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Criminologia

Cap. I - Evoluzione storica

Una prima forma di pensiero criminologico deriva dalla necessità dell’uomo di regole comuni e pacifiche di convivenza, la cui violazione, turbando l’equilibrio all’interno delle aggregazioni sociali, doveva essere sanzionata. Il pensiero criminologico nasce alla fine del 1700 con i primi studi statistici europei sulla distribuzione della delinquenza. Con la nascita dell’illuminismo s’introduce il metodo scientifico applicato al fenomeno criminale; questo movimento poneva il primato della ragione, della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia come leggi naturali da difendere.

Fu Cesare Beccaria, con la sua opera “Dei delitti e delle pene” (1764), ad applicare per primo i principi illuministici al fenomeno criminale, esponendo la prima concezione liberale del diritto penale (dignità umana e certezza del diritto). La nascita ufficiale della scienza criminologica è nel 1876 con la pubblicazione, per opera di Cesare Lombroso di “L’uomo delinquente”. Lo stereotipo di delinquente nato è un tipo antropologico distinto con tendenza a commettere crimini, caratterizzato da anomalie e malformazioni fisiche (scheletro, cranio, faccia…naso storto, ciglia folte…) e caratteristiche non fisiche, quali mancanza di senso morale, vanità, crudeltà, disprezzo della morte e del dolore….

Critiche: il campionamento effettuato sulla base della popolazione carceraria dell’epoca era del tutto limitato e limitante e privo di rappresentatività. L’antropologia criminale di Lombroso stimolò altre reazioni, nuove teorie e approcci al fenomeno. Anche Wilson e Herrnstein nel 1985 hanno riaffermato l’importanza dei fattori genetici nella commissione dei reati e di alcuni fattori sociali come la disgregazione familiare (teoria genetico-costituzionalista).

L’evoluzione storica della criminologia vede il passaggio di questa ultima dalla cattedra di medicina (Di Tullio), fino ad arrivare ad una progressiva emancipazione e autonomia rispetto alle scienze mediche.

Cap. II – Concetto di criminologia

Esiste un insieme di discipline che si occupano del delitto e che possono essere raggruppate tra quelle che sono le scienze criminali (insieme delle discipline che si occupano del comportamento criminale).

  • Politica penale/criminale: La politica penale si occuperebbe per lo più della definizione legislativa e giuridica del reato; la politica criminale dovrebbe occuparsi delle scelte di fondo in tema di prevenzione, punizione e trattamento. La politica criminale condivide con quella sociale e con la ricerca empirica criminologica, l’idea di migliorare o eliminare quelle condizioni e fattori che favoriscono il crimine. Si occupa, inoltre, della questione di come debba essere strutturato il diritto penale per soddisfare al meglio la sua funzione di tutela della società, accertandosi dell’efficacia delle sanzioni impiegate.
  • Il diritto penale: Il diritto penale contribuisce a determinare parte dell’oggetto stesso dell’indagine criminologia. La complessità dei fenomeni ha fatto sì che il diritto mutasse i metodi di comprensione e che facesse i conti con l’indagine empirica criminologica.
  • Il diritto penitenziario: Il diritto penitenziario raggruppa tutti gli istituti giuridici che attengono alla fase esecutiva della pena, punto d’arrivo del processo penale.
  • La psichiatria forense: La scienza psichiatrica forense è un valido aiuto al giurista per aiutare il giudice a capire se un delinquente è imputabile o meno, in base alla capacità di intendere e volere del delinquente al momento del reato.
  • La psicologia giudiziaria: La psicologia giudiziaria si occupa delle dinamiche psicologiche di tutti gli attori che agiscono all’interno di un processo giudiziario.
  • La medicina legale: Alla medicina legale sono richieste nell’ambito giudiziario, conoscenze criminologiche e criminalistiche.
  • Criminalistica o cibernetica ricostruttiva criminalistica: Nella criminalistica confluiscono scienze e discipline autonome con il comune oggetto d’indagine rappresentato dalla scoperta del reato, dell’autore e della vittima. L’unitarietà dell’oggetto d’indagine ha fatto sì che fosse riconosciuto alla criminalistica una propria autonomia scientifica. Definizione di criminalistica di Mantovani: tecnica dell’investigazione criminale, che studia il complesso dei mezzi suggeriti dalle varie scienze per l’accertamento del reato e la scoperta dell’autore…

