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Riassunto di Diritto amministrativo

Riassunto di diritto amministrativo basato su uno studio autonomo del testo consigliato dal docente Savino il cui titolo è "Manuale di diritto amministrativo, Terza edizione" a cura di Marcello Clarich.
Il riassunto tratta di argomenti complessi e rilevanti in sede di esame come: nullità, annullabilità, vizi di legittimità, principi amministrativi, atti della pubblica... Vedi di più

Esame di Diritto amministrativo docente Prof. M. Savino

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riconoscerà il bene) all’esercizio del potere in modo

conforme alla norma; in caso di potere discrezionale,

il privato è titolare di un interesse legittimo in quanto

l’acquisizione o conservazione del bene è rimessa alla

valutazione (scelta) dell’amministrazione, con la

conseguenza che il privato non ha certezza sul

soddisfacimento della sua pretesa.

La norma attributiva del potere individua in astratto

gli elementi caratterizzanti il potere di un particolare

organo:

1) il soggetto competente;

2) il fine pubblico (o interesse pubblico primario);

3) i presupposti e requisiti:

4) le modalità di esercizio del potere e i requisiti di

forma;

5) elemento temporale dell'esercizio del potere;

6) gli effetti giuridici.

NORME INTERNE:

Sono atti amministrativi generali che si elevano

all'interno di un ordinamento amministrativo e hanno

lo scopo di guidare, regolare l'attività amministrativa

degli uffici pubblici interni.

La distinzione tra norme interne e norme esterne si

sta andando sempre più attenuando e a ciò ha

contribuito anche la L. 241/90 che introduce l'obbligo

di pubblicazione delle norme interne, per farle

assumere valenza esterna.

Se una norma interna è violata da un provvedimento

amministrativo, il giudice amministrativo può

censurarlo per eccesso di potere.

Una specie di norma interna è la prassi

amministrativa che assume forza normativa, in

quanto essa consiste in una condotta uniforme

assunta dagli uffici che non va confusa con la

consuetudine che invece è fonte di diritto perché si

forma un convincimento generale della sua

obbligatorietà.

• Ordinamenti sezionali → considerati distinti

dall'ordinamento generale come es. quello sportivo.

Hanno 3 caratteristiche:

a) Pluralità di soggetti che entrano tramite atti

d'iscrizione o di ammissione;

b) Organizzazione interna con determinate

competenze;

c) Si dota di norme interne, istruzioni, ordini di servizi,

circolari ecc.

Tuttavia, Le norme interne e i comportamenti di essi

hanno sempre assunto più valore esterno: un illecito

sportivo può comportare sia sanzioni previste dalle

norme interne dell’ordinamento sportivo (sanzioni

disciplinari) sia sanzioni previste dall’ordinamento

generale (ex. Sanzioni penali per lesioni personali).

- LE NORME INTERNE SI COMUNICANO TRAMITE

CIRCOLARE.

Circolare= Secondo la definizione classica, è un atto di

un'autorità superiore che stabilisce in via generale ed

astratta regole di condotta di autorità inferiori nel

disbrigo degli affari d'ufficio, cioè è un atto tipico con

efficacia esclusivamente interna.

NULLITA’:

Articolo di riferimento: 21-septies della L. n° 241

E’ il secondo modo con il quale si sanziona un atto

invalido che lo rende inidoneo a produrre effetti

giuridici tipici (creare diritti, obblighi e altre

modificazioni della sfera giuridica) ed è prevista solo

a poche ipotesi tassative (è quindi residuale).

Queste ipotesi sono 4:

1) Mancanza di elementi essenziali dell’atto;

2) Difetto assoluto di attribuzione, cioè

straripamento di potere;

3) Violazione o elusione del giudicato: si ha

elusione quando l’amministrazione in sede ad un

nuovo esercizio del potere in seguito

all’annullamento pronunciato dal giudice con

sentenza passata in giudicato emana un nuovo atto in

contrasto con tale sentenza;

4) Nullità testuale, che si ha quando la legge

qualifica espressamente un provvedimento come

nullo.

L’azione di accertamento della nullità va proposta

innanzi al giudice amministrativo entro 180 giorni e

può essere sempre rilavata d’ufficio (al contrario

dell’annullabilità) dal giudice o dalla pubblica

amministrazione.

POTERE DISCREZIONALE:

Discrezionalità = l'apparato amministrativo (titolare

del potere) ha la possibilità di scegliere la soluzione

migliore tra più possibili soluzioni nel caso concreto al

fine di curare gli interessi pubblici.

Come avviene la scelta della soluzione migliore?

