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radicale più in basso. La zona pilifera rimane sempre nella stessa posizione e

conserva anche la stessa estensione. In certe piante acquatiche o in radici aeree, i

peli assorbenti mancano. Sopra questa zona la superficie cambia aspetto, le cellule

si suberificano, diventano di un colore brunastro e comincia la zona protettiva, la

radice comincia quindi a ramificarsi. Infatti la caduta dei peli radicali creerebbe

nella radice una parte scoperta, per questo le cellule parenchimatiche sottostanti

suberificano la loro parete (uno strato nelle Dicotiledoni, due strati nelle

Monocotiledoni) e costituiscono un nuovo strato dermico detto esoderma, che ha lo

scopo di impermeabilizzare la radice nel momento in cui i peli radicali muoiono.

Internamente al rizoderma ma in genere internamente all’esoderma ed

esternamente all’endoderma si ha il cilindro corticale o corteccia, costituito da

cellule parenchimatiche che possono avere varie funzioni in genere hanno funzione

di riserva. Lo strato più interno del cilindro corticale è l’endoderma o endodermide

costituito da una sola fila di cellule molto vicine tra loro che hanno le pareti

tangenziali celluloso – pectiche e le pareti radiali e trasversali presentano una zona

suberificata detta banda del Caspary. Essendo la suberina impermeabile, questo

strato obbliga l’acqua e le soluzioni assorbiti a passare attraverso il citoplasma delle

cellule dell’endodermide che funzionano quindi da filtro selettivo (via simplastica).

Infatti la via apoplastica, ovvero attraverso la parete non è praticabile.

Quindi l’endodermide ha un significato fisiologico particolare: filtra le sostanze che

una volta assorbite dall’epidermide devono penetrare nella parte più interna dove si

trovano i tessuti conduttori. Questo tessuto è quindi funzionale nella zona pilifera ma

poi con la morte dei peli radicali si trasforma in molte piante erbacee in una struttura

di sostegno lignificando le proprie pareti. Nelle Monocotiledoni viene lignificata oltre

a quella radiali e a quella trasversale, la parete tangenziale interna generando un

ispessimento ad U (endoderma ad U); nelle Dicotiledoni ed in alcune

Monocotiledoni, gli ispessimenti riguardano tutte le pareti e quindi anche quella

tangenziale esterna generando un ispessimento ad O (endoderma ad O). In questi

casi per permettere la comunicazione fra cilindro centrale e corticale si riscontrano

ogni tanto cellule non lignificate: punti di permeazione.

Il cilindro centrale o stele della radice è anche definito actinostele. Nella zona liscia

è costituito da cellule allungate in differenziazione, ma nella zona pilifera inizia la

formazione dei tessuti conduttori legno o xilema (linfa grezza) e floema o cribro (linfa

elaborata).

I tessuti conduttori si formano all’interno del periciclo che è lo strato più esterno della

stele ed è costituito da cellule parenchimatiche disposte in un solo strato,

nonostante questo viene classificato come meristema potenziale. Ha una grande

attività di divisione e forma le radici laterali (per questo viene detto strato rizogeno), il

fellogeno ed il cambio cribro vascolare.

Nella radice non sono presenti fasci conduttori, ma legno e cribro si trovano disposti

su raggi alterni e formano le arche cribrose e legnose. Le arche legnose si formano

in genere a ridosso del periciclo e le altre dall’esterno verso l’interno alternandosi allo

xilema.

Entrambe le arche si differenziano nello stesso modo: prima si formano protoxilema e

protofloema in posizione esterna (esarca) e successivamente si hanno il metaxilema

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e metafloema che si formano in direzione centripeta. Nelle Dicotiledoni spesso i

metaxilemi occupano tutta la parte centrale della stele e quindi non vi è il midollo.

Il numero delle archè è variabile, da 2 a 8 nelle Dicotiledoni dove si hanno radici

biarca, triarca, tetrarca, pentarca ecc.. mentre nelle Monocotiledoni il numero delle

arche va da 8 a 100 e quindi si hanno radici poliarca e nella parte centrale della

stele è sempre presente il midollo, costituito da cellule con pareti lignificate.

