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CRIMINOLOGIA

(seconda parte)

Cap. VIII – studi su personalità e delinquenza-

Il concetto di sociopatia (disturbo delle relazioni sociali), venne introdotto negli anni “60, ed operò

una rivoluzione nel campo degli studi sulla personalità e delinquenza.

La personalità è un’organizzazione dinamica degli aspetti cognitivi, affettivi, motivazionali

dell’individuo;

secondo la definizione di Allport, essa può essere definita come un’organizzazione dinamica,

propria di un determinato individuo, dei sistemi psico-fisici che determinano l’adattamento tipico ed

unico al suo ambiente.

Tra i primi studiosi che applicarono l’analisi multifattoriale allo studio della personalità, possiamo

citare Eysenck .

Canepa ha sottolinaeato che i fattori del comportamento antisociale, in quanto espressione del

disadattamento sociale, potranno essere esaminati attraverso l’analisi globale e approfondita

dell’organizzazione dei sistemi psico-fisici individuali che costituiscono la personalità.

Secondo Lombroso la difficoltà di adattamento sociale e la spinta al delitto erano fattori congeniti

di uno stadio evolutivo primitivo della razza umana.

De Greff, invece introduce il concetto di personalità criminale, caratterizzata dal sentimento di

ingiustizia e dall’alterazione dell’attaccamento all’ambiente, ed è da questo assunto che Pinatel

elabora il nucleo centrale della personalità criminale, in cui ha identificato una vera e propria

sindrome della personalità criminale caratterizzata da iperattività delittuosa, dissocialità,

egocentrismo.

Secondo Mailloux la personalità criminale è caratterizzata da una percezione negativa del sé, che

deriva da una interiorizzazione delle aspettative negative dei genitori o di altre figure significative.

L’identità negativa rappresenterebbe un processo di identificazione con chi ha caratteristiche simili,

un disagio derivante dall’incapacità di accettare la felicità degli altri.

Una interessante rielaborazione del concetto di personalità criminale è stata condotta negli anni “60

da Yochelson e Samenow , questi ritennero di aver individuato una struttura del pensiero criminale

caratterizzato da :stati di eccitamento con fantasie di dominio e di potere, sentimenti di paura che

rendono la persona sospettosa, sentimenti di inutilità, intensa superbia, esaltazione dell’azione

illecita, sessualità deviata.

Balier ha studiato i comportamenti aggressivi attraverso uno studio sperimentale condotto in un

carcere francese. Mediante un approccio di investigazione dei sintomi, si tentava di studiare e curare

i detenuti con gravi problemi psicologici; nonostante gli studi portarono a definire alcuni tratti

caratterizzanti le pulsioni aggressive dei detenuti, essi non erano la conseguenza primaria

dell’istituzionalizzazione.

Molte ricerche si sono occupate dello studio dei rapporti tra carenze infantili e comportamento

antisociale. Alcuni studi hanno dimostrato che la più alta percentuale di madri con figli delinquenti

era costituita da madri negligenti. Secondo Bowlby esisterebbe una certa correlazione tra privazione

materna in età neonatale e indifferenza affettiva in età adulta.

Spitz, invece definisce con il termine depressione analitica i comportamenti autolesionistici del

neonato che impossibilitato a scaricare le sue pulsioni aggressive a causa della carenza materna, le

proietta su di se, unico oggetto che conosce. Affinché possa esserci una integrazione corretta

dell’IO è indispensabile che il bambino nel corso del primo anno di vita possa crescere in un clima

sicuro (presenza dell’oggetto lipidico) e che egli possa scaricare le tendenze aggressive e lipidiche

in uno scambio sinergico ed affettivo con l’oggetto lipidico stesso. In questo senso il bambino

acquisisce la fiducia di base per uno sviluppo sociale integrato. Allo stesso modo Kohut sostiene

che quando la madre non riesce ad assolvere le funzioni di rispecchiamento empatico nei confronti

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del bambino e il padre non accetta l’idealizzazione da parte di suo figlio, comportano il mancato

sviluppo del senso di autostima e della sicurezza del sé. Greenspan sostiene che alla base dello

sviluppo dell’intelligenza nel bambino vi siano e siano indispensabili, tutte le interazioni emotive

che il bambino vive in con le persone durante tutto l’arco di crescita, primi tra tutti i genitori. La

mancata educazione emotiva, la povertà di sentimenti sarebbero elementi che portano a

comportamenti e condotte violente e devianti. A questo proposito è inoltre fondamentale che il

ruolo della figura paterna, soprattutto in età pre-adolescenziale e adolescenziale non subisca

fratture.