Attraverso una valutazione comparativa (o

ponderazione) tra i vari interessi (pubblici o privati) in

cui si dà precedenza all’interesse pubblico primario

(fine pubblico) individuato dalla norma di

conferimento, senza, però, trascurare interessi

secondari rilevanti che comprendono quelli dei

soggetti privati (che possono partecipare al

procedimento, presentando il proprio punto di vista,

memorie e documenti che l’amministrazione ha

l’obbligo di valutare). Quindi, la scelta

dell’amministrazione deve massimizzare l’interesse

pubblico primario, causando, però, minor sacrificio

degli interessi secondari!

L’ambito di libertà di scelta (merito amministrativo) è

ristretto perché la scelta deve rispettare i limiti posti

dalla norma di conferimento e principi

dell’amministrazione, perseguendo il fine pubblico

individuato dalla norma.

MERITO AMMINISTRATIVO:

Il merito ha una dimensione residuale: esso si

riferisce all'eventuale ambito di scelta spettante

all'amministrazione che si pone al di là dei limiti

coperti dall'area della legalità. Se il potere è

integralmente vincolato, lo spazio di merito è nullo. È

in pratica, l'attività di amministrazione da considerare

essenzialmente libera. La scelta tra una pluralità di

soluzioni tutte legittime ragionevoli, coerenti con il

fine pubblico può essere apprezzata solo in termini di

opportunità o inopportunità e non è sindacabile dal

giudice amministrativo.

POTERE amministrativo:

L’attività amministrativa consiste in:

- Operazioni;

- Adozione di atti e provvedimenti che sono

manifestazione di poteri amministrativi (attribuiti

dalla legge ad un apparato pubblico).

Il potere è unilaterale (cioè, che può essere esercitato

solamente dalla pubblica amministrazione) e viene

conferito dalla legge (precisamente, dalla “norma di

conferimento”) ad un organo amministrativo. Si

distingue in:

° Astratto= è il potere attribuito dalla legge ed è

inesauribile perché continuerà ad essere esercitato

finché resta in vigore la norma che lo attribuisce;

° Concreto= è il potere applicato concretamente e in

modo conforme alla norma che attribuisce il potere,

producendo, così, effetti giuridici nella sfera dei

destinatari ( capacità giuridica speciale dell’apparato

pubblico).

Accanto alla capacità giuridica speciale di diritto

pubblico si aggiunge, ovviamente, la capacità

giuridica generale di diritto comune che consiste

nell’idoneità ad essere titolari di situazioni giuridiche

soggettive attive e passive.

ATTO e PROVVEDIMENTO amministrativo:

Sono entrambi una manifestazione del potere

amministrativo!

Un atto amministrativo è:

- Unilaterale, in quanto ha efficacia

indipendentemente dalla volontà del soggetto cui è

destinato (a cui può anche essere imposto);

- Esterno, posto in essere dall'autorità

amministrativa nei confronti di soggetti privati

destinatari;

- Nominativo, in quanto ciascuna tipologia di atto è

prevista nominativamente dalla legge;

- Deve essere legittimo, cioè conforme

all’ordinamento e deve soddisfare concretamente un

interesse pubblico (merito amministrativo).

Esso è sempre emanato da un'autorità

amministrativa nell'esercizio delle sue funzioni

amministrative ed è soggetto al controllo

giurisdizionale sia del giudice amministrativo sia del

giudice ordinario.

L’atto amministrativo include ogni dichiarazione di

VOLONTA’, CONOSCENZA e GIUDIZIO compiuta dal

soggetto amministrativo.

Il provvedimento amministrativo è un atto:

- Tipico, per essere valido deve essere

espressamente previsto dall'ordinamento;

- Nominativo, per ogni interesse pubblico alla cui

cura l'amministrazione è preposta deve essere

previsto il corrispondente provvedimento

amministrativo;

- Autoritativo, produce i suoi effetti nonostante e

anche contro la volontà dei destinatari;

- Unilaterale, è manifestazione della sola volontà

dell'amministrazione;

- Esecutorio, le autorità pubbliche ne possono dare

immediata e diretta esecuzione, senza che sia

necessaria una preventiva pronuncia giurisdizionale.

- Inoppugnabile, dopo la scadenza dei termini di

proposizione esso non è più impugnabile da parte

degli interessati tramite ricorsi amministrativi o

giurisdizionali.

Esso deve essere motivato, cioè il soggetto

amministrativo deve indicare lo scopo che lo induce

ad emanare il provvedimento, e acquista efficacia nei

confronti dei destinatari con la sua comunicazione.

Può essere ampliativo o restrittivo della sfera

giuridica dei privati.

In definitiva, il provvedimento amministrativo (ex.