Nelle dicotiledoni il legno confluisce al centro (protostele), mentre nelle

monocotiledoni rimane del parenchima che forma il midollo (eustele).

Nell’eustele se il floema si trova anche all’interno, accompagnato anche qui da

periciclo e da endodermide si parla di solenostele.

L’actinostele, o stele raggiata, è una modificazione dovuta all’incunearsi dello

xilema, verso la periferia, nel cilindro floematico, che risulta così scomposto in vari

fasci.

- Ramificazioni della radice: le radici laterali si formano dal periciclo nelle

Angiosperme e nelle Gimnosperme, mentre dall’endoderma nelle Pteridofite; hanno

quindi origine endogena. Il periciclo comincerà quindi a dividersi intensamente

originando un nuovo meristema laterale che porterà alla formazione delle radici

laterali. Si forma molto presto un apice radicale che poi si aprirà un varco attraverso

tutto lo spessore della corteccia fino a raggiungere l’ambiente esterno. Le radici

laterali non si formano a caso ma sempre in corrispondenza di un’arca legnosa, ad

eccezione delle Monocotiledoni dove invece si formano in corrispondenza di

un’arca cribrosa, sono inoltre anche in un numero ben determinato.

Radice

Esterno (periciclo)

Arca legnosa Arca cribrosa

Protoxilema esarco Protoxilema esarco

Metaxilema Metafloema

Endarco Endarco

Interno (cambio)

Differenziazione legno – cribro centripeta

- Struttura secondaria:

I tessuti secondari si formano nelle Gimnosperme e nella maggior parte delle

Dicotiledoni, mentre nelle Monocotiledoni e Dicotiledoni erbacee (anche le felci)

non si formano mai, conservando la struttura primaria per tutta la loro vita. Si

manifesta solo nelle piante non annuali e quindi in genere nelle piante legnose.

La struttura secondaria si sovrappone alla struttura primaria e quindi si può osservare

facendo una sezione trasversale in un punto in cui la radice inizia ad ingrossare di

diametro.

L’ingrossamento è dovuto alla produzione di nuovi tessuti da parte dei meristemi

laterali:

- fellogeno: si forma in zone profonde del cilindro corticale, le cui cellule per divisione

originano sughero verso l’esterno e felloderma verso l’interno.

È responsabile dell’accrescimento del cilindro corticale.

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- cambio cribro – vascolare: si forma nel cilindro centrale ed è responsabile del suo

accrescimento.

Il cambio cribro – vascolare si forma nel cilindro centrale tra xilema e floema e

lavora con un’attività dipleurica, ovvero si divide sia verso il lato esterno che su

quello interno con divisioni periclinali; in pratica questo meristema produce una volta

cribro, verso l’esterno, ed una volta legno, verso l’interno e così via.

Nella radice l’attività dipleurica presenta un eccezione in quanto in un primo

momento non c’è un’attività regolare. Prendiamo ad esempio una radice tetrarca e

partiamo dal cilindro centrale: quando a pianta inizia il secondo anno di vita si

forma un meristema secondario detto cambio, che prende origine dal periciclo,

davanti alle arche legnose, mentre prende origine dal parenchima vero e proprio

davanti alle arche cribrose.

I vari pezzi di cambio si uniscono tra loro in forma sinusoidale che cambia a seconda

del numero delle arche e lascia sempre al suo interno le arche del legno ed

all’esterno le arche del cribro.

Nel primo momento non c’è un’attività regolare per due ragioni:

1. Il cambio (meristema) in un primo momento non lavora con tutte le cellule del

sinusoide, ma solo con quelle davanti alle arche cribrose.

2. Le divisioni cribro – legno non sono regolari ma producono molto più legno

all’interno che cribro all’esterno.

