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Deontologia ed etica

Deontologia ed etica derivano dal greco “ethos”, che fa riferimento al comportamento, alla condotta ed ai costumi. L’etica è una riflessione, somma di principi morali, allo scopo di giustificare razionalmente i principi dell’agire umano. Si può definire come lo studio delle norme di comportamento alla luce di valori universali, interessato agli standard del comportamento e del giudizio.

Tipi di etica

  • Etica personale: Valori morali individuali
  • Etica professionale: Insieme di standard e comportamenti concordati descritti dal codice deontologico di una professione

Morale

La morale deriva dal latino “mos” o “moris” e significa costume, consuetudine. È l’insieme delle norme che guidano l’agire di una persona o della società, un atteggiamento etico fondato su valori religiosi o sulla ragione.

Le fasi dell'atto umano

  • Sapere: Insieme delle nozioni acquisite di carattere tecnico/teorico di ciascun atto da compiere
  • Saper fare: Capacità di traduzione dal sapere teorico all’azione; conoscenza precisa della giusta successione delle manovre completata dalla padronanza del gesto, dalla sicurezza ed abilità dell’atto da compiere
  • Saper essere: Capacità dell’individuo di comunicare con l’altro, di rapportarsi, di capirlo. È sapersi porre di fronte al malato
  • Saper divenire: Capacità di mettersi in gioco continuamente, sia sul piano umano che quello formativo

Il giuramento di Florence Nightingale per le infermiere (1893)

Prometto davanti a Dio, in presenza di questa assemblea, di vivere degnamente e di esercitare fedelmente la mia professione. Mi asterrò da tutto ciò che può nuocere e non prenderò, né somministrerò consapevolmente alcuna droga nociva. Farò tutto ciò che è in mio potere per elevare il livello della mia professione e farò uso riservato di tutte le informazioni personali che mi verranno confidate, nonché di tutte le situazioni familiari di cui sarò venuta a conoscenza nell'esercizio della mia professione. Aiuterò lealmente il medico nel suo lavoro e mi dedicherò al servizio di coloro che mi verranno affidati per l'assistenza.

Etica ed infermieristica

I principi sono ancora la base dell'agire dell'infermiere. Infatti si parla di professione, non nuocere, elevare il livello, privacy, lealtà, affidamento e di presa in carico.

- L’etica infermieristica è l’analisi di tutti i tipi di argomentazione riguardanti l’etica e la bioetica dal punto di vista della teoria e della prassi infermieristica.

- La disciplina infermieristica ha come oggetto di studio l’uomo ed il bisogno di assistenza.

In genere si considera la riflessione etica come una situazione essenzialmente teorica e che quindi l’operatore sanitario non possa perdere tempo con queste cose. Invece, come abbiamo visto, l’etica nella sua accezione più concreta non è teoria ma la scienza dell’azione che valuta cosa è bene, cosa è male. L’etica infermieristica consiste in una applicazione dell’etica generale. Pertanto, è alla luce di quest’ultima e dei suoi specifici fondamenti, che si possono comprendere le particolari problematiche con cui l’infermiere deve rapportarsi.

Profilo dell'infermiere 739/94

È individuata la figura professionale dell'infermiere con il seguente profilo: l'infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale, è responsabile dell'assistenza generale infermieristica. L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa.

Le principali funzioni

  • La prevenzione delle malattie
  • L'assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età
  • L'educazione sanitaria

Essendo l’infermiere un professionista, con la sua azione è in grado di acquisire un metodo, individuare una strada e chiarire le problematiche, oltre che pensare, scegliere, decidere e fare.