Espropriazione, autorizzazione) è una subcategoria di

atto amministrativo ed è manifestazione di volontà

dell’amministrazione all’esito del procedimento,

volto alla cura dell’interesse pubblico (in concreto),

producendo effetti giuridici nei confronti dei soggetti

privati ai quali esso si rivolge.

PROCEDIMENTO amministrativo:

Consiste in:

- Atti e operazioni per emanare un atto o

provvedimento;

- Comunicazione di avvio ai soggetti privati

interessati.

L’amministrazione è tenuta ad avviare un

procedimento che si conclude con l’emanazione di un

atto o provvedimento idoneo ad incidere nella sfera

giuridica del destinatario, facendo così sorgere un

RAPPORTO GIURIDICO AMMINISTRATIVO ( rapporto

tra privato e amministrazione).

PRINCIPI GENERALI DI DIRITTO AMMINISTRATIVO

(sono 18):

1) Sussidiarietà

2) Proporzionalità

3) Efficacia

4) Efficienza

5) Economicità

6) Trasparenza

7) Imparzialità

8) Pubblicità

9) Buon andamento

10) Principi dell’ordinamento comunitario

11) Ragionevolezza

12) Precauzione

13) Legittimo affidamento

14) Legalità

15) Motivazione

16) Sindacabilità

17) Contraddittorio

18) Certezza del tempo dell’agire.

2 PRINCIPI SULLA FUNZIONE AMMINISTRATIVA:

SUSSIDIARIETA’ E PROPORZIONALITA’:

1) Sussidiarietà: Articoli di riferimento: 5 e 118 Cost.

e articolo 5 TUE. Riguarda la distribuzione delle

competenze amministrative tra livelli di governo

territoriali e consiste nel fatto che l’ente superiore

può svolgere funzioni e competenze proprie dell’ente

inferiore solamente quando quest’ultimo non sia

idoneo a svolgerle. Nel nostro ordinamento abbiamo

2 tipi di sussidiarietà: verticale (distribuzione delle

competenze a livello nazionale e subnazionale per la

cura dell’interesse generale) e orizzontale (l’interesse

generale viene direttamente curato da privati

cittadini o come singoli o come associati);

L’articolo 118 Cost. prevede che la generalità delle

funzioni sia attribuita ad un livello di governo più

vicino al cittadino: il comune. Quindi, le funzioni

amministrative vanno allocate tra gli enti territoriali

secondo la dimensione degli interessi che devono

prima distribuirsi a livello:

1. Locale

2. Regionale

3. Nazionale;

2) Proporzionalità: ogni provvedimento adottato

dalla pubblica amministrazione, specialmente se

sfavorevole al destinatario, dovrà essere necessario

per conseguire uno scopo prefissato dalla legge.

8 PRINCIPI SULL’ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA:

1) Efficacia: consiste nel raggiungimento degli

obiettivi prefissati, mettendo così in rapporto i

risultati raggiunti dall’amministrazione con tali

obiettivi;

2) Efficienza: consiste nel raggiungimento di un

certo livello di performance (buon andamento),

scegliendo tra alternative possibili quella che produce

il massimo dei risultati con il minor impiego di mezzi.;

3) Economicità: comprende l’efficacia e l’efficienza,

cioè si riferisce alla capacità dell’organizzazione di

raggiungere gli obiettivi prefissati e il massimo dei

risultati utilizzando mezzi e risorse il meno possibile;

4) Trasparenza (“Lasciar conoscere”): è la

manifestazione del principio di imparzialità e buon

andamento contenuti nell’articolo 97 della

Costituzione. Consente la conoscenza reale

dell’attività amministrativa. Quindi, la trasparenza

stabilisce l’obbligo per tutte le Pubbliche

Amministrazioni di rendere visibile e controllabile

all’esterno il proprio operato. Ha come effetto

principale il diritto di accesso ai documenti

amministrativi di interesse personale;

5) Pubblicità;

6) Imparzialità;

7) Buon andamento: Art. 97 Cost: “I pubblici uffici

sono organizzati secondo disposizioni di legge, in

modo che siano assicurati il buon andamento e

imparzialità dell’amministrazione”. Riguarda i risultati

più o meno positivi conseguiti tramite l’uso efficiente

delle risorse disponibili (principio di efficienza).

8) Principi dell’ordinamento comunitario.

5 PRINCIPI SULL’ESERCIZIO DEL POTERE

DISCREZIONALE:

1) Imparzialità: consiste nella non discriminazione e

vieta, quindi, favoritismi: l’amministrazione, al

momento della ponderazione degli interessi, non può

essere influenzata da niente e da nessuno. E’,

dunque, garanzia della:

- Parità di trattamento (par condicio)

- Eguaglianza dei cittadini;

2) Proporzionalità: ogni provvedimento adottato

dalla pubblica amministrazione, specialmente se

sfavorevole al destinatario, dovrà essere necessario

per conseguire uno scopo prefissato dalla legge. Per

conformare l’attività dei privati alla normativa

amministrativa (che cura l’interesse pubblico) viene

imposta una misura che, in virtù della

proporzionalità, deve comportare il minor sacrificio

possibile dell’interesse privato.