Come conseguenza il cambio spinge verso l’esterno il cribro e la convessità del

sinusoide sparisce: il cambio allora diventa un anello e solo quando

successivamente il cambio è diventato un cerchio si ha attività dipleurica regolare.

Con divisioni anticlinali, il cambio aumenta la sua circonferenza.

È importante sottolineare che la radice sviluppandosi nel terreno risente meno degli

sbalzi di temperatura e quindi formerà cerchie annuali meno marcate.

Il fellogeno è responsabile dell’accrescimento secondario del cilindro corticale

(corteccia), si forma per sdifferenziamento nel secondo anno di vita della pianta dal

parenchima corticale e si può formare a varie profondità, in genere più la pianta è

vecchia e più si forma in profondità.

Il fellogeno (cambio subero – fellodermico) forma un anello e lavora con attività

dipleurica regolare: sughero all’esterno e felloderma all’intero; insieme formano

quindi il periderma.

La parte che resta fuori dal sughero è isolata dalla pianta perché il sughero è

impermeabile all’acqua ed ai gas, questa parte quindi muore, secca e va a formare

la corteccia detta ritidoma, che si stacca dalla radice (si desquama) lasciando fuori

il sughero che provvede agli scambi gassosi tramite le lenticelle.

L’attività del fellogeno dura solo un anno per cui ogni anno si differenzia un nuovo

fellogeno, in posizione sempre più interna rispetto al precedente.

In una pianta molto vecchia il fellogeno si può addirittura formare per

sdifferenziamento del periciclo (meristema potenziale); il caso limite lo abbiamo in

piante vecchissime in cui manca del tutto il cilindro corticale e c’è solo quello

centrale. 78

Apparato allorrizzico : la radice principale rimane viva durante tutta la vita della

pianta dando inserzione alle radici laterali

(tipico delle Gimnosperme e Dicotiledoni). Si

distinguono:

- Radici a fittone: quando la radice principale

si accresce verso il basso e da origine a radici

secondarie, che non raggiungono mai la

lunghezza della principale e possono avere

varie forme: filiformi, coniche, cilindriche,

globose, tuberose, nodose, napiformi (corte e

grosse). La superficie può essere liscia o rugosa

ecc.. e la consistenza legnosa, carnosa ecc..

- Radici fascicolate: quando le radici laterali

del primo ordine si accrescono uguagliando o

superando in lunghezza la radice principale formando un complesso di radici.

Apparato omorrizzico: è caratterizzato dalla morte precoce della radice

principale che viene sostituita da radici che si

formano alla base del fusto e sono caulinari

oppure sono un tipo di radici avventizie (nelle

Monocotiledoni e poche Dicotiledoni).

Radici avventizie: sono tutte le radici che si

originano dal fusto o dalle foglie, si formano in

seguito a traumi o ferite e su organi distaccati

dalla pianta madre (principio alla base di alcuni

tipi di riproduzione vegetativa). Possono essere:

radici caulinari; radici accessorie, che si

generano ai nodi del caule, radici colonnari, che

pendono dai rami; radici aeree, con velamen

radicale (involucro di cellule morte più o meno

lignificate, assorbenti acqua); radici contrattili.

Radice

Monocotiledone Dicotiledone

La radice principale muore prima La radice principale dura per tutta la vita

della pianta

Apparato omorrizzico con radici Apparato allorrizzico con radici a fittone

avventizie o fascicolate

Epidermide ispessita ad U Epidermide a banda di Caspary o

ispessita ad O

Molte arche sparse: 30 – 50 Le arche di legno si accrescono verso il

Presenza di midollo centrale (solenostele) centro fino a incontrarsi a fascio raggiato

in cui manca il midollo centrale

(actinostele)

Manca sempre la struttura secondaria Può esserci la struttura secondaria che si

sovrappone alla primaria

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Struttura della radice:

Il fusto:

Rappresenta la parte epigea (aerea) di una pianta, che collega le radici alle foglie.

