Appunti di biometria
Appunti di Fabrizio Maltinti. Per la prima volta nella storia del nostro ordinamento, il concetto di riconoscimento biometrico (dal greco = vita e = misurazione, in tal senso, misura della vita) viene introdotto dal DPR 513/1997: “Regolamento recante criteri e modalità per la formazione, l’archiviazione e la trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici” in cui per chiave biometrica si intende “la sequenza di codici informatici utilizzati nell’ambito di meccanismi di sicurezza che impiegano metodi di verifica dell’identità personale basati su specifiche caratteristiche dell’utente”.
Sviluppo storico della biometria
La biometria, come applicazione scientifica, si sviluppa nel 1600:
- 1662: La scuola inglese e la società reale di Londra, su proposta di Re Carlo II, sostennero gli studi di Graunt, con la nascita dell’aritmetica politica che era l’arte di ragionare con i numeri su questioni che riguardano l’attività del governo ed in cui si considera, per la prima volta, la mortalità non come evento individuale ma come studio sulla collettività.
- 1687: Halley costruisce la prima tabella relativa all’esperienza di vita della popolazione.
Nello stesso periodo si sviluppa l’approccio matematico al problema, favorito anche dallo sviluppo della teoria delle probabilità e dei contributi della Scuole Francese (Pascal, De Fermat, Bernouille, Laplace, Quételet).
Gli studi più importanti, tuttavia, risalgono al 1890, quando Galton ipotizza l’impiego delle impronte digitali come mezzo di riconoscimento della persona.
Definizione moderna di biometria
Oggi per biometria si intende anche il riconoscimento informatico di un determinato soggetto ovvero l’autodeterminazione informativa e la verifica dell’identità digitale di una persona (HABEAS DATA) sulla base di caratteristiche biometriche di natura anatomica e comportamentale. Quindi la biometria è la misura della vita fatta di dati, caratteristiche appartenenti alle cose vive, come le differenze fisiologiche:
- Caratteristiche biometriche fisiologiche: impronte digitali, impronta della retina ed iride, minutiae delle dita, geometria della mano, geometria del volto (zigomi, dentatura, mandibola, setto nasale);
- Caratteristiche biometriche comportamentali: ognuno di noi fa le cose in modo unico, la firma, la deambulazione, la voce;
Nelle caratteristiche biometriche anatomiche rientra anche il DNA che, però, non è incluso tra le tecniche biometriche per il riconoscimento, previste dalla legislazione vigente, a causa della complessità intrinseca, dell’impossibilità di operare in “tempo reale” e per i suoi livelli di ingerenza ed invasività della sfera più intima dell’individuo (privacy).
Struttura dei sistemi biometrici
Ogni sistema biometrico è strutturato in fasi specifiche integrate e strettamente interdipendenti tra di loro:
- Registrazione
- Verifica
- Identificazione
La registrazione dell’utente consiste nell’acquisizione da parte del sensore della caratteristica biometrica relativa alla persona interessata. Il passaggio successivo riguarda la rappresentazione informatica del dato, procedura meglio nota come “estrazione delle caratteristiche” attraverso la creazione digitale di un “modello” o “template”; questo è il momento più delicato del processo a causa delle implicazioni giuridiche che la trattazione del dato sensibile può avere sulla privacy.