Appunti di Comportamento
Organizzativo
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SOMMARIO
1. Introduzione a Comportamento Organizzativo
2. Gli atteggiamenti
3. Affetto: Emozioni e stati d'animo
4. Personalità
5. Valori
6. Percezione e processo decisionale individuale
7. Teorie Motivazionali (mancante)
8. Applicazione delle teorie Motivazionali
9. Comportamento di gruppo
10. Squadre di lavoro
11. Leadership
1. Introduzione a comportamento
organizzativo
È possibile anticipare il comportamento degli individui all'interno di una
organizzazione? Anticipando il comportamento di tali individui di un'organizzazione
sarebbe possibile controllare la loro gestione in modo migliore per lavorare al meglio
Appunti di Comportamento Organizzativo 1
o coesistere in maniera più pacifica. In un'ipotetica organizzazione aziendale,
conoscere il comportamento delle persone può influenzare (e di molto) I KPI
dell'azienda, andando quindi a incrementare il valore prodotto alla fine del mese, del
semestre e dell'anno.
Quindi, comportamento organizzativo studia il comportamento degli individui
all'interno di un'organizzazione, tuttavia cosa è effettivamente un'organizzazione?
1.1 Definizione di organizzazione
Ogni giorno entriamo (inconsciamente) a contatto con organizzazioni di ogni tipo:
Private o pubbliche
Commerciali
Virtuali o fisiche
Pure un gruppo di amici potrebbe essere un'organizzazione, ed è interessante
notare come ogni individuo (utente) abbia un ruolo all'interno di essa, alle volte
fondamentale per la sopravvivenza della stessa.
Ogni "utente" ha la capacità di modificare la stessa organizzazione una volta entrato
in contatto.
Per definizione, un'organizzazione è uno strumento, composto da persone e risorse,
utilizzato dalle persone per raggiungere un obiettivo considerato importante,
attraverso il coordinamento delle loro azioni.
1.2 Cosa permette di fare l'organizzazione?
Le organizzazioni non nascono per caso, hanno un fine ben specifico ovvero quello
di creare valore, che può significare qualsiasi obiettivo che l'organizzazione reputa
sia di valore (es. Soldi, bene comune, etc.)
Le organizzazioni nascono come strumento per facilitare vita e lavoro di chi agirebbe
da individuo singolo, quali:
Incrementare la specializzazione e la divisione del lavoro, dato che avere più
persone unite significa una progressione di esperienza fra loro e una distinzione
fra i loro talenti che si rispecchiano poi nelle loro mansioni
Usare le tecnologie in larga scala, dato che più persone che usano una
tecnologia equivale ad avere più cervelli che ci lavorano
Appunti di Comportamento Organizzativo 2
Avere potere più grande rispetto ai singoli, dato che un quantitativo di persone
unite è più efficace di singoli individui in molte occasioni
Economizzare i costi, perché una volta che si è insieme si possono dividere i
costi delle risorse, rendendole comunque usufruibili a tutti
Gestire l'ambiente esterno, poiché una volta che si hanno tante persone o tante
risorse messe insieme si può, per esempio, fare leva molto più facilmente su altri
singoli individui esterni
1.3 Dalla suddivisione del lavoro ai sistemi di
incentivi
La storia ha attraversato molte fasi prima di arrivare agli studi scientifici più recenti
sul comportamento organizzativo. Molti grandi nomi del passato risultano nella lista
di chi ha ampliato questa disciplina, come Confucio, Platone, etc.
Il concetto introdotto più recentemente è proprio il sistema di incentivi nelle
organizzazioni
1.4 Studi ed esperimenti di Hawthorne
Un grande studioso che ha contribuito alla disciplina del comportamento
organizzativo è stato Hawthorne, ed è famoso un esperimento che lui ha fatto sugli
individui di un'organizzazione aziendale, precisamente nella zona di produzione.
Sono stati divisi due gruppi, uno avrebbe lavorato in un impianto nuovo, luminoso e
pulito, con quindi condizioni di lavoro migliori. L'altro gruppo avrebbe lavorato nel
solito vecchio impianto. Entrambi i gruppi sapevano di essere sotto un esperimento.
Sorprendentemente, entrambi i gruppi hanno innalzato il loro livello di produttività,
battendo quindi ogni pronostico per quanto riguardava il gruppo del vecchio
impianto.