Ha funzione di sostegno e di trasporto della linfa; e può essere:

- Erbaceo: nel quale la funzione di sostegno è mantenuta dal turgore cellulare.

- Legnoso: nel quale lo xilema assicura la funzione di sostegno.

La struttura anatomica del fusto comprende:

1. Zona apicale;

2. Zona di differenziazione;

3. Struttura primaria, in cui tutte le cellule si sono differenziate a compiere una

determinata funzione;

4. Struttura secondaria. 80

- Apice vegetativo o cono vegetativo: è costituito da cellule meristematiche che

hanno il compito di costruire

il fusto e le foglie sottostanti.

Occupa una minima parte

del fusto (100 – 200 µm). Al

di sotto si osservano le

bozze fogliari; quelle più

vicine all’apice sono più

giovani, mentre verso il

basso sono più sviluppate e

ricoprono il cono (funzione

di protezione). Alla loro

formazione partecipano le cellule più esterne dell’apice, si parla infatti di origine

esogena delle foglie. Il plastocrone è il tempo che intercorre tra la formazione di due

bozze fogliari successive e può variare da poche ore ad alcuni giorni. All’ascella

delle bozze fogliari, si trovano residui del meristema apicale che costituiscono i

primordi dei rami dai quali possono originare le ramificazioni del fusto che hanno

come le foglie origine esogena.

Rispetto alla radice quindi il fusto, può avere la complicazione derivata dal fatto che

porta due tipi di appendici laterali, le foglie ed i rami; le zone del fusto dove sono

inserite le foglie sono dette nodi e le zone tra due nodi sono dette internodi.

Ogni ramo è come un piccolo fusto, per cui distingueremo le stesse zone del fusto.

Le cellule dell’apice una volta che si dividono per mitosi danno origine a due cellule,

una resta meristematica e queste sono dette cellule iniziali; mentre l’altra può

dividersi ulteriormente e andare incontro a distensione e differenziamento

divenendo una cellula adulta e queste sono dette cellule derivate.

Le cellule tuttavia non sono predeterminate a costruire un certo tessuto ma questo

dipende dalla sua posizione nell’apice che determina una particolare direzione

delle divisioni e la sua differenziazione in tessuti.

Nelle Pteridofite dalla divisione di una sola cellula iniziale si originano tutte le cellule

della parte aerea, mentre nelle Gimnosperme e Dicotiledoni si accetta la teoria

della tunica corpus secondo la quale l’apice può essere suddiviso in: tunica, che è lo

strato più esterno dell’apice e si divide in direzione anticlinale, ovvero

perpendicolarmente alla superficie e si ha un aumento di superficie ma non di

spessore; corpus, che è a massa centrale delle cellule dell’apice e si divide in tutte le

direzioni.

Considerando il numero di divisioni che avvengono possiamo invece distinguere un

meristema di attesa in posizione centrale – apicale che contiene cellule del corpus e

della tunica che si dividono raramente ed una zona più periferica detta anello

iniziale dove l’attività mitotica è molto attiva.

Oltre al normale accrescimento apicale, in certe piante si può osservare una

crescita intercalare (Graminaceae), dovuto ai meristemi che rimangono

indifferenziati alla base o alla sommità degli internodi. Gli internodi sono ridotti nelle

Composite; talvolta quasi nulli per cui il fusto è raccorciato e le foglie sembrano

partire dallo stesso nodo: disposizione a rosetta nelle piante dette acauli.

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- Zona di determinazione e differenziamento: si trova subito sotto la zona

embrionale (apice) ed è il luogo in cui le cellule iniziano la loro differenziazione.

