meno il trasferimento della partecipazione ai terzi.

** se non viene consesso gradimento il cessionario non potrà esercitare i diritti sociali.

Clausola di prelazione , i soci in caso di vendita delle proprie quote devono offrirle prima ai soci.

b. Che cosa capita se la prelazione ha luogo? La quota dovrà essere venduta ai soci superstiti.

** in ogni caso è da escludersi che i soci che avrebbero potuto usare la clausola di prelazione

possa farlo in seguito alla vendita.

• Libera trasferibilità delle quote.

Nella società per azioni il legislatore disciplina la trasferibilità delle azioni. Il legislatore consente di limitare

la circolazione a partire dallo statuto ad eccezione delle società che hanno emesse dei titoli quotati in borsa.

Art. 2355 c.c. “Circolazione delle azioni.

Nel caso di mancata emissione dei titoli azionari il trasferimento delle azioni ha effetto nei confronti della

società dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci.

Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo.

Il trasferimento delle azioni nominative si opera mediante girata autenticata da un notaio o da altro soggetto

secondo quanto previsto dalle leggi speciali. Il giratario che si dimostra possessore in base a una serie

continua di girate ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ed è comunque

legittimato ad esercitare i diritti sociali; resta salvo l'obbligo della società, previsto dalle leggi speciali, di

aggiornare il libro dei soci.

Il trasferimento delle azioni nominative con mezzo diverso dalla girata si opera a norma dell'articolo 2022.

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Nei casi previsti ai commi sesto e settimo dell'articolo 2354, il trasferimento si opera mediante scritturazione

sui conti destinati a registrare i movimenti degli strumenti finanziari; in tal caso, se le azioni sono

nominative, si applica il terzo comma e la scritturazione sul conto equivale alla girata”.

** si può prevedere il gradimento, ma questo non può essere mero. La clausola statutaria di mero gradimento

afferma che è rimesso ai soci la possibilità di scegliere se attribuire il mero.

Art. 2355 bis c.c. “Limiti alla circolazione delle azioni.

Nel caso di azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre

a particolari condizioni il loro trasferimento e può, per un periodo non superiore a cinque anni dalla

costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento.

Le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o

di altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto

oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell'articolo 2357. Il corrispettivo

dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità e nella misura

previste dall'articolo 2437­ter.

La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole che sottopongono a particolari

condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia previsto il gradimento e questo sia

concesso.

Le limitazioni al trasferimento delle azioni devono risultare dal titolo”.

** via di mezzo tra gradimento e prelazione. Si esca a prezzo imposto, ossia al valore imposto nel caso in cui

si esca dalla società (parametro di stima fissato per legge).

È consentito alla società per azioni comprare proprie azioni. Fenomeno particolarmente critico e per alcuni

ordinamenti viene considerato un fenomeno sospetto. Nell’ordinamento inglesi era vietato in quanto una

società che compra le proprie azioni non può essere socia di sé stesse.

Perché la società non può essere socia di sé stessa? Se uno ha un capitale sociale di 100.000 e gli

amministratori comprano tutte le azioni della società. Apparentemente non c’è nessuna diversità patrimoniale

ma in realtà la società figura come nullatenente (è un capitale fittizio).

In sede comunitaria è stata fatta una scelta diversa e il Regno Unito è stato tenuto ad adeguarsi al diritto

comunitario.

** in Italia questo diritto è stato modificato.

Art. 2357 c.c. “Acquisto delle proprie azioni.

La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve

disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate soltanto azioni

interamente liberate.

L'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea, la quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il

numero massimo di azioni da acquistare, la durata, non superiore ai diciotto mesi, per la quale

l'autorizzazione è accordata, il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

Il valore nominale delle azioni acquistate a norma del primo e secondo comma dalle società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendosi

conto a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate.

Le azioni acquistate in violazione dei commi precedenti debbono essere alienate secondo modalità da

determinarsi dall'assemblea, entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, deve procedersi senza indugio al

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loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale. Qualora l'assemblea non provveda, gli

amministratori e i sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il

procedimento previsto dall'articolo 2446, secondo comma.

Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli acquisti fatti per tramite di società fiduciaria o

per interposta persona”.

** ci deve essere un patrimonio netto positivo. Qualunque partecipazione sociale appartiene ai soci.

Art. 2357 bis c.c. “Casi speciali di acquisto delle proprie azioni.

Le limitazioni contenute nell'articolo 2357 non si applicano quando l'acquisto di azioni proprie avvenga:

1) in esecuzione di una deliberazione dell'assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto

e annullamento di azioni;

2) a titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate;

3) per effetto di successione universale o di fusione o scissione;

4) in occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di

azioni interamente liberate.

Se il valore nominale delle azioni proprie supera il limite della quinta parte del capitale per effetto di

acquisti avvenuti a norma dei numeri 2), 3) e 4) del primo comma del presente articolo, si applica per

l'eccedenza il penultimo comma dell'articolo 2357, ma il termine entro il quale deve avvenire l'alienazione è

di tre anni”.

Art. 2357 ter c.c. “Disciplina delle proprie azioni.

Gli amministratori non possono disporre delle azioni acquistate a norma dei due articoli precedenti se non

previa autorizzazione dell'assemblea, la quale deve stabilire le relative modalità. A tal fine possono essere

previste, nei limiti stabiliti dal primo e secondo comma dell'articolo 2357, operazioni successive di acquisto

ed alienazione.

Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti

proporzionalmente alle altre azioni. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate

ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni

dell'assemblea. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il computo delle azioni

proprie è disciplinato dall'articolo 2368, terzo comma.

Una riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo del bilancio deve essere

costituita e mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate”.

Art. 2357 quater c.c. “Divieto di sottoscrizione delle proprie azioni.

Salvo quanto previsto dall'articolo 2357­ter, secondo comma, la società non può sottoscrivere azioni proprie.

Le azioni sottoscritte in violazione del divieto stabilito nel precedente comma si intendono sottoscritte e

devono essere liberate dai promotori e dai soci fondatori o, in caso di aumento del capitale sociale, dagli

amministratori. La presente disposizione non si applica a chi dimostri di essere esente da colpa.

Chiunque abbia sottoscritto in nome proprio, ma per conto della società, azioni di quest'ultima è considerato

a tutti gli effetti sottoscrittore per conto proprio. Della liberazione delle azioni rispondono solidalmente, a

meno che dimostrino di essere esenti da colpa, i promotori, i soci fondatori e, nel caso di aumento del

capitale sociale, gli amministratori”. 43

** perdere il diritto di opzione potrebbe essere molto pericoloso! Vale a presidiare il divieto di sottoscrivere

le proprie azioni da parte della società.

Art. 2358 c.c. “Altre operazioni sulle proprie azioni.

La società non può, direttamente o indirettamente, accordare prestiti, né fornire garanzie per l'acquisto o la

sottoscrizione delle proprie azioni, se non alle condizioni previste dal presente articolo.

Tali operazioni sono preventivamente autorizzate dall'assemblea straordinaria.

Gli amministratori della società predispongono una relazione che illustri, sotto il profilo giuridico ed

economico, l'operazione, descrivendone le condizioni, evidenziando le ragioni e gli obiettivi imprenditoriali

che la giustificano, lo specifico interesse che l'operazione presenta per la società, i rischi che essa comporta

per la liquidità e la solvibilità della società ed indicando il prezzo al quale il terzo acquisirà le azioni. Nella

relazione gli amministratori attestano altresì che l'operazione ha luogo a condizioni di mercato, in

particolare per quanto riguarda le garanzie prestate e il tasso di interesse praticato per il rimborso del

finanziamento, e che il merito di credito della controparte è stato debitamente valutato. La relazione è

depositata presso la sede della società durante i trenta giorni che precedono l'assemblea. Il verbale

dell'assemblea, corredato dalla relazione degli amministratori, è depositato entro trenta giorni per

l'iscrizione nel registro delle imprese.

In deroga all'articolo 2357­ter, quando le somme o le garanzie fornite ai sensi del presente articolo sono

utilizzate per l'acquisto di azioni detenute dalla società ai sensi dell'articolo 2357 e 2357­bis l'assemblea

straordinaria autorizza gli amministratori a disporre di tali azioni con la delibera di cui al secondo comma.

Il prezzo di acquisto delle azioni è determinato secondo i criteri di cui all'articolo 2437­ter, secondo comma.

Nel caso di azioni negoziate in un mercato regolamentato il prezzo di acquisto è pari almeno al prezzo medio

ponderato al quale le azioni sono state negoziate nei sei mesi che precedono la pubblicazione dell'avviso di

convocazione dell'assemblea.

Qualora la società accordi prestiti o fornisca garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni proprie

a singoli amministratori della società o della controllante o alla stessa controllante ovvero a terzi che

agiscono in nome proprio e per conto dei predetti soggetti, la relazione di cui al terzo comma attesta altresì

che l'operazione realizza al meglio l'interesse della società.

L'importo complessivo delle somme impiegate e delle garanzie fornite ai sensi del presente articolo non può

eccedere il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio

regolarmente approvato, tenuto conto anche dell'eventuale acquisto di proprie azioni ai sensi dell'articolo

2357. Una riserva indisponibile pari all'importo complessivo delle somme impiegate e delle garanzie fornite

è iscritta al passivo del bilancio.

La società non può, neppure per tramite di società fiduciaria, o per interposta persona, accettare azioni

proprie in garanzia.

Salvo quanto previsto dal comma sesto, le disposizioni del presente articolo non si applicano alle operazioni

effettuate per favorire l'acquisto di azioni da parte di dipendenti della società o di quelli di società

controllanti o controllate.

Resta salvo quanto previsto dagli articoli 2391­bis e 2501­bis”.

** l’amministratore impegna il patrimonio della società ad un soggetto, affinché questi diventi soci e aiuti

l’amministratore lo sostenga in società. Divieto di assistenza finanziaria molto rigoroso! Ma con la pressi

inglese sono cambiate le cose Ł si sono cominciata a vedere delle operazioni leveraged buyout (LBO).

N.B. Il leveraged buyout o LBO è un'operazione di finanza strutturata utilizzata per l'acquisizione di una

società mediante lo sfruttamento della capacità di indebitamento della società stessa. 44

Le operazioni di leverage buyout sono caratterizzate da una forte flessibilità circa le modalità operative con

cui vengono svolte, i soggetti partecipanti e l'insieme di fonti di finanziamento utilizzate. Il leveraged buyout

solitamente prevede la creazione di una società­veicolo costituita ad hoc e detta NewCo, in cui gli sponsor

dell'operazione e i diversi finanziatori immettono il capitale di rischio e il capitale di debito necessario

all'acquisizione.