Nello studio del rapporto tra disturbi psichici e criminalità, spesso si incorre in alcuni luoghi comuni

privi di fondamento scientifico che la criminologia deve sfatare per poter portare avanti il suo

compito di comprendere e far comprendere le realtà complesse. Uno tra le idee comuni da cui si fa

fatica ad uscire è quella che attribuisce una sorta di parallelismo tra malattia mentale e crimine, che

il reato fosse quindi la conseguenza di un disturbo psichico, questo nonostante diversi studi abbiano

dimostrato che la maggior parte dei delinquenti non presenta disturbi psichici tale da compromettere

la capacità di intendere e di volere, ne che i malati mentali commettano reati in numero superiore a

quelli non malati. Volendo catalogare alcuni dei principali pregiudizi tra crimine-pericolosità e

malattie mentale, si possono delineare:

 pregiudizio di pericolosità (il matto può essere violento, pericoloso, non voglio entrare in

rapporto con lui)

 pregiudizio organico o riduzione della complessità (il malato deve essere ricoverato e

sottoposto a trattamento farmacologico)

 pregiudizio di incurabilità o di emarginazione (il matto non potrà mai guarire, perciò non

devono lasciarli liberi).

Anche nello studio tra le condotte criminose e l’abuso di alcool esistono dei luoghi comuni. È

fuorviante ritenere infatti che possa esistere una sorta di predisposizione genetica e ereditaristica

nell’abuso di sostanze alcoliche, e quindi vedere un legame tra abuso di alcool e criminalità, in

quanto è stato dimostrato che gli effetti di questa relazione vengono mediate da variabili

cognitive, ambientali e socio-culturali.

È possibile distinguere ai fini criminologici, tra etilismo acuto, dove l’abuso agevola il soggetto

a tenere comportamenti aggressivi sia verbali che fisici e la cui valutazione deve essere

effettuata in relazione al momento in cui il soggetto ha iniziato ad assumere la sostanza, inoltre

questo tipo di intossicazione è ritenuta sotto profilo medico una vera e propria malattia, ma non

sotto il profilo giuridico, fatti salvi alcuni casi. Per quanto riguarda la cronica intossicazione da

alcool, la relazione abuso-criminalità appare mediata da più fattori quali: deprivazione, lesioni

cerebrali, disadattamento sociale, e quindi diventa difficile attribuire i reati al solo abuso.

Esistono però alcune manifestazioni psico-organiche da dipendenza o carenza di alcool

(sindrome da carenza di alcool) che possono spesso sfociare in reati anche gravi, come il

danneggiamento di cose proprie e altrui, percosse, lesioni e anche omicidio. Si tratta di stati

emotivi caratterizzati da agitazione psico-motoria, da stati confusionali, allucinatori e/o

deliranti.

Nel caso invece della relazione tra criminalità e tossicodipendenza, il discorso si articola in tre

piani differenti:

1. produzione delle sostanze stupefacenti

. La produzione di droghe in scala industriale è un

fenomeno recente, e quindi anche gli strumenti per combatterlo sono in fase di

perfezionamento. Vi è un primo livello di complessità legato a questo tipo di fenomeno,

ed è il grande potere economico gestito dai grandi produttori di droghe, che globalizzano

il crimine non solo per la distribuzione e il controllo del mercato, ma anche per la

capacità di investire i capitali. Il secondo livello è legato ai macrosistemi, poiché il

flusso della droga è in direzione paesi poveri/paesi ricchi. 9

2. esamina l’uso, i tipi di droghe e i loro riflessi criminogenetici . La relazione tra uso di

droghe e commissione di crimini esamina sia i reati commessi sotto l’influenza delle

sostanze stupefacenti, sia quelli commessi per procurarsi i mezzi finanziari per

procurarsi le sostanze. Delinquenza e uso di droghe sono legati da un insieme di variabili

sociali, psicologiche e sociali che sono alla base dell’adozione di uno stile di vita

deviante.

3. approccio normativo . Riguarda il ruolo della giurisprudenza che deve garantire

l’applicazione della norma e la prescrizione o meno della sanzione. In questa ottica la

criminologia può dare il suo contributo, leggendo ed interpretando i fenomeni, valutando

le conseguenze legate ai diversi interventi.

tra le sostanze stupefacenti che possono indurre in atteggiamenti criminosi possiamo citare

le cosiddette droghe pesanti:

l’eroina è un derivato semisintetico della morfina, induce ad una quasi irreversibile

assuefazione e dipendenza; è venduta a prezzi altissimi che il tossicomane è disposto a

reperire anche commettendo furti e scippi. Le modificazioni del carattere e della personalità

indotte dall’uso dell’eroina, portano il soggetto ad essere facilmente irritabile, e ad avere

reazioni imprevedibili.