Lindzey elenca in una classificazione 5 requisiti necessari per far si che una scienza sia ritenuta tale:

  • Sistematicità
  • Controllabilità
  • Capacità teoretica
  • Capacità cumulativa
  • Capacità predittiva

Il carattere empirico della criminologia deriva principalmente dall’essere una scienza che parte dall’osservazione della realtà oggettiva negando l’esistenza di valori assoluti. In Europa il contributo della diffondersi della cultura anche universitaria della criminologia si deve a Gunter Kaiser che ha fornito una definizione soddisfacente della criminologia: la criminologia è l’insieme ordinato delle conoscenze empiriche sul crimine, sul reo, sulla condotta socialmente deviante e sul controllo di tale condotta. La criminologia si è sviluppata utilizzando i metodi di ricerca delle altre scienze (psicologia, psichiatria, sociologia, diritto, economia, psicanalisi, genetica…) ed è per questo motivo che si discute in termini di criminologia interdisciplinare quale scienza autonoma che attinge dalle diverse discipline che l’hanno alimentata.

Cap. III – Metodologia e fonti della ricerca criminologica

La criminologia è punto di convergenza di diverse discipline, pertanto ne consegue una diversità di metodi e di linguaggi. La difficoltà della ricerca in campo metodologico è quella di trovare un metodo comune, un linguaggio omogeneo. Al criminologo spetta una vera e propria competenza metodologica il cui fine è quello di amalgamare tra loro i saperi delle varie discipline che intervengono.

Tra le tipologie di ricerca che il criminologo può scegliere Bandura cataloga:

  • L’approccio di tipo quantitativo che può concretizzarsi in due modalità di studio che a seconda dell’obiettivo del ricercatore possono sfociare in ricerche a carattere esplicativo (perché di quei fenomeni) o descrittivo (il come).
  • L’indagine qualitativa tenta di comprendere i fenomeni criminali in tutta la loro complessità prima ancora di misurarli; viene impiegata per precisare, correggere e circoscrivere le ipotesi teoriche di partenza delle grandi ricerche quantitative. Questo tipo di approccio si serve dell’osservazione partecipante, intervista, colloquio e osservazione diretta dei singoli casi.
  • Le ricerche trasversali sono studi che partono dall’individuazione di alcune variabili sensibili per arrivare all’esame dei rapporti tra queste ed il fenomeno in esame in relazione a campioni simili tra loro.
  • Nel caso delle ricerche longitudinali il criminologo cerca di valutare il comportamento deviante di gruppi di soggetti delinquenti e non, e può valutare il cambiamento delle variabili nel tempo.
  • Con il metodo sperimentale un gruppo detto “sperimentale” viene esposto all’influenza di una determinata variabile di cui si vuole misurare l’efficacia, mentre un altro gruppo detto di “controllo” non viene sottoposto ad alcun trattamento.

After-only design non prevede gruppi di controllo, ma si basa su una sola misurazione effettuata al termine dell’esperimento. Before after-only design prevede la misurazione della variabile dipendente prima e dopo l’intervento. Action research agendo direttamente sul campo si pone l’obiettivo del miglioramento di una data situazione. Esperimento ex post facto si fonda sull’analisi e la misurazione delle variabili.

La programmazione della ricerca criminologica deve rispettare alcuni importanti fasi/passaggi:

  • Scelta del fenomeno da esaminare e suo studio
  • Formulazione delle ipotesi da verificare
  • Pianificazione e disegno della ricerca
  • Raccolta dei dati
  • Elaborazione dei dati
  • Verifica delle ipotesi di partenza

Il criminologo per prima cosa sceglie il problema o la situazione da esaminare, si documenta, definisce l’obiettivo, arrivando a formulare una sua personale teoria completa di ipotesi da verificare. A questo punto viene pianificata la ricerca e renderla esecutiva in modo chiaro e preciso. La fase di raccolta dei dati pone il criminologo ad operare una sintesi pluridisciplinare tra metodi e fonti di discipline diverse. Può raccogliere lui stesso i dati, attraverso tecniche multidisciplinari come: l’osservazione, l’intervista, il questionario, le indagini autorilevate, il colloquio clinico e non. L’elaborazione dei dati avverrà in caso di ricerca quantitativa. La LISREL (Linear Structural relations) o analisi delle equazioni strutturali rappresenta una moderna tecnica di analisi multivariata, che consente di unire due punti fondamentali della ricerca sociale: la misurabilità e osservabilità delle variabili con la causazione. Il criminologo infine si troverà a dover testare i risultati della ricerca con le ipotesi originariamente formulate.