La verità è che entrambi i gruppi aumentarono il loro livello di produzione perché si
sentivano parte di un esperimento, quindi si sentivano oggetto dell'attenzione di
Hawthorne e dei capi superiori dell'azienda.
Il dottor Hawthorne ne conseguì che non sono i fattori sociologici "fisici" quelli da
tenere d'occhio, ma i fattori psicologici che influenzano il morale e l'autostima dei
lavoratori, e di conseguenza il loro operato e la loro produttività.
1.5 Definizione di comportamento organizzativo
Appunti di Comportamento Organizzativo 3
Per dare una definizione specifica del Comportamento Organizzativo, esso è
un campo di studi che indaga l'impatto di individui, gruppi e strutture sul
comportamento degli individui stessi all'interno delle organizzazioni, allo scopo di
creare più valore. In pratica, studia cosa influenza i membri di un'organizzazione, in
che modo e perché.
Il comportamento organizzativo, come disciplina, tratta di questi temi: motivazione,
comportamento e potere del leader, comunicazione interpersonale, strutture e
processi dei gruppi.
Una nota a margine nella disciplina del comportamento organizzativo, molto
importante, è il fatto che non si tratta di una materia matematica, precisa ed esatta,
ma dato che si tratta di emozioni astratte di persone è giustamente influenzata da
condizioni situazionali, anche dette variabili di contingenza.
1.6 Gli argomenti del comportamento organizzativo
Per organizzare le idee, in vista delle molte informazioni a susseguirsi, si possono
individuare tre livelli in cui il comportamento organizzativo va nel profondo
Livello individuale, in cui si studiano le relazioni interpersonali
Livello di team, in cui si studiano le dinamiche di team, e le dinamiche fra teams
Livello organizzativo, quindi le dinamiche fra le organizzazioni
1.7 I manager di un'organizzazione
In un'organizzazione esistono membri ed esiste il management, che può essere top,
ma non necessariamente sempre di alti livelli. Per esempio, anche un team leader è
un manager. Ma come si definisce un manager tecnicamente? Come si differenzia
da un semplice membro?
1.7.1 Il ruolo del manager
Tecnicamente, un membro di un'organizzazione è chiamato "manager" se il suo
ruolo è quello di prendere decisioni, allocare risorse e dirigere l'attività dei membri, al
fine di raggiungere gli obiettivi.
1.7.2 Le funzioni dei manager
Il manager ha 4 funzioni fondamentali che li distinguono dai semplici membri:
1. Programmazione, ovvero definire gli obiettivi in anticipo, la strategia per il loro
raggiungimento e lo sviluppo di programmi per coordinare le attività
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2. Organizzazione, ovvero definire i compiti da svolgere, chi deve fare quelle
attività, ma anche chi deve prendere le decisioni
3. Guida, ovvero risolvere i conflitti all'interno del team e la scelta dei canali e
metodi di comunicazione più efficaci
4. Controllo, ovvero la monitorazione delle attività in svolgimento e la correzione
delle modalità di lavoro
1.7.3 I ruoli del manager
Il manager ha principalmente tre ruoli:
il ruolo interpersonale, in cui il manager si occupa di spronare e guidare il
gruppo, e si occupa anche di sviluppare la comunicazione e la cooperazione tra
persone e gruppi
il ruolo informativo, in cui il ruolo del manager è quello di essere la figura di
riferimento a cui rivolgere dubbi e domande
il ruolo decisionale, in cui il manager viene visto come la figura che intravede
opportunitù che contribuiscano alla crescita del suo gruppo e dell'organizzazione
1.7.4 Le abilità del manager
Le abilità del manager si valutano su tre fattori:
abilità tecniche, ovvero la capacità di applicare le conoscenze scientifiche ai
contesti reali
abilità umane, ovvero la capacità di saper leggere le persone e capire di cosa
hanno bisogno
abilità concettuali, ovvero la capacità di saper leggere la situazione e
rispondere ai bisogni collegati
1.8 Sfide ed opportunità del comportamento
organizzativo
Esistono le opportunità che il manager deve sfruttare per contribuire alla crescita
della sua organizzazione, ma esistono anche le minacce che possono creare danni
all'organizzazione stessa. Il manager deve saper rispondere bene a queste
minacce, le quali possono essere:
Risposta alla globalizzazione, che assoccia tutti quelle disfunzioni causate dal
contrasto fra una multinazionale con certe regole e dei lavoratori locali
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disabituati
Risposta alle pressioni economiche, ovvero rispondere a quelle circostanze in
cui l'obiettivo economico si fa più difficile da raggiungere
Risposta alla diversità della forza lavoro, ovvero rispondere a quelle
disfunzioni create dall'etnia diversa, dalla disparità di genere o altri fattori
socioculturali
Risposta alle abilità in continuo cambiamento, ovvero rispondere alla
progressualità della tecnologia e alle aziende che le adottano per prime per
ottenere vantaggio competitivo
Risposta a un ambiente di lavoro negativo, ovvero rispondere ai bisogni dei
lavoratori di avere un luogo in cui è facile lavorare.