Il principio di proporzionalità impone

all’amministrazione che adotta il provvedimento

finale nei confronti del privato, un giudizio fondato su

tre criteri: idoneità (capacità al raggiungimento di un

obiettivo), necessarietà (tra più misure idonee si deve

scegliere quella che comporta minor sacrificio) e

adeguatezza (la misura deve essere tollerabile nella

restrizione della sfera giuridica del destinatario) della

misura prescelta;

3) Ragionevolezza: Il principio di ragionevolezza

opera un bilanciamento degli interessi ispirato al

criterio di logicità-congruità della scelta operata dalla

pubblica amministrazione. Quest’ultima deve

perseguire obiettivi adottando scelte razionali,

logiche e funzionali;

4) Legittimo affidamento: Si collega al principio

della certezza del diritto (presuppone la coerenza

delle norme) per garantire un sistema giuridico

stabile e chiaro: l’agire dell’amministrazione deve

essere prevedibile e coerente nel suo svolgimento;

5) Precauzione: Consiste nell’adozione di misure

preventive e protettive qualora vi siano incertezze

sull’esistenza o meno di rischi, senza che sia

necessario dimostrarne la gravità.

3 PRINCIPI SUL PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO:

LEGALITA’, MOTIVAZIONE E SINDACABILITA’:

1) Legalità: stabilisce che la pubblica

amministrazione trova nella legge i fini della propria

azione e i poteri giuridici che può esercitare e non

può esercitare alcun potere al di fuori di quelli che la

legge le attribuisce (Principio della preferenza della

legge: atti della pubblica amministrazione non

possono contrastare con la legge);

2) Motivazione: La Carta dei diritti fondamentali UE

sancisce: “L’amministrazione ha l’obbligo di motivare

le proprie decisioni”, affinché il destinatario del

provvedimento e giudice possano ricostruire le

ragioni che fondano quella decisione. E’ collegata

all’imparzialità e alla trasparenza;

3) Sindacabilità: atti amministrativi che ledono

diritti soggettivi e interessi legittimi sono sottoposti al

controllo giurisdizionale del giudice ordinario o

amministrativo.

5 PRINCIPI SUL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO:

1) Contraddittorio: La Carta dei diritti fondamentali

UE stabilisce che ogni individuo ha diritto di essere

ascoltato prima che gli venga adottato un

provvedimento che gli rechi pregiudizio (principio del

giusto procedimento);

2) Pubblicità 3) Trasparenza: Ogni individuo ha

diritto di accedere al fascicolo che lo riguarda.

Riguardano informazioni sull’attività amministrativa;

4)Certezza del tempo dell’agire e celerità: Ogni

procedimento deve avere un termine entro il quale

l’amministrazione deve emanare il provvedimento. La

certezza del tempo è fondamentale per tutelare gli

interessi coinvolti affinché possano programmare le

proprie attività;

5) Efficienza: “L’amministrazione non può aggravare il

procedimento se non per straordinarie e motivate

esigenze”.

PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO:

Il provvedimento amministrativo è una

manifestazione unilaterale di volontà della pubblica

amministrazione, la quale produce un effetto

giuridico sulla sfera giuridica del privato destinatario,

a prescindere dalla sua volontà ed è espressione del

potere amministrativo.

Esempio di provvedimento amministrativo è

l’espropriazione per pubblica utilità di un terreno per

realizzare una infrastruttura pubblica (come

l’autostrada). L’espropriazione è uno strumento

coattivo che lo Stato ha a disposizione qualora

manchi il consenso da parte del proprietario a cedere

il terreno.

Esso è: TIPICO, NOMINATIVO, IMPERATIVO,

UNILATERALE, EFFICACE, ESECUTORIO, ESECUTIVO,

INOPPUGNABILE.

