Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

riesce ad aggrapparsi e allora cade dentro alla cavità e pian piano digerito dalla pianta.

Per evitare che, quando piove l’acqua diluisca gli enzimi, la pianta ha un coperchietto e in

questo modo l'acqua viene deviata e non entra dentro al pozzetto a diluire gli enzimi digestivi.

Trappola vischiosa: la pianta ha delle emergenze che presentano, nella parte apicale, un

o liquido appiccicoso. L’insetto che si posa rimane intrappolato, e i movimenti per liberarsi fanno sì

che l’insetto sia inglobato di più. Dopodiché la foglia si arrotola e lo digerisce.

Trappola a scatto: due foglie che hanno il lato cigliato si fronteggiano. Sono presenti 3 peli che,

o se l'insetto ne tocca almeno 2 peli in breve tempo, dà il segnale alla pianta che c’è qualcosa

dentro alla sua “bocca”, quindi questo provoca un cambiamento di turgore alla cerniera delle

foglie, queste di chiudono e intrappolano l’insetto. Vengono secreti enzimi digestivi e pian piano

l’insetto viene digerito.

Perché queste piante si nutrono di insetti? Ci sono alcune piante che vivono in ambienti poveri di

azoto, quindi non riescono a inglobarne abbastanza dalle radici, perciò la miglior cosa è prenderlo

dalle proteine degli insetti.

Cambiamento di clima: le piante in ambienti molto aridi diventano ricche di parenchima acquifero per

 immagazzinare acqua, hanno rivestimenti di cuticola e cera molto spessi, foglie spinificate. Ma a volte

questo non basta, per sopravvivere le piante fanno diventare le foglie sferoidali per risparmiare acqua,

anche se a parità di volume hanno la minor superficie esposta. Alcune piante in cui le foglie sono

affondate nel terreno e solo la parte apicale esce dal terreno. La traspirazione è minima ma manca la

fotosintesi, infatti la parte che esce dal terreno è trasparente.

22

ANGIOSPERME

Le angiosperme sono le piante che producono fiori, fibre tessili (Lino, cotone) oppure semi (grano) e la

maggior parte delle droghe principali sono appartenenti alle angiosperme.

Sono le piante più evolute e la cosa più evidente che hanno è la presenza del fiore. Il fiore è la parte della

pianta che contiene le strutture riproduttive, di importanza cruciale per produrre i gameti che

permetteranno di perpetuare la specie nel tempo.

Le angiosperme hanno anche il vero frutto, visto che hanno il vero fiore.

Hanno un aspetto diverso, possono andare da piante acquatiche di pochi mm, altre sono alberi secolari,

possono essere annuali, perenni, insomma hanno un aspetto estremamente variegato.

Le due classi principali in cui sono divise le angiosperme sono le monocotiledoni (numericamente più

limitate) e le dicotiledoni (sono il triplo). Le monocotiledoni comprendono le piante molto comuni, le

dicotiledoni sono tutte le altre (maggior parte di arbusti, erbacee).

La più evidente differenza è che le monocotiledoni hanno un solo cotiledone (foglia modificata, ricca di

sostanze nutritive che le fornisce nella fase della vita il primo sostentamento).

Il fiore

Si origina da una gemma fiorale ed è l’asse caulinare ad accrescimento definito (ovvero che raggiunta

una certa altezza l’accrescimento si ferma) portante le foglie. Questo fusto porta inserito su di esso delle

foglie trasformate di tipi diversi: le foglie più in basso hanno funzione di protezione (o vessillare, cioè

qualcosa di evidente dove l'insetto può trovare nutrimento) chiamate antofilli e sono sterili, mentre le foglie

più in alto vengono chiamate sporofilli e sono foglie fertili che posseggono gli organi sessuali della pianta.

La forma di un fiore è abbastanza variabile, il più primitivo porta i pezzi a spirale, man mano che sono

evoluti l'asse è accorciato e sono inseriti a tutta una stessa altezza. In base a come sono disposte queste

foglie modificate abbiamo:

Fiori aciclici (o spiralati): i pezzi sono disposti in modo spiralati. È la disposizione più arcaica.

 Fiori emiciclici: alcuni pezzi sono disposti a spirale, altri sui verticilli (ovvero tutti alla stessa altezza)

 Fiori ciclici: tutti i pezzi sono disposti alla stessa altezza ed è il più evoluto e disposto nelle angiosperme.

Il numero di pezzi su un fiore varia in base al tipo: nelle angiosperme monocotiledoni è su base tre o multiplo

di tre (trimero), nelle angiosperme dicotiledoni può essere formato da 4 o 5 petali o multipli (tetramero o

pentamero). In genere ci si basa sul perianzio, perché spesso la parte femminile può subire riduzioni.

L’asse che collega il fiore alla pianta viene detto peduncolo, che nella parte apicale, si slarga a formare un

ricettacolo (o talamo) sul quale si inseriscono gli antofilli che, in questo caso, vengono chiamati sepali

(calice, sono generalmente verdi) e petali (corolla, sono colorati e di richiamo per insetti) che insieme

23

vanno a formare il perianzio. Quando non si riescono a distinguere

il calice dalla corolla si parla di tepali e l'insieme di tepali forma il

perigonio.

Internamente troviamo la parte fertile, ovvero gli sporofilli. Questi

sono differenziati nella parte maschile, gli stami che formano

l’androceo; e parte femminile, carpelli che forma il gineceo

(suddivisi in ovario, stilo e stigma).

Quando un fiore presenta tutti questi elementi è un fiore

completo, quando ne mancano è incompleto:

Sessile: se manca il peduncolo

 Nudo: se mancano gli antofilli

 Monoclamidato: se ha un solo involucro e si divide in sepaloide se è presente solo il calice, e petaloide

 se è presente solo la corolla.

Ermafrodita: se il fiore è sia maschio che femmina (porta entrambi gli organi riproduttivi) ed è il più

 diffuso in natura

Unisessuale: se ha un solo sesso, e può essere maschile (o staminifero) o femminile (pistillifero)

Inoltre le piante possono essere monoiche se hanno fiori ermafroditi o se ha fiori sia maschili che femminili,

oppure dioiche se i fiori maschili o femminili sono portati da individui diversi. Esistono piante che hanno sullo

stesso individuo sia fiori unisessuali sia fiori ermafroditi e vengono chiamate poligame.

I fiori, in base alla simmetria, possono essere:

Attinomorfi: quando hanno più assi di simmetria (come una stella)

 Zigomorfi: se hanno un unico piano di simmetria che li divide in due parti identiche

 Asimmetrici: non hanno asse di simmetria.

Calice.

Formato dai sepali, generalmente verdi che hanno una struttura

anatomica simile alla foglia. Questi sepali proteggono il fiore in

boccio; quando il fiore si apre il calice può persistere per

proteggere ulteriormente sia il fiore che il frutto a maturità o cadere

e lasciare solamente l'involucro della corolla. I sepali possono essere

indipendenti l'uno dall'altro (calice dialisepalo) o parzialmente fusi

tra loro (calice gamosepalo).

Corolla

Internamente al calice troviamo la corolla. I petali che la formano

generalmente sono colorati e spesso sfumati perché hanno

funzione vessillare (di richiamo per gli animali che trasportano il

polline). I petali sono formati da un’unghia, che si inserisce nel

ricettacolo, e da un lembo che si slarga. In genere la corolla

rimane viva fin quando avviene la fecondazione, dopodiché, per

risparmiare energia, appassisce e cade. I vari pezzi possono essere

indipendenti (corolla dialipetala), oppure fusi almeno in parte

(corolla gamopetala) 24

Androceo.

È la parte maschile fertile ed è formato dal complesso degli stami. Essi sono

formati da un filamento che, inserendosi sul ricettacolo o sulla corolla,

sorregge al suo apice una parte slargata, chiamata antera. L’antera a sua

volta è divisa in due parti dette teche, unite tra loro da un filamento (il

connettivo). A loro volta, le teche sono divise in logge. L’interno della loggia è

rivestito da un tessuto che è in grado di produrre spore maschili, che in seguito

a meiosi formeranno le microspore.

Si suppone che lo stame si origini dalla foglia sulla cui superfice si sono formati

gli sporangi (luoghi dove vengono prodotte le spore). Per proteggere le spore

maschili, la foglia si è piegata su sé stessa e il picciolo della foglia è diventato il

filamento, mentre la nervatura della foglia è diventata il connettivo.

Gineceo.

È la parte femminile fertile ed è formato da un ovario che si va a inserire sulla

parte del ricettacolo in modo diverso:

Se il ricettacolo ha una forma convessa, l’ovario tende ad essere più in alto

degli altri pezzi quindi si dice che l’ovario è subero e il fiore è ipogino.

Se il ricettacolo è concavo, l’ovario è infossato nel ricettacolo allora è infero e

il fiore è epigino.

La situazione intermedia tra le due precedenti si verifica quando l’ovario e gli

altri verticilli sono inseriti allo stesso livello nel ricettacolo e quindi l’ovario è detto

semi-infero e il fiore è perigino.

L’ovario generalmente, è sormontato da uno stilo che termina distalmente con uno stigma, coperto da

numerose papille che secernono sostanze vischiose per trattenere il polline. Il complesso ovario-stilo-stigma

prende il nome di pistillo.

Alla base dei petali possono trovarsi piccole strutture di forma varia in grado di secernere nettare.

