Data: 30/09/2019
LEZIONE 1
Problema del controllo: esso si può suddividere in due rami:
• far svolgere al nostro processo un determinato task, raggiungere un certo obiettivo (task ed
obiettivo fanno riferimento al segnale di uscita del sistema ovvero alla risposta del sistema).
• Attribuire al sistema certe proprietà/prestazioni.
Le soluzioni al problema del controllo si dividono sostanzialmente in 2:
• controllo a catena aperta, in cui il blocco di controllo è collegato in serie al processo: tale
metodo risolutivo preclude la totale conoscenza dei fattori e di parametri caratteristici del
processo: questo non sempre avviene in pratica (si pensi ad esempio al problema della
termoregolazione di un'aula: non è possibile prevedere il numero di individui, se ci sono
finestre aperte ecc). L'uscita di tale sistema ricalca il valore dell'ingresso, quindi tenta di
seguirlo;
• controllo a catena chiusa: in questo caso si opera sull'errore ovvero sulla differenza tra il
(t)=u( (t )
segnale in uscita ed il segnale in ingresso . Se l'errore ha segno positivo,
e t)−y
nel caso del controllo della temperatura, si agisce per aumentare il livello d'uscita, viceversa
per diminuirlo. In questo modo è possibile costruire un controllo completo anche senza
dover conoscere per forza tutti i possibili parametri.
MODELLI INGRESSO-USCITA (I-O) LINEARI TEMPO INVARIANTI PROPRI E CAUSALI
SINGLE INPUT/SINGLE OUTPUT (SISO)
Sono modelli descritti dalla seguente equazione:
(n ) (n−1) (m) (m−1 )
d d d d
(t)+a (t)+ (t )=b )+ (t)+...+b (t )
a y y ...+ a y u(t b u u
n n−1 0 m m−1 0
n n−1 m m−1
dt dt dt dt
∈ℝ
a≠0, b≠0
in cui , quindi parliamo di un sistema reale. Se:
• parliamo di modello proprio;
n≥m
• parliamo di modello strettamente proprio.
n> m
La causalità è un'ipotesi aggiuntiva che risulta necessaria per considerare la realizzabilità fisica
del sistema in questione.
Esempio: modello della sospensione o quarter car model. Esso può venire schematizzato dalla
figura seguente: siano:
• M = massa del quarto di macchina;
• k = costante elastica della molla: è una forza di richiamo;
• D = costante di smorzamento dello smorzatore viscoso: è una forza di richiamo.
• (t ) è il nostro ingresso, la forza applicata all'auto.
u
In condizioni statiche, ovvero quando la macchina è ferma, la forza viscosa non agisce e la forza
peso e la forza di richiamo si bilanciano, portando il centro di massa di M in una posizione che
considereremo il nostro punto di riferimento. Applicando la seconda legge di Newton risulta:
2 2
d d d d
(t )=u (t)−k (t) ⇒ (t)+ +k (t)
M y y(t)−D y M y D y y=u
2 dt dt dt
dt
n=2, m=0
in cui .
Data: 01/10/2019
LEZIONE 2
Esempio: C 1
L (t )
i (t )
i C
(t ) 2
v C R (t)
(t ) y
u 1 C 2
(t)
i R (t)=v (t)+ +
u v y( t)
Applichiamo la legge di Kirchhoff alle maglie, quindi (1). Poi applichiamo
L C 1
(t)+i (t )
i(t)=i
Kirchhoff ai nodi: (2) che lega le correnti che attraversano i diversi componenti
R C 2
circuitali.
Sappiamo che per i componenti valgono le seguenti leggi:
d
=L (t )
v i
• per l'induttanza (3);
L
L L
dt d
(t )=C (t) C
i v
• per il condensatore (4);
1
C 1 C
dt
1 1
• (t)= (t)
y Ri per il resistore (5);
R
R d
(t )=C (t ) C
i v
• per il condensatore (6).
2
C 2 C
dt
2 2 (t )
y d
+C
i(t)= y(t)
per la (2) si può scrivere: . Applico l'operatore di derivazione alla (1)
2
R dt
ottenendo: 2
d d d d d d 1 d
(t)= (t)+ ( ⇒ )=L )+
u v v t)+ y( t) u(t i(t i( t)+ y( t)
L C 2
dt dt dt dt dt C dt
dt
1 1
Sviluppando, sostituendo ulteriormente ed effettuando opportuni raccoglimenti, risulta:
[ ] [ ]
(t)
2 3 y
d 1 d d 1 d d
(t)= (t)+C (t) + +C (t) +
u L y y y y(t)
2 2
2 3
dt R C R dt dt
dt dt 1
[ ]
C
3 2
d L d d 1 d
2
( +1 (t )+ (t)=
L C y t)+ y(t)+ y y u( t)
2 3 2
R C dt R C dt
dt dt 1 1 >
n=3 m=1
Il sistema è lineare tempo invariante, causale e strettamente proprio, infatti .