1) Tipicità: il provvedimento è già determinato nel

suo contenuto e nei suoi effetti dalla legge,

precisamente dalla norma di conferimento che ne

stabilisce il fine pubblico e impone di utilizzare lo

strumento definito dalla norma stessa;

2) Nominatività: L’amministrazione può emanare il

provvedimento solo se la legge ne fa espresso

riferimento. Sia la tipicità sia la nominatività

escludono poteri impliciti, cioè poteri non

espressamente previsti dalla legge ma ricavabili

indirettamente da norme che definiscono altri poteri,

in capo all’amministrazione;

3) Imperatività (si intende quella verticale che

riguarda il rapporto tra Stato-Cittadino): Il potere

amministrativo, così il provvedimento che ne è sua

espressione, si riconduce al diritto potestativo

stragiudiziale: la pubblica amministrazione (titolare

del potere), tramite propria manifestazione

unilaterale di volontà (provvedimento), può produrre

un effetto giuridico nella sfera giuridica del privato

destinatario che si trova in uno stato di soggezione

(cioè, gli ricade l’effetto indipendentemente dalla sua

volontà). L’imperatività opera, quindi, sulla

produzione di effetti giuridici restrittivi (interessi

legittimi oppositivi) e il provvedimento è imperativo

perché modifica la sfera giuridica senza che sia

necessario acquisire il consenso del privato;

4) Unilateralità;

5) Efficacia: Il provvedimento è efficace (quindi,

limita) dal momento in cui ne viene a conoscenza,

tramite comunicazione, il destinatario, rendendolo

“atto recettizio”;

6) Esecutorietà: E’ un potere a procedere

all’esecuzione coattiva, cioè con l’uso della forza, del

provvedimento nel caso in cui manchi la

cooperazione del privato. Questa caratteristica, però,

non appartiene a tutti i provvedimenti ma solo a

quelli previsti dalla legge. Infatti, la legge 241/1990

precisa che il potere di imporre coattivamente

l’adempimento di obblighi è attribuito solo in casi e

con modalità stabiliti dalla legge.

Presuppone l’esecutività;

7) Esecutività (o eseguibilità): Presuppone l’efficacia

e i provvedimenti efficaci sono eseguiti

immediatamente;

8) Inoppugnabilità (o incontestabilità): Se è decorso

il termine del rimedio giurisdizionale non è più

possibile impugnare (contestare) il provvedimento

dinanzi al giudice amministrativo.

Il rimedio giurisdizionale può essere:

- Annullamento: va proposto entro 60 giorni;

- Nullità: “ “ “ 180 “;

- Risarcimento: “ “ “ 120 “.

Diventa incontestabile anche con l’acquiescenza=

dichiarazione espressa o tacita di assenso del

destinatario dell’effetto giuridico prodotto dal

provvedimento.

RAPPORTO GIURIDICO AMMINISTRATIVO:

E’ il rapporto che intercorre tra pubblica

amministrazione (lato attivo e titolare di un potere

amministrativo) e soggetto privato (lato passivo e

titolare di un interesse legittimo, destinatario del

provvedimento amministrativo che incide nella sua

sfera giuridica). Tale rapporto è anche definito

“Relazione giuridica bilaterale” e si sviluppa nel

procedimento amministrativo.

Il potere amministrativo si riconduce al diritto

potestativo stragiudiziale con il quale la produzione di

un effetto giuridico (che andrà ad incidere sulla sfera

giuridica del privato, a prescindere dalla sua volontà)

discende dalla manifestazione di volontà

(provvedimento amministrativo) del titolare del

potere (la pubblica amministrazione che emana il

provvedimento); “stragiudiziale” perché, una volta

prodotto l’effetto giuridico, il soggetto privato nei

confronti del quale si è prodotto l’effetto può

proporre una verifica giurisdizionale da parte del

giudice amministrativo.

Il diritto potestativo è un diritto soggettivo, un potere

attribuito ad un soggetto di produrre, tramite propria

manifestazione unilaterale di volontà, un effetto

giuridico (costitutivo, modificativo, estintivo) nella

sfera giuridica altrui che si trova in uno stato di

soggezione (cioè, gli ricade l’effetto

indipendentemente dalla sua volontà).

Il diritto potestativo esercitato dalla pubblica

amministrazione si riconduce allo schema “norma-

fatto-potere-effetto giuridico”: il verificarsi di un fatto

concreto conforme alla norma attributiva del potere

determina in capo al titolare di tale potere (pubblica

amministrazione) la possibilità di produrre l’effetto

giuridico individuato dalla norma stessa tramite

propria dichiarazione di volontà. In questo schema

manca l'automatismo della produzione dell'effetto,

perché dipende dalla volontà del soggetto attivo il

verificarsi dell'effetto.

REGOLAMENTI GOVERNATIVI (fonte secondaria del

diritto):

Principio del parallelismo tra competenza legislativa e

competenza regolamentare dello Stato: Lo Stato è

titolare di un potere regolamentare esclusivamente

nelle materie dell’art. 117 Cost. Tale potere può

essere delegato alle Regioni, a cui spetta invece la

capacità legislativa residuale in altre materie. Lo Stato

può sostituirsi alle Regioni quando queste siano in

mora o in caso di inerzia o in caso di urgenza

(sussidiarietà).

