Estratto del documento

Appunti di consumi e cittadinanza attiva

A cura di: Alessandra Mazzotta

Professoresse: Emanuela Mora, Francesca Anzalone

A.A.: 2019/2020

Università: Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Milano)

Libro di testo di riferimento: Dispensa disponibile in ufficio fotoriproduzioni

Modalità di valutazione

La valutazione è continua durante il corso: agli appelli ufficiali verranno semplicemente registrati i voti. Essa si compone di:

  • Esercitazione pratica da svolgersi in gruppo (30%);
  • Tre brevi test a risposte multiple (30%);
  • Presentazione di un saggio breve (max 3500 parole) su un tema trattato nel corso e concordato con la docente, da consegnarsi durante la pausa natalizia. Le istruzioni formali per la redazione del paper verranno fornite a lezione (40%).

Se non va bene la valutazione continua, si fa l’esame in modalità da non frequentante (cioè si studia la bibliografia).

Nota: La valutazione del laboratorio di Media planning è propedeutica per l’esame finale: è necessario aver superato con esito positivo la valutazione del laboratorio per registrare il voto finale all’esame.

Lezione 1 – Mora

Introduzione.

Lezione 2 – Mora

Che cos’è la cittadinanza? La letteratura di riferimento

  • Che cosa significa cittadinanza? (dal sito del Ministero dell’Interno)

    “Il termine cittadinanza indica il rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status, denominato civitatis, al quale l’ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici. In Italia il moderno concetto di cittadinanza nasce al momento della costituzione dello Stato unitario ed è attualmente disciplinata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91”.

    In termini strettamente giuridici, i diritti di cittadinanza sono i diritti civili e politici. I diritti sociali sono assimilati ai diritti di cittadinanza, ma in realtà regolano maggiormente la relazione di lealtà politica del cittadino nei confronti degli apparati governativi; sono tipicamente i diritti cosiddetti di welfare, erogati dallo stato a vantaggio dei cittadini (in cambio di lealtà politica). Alcuni dei diritti sociali vengono garantiti per ragioni umanitarie anche a persone che risiedono nel territorio italiano ma che non sono cittadini italiani (es.: istruzione e sanità).

  • Diritti civili: libertà individuali diritto di espressione, di parola, di professare la propria religione, alla proprietà privata, ad ottenere giustizia di fronte a una corte terza e indipendente.
  • Diritti politici: diritto politico attivo e passivo (votare e candidarsi).

“La cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, cioè se si nasce o si è adottati da cittadini italiani. Esiste una possibilità residuale di acquisto iure soli, se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi (= senza cittadinanza) o se i genitori sono ignoti o non possono trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato di provenienza”.

Ci sono casi in cui il cittadino perde la cittadinanza. Era in corso di approvazione (1 approvazione alla Camera ott. 2015, ristagno in Senato fino ad agosto 2016. Grande dibattito in corso autunno 2017) una legge per riconoscimento di cittadinanza per iure soli temperato (cfr. studio cataldi). Ad oggi (ottobre 2019) tutto si è fermato, c’è un inizio di dibattito su ius culturae: riguarda persone che hanno seguito un percorso di studi in Italia, vivono in Italia da tanti anni, conoscono bene la lingua (vengono sottoposti a un esame in tal senso).

“La cittadinanza può essere richiesta anche dagli stranieri che risiedono in Italia da almeno dieci anni e sono in possesso di determinati requisiti. In particolare, il richiedente deve dimostrare di avere redditi sufficienti al sostentamento, di non avere precedenti penali, di non essere in possesso di motivi ostativi per la sicurezza della Repubblica”.

“Si può diventare cittadini italiani anche per matrimonio”.

Ogni cittadino di un Paese membro della UE, oltre alla cittadinanza del paese di origine, gode della cittadinanza europea. Secondo la testuale dizione del trattato di Maastricht (TUE), è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'Unione europea comporta una serie di norme e diritti ben definiti, che si possono raggruppare in quattro categorie:

  • La libertà di circolazione e di soggiorno su tutto il territorio dell’Unione;
  • Il diritto di votare e di essere eletto alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento europeo nello Stato membro di residenza;
  • La tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro in un paese terzo nel quale lo Stato di cui la persona in causa ha la cittadinanza non è rappresentato;
  • Il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e ricorsi al mediatore europeo.