RIPASSO STUDIO DEI MODELLI I/O NEL DOMINIO DEL TEMPO
I modelli ingresso uscita lineari tempo invarianti causali e propri vengono descritti da
un'equazione differenziale lineare a coefficienti costanti del seguente tipo:
n m
(i ) (i)
d d
∑ ∑
(t)= )
a y b u(t
i i
i i
dt dt
i=0 i=0
≠0 ≠0∈ℝ
a , b n≥m
in cui e .
i i
• è l'ingresso, scalare, del sistema;
(t )
u
• è l'uscita, anch'essa scalare, del sistema.
(t)
y
E' importante stabilire un inizio e, osservando che il sistema è tempo invariante (quindi è insensibile
t≥0
alle traslazioni temporali), usiamo il semiasse fissando 0 come origine dei tempi.
(t) t≥0
y
Per studiare la dinamica, ovvero l'andamento dell'uscita per non è sufficiente
(t) t≥0
u
conoscere il valore dell'ingresso per ma è necessario anche conoscere lo stato del
(t ) t≥0
u
sistema prima che si agisca su di esso con l'ingresso per : in seguito ipotizzeremo
ℝ
(t)
u
sempre che sia un segnale causale, ovvero che se venisse considerato definito su tutto
(t)≡δ (t) δ (t)
u
(t)≡0 <0
u t
esso varrebbe ovvero con gradino unitario inverso . Lo
−1 −1 (t)
u
stato di sistema rappresenta la fotografia del sistema prima che l'ingresso agisca su di esso a
t=0
partire dall'istante e un modo per rappresentare questo stato è attraverso le condizioni
iniziali ovvero il valore dell'uscita e delle sue derivate in 0: a noi interessa avere:
(n−1)
d d
− − −
(0 ) (0 ), (0 )
y , y ... , y
n−1
dt dt
−
0
Osservazione: mettere lo 0 piuttosto che non va bene se applichiamo un segnale in grado di
cambiare il valore dell'uscita istantaneamente, ad esempio l'impulso e le sue derivate.
−
t=0
Si noti quindi che le condizioni iniziali sono valutate per al fine di evidenziare che
rappresentano lo stato del sistema subito prima che io applichi una sollecitazione in ingresso, in
t=0
particolare un ingresso di tipo impulsivo collocato in .
Allora possiamo interpretare: (n−1 )
d d
− − −
(0 ) (0 ), (0 )
• y , y ... y
condizioni iniziali n−1
dt dt
• (t)
ingresso causale.
u , t∈ℝ (t) t≥0
y
come le cause agenti sul sistema e l'uscita per come l'effetto ad esse relativo.
c ⇒
Poiché il sistema è lineare vale il principio di sovrapposizione degli effetti: se la causa 1
∀ α α ⇒ α +α =α + α
e c e , c c e e
⇒
effetto e la causa effetto allora, .
1 2 2 1 2 1 1 2 2 1 1 2 2
(t)
y , t≥0
Se sfrutto questa proprietà e separo le due cause posso dire che l'uscita è somma di
due componenti: (t)= (t)+ (t)
y y y
l f
ove • (t )
y rappresenta l'evoluzione libera di uscita e rappresenta l'uscita del sistema per le
l
condizioni iniziali date e ingresso identicamente nullo;
(t)
• y prende il nome di evoluzione forzata di uscita e rappresenta l'uscita del sistema per
f (t )
u
l'ingresso dato e condizioni iniziali nulle.
EVOLUZIONE LIBERA DI UN MODELLO I/O
(t )
y
L'evoluzione libera è soluzione dell'equazione differenziale omogenea che si ottiene da
l
quella di partenza eliminando l'ingresso ovvero:
n k
(i ) d
d
∑ −
(0 ) =0
(t)=0 y , k ,1 , ... , n−1
a y t≥0 con condizioni iniziali
i k
dt dt
i=0
Introduciamo l'equazione caratteristica del modello ingresso uscita che si ottiene mediante un abuso
di notazione:
Definizione: si definisce polinomio dell'equazione caratteristica il polinomio:
n
∑
Δ i
(s )= =0
d a s
i
i=0
(s )∈ℝ[
( ) d s]
d s ha grado n (anello dei polinomi a coefficienti reali). Indichiamo con
λ λ λ
, , ... , (s )
d
le r radici complesse di o, equivalentemente, dell'equazione caratteristica e
1 2 r
μ ,... ,μ
con numeri interi positivi le relative molteplicità:
1 r r
∏
μ μ μ μ
(s−λ ) (s−λ ) ) =a ( )
a ...( s−λ s−λ
1 2 r i
n 1 2 r n i
i=1
Nota bene: un polinomio il cui coefficiente del termine di grado massimo è unitario viene detto
monico. λ
Proposizione: a ciascuna delle r radici viene associata una famiglia di modi elementari in
i
μ
numero pari alla sua molteplicità ovvero:
i μ −1
2
t t i
λ λ λ λ
t t t t
e , t e , e ,... , e
i i i i
(μ −1)!