Anche il gineceo deriva da foglie modificate, dette carpelli. La foglia si ripiega lungo i margini ma salda le

estremità creando una sola cavità che contiene il gamete femminile, appunto l’ovario. Il gineceo può

essere formato da un solo carpello e creare un solo ovario (monocarpellare), oppure possiamo avere che si

saldano insieme più foglie e creare un solo vario o più di due ovari (pluricarpellare).

Diagrammi e formule fiorali.

La composizione di un fiore può essere schematizzata grazie a delle lettere la cui iniziale indica il verticillo:

Calice: K

 Corolla: C

 Perigonio: P

 Androceo: A

 Gineceo: G

Accanto alla lettera c'è un numero che indica in quanti pezzi è composto

il fiore: se sono tanti si mette ∞, se sono assenti si mette 0. Se il numero è tra parentesi () i due pezzi sono

saldati tra loro, con parentesi quadre [] pezzi di verticilli diversi sono saldati tra loro, una linea al di sotto del

gineceo è ovario subero, sopra è infero. Se ha simmetria raggiata si mette *, se non ha base di simmetria si

mette ↓

Un altro metodo è quello di fare un disegno: I singoli pezzi che compongono il fiore sono proiettati su un

piano orizzontale normale all'asse del fiore e passante sopra l'inserzione dei pezzi fiorali sul ricettacolo.

Infiorescenze

In molti casi i fiori non sono isolati ma riuniti su ramificazioni di tipo diverso costituendo le infiorescenze.

Hanno dei vantaggi rispetto al fiore singolo poiché un fiore “composto” è più visibile per gli insetti di un fiore

più piccolo. Normalmente non maturano tutti insieme ma in maniera scalare, magari alcuni fiori vengono

impollinati e l’impollinazione può propagarsi. 25

In base alla loro struttura si dividono in:

Infiorescenze indefinite; l’asse principale si accresce formando solo fiori laterali, e si hanno diversi casi:

 Racemo (o grappolo): l’asse porta in modo alterno dei fiori peduncolati

o Spiga: simile al racemo ma i fiori sono sessili

o Spadice: simile anch’esso alla spiga ma l’asse principale è ingrossato

o Corimbo: l’asse sul quale sono inseriti (ad altezze diverse) fiori peduncolati con lunghezze diverse

o in modo che tutti i fiori siano alla stessa altezza

Ombrella: simile al corimbo, ma i peduncoli sono tutti uguali a formare un ventaglio

o Capolino: derivato dall’ombrella solo che l’asse è ingrossato e i fiori sono sessili. È

o un’infiorescenza molto complessa (tipico delle Asteraceae). Ci sono delle brattee che lo

proteggono, detto involucro. Può portare fiori dello stesso tipo o diverso (girasole, margherita,

tarassaco) e quelli che vengono chiamati petali in realtà sono fiori ligulati, in cui hanno un

petalo molto allargato. Quelli centrali sono fiori tubulosi, simmetrici, gamopetali in cui si forma un

tubo corallino con dei dentelli all’apice. I fiori tubolosi sono detti fiori del disco, i fiori ligulati sono

detti fiori del raggio.

Infiorescenze definite: l’asse principale termina con un fiore e quindi non sono più in gradi di accrescersi

 Monocasio (o cima unipara): sotto il fiore apicale si forma un solo ramo che porterà a sua volta

o un fiore terminale. Può essere scorpioide se gli assi laterali successivi si formano sempre dalla

stessa parte, oppure elicoide se gli assi successivi si formano alternativamente una a destra e

uno a sinistra.

Dicasio (o cima bipara): l’asse principale sotto al fiore terminale forma due assi secondari

o opposti, muniti a loro volta da un fiore. Sono ramificazioni simmetriche.

Infiorescenze composte: sono infiorescenze di infiorescenze che possono essere dello stesso tipo o

 diverse:

Pannocchia: racemo nel quale al posto dei peduncoli fiorali si formano racemi che possono

o portare altri piccoli racemi

Antela: gli assi laterali sorpassano sempre in lunghezza l’asse principale

o Ombrella di ombrelle

o 26

Spiga composta

o Corimbo composto

o

Inoltre ci sono infiorescenze particolari: fico è un’infiorescenza chiamata siconio, hanno un forellino in cui ci

si inseriscono degli insetti che impollinano l’interno; un’altra è il ciazio il cui esempio è la stella di natale, in

cui i petali rossi sono delle foglie poiché il fiore si trova al centro ed è formato da fiori maschili e fiori

femminili ridotti.

La riproduzione sessuale.

Ha inizio quando la pianta giunge a maturità e fiorisce. È infatti nel fiore che sono presenti gli organi

riproduttivi maschili e femminili.

Nell’ androceo i microsporangi (organo che produce e contiene le spore) sono riuniti a gruppi di quattro a

costituire le quattro logge delle antere degli stami. In ogni sporangio si riconoscono, a partire dall’esterno,

un tessuto protettivo bistratificato (esotecio e endotecio) per proteggerla da agenti esterni e da perdite

d’acqua, un tappeto nutritivo e un tessuto sporigeno formato di cellule madri delle microspore, ognuna

delle quali per meiosi originerà quattro microspore.

Prima dell’apertura dell’antera, la microspora si divide per formare due cellule che, però, rimangono

all'interno della parete originaria. Una cellula è detta cellula vegetativa e l'altra cellula generativa.

Quest'ultima subisce un'altra mitosi dividendosi in due cellule spermatiche. A questo punto le tre cellule

racchiuse dalla stessa parete costituiscono il granulo pollinico, che ha una morfologia particolare in base

alla specie di pianta.

Il gineceo è formato da un ovario, uno stilo che termina con un filamento detto stigma. All’interno

dell’ovario troviamo gli ovuli, all’interno dell’ovulo abbiamo un gruppo di cellule, dette nucella che grazie

alle sue divisioni produrrà delle cellule madri delle megaspore e, successivamente a mitosi origina le

macrospore (più grandi di quelle maschili).

Inizialmente abbiamo la cellula madre che subisce meiosi formando una tetrade di macrospore meiotiche

di cui le tre più vicine al micropilo degenerano e abortiscono molto presto, mentre la più lontana germina

originano (per mezzo di tre divisioni mitotiche → 1 mitosi o stadio binucleato → 2 mitosi o stadio

a a

tetranucleato → 3 mitosi o stadio octanucleato) otto nuclei che costituiscono il gametofito femminile. Le

a

spore femminili rimangono intrappolate nella pianta che le ha formate, protette e nutrite da un tessuto

detto nocella.

Dopo la 3 mitosi (stadio octanucleato), un nucleo da ciascuno dei 2 gruppi ai poli, migra al centro della

a

cellula, formando i cosiddetti nuclei polari. Contemporaneamente tutti i nuclei vengono circondanti da

una parete cellulare che forma 7 cellule (6 con un nucleo e 1 binucleata detta cellula proendo-

spermatica): la cellula centrale nel gruppo delle cellule sinergidi (ovvero vicini al micropilo) è detta cellula

uovo, le altre 3 cellule opposte sono dette antipodi. Affinché si abbia la fecondazione occorre l’incontro tra

gamete femminile e maschile è necessario che il polline sia trasferito verso l’ovulo.

27

Quindi la fecondazione avviene in 2 stadi: impollinazione (polline raggiunge pistillo) poi fecondazione (i

gameti si uniscono).

Impollinazione

L’impollinazione è il trasporto del polline sull’organo riproduttivo femminile. L’impollinazione è stigmatica,

ovvero i granuli di polline che vengono trattenuti dalla superficie vischiosa dello stigma. A seconda del

mezzo di trasporto al quale viene affidato il polline si distinguono diversi tipi di impollinazione:

Impollinazione anemofila: quando i granuli pollinici sono trasportati da correnti d’aria e le piante che

 hanno questa impollinazione producono un’enorme quantità di polline in modo da compensare

l’inevitabile perdita di gran parte di esso per essere sicuri che arrivi al “bersaglio”. I granuli di polline

prodotti sono leggeri e di piccole dimensioni. 28

Impollinazione idrofila: tipica di piante totalmente immerse in acqua. Hanno granuli di polline filiformi

 che si spostano facilmente in acqua favorendo l’incontro con lo stigma.

Impollinazione zoofila: si avvale di animali per il trasporto del polline. La produzione del polline è ridotta

 e i granuli hanno caratteristiche tali da rimanere aderenti al loro vettore. I fiori di queste piante sono

vistosi e spesso odorosi per attirare gli animali (detti pronubi). I pronubi possono essere insetti

(impollinazione entomofila), uccelli (impollinazione ornitofila) e pipistrelli (impollinazione chirotterofila)

A volte le piante ricorrono ad un’impollinazione strana, detto inganno sessuale (orchidee): hanno i tepali

che ricordano un insetto, di solito la femmina della specie. Inoltre producono sostanze volatile che sono

l’ormone sessuale delle femmine di questa specie che richiamano i maschi. Il maschio cerca di accoppiarsi

con il fiore credendo che sia una femmina, e il fiore incolla il polline sulla testa dell’insetto che andrà ad

impollinare altri fiori.

Fecondazione.