Le cellule meristematiche derivate non ancora adulte vengono indicate con il nome

di promeristema. Da queste si originano: il protoderma che di differenzia in tessuto

tegumentale; il procambio che origina i fasci cribro – vascolari; il meristema

fondamentale che è diviso in protomidollo e protocorteccia. La differenziazione dei

tessuti avviene alla base dell’apice dove non si osservano divisioni. La prima cosa

che avviene è la distensione cellulare che porta alla formazione del vacuolo e

quindi all’aumento delle dimensioni cellulari e degli organi. Successivamente inizia la

differenziazione cellulare, i primi tessuti a differenziarsi sono l’epidermide ed il tessuto

parenchimatico; tra le cellule di questi tessuti si ha uno strato di cellule di forma

allungata che continuano a dividersi e costituiscono il procambio che nella parte

più vicina all’apice ha una forma di anello e successivamente si frammenta in

cordoni detti cordoni procambiali dai quali si originano i fasci conduttori formati da

legno e cribro.

Ripasso fasci cribrovascolari (vedi pagina 40): la differenziazione di un fascio inizia

esternamente con la formazione di elementi del cribro detti protofloemi;

successivamente internamente si formano i primi elementi del legno detti

protoxilemi. Questi elementi hanno un lume cellulare ridotto, sono poco lignificati,

anulati o anulospiralati ed hanno una vita breve.

Quando le cellule che circondano i cordoni procambiali hanno completato

distensione e differenziazione, altre cellule del cordone si differenziano in nuove

cellule floematiche e xilematiche che costituiranno i metafloemi e metaxilemi.

Questi hanno vasi con pareti ben lignificate e sono costituiti anche da fibre e cellule

parenchimatiche.

Nel caso del cribro la differenziazione avviene in direzione centripeta (verso il

centro), mentre per il legno la differenziazione avviene in direzione centrifuga (verso

l’esterno).

Metaxilema e metafloema quando si differenziano non si toccano mai perché sono

separati da una fila di cellule meristematiche del cordone procambiale dette

cambio.

I fasci che hanno questa conformazione sono detti fasci collaterali aperti e sono

tipici delle piante che poi avranno una crescita secondaria.

Se il cambio è assente si hanno invece fasci collaterali chiusi tipici delle

Monocotiledoni.

Altri tipi di fasci sono: i fasci bicollaterali; i fasci concentrici perifloematici e

perixilematici e i fasci radiali.

- Struttura primaria del fusto: si forma per differenziazione delle cellule

meristematiche primarie dell’apice vegetativo. Questa struttura può permanere per

tutta la vita della pianta (Monocotiledoni e alcune Dicotiledoni), oppure trasformarsi

in struttura secondaria (Gimnosperme e Dicotiledoni).

In entrambi i casi osservando il fusto in sezione trasversale possiamo osservare tre

zone:

- l’epidermide, che ha funzione di protezione è costituita da cellule appiattite e prive

di cloroplasti; 82

- il cilindro corticale o corteccia, nel quale sono presenti tessuti con funzione di

sostegno: collenchima (in posizione sottoepidermica) e sclerenchima (negli strati più

esterni della stele ed intorno ai fasci). Lo strato più interno della corteccia a contatto

con la stele può riempirsi di amiloplasti e formare una guaina amilifera, oppure di

cristalli di ossalato e formare una guaina ossalifera; in entrambi i casi ha funzione di

riserva.

Nei rizomi si può riscontrare un endoderma con ispessimento ad U.

- il cilindro centrale o stele

• Cilindro centrale di Dicotiledoni e Gimnosperme: è internamente alla corteccia

ed è costituito da parenchima in cui

decorrono i fasci cribro – legnosi di tipo

collaterale aperto. I fasci sono disposti in

cerchia che hanno una forma ad anello

interrotto, in questo caso si parla quindi di

eustele. La parte periferica prende il

nome di periciclo e segna il limite di

separazione tra corteccia e cilindro

centrale. La parte centrale, all’interno dei

fasci è invece il midollo, e tra un fascio e

l’altro vi sono i raggi midollari che

collegano midollo e corteccia.

La struttura descritta si trova a livello degli internodi, mentre a livello dei nodi uno o

più fasci entrano nella foglia innervandola e costituendo la traccia fogliare. Quando

la traccia abbandona il cilindro centrale e si curva in fuori per dirigersi verso la foglia,

sopra al punto in cui diverge si ha una regione detta lacuna o finestra fogliare.