5 tipi di regolamenti governativi, attribuiti alla

competenza del Consiglio dei ministri:

1. Regolamenti esecutivi → pongono norme di

dettaglio (specificazione/ apporto tecnico) per

l'applicazione concreta di una legge;

2. Regolamenti integrativi → emanati in materie non

coperte da riserva di legge assoluta e nei casi in cui la

legge si limiti a individuare i principi generali della

materia e autorizzi espressamente il governo a porre

la disciplina di dettaglio;

3. Regolamenti indipendenti → sono emanati nelle

materie non soggette a riserva di legge laddove

manchi una disciplina di rango primario (rari casi e

possibile incostituzionalità dato l'ampio margine di

discrezionalità in questi regolamenti);

4. Regolamenti di organizzazione → emanati per

disciplinare l'organizzazione e il funzionamento delle

PA “secondo le disposizioni dettate dalla legge” (art.

97 Cost.). Sottospecie dei regolamenti esecutivi;

5. Regolamenti delegati o autorizzati → sono emanati

nelle materie non soggette a riserva

assoluta di legge e attuano la “delegificazione”:

sostituiscono, cioè, la disciplina di una fonte primaria

e la loro entrata in vigore abroga norme vigenti di

rango primario, ma a 3 condizioni poste dalla legge:

• la legge deve autorizzare il governo ad emanare tali

regolamenti;

• la legge deve contenere le norme generali

regolatrici della materia;

• la legge deve disporre l'abrogazione delle norme

vigenti.

I REGOLAMENTI MINISTERIALI E INTERMINISTERIALI

(fonte secondaria del diritto):

I regolamenti ministeriali e interministeriali sono

previsti in materie attribuite alla competenza di uno o

più ministri. Questi regolamenti possono essere

emanati sono nei casi espressamente previsti dalla

legge e sono gerarchicamente sottordinati ai

regolamenti governativi.

SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA:

Tale fenomeno è legato a 3 cause principali:

- Affermarsi dello Stato imprenditore, tramite

costituzione o acquisizione di imprese con l’obiettivo

di salvare aziende private in crisi tutelando livelli

occupazionali, promuovere pianificazione e

programmazione economica in funzione di sostegno

di aree meno sviluppate del Paese. La nascita dello

Stato imprenditore e finanziatore è stata dovuta per

la crisi economica degli anni ’30 provocata dal crollo

di mercato borsistico del 1929 che causò fallimenti a

catena di gruppi finanziari ed imprenditoriali,

richiedendo così l’intervento di salvataggio tramite

contributi finanziari pubblici da parte dello Stato.

Quest’ultimo divenne gestore diretto di aziende di

produzione ed erogazione di prodotti;

- Privatizzazione formale di enti pubblici negli anni

’90, manifestata dopo il processo di liberalizzazione

dei mercati in seguito al recepimento di direttive

europee. La liberalizzazione consiste nella

soppressione del monopolio legale di attività a favore

dei poteri pubblici, per rendere i mercati dei beni e

dei servizi più concorrenziali. Gli enti pubblici che

gestivano servizi pubblici in regime di monopolio

legale vennero trasformati in s.p.a. con attribuzione

della titolarità delle azioni allo Stato (privatizzazione

“fredda”). In molti casi, le azioni dello Stato vennero

cedute in tutto o in parte ad azionisti privati

(privatizzazione “calda”);

- Esternalizzazione di attività svolte da apparati

amministrativi, cioè questi ultimi hanno preferito

affidarle a società da essi costituiti o partecipati. Tali

società, quindi, svolgono attività per conto delle

amministrazioni (“società strumentali”).

Nell’ambito della riforma Madia è stato avviato un

riordino della disciplina di società a partecipazione

pubblica, con l’obiettivo di ridurre il loro numero.

L’ordinamento europeo è neutrale rispetto alla

proprietà pubblica o privata di imprese, purché venga

assicurata la concorrenza. Secondo l’Organizzazione

per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE),

le società pubbliche devono essere sottoposte a

regole di diritto comune. Sono ammesse deroghe

(espresse dal c.c.) solo per il perseguimento di

interessi pubblici.

Le società a partecipazione pubblica sono sottoposte

a vincoli pubblicistici e sono 5 tipi:

1) Società quotate;

2) “ meramente partecipate, in cui le

amministrazioni detengono pacchetti azionari di

minoranza;

3) Società in controllo pubblico, in cui le

amministrazioni detengono la maggioranza delle

azioni;

4) Società in-house, le quali sono molto legate sul

piano organizzativo ed operativo ad una pubblica

amministrazione tanto da essere equiparate ad un

ufficio interno della medesima;

5) Società a partecipazione pubblica istituite per

gestire servizi di interesse generale.