A questo punto il polline è arrivato sullo stigma. Se il polline è compatibile, questo deve raggiungere l’ovulo

nell’ovaio, per questo germina ovvero emette un tubetto che affonda nello stilo, entra nell’ovario e

penetra dentro l’ovulo. Il nucleo vegetativo si occupa di produrre il tubetto (tubetto pollinico) e i nuclei

spermatici sfruttano il tubetto per raggiungere la cellula uovo. Il primo nucleo spermatico che riesce ad

entrare feconda la cellula uovo, in questo modo si forma zigote che dividendosi forma l’embrione. L’altro

nucleo spermatico raggiunge la cellula binucleata si forma una cellula triploide, questa quando inizierà a

modificarsi formerà tessuto triploide (endosperma secondario → albume) che riveste l’embrione ed è

nutrimento per l’embrione stesso. Viene detta doppia fecondazione. La parte più vicina all’albume forma

un peduncolo (sospensione) che serve ad ancorare l’embrione (specie di cordone ombelicale), l’embrione

si accrescerà dalla parte opposta. Prima si forma una struttura sferoidale (stadio globulare) dopo diche si

iniziano a formare i cotiledoni (nelle dicotiledoni due cornetti, che formano un cuore detto stadio

cuoriforme) che poi si allungano in una struttura a freccia (stadio a torpedine), continuando accrescimento

si ripiega e giunge a maturazione.

Quando l’ovulo è maturo, questo si trasforma in seme. All’interno è contenuto l’embrione. I tegumenti

dell’ovulo si irrobustiscono trasformandosi tegumenti del seme: esterno dell’ovulo primina →testa e interno

dell’ovulo secondina→tegmen. L’ovario che contiene l’ovulo si trasforma dopo in frutto: le pareti dell’ovario

si trasformano nei tessuti del frutto (pericarpo). Il pericarpo è diviso in 3 parti: (dall’esterno all’interno)

epicarpo, mesocarpo ed endocarpo.

A seconda della consistenza del pericarpo i frutti possono essere secchi o carnosi (pericarpo ricco di

succhi/acqua). Inoltre alcuni frutti si aprono a maturità per riversare all’esterno (frutti deiscenti), alcuni non si

aprono (frutti indeiscenti). Entrambi i tipo possono essere deiscenti o indeiscenti (4 tipi).

Frutti secchi deiscenti:

 Follicolo: è monocarpellare e può contenere uno o più semi. L’apertura dei follicoli avviene su

o un unico lato e corrisponde ai margini della foglia modificata che si è saldata. Possono essere

follicoli singoli o a gruppi di due (doppio follicolo)

Legume: è monocarpellare, si aprono su entrambi sia sul lato ventrale sia sul lato dorsale che

o corrisponde alla ex nervatura della foglia carpellare. I semi sono inseriti su entrambe le foglie.

Siliqua: è bicarpellare, si forma da un ovario in cui due foglie sono saldate tra loro per

o racchiudere l’ovario. I semi sono inseriti all’interno di una lamina che separa i due carpelli.

L’apertura avviene per arricciamento dei carpelli (detti valve) che lasciano scoperti il replum

con i semi. Hanno forma allungata, ma se la siliqua risulta più larga che lunga viene detta

siliquette (entrambi i diametri sono paragonabili).

Capsula: è pluricarpellare e si differenzia in:

o Setticide: si aprono separando tra di loro i vari carpelli, ogni valva corrisponde a un

 carpello

Loculicida: si aprono a livello della ex lamella mediana dei carpelli, ogni valva

 corrisponde a due mezzi carpelli saldati tra loro

Pisside: si stacca il coperchietto in cui i semi sono riversati verso l’esterno

 Treto (o poricida): tipico del papavero, il frutto si apre per mezzo di numerosi pori situati

 sotto lo stigma sessile e quando il vento fa agitare il frutto, e da questi fori fuoriescono i

semi. 29

Frutti secchi indeiscenti:

 Achenio: monocarpellare deriva da un ovario subero. Ha il pericarpo che non è aderente

o all’unico seme che contiene. Molto spesso è dotato di organo di volo (deriva dal calice) detto

pappo. A volte si possono trovare più acheni attaccati tra loro.

Cariosside: molto simile all’achenio, ma il pericarpo è molto aderente al seme (seme di grano).

o Noce: è un frutto pluricarpellare che contiene un unico seme in quanto gli altri abortiscono,

o spesso il frutto (noce) è rivestita da brattee di protezione, che possono anche proteggere più

noci contemporaneamente (riccio della castagna). Quando la noce ha un organo di volo è

detta samara (frutto dell’acero)

Frutti carnosi indeiscenti: molto più comuni.

 Drupa: ha un epicarpo molto sottile (buccia), un mesocarpo carnoso (polpa) e un endocarpo

o legnoso (nocciolo) in cui è contenuto il seme. La volgare noce è una drupa, che è rivestito da

una polpa che quando matura si essicca diventa fibrosa, l’endocarpo cade a terra. Anche la

mandorla è una drupa, come la ciliegia, susina e altri.

Bacca: ha un epicarpo molto sottile (buccia) e mesocarpo ed endocarpo carnoso (polpa) a

o volte non distinguibili. È tipico dei frutti con tanti semi (uva, pomodoro). Tipi particolari sono:

Esperidio: bacca degli agrumi. La parte gialla (flavedo) è l’epicarpo della bacca, la

 parte spugnosa bianca (alvedo) è il mesocarpo del frutto, l’endocarpo è la parte

membranacea che riveste gli spicchi. All’interno degli spicchi ci sono dei peli rivestiti di

succo all’interno si trovano i semi.

Peponide: (zucche, cetrioli, cocomero), derivano da ovari inferi hanno epicarpo e

 mesocarpo fusi, endocarpo diventa deliquescente a maturazione (liquido) contenente

tantissimi semi.

Peperonide: frutto tipico del peperone, deriva da un ovario subero, quando maturo il

 pericarpo è carnoso ma maggiormente ha parte vuota dove ci sono i semi.

Frutti carnosi deiscenti: estremamente rari, in cui l’unico frutto trasforma il pericarpo in un liquido che si

 accumula creando pressione. Basta un piccolo urto, il peduncolo di stacca e il liquido fuoriesce con

violenza, insieme ai semi (per esempio vischio nano americano)

Falsi frutti: non partecipano solo le pareti dell’ovario ma anche il

ricettacolo, per esempio la mela, in cui il vero frutto è il torsolo, mentre la

polpa che si mangia è la trasformazione del ricettacolo.

Stessa cosa per la pera. Anche la fragola è un falso frutto, i veri frutti

sono gli acheni (semini sulla superficie) ciò che si mangia è il ricettacolo

trasformato.

Frutti aggregati: per esempio more, lamponi, sono tante piccole drupe

(frutti carnosi indeiscenti) aggregati tra di loro. Il fiore conteneva tanti

ovari separati che si trasformano in piccoli frutti che essendo ravvicinati

formano gli aggregati.

Frutti multipli o infruttescenze: tanti piccoli fiori ravvicinati tra loro

(ananas) e fusi tra loro, detto sorosio (mora del gelso).

30

PIANTE MEDICINALI E OFFICINALI

La catalogazione di queste piante può essere organizzata in vario modo

Parlare di piante medicinali o officinale vuol dire due cose diverse, poiché in realtà non sono sinonimi:

officinali ha qualcosa in più rispetto a quella medicinale, si intendono delle piante inserite negli elenchi

ufficiali che possono essere utilizzate dalle officine; le piante medicinali solo per scopi terapeutici o per

migliorare la vita di un individuo. Utilizzate come medicinali da millenni.

Inoltre alcuni farmaci sono stati provati a riprodurli in laboratorio per evitare di rimanere senza se la pianta si

estingue; alcune sintesi però sono troppo complesse, hanno basse rese e non sono economiche.

Ora molte piante officinali vengono coltivate, questo è possibile perché vengono selezionate della varietà

con maggiore resa in principi attivi e minore dipendenza dalle condizioni ambientali. Inoltre è molto

importante la coltivazione di queste piante, perché ce ne sono alcune che sono in via d'estinzione oltre

che a preservare la specie si evita che questa si estingua con danni ambientali.

I composti purificati dalle piante possono essere utilizzati tali e quali oppure possono essere trattati con delle

semi sintesi, reazioni molto semplici che consistono nel variare poco la struttura del principio attivo per

avere derivati con meno effetti collaterali, più attivi o più disponibili (biodisponibilità).

Dalla pianta poi possono esserci delle sostanze non attive ma che sono dei precursori per delle semisintesi.

Ovviamente, tutte le piante medicinali devono essere utilizzate da persone qualificate (quali medici e

farmacisti) perchè molte di loro sono estremamente pericolose (per esempio la tossicità acuta e cronica).

Delle piante, La parte chimica è molto poco conosciuta rispetto ai farmaci, quindi bisogna stare attenti.

Terminologia relativa alle piante medicinali

Pianta medicinale: indica una pianta che ha una provata attività terapeutica

 Pianta officinale: indica le piante che anticamente veniva usate nell’officina, quindi include le piante

 aromatiche, quelle per uso cosmetico e di liquoreria, in generale tutte le piante a scopo salutistico.

Droga: indica la parte della pianta che contiene la maggior parte di principi attivi.

 Tempo balsamico: è il periodo dell’anno migliore per la raccolta di una certa droga, perché questa è

 più ricca di principi attivi.

Principio attivo: è una sostanza chimica contenuta all’interno della droga che è responsabile

 dell’attività della droga stessa.

