Il processo di definizione della devianza
Il processo di definizione della devianza è un processo sociale che si esplica sia rispetto ad attività/comportamenti sia rispetto alle persone. La devianza è relativa, cambia, è qualcosa di impalpabile, difficile da definire. È un’etichetta.
Come si misura la criminalità?
Negli anni '70 sono stati introdotti dei modi alternativi per misurare la criminalità, che utilizzavano come fonti le vittime (da cui è possibile ricavare una varietà di informazioni, tanto che è nata una branca della criminologia, la vittimologia). Le indagini di vittimizzazione hanno dimostrato che i giovani (i maschi soprattutto) sono più a rischio di un anziano, nonostante la percezione sia completamente opposta.
Un criminologo molto noto ha ritenuto che le indagini di autodenuncia permettono di raccogliere una quantità di informazioni elevata da parte degli stessi autori dei reati.
Perché si delinque?
Teoria della criminalità: I reati sono diversissimi tra loro, non c’è un’unica eziologia ai fenomeni di devianza. Ci sono stati vari sociologi, medici, giuristi, psicologi che hanno dato un loro contributo teorico, in modi diversi e con più o meno scientificità (robustezza a seconda dei tempi). Questo magma ha a che fare con le spiegazioni della delinquenza, che cambiano a seconda delle epoche, oggi vanno di moda le teorie razionali. Nell’insieme tutte queste cause (povertà, scelta, stile di vita, marginalizzazione, cultura, ecc.) possono essere cause della delinquenza.
La comunicazione della violenza ci fa diventare violenti?
Nel caso dei bambini sì, dato che vedendo la violenza la imitano.
Cos'è un comportamento deviante?
Viene definito in maniera precisa da regole che sono scritte e che fanno parte dei sistemi penali. Il sentiero sociale è in continuo mutamento rispetto a questi fenomeni che a noi, abituati a che fare con l’insieme criminalità, appaiono come cristallizzati. Ma in realtà sono mutevoli, vengono riempiti di contenuto dalla società in ogni momento. La devianza ha a che fare con la società e ciò che non è “normale” per la società in un dato momento storico e geografico.
Quello che noi consideriamo deviante non è quello che consideravano deviante quelli prima di noi: non esiste una definizione cristallizzata. Ci sono diversi modi in cui proviamo a definire un comportamento deviante. La devianza si può definire in diversi modi: come un comportamento che va contro le leggi, le norme, le attese, in un sistema sociale e per questo devianza è valutato negativamente dalla maggioranza dei consociati.
Per esserci devianza dev’esserci società. Quella società ha in qualche modo un accordo. Il sistema sociale cambia e la valutazione negativa cambia con lui. È necessaria una norma non necessariamente rubricata nel codice penale, è utile anche un’attesa o una consuetudine. È deviante ciò che si discosta da un comportamento standard, tipico.
Esempi di comportamenti devianti
Era considerato deviante? ES: Da Vinci si comportava in modo particolare. Ci sono comportamenti che inizialmente vengono classificati come devianti ma poi vengono imitati e considerati normali. È un’anomalia statistica, i comportamenti sociali sono difficili da misurare. Noi non siamo quello che crediamo di essere, siamo quello che gli altri vedono in noi. È sicuro che gli altri ci rappresentano e ci vedono ed è sicuro che gli altri abbiano aspettative. Nella società esiste un ruolo ma la società vive anche di simboli. Quindi, la devianza è qualcosa di disfunzionale rispetto ai ruoli.
Il ruolo ci consente di predire il comportamento degli altri e se so già cosa aspettarmi allora non ho paura. Le aspettative a volte hanno a che fare con i preconcetti, e così le attese. La devianza ha a che fare con la società e ciò che non è "normale" per la società in un dato momento storico e geografico. Quello che ora noi consideriamo deviante non è quello che consideravano deviante i nostri nonni. Si può intendere anche come qualcosa di psicologico che nulla ha a che fare con un reato.
Devianza e società
Il sentiero sociale è in continuo mutamento rispetto a questi fenomeni che a noi, abituati ad avere a che fare con l'insieme criminalità, appaiono come cristallizzati. Ma in realtà sono mutevoli, vengono riempiti di contenuto dalla società in ogni momento.
