Scienze biologiche, unibo FM
BIOLOGIA VEGETALE
INTRODUZIONE
• Citologia studia le cellule
• Istologia che studia i tessuti
• Anatomia che studia la disposizione di tessuti e organi
• Organografia studia gli organi descrivendoli dall'esterno
• Fisiologia studia gli aspetti funzionali
• Botanica sistematica classifica le piante in gruppi (taxa)
• Ecologia evidenzia le relazioni tra vegetali e ambiente
, c , d
Livelli di studio: molecolare ellulare i
organografia e di organismo
m , f
Metodiche: orfologiche isiologiche-
, g
biochimiche enetiche.
la botanica studia tutti gli organismi vegetali in
tutti i loro aspetti. si ebbe l’origine
3,85 miliardi di anni fa della
“progenitore
vita con la prima cellula, il
comune”, da cui si sono originati i 3 domini attualmente esistenti: batteri, archea ed eucarioti. Dai batteri si sono
poi originati gli eubatteri, dagli archei gli archeobatteri e dagli eucarioti i protisti, le piante, i funghi e gli animali.
2,8 miliardi di anni fa compaiono i primi organismi in grado di fare la fotosintesi (cianobatteri). Questa è una
funzione comune a tutti gli autotrofi che consiste nello sfruttare CO e H per ottenere glucosio e ossigeno. Questo
2 2
ossigeno veniva rilasciato nell’atmosfera ed ha permesso lo sviluppo e l’evoluzione di tutti gli altri organismi aerobi.
Per poter sopravvivere, le cellule svolgono numerose funzioni:
• (tramite la fotosintesi nelle piante e l’alimentazione negli animali);
Ottenere energia e trasformarla
• Convertire l'informazione genetica in strutture proteiche;
• Disporre di comparti separati (per non interferire) per svolgere le reazioni chimiche citoplasmatiche.
DIMENSIONE DEGLI ORGANISMI
Le cellule hanno
dimensioni molto
piccole perché è
importante mantenere
un elevato rapporto tra
la superficie esterna ed
il volume al fine di
garantire un adeguato
scambio di nutrienti dei
cataboliti per il e dal
citoplasma. Le cellule
devono scambiare
informazioni con altre
cellule, con l'esterno.
Le cellule vegetali
presentano alcune
differenze rispetto alle cellule animali: presentano una parete cellulare, un vacuolo, dei plastidi, una forma squadrata,
dei plasmodesmi (sono canalicoli che mettono tutte le cellule in comunicazione) e non presentano i centrioli.
A seconda delle modalità con cui la cellula ricava l'energia per il metabolismo si riconoscono:
• Organismi autotrofi: comprendono tutte le piante, le alghe azzurre e alcuni batteri;
• Organismi eterotrofi: comprendono tutti gli animali, i funghi e gran parte dei batteri. 1
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Gli organismi fotosintetici (e quindi autotrofi) sono:
• Procarioti: batteri, alghe azzurre;
• Protisti: microalghe (eucarioti unicellulari);
• Eucarioti pluricellulari: piante e alghe (le alghe verdi presentano flagelli mentre le macroalghe verdi sono
laminari e presentano una parte basale nel substrato e una che sporge che fa la fotosintesi);
• Cianobatteri: procarioti con morfologia unicellulare (con diametro 0,2 micron) filamentosa ramificata e non
ramificata (lunghe fino a 100 micron). come l’immobilità:
La nutrizione autotrofa permette di dare un'interpretazione a molti dei caratteri tipici delle piante
il nutrimento della pianta è infatti distribuito nell'ambiente in modo abbastanza omogeneo quindi gli spostamenti sono
inutili.
DIFFERENZE ANIMALI-VEGETALI
• Animali: ricercano il cibo attraverso il movimento.
▪ Piante: la ricerca avviene invece attraverso l'espansione di nuove superfici sia nell'aria che nel terreno; la
crescita di una pianta equivale al movimento di un animale.
• Animali: accrescimento definito. Aumento di dimensioni del corpo limitato nel tempo.
▪ Pianta: accrescimento perenne. L'aumento di dimensioni continua per tutta la vita.
• Animali: risposte veloci agli stimoli che presuppongono una precisa coordinazione tra gli organi.
▪ Piante: hanno risposte agli stimoli più lente ma hanno maggiore autonomia degli organi. Questo si
manifesta con un'enorme capacità di rigenerazione (talea e talea fogliare, due pratiche che danno dei cloni).
• Animali: tendenza a mantenere un ambiente interno costante (temperatura corporea, sangue) nonostante il
variare delle condizioni esterne.
▪ Piante: si adattano passivamente ai cambiamenti delle condizioni esterne.
Quindi, i caratteri tipici delle piante sono...