Fitocomplesso: è l’insieme dei vari principi attivi e sostanze, più o meno inerti, che sono presenti nella

 pianta o nell’inserto della pianta, a volte più potenti del principio attivo.

Estratto: è il preparato che si ottiene evaporando il solvente dalla soluzione esaurendo la droga.

 Titolo: è la concentrazione del principio attivo nell’estratto

 Decotto: è un tipo di soluzione acquosa ottenuta facendo bollire in acqui, in un certo periodo di tempo,

 la droga (solo per sostanze non termolabili)

Infuso: è molto simile al decotto, in questo caso però si versa l’acqua bollente sulla droga, lasciandola

 per un breve lasso di tempo.

Classificazione delle piante medicinali

La catalogazione di queste piante può essere organizzata in vario modo: si può usare l’ordine alfabetico,

che ha solo uno scopo pratico per la ricerca rapida delle varie piante, oppure si può usare l’ordine in base

alle caratteristiche fitochimiche (ordinate secondo il loro principio attivo), in base alle caratteristiche

farmacologiche (ordinate secondo la loro attività terapeutica) o in base alle caratteristiche botaniche

(ordinate secondo la tassonomia botanica).

Per riuscire ad identificare una pianta esistono degli appositi testi (flora) e sono una serie di chiavi

dicotomiche (ovvero coppie di due parole che si escludono a vicenda) con cui è possibile arrivare ad

identificare esattamente la specie in questione.

Ovviamente per farlo devo sapere bene l'anatomia della pianta, a volte può capitare che le due

definizioni sono entrambe giuste, quindi le seguiamo entrambe fino ad arrivare ad identificare la specie

Classificare significa raggruppare secondo il criterio delle affinità e delle somiglianze, ma non solo delle

caratteristiche esteriori.

Della classificazione si occupa una specifica branca della biologia, chiamata sistematica.

Si deve al naturalista svedese Carlo Linneo la prima classificazione scientifica dei viventi.

31

DICOTILEDONI

O MAGNOLIOPSIDA

Sono spermatofite che hanno un embrione con due cotiledoni (le foglie modificate che saranno la prima

fonte di nutrimento dell’embrione) da cui il nome dicotiledoni. La radice principale ha la stessa durata della

pianta ed assume l’aspetto a fittone. I fasci conduttori sono disposti ad anello attorno al midollo (eustele)

ed essendo di tipo collaterale aperto possono dare luogo ad un accrescimento secondario. Le foglie sono

variabili, picciolate e retinervie, semplici o composte. Le parti fiorali sono in numero di 4 o 5 o loro multipli.

Famiglia Lauraceae

Laurus nobilis, alloro, lauro.

Piccolo albero (5-10m) dioico (ovvero i fiori sono unisessuati e portati femminili su una pianta e maschili su

un’altra), spesso coltivato come pianta ornamentale.

Le foglie sono brevemente picciolate, alterne, intere,

sempreverdi, coriacee (dure), ellittico-lanceolate con margine

leggermente ondulato, bifacciali con la pagina superiore è

lucida e scura mentre quella inferiore è più chiara, penninervie

con rachide ben evidente. Le foglie, inoltre profumano (sono

dette foglie aromatiche) le cui cellule interne del tessuto sono

isolate, quindi profumano solo quando vengono strofinate o

spezzate.

I fiori, come era stato detto prima, sono unisessuati. Sono

peduncolati, actinomorfi, profumati, sono riuniti a formare

infiorescenze (ombrelle di 4/5 fiori) all’ascella delle foglie. I fiori

sono su base 4, quelli maschili hanno 8-12 stami e sono di colore

giallo, quelli femminili di colore biancastro o giallo chiaro hanno

ovario subero e presentano stami sterili.

Il frutto è una drupa sferoidale che a maturità è nera/violacea

vengono raccolti in ottobre-novembre. Le drupe rimangono

tutto l’inverno.

La droga sono le foglie e le drupe che come principio attivo

contengono olii essenziali, volatili e profumati composti da

cineolo o teoeucaliptolo. Le foglie sono utilizzate per via orale

come digestivo, ma anche utilizzata contro bronchiti, tosse, ha

azione antisettica (ovvero previene o combatte l'infezione).

Cinnamomum champhora, canforo.

È un grande albero originario della Cina e del Giappone, con

fusto alto fino a 40m e corteccia grigio-bruna

Le foglie sono persistenti, coriacee, spesse, picciolate, a margine

intero, lanceolate, glabre, lucide superiormente in cui si trovano

molto evidenti le nervature (una centrale e due laterali).

I fiori sono posti su un lungo peduncolo all’ascella delle foglie,

con fiori piccoli ed ermafroditi di colore giallo-verdognolo. La

cosa strana è che i petali dei fiori sono su base 6 (anche se sono

dicotiledoni) e addirittura non si distingue il calice dalla corolla,

infatti si parla di tepali e quindi di perigonio.

Il frutto è una drupa nero-violacea, tipica di tutte le piante della

famiglia Lauraceae.

La droga è il legno e le foglie della pianta, che ridotti a scaglie e

distillati si estrae l’olio essenziale ricco di canfora. Essa viene

successivamente purificata per sublimazione. L’olio essenziale è

utilizzato come antitarme (a livello casalingo e a livello medico-

veterinario), ma è anche uno stimolante cardio-respiratorio. 1 | Dicotiledoni

Cinnamomum zeylanicum, cannella.

Albero sempreverde originario dell’India

occidentale (isole di Ceylon) alto 10-15m, molto

ramificato, a corteccia spessa, rugosa.

Le foglie sono persistenti, brevemente picciolate,

opposte, ovali-oblunghe, intere, acuminate, con

3-5 nervature, 10-18 cm lunghezza e 4-5 cm

larghezza, con la faccia inferiore più chiara della

superiore, con mesofillo fogliare ricco di

ghiandole secretrici.

Le infiorescenze cimose portano fiori ermafroditi

bianco-verdastri su base tre, molto piccoli uniti in

pannocchie, il cui ricettacolo ha forma di coppa

e sul fondo di questa si trova l’ovario.

Il frutto è una drupa ovoidale il cui unico seme è

privo di albume.

La droga è la corteccia dei rami più giovani,

poiché tanto più il ramo è giovane tanto più la

droga è pregiata. La corteccia, privata dello

strato interno si essicca, e si ricavano dei

bastoncini arrotolati su sé stessi con odore

dolciastro leggermente piccante, che devono

essere conservati in barattoli di vetro scuro.

Viene utilizzata non solo come spezia in cucina

sotto forma di polvere, ma la corteccia contiene

anche molti olii essenziali che hanno proprietà

terapeutiche, quali antisettico e digestivo

(elimina i gas a livello intestinale)

Famiglia Monimiaceae

Peumus boldus, boldo.

Albero dioico di 5-6 m, originario del Cile e Perù, sempreverde,

con rami sottili e scuri.

Le foglie sono opposte, brevemente picciolate, un po’

coriacee e pelose, con peli disposti a stella, con margine

intero, ovali-ellittiche, con nervatura centrale evidente e nervi

laterali pennati e hanno delle protuberanze puntiformi sulla

pagina superiore.

I fiori sono piccoli e bianchi, riunite in infiorescenze cimose; i

fiori maschili hanno numerosi stami disposti in più verticilli, i fiori

femminili portano più carpelli uniovulati che poi si trasformano

in frutto.

Il frutto è composto da tre drupe nerastre, portate dal piede

del ricettacolo, ognuna contenente un nocciolo solcato.

La droga è costituita dalle foglie che contiene un alcaloide, la

boldina, un glucoside, boldoglucina e olii essenziali. Per

estrazione della boldina oltre alle foglie si usa anche la

corteccia.

I preparati a base di boldina sono utilizzati come coleretici

(stimola la produzione di bile) e come colagogo (favorisce il

deflusso della bile, rendendola più scorrevole). Il principio

attivo, ovvero la boldina, occorre usarlo con precauzione,

ovviamente non va usato in gravidanza, crea malformazioni

nel fegato, e non si usa se si hanno calcoli biliari. 2 | Dicotiledoni

Famiglia Ranunculaceae

Formata da dicotiledoni erbacee, abbastanza primitiva perchè i fiori sono spiralati o emiciclici, e l'ovario è

pluricarpellare apocarpico. Sono presenti piante molto tossiche.

Aconitum napellus, aconito.

Pianta erbacea perenne caratterizzata da due tuberi di

origine radicale, a forma di cono rovesciato e dotato di

radici lunghe e sottili. Il fusto eretto (alto 50-80cm) è

poco ramificato. Lo si trova nelle zone di alta montagna,

sulle Alpi e in Asia.

Le foglie sono alterne, picciolate, glabre, palmato-

partite in 3-7 segmenti che sono, a loro volta, divisi in lobi

più o meno stretti; la pagina superiore risulta più scura e

lucida rispetto a quella inferiore.

Le infiorescenze sono a racemo terminale, con fiori

grandi, ermafroditi, zigomorfi, con calice a cinque sepali

petaloidei di colore azzurro-violaceo (sono i sepali del

calice) di cui il superiore ricorda un elmo che abbraccia

gli altri 4 sepali. La corolla vera e propria non esiste, ed è

ridotta a due nettari che hanno aspetto di cornetti. Gli

stami sono numerosi e inseriti a spirale sul ricettacolo.