L’unica differenza nell’eustele tra Dicotiledoni è Gimnosperme è che nelle prime si

hanno legno eteroxilo e tubi cribrosi, mentre nelle seconde si hanno legno omoxilo e

cellule cribrose.

• Cilindro centrale delle Monocotiledoni: contiene numerosi fasci vascolari di tipo

collaterale chiuso (non hanno cambio

fra cribro e legno) sparsi in tutto il

parenchima della stele senza un

ordine apparente; in questo caso si

parla di atactostele. I fasci sono in

genere più grandi e più radi nella

zona centrale mentre nella zona

periferica sono più piccoli e fitti. Nei

rizomi il legno circonda

completamente il cribro e si formano

fasci di tipo concentrico

perixilematico.

Nelle Monocotiledoni i tessuti

meccanici generalmente sono molto

abbondanti, ed è frequente anche la lignificazione di tutto o parte del parenchima

fondamentale; questo può essere giustificato dal fatto che queste piante non hanno

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struttura secondaria e legno secondario.

Anche in questo caso alcuni fasci entrano nelle foglie e costituiscono le nervature

che sono numerose e parallele; quelle centrali sono più grosse e collegate con i fasci

centrali della stele, quelle marginali sono più piccole e collegate con i fasci periferici.

In questo caso il fusto conserva una struttura primaria per tutta la vita della pianta.

- Struttura secondaria del fusto: Si forma nelle Gimnosperme e

nella maggior parte delle

Dicotiledoni ed è dovuta alla

formazione di due meristemi

secondari: il cambio cribro –

legnoso detto cambio e il

cambio subero – fellodermico

o fellogeno; che sono

responsabili dell’aumento in

spessore del fusto. La crescita

secondaria avviene per due

motivi: meccanico, perché è

necessario maggiore sostegno

per l’accresciuto peso delle foglie; fisiologico, in quanto si rinnovano gli elementi

xilematici e floematici che servono per il trasporto della linfa grezza ed elaborata.

• Formazione ed attività del cambio: la struttura secondaria inizia a formarsi

quando le cellule parenchimatiche dei raggi midollari, in corrispondenza del cambio

presente nei fasci, riprendono la loro attività meristematica e si dividono. Allo stesso

modo cominciano a dividersi anche le cellule del cambio e quindi viene a formarsi

un anello cambiale (in realtà verso tridimensionalmente è un mantello a forma di

tronco di cono) formato da tessuto meristematico secondario (cambio interfasciale)

e da tessuto meristematico primario (cambio intrafasciale).

Le cellule del cambio sono allungate con apici affusolati e sono dette iniziali

fusiformi, hanno vacuolo e plastidi e si dividono secondo piani longitudinali.

Dalla divisione di una cellula iniziale si formano due cellule di cui una rimane

meristematica, mentre l’altra si differenzierà in legno se posta all’interno del cambio

ed in cribro se posta all’esterno; questa viene detta attività dipleurica del cambio. Il

legno quindi si accresce in senso centrifugo mentre il cribro in senso centripeto,

un’altra caratteristica è dovuta al fatto che viene prodotto molto più legno che

cribro perché le divisioni cellulari verso l’interno sono più numerose.

La produzione di legno all’interno provoca lo spostamento continuo della cerchia

cambiale verso l’esterno ed il suo aumento in diametro; questo è reso possibile dal

fatto che le cellule del cambio si dividono anche in senso radiale.

Il cambio oltre alle iniziali fusiformi contiene cellule isodiametriche dette iniziali dei

raggi, che vengono prodotte dalle cellule fusiformi e dividendosi portano alla

formazione di nuovi raggi parenchimatici o midollari, resi necessari dall’aumento in

diametro del fusto.

L’attività del cambio porta ad uno smembramento dei fasci della struttura primaria,

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procedendo dall’interno verso l’esterno infatti troviamo: il midollo; la parte legnosa

del fascio primario; i tessuti secondari; il cambio; le parti floematiche dei fasci.