La cocaina estratta dalla pianta di coca coltivata nei paesi del Sud America, non induce una

vera e propria dipendenza, ma può darne una psichica. L’assunzione prolungata, crea

scompensi psicotici, deliri e gelosie. Nel primo stadio euforico, l’iperattività motoria, la

sensazione di onnipotenza e di fiducia in se stessi, possono condurre a comportamenti

criminosi. L’elevato costo può indurre a danni contro il patrimonio per il reperimento di

denaro necessario all’acquisto.

Per quanto riguarda il ruolo della criminologia in tema di disturbi mentali, essa si occupa di

indagare se e in quale misura le patologie psichiatriche abbiano una qualche correlazione

con la commissione di reati e i comportamenti delinquenziali.

Ad esempio: le nevrosi, a livello clinico sono considerate come affezioni psicogene in cui i

sintomi sono l’espressione simbolica di un conflitto psichico che costituisce un

compromesso tra desiderio e difesa. La nevrosi è sempre caratterizzata da stati di ansia, il

nevrotico è in grado di capire il significato delle sue azioni e di mantenere la capacità di

giudizio sulla realtà, non esiste, quindi una diretta casualità con la commissione di reati, ne

viene a mancare la capacità di intendere e volere.

Le psicopatie o personalità psicopatiche, definiscono tutti quei soggetti che rispondono

abitualmente in modo abnorme agli stimoli ambientali, ma tali reazioni non incidono sulla

capacità di intendere e di volere se non quando raggiungono un livello di malattia vera e

propria.

Psicopatie e nevrosi, possono essere utilizzate dalla criminologia per studiare e spiegare i

comportamenti criminali e per aiutare il Giudice a capire se abbiano assunto l’aspetto di

malattia tale da incidere sulla capacità di intendere e volere. Le dottrine psichiatriche e

criminologiche hanno come punto di riferimento per la classificazione delle malattie mentali

il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV).

Molti studi si sono rivolti a dimostrare che non sempre vi è una sostanziale concordanza tra

malattie mentali e criminalità, come ad esempio gli studi di coorte che mirano a valutare il

rapporto tra disturbo psichico e delinquenza in prospettiva dinamica, evidenziando le

carriere criminali dei soggetti affette da patologie mentali, indipendentemente dal contesto

in cui erano inseriti.

In tale prospettiva si sono mosse anche alcune ricerche, come quella condotta in un

Ospedale Psichiatrico genovese, che ha rilevato come la maggior parte dei reati commessi

dai pazienti fossero legati più a condizioni di deprivazione e marginalità che a disturbi

psichici. Allo stesso modo una ricerca Scandinava ha studiato i reati di omicidio commessi

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nell’arco di 25 anni. Questi studi hanno dimostrato che il comportamento criminale è

insignificativamente legato al disturbo mentale, quanto piuttosto a scene violente mediate

dai mass media, dalla cinematografia, in particolare americana.

Altre ricerche hanno analizzato il rapporto tra schizofrenia e altri disturbi psicotici e

criminalità.

a) Il deficit intellettivo(oligofrenia, frenastenia) è costituito da uno sviluppo incompleto ed

insufficiente dell’intelligenza accompagnato da difetti dell’affettività, da discontrollo

emotivo. Quando l’insufficienza mentale insorge in età adulta si parla di demenza, la cui

conseguenza è una deterioramento e degenerazione organica, traumatica o da abuso di

sostanze, di una normale maturazione psichica. A differenza del ritardo mentale in cui si

verifica un arresto o un mancato sviluppo delle funzioni cerebrali, nelle demenze si attua un

progressivo e inarrestabile processo di morte delle cellule cerebrali. Si manifestano

scompenso psicotico con deliri e allucinazioni, comportamenti delittuosi, aggressione fisica

e verbale.

b) Sindrome psicotica riguarda genericamente tutte quelle malattie mentali che alterando

molte funzioni psichiche, mettono il soggetto nell’incapacità di capire le azioni che compie e

il significato della realtà in cui vive. Le manifestazioni possono andare da varie forme di

delirio, allucinazione, fino ad una vera e propria alterazione dell’Io.