2! i
μ +μ +...+μ =n
Poiché sappiamo che abbiamo n modi elementari che rappresentano un insieme
1 2 r
fondamentale di soluzioni dell'equazione differenziale omogenea. Ciò significa che le soluzioni
n (i )
d
∑ (t)=0
a y
dell'equazione differenziale omogenea sono tutte e sole quelle esprimibili nella
i i
dt
i=0
forma: μ −1
r k
t
i
∑ ∑ λ t
(t)=
y c e i
0 i k k !
=1 =0
i k
Tra tutte le soluzioni dell'omogenea, l'evoluzione libera è quella soluzione
μ −1
r k
t
i
∑ ∑ λ t c
̃
(t )= ove i sono tali da soddisfare le condizioni iniziali: quindi:
y c e
̃ i ik
l i k k !
i=1 k=0 −
(0)= )
• y y( 0
l
d d −
(0)= (0 )
y y
• dt dt
(n−1) (n−1 )
d d −
(0)= (0 )
• y y
n−1 n−1
dt dt c
̃
Le espressioni a sinistra sono in realtà combinazioni lineari dei coefficiente mentre quelle a
i k
destra sono ennuple di numeri reali.
In particolare le espressioni a sinistra rappresentano un insieme di equazioni algebriche lineari in n
incognite determinato: n perché effettivamente abbiamo n termini noti.
L'aggiunta di altre equazioni comporta due possibili situazioni: potrebbe capitare che il sistema non
sia risolvibile (le informazioni rilevate sono fra loro incompatibili) oppure semplicemente ci sia una
abbondanza di equazioni superflue. μ μ ≡μ
∃λ =λ
λ ∈ℂ ∖ ℝ
Proposizione: se ed ha molteplicità allora con . In questo caso
i j
i j i
i
alle 2 famiglie di modi elementari complessi,
{ } { }
k k
t t
λ λ
t =0 −1 ∪ =0 =μ −1
e , k , 1,... ,μ e t , k ,... , k
i j
i j
k ! k !
μ μ
2 2
(nota bene modi totali) è possibile sostituire una famiglia di modi reali equivalenti.
i i
λ =σ+ ω ω≠0 λ =σ− ω
j , j
Se e quindi la famiglia di modi reali equivalenti è:
1 j
{ }
k k
t t
σ σ
t t
(ω ) =0 μ −1
e cos t) , e sin(ω t , k , ... , i
k ! k ! μ
2
Il senso è che tutte le combinazioni lineari dei modi reali sono tutte e sole le combinazioni
i
μ
2
lineari dei modi complessi di partenza.
i
EVOLUZIONE FORZATA DI UN MODELLO I/O
(t)
y
L'evoluzione forzata è la soluzione dell'equazione differenziale di partenza assumendo che
f
(t)
u , t∈ℝ
agisca l'ingresso causale e noto e le condizioni iniziali siano tutte nulle.
Definizione: definiamo risposta impulsiva del sistema la risposta forzata del sistema quando
(t)=δ (t) (t)
u w
. Se indichiamo con la risposta impulsiva, essa è la soluzione dell'equazione:
n m
(i ) (i)
d d
∑ ∑
(t)= δ(t)
a w b , t≥0
i i
i i
dt dt
i=0 i=0
(n−1)
d d
− − −
(0 )= )=...= (0 )=0
w w(0 w
con .
n−1
dt dt ℝ
(t)
w
E' conveniente pensare che sia definita in tutto .
Osservazione:
(t)=0 (t)=0
t< 0 t< 0
w u
1. per giacché per , le condizioni iniziali sono nulle ed il
sistema è causale; (i)
d δ(t)=0 ∀ ⇒ (t) ⇒
i w
t> 0
2. per allora è soluzione dell'equazione omogenea è
i
dt
combinazione lineare dei modi elementari:
μ −1
r k
t
r
∑ ∑ λ t
(t)=
w d e , t>0
i
i k k !
=1
i k=0 (0)
t=0 n> m n=m
w
3. per se la precedente espressione giustifica anche : se invece
devo introdurre un termine impulsivo.
In conclusione posso scrivere: [ ]
μ −1
r k
t
r
∑ ∑ λ t ≠0 ⇔
d n=m
ove .