1.9 Un modello di comportamento organizzativo
Il comportamento organizzativo può essere semplificato in un modello a 3 variabili:
gli input, le variabili che incidono sul controllo dei processi
i processi, le azioni intraprese da individui, gruppi e organizzazioni che
conducono ai risultati
i risultati, che sono l'output degli obiettivi e portano alla creazione di valore
Conseguire dei risultati ha molti effetti positivi: migliorare la prestazione lavorativa,
migliorare l'appartenza all'organizzazione.
Non conseguire dei risultati ha però molti effetti negativi: l'abbandono
dell'organizzazione, per citarne un esempio.
2. Gli atteggiamenti
Per definizione, gli atteggiamenti sono le dichiarazioni di un individuo che
riguardano oggetti, persone o eventi. Gli atteggiamenti possono essere di tipo
valutativo oppure giudicativo.
2.0.1 I tre componenti dell'atteggiamento
Componente affettivo, che rappresenta la parte sentimentale del pensiero
Componente cognitivo, che rappresenta la parte oggettiva del pensiero
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Componente comportamentale, che rappresenta l'azione svolta dall'individuo
che succede dopo la sua dichiarazione
2.1 Dissonanza cognitiva
La dissonanza cognitiva è la sensazione che un individuo prova. durante un
interazione con un altro individuo o fonte comunicativa, causata da un conflitto di
idee, convinzioni, valori o atteggiamenti.
2.1.1 Tre fattori che impattano la dissonanza cognitiva
Esistono tre fattori da tenere in considerazione per ridurre la dissonanza cognitiva.
1. Importanza degli elementi che la creano, come le conseguenze di ciò in cui si
va ad avere il conflitto.
2. Il livello di influenza che crediamo di avere, ovvero la coerenza con il proprio
"personaggio" creato nella mente delle altre persone
3. Le ricompense della dissonanza, ovvero se la creazione di conflitti può
risultare in un effetto benefico per un certo individuo
2.1.2 Tre modalità per ridurre la dissonanza e neutralizzare il
conflitto
Esistono tre modalità per neutralizzare il confitto e ridurre perciò la dissonanza
cognitiva.
1. Cambiare il proprio pensiero per renderlo più coerente con l'altro, ovvero
cambiare totalmente la propria posizione per risolvere la dissonanza
2. Aumentare le tesi a favore del comportamento "incoerente", quindi
rafforzare la propria teoria discordante
3. Diminuire la dissonanza trovando un compromesso fra la propria posizione e
quella discordante
2.2 Tre atteggiamenti principali
Gli atteggiamenti di membri di un'organizzazione sono tantissimi e diversi tra loro. Lo
studio che accompagna questa materia però ne individua tre (più uno) principali e
due secondari.
Ci sono tre (più uno) atteggiamenti principali dei membri di un'organizzazione, altesì
detti come parametri affettivi che provano gli individui verso il lavoro e
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l'organizzazione.
1. Soddisfazione lavorativa. Ovvero l'appagamento verso lo svolgimento delle
attività.
2. Commitment organizzativo. Quanto l'individuo è legato all'organizzazione,
altresì detto come il sentimento di appartenenza del membro con
l'organizzazione e la sua cultura
3. Coinvolgimento lavorativo. Ovvero quanta passione e soddisfazione
l'individuo ha verso la propria mansione o il proprio ruolo (e non
necessariamente verso la sua organizzazione, quindi gli piace il lavoro e non
importa dove lo faccia)
3.1. Empowerment psicologico. Ovvero quanto sente necessario il membro
dell'organizzazione di influenzare gli altri individui (positivamente) all'interno
dell'organizzazione
Un alto coinvolgimento (3) e un alto empowerment (3.1) significa avere un'alta
cittadinanza organizzativa, poiché sono i due atteggiamenti che riescono a
influenzare maggiormente gli altri, rispetto invece alla soddisfazione e al
commitment che sono perlopiù personali.