 Il delirio è un insieme più o meno sistematizzato, talora coerente e lucido di idee e

giudizi errati sulla realtà che non possono essere corretti né dalla critica, né

dall’esperienza, né dalla persuasione.

 Nel delirio di persecuzione il soggetto è convinto che gli altri tramino ai suoi danni.

 Nel delirio di influenzamento il soggetto, crede di essere manipolato nel pensiero e

nell’azione da mezzi magici o strani apparecchi.

 Nel delirio di riferimento il soggetto crede che tutti coloro che si rivolgono a lui vogliano

procurargli del male.

 Anche le allucinazioni sia acustiche(voci che minacciano o deridono) che psichiche hanno

una notevole importanza criminogenetica lesiva; con l’alterazione della coscienza il soggetto

può addirittura arrivare a non riconoscere più se stesso e a credersi un altro individuo.

c) Le schizofrenie sono una grave forma di malattia mentale a decorso cronico, caratterizzata

da una metamorfosi globale della personalità e un progressivo indebolimento

dell’intelligenza, con conseguente modifica dell’opinione di sé, del mondo e del proprio

rapporto con la realtà. La maggior parte degli schizofrenici non commette reati, ma la

pericolosità e il rischio di atti delinquenziali è legata soprattutto alla fase attiva e acuta della

malattia in cui i sintomi psicotici, deliri, allucinazioni, incoerenza e illogicità del pensiero,

sono prevalenti; si possono avere violenze su persone e cose, lesioni e omicidi, quest’ultimo

è ritenuto come prima manifestazione della schizofrenia, ossia come delitto-sintomo.

d) I disturbi della personalità o psicopatie non sono vere e proprie patologie cliniche, in

quanto consistono in comportamenti inadeguati nei rapporti interpersonali enell’integrazione

sociale. Ponti ha schematizzato i disturbi della personalità legati alla rilevanza

criminologica:

 Disturbo schizoide o psicopatia disaffettiva (aridità e indifferenza affettiva,

assenza di rimorso, brutalità.) all’interno di questa categoria possono trovarsi

delinquenti pericolosi per le loro potenzialità aggressive e violente.

 Disturbo borderline (forte impulsività, instabilità nell’immagine di sé e nei rapporti

interpersonali.) i soggetti sono impegnati in attività ai limiti della legalità, se non del

tutto illegali, e mettono in atto comportamenti auto-lesivi fino al suicidio a causa di

frequenti e immotivati accessi d’ira difficili da controllare.

 Disturbo narcisistico (tendenza manipolare la realtà e gli altri, funzionale a se

stessi, spiccata tendenza al successo e alla ricchezza a tutti i costi) al fine di

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mantenere l’immagine di sé il narcisista è disposto a commettere reati, non sempre

violenti, per mantenere il suo status. Di regola mantiene intatte le sue funzioni

mentali.

 Disturbo paranoide ( sospettosità immotivata e sfiducia per tutto e tutti) i soggetti

vivono nel costante timore di essere ingannati, sfruttate, vittime di complotti o

persecuzioni.

 Disturbo istrionico (esibizionismo, ricorso alla menzogna, immaturità emotiva,

necessità di attirare l’attenzione su di sé.) tra i reati più frequenti troviamo le truffe,

esercizio abusivo delle professioni..

 Disturbo sadico (usare crudeltà fisica e psichica e infliggere sofferenza agli altri).

 Disturbo esplosivo intermittente (perdita di controllo inibitorio a seguito di un

evento stressante che induce il soggetto a reazioni imprevedibili, esplosive di ira.

e) La paranoia può essere definita come un sistema delirante cronico caratterizzato da

coerenza, stabilità, accompagnato da una esasperata certezza nei confronti dei propri

convincimenti; assenti i disturbi dell’intelligenza, dell’affettività e del pensiero. Da un punto

di vista criminologico, vengono spesso commessi reati legati sia al delirio di

querela(calunnie, diffamazione) sia ai deliri persecutori e di gelosia.

f) Uno dei più grossi problemi di classificazione degli stati emotivi e passionali è legato alla

inquadrabilità o meno delle patologie che annullano la capacità di intendere e di volere. Ciò

che esclude l’imputabilità è l’infermità patologica, di cui la reazione emotivo-passionale a

cortocircuito ne è una manifestazione. Le reazioni a cortocircuito possono costituire

manifestazioni di malattia che compromette la capacità di intendere e di volere.

g) Le parafilie sono manifestazioni patologiche della sessualità denominata anche perversioni

sessuali o deviazioni sessuali. L’aspetto criminologico è legato da un lato al numero oscuro

di questi disturbi e dei reati commessi all’interno di mura domestiche, e al problema della

classificazione psichiatrico-forense. Giuridicamente, infatti le parafilie, non sono imputabili,

possono avere rilievo solo se siano conseguenze accompagnino o siano legate a stati

patologici tali da alterare la sfera intellettiva del soggetto.