La droga è la radice tuberizzata, raccolta poco prima

della fioritura (agosto). In realtà la radice vera è quella

ben turgida, ma quella rinsecchita ha molti più principi

attivi. In commercio, comunque, le due radici sono

miscelate insieme. Il principio attivo è un alcaloide detto

aconitina, una delle sostanze più tossiche, infatti

bastano pochi milligrammi per uccidere. Essa eccita e

paralizza sia le terminazioni periferiche che i centri

bulbari, quindi provoca arresto cardiaco pur rimanendo

lucidi. Viene utilizzato come anestetico in tintura per le

terminazioni nervose (nervo sciatico), utilizzato

comunque con cautela.

Adonis vernalis, adonide

Pianta erbacea perenne, diffusa nell’Europa centrale, con rizoma corto e

nerastro, da cui nascono uno o più fusti poco ramificati, raggiungendo

un’altezza massima di 25cm.

Le foglie sono alterne e sessili, divise in lamine molto sottili.

I fiori sono terminali, brevemente peduncolati, ermafroditi, con calice

formato da 5 pezzi e la corolla formata da più pezzi, generalmente 12-18

petali di colore verde/giallo, molto grande (4cm di diametro). Gli ovari

sono suberi e hanno numerosi stami.

Quando fiorisce, questa non può essere confusa con le altre Adonis

perché è l’unica di colore giallo (mentre durante la crescita può essere

scambiata, ma non è un grave problema confonderle perché il principio

attivo è più o meno lo stesso).

Il frutto è costituito da numerosi acheni di colore grigiastro, forniti di un

rostro uncinato.

La droga è l’intera parte aerea della pianta, raccolta durante la fioritura.

Come principi attivi è composta da adonoside e adonivernoside che

sono molto tossici, ma in dosi opportune sono cardioattivi. Il loro infuso ha

azione sedativa e calmante. 3 | Dicotiledoni

Hydrastis canadensis, idraste.

Piccola (30-50cm) pianta erbacea originaria del continente

nord Americano (Canada), perenne per la presenza del rizoma

cilindrico, nodoso, in cui sono evidenti le cicatrici delle

precedenti vegetazioni, e dal quale si staccano numerose

radici, sottili stoloni e un fusto fiorifero. È di colore bruno scuro, in

sezione giallo vivo. L’odore è sgradevole e il sapore amaro.

Porta due foglie terminali, l’inferiore picciolata, la superiore

sessile, entrambe palmato lobate a 5-7 lobi, a margine

seghettato.

L’unico fiore tra l’altro poco evidente, è all’ascella della foglia

sessile, è ermafrodita, formato da tre tepali bianco-verdastro e

caduchi (destinati a cadere); manca la corolla. Stami e ovari

(suberi) sono numerosi.

Da ogni ovario matura un frutto a bacca, di colore rosso simile

al lampone

La droga è costituita dal rizoma e dalle radici raccolte

nell’autunno del secondo anno. Se masticato ha un odore

sgradevole e un gusto amaro, inoltre tinge di giallo la saliva. I

principi attivi sono degli alcaloidi: berberina e idrastina (il vero e

proprio principio attivo).

La berberina è un blando battericida; mentre l’idrastina è un

forte vasorestrittore, ipertensivo e ossitocico, viene utilizzato per

bloccare le emorragie uterine (dopo il parto), ma non va assolutamente usata in gravidanza perché causa

un aborto immediato.

Famiglia Papaveraceae

Sono piante erbacee con verticilli di due o quattro pezzi. In genere hanno tanti stami e sono caratterizzate

da avere un apparato escretore costituito da canali laticiferi.

Papaverus sonniferum, papavero da oppio.

Pianta annuale originaria del Medioriente (Asia minore), a fusto eretto (1.5m), poco ramificato.

Le foglie sono alterne, oblunghe, sessili, amplessicaule (abbracciano il fusto), le inferiori sono pennatosette

mentre le superiori sono dentate, entrambe di colore verde-grigio, glabre.

I bocci sono penduli e si sviluppano fiori grandi, solitari, con calice formato

da 2 sepali caduchi al momento dell’apertura della corolla che è costituita

da 4 petali colorati dal bianco al rosa-violaceo. L’ovario è sormontato da

uno stigma sessile (manca lo stilo).

Il frutto è una capsula poricida (treto) con all’interno semi piccoli e numerosi.

La droga non è organizzata, ovvero non è formata da cellule, ma secreta

dalla pianta, in questo caso è il lattice. Viene ottenuto facendo delle

incisioni con speciali coltelli nel frutto ancora immaturo, il suo lattice è

bianco ma appena esce si ossida immediatamente all’aria diventando

bruno. Il lattice rappreso è detto oppio. Il secreto si prende in gocce dette

lacrime, unite tra di loro a formare i pani. I principi attivi sono alcaloidi (più di

100 ma solo 3 hanno trovato impiego terapeutico): morfina, codeina e

papaverina.

L’alcaloide più abbondante è la morfina, usata fin dall’antichità per le sue

attività antidolorifiche. Essa viene utilizzata principalmente come analgesico

in pazienti affetti da dolore di intensità moderata o grave. È molto usata

anche per scopi voluttuari come droga non in senso botanico, perché è

uno stupefacente ipnotico e crea dipendenza. Viene assunta anche

l’eroina che è il derivato sintetico della morfina che penetra meglio il tronco

encefalico. A dosi eccessive procura un blocco cardiorespiratorio.

La codeina è antitossico che deprime il centro celebrale della tosse ed ha

un’azione analgesica, ma è meno tossica della morfina. Codeina e morfina

hanno strutture molto simili, ma la papaverina ha struttura completamente

diverse, tanto che non è assolutamente stupefacente. Viene usata per

azione spasmolitica che rilascia le fibre lisce soprattutto a livello dei vasi.

Altro alcaloide è la tebaina che è molto importante a livello sintetico, poiché viene usato come base per

formare altri farmaci, come aloxone (che aiuta chi va in overdose di morfina riesce a staccarla dai

recettori) 4 | Dicotiledoni

Papaver rhoeas, rosolaccio, papavero.

Pianta annuale spontanea dei cambi di grano e luoghi incolti, con fusto alto fino a

60cm e ricoperto di peli rigidi.

Le foglie sono alterne, profondamente divise, pennatopartite.

I fiori sono su lunghi peduncoli, solitari, con quattro petali di colore rosso vivo, con unghia

nera.

Il frutto è un treto di piccole dimensioni, con piccoli semi di colore bruno.

La droga si trova nei petali, che vengono disseccati e conservati all’asciutto; essi

contengono antiocianosidi e deboli quantità di alcaloidi. Hanno azione bechica (allevia

la tosse), diaforetica (aumentare la sudorazione corporea) e anche deboli proprietà

sedative. L’infuso con i petali calma la

tosse, riduce la tensione e l’insonnia (infatti

usato per addormentare bambini e

anziani).

Chelidonium majus, celidonia, erba porra.

Pianta erbacea perenne, con fusti molto ramificati, alta fino a

1m e originaria dell’Europa e Africa.

Le foglie sono pennatosette (composte), molli con la pagina

inferiore di colore verdi glauche.

Le infiorescenze sono a ombrella semplice e portano 2-7 fiori

gialli, con calice formato da due pezzi che cadono quando

la corolla (di 4 pezzi) si apre.

Il frutto è allungato, sembra una siliqua in realtà è una capsula

allungata e la si riconosce perché se si aprono le due valve

all’interno manca il replo.

La droga è il lattice aranciato che fuoriesce se si spezza la

pianta, e contiene vari alcaloidi come la chelodina, che è

una sostanza fortemente corrosiva che viene utilizzata contro

porri e verruche.

L’estratto è antibatterico ed antivirale.

Famiglia cannabacee Cannabis sativa o indica, canapa indiana.

Pianta erbacea annuale a fusti eretti fino a 2m, più o

meno ramificati, ispidi, originari dell’Asia centrale, ma

si è adattata anche ad altre parti.

Ha foglie alterne, palmato composte con 5-7 segmenti

ineguali, lanceolati, a margine seghettato, acute

all’apice. Sulle foglie sono visibili dei peli di rivestimento

unicellulari, ricurvi, con apice appuntito: nella pagina

superiore si hanno peli adunchi e piccoli, con la parte

basale ingrossata contenente cistoliti (massarelle di

calcio); nella pagina inferiore si hanno dei peli filiformi

in cui la parete è mineralizzata con silice. CI possono

essere anche peli ghiandolari.

I fiori maschili sono riuniti in racemi ascellari, con 5

sepali e 5 stami, a loro volta riuniti in una pannocchia;

quelli femminili in spighe glomerulate disposti a coppie

all’ascella di una brattea, riuniti in una spiga. È

estremamente ridotto, hanno ovario con stigma

circondato da calice.

Il frutto è un achenio, liscio e grigiastro.

I semi di cannabis acquistano diversa importanza in

base alla temperatura del luogo dove si coltivano: se

si coltivano in climi caldi le piante che crescono

producono abbondante resina e viene detta

cannabis indica (o indiana); mentre se vengono

5 | Dicotiledoni

coltivate in climi freddi le piante dopo poche generazioni perdono la proprietà di produrre resina, vengono

dette cannabis sativa e viene utilizzata per la produzione di canapa, che viene tagliata in tarda estate,

essiccati in fasci, lavata e poi sfibrata con pettini di metallo.