Ricordare:

- Obbligo di motivazione analitica;

- Controllo analogo.

TESTI UNICI E CODICI:

A partire dagli anni ‘90 vi è la necessità di riordinare

la legislazione amministrativa nelle materie più

rilevanti. A tale scopo sono stati creati:

° Testi unici: Raccolgono disposizioni (già vigenti) di

una materia in un unico corpo normativo. Possono

essere:

- Innovativi= fonti del diritto emanati su

autorizzazione legislativa che pone criteri di riordino;

- Di compilazione= emanati dal Governo in modo

autonomo per unificare disposizioni.

° Codici: Sono incorporati in una fonte primaria, cioè

in un decreto legislativo (emanato su una legge

delega).

Nonostante la creazione di questi 2 strumenti che

servono a dare un ordine alla legislazione

amministrativa, non è ancora garantita la stabilità

della disciplina in quanto essa è frequentemente

esposta ad interventi normativi che introducono

continue modifiche in modo poco ordinato.

2 TIPOLOGIE DI PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI:

Provvedimenti che restringono la sfera giuridica sono

4 (ablatori reali, ordinatori, diffide e sanzioni

amministrative) e permettono un controllo ex post

sull’attività:

1) Provvedimenti ablatori reali: Possono essere:

- Reali;

- Personali. Ex: provvedimenti ordinatori;

- Obbligatori.

Rientrano tra essi provvedimenti autoritativi che

restringono la sfera giuridica (personale e

patrimoniale) del destinatario, estinguendo o

modificando una situazione giuridica soggettiva,

tramite l’imposizione di prestazioni o obblighi (di fare

o non fare).

Ex di provvedimento ablatorio reale è

l’espropriazione per pubblica utilità in cui al privato

spetta un indennizzo;

2) Provvedimenti ordinatori: Sono provvedimenti

ablatori personali e si tratta di ordini amministrativi.

L’ordine amministrativo è un provvedimento che

prescrive un comportamento specifico (di fare o non

fare) che il destinatario deve adottare in una

determinata situazione. In un’organizzazione,

improntata dal principio gerarchico, esso è uno

strumento con il quale un organo superiore impone

la propria volontà o guida un’attività di un organo

inferiore (c.d. rapporto interorganico). La mancata

osservazione dell’ordine comporta sanzioni

disciplinari nei confronti dell’organo inferiore. Infatti,

il Testo unico degli impiegati civili dello Stato

stabilisce che l’impiegato è obbligato a dare

esecuzione agli ordini impartiti dal superiore, tranne

se si tratta di reato (atto vietato dalla legge penale).

Gli ordini amministrativi possono essere emanati

anche per rapporti tra amministrazione e soggetti

privati destinatari;

3) Diffida: E’ un ordine di cessare un

comportamento che viola norme amministrative,

fissando un termine entro il quale si devono

eliminare gli effetti dell’infrazione. In caso di sua

inottemperanza: sanzione amministrativa;

4) Sanzioni amministrative: Reprimono illeciti

amministrativi e hanno, dunque, funzione:

- Afflittiva.

- Dissuasiva.

Sono previste da leggi amministrative in caso di

violazione di precetti in esse contenuti (come nel

caso del codice della strada che contiene regole di

comportamento la cui violazione comporta sanzioni

pecuniarie e non) o di provvedimenti emanati in base

alle dette leggi amministrative (come la violazione di

ordinanze contingibili ed urgenti emanate dal

sindaco).

Esistono 5 tipi di sanzioni amministrative:

1. Pecuniarie: obbligo di pagare una somma di

denaro entro un termine minimo o massimo stabilito

dalla norma;

2. Interdittive: Ex. Ritiro patente. Vanno ad incidere

sull’attività illecita posta in essere da un soggetto;

3. Disciplinari: si applicano a soggetti che hanno

rapporto con le pubbliche amministrazioni (ex.

Dipendenti pubblici, dirigenti) e colpiscono

comportamenti che violano obblighi a loro imposti.

Possono consistere in:

- Ammonizione;

- Sospensione o radiazione dal servizio o dall’albo,

secondo la gravità dell’illecito;

4. Accessorie: sanzioni che si aggiungono ad altre

già irrogate (ex. Confisca);

5. Ripristinatorie: scopo principale è quello di

reintegrare l'interesse pubblico leso da un

comportamento illecito.