In questo contesto la Suprema Corte esprime che: ai fini della totale o parziale esclusione della

capacità di intendere e di volere, è richiesta la sussistenza di un’alterazione dello stato mentale

che deve derivare da una infermità, cioè da uno stato patologico clinicamente rilevabile, che

comporti, quindi una degenerazione della sfera intellettiva del soggetto; pertanto non rientrano

nella categoria di infermità mentale le manifestazioni sporadiche ed episodiche, come le

“reazioni a cortocircuito” connesse a turbamenti psichici transitori.

Recentemente si è pensato di affiancare all’infermità la formula della grave anomalia psichica

con la relativa possibilità di ricomprendere come cause di esclusione o di limitazione

dell’imputabilità, casi e situazioni come nevrosi e psicopatie, stati momentanei di disturbo

emotivo.

Le ricerche sulla criminalità hanno avuto il merito di definire un nuovo percorso di studi

sull’evoluzione del crimine.

INTERAZIONISMO

L’idea dei criminologi interazionisti si fondava sull’assunto che non fosse possibile passare

dallo status di non-delinquente a quello di delinquente con la sola commissione di un reato e

senza prima essere stati coinvolti in comportamenti devianti e/o in attività illecite.

POSITIVISMO

Il filone teorico positivista, ha messo in luce i fattori di rischio e i fattori protettivi quali

elementi in grado di spiegare l’iniziale coinvolgimento o meno nella criminalità, la persistenza

della carriera e la sua conclusione.

La carriera criminale è quel cammino che a partire da fattori predisponenti, porta l’individuo

ad infrangere le norme subendone la reazione sociale e istituzionale. I principali studiosi delle

carriere criminali furono i coniugi Glueck secondo i quali la delinquenza tenderebbe a

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diminuire e ad esaurirsi dopo un determinato arco di tempo dall’inizio dell’attività criminosa

stessa. Tra le altre interpretazioni del curriculum criminale possiamo citare la ricerca di Nagin e

Farrington, condotta su oltre mille soggetti studiati dai sei anni ai quindici, che ha evidenziato

come i comportamenti problematici fin dalla tenera età possano condurre a diversi tipi di

delinquenza giovanile.

R1) La ricerca Cambridge Study on Delinquency ha controllato 411 ragazzi delle scuole dei

quartieri operai di Londra, nell’arco di undici anni; vennero individuati come fattori legati alla

delinquenza, la provenienza familiare, a basso reddito, con precedenti penali, il basso Q.I., la

condotta irregolare dell’educazione.

R2)Un’altra ricerca condotta in Nuova Zelanda, ha seguito più di mille bambini in età perinatale

fino ai 18 anni,esaminando le variabili relative alla salute, al comportamento, e cognitive. Lo

studio ha dimostrato che deficit neuropsicologici presenti a 13 anni siano correlati alla

delinquenza persistente.

La ricerca di Oumiet e Le Blanc è fondato su un cambiamento di prospettiva, in quanto essi

studiano l’abbandono delle carriere criminali. Questo deriva da un processo di maturazione con

l’età e da fattori di mutamento nel corso del tempo in particolare riguardo all’entrata nel lavoro,

all’abbandono di abuso di sostanze, al matrimonio etc.

Un ulteriore aspetto legato al curriculum criminale riguarda la valutazione degli organi

giudicanti per la commisurazione della pena. Nel nostro ordinamento il Giudice deve valutare la

gravità del reato sulla base della carriera criminale, tuttavia egli conosce poco e solo attraverso

gli atti processuali i motivi a delinquere, della condotta e della vita precedente, contemporanea e

susseguente al reato, ad ogni modo graduare una pena in base ad un certificato penale è troppo

riduttivo. Gli sforzi della ricerca e della criminologia in questo senso non hanno purtroppo avuto

nessun influenza in ambito giudiziario.