In parole più semplici si tratta di una tecnica di acquisto di una partecipazione (totalitaria o di controllo) di

una società, di un'azienda, di un ramo d'azienda o di un gruppo di attività (target), che ha come caratteristica

quella di ricorrere al debito per finanziare la maggior parte del valore di acquisto. Il rimborso del debito così

contratto è collegato alla generazione di flussi di cassa e/o alla cessione di attività del target.

Ad es. un soggetto vuole comprare i capitali di una società (target) ma non possiede il denaro sufficiente; di

conseguenza si fa fare un finanziamento da un finanziatore professionale, e costituisce una “società vuota”

(shell) con un capitale minino. Riceve quindi il finanziamento bancario con cui comprare i capitali della

società target, quindi la società vuota shell è molto indebitata anche se all’attivo possiede le azioni della

società target. La banca finanziatrice non vuole le azioni ma denaro contante e di conseguenza viene fatta

una fusione tra la società shell e quella target e la società nata dalla fusione ha un debito nei confronti della

banca. Per saldare il suo debito cosa fa? Paga con i capitali acquisiti dalla società target.

Riforma del 2003 – 2004 che disciplina in maniera procedimentale (= piano industriale) il LBO. Il LBO non

è illecito quando è pianificato in maniera razionale.

Riforma del 2008 modifica dell’art. 2358 c.c. c.1. “se non alle condizioni previste dal presente articolo”.

29.aprile.2016:

Art. 2359 c.c. Norme che regolamentano il controllo societario. Disciplina del bilancio (= società che devono

essere controllate riguardo al loro bilancio).

“Società controllate e società collettive.

Sono considerate società controllate:

Le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea

1) ordinaria.

Le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante

2) nell’assemblea ordinaria.

Le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli

3) contrattuali con essa.

Ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si computano anche i voti spettanti a società

controllate, a società fiduciarie e a persona interposta: non si computano i voti spettanti per conto di terzi”.

** norma utilizzata con riguardo al controllo societario e riguardo a norme più complesse.

N.1 ­2 detenzione di voti nell’assemblea ordinaria.

Quando una società detiene la maggioranza assoluta dei titoli per controllare l’assemblea dell’altra Ł

controllo diretto.

N.3. Per il controllo contrattuale. Non deriva dal fatto che si sia titolare di una aliquota del capitale sociale

ma da un controllo contrattuale che lega le due società (ad es. rapporto di subfornitura).

** modello eterogeneo che nasce da un contratto.

La disciplina delle società collegate riguarda soltanto il bilancio. 45

Il c.2. Riguarda il controllo indiretto. Questo vuol dire che se A controlla la società B e B controlla la società

C allora A indirettamente controlla la società C.

Art. 2361 c.c. per le partecipazioni. “Partecipazioni.

L’assunzione di partecipazioni in altre imprese, anche se prevista genericamente nello statuto, non è

consentita, se per la misura e per l’oggetto della partecipazione ne risulta sostanzialmente modificato

l’oggetto sociale determinato dallo statuto.

L’assunzione di partecipazioni in altre imprese comportante una responsabilità illimitata per le obbligazioni

delle medesime deve essere deliberata dall’assemblea; di tali partecipazioni gli amministratori danno

specifica informazione nella nota integrativa del bilancio”.

** norma con una storia travagliata in quanto ha sempre dato luogo ad estreme difficoltà interpretative.

Norma molto sibillina!

Il legislatore del 2003­2004 la Commissione di Riforma non ha toccato questa norma lasciandola così com’è.

Perché? Perché nessuno sa dove andare e come procedere per la riforma.

Norma lasciata invariata e il legislatore ha preso il contenuto letterale della norma per trapiantarlo

nell’ambito delle s.r.l.

Che cosa dice? Fa riferimento ad una società che assume una partecipazione in un’altra società. Assumere

partecipazioni in un’altra società può avere effetti molto rilevanti.

L’oggetto sociale statutario è un vincolo in quanto dice che cosa può fare l’amministratore. L’amministratore

che va fuori dall’oggetto statutario pone in essere un fatto illecito.

Sostanzialmente l’acquisizione di una partecipazione può alterare l’oggetto statutario. Quello che è

importante notare è che non si può comprare le partecipazioni societarie in misura maggiore con riguardo a

società con oggetto diverso da quello della propria società.

** l’oggetto sociale esiste per limitare gli amministratori!

Un altro problema tipico del diritto societario è quello della possibilità di partecipazione in una società

particolare.

Ad es. una società di azioni partecipa in una società in nome collettivo. Problema: il socio della società in

nome collettivo risponde per tutte le obbligazioni sociale (responsabilità illimitata per obbligazioni presenti,

passate e future).

** situazione che ha dato luogo a riflessioni dottrinale fortemente critiche a partire dagli anni ’40 e ’50. Le

società di persone sono società di persone.

La Corte di Cassazione affermò che non era possibile per una società di capitale partecipare in una società di

persone.

** situazione invalidante in quanto la partecipazione era nulla e doveva essere considerata come non fosse

mai esistita.

Affermazione a più riprese! La Corte di Cassazione di conseguenza affermò che non si poteva neanche fare

l’accomandante.

Nelle società di capitali (Spa e S.r.l) il bilancio deve essere fatto secondo un certo modello (tipico di molti

ordinamenti). Tutti i bilanci delle società europee sono armonizzati anche se sono espressi in lingue diverse.

Tali società devono iscrivere il bilancio nel Registro delle Imprese secondo particolari modalità. 46

Questo non vale per le società di persone in quanto il bilancio di queste società può essere iscritto come

meglio preferisce la società e non deve essere iscritto nel Registro delle Imprese.

Ogni partecipazione di società di capitali nelle società di persone è nulla a partire dalla pronuncia del 1984

della Cassazione.

Il legislatore nel 2003­2004 ha ritenuto di intervenire. Ha aggiunto il c.2. all’art. 2361 c.c.

“L’assunzione di partecipazioni in altre imprese comportante una responsabilità illimitata per le

obbligazioni delle medesime deve essere deliberata dall’assemblea; di tali partecipazioni gli amministratori

danno specifica informazione nella nota integrativa del bilancio”.

** il potere degli amministratori incontra un limite, che può essere rimosso solo in sede assembleare.

Che cosa è successo? La giurisprudenza è stata chiamata ad applicare questa disposizione anche se i giuristi

sono conservatori. La tendenza istintiva dei giuristi è stata un’interpretazione della norma alla luce delle

interpretazioni passate.

** si interpreta la norma in senso conservativo rispetto al passato!

La Cassazione per diverso tempo ha detto che senza la delibera la partecipazione della società di capitali

nella società di persone era nulla. Questo fino a quando una pronuncia della Prima Sezione Civile ha

affermato il contrario ed ha affermato che anche se manca la delibera la partecipazione è considerata valida.

Art. 2362 c.c. per la regolazione dell’unico azionista: prima del 1993 l’unico socio, della società di capitali,

era considerato responsabile illimitatamente dei debiti contratti nel periodo in cui è stato azionista unico.

“Unico azionista.

Quando le azioni risultano appartenere ad una sola persona o muta la persona dell'unico socio, gli

amministratori devono depositare per l'iscrizione del registro delle imprese una dichiarazione contenente

l'indicazione del cognome e nome o della denominazione, della data e del luogo di nascita o lo Stato di

costituzione, del domicilio o della sede e cittadinanza dell'unico socio.

Quando si costituisce o ricostituisce la pluralità dei soci, gli amministratori ne devono depositare apposita

dichiarazione per l'iscrizione nel registro delle imprese.

L'unico socio o colui che cessa di essere tale può provvedere alla pubblicità prevista nei commi precedenti.

Le dichiarazioni degli amministratori previste dai precedenti commi devono essere depositate entro trenta

giorni dall'iscrizione nel libro dei soci e devono indicare la data di iscrizione.

I contratti della società con l'unico socio o le operazioni a favore dell'unico socio sono opponibili ai

creditori della società solo se risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di

amministrazione o da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento”.

** se prima il sistema era molto rigido dopo il ’93 si è ammessa l’unipersonalità della società di capitali.

Nel 1988 viene emanata una direttiva comunitaria che ha imposto agli Stati Membri la possibilità di creazioni

di imprese medio­piccole con azionista unico, il quale può avere responsabilità limitata.

Direttiva recepita dall’ordinamento italiano solo nel 1993.

Che cosa è successo? Il legislatore ha detto che il socio unico non deve essere responsabile di tutte le

obbligazioni sociale ma deve rendere pubblico nel Registro delle Imprese il fatto di essere socio unico. E se

non lo fa che succede? È responsabile illimitatamente per tutte le obbligazioni. 47

Nel 2003 il legislatore ha esteso questa disciplina anche alle società per azioni in quanto prima tale disciplina

era prevista solo per le s.r.l.

29.aprile.2016, pomeriggio:

Assemblea: Quali sono le materie su cui si pronuncia l’assemblea?

• Ordinaria.

Art. 2364 c.c. per l’assemblea ordinaria, la quale approva il bilancio (rendiconto che viene approvato o meno

dall’assemblea e successivamente iscritto nel Registro delle Imprese), nomina (non superiore ai tre anni) e

revoca gli amministratori, i sindaci (controllano gli amministratori) e il presidente del collegio sindacale.

“Assemblea ordinaria nelle società prive di consiglio di sorveglianza.

Nelle società prive di consiglio di sorveglianza, l'assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio;

2) nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale e, quando

previsto, il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti;

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non e stabilito dallo statuto;

̀

4) delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

5) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea, nonché sulle

autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori, ferma in

ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti;

6) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari.

L'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l'anno, entro il termine stabilito dallo statuto

e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. Lo statuto può prevedere

un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione

del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed

all'oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall'articolo

2428 le ragioni della dilazione”.

** norma molto spesso criticata e per ovviare a questo problema sono state proposte molte norme diverse ma

nessuna di queste è stata scelta.

Anche l’organo di controllo interno viene nominato dall’assemblea ordinaria.

+ compensi retributivi nei confronti dei sindaci, Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei

sindaci.

+ delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell’assemblea.

+ sulle autorizzazioni, eventualmente richieste dello statuto, degli amministratori.

Norma che balla sui cristalli rispetto alla disposizione dell’art. 2380 bis c.c.

** norma che sembra molto sorprendente!

Che cos’è l’autorizzazione? Atto che rimuove un limite ad un atto di un soggetto. Per certi atti

l’amministratore può incontrare un limite nella gestione e tale limite può essere rimosso dall’assemblea. 48

È un’autorizzazione non un ordine. Se l’assemblea autorizza gli amministratori riguarda ad un atto, questi

non sono obbligati a compiere l’atto e questa loro condotta è legittima.

L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio.

L’esercizio deve avere una durata annuale Ł regola imperativa.

** eccezionalmente può capitare che si debba chiudere l’esercizio prima di un anno (ad es. per le imprese di

abbigliamento in quanto il loro lavoro è legato alla stagione estiva e a quella invernale) Ł in questo caso si

può chiudere prima.