La droga è costituita dalla resina che contiene vari principi attivi tra cui il tetraidrocannabinolo (THC,

psicoattivo) e il cannabinolo (CBD, non psicoattivo); ma comunque per usi terapeutici si usano sia le foglie,

sia le infiorescenze femminili sia le sue brattee che posseggono peli secretori con la resina.

Esistono tre tipi di droghe: Bhang, miscela di infiorescenze femminili e foglie che può essere fumata

miscelandola con il tabacco (marijuana), Ganja indica solo i fiori femminili con le loro brattee, e Charras,

indica solo la resina (haschich). Hanno un’azione stupefacente ed arrecano danni sia al sistema nervoso

che al livello dei polmoni (visto che la combustione porta comunque alla formazione di sostanze

cancerogene). Inoltre l’THC è un broncodilatatore.

Prima era utilizzata come analgesico e antisettico, ma nella medicina moderna non è più usata.

Ultimamente l’azione terapeutica della canapa è stata rivalutata, prima all’estero e adesso anche in Italia,

poiché contrasta nei pazienti sottoposti a chemioterapia il vomito e la nausea. Inoltre, in Italia è stato

introdotto il farmaco (Sativex), anzi l’unico farmaco cannabinoide. È uno spray formato da miscela di due

composti attivi della cannabis, ovvero il CBD e THC, come trattamento pazienti affetti da sclerosi multipla

che non hanno avuto risposta con altri farmaci.

Humulus lupulus, luppolo.

Pianta erbacea perenne, dioica, con fusto volubile e ricoperto di peli.

Le foglie sono opposte, lungamente picciolate,

profondamente divise in 3-5 lobi, seghettate, con peli sulla

pagina superiore e ghiandole resinifere con piede

pluricellulare sormontato da una parte slargata a coppa. La

resina si forma dalle cellule della coppa, alza la cuticola ed

esce.

I fiori maschili sono bianco-verdognoli, raccolti in

pannocchie composte situati all’ascella delle foglie; i fiori

femminili ha fiori di colore verde chiaro, raccolti in spighe a

forma di coni (strobili) all’estremità dei rami, con tante

brattee disposte come tegole l’una sull’altra. All’ascella di

ogni brattea sono inseriti due fiori femminili.

Il frutto è una piccola noce.

La droga si trova nelle brattee dell’infiorescenza femminile,

poiché le ghiandole secernono della resina contenente

alcaloidi come lupulone e humulone. La resina si presenta

come una polvere (luppolino) giallo-bruna che non si lascia

bagnare dall’acqua, ha forte odore e sapore amaro.

Gli alcaloidi sono sostanze molto amare che stimolano

l’appetito, la digestione, usati nel trattamento dell’insonnia e

hanno anche proprietà battericide e sedative. Gran parte

del luppolo viene usato in commercio per fare la birra.

Famiglia Polygonaceae

Rheum palmatum, Rheum officinale, rabarbaro.

Grande pianta erbacea originaria del continente asiatico (Cina e Tibet) che

cresce nelle zone ad alte altitudini, perenne, con rizoma voluminoso e

tubercolato, fusto breve quasi nero.

Le foglie annuali sono di grandi dimensioni, con lungo picciolo carnoso

(unica parte mangiabile della pianta), profondamente incise in 5-7 lobi

principali; R. palmatum le ha molto più palmate delle R. officinale. Con

nervature molto sporgenti nelle pagine inferiore, rossastre.

L’infiorescenza (1-2 m altezza) è una grande pannocchia con piccoli fiori

bianchi, rossastri o verdastri, dotati di 6 pezzi perianziali e 9 stami.

Il frutto è una noce trigona, circondata da un calice persistente, portante tre

ali membranose.

La droga è costituita dal rizoma e dai residui delle radici, il cui estratto fluido

contiene antrachinoni e antrachinonici. I principi attivi a piccole dosi hanno

azione tonica, astringente, stomachica; ma a dosi più grandi agiscono come

lassativi e blandi purganti. Controindicati in gravidanza, in casi di emorroidi e

durante l’allattamente, perché da sapore amaro al latte. Sembra strano

ma viene utilizzato anche durante la disintossicazione da lassativi. 6 | Dicotiledoni

Hypericaceae (o Guttiferae) Hypericum perforatum, iperico, erba di San Giovanni

Pianta erbacea perenne, fusto dritto, molto ramificato, lignificato alla

base (25-60cm), comune negli incolti e lungo i bordi delle strade.

Le foglie sono sessili, opposte, piccole, ovate-oblunghe, ricoperte da

punti traslucidi (da qui il nome perforatum) che non sono altro che

tasche schizogene ripiene di olio essenziale. Vicino al margine le

ghiandole sono di colore nero.

Le infiorescenze sono a racemo terminale con fiori gialli, ermafroditi,

attinomorfi, con cinque petali e cinque sepali, numerosi stami, ovario con

tre carpelli sormontati da uno stilo rosso.

Il frutto deiscente è una capsula ovoidale con ghiandole rossastre,

La droga sono le sommità fiorite, raccolte il 24 giugno (San Giovanni).

Queste hanno un odore balsamico, aspro e pungente, e contengono un

olio essenziale (che contiene iperforina e iperoside). Si usa come

vulnerario (serve a curare le ferite) soprattutto lo si usa per le sue

proprietà cicatrizzanti ed antisettiche. L’uso più diffuso è quello di

prendere i fiori freschi ed immergerli in olio d’oliva per due/tre settimane.

A questo punto l’olio diventa roso ed è molto efficace sulle ustioni. L’olio

essenziale contiene sterotonina che ha effetti antidepressivi. Ma ha

tantissimi effetti collaterali: è una pianta foto sintetizzante (ovvero chi la

assume e si espone al sole rischia ustioni solari) e inoltre interagisce con

altri medicinali, quali cardiotonici e anticoncezionali (gli inibisce).

Famiglia Malvaceae

Caratterizzata da piante erbacee o arbustive, perenni con foglie palmato lobate e alterne. Il fiore è tipico

delle dicotiledoni, oltre al calice presenta un verticillo sottostante detto calicetto. Sono gamosepali, la

corolla è sia gamopetala che dialipetala. L'ovario è pluricarpellare, tanti carpelli uniti tra loro che a

maturità danno un frutto particolare detto policocco. Gli stami sono monoadelfi, saldati tra di loro per i

filamenti, formano una colonna cava all'interno, lo stilo passa all'interno di questa colonna.

Althaea officinalis, altea.

Grande pianta erbacea perenne che si trova

spontaneamente ad alte stature, con fusto di 1,5-2m, con

fusto eretto ricoperto da una peluria che gli conferisce un

aspetto vellutato. I peli morti pieni di aria, risultano bianco-

argentato. Ha una radice grossa, a fittone, carnosa con

numerose radici laterali.

Le foglie, ricoperte anch’esse da peli, sono isolate, alterne,

picciolate, ovali, a lamina grande, palminerve, con 3-5 lobi

poco profondi, dentati sul margine.

I fiori, che compaiono in estate, sono solitari portati all’ascella

delle foglie, hanno un calicetto di sei petali, un calice che è

formato da 5 sepali, e la corolla da 5 petali bianco-rosati

violacei, con numerosi stami saldati per il filamento

(monoadelfi).

I carpelli formano una struttura circolare che diventa un

particolare frutto, il policocco.

La droga la radice che viene raccolta in tardo autunno del

secondo anno di vita della pianta (in realtà anche altre parti

contengono le mucillagini, ma la radice ha una

concentrazione maggiore).

La droga appunto sono le mucillagini (sostanze idrofile) che

hanno quindi proprietà emollienti. Infatti è utilizzata nelle

infiammazioni della bocca o dello stomaco, sotto forma di

decotto o infuso. Inoltre, la radice polverizzata è utilizzata per

veicolare i farmaci, ovvero gli ingloba e li rende meno irritanti.

Inoltre è utile contro le infiammazioni a livello respiratorio.

(lo zucchero prelevato da questa pianta viene utilizzato per fare i famosi marshmallow)

7 | Dicotiledoni

Malva sylvestris, malva.

Pianta erbacea perenne, diffusa lungo i margini delle strade, non eretta

ma strisciante, con fusto ramificato.

Le foglie sono lungamente picciolate a lembo palmato e dentato.

I fiori sono color malva, con petali screziati con venature più intense,

disposti a gruppi all’ascella delle foglie, hanno un calicetto di 3 pezzi, stami

numerosi con filamenti fusi, pistillo formato da 10-12 carpelli che a maturità

danno un frutto particolare, ovvero il policocco.

La droga sono le foglie e i fiori, che vengono raccolti poco prima che

sboccino completamente, le foglie durante la fioritura, che sono ricchi di

mucillagini e quindi usati per le loro proprietà emollienti e bechiche,

analoghe a quelle dell’Althea officinalis.

Famiglia Gentianaceae

Gentiana lutea, genziana maggiore.

Pianta erbacea perenne, glabra a

caule semplice, eletto, cilindrico,

fistoloso, tipica delle zone alpine.

Le foglie sono opposte, grandi,

brevemente picciolate alla base e

amplessicaule all’apice. Il lembo grande è ovale, percorso da 5-7

nervature longitudinali convergenti all’apice.

I fiori sono grandi, sessili all’ascella delle foglie superiori, di colore giallo-

oro, calice a forma di spata (o spada), corolla stellata a 5-9 lobi

lanceolati-acuti, saldati alla base, con stami con antere color rossiccio.