Altro filone di studi sulle carriere criminali è rappresentato dalle ricerche sui Serial Killer. Si

tratta di individui che sulla base di motivazioni quali potere, sesso, dominazione e morte,

commette ripetutamente in un arco temporale variabile, più omicidi. La caratteristica

fondamentale sta proprio nei tratti di personalità e nelle motivazioni che sottendono al delitto. È

stato dimostrato che soggetti affetti da patologie psichiatriche non sono molti all’interno della

categoria dei serial killer, forse l’idea di folle è un modo per l’immaginario collettivo di definire

chi commette dei delitti così efferati e che non tiene conto dei canoni ordinari di normalità

umana. Ad ogni modo tutti i serial killer hanno subito dei traumi e delle carenze affettive gravi

in età precoce e le tracce sono rimaste nell’adolescenza e nell’età adulta, spesso accompagnate

da problemi fisiologici e disturbi della personalità e della sfera sessuale.

Cap. IX – contesto sociale e delinquenza-

Lo studio delle relazioni tra contesto familiare, scolastico e criminalità, ha sempre interessato la

criminologia. È stato sperimentato che le carenze affettive, l’uso della violenza su minori come

sistema educativo o come conseguenza di problemi d’abuso di sostanza, insuccesso scolastico,

la separazione dei genitori o l’assenza di uno dei due, soprattutto se vissuta in maniera

traumatica, la vicinanza ad ambienti degradati e sottoculture devianti, siano tutti fattori

potenzialmente idonei a facilitare e predire un futuro comportamento deviante. La famiglia è il

primo nucleo di quella dimensione normativa fondamentale, e quando questa vive una crisi di

identità, una perdita di autorevolezza nel trasmettere messaggi formativi, porta ad un

inaridimento del ruolo stesso della famiglia con le conseguenze in termini di devianza. Ad

esempio: I° RICERCA ha individuato una correlazione con maggiori tassi di criminalità in

relazione a diversi fattori tra cui, famiglie con almeno 4 figli, e basso controllo sui minori e con

figli con problemi di devianza. II° RICERCA ha invece studiato come i figli di madri giovani

non sposate siano ancora di più esposti a rischi di devianza. 13

Un altro fattore fondamentale nello studio dei fattori di rischio per l’evolversi di una futura

criminalità, è il fattore disgregazione che riguarda non solo quelle situazioni familiari in cui è

presente un solo genitore, ma anche situazioni di famiglie allargate insieme a indicatori quali, il

motivo della rottura, durata e conflittualità del rapporto. Per quanto riguarda il legame tra

criminalità e contesto scolastico, è stato rilevato che una forte percentuale di delinquenti ha un

basso livello di scolarizzazione, anche se c’è da sottolineare che non è vero che chi è più

secolarizzato commette meno delitti, forse ha solo più possibilità e capacità di trovare strade

alternative per non essere scoperto.

In ambito criminologico è utile parlare del concetto di sotto-cultura per indicare un sotto-

insieme una realtà autonoma all’interno di una più grande. Esistono alcune sotto-culture che si

strutturano intorno alla violazione delle norme di civile convivenza e che pertanto vengono

definite come devianti. Ci sono poi sottoculture delinquenziali ben integrate nella società e che

non sempre chi commette reati viene inquadrato in questa categoria.

Le sottoculture criminali si fondano su alcuni tratti tipici: si tratta di soggetti che commettono

delitti in modo continuativo e professionale, sono inseriti in un particolare contesto ambientale,

il crimine rappresenta la fonte principale di reddito, c’è una corte cooperazione che comporta

meccanismi di solidarietà reciproca, la presenza di norme e codici di comportamento e di un

linguaggio gergale spesso criptato per rendere più difficile l’attività di investigazione;

ovviamente non tutti questi elementi si ritrovano insieme in tutte le sottoculture delinquenziali.

Pertinente alla questioni delle sottoculture è la questione dei fenomeni di associazionismo di

tipo mafioso in cui coesistono aspetti di interesse storico (origine e nascita delle assoc.

mafiose), sociologico(tutti i fenomeni sociali legati all’attività della mafia), giuridico ( i

problemi legati alla formulazione normativa, all’associazione..), psico-sociale(gli effetti e i

meccanismi psicologici che fanno scattare determinati status di sudditanza) e criminologico

(analisi e studio delle caratteristiche e tentativo di previsione delle future linee di sviluppo). La

criminologia ha il compito di studiare e provare ad indicare i percorsi passati, presenti e futuri

del crimine anche per poter indirizzare le scelte di politica criminale e la risposta preventiva,

repressiva e normativa. Alcune importanti ricerche hanno consentito di individuare alcuni tratti

distintivi delle associazioni di tipo mafioso, l’attenzione della mafia è sempre incentrata su

grandi appalti per le opere pubbliche e ovunque vi fossero grandi movimenti di capitale, fino in

tempi recenti a contrabbando e prostituzione. Queste associazioni hanno una struttura e

un’organizzazione interna forti, controllo sul territorio in cui operano con grossi movimenti di

capitale e rappresentano il più grande pericolo per lo Stato soprattutto quando questo è assente.