Legge 5 febbraio 1992, n. 91

Nuove norme sulla cittadinanza DPR 12 ottobre 1993, n. 572.

Regolamento di esecuzione

  • Il termine “cittadinanza” viene da prima delle contemporanee costituzioni dell’800/900. Indica il rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status, denominato civitatis, al quale l’ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici. Nel corso del tempo, si sviluppano diverse forme di stato, diverse forme di appartenenza, e viene attribuito il riconoscimento dello status a soggetti diversi. Quindi, cambia il modo in cui si pensa a e si parla dei vantaggi che spettano all’individuo per il suo status di cittadino. Pietro Costa: a seconda del contesto in cui si parla di cittadinanza, esiste un diverso “discorso della cittadinanza”. A chi si attribuiscono diritti? In base a quali principi di legittimazione?

T. H. Marshall (non Alfred) è considerato padre delle teorie moderne liberali della cittadinanza. Ha scritto un volume intitolato Cittadinanza e classi sociali. Il tema è questo: la cittadinanza non elimina le disuguaglianze, ma introduce un principio di perequazione (=riduzione degli effetti delle disuguaglianze) di fronte alle istituzioni. Detto in parole più semplici: di fronte alle istituzioni, le persone sono tutte uguali.

Primo blocco di temi e autori nella dispensa cittadini e consumatori

  • P. Bourdieu e M. De Certeau. Con loro, mettiamo a tema il fatto che ciascuno di noi è contemporaneamente un cittadino (sfera pubblica) e un consumatore (sfera privata). Sia come cittadini che come consumatori esercitiamo un potere di scelta. Nel potere di scelta si salda la relazione tra l’essere cittadino e l’essere consumatore. Le nostre scelte private hanno degli effetti anche sul piano pubblico: le nostre scelte personali hanno effetti anche sul nostro io cittadino. Le nostre azioni possono essere motivate e spinte da interessi personali, ma anche no, perché non sempre agiamo in modo utilitaristico. È vero che abbiamo potere di scelta, ma è altrettanto vero che siamo sottoposti a una serie di condizionamenti molto pesanti. Siamo quindi attivi nella scelta, ma anche passivi, perché nella scelta ci facciamo influenzare da tanti fattori che ci spingono a comportarci in un modo piuttosto che nell’altro. De Certeau dice che possiamo mettere in atto strategie che ci consentano di ribaltare questa situazione e diventare del tutto attivi.
  • Beck: società del rischio (evoluzione tecnologica produce rischi per la salute) patologie legate all’industrializzazione dell’agricoltura (si danno, ad esempio, dei mangimi agli animali che poi si tramutano in malattie per gli uomini che li mangiano). Il progresso tecnologico migliora la vita dell’uomo ma, allo stesso tempo, comporta il rischio di distruggere i miglioramenti che l’uomo stesso ha creato. Condizione di rischio e di pericolo creata dall’uomo stesso: è il paradosso delle società contemporanee, nuovo rispetto alle epoche precedenti.
  • Bauman: libertà (possiamo consumare tutto ciò che vogliamo) e solitudine del cittadino individualizzato.
  • Aria: dialettica consumo/dono: creare, esaurire, (ri)mettere in circolo.

Secondo blocco i consumi dei cittadini immigrati

  • Appadurai
  • Benhabib, Kimlicka, Gomarasca

Lezione 3 – Anzalone

Prima lezione del laboratorio media planning, in cui impareremo in modo pratico il mestiere della comunicazione, in particolare digitale. Giorno dopo giorno lavoreremo a un progetto che esporremo alla fine del corso. Il progetto a cui lavoreremo è il dizionario del cittadino consumatore consapevole. Questo dizionario avrà una serie di lemmi che andremo a identificare e costruire in classe, attraverso dei gruppi. Poi vedremo come presentare questo dizionario: attraverso la redazione di un comunicato stampa (1800-2500 caratteri, spazi inclusi), di un blog, di una cartella di presentazione, di un calendario social, di un piano editoriale (quest’ultimo sarà l’elaborato di valutazione finale). Ogni lezione faremo un’ora/un’ora e mezza di teoria e poi il restante tempo applicheremo in pratica le nozioni teoriche nella creazione di questo dizionario.