ES: ci sono dei migranti dall'Europa dell'est ed entrano a New York, distribuendosi nel territorio e iniziando a lavorare nelle miniere di carbone. Ogni sabato rubavano il carbone per portarlo a casa. La loro difesa usata davanti al giudice è stata quella che da dove venivano potevano portare a casa la legna il sabato dopo aver finito di lavorare.
Si tratta dello stesso anno ma cambia il luogo in cui il fatto viene commesso, ma da una parte si parla di devianza, dall'altra si parla di abitudine.
Fare un graffito su un muro è qualcosa di deviante? ES: Noi non siamo quello che crediamo di essere, siamo quello che gli altri vedono in noi. È sicuro che gli altri ci rappresentano e ci vedono ed è sicuro che gli altri abbiano delle aspettative. Nella società esiste ogni ruolo ma la società vive anche di simboli. Quindi la devianza è qualcosa di disfunzionale rispetto ai ruoli. Il ruolo ci consente di predire il comportamento degli altri e se so già cosa aspettarmi allora non ho paura. Le aspettative a volte hanno a che fare con i preconcetti, e così le attese.
L'etichettamento della devianza
La devianza è un'etichetta affibbiata con successo a un determinato comportamento o a una determinata persona, non è niente di reale. Non esiste devianza in sé; la devianza è sempre e solo un processo di definizione, inteso come attribuzione dell'etichetta. Sta negli occhi di chi guarda.
Come viene attribuita l'etichetta? Come si sentono e come cambiano quelle persone? Perché il carcere è pieno di stranieri quando gli imprenditori delinquono con la stessa frequenza?
Che risposte ci sono alla devianza?
Una possibile risposta è la criminalizzazione. Altra risposta potrebbe essere l'emarginazione del soggetto deviato. Si potrebbe considerare la denuncia, a un pubblico ufficiale o rispetto a qualcosa che non si vede e rimane sotto traccia. Una famiglia è un'istituzione e insegna ai figli come ci si deve comportare. Quando cominciamo a pensare alla reazione, pensiamo anche al comportamento conforme.
Ci sono dei modelli che seguiamo: genitori, scuola, nonni. C'è un gruppo di riferimento che varia al variare della nostra età. Molto spesso quel gruppo di amici risponde delle devianze individuali, così come risponde la famiglia. La reazione più forte è la reazione sociale informale, fatta da agenzie del controllo sociale. Sono risposte al comportamento non conforme che sono informali e non istituzionalizzate, non sono scritte in alcun codice. E queste risposte vengono esercitate da persone, categorie e istituzioni che non hanno come obiettivo quello di punirci per un comportamento criminale.
Il modo in cui la gente vuole rispondere e l'istituzionalizzazione di questa risposta non sono cambiate. In tanti casi la risposta sociale alla devianza non è quella che si trova scritta. Non è tutto cristallizzato e fermo come ci vorrebbero far credere. Soprattutto le agenzie informali sono quelle che, determinando i comportamenti conformi, determinano anche quelli difformi.
All'interno della devianza, da ora comprenderemo anche i reati. La risposta è importante tanto quanto la devianza; non esisterebbe devianza senza una risposta ad essa. Le agenzie del controllo sociale sono importanti, ad esempio il controllo del vicinato. Il fatto di conoscersi e parlarsi tutti è un controllo, perché siamo portati a comportarci bene perché tutti ci conoscono e ci osservano. Un'altra agenzia del controllo è la famiglia, poi la scuola. La devianza è un concetto mutevole nello spazio e nel tempo, perché mutevole è la società. Muovendoci nello spazio e nel tempo il concetto di devianza cambia perché la società si evolve.
Misurazione della devianza
È più facile misurare la criminalità piuttosto che la devianza. A cosa serve misurare criminalità e devianza? Serve dare una misura attraverso indicatori e indici. Serve per valutare l'efficienza e l'efficacia delle politiche criminali: raggiungere il risultato migliore possibile al minor costo possibile. Si può misurare la criminalità perché voglio valutare gli interventi contro di essa. Se si mettessero le telecamere in una piazza, come si può affermare che la criminalità diminuirebbe se non si sa misurare la criminalità?