Il campo d’azione della criminologia risulta più ampio a causa del numero oscuro di reati, cioè quei reati non registrati, reati nascosti, a tal proposito la tecnica self-reports studies ha permesso di scoprire che i crimini commessi sono in percentuale di molto superiore a quelli risultati dalle statistiche ufficiali.

Cap. IV – L’approccio biologico

L’approccio biologico tenta di spiegare i motivi dei delitti e dei delinquenti su base organica e scientifica. In Italia i precursori della antropologia criminale di Lombroso sono De Giovanni e Viola. La biocriminogenesi stimolerà gli studiosi ad individuare fattori interni alla persona capaci di dimostrare una predisposizione individuale al crimine, sulla base anche dei progressi del cosiddetto Progetto Genoma, volto ad identificare e catalogare i singoli geni responsabili della trasmissione ereditaria dei caratteri.

Ricerche ereditaristiche: Nel 1990 Grove effettua una ricerca su 32 coppie di gemelli monozigoti (identico patrimonio genetico) separati poco tempo dopo la nascita, fornendo risultati significativi per l’ereditarietà del comportamento antisociale. Le prime ricerche a carattere ereditaristico su gemelli monozigoti, che tentarono di dimostrare la base genetico ereditaria del comportamento criminale, erano state effettuate a finire degli anni venti. Secondo i ricercatori la perfetta uguaglianza del patrimonio genetico dei gemelli poteva costituire lo strumento necessario a valutare la variabile ambientale, ma la ricerca condotta su gemelli monozigoti vissuti separatamente in contesti sociali, ambientali ed economici diversi, non ha dimostrato nessuna relazione significativa con il comportamento criminoso. La stessa ricerca è stata poi ripetuta verso la metà degli anni novanta, ed è stato rilevato solo la somiglianza di alcuni aspetti psichici e comportamentali senza legami con comportamenti criminali.

Altri studi sul fattore ereditario del comportamento deviante sono stati effettuati su bambini adottati, e si sono posti a confronto i tassi di criminalità dei figli adottivi i cui genitori naturali erano delinquenti e quelli dei figli adottivi i cui genitori naturali non lo erano, prevedendo anche un confronto incrociato tra la criminalità dei figli e dei genitori. Anche le ricerche di tipo genealogico hanno tentato di dimostrare statisticamente l’esistenza di una presunta ereditarietà del comportamento criminale. La psichiatria biologico è stata applicata agli studi criminologici a partire dagli anni novanta, grazie anche all’ausilio di sofisticate tecniche di neuroimmagine, tra cui la P.E.T. (position emission tomography) encefalica che applicata su 47 detenuti per omicidio confrontati con 41 soggetti di controllo, avrebbe dimostrato una diminuzione del glucosio nella corteccia prefrontale, con l’alterazione di diversi processi encefalici corticali e subcorticali dei detenuti rispetto al gruppo di controllo. Interessanti sono anche gli studi sul ruolo dei neurotrasmettitori e sul basso livello di serotonina nel cervello tipico di comportamenti aggressivi e violenti. Anche la scoperta della presenza in soggetti criminali di un cromosoma soprannumerario y fece credere nella scoperta del cromosoma responsabile della condotta criminale, ma ciò era infondato.

Classificazione costituzionalistica: Kretschemer partendo dalla classificazione dei diversi tipi corporei, cerca di operare delle correlazioni tra soma e psiche; ritenne di poter individuare:

  • I leptosomi soggetti vagabondi e autori di furti o truffe.
  • Gli atletici autori di reati violenti.
  • I picnici soggetti con scarse probabilità di delinquere.

L’errore di questa teoria è di aver esteso le conclusioni della ricerca anche alle persone normali. Sheldon effettua una classificazione di tre tipi fisici sulla base del binomio aspetto esteriore/caratteristiche psicologico comportamentali:

  • Endomorfo tipo caratterizzato da abbondante deposito di tessuto adiposo, aspetto rotondeggiante, socievolezza, bisogno di affetto e piacere per la compagnia.
  • Ectomorfo tipo caratterizzato da prevalente sviluppo di tessuti, longilineo, carattere chiuso, introverso e amante della solitudine.
  • Mesomorfo tipo caratterizzato da corporatura possente e notevole muscolatura, resistente alla fatica e agli sforzi, aggressivo, insensibilità affettiva, amore per il rischio e desiderio di potere (predisposizione a delinquere).