Che cosa si può fare? Si può dire che l’esercizio eccezionalmente termina prima (ad es. dal 1° gennaio al 30

settembre). Quello che non è ammissibile è scrivere nello Statuto che l’esercizio dura solo 9 mesi in quanto la

legge prevede almeno un anno.

• Straordinaria.

La competenza per l’assemblea straordinaria è la modifica dell’atto costitutivo (atto che deve essere fatto

necessariamente dai soci).

** quando si modifica l’atto costitutivo questa attività necessita di particolari forme. Perché il legislatore

chiede questo? Per richiamare i privati all’importanza di quello che stanno facendo.

Nelle assemblee straordinarie c’è sempre il notaio. Il notaio ha il compito di verbalizzare l’assemblea e

quando questa si chiude chiude il verbale, facendolo diventare un atto pubblico per poi iscriverlo nel Registro

delle Imprese.

** prima c’era l’omologazione del tribunale, la quale è stata sostituita a partire dal 1998.

In linea di massima qualsiasi violazione di legge da parte del notaio prevede una sanzione disciplinare a

carico del notaio stesso.

I quorum per costituire e approvare la delibera sono più rafforzati rispetto a quelli dell’assemblea ordinaria.

** a seconda delle materie trattate.

L’assemblea è la stessa ma cambiano le forme con cui questa delibera. L’assemblea è sempre lo stesso organo

rappresentativo dei soci, anche se questi non necessariamente sono sempre gli stessi.

** non tutti gli azionisti hanno diritto di voto.

L’assemblea è un organo unitario nonché un procedimento complesso (atti coordinati volti ad un obiettivo

finali).

Nel caso del procedimento assembleare le forme sono volte a raggiungere un corretto deliberato. Perché

questo? Perché le scelte sono prese a maggioranza (prese in conseguenza di un procedimento democratico).

** la maggioranza ha un potere, potere che è un potere privato (= i poteri privati sono attribuiti per uno scopo

generale e devono essere sindacabili da parte di un terzo, terzo che non può che essere il giudice).

Procedimento che serve per regolamentare un potere privato Ł Assemblea!

Art. 2366 c.c. la prima fase del procedimento assembleare è la “convocazione”, la quale deve essere fatta

dagli amministratori (il consiglio di amministrazione) o eccezionalmente il tribunale.

“Formalità per la convocazione. 49

L'assemblea è convocata dall'amministratore unico, dal consiglio di amministrazione o dal consiglio di

gestione mediante avviso contenente l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo dell'adunanza e l'elenco

delle materie da trattare.

L'avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano

indicato nello statuto almeno quindici giorni prima di quello fissato per l'assemblea. Se i quotidiani indicati

nello statuto hanno cessato le pubblicazioni, l'avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Per le

società [, diverse dalle società cooperative,] che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le modalità

di pubblicazione dell'avviso sono definite dalle leggi speciali.

Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può, in deroga al comma

precedente, consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci con mezzi che garantiscano la

prova dell'avvenuto ricevimento almeno otto giorni prima dell'assemblea.

In mancanza delle formalità previste per la convocazione, l'assemblea si reputa regolarmente costituita,

quando è rappresentato l'intero capitale sociale e partecipa all'assemblea la maggioranza dei componenti

degli organi amministrativi e di controllo. Tuttavia in tale ipotesi ciascuno dei partecipanti può opporsi alla

discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato.

Nell'ipotesi di cui al comma precedente, dovrà essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni

assunte ai componenti degli organi amministrativi e di controllo non presenti”.

** non è il presidente del consiglio di amministrazione che convoca l’assemblea!

Viene inserito anche l’ordine del giorno, il quale deve essere fatto in forma analitica e deve contenere qualche

minima informazione.

L’avviso deve essere pubblicato o nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o su alcuni quotidiani nazionali

almeno 15 giorni prima.

Per le società quotate in borsa questo non è obbligatorio e bastano 8 giorni a patto che i destinatari affermino

di avere ricevuto l’avviso (viene utilizzata tendenzialmente la raccomandata o la PEC –posta elettronica

certificata).

Nelle società di persone non occorre previamente informare tutti i soci se si decide su una cosa. Ma la

giurisprudenza afferma che lo statuto può modificare questa scelta. Nella società di persone il metodo

collegiale non è essenziale (non è necessario informare tutti e si possono prendere fare delle scelte anche

all’insaputa degli altri soci).

Senza la fase di convocazione la delibera non è solo invalida ma anche nulla con riferimento alle società per

azioni (diametralmente opposta all’impostazione per le società di persone).

N.B. Assemblea totalitaria Ł a partire dal 2003 basta la maggioranza degli amministratori e la maggioranza

dei sindaci (assemblea che era già presente nel codice del 1942).

Se uno dei soci presente si oppone alla trattazione di uno dei temi Ł rinvio della trattazione di questo tema in

un’assemblea successiva.

** il legislatore quindi afferma che se uno si oppone alla trattazione di un tema, in quanto non informato, non

si può deliberare.

Convocazione su richiesta del socio: art. 2367 c.c. “Convocazione su richiesta di soci.

Gli amministratori o il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne è fatta

domanda da tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale o la minore percentuale

prevista nello statuto, e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare. 50

Se gli amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza o il

comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i componenti degli organi

amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con decreto la

convocazione dell'assemblea, designando la persona che deve presiederla.

La convocazione su richiesta di soci non è ammessa per argomenti sui quali l'assemblea delibera, a norma

di legge, su proposta degli amministratori o sulla base di un progetto o di una relazione da essi predisposta”.

** gli amministratori devono convocare l’assemblea e se non lo fanno spetta ai sindaci convocarla (potere

surrogatorio). E se quest’ultimi non lo fanno? Il socio che ha richiesto la convocazione può richiederla al

Tribunale, il quale la richiede sulla base dello statuto indicando anche chi presiede l’assemblea stessa.

L’ultimo comma prevede i casi in cui la richiesta è ingiustificata.

** norma che si arrende di fronte ad un problema. Il problema è che l’assemblea quando approva il bilancio

può approvare o non un blocco creato dagli amministratori e non può modificare lo stesso bilancio.

Norma che prende atto di come altrimenti sarebbe superflua una diversa convocazione dell’assemblea stessa.

5.maggio.2016:

Tema classico dell’esame! L’idea per cui la maggioranza pone in essere delle decisioni che vincolano anche i

dissenzienti è una cosa che un ci può sorprendere (deliberazione assembleare).

** la minoranza è vincolata dalla decisione che non ha voluto.

Il paradigma democratico vuole che le decisioni siano prese dalla maggioranza nel rispetto di certo regole

(potere della maggioranza, definito come potere privato).

I privati in via eccezionale possono vincolare con la loro volontà altri privati, questo avviene in caso di

decisione maggioritaria, la quale deve rispettare la legge commerciale, le regole dello statuto della società

(regole che i soci si sono dati all’inizio) e le norme di legge. Tutte le regole devono essere rispettate

altrimenti la deliberazione non può essere riconosciuta come idonea a vincolare anche i dissenzienti!

La maggioranza deve rispettare le regole dello statuto della società, ma può vincolare la minoranza. Rispetto

delle norme di legge e delle norme statutarie.

Art. 2377 c.c. “Annullabilità delle deliberazioni.

Le deliberazioni dell'assemblea, prese in conformità della legge e dell'atto costitutivo, vincolano tutti i soci,

ancorché non intervenuti o dissenzienti.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate dai

soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio

sindacale.

L'impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con

riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l'uno per mille del capitale sociale

nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre; lo statuto

può ridurre o escludere questo requisito. Per l'impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali

queste percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria. 51

I soci che non rappresentano la parte di capitale indicata nel comma precedente e quelli che, in quanto privi

di voto, non sono legittimati a proporre l'impugnativa hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato

dalla non conformità della deliberazione alla legge o allo statuto.

La deliberazione non può essere annullata:

1) per la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata

determinante ai fini della regolare costituzione dell'assemblea a norma degli articoli 2368 e 2369;

2) per l'invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l'errore di

conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;

3) per l'incompletezza o l'inesattezza del verbale, salvo che impediscano l'accertamento del contenuto, degli

effetti e della validità della deliberazione.

L'impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di novanta giorni dalla

data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro novanta

giorni dall'iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l'ufficio del registro delle imprese, entro novanta

giorni dalla data di questo.

L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, il consiglio

di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria

responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in

esecuzione della deliberazione.

L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra

presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di

norma a carico della società, e sul risarcimento dell'eventuale danno.

Restano salvi i diritti acquisiti dai terzi sulla base della deliberazione sostituita”.

Il c.1. contiene tutto quanto si deve sapere in tema di deliberazioni assembleari.

Il c.2. traduce quanto previsto dal c.1 e dice che le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge

o dello statuto possono (facoltà, sono legittimati a farlo) essere impugnate davanti al giudice dagli assenti, da

coloro che non sono d’accordo e dagli astenuti per verificare la legittimità della stessa. Le deliberazioni

possono essere impugnate in modo tale da chiedere al giudice se era legittima.

** il giudice è quel soggetto che risolve i conflitti!

Chi non ha dato il proprio consenso alla deliberazione può impugnarla e spiegare qual è, secondo lui, il vizio

che ha colpito quella deliberazione.

La violazione della legge è parificata alla violazione dello statuto (non c’è una “gerarchia tra le due”). Questo

è conferme a quanto detto prima con riferimento alla maggioranza. Mentre il socio è libero di impugnare una

delibera “illegittima” mentre per gli amministratori e per i sindaci è diverso; in questo caso la legge dice che

“possono” anche se in realtà vuol dire “devono” Ł gestiscono un interesse altrui, mentre i soci gestiscono solo

un interesse personale, l’atto può essere dichiarato invalida e quindi rimossa dal giudice.

** mentre il socio sceglie gli amministratori e i sindaci non hanno questa scelta!

L’impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni che rappresentano almeno il

5% del capitale sociale. Questa disposizione regole l’impugnazione delle delibere che la legge definisce

come annullabili. La legge definisce altresì altre deliberazioni invalide come nulle.

Annullabilità vs. nullità Ł difformità dell’atto dalla fattispecie. 52

Non sempre quando si viola una norma di legge la patologia nella formazione dell’atto che ne scaturisce deve

essere invalidante (deve potare alla rimozione dell’atto). Questo vale per gli atti ma per quelli assembleari ci

possono essere anche atti che cagionano irregolarità dell’atto. È il legislatore che decide!

Mera irregolarità Ł sanzione in sede disciplinare.

L’atto può essere definito nullo solo se lede il diritto di qualcuno (sentenza delle Sezioni Unite della Corte di

Cassazione), c’è una gerarchia delle patologie dei vizi in relazione a quanto sono gravi, il meno grave ma che

cagiona invalidità dell’atto è l’annullabilità (che per i contratti dev’essere previsto espressamente da una

norma di legge), invece nel caso in cui ad essere violata sia una norma imperativa violata si ha nullità.