Modelli etici di riferimento

Modello pragmatico-utilitarista

Trova origine dall’utilitarismo sociale ed ha come valore il criterio costo/beneficio. Identifica l’azione etica con l’utile, che pone come fine ultimo della condotta umana. La conseguenza è che il rapporto benessere/utilità è considerato il massimo valore, di conseguenza vi è una attenzione al rapporto costi/benefici, si mira alla:

  • Minimizzazione del dolore
  • Ottimizzazione per il maggior numero
  • Massimizzazione del piacere

Modello socio-biologista o naturalistico

Si origina dall’evoluzionismo e dal materialismo. La tesi di riferimento ritiene che l’evoluzione sociobiologica deve fornire indicazioni per l’azione, il progresso è il valore chiave. Quindi l’unica norma di riferimento etico è la conoscenza scientifica. Nulla è stabile, universale, l’agire umano è legato alla conoscenza.

Modello religioso

Si crede nell’esistenza di una entità superiore, Dio, che ha creato l’universo e ha dettato le sue leggi. L’azione etica riconosce Dio e il suo volere.

Modello etico personalista

L’etica personalistica pone al centro della sua riflessione la persona umana. La persona umana è quindi un’unità psicofisica, una totalità unificata di corpo e spirito. Ne consegue che il bene di un’azione consiste nella promozione della persona e che è eticamente positivo tutto ciò che è finalizzato al suo benessere.

Caratteristiche di questo modello

  • Valore: Un ideale riconosciuto da vari criteri; l’universalità, una gerarchia dei valori ed un orientamento positivo.
  • Norma: Richiama sempre un valore, è modificabile e possiede diverse codificazioni.
  • Situazione: Natura ed intenzione dell’atto.

Coscienza e responsabilità

La coscienza consiste nella capacità dell’uomo di individuare i valori, conoscere le norme, valutare le situazioni ed agire. La responsabilità è la premessa che permette l’analisi dall’eticità di un atto. È caratterizzata dalla conoscenza del valore, dalla volontà di compiere l’atto e dalla libertà senza condizionamenti.

Criteri di discernimento

  • Bene maggiore
  • Male minore
  • Bene presunto

Si può ottenere un duplice effetto: un effetto positivo voluto, un effetto negativo come conseguenza ed un effetto positivo superiore al negativo.

Esenzione dalla norma

È la situazione in cui, nonostante la presenza di una la norma che regola un’azione, la coscienza della persona non riesce ad accettare l’atto, quindi si può, in condizioni specifiche, essere dispensati dal porre in essere l’azione in questione.

Impossibilità materiale: Si verifica quando non può essere messa in atto un’azione perché non ne abbiamo i requisiti.

Impossibilità morale: Si giudica l’azione sulla base di proprie convinzioni, è tipica dei governanti.

Epicheia: Dal greco, significa equità; è il principio interpretativo che non tiene conto di una legge quando nel singolo caso il suo adempirsi risulti immorale, consiste quindi nella possibilità di non osservare una legge.

Obiezione di coscienza: Prevista nella codificazione della norma.

Bioetica

Il termine fu coniato alla fine del secolo passato (1970) dall’oncologo statunitense Van Rensselaer Potter e introdotto con due articoli: 1970 - articolo “Bioethics. The science of survival” e 1971 – libro “Bioethics. Bridge to the future”.

“Il genere umano necessita urgentemente di una sapienza come guida per l’azione, un sapere come usare la conoscenza per il bene e il futuro della condizione umana: di una scienza per la sopravvivenza, la bioetica, col requisito fondamentale di promuovere la qualità della vita.”

Successivamente Potter spiegò il perché: «Ho scelto bio per indicare il sapere biologico, e ho scelto etica per indicare il sapere circa i sistemi di valori umani» in un contesto di crisi ambientale, di fronte al pericolo per la sopravvivenza dell’intero ecosistema, la bioetica è pensata come “una nuova disciplina che combinasse la conoscenza biologica con la conoscenza del sistema dei valori umani”.

Un “ponte” tra due culture: scientifica e umanistica. Hellegers, ostetrico olandese, aveva una visione più medica della bioetica, situazione più largamente condivisa; Hellegers fondò e diresse il Kennedy Institute of Ethics. Quindi la bioetica secondo lui si sarebbe dovuta occupare dei problemi legati ai progressi delle scienze delle tecnologie mediche. Propose la bioetica come una parte dell’etica dedicata allo studio e alla ricerca biomedica.