Sotto il profilo epistemologico le teorie bio-antropologiche hanno ritenuto di poter applicare dei parametrici medici per spiegare un fenomeno che riguarda una sfera differente, quanto al profilo metodologico, l’errore di fondo è stata la presunzione di fare ricerca su un fenomeno di cui non si conoscevano neppure i contorni (numero oscuro) e quindi su campioni per nulla rappresentativi.

Cap. V – L’approccio psicologico-psicoanalitico

L’approccio psicologico e psicoanalitico si sviluppò alla fine dell‘800 inizio ‘900, volto all’individuazione di quelle caratteristiche psichiche e personologiche capaci di spiegare il come e il perché del comportamento criminale. Tra i vari fautori di questo approccio troviamo: De Greeff, psichiatra belga, elaborò due tratti tipici della personalità criminale, i concetti di “stato pericoloso” e “passaggio all’atto”, cioè il “sentimento di ingiustizia” subita e l’alterazione del “modo di attaccamento all’ambiente”. Pinatel identificò il “nucleo centrale della personalità criminale” costituito da quattro tratti salienti: egocentrismo, labilità, aggressività, indifferenza affettiva. Mailloux, psicologo, introdusse il concetto di “identità negativa” avendo riscontrato nei giovani delinquenti scarsa percezione di sé, mimetizzazione dietro una maschera da duro, incapacità di gestire validi rapporti affettivi e sociali.

Athens, criminologo americano, elabora la teoria secondo cui la devianza è effetto di un lento e delicato processo di interiorizzazione di percorsi pregressi violenti subiti fin dall’infanzia; individuando un percorso diviso in quattro fasi, che partendo dall’infanzia, porterebbe il soggetto a commettere delitti, ovvero:

  1. Brutalizzazione: il soggetto subisce un trattamento crudele per mano d’altri.
  2. Belligeranza: il soggetto comincia a domandarsi cosa può fare per reagire, aggredendo.
  3. Prestazioni violente: il soggetto se provocato è già in grado di commettere atti violenti.
  4. Virulenza: il soggetto da un atteggiamento di attesa e difesa passa a quello di attacco con coraggio, aggressività e fierezza di se stesso.

Eysenck classificò gli individui secondo tre fattori:

  • Neurocitismo: scompenso psicotico in relazione al comportamento delinquenziale.
  • Estroversione-introversione: gli introversi possiedono un livello interno di eccitazione alto e quindi cercano di ridurre le stimolazioni esterne, mentre gli estroversi con un livello di eccitazione più basso, cercano nuove e forti stimolazioni per raggiungere un grado di stimolazione più elevato.
  • Psicoticismo: scompenso psicotico correlato al comportamento delinquenziale.

Zuckerman ha ripreso tale approccio legato ai correlati fisiologici della personalità elaborando un questionario basato sulla ricerca di sensazioni. Il punto di affinità tra i due studiosi è la cosiddetta “ricerca di sensazione impulsiva e non socializzata” che riguarda alcuni aspetti della personalità come aggressività, impulsività, irresponsabilità. Freud descrive il delinquente per senso di colpa, delineando le caratteristiche di colui che commette un crimine per ottenere la conseguente punizione con lo scopo di sollevare il suo senso di colpa raggiungendo la pace interiore. Winnicot ha elaborato una interessante interpretazione del comportamento deviante, in modo particolare il furto. Essa trarrebbe le sue origini da una deprivazione emotiva del bambino in una fase del suo sviluppo in cui egli si sente ancora tutt’uno con la madre, e da qui nasce la necessità di riappropriarsi -con il furto- di qualcosa un tempo di proprietà e che poi è stato perduto.

La Big Five è una teoria psicologica nata negli anni novanta fondata su 5 fattori principali catalogati da studiosi italiani, Caprara, Brabaranelli, Borgogni, e sono:

  • Energia (estroversione)
  • Amicalità
  • Coscienziosità (controllo degli impulsi)
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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Bettini Romano.
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