Questo non accade nelle deliberazioni assembleari in quanto in questo caso è il contrario! Le deliberazioni

nulle sono previste come tali dalla legge mentre ogni volta che viene violata una disposizione di legge o una

norma dell’atto costitutivo la delibera è annullabile.

** inversione molto rilevante e permette di capire che si utilizzano espressioni letterali identiche per

fenomeni molto diversi!

La nullità ha una struttura tipica (tipizzata per i soli casi previsti dalla legge), dev’esser espressamente

prevista per legge, mentre quelle l’annullabilità ha una struttura atipica.

Prima della riforma del 2003/2004 tutti i soci potevano impugnare una deliberazione annullabile in quanto il

legislatore riteneva opportuno che in presenza di una violazione di legge chiunque avesse un potere di

impugnazione. Qual è tipicamente l’assemblea che deve essere fatta almeno una volta l’anno? Approvazione

del bilancio. Se si impugna la delibera che ha approvato il bilancio Ł preoccupazione per molti soggetti (ad

es. banche e creditori). L’impugnazione può creare sempre dei problemi!

Per la Corte di Cassazione oltre ad essere socio, per potere impugnare una deliberazione, bisogna dimostrare

l’interesse specifico e concreto che si per l’impugnazione.

Per impugnare una decisione, il legislatore del 2003 ha ristretto i criteri per impugnare una deliberazione e ha

stabilito che solo chi ha almeno il 5% del capitale sociale con diritto di voto in quell’assemblea (vedere

concretamente qual è il capitale con diritto di voto) può impugnare le decisioni, si vuole quindi favorire la

stabilità delle decisioni delle società. Il legislatore di questa riforma non è tanto favorevole ai soci di

minoranza.

Il legislatore del 2003 ha deciso di ridurre e limitare fortemente le impugnazioni e probabilmente lo ha fatto

in suggestione e con riferimento a molti ordinamenti esteri. In molto sistemi, soprattutto in quelli

anglosassoni, le impugnazioni sono residuali e scarse. In questo caso i soci di minoranza vengono tutelati con

rimedi di carattere compensatorio, attribuzione di somme di denaro.

** ci sono rimedi di carattere reale oppure c’è un diritto al risarcimento, c’è un diritto economico,

compensazione monetaria (rimendi obbligatori). In Italia era previsto il rimedio reale, ma con la riforma del

2003/2004 si passa al rimedio obbligatorio.

+ rimedi obbligatori: che fanno nascere un diritto a una somma di denaro.

Rimedi reali (modello italiano) vs. rimedi obbligatori (modello anglosassone).

Infatti coloro che non hanno il 5% possono chiedere il risarcimento del danno, in caso di danno conseguente

a violazione nella decisione.

Di conseguenza si amplia anche il diritto di recesso Ł liquidazione delle azioni le sue azioni. Il legislatore

italiano, diversamente da quello inglese, ha consentito l’uscita dalla società mediante la liquidazione della

propria quota. 53

** diritto di recesso: quando si recede dalla società si ottiene una liquidazione in denaro delle proprie azioni.

Istituto del diritto italiano che fino al 2003 aveva un campo applicativo limitatissimo e che dopo la riforma è

stato di molto amplificato. Il legislatore ha ridotto la possibilità di impugnare e ha consentito il risarcimento

del danno ed ha allargato molto la possibilità del socio di andarsene ottenendo la liquidazione in denaro della

propria partecipazione.

Inoltre nel comma seguente si afferma che la deliberazione non può essere annullata, anche se contro la

legge, se per partecipazione in assemblea di persone non autorizzate, salvo che siano stati determinanti alle

decisioni; per l’invalidità di singoli voti o errore di conteggio, salvo che siano determinanti per la decisione;

per l’incompletezza o inesattezza del verbale.

** elencazione di situazioni di mera irregolarità. La mera violazione di legge, se non produce la lesione di un

interesse specifico rilevante, è considerata irrilevante. Il prodotto finale, ossia la deliberazione, non viene

toccato e continua a essere valido.

C’è un termine di decadenza per le delibere annullabili Ł termine di decadenza di 90 giorni, questi servono

per favorire la stabilità delle decisioni della società.

La deliberazione vincola i soci, anche per quelli che non hanno impugnato o hanno votato contro. La società

deve esistere in una conformazione per tutti.

La società esiste per tutti i consociati ed ha efficacia erga omnes, non si può approcciarsi alla società come si

fa in presenza di un contratto di vendita.

6.maggio.2016, mattina:

La patologia più grave è costituita dalla nullità. La delibera assembleare può essere annullabile quando viola

una disposizione, non necessariamente specificata nell’atto costitutivo o dalla legge mentre può essere nulla

quando la violazione sia particolarmente grave.

La disciplina della nullità delle delibere è dissonante rispetto a quella dei contratti perché in questo caso ogni

atto che viola una norma imperativo è considerato nullo. Nella nullità delle deliberazioni assembleari questa

discende da alcune cause politiche.

L’annullabilità può essere fatta valere nel termine di 90 giorni mentre la nullità può essere fatta valere da

qualunque socio da chiunque vi abbia interesse e non è condizionata ad un termine di decadenza.

L’indicazione di tipologie specifiche è un’ulteriore riforma del 2003, volontà del legislatore di dare stabilità

alle delibere in modo che non sia possibile mettere in discussione la stabilità della società.

Art. 2379 c.c. “Nullità delle deliberazioni.

Nei casi di mancata convocazione dell'assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità

dell'oggetto la deliberazione può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla sua

iscrizione o deposito nel registro delle imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel

libro delle adunanze dell'assemblea, se la deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito.

Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l'oggetto sociale prevedendo

attività illecite o impossibili.

Nei casi e nei termini previsti dal precedente comma l'invalidità può essere rilevata d'ufficio dal giudice.

Ai fini di quanto previsto dal primo comma la convocazione non si considera mancante nel caso

d'irregolarità dell'avviso, se questo proviene da un componente dell'organo di amministrazione o di

controllo della società ed è idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere

preventivamente avvertiti della convocazione e della data dell'assemblea. Il verbale non si considera

mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto ed è sottoscritto dal presidente 54

dell'assemblea, o dal presidente del consiglio d'amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal

segretario o dal notaio.

Si applicano, in quanto compatibili, il settimo e ottavo comma dell'articolo 2377”.

** tre tipologie ben delineate che non sono agevolmente considerate in termini generici.

Prima della riforma si parlava dell’inesistenza, super patologia tipica in ambito negoziale. L’inesistenza è

quell’anomalia talmente grave che rende non riconoscibile l’atto in quanto tale. L’inesistenza svolge un ruolo

di valvola di chiusura, in quanto sanziona dei comportamenti definiti come “irreali”.

Ci saranno sempre dei casi talmente eclatanti che sfuggono al controllo! L’inesistenza è un’anomalia del

deliberato che manca di una fase essenziale (mancanza di una deliberazione assembleare).

Il legislatore del 2003 ha cercato di creare un sistema di patologie assembleari che prescindono

dell’inesistenza e ha classificato i casi di inesistenza come nullità. Non si può fare a meno della categoria

dell’inesistenza! Il legislatore ha cercato di evitare questo anche mediante il termine dei tre anni.

Il contenuto specifico del bilancio, la cui violazione cagiona, secondo l’orientamento consolidato da una

ventina d’anni, la nullità della delibera stessa perché l’oggetto è illecito. Il termine permane ma

successivamente il legislatore afferma che ci sono casi in cui le deliberazioni possono essere impugnate

senza limiti di tempo.

** il legislatore ha voluto lasciare una valvola di sfogo.

Sentenza della Cassazione Ł principio tipico dei contratti: la nullità dei contratti può essere rilevata anche

d’ufficio dal giudice. La nullità ex ufficio (fatta dal giudice) vale anche per le deliberazioni.

Nel comma seguente il legislatore vuole ritagliare lo spazio effettivo riguardante la nullità, la quale deve

riguardare una difformità radicale ed essenziale. In questi casi l’avviso è irregolare e la convocazione sarà

viziata anche se la delibera finale sarà annullabile in quanto è presente una violazione di legge.

L’organo amministrativo e sistema organizzazione interna della società. Un organo assembleare ci deve

necessariamente essere. Nelle società di persone non c’è un’assemblea in quanto tale (organo che raggruppa i

soci) e nelle società di capitali tale assemblea ci deve sempre essere.

Il legislatore con la riforma del 2003 lascia una certa libertà ai soci. Prima della riforma il sistema era rigido,

nel senso che oltre all’assemblea c’era il consiglio di amministrazione (CDA, organo amministrativo) ed

infine era presente un organo di controllo interno, che era chiamato collegio sindacale.

** caratteristica di questo sistema: la maggioranza assembleare nominava gli amministratori (questo avviene

ancora) e nominava anche i sindaci. Il sistema aveva evidenti limiti in quanto i controllori sono controllati dai

controllati.

Modelli alternativi a questo: modelli in cui la suddivisione degli organi è una struttura diversa in cui c’è

l’assemblea. Modelli che sono:

• Dualistico .

** modello usato dalla società di diritto tedesco. Come funziona? C’è sempre l’assemblea, la quale

esprime i membri in un organo che si chiama “consiglio di sorveglianza”. Questo ha una funziona

abbastanza ibrida Ł organo di controllo e organo di indirizzo strategico. Questo significa che chi

controlla ha anche un ruolo nelle scelte che riguardano le linee di indirizzo strategico generale della

società. 55

Il consiglio di sorveglianza approva il bilancio di esercizio (competenza che normalmente spetta ai

soci) e nomina i membri dell’organo di gestione vero e proprio, che prende il nome di “consiglio di

gestione”.

** struttura a cascata! Il controllore, espressione della maggioranza dei soci, sceglie il controllato.

Un’altra funzione di questo modello è quella di favorire il ricambio generazionale.

• Monistico .

** modello che non ha una scissione tra due organi di controllo e uno di gestione. C’è un CDA che al

suo intero ha un organo di controllo sulla gestione (comitato che ha il controllo sulla gestione).

Componente interna dell’organo di gestione che controlla la gestione!

Il modello tradizionale prende il nome di classico, tradizionale o latino. Nel modello classico il collegio

sindacale può occuparsi anche del controllo contabile (avere funzioni di controllo contabile) e non è

necessario che un organo esterno si occupi di tale controllo anche se può esserci.

N.B. dopo pochi mesi la Banca d’Italia emanò una circolare in cui invitava le società a non adottare questi

due modelli! Nel mondo bancario per le società più soggette a rischio Ł attenzione a questi modelli!

Art. 2380 bis c.c. “Amministrazione della società.

La gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni

necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale.

L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci.

Quando l'amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione.