2.3 Due atteggiamenti secondari
Esistono quindi due atteggiamenti/parametri affettivi che un individuo all'interno
dell'organizzazione può avere.
4. Sostegno organizzativo percepito. Il quale non è un atteggiamento del
membro, ma la percezione che gli altri membri colleghi hanno verso di lui. Viene
altresì chiamata la "reputazione del membro" all'interno dell'organizzazione
5. Engagement del dipendente. Ovvero quanto il dipendente è disposto a
metterci di impegno per far crescere l'organizzazione. Il che rende questo
atteggiamento molto simile al commitment organizzativo (2).
2.4 Funzioni degli atteggiamenti
A che cosa serve sapere leggere gli atteggiamenti di un individuo nell'associazione?
Ci sono 3 motivi, ovvero 3 funzioni che fanno capire l'utilità di riconoscere gli
atteggiamenti altrui. Per esempio, se fossimo dei manager ci serve capire gli
atteggiamenti per 3 specifiche ragioni:
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1. Funzione di valutazione o conoscitiva del soggetto. Quindi si studiano gli
atteggiamenti dell'individuo per valutare il suo stato d'animo nei confronti
dell'organizzazione. Se sarà soddisfatto nel lavoro, se è committed e come
possiamo intervenire su questi parametri
2. Funzione di identità sociale. Quindi si studia quanta importanza hanno le
dichiarazioni di tale individuo, altresì dette come l'influenza che tale individuo ha
all'interno dell'organizzazione. (tramite il coinvolgimento lavorativo - 3 - e il
sostegno organizzativo percepito - 4 -)
3. Funzione strumentale o utilitaristica. Quindi sfruttare gli atteggiamenti di tale
persona a nostro vantaggio.
2.5 Valutazione della soddisfazione lavorativa: gli
approcci
Valutare la soddisfazione lavorativa, ovvero uno dei 5 atteggiamenti e 3
atteggiamenti principali studiati, è utile per il manager come funzione strumentale,
ovvero per sfruttare tale soddisfazione a vantaggio della propria organizzazione. Ci
sono due approcci per valutare la soddisfazione lavorativa:
1. Valutazione globale singola, attraverso quindi un survey oppure le sue opinioni
tramite un'intervista, che può durare anche un'ora, nella quale ci si crea un'idea
di quanto sia soddisfatto l'individuo
2. Somma degli aspetti lavorativi, attraverso quindi i risultati concreti di tale
individuo, anche noti come KPI.
Entrambi gli approcci dovrebbero essere sommati, ovvero dovrebbero usati insieme
per valutare davvero la soddisfazione lavorativa.
2.5.1 Impatto della remunerazione nella soddisfazione lavorativa
La remunerazione è una delle componenti che influenzano la soddisfazione
lavorativo. Quanto di preciso la influenza? Secondo gli studi, basati sopra una
ricerca tra dipendenti, la confidenza nelle proprie competenze, la vicinanza con la
cultura e i valori dell'organizzazione, l'equilibrio vita lavoro e le opportunità di carriera
sono più importanti del fattore economico, ovvero della retribuzione.
2.6 Gestione delle persone insoddisfatte
Capita che le persone non siano soddisfatte all'interno dell'organizzazione, ma per
un manager è importante saper gestire la situazione e cercare di cambiarla per far
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tornare le persone soddisfatte.
Esistono 2 Parametri per cui si può definire l'insoddisfazione delle persone:
Costruttivo/Distruttivo. Come si descrivono le conseguenze delle azioni
eseguite da persone insoddisfatte. In altre parole, se la persone intraprenderà
comportamenti che danneggeranno, o meno, l'organizzazione
Attivo/Passivo. Ovvero se la persona espliciterà l'insoddisfazione oppure la
terrà per sè.
In una matrice 2x2 si possono incrociare la costruttività/distruttività e
l'attività/passività dei comportamenti per descrivere così i 4 comportamenti
possibili di una persona insoddisfatta.
1. ESPRESSIONE. Attivo + Costruttivo. Quando l'individuo insoddisfatto cerca di
dare feedback e contribuire al miglioramento della situazione attivamente e
costruttivamente
2. FEDELTÀ. Passivo + Costruttivo. Qu
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