Analisi dell'autrice Dana Shaker sulle allergie alimentari negli Stati Uniti
L’analisi dell’autrice, Dana Shaker, è una panoramica di come è stata affrontata la problematica delle allergie alimentari nel contesto statunitense ed una critica alla mancata considerazione del sesamo. Sostiene che la garanzia della tutela della salute degli allergici poggi, in ultima istanza, su un intervento regolamentare del Congresso o della FDA nel senso della qualificazione del sesamo come allergene alimentare, ma che può essere favorita dal fatto di portare avanti azioni di classe di allergia al sesamo.
Situazione attuale delle allergie alimentari
La medicina moderna non ha ancora una cura per l’allergia alimentare, un disturbo che, negli ultimi vent’anni, è cresciuto notevolmente nei paesi più sviluppati. Negli Stati Uniti, si stima che circa il 2% degli adulti ed il 5% di neonati e bambini ne soffra, che ogni anno circa 30 mila individui necessitino di interventi d’emergenza a causa di reazioni allergiche e che 150 muoiano a causa di esse.
Intervento del Congresso
Di fronte ad una così elevata preoccupazione per la salute pubblica, il Congresso approvò nel 2004 il Food Allergen Labelling and Consumer Protection Act, come risposta alla prevalenza e gravità del fenomeno dell’allergia alimentare, nel quale definì 8 allergeni maggiori che, insieme, costituivano all’epoca più del 90% delle allergie alimentari negli Stati Uniti, quindi erano gli alimenti che, più probabilmente, potevano causare gravi reazioni allergiche a rischio vita. Lo scopo dello Statute era dunque tutelare gli americani che soffrivano di allergie alimentari ponendoli nella condizione di poter evitare di entrare in contatto con sostanze nocive per loro, con un approccio nazionale uniforme al problema.
Mancanza di regolamentazione del sesamo
Il sesamo non è contemplato né nella lista originale, né in successivi emendamenti. Da allora, il numero di persone allergiche ad esso è aumentato: ne soffrono circa 500 mila persone, tanto che attualmente costituisce il 6o o 7o allergene più comune negli Stati Uniti, e non desta certo meno preoccupazioni per la salute e la sicurezza individuali rispetto agli allergeni maggiori: può indurre in un individuo allergico lo shock anafilattico, e portarlo alla morte in mancanza di un’iniezione di epinefrina.
E tuttavia il sesamo rimane non regolamentato, anche a fronte degli sforzi di sostenitori di gruppi di interessi e di alcuni senatori volti alla sua inclusione tra gli allergeni ufficiali da parte del Congresso. Al contrario, sono diversi i paesi che hanno qualificato il sesamo come allergene, come il Canada e l’Unione Europea.
Etichettatura e consapevolezza
Attualmente, la FDA non richiede alle imprese di etichettare i propri prodotti come contenenti sesamo, per cui questo può semplicemente essere ricompreso tra le spezie e gli aromi, perfino con una denominazione che il consumatore può non conoscere, come titoil, tahini, olio gingelly. Lo si può trovare in saponi, cosmetici, creme solari...
Il centro per la scienza nel pubblico interesse ha intervistato alcune imprese produttrici alimentari sulla questione.
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