Se lo statuto non stabilisce il numero degli amministratori, ma ne indica solamente un numero massimo e

minimo, la determinazione spetta all'assemblea.

Il consiglio di amministrazione sceglie tra i suoi componenti il presidente, se questi non è nominato

dall'assemblea”.

** esclusivamente: esclusività della funzione gestorica in capo agli amministratori (Galgano). Gli altri organi

non possono occuparsi di gestione.

L’amministrazione della società può essere affidata anche ai non soci Ł modello di gestione più di carattere

manageriale.

L’organo amministrativo può essere:

• Monocratico, quando vi è un solo amministratore.

• Più amministratori Ł compongono il consiglio di amministrazione.

Il presidente del CDA è quello che tipicamente viene definito il “presidente della società” anche se questo

uso terminologico è scorretto in quanto il presidente della società è il presidente del consiglio di

amministrazione.

Art. 2381 c.c. “Presidente, comitato esecutivo e amministratori delegati.

Salvo diversa previsione dello statuto, il presidente convoca il consiglio di amministrazione, ne fissa l'ordine

del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine

del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri. 56

Se lo statuto o l'assemblea lo consentono, il consiglio di amministrazione può delegare proprie attribuzioni

ad un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti, o ad uno o più dei suoi componenti.

Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della

delega; può sempre impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni rientranti nella delega.

Sulla base delle informazioni ricevute valuta l'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e

contabile della società; quando elaborati, esamina i piani strategici, industriali e finanziari della società;

valuta, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione.

Non possono essere delegate le attribuzioni indicate negli articoli 2420 ter, 2423, 2443, 2446, 2447, 2501 ter

e 2506 bis.

Gli organi delegati curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia adeguato alla natura e

alle dimensioni dell'impresa e riferiscono al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale, con la

periodicità fissata dallo statuto e in ogni caso almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione e

sulla sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro dimensioni o

caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate.

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può chiedere agli organi

delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società”.

** c.1. per il ruolo o lo scopo del presidente del consiglio di amministrazione. È colui che facilita il lavoro

collegiale degli amministratori. Il presidente del CDA, in Italia, normalmente è anche amministratore

delegato. Questi è quell’amministratore al quale il consiglio delega il compimento in solitudine di alcune

funzioni della gestione della società (sono funzioni che riguardano la società). La competenza resta del CDA

ma viene delegata al amministratore delegato.

Nella visione inglese dell’amministratore delegato questi ha funzione più specifiche e canoni di azione più

delimitati. Nella prassi italiana la delega viene concepita come una delega generica e il più ampia possibile.

La legge fa capire che sarebbe preferito un modello diverso ma non lo impone e per questo si fa riferimento

al c.3. dell’articolo (si pensa ad una delega specifica).

Delega Ł esercizio della funzione di gestione, che si esplica con atti interni. Il potere di spendere il nome

sociale non è determinato dal CDA ma allo statuto, il quale afferma che “la rappresentanza sociale spetta agli

amministratori con delega”. Le due funzioni si sovrappongono: chi ha la delega riceve dallo statuto anche il

potere di rappresentanza.

Le società inglesi utilizzano modelli diversi e dicono che il presidente, che ha una funzione di

coordinamento, non ha la delega di gestione ma rappresentanza sociale mentre gli amministratori delegati,

che hanno ampi poteri di gestione dell’impresa ma non hanno la rappresentanza sociale. L’amministratore

delegato, terminato il contratto, lo deve portare in consiglio e sottoporlo al presidente.

Gli amministratori non devono essere soci e possono essere nominati per un periodo superiore a 3 anni

(tempo determinato, diverso da quanto previsto per le società a responsabilità limitata). In una spa il socio di

minoranza dovrà andare almeno una volta l’anno in assemblea per l’approvazione del bilancio e almeno una

volta ogni tre anni potrà nominare, in assemblea, gli amministratori.

Nel modello dualistico questo è solo parzialmente vero! I soci di minoranza in assemblea ci vanno una volta

ogni tre anni in quanto il bilancio è approvato dal consiglio di sorveglianza, che è espresso dalla maggioranza

Ł deficit di democraticità evidente!

Il modello dualistico viene pensato anche per evitare “rotture di scatole” da parte dei soci di minoranza. 57

Gli amministratori possono essere anche rieleggibili e possono essere nominati per molte volte, anche se il

limite massimo dell’incarico è di 3 anni. Sono anche revocabili dall’assemblea in qualsiasi tempo, salvo il

diritto dell’amministratore al diritto al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa.

Art. 2384 c.c. “Poteri di rappresentanza.

Il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori dallo statuto o dalla deliberazione di nomina è

generale.

Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi

competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano

intenzionalmente agito a danno della società”.

** il potere è generale. Prima di questa riforma la rappresentanza degli amministratori riguardava solo quegli

atti che rientravano nell’oggetto sociale. Quando l’amministratore continua un atto estraneo all’oggetto

sociale Ł l’estraneità dell’atto all’oggetto sociale non poteva essere opposta ai terzi in buona fede e qualora si

dimostrasse che i terzi non erano in buona fede l’atto era inefficace (estraneo al potere di rappresentanza

dell’amministratore).

Regola che creava delle forme di reazione di fronte agli abusi degli amministratori!

Il legislatore ha abrogato l’art. 2384 bis. e ha riscritto il c.1. dell’art. 2384 c.c. il quale afferma che il potere di

rappresentanza è generale.

Il c.2. è una regola che nel sistema comunitario protegge l’interesse dei terzi, si vuole liberare il terzo

dall’onere dei controlli.

6.maggio.2016, pomeriggio:

Tema molto chiesto all’esame: le azioni di responsabilità degli amministratori e dei sindaci.

Le azioni di responsabilità sono tipicamente strutturate secondo una tripartizione:

Art. 2392 c.c. azioni sociali Ł azione di responsabilità fondata sul rapporto contrattuale tra la società

1. e un amministratore. L’azione sociale si basa sul diritto al risarcimento del danno che la società ha

nei confronti dell’amministratore.

** “Responsabilità verso la società.

Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la

diligenza richiesta dalla natura dell'incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono

solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza di tali doveri, a

meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad

uno o più amministratori.

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono

solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto

potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra essi che,

essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle

adunanze e delle deliberazioni del consiglio, dandone immediata notizia per iscritto al presidente

del collegio sindacale”. 58

Riferimento alla diligenza! Diligenza che è relativa allo specifico incarico amministrativo che sia

accettato e dalle specifiche competenze. Questo significa non che se si hanno competenze ridotte si

può essere meno responsabile (sciocchezza) ma si è carente di diligenza e si ha una specifica colpa

per avere assunto l’incarico superiore alle possibilità Ł figura specifica di colpa che viene definita

colpa per assunzione, il che vuol dire che il riferimento alle specifiche competenze vuol dire il

contrario. Se si hanno delle competenze maggiorate rispetto alla media esigibile.

** prestazione conforme rispetto alle maggiori competenze che si hanno!

La diligenza è quella media arbitrata a quel tipo di incarico ma se si hanno delle competenze

maggiorate si devono impiegare.

Gli amministratori sono responsabili in solido quando violano i doveri inerenti la propria carica. Se

nell’ambito del CDA si utilizza la delega, la responsabilità di coloro che non hanno la delega non è la

stessa nell’eventualità che non ci siano deleghe la responsabilità si attenua.

Art. 2393 c.c. “Azione sociale di responsabilità.

L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione

dell'assemblea, anche se la società è in liquidazione.

La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere presa in occasione

della discussione del bilancio, anche se non è indicata nell'elenco delle materie da trattare, quando

si tratta di fatti di competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio.

L'azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio

sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

L'azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell'amministratore dalla carica.

La deliberazione dell'azione di responsabilità importa la revoca dall'ufficio degli amministratori

contro cui è proposta, purché sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale

sociale. In questo caso, l'assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori.

In questo caso l'assemblea stessa provvede alla loro sostituzione.

La società può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può transigere, purché la

rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell'assemblea, e purché non vi

sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale o,

nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale

sociale, ovvero la misura prevista nello statuto per l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità ai

sensi dei commi primo e secondo dell'articolo 2393 bis”. 59

**l’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a deliberazione

dell’assemblea perché per una ragione storica.

La delibera dell’assemblea significa delibera della maggioranza, e se la maggioranza ha nominato gli

amministratori è un po’ difficile che la questa autorizzi l’azioni di responsabilità contro gli

amministratori che essa stessa ha nominato.

** è raro esperire un’azione di responsabilità!

L’azione di responsabilità può essere promossa anche dal collegio sindacale, i sindaci possono e

devono esperire l’azione di responsabilità, se non lo fanno rispondono dei danni (strumento che ha

una certa capacità di persuasione).

Anche la minoranza può esperire l’azione di responsabilità, secondo quanto previsto dall’art. 2393

bis. c.c. “Azione sociale di responsabilità esercitata dai soci.

L'azione sociale di responsabilità può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno un

quinto del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al

terzo.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l'azione di cui al comma

precedente può essere esercitata dai soci che rappresentino un quarantesimo del capitale sociale o

la minore misura prevista nello statuto.

La società deve essere chiamata in giudizio e l'atto di citazione è ad essa notificato anche in persona

del presidente del collegio sindacale.

I soci che intendono promuovere l'azione nominano, a maggioranza del capitale posseduto, uno o

più rappresentanti comuni per l'esercizio dell'azione e per il compimento degli atti conseguenti.

In caso di accoglimento della domanda, la società rimborsa agli attori le spese del giudizio e quelle

sopportate nell'accertamento dei fatti che il giudice non abbia posto a carico dei soccombenti o che

non sia possibile recuperare a seguito della loro escussione.

I soci che hanno agito possono rinunciare all'azione o transigerla;

ogni corrispettivo per la rinuncia o transazione deve andare a vantaggio della società.

Si applica all'azione prevista dal presente articolo l'ultimo comma dell'articolo precedente”.

** una minoranza organizzata direttamente senza il bisogno dell’approvazione assembleare. lo può

fare solo una minoranza qualificata! La società deve essere chiamata in giudizio; l’azione di

responsabilità riguarda la società. 60

Azione dei creditori sociali : se l’azione sociale attiene al danno che è stato provato al patrimonio

2. della società, l’azione dei creditori sociali attiene al danno che riportano i creditori sociali perché gli

amministratori danneggiano il patrimonio della società rendendolo insufficiente a pagare i creditori.

** obbligo per gli amministratori di conservare il patrimonio sociale in misura almeno sufficiente a

garantire i creditori che saranno pagati.

Art. 2394 c.c. “Responsabilità verso i creditori sociali.

Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla

conservazione dell'integrità del patrimonio sociale.

L'azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al

soddisfacimento dei loro crediti.

La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei

creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l'azione

revocatoria quando ne ricorrono gli estremi”.