(t)=d δ(t)+ δ (t )
w d e i 0
−1
0 ik k !
i=1 k=0
(t)
y , t≥0 (t)
w
Proposizione: l'evoluzione forzata di un modello I/O di risposta impulsiva
f
(t )
u
con ingresso è: + +
t t
∫ ∫
(t)=[w ∗u](t)= τ )u (t −τ) τ= τ)d τ
y w( d w(t−τ)u(
− −
0 0
in cui gli estremi servono per includere nell'integrale il contributo di eventuali impulsi collocati in 0
e t.
Data: 03/10/2019
LEZIONE 3
TRASFORMATA E ANTITRASFORMATA DI LAPLACE UNILATERA
(t )
v , t∈ℝ
Nota bene: con l'espressione di segnale intenderemo nel seguito sempre la somma di
una funzione in senso tradizionale continua oppure discontinua (combinazioni lineari, funzioni
trigonometriche) e una combinazione lineare di impulsi di vario ordine (impulso regolare, la
derivata prima ovvero il suo doppietto, ecc).
d d d d
dt dt dt dt
→ → → →
δ δ δ δ δ
← ← ← ←
−2 −1 0 1 2
∫ ∫ ∫ ∫
dt dt dt dt
Osservazione: gli impulsi sono distribuzioni, non funzioni. (t ) t∈ℝ
v
Definizione: si chiama trasformata di Laplace di un segnale con la funzione
complessa di variabile complessa s che, dove esiste, è definita nel seguente modo:
+∞
∫ −s t
(s)=ℒ [v (t )]= (t)
V v e dt , s∈ℂ
−
0
Osservazioni: (t )
v , t∈ℝ
1. è unilatera perché sfrutta solo la parte causale del segnale , ovvero i valori
≠v
v
t> 0
temporali positivi ; quindi considerando due segnali ma tali che
1 2
(t)=v (t ) ∀ [v (t)]=ℒ [v ( ∀ (t),
v t> 0 ℒ t)] v t∈ℝ
allora . In particolare risulta
1 2 1 2
[v (t )]=ℒ [v (t )δ (t )]
ℒ
che ovvero si considera effettivamente la trasformata per soli
−1
valori positivi del tempo;
−
0
2. l'estremo inferiore dell'integrale è necessario per poter evidenziare il fatto che
t=0
eventuali componenti impulsive collocate in vanno incluse nel calcolo dell'integrale;
3. non è detto che l'integrale sia finito: si definisce regione di convergenza della trasformata di
{ }
∣ ∣
+∞
∫
Δ −st
(V ( (t)e <+∞
ROC s))= s∈ℂ: v dt
(t )
v
Laplace di : . Si può notare che ROC
−
0
ℂ ∃a∈ℝ
o è l'insieme vuoto oppure oppure (ascissa di convergenza) tale che:
{ } { }
ℜ( )> ⊆ROC (V (s ))⊆ ℜ(s)≥a
s∈ℂ: s a s∈ℂ:
PROPRIETA' DELLA TRASFORMATA DI LAPLACE
Di seguito elencheremo alcune proprietà fondamentali di cui gode la trasformata di Laplace.
1. Proprietà di linearità:
(s )=ℒ [v (t )]
V , i=1 , 2
sia , allora:
i i
∀ α α ∈ℂ ⇒ [α (t )+α (t)]=α [v (t)]+α [v (t)]
, ℒ v v ℒ ℒ
1 2 1 1 2 1 2
2. Proprietà della derivata:
(s)=ℒ [v (t )]
V
se allora: [ ]
d −
(t ) =s ( (0 )
ℒ v V s)−v
dt [ ] i−1
(i ) k
d d
∑
(i ) −
i−1−k
∀ i∈ℤ , i≥1 (t ) =s ( )− ( )
Iterando la formula, : ℒ v V s s v 0
k
dt dt
k=0
[ ]
(i )
d i
(t ) =s (
ℒ v V s)
(t )
v
Osservazione: se è un segnale causale, allora .
i
dt
3. Proprietà della derivata della trasformata.
(s)=ℒ [v (t )] ∀ ∈ℤ
V , k
Se intero e non negativo si ha:
k
d
[ ]
k k
(t ) =(−1) (s)
ℒ t v V
k
ds
4. Proprietà del prodotto per un esponenziale:
[ ] λ∈ℂ
(s)=ℒ
V v( t)
Se e allora: [ ]
λ t
(t)e =V (s−λ)
ℒ v
alla modulazione del tempo corrisponde una traslazione in s; per dimostrarlo basta
effettuare una sostituzione nell'integrale dopo aver sostituito l'espressione.
5. Proprietà del prodotto di convoluzione:
(t) (t )
v v
supponiamo che e siano due segnali causali la cui trasformata di Laplace
1 2
[ ] [ ]
( (t ) (s )=ℒ (t)
V s)=ℒ v V v
vale e : allora, essendo due segnali causali, risulta:
1
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