Perché il legislatore si è interrogato, prima di scrivere una legge in materia penale, sul perché e su come sta crescendo la criminalità? Si possono misurare anche le caratteristiche del reato, e ciò aiuta a definire la normativa politica criminale.
Per quanto riguarda l'attività delle forze dell'ordine, il Questore che dice ai suoi uomini cosa fare e dove andare. Decide dove dislocare le pattuglie e quali sono le priorità. Ma su che basi prende queste decisioni, al di fuori dell'esperienza? I numeri sulla criminalità non possono influenzare le nostre azioni.
ES: una persona comprava automobili solo dopo aver letto le statistiche di furto di auto, e prendeva solo quelle messe peggio. Oggi, i nostri comportamenti sono influenzati dalla paura della criminalità ma non dalla misura oggettiva della criminalità. ES: assicurazioni decidono le polizze per il furto sulla base del numero di furti nei luoghi in cui avvengono.
È possibile misurare l'impatto o la capacità di essere efficaci rispetto al costo, fare interventi più concreti e operativi, indirizzare l'attività concreta della polizia (esempio l'allocazione delle risorse di polizia sul territorio). Ad esempio, l'iPhone viene rubato molto più spesso degli altri cellulari. Sapere come si misura la criminalità ci rende più consapevoli. Avere queste misure orienta l'azione contro la criminalità.
ES: se rubano in un'abitazione, uno dei pensieri che fanno i derubati è quello di non fare niente perché il furto è già avvenuto. Ma in realtà le statistiche dicono che chi viene derubato ha rischio di esserlo di nuovo nelle tre settimane successive. Ci sono reati che si esauriscono in alcuni luoghi e su alcuni target. La criminalità si concentra nello spazio e nel tempo: non tutti i luoghi hanno lo stesso rischio, la probabilità di subire reati non è omogenea rispetto alla geografia.
Le statistiche ufficiali dicono che la stessa cosa vale per il tempo, quindi i reati non si commettono allo stesso numero in tutte le ore. Le statistiche affermano che di notte si ruba meno piuttosto che di giorno.
Statistica della criminalità
Ma cosa vuol dire statistica della criminalità? Che cos'è? La statistica dà la possibilità di misurare fenomeni complessi, dati da singoli eventi che si presentano nel tempo. Posso avere informazioni sul reato ma anche sull'autore e sulla vittima. Le statistiche sulla criminalità ci danno informazioni sulla criminalità ma anche sugli autori, e un po' meno sulle vittime. Ci daranno la possibilità di conoscere e intervenire sia sull'oggetto sia sul soggetto. Quando parliamo di statistiche della criminalità, parliamo di qualcosa di ufficiale. C'è chi registra i fatti di reato, un'istituzione che se ne occupa.
Statistiche della delittuosità
La denuncia viene infilata dentro un sistema di dati, la Banca dati del sistema di polizia, e diventa numeri. Le informazioni entreranno nella Banca dati con riguardo al luogo dove il fatto è avvenuto, al tempo e al come è avvenuto. Verranno inserite caratteristiche sull'autore del reato, se non si tratta di denuncia verso ignoti. Quindi informazioni verso l'oggetto e verso il soggetto. Ma per quanto riguarda la vittima verranno inserite poche informazioni.
Molti fatti denunciati sono appresi direttamente dalle forze dell'ordine e della magistratura e sono anch'esse inserite nella Banca dati. Le statistiche della delittuosità sono statistiche sui reati denunciati e sulle persone denunciate alle forze dell'ordine, dalle forze dell'ordine all'autorità giudiziaria. Le informazioni sulla criminalità sono quelle conosciute dalle forze dell'ordine. Ma ci sono numeri che non hanno subito il passaggio dell'azione penale.
Ad esempio, ammettiamo che qualcuno denunci senza che il fatto sia avvenuto. Non è detto che tutte le denunce siano reati. Questi numeri ci hanno insegnato molto sull'andamento dei reati nel tempo, della delittuosità nel tempo e nello spazio. Conoscere come vengono raccolti questi fatti di reato ci fa essere più obiettivi rispetto alla possibilità di uso di queste statistiche.