** obbligo che incombe sull’amministratore direttamente nei confronti dei creditori Ł conservazione

dell’integrità del patrimonio sociale.

Come si misura questa situazione? Si misura quando il patrimonio netto della società è almeno pari a

zero. Teoricamente l’attivo copre il passivo!

Azione individuale del socio o del terzo, art. 2395 c.c. “Azione individuale del socio e del terzo.

3. Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante

al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli

amministratori.

L'azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell'atto che ha pregiudicato il

socio o il terzo”.

** viene sanzionata la condotta dolosa o colposa dell’amministratore che cagiona un danno al

singolo socio a terzi. Quando si applica?

Due casi:

L’amministratore cagiona direttamente un danno in capo al patrimonio del terzo.

a) L’amministratore cagione indirettamente un danno in capo al patrimonio della società.

b) ** danno che incide anche sui creditori/fornitori Ł azione dei creditori art. 2394 c.c.

L’art. 2395 c.c. si applica quando il danno viene provocato direttamente in capo al patrimonio del

singolo socio e del terzo.

Le prime due azioni descritte (azione sociale e azione dei creditori) vengono esclusivamente esercitare dal

curatore fallimentare. 61

Art. 146 del codice fallimentare e art. 2394 bis c.c.

L’azione sociale è corrispondente ad un diritto di credito che la società ha nei confronti dell’amministratore,

è un diritto al risarcimento del danno contrattuale. Il curatore ha lo scopo di liquidare tutti gli elementi

dell’attivo della società, di riscuotere i crediti e di vendere i beni.

** non c’è niente di strano nel pensare che il curatore fallimentare possa esercitare l’azione sociale di

responsabilità in quanto è un diritto della società fallita! Inoltre può anche esercitare l’azione dei creditori in

quanto l’azione dei creditori spetterebbe soltanto ad essi.

L’azione di responsabilità dei creditori viene attribuita in via esclusiva al curatore per fare in modo che i

diversi creditori non si “pestino i piedi tra di loro”. Lo farà il curatore per tutti e di conseguenza ha un senso

attribuire tale azione al curatore.

Collegio sindacale: funzione di controllo interno con un numero variabile di membri. Ha il compito di

sorvegliare l’assemblea.

Art. 2397 c.c. “Composizione del collegio.

Il collegio sindacale si compone di tre o cinque membri effettivi, soci o non soci. Devono inoltre essere

nominati due sindaci supplenti.

Almeno un membro effettivo ed uno supplente devono essere scelti tra i revisori legali iscritti nell'apposito

registro. I restanti membri, se non iscritti in tale registro, devono essere scelti fra gli iscritti negli albi

professionali individuati con decreto del Ministro della giustizia, o fra i professori universitari di ruolo, in

materie economiche o giuridiche.

[Per le società aventi ricavi o patrimonio netto inferiori a 1 milione di euro lo statuto può prevedere che

l'organo di controllo sia composto da un sindaco unico, scelto tra i revisori legali iscritti nell'apposito

registro]”.

** revisori legale dei conti!

Art. 2399 c.c. per le cause di non eleggibilità “Cause d'ineleggibilità e di decadenza.

Non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall'ufficio:

a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 2382;

b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori,

il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate,

delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;

c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a

quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o

di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano

l'indipendenza.

La cancellazione o la sospensione dal registro dei revisori legali e delle società di revisione legale e la

perdita dei requisiti previsti dall'ultimo comma dell'articolo 2397 sono causa di decadenza dall'ufficio di

sindaco.

Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o decadenza, nonché cause di incompatibilità e limiti e

criteri per il cumulo degli incarichi”. 62

** ci permette di fotografare quali attributi soggettivi non deve avere il sindaco. Il sindaco deve essere

indipendente e nominato dalla maggioranza assembleare (anche se l’indipendenza non sarà mai possibili).

L’art. 2382 c.c. fa riferimento ai matti!

La lettera c) molto spesso viene violata.

Art. 2403 c.c. “Doveri del collegio sindacale.

Il collegio sindacale vigila sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta

amministrazione ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile

adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento.

Esercita inoltre il controllo contabile nel caso previsto dall'articolo 2409 bis, terzo comma”.

** controllo di legittimità nei confronti di tutti ma soprattutto sull’operato degli amministratori. In linea di

principio bisogna prendere atto come per la dottrina e per la giurisprudenza non sia ammissibile un controllo

sulla mera opportunità o convenienza dei singoli comportamenti degli amministratori. Le regole degli affari

vogliono che la discrezionalità di questi comportamenti sia rispettata. Ci deve essere una condotta

ragionevole! Non si tratta di un controllo di merito ma un controllo di legittimità che si esplica attraverso

l’esame di merito della gestione.

Bisogna guardare come l’amministratore si è occupato e confrontarlo con gli standard di comportamento che

sono noti in quel settore; nel caso di deviazione il comportamento non è razionale ai principi di corretta

applicazione. Secondo la Cassazione l’amministratore si deve conformare al “principio di adeguata

istruttoria”. Non viene sindacato il merito della decisione ma come è stata presa la decisione.

L’organizzazione della società deve essere idonea a prevenire i rischi che quell’attività comporta, altrimenti

quella società non ha un assetto organizzativo adeguato.

Art. 2403 bis c.c. per i poteri “Poteri del collegio sindacale.

I sindaci possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo.

Il collegio sindacale può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate,

sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Può altresì scambiare informazioni con i

corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed

all'andamento generale dell'attività sociale.

Gli accertamenti eseguiti devono risultare dal libro previsto dall'articolo 2421, primo comma, n. 5).

Nell'espletamento di specifiche operazioni di ispezione e di controllo i sindaci sotto la propria responsabilità

ed a proprie spese possono avvalersi di propri dipendenti ed ausiliari che non si trovino in una delle

condizioni previste dall'articolo 2399.

L'organo amministrativo può rifiutare agli ausiliari e ai dipendenti dei sindaci l'accesso a informazioni

riservate”.

** attività ispettiva che è estremamente ampia. Attività ispettive attribuite al collegio sindacale.

Il mero amministratore, che non possiede la delega, non può chiedere ai dipendenti informazioni. Questo può

avvenire solo se possiede la delega oppure può chiedere le informazioni nel CDA. Questo potere però è

attribuito al sindaco!

Il collegio può sempre chiedere informazioni all’amministratore o può fare una riunione collettiva

dell’azienda controllata per la richiesta di ulteriori informazioni. 63

Quali sono altre competenze? Art. 2408 c.c. “Denunzia al collegio sindacale.

Ogni socio può denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tener conto della

denunzia nella relazione all'assemblea.

Se la denunzia è fatta da tanti soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale o un cinquantesimo

nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il collegio sindacale deve indagare senza

ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all'assemblea; deve altresì,

nelle ipotesi previste dal secondo comma dell'articolo 2406, convocare l'assemblea. Lo statuto può prevedere

per la denunzia percentuali minori di partecipazione”.

** ogni socio può denunciare gli atti scorretti. Il collegio sindacale deve comunicare l’avvenuta denuncia.

Il sindaco deve indagare e verificare autonomamente se quei fatti denunciati sono veri e presentare

all’assemblea le conclusioni delle indagini. Viene consentita alla minoranza di sollecitare al collegio

sindacale di svolgere delle verifiche anche su singoli argomenti che vengono espressamente promossi da

parte del socio.

Tutto ciò si completa con un ulteriore istituto: denunzia al tribunale.

Art. 2409 c.c. “Denunzia al tribunale.

Se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi

irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci

che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche

alla società. Lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione.

Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l'ispezione

dell'amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione

di una cauzione. Il provvedimento è reclamabile.

Il tribunale non ordina l'ispezione e sospende per un periodo determinato il procedimento se l'assemblea

sostituisce gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano senza

indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale

sugli accertamenti e le attività compiute.

Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute ai sensi del terzo

comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti

provvisori e convocare l'assemblea per le conseguenti deliberazioni. Nei casi più gravi può revocare gli

amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone

i poteri e la durata.

L'amministratore giudiziario può proporre l'azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci. Si

applica l'ultimo comma dell'articolo 2393.

Prima della scadenza del suo incarico l'amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha

nominato; convoca e presiede l'assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre,

se del caso, la messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.

I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale,

del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo della gestione, nonché, nelle società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero; in questi casi le spese per l'ispezione sono

a carico della società”. 64

** istituto che abilita il socio di minoranza, che possieda una quota del capitale di almeno il 10%, a rivolgere

una denunzia al tribunale, procedimento civile. Il socio porta al tribunale gli elementi che gli permettono di

temere un fondato sospetto di irregolarità nella gestione.

Il fondato sospetto significa che non ci deve essere una prova certa ma anche solo degli elementi obiettivi ed

occorre una irregolarità che possa arrecare un danno sia alla società che alle controllate.

Il tribunale, con procedimento camerale e sommario semplificato, deve convocare gli amministratori e i

sindaci. Non è un procedimento pubblico ma è a porte chiuse! Se il tribunale si convince che la denuncia ha

un fondamento obiettivo può disporre l’ispezione, e nominare un ausiliare “ispettore”, il quale esamina la

documentazione rilevante della società.

Il tribunale può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nomina un amministratore

giudiziario, con i poteri di ordinaria amministrazione per un anno. È un organo che agisce sotto il controllo

del tribunale e dovrebbe rimuovere le irregolarità e proporre l’azione di responsabilità contro gli

amministratori e i sindaci.

** ha una legittimazione propria ex lege!

12.maggio.2016:

Il contratto sociale è l’atto mediante il quale si costituisce la società. Le modificazioni dell’organizzazione

sono invece rimesse alle all’area maggioritaria.

Con l’assemblea straordinaria emergono anche forme aggravate: verbalizzazione notarile e quorum rafforzati

(tutela per la minoranza). Ci sono forme più gravose che prevedono una maggioranza più qualificata! Quando

la modifica viene iscritta nel registro delle imprese le modifiche sono apponibili a tutti. La legge non dà

nessuno scampo all’acquirente che afferma di non essere a conoscenza delle modifiche poste in essere.

** efficacia erga omnes.

Modificazione statutarie particolarmente rilevanti che danno un luogo ad un particolare diritto che i soci

hanno. Il legislatore ha attribuito al socio, che non abbia dato il proprio assenso alle modificazioni, il diritto

di recesso, anche se questo non può essere ad nutum. La società è tenuta per legge a liquidare la quota del

socio. Il socio che recede ha diritto alla quota di liquidazione.

** non è una restituzione dei conferimenti si tratta di una liquidazione della quota, il socio avrà diritto ad una

somma di denaro ragguagliata dopo una valutazione della sua attuale quota. Viene restituito il valore odierna

della propria quota!

1.000.000 di euro di patrimonio della società e detengo il 30% di quote. A quanto ho diritto? Ho diritto a

300.000 euro.