All’interno del Kennedy Institute fu elaborata l’Encyclopedia of Bioethics, dove furono date varie e sempre più elaborate definizioni di bioetica.

Encyclopedia of Bioethics (W. Reich)

  • Edizione 1978: “Lo studio sistematico della condotta umana, nell’ambito delle scienze della vita e della salute, esaminata alla luce di valori e di principi morali.”
  • Edizione 1995: “Lo studio sistematico delle dimensioni morali – inclusa la visione morale, le decisioni, la condotta, le linee-guida, ecc. – delle scienze della vita e della salute, con l’impiego di una varietà di metodologie etiche in una impostazione interdisciplinare.”
  • Edizione 2003: La stessa

Codice di Norimberga

1947 - Codice di Norimberga: Condanna di ogni sperimentazione sull’uomo senza il suo consenso. Processo di Norimberga (1945-46) contro i crimini nazisti, processi ai dottori, in particolare contro il medico Karl Brandt (medico di Hitler). Documento in 10 punti, testo imprescindibile nel sancire il “principio del consenso informato” nelle ricerche biomediche.

Il Codice traccia una linea di divisione tra sperimentazione lecita e tortura, e su sperimentazioni non regolate, prive di fondamenti etici.

  • Il soggetto volontariamente dà il proprio consenso a essere sottoposto a un esperimento. Prima di dare il consenso, la persona deve conoscere: natura, durata e scopo della sperimentazione clinica, il metodo e i mezzi con cui sarà condotta, eventuali effetti sulla salute e sul benessere della persona, eventuali pericoli cui sarà sottoposta. (Questo è alla base del concetto di "consenso informato", ovvero di un consenso fornito in piena consapevolezza delle implicazioni di quello a cui ci si sta per sottoporre).
  • L'esperimento dovrà essere tale da fornire risultati utili al bene della società; la natura dell'esperimento non dovrà essere né casuale, né senza scopo.
  • Ci dovrà essere una pianificazione dell'esperimento sulla base degli esperimenti in fase preclinica in vivo, e sulla base della conoscenza approfondita della malattia.
  • L'esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica o mentale che non sia necessaria.
  • Non si deve eseguire la sperimentazione se a priori si è a conoscenza che tale sperimentazione possa causare danni o morte.
  • Il grado di rischio da correre non dovrà oltrepassare quello dei vantaggi, determinati dalla rilevanza umanitaria del problema che l'esperimento dovrebbe risolvere.
  • Si dovrà fare una preparazione tale da evitare che il soggetto abbia lesioni, danni o morte.
  • L'esperimento potrà essere condotto solo da persone scientificamente adeguate e qualificate, con il più alto grado di attenzione verso la sperimentazione e l'essere umano.
  • Nel corso dell'esperimento, il soggetto umano dovrà avere la libera facoltà di porre fine ad esso se ha raggiunto uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo.
  • Durante l'esperimento, lo scienziato responsabile deve essere pronto a interromperlo in qualunque momento se indotto a credere che la continuazione dell'esperimento comporterebbe probabilmente lesioni, invalidità o morte per il soggetto umano.

1949 – London, “International Code of Medical Ethics” - WMA (4 ver. 2006 - Pilanesberg, South Africa)

Allarme suscitato dalla scoperta di talune sperimentazioni “selvagge” negli USA:

  • Tuskegee, vs. anni ‘30-’40 - Alabama: studio di confronto farmaco antilue placebo, senza consenso, su popolazione di colore
  • 1963 - Jewish Chronic Disease Hospital di Brooklyn (cellule tumorali iniettate in pazienti anziani, per di più senza il loro consenso)
  • 1965-71 – Willowbrook State Hospital di New York (virus dell’epatite inoculato in bambini handicappati, forzando il consenso dei genitori)

Life 1962: pubblicazione su dell’articolo di Shana Alexander “They decide Who lives, Who dies”

Swedish Hospital, Seattle: istituzione Comitato (composto in maggioranza da non medici) per indicare i criteri di selezione dei pazienti per l’accesso alla dialisi cronica, data l’insufficiente numero di apparecchiature – “God Committee

Principi etici circa le ricerche

1964 - Dichiarazione di Helsinki (WMA) “biomediche coinvolgenti soggetti umani” (9 ver. – Seoul 2008).