Se per le associazioni mafiose vale il discorso sottoculturale, non si può fare altrettanto per le

imprese criminali:aggregazioni finalizzate alla commissione di reati predeterminati senza un

vincolo che unisca necessariamente gli appartenenti. Diverso è il concetto di criminalità

d’impresa in cui sono ricompresse tutte quelle attività imprenditoriali di per sé lecite che

tuttavia sono coinvolte infrazioni alle leggi penali. In questo contesto c’è il problema di poter

operare interventi tempestivi dato il numero oscuro che non rende evidenti le proporzioni del

fenomeno.

Il rapporto tra criminologia ed economia è un argomento controverso, in quanto, come

sostengono le ricerche di Sellin e Vold, le relazioni tra economia e tassi di criminalità sfuggono

ad una precisa classificazione e non permettono di trarre delle conclusioni attendibili a causa

della molteplicità di variabili e il gran numero di combinazioni tra esse. Ad ogni modo alcune

ricerche hanno confermato l’esistenza di un nesso tra fattori economici e e reati contro la

proprietà e la persona. Uno studio effettuato su reati violenti, dimostrerebbe che questi sono una

risposta psicologica estrema alla frustrazione e allo stress generato dalla percezione delle

diseguaaglianze economiche.(profilo psicologico). Un’altra ricerca ha dimostrato l’alta

frequenza di reati violenti nelle società dove il perseguimento di guadagni privanti diventa lo

scopo principale della vita sociale ed economica.(profilo sociologico). Anche la disoccupazione

può contribuire ad atteggiamenti criminali,in particolare di delitti contro il patrimonio, anche se

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uno studio ha sostenuto che la maggiore presenza delle persone nelle loro abitazioni a causa

della disoccupazione, ridurrebbe il rischio di tali delitti.

All’interno della criminologia si è andata affermando la criminologia informatica o cyber

criminologia che studia l’impiego del computer come strumento per la commissione di delitti.

Le ricerche dell’approccio psicologico sono ancora deficitarie a causa del numero oscuro del

fenomeno e della invisibilità degli hacker. Per quanto riguarda l’approccio sociologico le nuove

tecnologie informatiche sono un vero e proprio ambiente con il quale il soggetto può interagire,

si è parlato di una sottocultura informatica. L’approccio normativo si è invece occupato della

ramificazione di questa criminalità organizzata a livello internazionale e locale. Questo tipo di

frodi informatiche sono state catalogate in:

 Input frauds, frodi basate sulla manipolazione e falsificazione delle informazioni

contenute in un database

 Troughput frauds, frode che richiede un’elevata conoscenza tecnologica

 Output frauds, frode finalizzata a ritardare o nascondere la scoperta dei dati fittizi

inseriti in un sistema al fine di mettere in atto un input fraud

In questo conteso la carenza di personale qualificato ed esperto in materia, la carenza dei mezzi

processuali efficaci ed idonei a contrastare realmente il fenomeno, sono tutti elementi che

condizionano negativamente l’efficacia dell’azione della polizia e quella giudiziaria.

Cap. X - Urbanizzazione e delinquenza-

Alla fine degli anni “70 si è sviluppata la criminologia ambientale che si poneva lo scopo di studiare

il problema delle aree criminali su almeno tre livelli di analisi:

 Macroanalitico che si interessa delle differenze di criminalità tra Stati, regioni e città. Le

ricerche di questo tipo osservavano come l’evoluzione dell’economia e della vita sociale

avessero contribuito all’aumento delle opportunità criminali. In particolare i criminologi

Choen e Felson , basandosi sullo studio delle attività routinarie, hanno costatato come la

mobilità sociale, il lavoro delle donne fuori casa, siano elementi potenzialmente agevolatori

della commissione dei delitti contro il patrimonio e la persona.

 Mesoanalitico si interessa del piano intermedio come la questione tra le aree di vicinato,

quartieri e isolati. Gli studi a livello di mesoanalisi, pongono l’attenzione sui fattori correlati

alla residenza individuando nella stabilizzazione delle comunità locali un indice di

abbassamento dei tassi di criminalità.