Vi sono, poi, provvedimenti che ampliano la sfera

giuridica e sono 2 (autorizzazioni e concessioni):

autorizzazioni e concessioni, atti che permettono un

controllo ex ante sull’attività:

1) Autorizzazioni: Sono atti con i quali

l’amministrazione rimuove un limite all’esercizio di

un diritto soggettivo (di cui ne è titolare il privato che

presenta la domanda di attività) e sono strumenti di

controllo da parte della PA sullo svolgimento

dell'attività per verificare preventivamente che essa

non si ponga in contrasto con un interesse pubblico.

L'autorizzazione non instaura un rapporto tra privato

e PA.

Il rilascio di autorizzazione presuppone una verifica

preventiva, da parte dell’amministrazione, di

conformità dell’attività a norme poste a tutela

dell’interesse pubblico (funzione di controllo).

In questo caso, il soggetto privato vanta un diritto

soggettivo e un interesse legittimo pretensivo;

2) Concessioni: Sono atti con i quali

l’amministrazione: Attribuisce ex novo (concessioni

“costitutive”= attribuiscono al privato un nuovo

diritto) o Trasferisce (concessioni “traslative”=

trasferiscono al privato un diritto o un potere di cui

ne è titolare l’amministrazione) la titolarità di un

diritto soggettivo in capo ad un soggetto privato.

Il privato che vuole la concessione inizialmente ha un

interesse legittimo pretensivo, e solo in seguito

all'emanazione del provvedimento concessorio sorge

un diritto soggettivo pieno che può essere fatto

valere anche nei confronti dei terzi.

La concessione instaura un rapporto tra privato e PA.

Il rapporto è caratterizzato da obblighi e diritti

reciproci.

Le concessioni sono, inoltre, strumenti di vigilanza

continuativa, attraverso i quali l'amministrazione non

gestisce i propri beni, servizi, attività e lavori pubblici,

ma cede la gestione ad un privato (esternalizzazione).

Subcategorie (figure intermedie di atti autorizzativi)

di autorizzazioni e concessioni:

1. Licenze: il loro rilascio è subordinato a

valutazioni tecniche o discrezionali o di

coerenza con un quadro programmatorio.

Ex: licenza per la caccia, pesca, etc.

2. Concessione-contratto: provvedimento (“atto di

sovranità) volto ad attribuire al concessionario il

diritto di svolgere una certa attività con un contratto

volto a regolare diritti e obblighi delle parti. Tra

questi vi sono l’obbligo in capo al concessionario di:

- Corrispondere un canone concessorio;

- Effettuare investimenti;

- Assicurare agli utenti determinati livelli di

prestazione ed informazione.

Il contratto regola anche il diritto di recesso e riscatto

del concedente.

3. Atti autorizzativi nel diritto europeo: La direttiva

123/2006 (servizi) dà una definizione di regime

autorizzatorio = qualsiasi procedura che obbliga un

prestatore o un destinatario a rivolgersi ad

un'autorità competente allo scopo di ottenere una

decisione relativa all'accesso ad un'attività di servizio.

Il diritto europeo è nemico della discrezionalità:

bisogna creare dei regimi vincolati.

Il regime autorizzatorio comprende il rilascio di

autorizzazioni, licenze, concessioni con l’obbligo di

essere iscritto in un albo professionale, in una banca

dati, essere convenzionato con un organismo o di

ottenere una tessera professionale. Il rilascio delle

autorizzazioni deve avvenire tramite procedura di

selezione pubblica in base a criteri resi pubblici per

assicurare l’imparzialità. Le condizioni di accesso ad

un’attività di servizi non devono essere

discriminatorie, devono essere giustificate da un

motivo di interesse generale, chiare, oggettive e rese

pubbliche preventivamente.

Altri tipi di provvedimenti amministrativi sono gli atti

dichiarativi (in cui la volontà tipica - da parte

dell’amministrazione- dei provvedimenti è assente e

ai quali va invece riconosciuta una funzione

ricognitiva e dichiarativa finalizzata alla produzione di

certezze giuridiche) che sono 5:

1) Certificazioni;


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto di diritto amministrativo basato su uno studio autonomo del testo consigliato dal docente Savino il cui titolo è "Manuale di diritto amministrativo, Terza edizione" a cura di Marcello Clarich.
Il riassunto tratta di argomenti complessi e rilevanti in sede di esame come: nullità, annullabilità, vizi di legittimità, principi amministrativi, atti della pubblica amministrazione, elementi strutturali dell'atto amministrativo, provvedimento amministrativo, diritto di accesso ai documenti amministrativi, funzione e attività amministrativa, potere discrezionale, merito amministrativo, rapporto giuridico amministrativo e altro.
Voto conseguito: 27/30


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Tuscia - Unitus
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MP95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tuscia - Unitus o del prof Savino Mario.

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