Parliamo ora di comunicazione e nuovi modelli (cosiddetti new media). Nuovi perché si sono aggiunti mezzi di comunicazione diversi da quelli tradizionali da circa vent’anni. Comunicazione online: disintermediata (cioè diretta) rischi: non so se l’informazione è corretta, se è di un competitor che mi vuole male, ecc. Comunicato stampa: comunicato ufficiale di un’azienda, che si prende la responsabilità di ciò che comunica. La persona che si prende questa responsabilità si chiama fonte (es: l’Ansa è una fonte autorevole di informazione). Oggi andiamo alla fonte dai social network del personaggio pubblico per prendere le notizie di quello che fa (es: il profilo Instagram della Ferragni è una fonte per i giornalisti).

Oltre che disintermediata, la comunicazione di oggi è:

  • Multicanale: contemporaneamente, lo stesso contenuto può essere trasmesso sotto forma di testo, video, foto, audio, ecc. È insomma una comunicazione a 360°.
  • Omnicanale: il mio pubblico può vedere la mia informazione a 360°: può vedere la mia foto, il mio video, il mio audio, e così via. Questo vuol dire che la mia azienda deve raccontare le stesse cose ovunque (cambia il mezzo ma non il messaggio). L’azienda deve portare tutte le persone a un messaggio comune.

Corporate communication: presento la mia azienda nella sua istituzionalità (la sua storia, il suo fatturato, i suoi valori, la sua mission, la sua vision, ecc.).

Social responsibility: responsabilità sociale nei confronti delle persone e dell’ambiente. Ci deve essere sicuramente un fatturato economico, ma le persone devono vivere bene all’interno della comunità aziendale. È il famoso welfare aziendale.

(Tutte queste parole saranno utili per il nostro dizionario)

B Corp e Benefit Corporation: quest’ultima è una nuova forma giuridica aziendale introdotta in Italia nel 2016 dove si dice che l’azienda all’interno del suo statuto societario ha sì delle finalità economiche, ma anche sociali. Ad esempio, lo stipendio del più alto dirigente non deve superare di dieci volte lo stipendio più basso il dirigente si prende in tal senso delle responsabilità. Non deve esserci una distinzione nella figura delle risorse umane. Logica in cui le persone sono al centro. Si inizia a parlare di social impact significa: ho un’azienda con un fatturato. Ma cosa fa per il sociale? Che benefici dà nel territorio in cui si colloca? Questo perché ci si è resi conto che le persone sono la risorsa più importante in un’azienda. In più, in una visione meno utopica, con l’avvento di internet, un lavoratore che si sente frustrato può rendere pubblica sui suoi social un’immagine negativa della sua azienda. Quindi, questo percorso verso il social impact è stato sicuramente accelerato dal web.

Qualche dato

Per renderci conto delle informazioni che circolano nel web, secondo il calcolo di Cefriel, ogni giorno sono generati circa 3 quintilioni di byte, un numero a 18 cifre. In un minuto su Internet avvengono acquisti tramite e-commerce per una cifra che supera i 900 mila dollari. I messaggi scambiati su WhatsApp raggiungono i 38 milioni, di cui circa 350.000 sono foto. Le e-mail sono 187 milioni. Si aggiungono quasi un milione di login su Facebook con circa 2 milioni e mezzo di contenuti condivisi, quasi 500 mila tweet per arrivare ai 2 milioni e 400 mila di video pubblicati su Snapchat. E ancora, oltre 200 mila foto su Instagram, 4 milioni di ricerche su Google; su YouTube vengono caricate 72 ore di video, altre 3.500 immagini circa su Pinterest, e su Amazon si fanno vendite di 83.000 dollari. Ma la domanda fondamentale è: di tutti questi contenuti quanti sono utili? Quanti fake? E quanti con la volontà di manipolare un’informazione a fini non propriamente etici? Questo è lo scenario in cui dobbiamo supportare il cittadino attivo.

Obiettivo: progettare una comunicazione per rendere l’immagine della mia azienda solida e affidabile. Stessa cosa che dobbiamo fare sul nostro profilo Linkedin: farci apparire affidabili e coerenti (nel senso che dobbiamo mostrare di possedere veramente i valori che propugniamo). Incoerenza = perdita di fiducia. Nella prossima lezione impareremo a redigere un comunicato stampa. Vedremo cosa è, come funziona e che caratteristiche deve avere. Anticipiamo subito che una di queste caratteristiche è la notiziabilità: ciò che il comunicato comunica deve essere utile da sapere per la società.