Questo avviene solo a partire dal 2003. Prima il socio aveva diritto alla frazione del patrimonio netto pari alla

frazione del capitale.

** il patrimonio netto non è incisa né dai debiti né dal capitale.

Veniva respinta la questione di pregiudizialità. La disciplina sul recesso non rispettava il canone

costituzionale di legittimazione, tesi che venne respinta più volte dalla Corte Costituzionale. Perché il socio si

lamentava? Il documento da cui si ricava questa legittimazione è il bilancio di esercizio, il quale viene redatto

per fini di prudenza e non rappresenta la cifra esatta.

Patrimonio netto, patrimonio disponibile!

Fino a che non viene realizzata la plusvalenza non è iscrivibile. Molto spesso i beni, quando il mercato tende

a crescere, vengono sottovalutati (valore di iscrizione inferiore rispetto al vero valore del bene). Il legislatore

65

è intervenuto nel 2003 riscrivendo le norme sul recesso e ha previsto ulteriori casi di recesso, che fino a quel

momento erano solo tre in quanto il legislatore del 1942 tutelava la stabilità della società.

La quota di liquidazione è sempre stata un problema serio. Nel 2003 il legislatore ha deciso che la quota di

liquidazione del socio che recede viene fatta oggetto di stima indipendente, fatta da un soggetto terzo esperto.

L’esperto dovrà valutare una valutazione del patrimonio della società, dovrà fare una “stima”.

** non ci sono requisiti per fare una stima. Non ci sono criteri fissi. Bisogna prima porsi il problema del

perché si fa la stima.

La stima si può fare per:

• Scopo di continuità.

• Cessione sul mercato di quel patrimonio.

Un patrimonio aziendale se è stato organizzato in maniera corretta il valore complessivo è superiore della

somma dei suoi componenti (principio dell’avviamento).

Il legislatore del 2003 ha scelto il criterio intermedio, si valuta quanto si ricaverebbe se l’azienda venisse

messa in vendita sul mercato.

Motivi di recesso, prima della riforma del 2003:

• Cambiamento dell’oggetto sociale.

• Trasformazione del tipo sociale.

• Trasferimento della sede sociale all’estero, il diritto che si applica ad una società deve essere quello

dove l’azienda ha la sede.

Motivi di recesso, dopo la riforma del 2003. Il legislatore prevede un catalogo:

• Revoca dello stato di liquidazione.

• Eliminazione di una o più cause di recesso statutarie. Lo statuto può introdurre nuove cause di

recesso. Funzione del recesso? Compensare il socio per il depotenziamento.

• Modifica dei criteri di determinazione del valore delle azioni in caso di recesso. Lo statuto può

modificare la valutazione delle quote in caso di recesso, per renderlo più favorevole al socio.

Il legislatore ha inoltre deciso di intervenire su un problema teorico. Società senza termini di durata? Oggi la

legge la prevede.

Il socio ora ha diritto di recedere ad nutum, con un preavviso di sei mesi.

La gerarchia tra creditore e socio va rispettata: i legislatori mondiali decidono di bilanciare gli interessi delle

due parti. Prima di dare i soldi al socio che recede bisogna prima aver dimostrato di non aver trovato

soluzione alternative.

• Obbligo di richiedere agli altri socio se vogliono acquistare le quote del socio che recede.

• L’amministratore deve, nel caso in cui i soci non vogliano le azioni, tentare di venderle a terzi.

• Può comprare le azioni la stessa società.

Le azioni nuove emesse vanno offerta ai soci in opzione. Anche se civilisticamente non è un’opzione! Gli

amministratori devono offrire le azioni prima ai soci. È una forma di prelazione legale! I soci sono liberi di

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decidere in un modo o in un altro. La legge consente di ridurre o limitare il diritto di opzione in casi

specifici. Uno di questi caso è quello del conferimento in natura di un bene specifico.

** quando il conferimento viene fatto in natura per un bene specifico il diritto di opzione non c’è.

Un altro caso in cui il legislatore consente una limitazione del diritto di opzione avviene quando l’interesse

della società lo esige.

Aumento gratuito di capitale Ł aumentare il capitale sociale nominale senza l’immissione di nuove risorse. Si

possono imputare queste riserve disponibili al capitale. Il patrimonio rimane immutato in quanto si imputano

le riserve al capitale, il quale impedisce, entro il suo limite, la ripartizione del patrimonio ai soci.

Riduzione di capitale Ł riduzione discrezionale (è un po’ l’opposto dell’aumento gratuito). Si può decidere

che il capitale sociale che si possiede è eccessivo. Quindi si può farlo valutare per ridurlo imputandolo alle

riserve.

** la riduzione viene fatta e viene distribuita ai soci la parte di capitale che viene ridotta. Qui i creditori

possono opporsi, i quali possono opporsi legittimamente.

L’impresa è rischio! Quando il patrimonio diminuisce si ha una perdita. Se la perdita supera il terzo del

capitale sociale Ł monitoraggio secondo l’art. 2446 c.c.

L’assemblea può decidere due cose:

• Riporta a nuovo.

• Lasciare lì la perdita e guardare cosa accadrà l’anno successivo. Se persiste Ł riduzione del capitale

in misura pari alla perdita subita.

13.maggio.2016, mattina:

Alcune operazioni che riguardano l’atto costitutivo e hanno una portata straordinaria.

Scioglimento della società e con la sua conseguente liquidazione: tipologia di modificazioni che ha una

portata trasversale e compone un blocco di norme che trovano applicazione tanto alle società a responsabilità

limitata come alle società per azioni.

Le cause di scioglimento sono in parte simili a quelle abbiamo visto per le società di persone e sono

disciplinate dall’art. 2484 c.c. “Cause di scioglimento.

Le società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata si sciolgono:

1) per il decorso del termine;

2) per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che

l'assemblea, all'uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;

3) per l'impossibilità di funzionamento o per la continuata inattività dell'assemblea (situazione che si

verifica a causa dello stallo tra i soci che non trovano una decisione tra loro, lo stallo permette all’assemblea

di adottare le decisioni che prima non avrebbe potuto adottare);

4) per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto è disposto dagli articoli 2447 e

2482 ter;

5) nelle ipotesi previste dagli articoli 2437 quater e 2473;

6) per deliberazione dell'assemblea;

7) per le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto. 67

[La società semplificata a responsabilità limitata si scioglie, oltre che i motivi indicati nel primo comma, per

il venir meno del requisito di età di cui all'articolo 2463­bis, in capo a tutti i soci].

La società inoltre si scioglie per le altre cause previste dalla legge; in queste ipotesi le disposizioni dei

seguenti articoli si applicano in quanto compatibili.

Gli effetti dello scioglimento si determinano, nelle ipotesi previste dai numeri 1), 2), 3), 4) e 5) del primo

comma, alla data dell'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese della dichiarazione con cui gli

amministratori ne accertano la causa e, nell'ipotesi prevista dal numero 6) del medesimo comma, alla data

dell'iscrizione della relativa deliberazione.

Quando l'atto costitutivo o lo statuto prevedono altre cause di scioglimento, essi devono determinare la

competenza a deciderle od accertarle, e ad effettuare gli adempimenti pubblicitari di cui al precedente

comma”.

** l’impossibilità di conseguire l’oggetto sociale viene interpretato dalla giurisprudenza in termini rigorosi,

l’impossibilità deve essere definitiva e irreversibile.

Altre ipotesi, ma meno rilevanti, sono quelle in materia di recesso.

L’ipotesi più classica è quella prevista dal numero 6) per deliberazione dell’assemblea. Lo scioglimento può

conseguire anche ad una decisione della maggioranza dell’assemblea che delibera lo scioglimento,

modificazione dell’atto costitutivo. Atto che precede la liquidazione della società e che pone le basi per

l’estinzione della società.

Gli effetti dello scioglimento si determinano alla data dell’iscrizione nel registro delle imprese la decisione

dell’atto con cui gli amministratori prendono atto di questa situazione.

L’art. 2486 c.c. “Poteri degli amministratori.

Al verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento della consegna di cui all'articolo 2487 bis, gli

amministratori conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del

valore del patrimonio sociale.

Gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai

creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione del precedente comma”.

** effetto che non è posticipato, gli amministratori al verificarsi di una causa di scioglimento sono tenuti a

comportarsi in maniera diversa per due motivi:

Gli amministratori restano amministratori anche dopo lo scioglimento.

1) ** continuano a gestire la società e devono comportarsi in modo conservativo, come se la società

dovesse soddisfare i creditori.

Gli amministratori hanno un obbligo di conservazione stringente del patrimonio della società.

2)

Quando l’assemblea è chiamata a pronunciarsi sullo scioglimento dovrà anche nominare un liquidatore, è un

gestore che pone in essere tutti gli atti necessari affinché l’attivo della società sia liquidato in favore dei

creditori.

I soci sono titolare ad un’aspettativa all’eventuale residuo di liquidazione, e questo può avvenire solo se i

creditori sono stati tutti pagati.

L’assemblea deve inoltre indirizzare i liquidatori verso l’esito estintivo della società. Inoltre l’assemblea

determina le linee di indirizzo della futura liquidazione e deve redigere un piano di liquidazione. 68

La revoca dello stato di liquidazione è resa possibile dall’art. 2487 ter c.c. “Revoca dello stato di

liquidazione.

La società può in ogni momento revocare lo stato di liquidazione, occorrendo previa eliminazione della

causa di scioglimento, con deliberazione dell'assemblea presa con le maggioranze richieste per le

modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto. Si applica l'articolo 2436.

La revoca ha effetto solo dopo sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della relativa

deliberazione, salvo che consti il consenso dei creditori della società o il pagamento dei creditori che non

hanno dato il consenso. Qualora nel termine suddetto i creditori anteriori all'iscrizione abbiano fatto

opposizione, si applica l'ultimo comma dell'articolo 2445”.

** nel momento in cui l’assemblea a maggioranza delibera la revoca dello stato di liquidazione i soci

dissenzienti possono recedere. La revoca, inoltre, consente ai creditori di opporsi in quanto i creditori,

quando la società entra in uno stato di liquidazione, hanno un’aspettativa ad essere pagati.

Bilanci intermedi di liquidazione: nel diritto previgente il legislatore non si era premurato di specificare se

dovessero essere adottati dei bilanci intermedi duranti il procedimento di liquidazione. Perché non lo aveva

fatto? Perché pensava che la liquidazione si potesse completare in un arco temporale molto ridotto.

In realtà i procedimenti di liquidazione durano molti anni. Adesso anno per anno va creato un bilancio

intermedio di liquidazione.

Eventi che modificano in modo radicale la società:

Trasformazione : cambiamento del tipo sociale. Ad es. da srl a spa. Qual è la caratteristica? Questa

I. trasformazione è una modifica molto particolare: viene trattata come una modificazione dell’atto

costitutivo.