• Sviluppo di grandi superficie
• Immobilità
• Accrescimento indefinito
• Lenta risposta agli stimoli
• Alto grado di autonomia degli organi ed elevata capacità rigenerativa
MOVIMENTO
Nelle piante i movimenti sono ridotti ma ci sono. Alcuni esempi sono
Gli stomi, costituiti da due cellule reniformi che circoscrivono un'apertura, sono localizzati sull'epidermide delle
all’interno (con l’anidride carbonica per la fotosintesi e
piante e consentono il passaggio dell'aria dall’esterno
l’ossigeno per la respirazione) e viceversa, permettendo anche la fuoriuscita dei prodotti di scarto, come il vapore
aprire e chiudere a seconda della temperatura (se c’è troppo caldo
acqueo. Queste aperture sono regolabili: si possono
si chiudono per evitare un’elevata perdita di acqua).
Il pistillo contiene il sacco embrionale dove è contenuto il gamete femminile. Quando il polline raggiunge il pistillo
germina. Il polline emette il tubetto pollinico che cresce, in maniera polarizzata, verso quindi la regione apicale,
all'interno del pistillo. L'apice del tubo libera i gameti maschili e si ha la fecondazione. Il tubetto pollinico trasporta
quindi il gamete maschile al gamete femminile.
Nella regione apicale del tubicino vi è un’elevata motilità di organuli, elementi citoscheletrici e vescicole. Le
si fondono, determinando l’allungamento del tubicino, gli organuli arrivano e tornano
vescicole di piccole dimensioni
indietro, il citoscheletro, in prossimità dell’apice, presenta filamenti più corti e vi sono anche alcune cellule con il
dall’apice.
nucleo che si muovono in modo costante, più distanti
Altre piante appena toccate chiudono le proprie foglie. I germogli, una volta trovata la sorgente luminosa, si spostano
per seguirla. Nelle piante grasse carnivore quando vengono sollecitati tre recettori insieme (pelettini) questa si chiude
per catturare la preda.
27 febbraio
Le piante, vivendo in ambiente aereo, hanno sviluppato delle vie metaboliche e strutture per risparmiare acqua, come
gli stomi e la presenza di una cutina esterna che riveste le foglie. 2
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FOTOSINTESI
Prima comparsa 2,8 miliardi di anni fa in un cianobatterio.
Questa sfrutta energia luminosa, anidride carbonica, ioni inorganici
prelevati dal terreno e acqua per ottenere glucosio che è fonte di
energia. Quindi, l’energia luminosa (per esempio del sole) viene
trasformata in energia chimica (glucosio). Tra i prodotti di scarto
abbiamo l’ossigeno molecolare.
Le piante presentano delle nervature che vanno mano a mano
assottigliandosi che portano acqua, ioni e materiali ricchi di energia,
presenti in soluzione acquosa, alle cellule.
Equazione della fotosintesi
6 CO + 12 H O + ENERGIA SOLARE = C H O + 6 O + 6 H O
2 2 6 12 6 2 2
Bruciare glucosio significa ossidarlo (quindi serve ossigeno) ed è ciò che viene fatto nei mitocondri. L’energia
chimica in esso contenuto si può anche sfruttare attraverso la glicolisi anaerobica.
Quante piante ci vogliono per fornire ossigeno sufficiente a una persona?
Le piante assorbono CO e emettono O . Occorrono 10600 foglie, in stagione di crescita, quindi nelle migliori
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condizioni, per produrre ossigeno per una persona a riposo.
Il numero di piante dipende dalla specie considerata e dalla quantità di foglie.
Le piante regolano la composizione dell'atmosfera
• Le piante regolano le quantità relative di ossigeno, anidride carbonica e vapore acqueo nell'atmosfera;
• e mitigano l’effetto serra;
Mantengono costante la CO , consumandola, e quindi anche la temperatura
2
• dal momento che l’acqua viene assorbita dalle radici, passa dallo stato liquido
Determinano l'umidità atmosferica,
a quello gassoso e viene rilasciata tramite la traspirazione;
• Controbilanciano l'aumento della CO prodotta dall'uomo (infatti la consuma);
2
• Contribuisce alla formazione dello strato di ozono che ci protegge, dal momento che, in presenza di radiazioni
UV, l’O può essere trasformato in O (ozono).
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Le variazioni climatiche stanno portando alcune zone del pianeta ad essere esposte a condizioni climatiche estreme
(aumento delle temperature, cambiamenti dell’umidità): bisogna abbassare il livello di CO .
2
Le variazioni climatiche portano anche a spostamenti delle piante. Con spostamenti si intende conquista di nuovi
territori grazie alla dispersione del proprio seme.
PIANTE INVASIVE
Le variazioni climatiche potranno anche facilitare la conquista di nuovi areali da parte di piante cosiddette invasive.