 Microanalitico si occupa di tutte quelle questioni che riguardano l’architettura urbana e i

sistemi di sicurezza. Fu Newman che per primo effettuò ricerche a livello microanalitico, in

particolare egli riteneva che un’attenta progettazione degli spazi urbani potesse prevenire e

ridurre i tassi di delinquenza.

In Italia molte ricerche hanno messo in evidenzia questo particolare tipo di rapporto tra degrado

ambientale urbanistico e tassi di criminalità, accompagnato da sovraffollamento abitativo, carenza

di servizi e mancanza di spazi verdi e di socializzazione. Un esempio di ciò è possibile riscontrarlo

nel complesso residenziale le “Vele” di Secondigliano, prototipo dello scempio e del fallimento di

una classe politica che lo ha permesso. Si può dire che la criminalità che vi è presente è un fattore

secondario rispetto all’assenza di strutture e servizi sociali, della marginalità, che causa la perdita di

appartenenza sociale e quindi frustrazione r conflitto. Si è quindi posta come ipotesi che una buona

comunità civica sia in grado di favorire una buona socializzazione tra i giovani e ridurre

l’esposizione e il coinvolgimento ad attività delinquenziali. 15

CRIMINOLOGIA

(Terza Parte)

Cap. XI – la vittimologia-

La vittimologia nasce con la pubblicazione del libro di Von Henting, (The Criminal and His Victim)

il quale si propone di studiare la vittima in tutte le sue applicazioni personologiche, sociali, di

relazione nella precipitazione del reato. Egli propone una tripartizione sulle vittime di un reato:

Criminale-vittima A seconda delle circostanze può esservi una inversione di ruoli

Vittima-latente Si ha in presenza di fattori predisponesti generali(vittima nata) speciali (psicopatologici,

sociodemografici)

Vittima-causa La vittima può essere la causa dell’evento

Fattah, sulla base del concetto di predisposizione speciale, riscontrò tre tipologie di predisponesti

la vittimizzazione:

biopsicologiche Età, sesso, razza..

Sociali Tipo di lavoro, condizioni economiche e di vita

psicologiche Deviazioni sessuali, estrema fiducia in se stessi …

Mendelsohn propone una graduazione di ruoli di co-responsabilità:

vittima del tutto innocente (Bambini o anziani)

Vittima con colpa lieve (concorso colposo in reato colposo)

Vittima volontaria (suicidio collettivo)

Vittima maggiormente colpevole del delinquente (il caso di provocazione)

Vittima come unica colpevole (caso di legittima difesa)

Sono stati delineati come danno primario tutte quelle conseguenze di diversa natura connesse con

il reato, e danno secondario come una seconda vittimizzazione che il soggetto subisce direttamente

o mediata dalle agenzie di controllo, quali famiglia, amici ecc) e da quelle formali (pubblica

sicurezza, stampa…). La vittimizzazione secondaria invece, è quando la vittima, mette da parte la

voglia di farsi giustizia da sé e delega lo Stato che agirà secondo la legge e con i giusti strumenti. È

stata effettuata anche una catalogazione sui costi del delitto secondo quattro tipologie:

1. spese derivanti dal danno alla proprietà o conseguenti le cure mediche a seguito di violenze

subite, fisiche o psicologiche;

2. danni da mancato guadagno dovuto alla perdita di ore lavorative;

3. cure di tipo psicologico soprattutto legate a situazioni traumatiche di reati violenti;

4. il peggioramento della qualità della vita in conseguenza del reato.

Tra le categorie a maggiore rischio di vittimizzazione è quella che riguarda i bambini, le donne e gli

anziani, a causa della mancanza di reali strumenti di difesa a loro disposizione. Tra gli abusi è

possibile citare l’abuso sessuale, soprattutto nei confronti di donne e minori, di cui sono stati

individuati alcuni fattori predittivi di natura fisica, emotiva e psicologica, infatti spesso questo tipo

di abuso è correlato a quello psicologico, a cui la criminologia e la psichiatria forense hanno rivolto

l’attenzione come forma più sfuggente di abuso, tra le manifestazioni più comuni vi è, il ricatto, la

privazione di libertà, il tradimento della fiducia riposta, la trascuratezza fisica e affettiva, la

manipolazione dei sensi di colpa. La difficoltà di sanzionare questo comportamento risiede nella

complessità del fenomeno, nel suo radicarsi in comportamenti poco inquadrabili. Lo stesso

problema che si riscontra nelle violenze subite dalle donne, in quanto vi è un elevato numero oscuro

che incide pesantemente, anche perché la maggior parte delle donne denuncia solo una piccola parte

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AUTORE

flaviael

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Bettini Romano.

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