Art. 2498 c.c. “Continuità dei rapporti giuridici.

Con la trasformazione l'ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti

anche processuali dell'ente che ha effettuato la trasformazione.”

** idea della continuità! Si tratta dello stesso che assume una veste modificata.

Che tipologie può assume una trasformazione? Tre tipologie differenti:

Società di persone Ł società di capitali.

o Società di capitali Ł società di persone. Questa trasformazione prende il nome di

o “regressiva”. Questo vale anche per le srl.

Disciplina che regolamentasse alcune trasformazioni anomale (ad es. associazioni del CONI

o che a partire dagli anni ’80 si sono trasformate in spa o srl).

Tutto in può trasformare in tutto. La trasformazione dell’impresa deve essere agevolata!

La trasformazione è possibile con la maggioranza e la maggioranza basta a trasformare la società di

persone in società di capitali.

** il legislatore incentiva la trasformazione! Tutte le modifiche che portano l’impresa ad avere una

forma più adeguata sono delle evoluzioni positive in quanto portano a qualcosa di più efficiente. 69

Il patrimonio deve essere stimato in modo tale da impedire l’elusione. La trasformazione non libera i

soci da responsabilità limitata da azioni sociali se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro

consenso alla trasformazione.

** il legislatore ha fatto una scelta politica in favore dei creditori. I creditori devono essere tutelati.

Art. 2500 quinquies c.c. “Responsabilità dei soci.

La trasformazione non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le

obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti previsti dal terzo comma dell'articolo 2500, se

non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso alla trasformazione.

Il consenso si presume se i creditori, ai quali la deliberazione di trasformazione sia stata comunicata

per raccomandata o con altri mezzi che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento, non lo

hanno espressamente negato nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione”.

** bisogna comunicare la trasformazione ai creditori e chiedere il loro consenso. Se loro non

rispondono entro 60 giorni il consenso è dato per espresso (silenzio­assenso).

Art. 2500 sexies c.c. “Trasformazione di società di capitali.

Salvo diversa disposizione dello statuto, la deliberazione di trasformazione di società di capitali in

società di persone è adottata con le maggioranze previste per le modifiche dello statuto. E'

comunque richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità

illimitata.

Gli amministratori devono predisporre una relazione che illustri le motivazioni e gli effetti della

trasformazione. Copia della relazione deve restare depositata presso la sede sociale durante i trenta

giorni che precedono l'assemblea convocata per deliberare la trasformazione; i soci hanno diritto di

prenderne visione e di ottenerne gratuitamente copia.

Ciascun socio ha diritto all'assegnazione di una partecipazione proporzionale al valore della sua

quota o delle sue azioni.

I soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente

anche per le obbligazioni sociali sorte anteriormente alla trasformazione”.

Dopo la trasformazione regressiva, il socio limitatamente responsabile ha una responsabilità

illimitata per tutte le obbligazioni presenti, passate e future.

** la trasformazione regressiva viene adottata a maggioranza.

L’orientamento dominante affermava che la legge prevede espressamente il diritto di recesso. Il

legislatore ha scelto una tutela più radicale del socio e richiede espressamente il consenso dei soci

che con la trasformazione assumano responsabilità illimitate. 70

** ha dato un potere di veto al socio che assume la responsabilità illimitata!

Questa decisione deve essere espressamente motivata dagli amministratori. Anche questa è una cosa

particolare in quanto nel diritto societario la regola generale è che le decisioni non devono essere

motivate, non nel senso che non devono essere motivate nella sostanza ma nel senso che la

motivazione non deve mai essere esplicitata, anche se può esserlo.

Per la trasformazione regressiva occorre espressamente la motivazione. Gli amministratori devono

predisporre una relazione che illustri le motivazioni e gli effetti della trasformazione (effetti

economici).

** gli amministratori devono informare i soci delle motivazioni che li conducono a questa proposta

di decisione che comporta una modificazione radicale. La motivazione viene depositata presso la

sede sociale!

Trasformazione eterogenea: art. 2500 septies c.c. “Trasformazione eterogenea da società di capitali.

Le società disciplinate nei capi V, VI, VII del presente titolo possono trasformarsi in consorzi,

società consortili, società cooperative, comunioni di azienda, associazioni non riconosciute e

fondazioni.

Si applica l'articolo 2500 sexies, in quanto compatibile.

La deliberazione deve essere assunta con il voto favorevole dei due terzi degli aventi diritto, e

comunque con il consenso dei soci che assumono responsabilità illimitata.

La deliberazione di trasformazione in fondazione produce gli effetti che il capo II del titolo II del

Libro primo ricollega all'atto di fondazione o alla volontà del fondatore”.

** con una trasformazione si va fuori dal cambio di società, e questa si trasforma in qualcos’altro. La

regola generale è che “tutto si può trasformare in tutto”.

Il legislatore disciplina alcune ipotesi di trasformazione eterogenea ma non tutte.

La disciplina è abbastanza sintetica e anche in questo caso viene richiesta una relazione degli

amministratori sulle motivazioni e sugli effetti economici. Quando viene lasciato l’istituto della

società di capitali viene esteso l’istituto giuridico dell’opposizione ai creditori.

** il regime della società di capitali è quello che tutela maggiormente i creditori!

Il legislatore prevede l’opposizione quando la società per azioni si trasforma in consorzio ma non se

si trasforma in società in nome collettivo.

Inoltre ha ritenuto che la trasformazione regressiva non sia un fenomeno anomalo ma lo sia la

trasformazione eterogenea regressiva. 71

La norma non parla delle società di persone, perché? Il legislatore non si sa per quale motivo non

l’abbia introdotto. La conclusione più ragionevole a cui si è giunti Ł anche se non è espressamente

previsto, dal legislatore, è ammissibile la trasformazione eterogenea che riguarda la società di

persone.

Fusione : fenomeno modificativo dell’atto costitutivo mediante il quale due o più società possono

II. fondersi secondo due procedimenti; o una ne incorpora un’altra o più di un’altra (società A incorpora

la società B, la quale cessa di esistere e A eredita tutti i rapporti di B) Ł fenomeno modificativo che

comporta la continuità dei soggetti. A è successore di B (successione storica)!

Art. 2501 c.c. “Forme di fusione.

La fusione di più società può eseguirsi mediante la costituzione di una nuova società, o mediante

l'incorporazione in una società di una o più altre.

La partecipazione alla fusione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la

distribuzione dell'attivo”.

** incorporazione pura: A è successore di B e di C, e quindi è legato da una successione storica. È

come se A fosse, in una nuova veste, B e C.

La fusione si attua mediante un procedimento complesso, cioè non è una mera deliberazione

dell’assemblea straordinaria che decide di modificare l’atto costitutivo ma è un procedimento che ha

una scansione in fasi abbastanza definite. Lo stesso procedimento si applica anche alla scissione ed

inizia con l’approvazione da parte dell’organo amministrativo del progetto di fusione (parte dagli

amministratori con delibera specifica).

Che cosa deve contenere il progetto di fusione? Art. 2501 ter c.c. “Progetto di fusione.

L'organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione redige un progetto di fusione, dal

quale devono in ogni caso risultare:

1) il tipo, la denominazione o ragione sociale, la sede delle società partecipanti alla fusione;

2) l'atto costitutivo della nuova società risultante dalla fusione o di quella incorporante, con le

eventuali modificazioni derivanti dalla fusione;

3) il rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l'eventuale conguaglio in danaro;

4) le modalità di assegnazione delle azioni o delle quote della società che risulta dalla fusione o di

quella incorporante;

5) la data dalla quale tali azioni o quote partecipano agli utili;

6) la data a decorrere dalla quale le operazioni delle società partecipanti alla fusione sono imputate

al bilancio della società che risulta dalla fusione o di quella incorporante;

7) il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie di soci e ai possessori di titoli

diversi dalle azioni;

8) i vantaggi particolari eventualmente proposti a favore dei soggetti cui compete l'amministrazione

delle società partecipanti alla fusione. 72

Il conguaglio in danaro indicato nel numero 3) del comma precedente non può essere superiore al

dieci per cento del valore nominale delle azioni o delle quote assegnate.

Il progetto di fusione è depositato per l'iscrizione nel registro delle imprese del luogo ove hanno sede

le società partecipanti alla fusione. In alternativa al deposito presso il registro delle imprese il

progetto di fusione è pubblicato nel sito Internet della società, con modalità atte a garantire la

sicurezza del sito medesimo, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione.

Tra l'iscrizione o la pubblicazione nel sito Internet del progetto e la data fissata per la decisione in

ordine alla fusione devono intercorrere almeno trenta giorni, salvo che i soci rinuncino al termine

con consenso unanime”.

** fenomeno che nasce dalla contrattazione. Tutte e due le società devono approvare lo stesso

modello di fusione e per fare questo ci deve essere una fase di negoziazione.

Come si determina il rapporto di cambio? Non c’è una regola ontologica precisa. Sicuramente quello

che è rilevante non è il capitale sociale; l’importante è il valore del patrimonio delle due società. La

fusione è un’integrazione fra i due patrimoni, ossia confrontare quanto vale uno e quanto vale l’altro.

Le stime si possono fare con prospettive molto diverse. Il rapporto di cambio viene determinato in

una trattativa tra amministratori e soci di riferimento.

Il progetto di fusione viene depositato per l’iscrizione nel registro delle imprese affinché i creditori di

entrambe le società possano opporsi alla fusione. Il creditore cosa deve dimostrare con

l’opposizione? Il pregiudizio, deve dimostrare di essere pregiudicato dalla fusione.

Il procedimento prosegue con una deliberazione dell’assemblea straordinaria, la quale è chiamata ad

approvare o non approvare il progetto di fusione che a quel punto si può considerare definitivo.

Delibera delle due assemblee, le quali devono approvare lo stesso progetto di fusione!

L’iscrizione nel registro delle imprese determina la loro definitività e la loro irreversibilità!

Scissione : art. 2506 c.c. “Forme di scissione.

III. Con la scissione una società assegna l'intero suo patrimonio a più società, preesistenti o di nuova

costituzione, o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o

quote ai suoi soci.

È consentito un conguaglio in danaro, purché non superiore al dieci per cento del valore nominale

delle azioni o quote attribuite. È consentito inoltre che, per consenso unanime, ad alcuni soci non

vengano distribuite azioni o quote di una delle società beneficiarie della scissione, ma azioni o quote

della società scissa.

La società scissa può, con la scissione, attuare il proprio scioglimento senza liquidazione, ovvero

continuare la propria attività.

La partecipazione alla scissione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano iniziato la

distribuzione dell'attivo”.

** c.1. per la fattispecie della scissione. Con la scissione una società, che già esiste, trasferisce o tutto

il suo patrimonio o una parte ad una o più altre società, le quali possono essere già esistenti oppure

possono essere costituite contestualmente alla scissione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher costanza_pozzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Galletti Danilo.

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