Questa si è spostata dai Balcani al centro Europa (fino in Lombardia) e all’Africa. Altre
Es. Ambrosia artemisiifolia.
piante ancora cambiano di altitudine invece che di areale.
PIANTE USATE PER FABBISOGNI ENERGETICI
• Combustibili fossili derivano dalla decomposizione di organismi vegetali fossili
• Legna
• Ricerca di fonti di energia alternative
PIANTE COME FONTE DI IMPORTANTI MATERIE PRIME
• Fibre tessili (cotone, lino, canapa, iuta)
• Legno
PIANTE COME FARMACI
• Piante coltivate per ottenere importanti prodotti chimici messi in commercio dalle industrie farmaceutiche.
ESEMPI:
▪ L’aspirina, per esempio, presenta un principio attivo che si ricava dal Salix alba. 3
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▪ Chinino: alcaloide naturale avente proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche. Veniva
estratto dalla corteccia dell'albero della China. Viene dalla parola inca (corteccia dell'albero). La
Cinchona è la pianta dell'albero.
▪ Artemisinina: composto naturale, nuova terapia contro la malaria, farmaco più usato al mondo.
Deriva dall’Artemisia annua.
• Piante utilizzate per produzione casalinga
Tra i metaboliti secondari prodotti dalle piante abbiamo alcuni noti alcaloidi come la caffeina (dal caffè e dal tè), la
nicotina (dal tabacco), la colchicina, la morfina e la mescolina (dai cactus).
PIANTE TRANSGENICHE
Sono piante a cui vengono date le caratteristiche che più si preferisce. Un esempio è la melanzana transgenica: questa
è senza semi e si sviluppa per partenogenesi (per questo non ha semi).
CLASSIFICAZIONE DELLE PIANTE
Le piante, a seconda della loro organizzazione, sono suddivise in:
• Tallofite (piante senza veri tessuti)
• Briofite* [il prof non l’ha definito come un gruppo a parte
(hanno aspetti sia di tallofite che cormofite) ma le metto qui]
• Cormofite o tracheofite o embriofite (piante con fusto, trachee e con embrione durante lo sviluppo)
TALLOFITE
Il loro corpo non è organizzato in tessuti veri e propri e specializzati. Tra queste piante abbiamo alghe e licheni.
BRIOFITE
Presentano alcuni aspetti sia delle tallofite che delle cormofite. Il loro portamento è sempre vicino al terreno. Tra
queste piante abbiamo muschi, epatiche e antocerote.
CORMOFITE O TRACHOFITE O EMBRIOFITE
Con queste abbiamo la comparsa della lignina, che è un metabolita secondario che va a costituire il legno. Il loro
corpo è organizzato in fusto che svolge le funzioni di conduzione, sostegno e riserva. Presentano le foglie e le loro
funzioni sono: fotosintesi e scambi gassosi con ambiente. Hanno delle radici nella parte basale che hanno funzione di:
assorbimento acqua e ancoraggio al suolo.
Le piante appartenenti a questo gruppo sono classificate in:
• PTERIDOFITE
• SPERMATOFITE
Queste a loro volta si dividono in:
▪ GIMNOSPERME
▪ ANGIOSPERME
E questa ancora in:
o DICOTILEDONI
o MONOCOTILEDONI
PTERIDOFITE
Sono piante comuni in ambienti umidi e ombrosi perché hanno bisogno di acqua e umidità. Tra queste
abbiamo le felci, la Dryopteris filix-mas, la Marsitea hirsuta e la Adiantum capillus-veneris.
GIMNOSPERME
Il nome significa “ perché gli ovuli sono a contatto con l’ambiente. Hanno un fiore maschile e
piante a seme nudo”
uno femminile. Le Foglie carpellari portano gli sporangi femminile e quindi le macrospore che originano il
gametofite femminile mentre le foglie staminali che portano gli sporangi maschili e quindi le microspore che
originano il gametofito maschile. 4
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A questo gruppo appartengono:
o CONIFEROPHYTA (500 sp.)
o CYCADOPHYTA (150 sp.)
o SNETOPHYTA (80 sp.)
o GINGKOPHYTA (1 sp. e cioè il Gingko biloba)
ANGIOSPERME
Il nome significa “piante a seme racchiuso”. Si dividono in:
• DICOTILEDONI
• MONOCOTILEDONI
Le piante appartenenti a questi 2 gruppi presentano numerose differenze nelle foglie, nei fiori, nelle radici, nelle
nervature e nei semi.