Il frutto è una capsula acuminata.

La droga è costituita dal rizoma sotterraneo, munito di radice che viene

raccolta o in primavera o in autunno del secondo anno di vita. Nel

parenchima sono presenti cristalli di ossalato di calcio di forma

prismica. I principi attivi sono seco-iridoidi: gentiopicroside (amara

genziana), una delle sostanze più amare conosciute con attività

stomatica e eupeptica (favorisce la digestione).

Quando la pianta non è fiorita può essere confusa con il Veratrum

album, veratro, pianta estremamente tossica. La si riconosce però perché il veratro ha foglie alterne,

invece la genziana le ha opposte.

Famiglia Apocynaceae

Piante per lo più arbustive o lianose. Più o meno tossiche, con foglie opposte o verticillate, il fiore è il tipico

delle dicotiledoni.

La forma è detta ipocrateriforme la corolla è gamopetala che formano nella parte inferiore un tubo. La

parte superiore si espande a formare un lembo appiattito. Si trovano piante a glicosidi o ad alcaloidi.

Strophantus gratus, hispidus, kombe, strofanto.

Hanno diversi aspetti: in spazi aperti e soleggiati sono arbustive,

dentro la boscaglia con assenza di luce sono lianose.

Hanno foglie ellittiche, vellutate, verticillate a 3-4 foglie o opposte.

I fiori hanno diversi colori in base alla specie, ma l’attività

farmacologica è la stessa. Però sono tutti riuniti in infiorescenze

cimose-corimbiformi. Il frutto è un follicolo che contiene molti semi

sormontati da un ciuffetto di peli a ventaglio e ricoperti da una folta

peluria (tranne in S. gratus). La droga sono proprio i semi, che

contengono la maggior parte dei principi attivi, che sono glucosidi

cardioattivi come la oubaina o g-strofantina (si ricava anche dalla

Akocanthera ouabaio). Venivano utilizzati dagli indigeni per

avvelenare le frecce. La dose tossica e quella efficacie sono molto

vicine, tanto che si preferisce utilizzare i principi attivi come tali al

posto della pianta in sé. Utilizzati come cardiotonico di urgenza per

via endovenosa, durano poco e infatti utili solo per azioni rapide.

8 | Dicotiledoni

Rauwolfia serpentina, rauwolfia.

Arbusto sempreverde (1.5m), originaria dell’India, con grossa radice e fusti

gracili.

Le foglie sono allungate, acute, verticillate a 3 o a 5;

i fiori sono piccoli su base 5, rosa pallido o bianco.

I frutti sono piccole drupe, a due a due, che a maturità diventano nere.

La droga sono le radici tortuose (ricordano un serpente). In India si pensava

che riuscisse a contrastare il morso del cobra. La droga contiene alcaloidi, il

principale si chiama roserpina (altri alcaloidi sono rescinnamina e

deserpina). Hanno azione ipotensiva (abbassano la pressione sanguigna),

sono fortissimi sedativi in grado di svuotare i neuroni dai loro

neurotrasmettitori e quindi il paziente va in stato catatonico.

La reserpina ha effetti indesiderati, come sonnolenza, ipersecrezione

salivare e gastrica, congestione nasale etc…

Catharanthus roseus, Vinca rosea, pervinca tropicale.

Piccolo suffrutice, con parte basale legnosa e la parte aerea erbacea,

originaria del Madagascar.

Le foglie sono rosse, con nervature molto evidenti, opposte, ovali, lucide,

arrotondate all’apice.

Il frutto sono due follicoli contenenti numerosi semi.

I fiori sono simili alla pervinca, rossi, bianchi o macchiati di due colori.

La droga è l’intera pianta. Contiene molti alcaloidi di cui la vincristina e la

vinblastina che hanno proprietà antimitotiche in quanto si fissano sulla tubulina

e impediscono la formazione del fuso mitotico. È un farmaco antileucemico

perché abbassa il numero di globuli bianchi e, la vincristina, è inoltre usata per

curare le leucemie infantili avendo gran successo, poiché blocca la

replicazione cellulare ovvero la mitosi.

Famiglia Solanaceae

Prevalentemente erbacee (a volte però alberi ma rari), fiori con corolla rotata: tubo corallino corto e la

parte del lembo piatta e larga (corolla tubulosa quando è lungo, quando è corto è rotata). Appartengono

piante alimentari e medicinali (peperone, pomodoro...). Il frutto è una bacca.

Atropa belladonna, belladonna.

Pianta erbacea perenne di alta satura (1.50-2m), con radici a fittone grosso rizoma, fusto aereo eretto,

robusto, ramificato.

Le foglie sono grandi, ovali, acuminate all’apice, leggermente pelose, con una foglia grande opposta ad

una piccola, alterne.

I fiori sono campanulati (forma ulceolata), all’ascella delle foglie grandi, su base 5 e penduli.

Il frutto è una bacca sferica che a maturità diventa nera e rimane coperta dal calice persistente.

La droga è la foglia, anche se si può utilizzare tutta la pianta. È tossica, in bassato veniva utilizzata per

commettere omicidi e inoltre utilizzata come cosmetico per la sua proprietà di dilatare le pupille (da qui il

nome belladonna).

Hyoscyamus niger, giusquiamo nero.

Pianta erbacea annua o bienne, alta fino a 70 cm, pelosa e fetida, con foglie flaccide, con denti lungo i

margini, picciolate alla base e sessili lungo il fusto. I fiori con aspetto puntiforme, giallo al marrone chiaro,

riuniti in corti racemi all’ascella di brattee apicali. Il frutto é una pisside. La droga è la foglia.

Datura stramonium, stramonio.

Erba annuale, alta fino a 1m, con fusto robusto. Le foglie sono intere, con margine profondamente dentato.

I fiori sono grandi, solitari, a corolla bianca, lungamente tubulosa, allargata all’apice in 5 lobi dentati. Il

frutto è una capsula setticide che si apre in 4 valve longitudinalmente ed è ricoperta da spine. La droga è

la foglia. 9 | Dicotiledoni

Sono piante che hanno attività sovrapponibile. Ciascuna specie presenta infusioni solide diverse: la

belladonna l’ossalato di calcio precipita sotto forma di sabbia cristallina, nel giusquiamo precipita sotto

forma di prismi, nello stramonio sotto forma di stellato. Inoltre hanno peli ghiandolari diversi.

In tutte le droghe i principi attivi sono: iosciamina e atropina (sono una miscela racemica di D-iosciamina e

L-iosciamina) e scopolamina.

Iosciamina e atropina forte attività parasimpatica e litica, blocca gli effetti che avrebbe normalmente il

parasimpatico (contrazione fibre muscolari lisce, quindi le rilasciano), è utile in caso di asma, dilata la

pupilla, viene somministrata insieme alla morfina ai pazienti che subiscono interventi chirurgico, fa in modo

che, per esempio, l’intestino rimanga dove è. Inoltre inibisce il nervo vago (quindi è cardio acceleratore)

La scopamina ha in parte questi effetti, ma in particolare è efficacie a prevenire i disturbi dovuti al

movimento (mail d'auto, mal di mare).

Altro utilizzi sono in caso di avvelenamento di insetticidi. A dosi piuttosto elevata ha effetti allucinogeni,

anche se molto blando.

Lo stramonium ha effetti antiasmatici, branco dilatatori, se bruciata nelle sigarette.

Atropa belladonna Datura stramonium Hyoscyamus Niger

Famiglia Lamiaceae

Comprende piante con foglie semplici, opposte, sul fusto in maniera ingrossata, disposte una volta in un

senso, una volta in un altro (decussate). Le infiorescenze formano una spiga molto breve. La parte erbacea

del fusto ha forma quadrangolare. I fiori sono zigomorfi e hanno la corolla che ricorda una bocca,

bilabiata. Quattro stami didinami, due corti e due lunghi. Ovario formato da due carpelli ma ogni carpello

diviso in due, quindi abbiamo quattro lobi. Lo stilo parte dal centro e alla base dei quattro lobi. Il frutto è un

tetra-achenio, la pianta è ricca di peli ghiandolari che producono olii

essenziali. Le lamiaceae sono piante innocue usate in cucina.

Salvia officinalis, salvia.

A caule quadrangolare, eretto, ramificato, (25-80cm).

Le foglie sono persistenti, opposte, intere e lanceolate, a margine

dentellato, bianco-verdastre per la presenza di numerosi peli ghiandolari.

I fiori sono grandi, blu-violacei, uniti in un’infiorescenza a spicastro (è come

una spiga solo che i fiori sono opposti e non alterni), all’ascella delle foglie.

La corolla ricorda una bocca.

Il frutto è un tetra-achenio.

La droga è costituita dalle foglie che contengono numerose sostanze,

soprattutto un olio essenziale ricco di tuione e cineolo. Viene usata come

antibatterico e antinfiammatorio, per i disturbi all’apparato digerente, per i

lavaggi della bocca e per ridurre eccesso di sudorazione. 10 | D i c o t i l e d o n i

Melissa officinalis, melissa.

Pianta erbacea perenne di 30-80 cm, originaria della Turchia ma

cresce spontaneamente nei luoghi freschi. Ha fusto eretto e

ramificato.

Le foglie sono opposte, picciolate, ovali, a lembo rugoso che se

sfregate emanano un forte odore di limone (per la presenza nelle

foglie di olii essenziali contenenti citronellale).