Questi dati coincidono con la quantità e qualità della criminalità reale? No, alcuni reati minori non vengono denunciati. La propensione alla denuncia varia in funzione del danno subito, in relazione al valore. Se il furto ha come oggetto l'auto, sicuramente ci sarà denuncia, ma se ha come oggetto l'ombrello allora nessuno denuncerà. I reati che non hanno impatto economico molto grave per chi li subisce sono denunciati meno.
Ma si denunciano poco anche reati gravissimi: la violenza sessuale molto spesso non viene denunciata. Il risultato è che la quota di denunce che arriva alla polizia è inferiore rispetto alla violenza sessuale diffusa e esistente in un determinato periodo storico e in un determinato luogo.
Le statistiche della delittuosità hanno punti di forza ma hanno anche dei limiti:
- Numero oscuro: c'è una quantità di fatti (non sono ancora dichiarati reati) che non arriva dentro queste statistiche. Le statistiche fotografano la punta dell'iceberg ma sotto il pelo dell'acqua rimane una parte della delittuosità, ed è più o meno grande in base alla gravità del reato e le caratteristiche dell'autore.
Il fatto che le persone non denuncino fa sì che le statistiche della delittuosità vengano usate male. Queste statistiche devono quindi essere usate con intelligenza. I dati dell'Istat attingono alle Banche dati della polizia e fanno vedere la parte che è stato deciso tutti possono vedere.
Un primo dato che si nota tra quelli dell'Istat è sugli omicidi volontari consumati: tranne qualche omicidio mafioso, nel complesso sono tutti emersi e quindi subiscono un bassissimo numero oscuro. Quindi un indicatore utile da prendere in considerazione per capire la criminalità sono i dati relativi all'omicidio. Ma mille omicidi sono tanti o pochi? Dipende. Quel numero espresso in termini assoluti dice poco o niente. Dipende anche dal numero della popolazione italiana in quell'anno. Come vengono presentati i numeri dalle statistiche così grezze sono poco utili e per usarle è necessario prendere in considerazioni anche altro: il numero delle persone che risiedono in Italia viene messo al denominatore e va moltiplicato per una costante, che di solito è 100.000, quindi il numero di denunciati è calcolato su 100.000 abitanti.
Gli stessi dati sono presi dall'Eurostat, sempre su un numero di 100.000. Questo dato è incontrovertibile perché non ha numero oscuro, è un indice della violenza che non può essere criticato. Quindi viene fuori che l'Italia è uno dei meno violenti tra tutti i Paesi europei. Gli omicidi italiani si sono ridotti, negli ultimi trent'anni, di tantissimo, ma non erano comunque equiparati con il resto d'Europa, neppure con la presenza della mafia.
Se si sa usare il dato è possibile la comparazione: nell'omicidio, nel furto di automobile. Si compara quando il numero oscuro è bassissimo. Comparare tra Stati ci consente di capire meglio le politiche. Con questi dati la criminalità si può predire nello spazio e nel tempo. Se non si raccolgono bene i dati però non si riesce ad ottenere lo stesso risultato.
Le statistiche della delittuosità parlano anche dell'azione del controllo formale della delittuosità. Sono le forze dell'ordine che determinano macroscopicamente la criminalità e quindi il carico delle forze dell'ordine deve essere misurato. Le statistiche della criminalità sono statistiche che non hanno a che fare con la fonte Ministero dell'Interno, a differenza di quelle della delittuosità. Qui si entra nel campo di azione del Ministero della Giustizia. Sono reati denunciati per cui è iniziata l'azione penale. È la magistratura che decide se la denuncia deve avere un seguito perché si tratta di reato oppure no. Il momento in cui si comincia a procedere penalmente è quello dopo questo vaglio. Le statistiche della criminalità sono un sottoinsieme delle statistiche della delittuosità, in quanto avviene un vaglio e si va avanti da lì. Il magistrato sovraccaricato di processi potrebbe filtrare alcuni fatti di reato che considera poco importanti (come per esempio il furto di una mela).
La denuncia che non ha fondamento e viene misurata come reato dentro la statistica della delittuosità non verrà poi considerata in quella della criminalità. Sono più ripulite le statistiche della criminalità ma sono anche lontanissime dal numero dei reati che davvero esiste.
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