• DICOTILEDONI
Apparato radicale principale ben evidente. C’è una
o gerarchia nelle loro radici: ve n’è una principale e le altre
sono ramificazioni.
o Comprende alberi, cespugli, rampicanti, piante erbacee.
o Il seme in sezione presenta 2 cotiledoni, o foglie
embrionali.
o Le parti dei fiori (petali, sepadi, ecc.) sono di solito 5,
più raramente 4.
o Le foglie presentano il picciolo e le nervature si
suddividono in nervature principali (foglie penninervie e
palminervie) e secondarie. In generale, sono retinervie.
Le foglie inoltre sono semplici o composte.
• MONOCOTILEDONI
o Apparato radicale formato da molte radici dello stesso
calibro con anche filamenti sottili.
o Sono quasi tutte piante erbacee tranne alcune (palme).
e tutto intorno l’endosperma (materiale di riserva).
o Il seme in sezione presenta 1 cotiledone
o Le parte dei fiori sono 3 o multipli di 3 (giglio, iris, triricum o grano, ecc.).
o Le foglie non presentano il picciolo. Le nervature sono tutte parallele tra loro quindi non presentano
ramificazione. In generale, sono parallelinervie.
hanno tutte le riserve dell’embrione. Mano a mano si
I cotiledoni svuotano perché la crescita della pianta avviene a
discapito dei cotiledoni. 5
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PLASTIDI
Questi sono alcuni degli organuli più caratteristici delle cellule
vegetali. Ne esistono di tante forme e tipi diversi; sono grandi
circa 4-10 micron e se ne trovano diversi nei diversi distretti
della pianta. Tra i vari plastidi abbiamo i cloroplasti: dentro
presentano un sistema di membrane molto elettrondenso e dei
granuli di amido, che sono i prodotti della fotosintesi.
Tutti i plastidi svolgono funzioni importanti; hanno ribosomi,
DNA circolare non associato ad istoni, crescono e si
riproducono per divisione. I cloroplasti fanno la fotosintesi, gli
altri svolgono funzioni diverse come sintesi, accumulo e
trasporto di lipidi, accumulo di carboidrati e ferro, pigmentazione.
Sono delimitati da due membrane: una interna e una esterna. Queste due sono separate da un piccolo spazio.
Internamente i plastidi contengono lo stroma: una fase solubile amorfa. La membrana esterna è molto ricca di lipidi,
ha bassa densità ed è permeabile a molecole di medie dimensione grazie a proteine canali e porine. La membrana
interna è più selettiva e permette il passaggio di piccole molecole, per quelle grandi intervengono trasportatori.
La membrana interna è sede di enzimi fondamentali in alcune vie metaboliche. Entrambe le membrane sono coinvolte
nella traslocazione all’interno di proteine codificate dal nucleo e sintetizzate dai ribosomi che devono raggiungere i
plastidi. Sono implicate nel riconoscimento delle sostanze.
Meccanismo per l’importazione delle proteine dentro i plastidi
Sulla membrana dei cloroplasti sono presenti dei complessi traslocatori per far entrare o uscire le proteine. Questi
traslocatori agiscono simultaneamente nei punti di contatto tra le membrane e prendono il nome di TOC (se si trovano
(se su quella interna). Questi traslocatori sono macchinari d’importo che
sulla membrana esterna) e di TIC
riconoscono, grazie ad un segnale peptidico, la molecola da fare entrare. Questa, una volta riconosciuta, viene fatta
entrare attraverso un trasporto attivo ATP dipendente. TIC e TOC lavorano sinergicamente e contemporaneamente nel
sito di contatto delle due membrane. Abbiamo due meccanismi grazie ai quali le proteine vengono fatte entrare:
• Se le proteine non sono solubili in acqua avremo la formazione di vescicole di endocitosi a partire dalla
membrana interna;
• Se le proteine sono solubili entrano anche attraverso il TIC senza bisogno di vescicole.
DIVERSI TIPI DI PLASTIDI
• PROPLASTIDI: sono plastidi giovani, piccoli e indifferenziati che possono differenziarsi e dare origine a tutti
Il nome significa “plastidi primitivi”.
quei diversi tipi di plastidi elencati. Si trovano nelle cellule meristematiche e
presentano un sistema di membrane scarsamente sviluppato.
• CLOROPLASTI: sono i plastidi che si occupano della fotosintesi ed è per questo che presentano dei granuli di
amido (prodotto fotosintesi). Si formano se il proplastidio viene esposto alla luce e saranno verdi per via della
presenza di clorofilla. Hanno un sistema interno costituito da numerose membrane e ben organizzato; esse
formano dei dischi pilati. Accumulano amido primario prodotto in eccesso.
• CROMOPLASTI: contengono grandi quantità di pigmenti lipidici e si trovano, per esempio, nei fiori e nei frutti.
• EZIOPLASTI: si formano in tessuti determinati a diventare fotosintetici. Questi plastidi corrispondono ad uno
stadio specific
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