I fiori sono biancastri (o maculate di rosa) all’ascella delle foglie.

La droga è costituita dalle foglie che hanno peli di rivestimento e

peli secretori di tipo capitato e peltato, essi contengono olii

essenziali. Ha attività antibatterica, antispasmodica, antifungina, ha

proprietà sedative del sistema nervoso centrale, ha proprietà

antivirali e può curare disturbi di lieve entità a livello dell’apparato

digerente.

Mentha X piperita, menta.

La “X” sta a significare che è un ibrido tra M. spicata e M.

acquatica, quindi non è fertile e non presenta semi. Presenta

robusti stoloni da cui si ergono fusti quadrangolari.

Le foglie sono semplici, opposte, brevemente picciolare,

ovate-oblunghe, acute all’apice, arrotondate alla base,

irregolarmente seghettate al margine, glabre con, nella

pagina inferiore, peli corti e rigidi.

Le infiorescenze a spicastro hanno fiori debolmente bilabiati,

con corolla rosa-violacea.

La droga sono le foglie da cui si estrae l’olio essenziale che

contiene mentolo. Ha un ‘azione antispasmodica a livello

della muscolatura liscia intestinale, infatti cura disturbi digestivi

(come flatulenza, eruttazioni). Il mentolo viene utilizzato come

correttivo del gusto sia a livello alimentare sia a livello

farmaceutico, ma anche come talco antiprurito, come

decongestionante delle mucose nasali, e applicato sulla pelle dà un senso di freddo perché il mentolo

agisce sui recettori termici. Lavandula angustifolia, lavanda vera.

È in grado di formare ibridi detti lavandini. È una pianta

odorosa, cespugliosa, con rami legnosi alla base e

erbacei e quadrangolari nella parte apicale. Molto

coltivata in Italia ma anche in Francia.

Le foglie sono verde cenere, opposte, lanceolate,

arrotolate sui margini, fortemente pelose come i fiori.

I fiori sono peduncolati, con calice grigio-bluastro, corolla

blu-violetta, bilabiata, riuniti in lunghi spicastri.

La droga sono le sommità fiorite, utilizzate per estrarne

l’olio essenziale che contiene linalolo e acetato di

linaline. Usata in profumeria ma anche in farmacia per le

proprietà dell’olio essenziale di antibatterico nella cura di

piccole piaghe, bruciature, eritemi, ha proprietà

antispasmodiche, ha un potere calmante e infatti

vengono fatti dei fumi per calmare la tosse e raffreddore.

11 | D i c o t i l e d o n i

Thymus vulgaris, timo.

Piccolo suffrutice che tappezza il luogo in cui cresce (originario della regione

mediterranea), a fusti legnosi.

Le foglie sono verdi-grigiastre, piccole, a margine arrotolato verso la pagina

inferiore.

I fiori sono riuniti in spicastri, rosei o bianchi.

La droga sono le sommità fiorite e le foglie che contengono un olio essenziale

composto da timolo e cardacrolo. Sono potentissimi antimicrobici e

antibatterici. Vengono utilizzati nella cura di disturbi digestivi, nel trattamento di

tosse e raffreddore, nella cura di affezioni della bocca e della faringe e per

irritazioni cutanee. Rosmarinus officinalis, rosmarino.

Arbusto cespuglioso, sempreverde, molto ramificato.

Le foglie sono sessili, opposte, strette ed intere, con bordi fortemente

riflessi, verdi scure nella pagina superiore e biancastre nella pagina

inferiore per la presenza di peli.

I fiori sono azzurri (a volte bianchi), disposti all’apice dei rami all’ascella

delle foglie.

La droga è costituita dalle sommità fiorite e dalle foglie perché

contengono un olio essenziale ricco di canfora ma soprattutto di

cineolo. Esso ha proprietà toniche, antispasmodiche viene usato nelle

gastralgie e disturbi nell’apparato digerente, è un buon antiparassitario

degli acari, inoltre contiene antiossidanti che aiuta a combattere i

radicali liberi.

Famiglia delle Scrolhulariaceae

Digitalis purpurea, digitale.

Pianta erbacea da bienne, diffusa in tutta Europa

occidentale, spontanea in Corsica e in Sardegna. Nel primo

anno emette solo una rosetta di foglie basale da dove sorge

un caule peloso eretto, e nel secondo anno emette uno

scapo fiorale dotato di fiori molto vistosi. Le foglie del primo

sono molto grandi picciolate, alterne, dentate, quelle del

secondo anno invece sono sessili e più piccole.

I fiori sono uniti in un racemo unilaterale, penduli, hanno la

corolla gamopetala e un aspetto digitato (infatti ricordano

un dito). La corolla è di un rosa porpora e all'interno presenta

delle macchie rosse scure quasi violacee. Il labbro inferiore è

sporgente rispetto all'altro. Si hanno quattro stami didinami,

l'ovario invece ha uno stilo filiforme e stigma bifido.

Il frutto è una capsula.

La droga sono le foglie della rosetta basale raccolte nel

secondo anno di vita, prima che la pianta fiorisca. Le foglie

contengono, oltre ad altre sostanze, dei glicosidi cardiotonici,

quali la gitossina e digitossina. Sono molto utili quando si

presenta insufficienza cardiaca, perché aumenta le

contrazioni per renderle più efficaci. Uno svantaggio è quello

di ave un bassissimo indice terapeutico (ovvero che la dose

tossica è vicina alla dose farmacologica). Durante il primo

anno di vita, la pianta viene confusa con le foglie di

Symphytum, che non hanno alcuna capacità a livello

cardiaco. 12 | D i c o t i l e d o n i

Digitalis lanata.

Più piccola della Digitalis purpurea, è perenne, spontanea nell'Europa

orientale ma ampiamente coltivata poiché è la più importante fonte

industriale di digossina e digitossina.

Ha foglie sessili, oblungo-lanceolate, a margine intero, di colore verde scuro.

I fiori sono disposti in un lungo racemo, più piccoli e meno appariscenti, infatti

sono di colore biancastro con striature grigio-porporine

La droga, come prima, sono le foglie. Ha stessi principi attivi, però in questo

caso denominati lanatosidi. Hanno attività più rapida dell'altra.

Famiglia Rubiaceae

Chinchona sp, china.

La china conta un sacco di specie, fra cui la Chinchona pubescens

(china rossa), la Chinchona calisaya (china gialla) e la Chinchona

ledgeriana.

La china rossa è un albero con foglie ovali, opposte, grandi, verde scure

e man mano che invecchiano diventano rossastre. Anche la corteccia e

rossastra ed è molto screpolata. I fiori, calice compreso, sono rossi su

base cinque.

La china gialla è anch’essa un albero con corteccia biancastra, foglie

lanceolate, con nervature e picciolo rosse, fiori rosati.

La china ledgeriana ha foglie più lanceolate, con nervatura e picciolo.

Fiori biancastri.

Sono originarie del sud America, ma coltivate in Cina. La droga è la

corteccia che proviene dai rami e dal tronco quando la pianta ha

almeno dieci anni di età, perché deve arricchirsi in principi attivi. La

corteccia si prende da alberi (che hanno raggiunto i 10 anni di vita)

scortecciandoli interamente o in parte, in modo da non farla morire così

da sfruttarli per più anni. In commercio la corteccia della china si ha

piatta, se la corteccia deriva dal tronco o rami grandi, oppure arrotolata, se la corteccia deriva da rami

più piccoli. Dalla china gialla e ledgeriana si ottiene la china gialla, dalla china rossa prima si ottiene la

china rossa. I principi attivi sono degli alcaloidi e sono quattro: chinina, chinidrina, cinconina, cinconidina.

Solo i primi due però sono riconosciuti. Sono stati impiegati per molto tempo come antimalarici,

attualmente perdono un po’, solo la chinina, suoi derivati sintetici

e suoi sali sono ancora utilizzati. Attivi in quanto agiscono sul

protozoo della puntura della malaria, quando il plasmodio infesta

il globulo rosso. Hanno inoltre leggera azione antifebbrile. In oltre,

la chinidina, ha affinità per il cuore, utilizzato come antiaritmico.

Cephaëlis ipecacuanha, ipecacuana.

Piccolo arbusto originario delle foreste umide del sud Brasile.

Le foglie sono grandi, opposte, ovali, brevemente picciolate, di

colore verde metallico.

I fiori sono riuniti in infiorescenze a capolino, hanno la corolla

bianca.

Il frutto è una drupa ovoidale, nerastra, contenente due semi.

La droga è costituita dalla radice che ha un aspetto particolare:

ha cicatrici circolari molto ravvicinate, come se fosse formata da

tanti anelli. I principi attivi sono cefelina e . È un

alcaloide che a dosi deboli induce il vomito (infatti viene utilizzato

in caso di intossicazione), a dosi elevate ha un’azione

antiparassitaria contro l’ameba 13 | D i c o t i l e d o n i


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

53

PESO

4.45 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in chimica e tecnologie farmaceutiche
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swanyleonardi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia vegetale con elementi di botanica farmaceutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Flamini Guido.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in chimica e tecnologie farmaceutiche

Appunti di biologia vegetale e botanica farmaceutica
Appunto
Corso di biologia animale
Appunto
Biochimica
Appunto
Riassunto con immagini sull'apparato respiratorio
Appunto