Cambiamento di abitudini: produzione e ascolto

Una criticità di oggi è l’informazione non verificata, condivisa senza attenzione e commentata in maniera affrettata dando per scontato che sia corretta. Si parla molto, si commenta molto, si ascolta poco e i dati dimostrano che si legge sempre meno, ci si ferma spesso al titolo (qui molti fraintendimenti e fake), per la fretta di commentare. Dobbiamo dunque imparare ad essere più critici e analitici. Soprattutto dobbiamo imparare ad essere attenti a tutto ciò che leggiamo e condividiamo non dando nulla per scontato ma ascoltando molto. Così anche enti, istituzioni e organizzazioni: non devono solo produrre, ma devono soprattutto ascoltare per produrre in maniera consapevole. Tutti noi consumatori abbiamo il potere di condividere informazioni, recensioni e commenti che influenzano l’immagine delle aziende e l’opinione degli altri consumatori. Prima di condividere qualsiasi contenuto, dobbiamo fare un’analisi critica. Ascoltare nel web = tenere conto della percezione delle altre persone. Bisogna imparare a prevedere i rischi della mia comunicazione; vedremo come.

Per essere efficace nella comunicazione, devo tenere a mente 3 aspetti fondamentali:

  1. Gli obiettivi da raggiungere. Non esiste comunicazione senza obiettivo. Devo identificarlo e…
  2. …costruire una strategia precisa per raggiungerlo.
  3. Raccogliere risultati prodotto attraverso una rassegna (stampa, tv, radio, web, social, ecc.).

A livello di contenuto, l’informazione deve essere semplice e immediata. Non deve necessitare di spiegazione, casomai di approfondimento. Deve essere poi un’informazione che non può essere manipolata: se anche la decontestualizzo, non corro il rischio che qualcun altro possa rigirarla a proprio piacimento. Devo partire da una logica a macrotemi: da una logica generale, inizio a creare dei livelli di approfondimento sempre più specifici, che mi servono per identificare la tematica e poi le sue specifiche contenuto sempre più verticale, dall’alto verso il basso. Per essere bravi comunicatori, in definitiva, bisogna possedere competenze analitiche, critiche, di mappatura per creare relazioni tra le informazioni in maniera coerente tra di loro.

Piano editoriale: lo strumento per mettere ordine a questa mappatura. Frutto dell’analisi, della raccolta e dell’organizzazione di queste info. Non si pubblica quando si ha un’informazione - può essere un’eccezione, ma si progetta con grande attenzione e consapevolezza, valutando opportunità e rischi possibili. I contenuti devono avere una visione a medio lungo termine, ovvero devono essere contenuti che non si esauriscano in pochi giorni. Essi nascono da una ricerca costante di dati e informazioni di settore. Bisogna verificare e costruire una visione annuale, semestrale, trimestrale, mensile, focalizzando l’attenzione su una visione completa e d’insieme a medio e lungo termine.

Scenario

Dove inseriamo la nostra comunicazione, in quale scenario? Con quali strategie? Con quali tempistiche? Quali le caratteristiche del contesto? In che modo siamo in grado di apportare un beneficio? Quale la situazione iniziale? Un suggerimento operativo: focus su 12 mesi per una visione di scenario globale con il raggiungimento di almeno 4 obiettivi; 6 mesi per una visione a medio termine con il raggiungimento di almeno 2 obiettivi; 3 mesi per una visione a breve termine, con il raggiungimento di un importante obiettivo; mensilmente la verifica per controllare andamento, efficacia e coinvolgimento.

Punti di lavoro

Qual è l’obiettivo del nostro dizionario? Quali strategie vogliamo utilizzare per scrivere i lemmi (persuasione, informazione…)? Quali caratteristiche vogliamo usare per raggiungere le nostre finalità? In che modo questo dizionario può generare benefici concreti per il cittadino? Tieni a mente sempre il tuo pubblico ideale, che vive in un certo contesto, sceglie in un certo modo, ecc. Come può utilizzare il nostro dizionario per ricevere dei benefici (affrontare la vita pubblica in un certo modo)?

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandra180697 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Mora Emanuela.
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