1968: Hasting Center (pressi di New York, USA) ad opera di D. Callahan e W. Hastings’ Center. Gaylin si occupa di ricerca e formazione e dal 1971 pubblica l’Report.

1971: Kennedy Institute of Ethics presso la Georgetown University (Washington DC) ad opera dell’ostetrico A. Hellegers, insieme a P. Ramsey, dove viene posto un accento sui problemi sociali a rilevanza bioetica (es. il controllo delle nascite).

Deontologia

Il termine fu coniato da Jeremy Bentham nel 1834, compare nel saggio postumo “Deontology or Science of Morality”. Con esso, l’autore indica “settore dell’arte e scienza che ha per oggetto il fare in ogni occasione ciò che è giusto e conveniente fare”. Il compito della deontologia consiste e precisa “principalmente nella distribuzione degli obblighi…”.

“È l’insieme delle norme e delle regole della condotta professionale, espressione dei valori propri di una professione, generalmente raccolte in un codice deontologico, vero e proprio dettato normativo o raccolta di indicazioni dell’agire del professionista.” (R. Sala, 2005)

Le finalità della deontologia

  • Incrementare la dignità di una professione
  • Perseguire, se non il bene dell’individuo, il vantaggio della professione nel suo insieme attraverso il dovere, che non deve ingannare (uguale a quello dell’etica ma non prescritto dalla morale) e norme deontologiche stabilite dagli stessi professionisti, sulla base di quello che favorisce o danneggia la professione stessa.

I doveri legati all’infermieristica sono enumerati nel codice deontologico degli infermieri, con l’emanazione del profilo vi è stata anche una forte riflessione che ha condotto ad elaborare l’attuale codice deontologico degli infermieri.

Dovere deontologico = obbligatorietà morale

L’obbligatorietà morale implica nel professionista un agire non per un ordine “esterno” o per evitare una sanzione, ma piuttosto per rispondere ad un dovere “interno” conforme a un modello di condotta o a un insieme di regole condiviso.

“Il professionista agisce liberamente in accordo alla norma dettata dalla professione, che tuttavia egli riconosce come norma propria nel suo agire da professionista, da quel particolare professionista che appartiene a quella particolare professione.”

Con termine “liberamente” s’intende che il professionista aderisce autonomamente, ovvero in piena libertà, ai doveri deontologici individuati dalla professione che ha scelto, sottolineando la valenza etico/morale, riconosciuta e vissuta dallo stesso professionista come persona.

Inoltre, il dover rendere conto delle nostre azioni, in prima luogo a sé stessi, alla persona che si affida al nostro operato e infine alla società è espressione diretta della autonomia e del senso di responsabilità del professionista.

“Responsabile può essere solo chi è autonomo, ovvero solo colui che agisce coscientemente, che sa di dover agire secondo una norma che è la sua coscienza morale.”

“Agire deontologicamente significa dunque agire responsabilmente conformemente agli ideali della professione ed ai suoi correlati doveri. Non significa eseguire comandi quanto avvertire la doverosità morale di atti o azioni.”

Codice deontologico

  • È uno strumento di lavoro per l’infermiere che orienta il comportamento del professionista verso la società.
  • Non è l’agenda del “che fare”, ma di cosa siamo chiamati ad “essere”.
  • Riflette il concetto etico di responsabilità per il quale non siamo chiamati ad eseguire un precetto (sia esso deontologico), ma ad agire ispirando la propria scelta ad un principio o a una regola espressa dal codice.
  • È un impegno assunto e dichiarato verso i cittadini.
  • Identifica il patrimonio dei valori e le finalità di una data professione, di renderlo manifesto e di tutelare, fissandone i confini, la professione da interferenze esterne.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zerbini.carlotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Deontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rametta Serafina.
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