Sia legno che cribro secondari hanno una funzionalità breve, cioè solo quelli più

vicini al cambio sono funzionanti, gli altri degenerano; quindi gli elementi xilematici

più vecchi sono all’interno, mentre gli elementi floematici più vecchi sono

all’esterno.

Nelle piante erbacee l’attività del cambio è limitata ai fasci collaterali, mentre nelle

piante legnose si crea un vero anello cambiale che originerà il corpo legnoso

(insieme dei tessuti che si trovano all’interno del cambio) e parte della corteccia

secondaria (insieme dei tessuti che si trovano all’esterno del cambio).

• Stagionalità: nel cribro, ma soprattutto nel legno, il cambio non lavora in modo

uguale in primavera ed in autunno; infatti il periodo di massima attività è in

primavera – estate, in cui viene prodotto molto tessuto legnoso.

• Corpo legnoso (legno secondario): è costituito dal midollo e dal legno che è

stato prodotto dalla pianta durante tutta la sua vita.

Nei fusti giovani il midollo è costituito da cellule parenchimatiche, ma con la crescita

secondaria subisce delle modificazioni e risulta difficile da individuare.

Il legno è formato da cerchie concentriche attraversate da raggi midollari (partono

dal midollo) e raggi parenchimatici (partono da cerchie più esterne).

Le cellule che costituiscono il legno son elementi di conduzione (trachee e

tracheidi), cellule parenchimatiche e fibre; ha quindi un aspetto disomogeneo che

è più marcato nelle Dicotiledoni (legno eteroxilo) che nelle Gimnosperme (legno

omoxilo).

- Legno omoxilo: è costituito da tracheidi che data la loro duplice funzione

(sostegno e

conduzione) vengono dette fibrotracheidi. Le fibrotracheidi comunicano tramite

punteggiature areolate ed il loro lume cellulare può essere più o meno ampio a

seconda della stagione.

In primavera il cambio produce elementi a lume ampio, perché c’è bisogno di

molta acqua, questo viene detto legno di apertura e serve per collegare le radici

con le nuove foglie. In autunno, il cambio produce poco tessuto legnoso con

elementi a lume più piccolo che hanno funzione di sostegno.

Prima di cessare la sua attività annuale il cambio produce infine elementi con lume

molto piccolo che vanno a costituire il legno di chiusura.

Il legno primaverile è quindi diverso dal legno autunnale e di solito si riconoscono

molto bene tra loro. Inoltre data l’attività stagionale del cambio, ogni anno vengono

prodotti un anello di cribro ed uno di legno, per cui man mano che la pianta cresce,

nel fusto si vedono le cerchie annuali, che indicano le soste che subisce la

produzione del legno, permettono di capire l’età della pianta (ai tropici e nei climi

equatoriali non esiste distinzione, perché vi sono variazioni climatiche meno

accentuate). Inoltre è possibile vedere se ci sono stati sbalzi improvvisi di

temperature, o piogge, o troppo caldo, perché in questo caso si produrranno false

cerchie dette quassia, che sono molto riconoscibili perché non interessano mai tutto

il fusto. 85

Il legno inoltre è attraversato da raggi midollari e parenchimatici costituiti da cellule

parenchimatiche accompagnate a tracheidi del raggio che permettono un

trasporto in senso radiale. Nelle conifere è frequente la presenza di canali resiniferi.

Sezione trasversale Sezione longitudinale

- Legno eteroxilo: è costruito nello stesso modo del legno omoxilo, ma in questo caso

vi è una maggiore diversità degli elementi che lo compongono: trachee e tracheidi,

con funzione di conduzione; fibre xilari con funzione di sostegno e cellule

parenchimatiche con funzione di riserva. Le cellule parenchimatiche sono più

numerose, sia all’interno dei fasci che tra gli elementi di conduzione.

A seconda del modo di emissione delle foglie si può avere una diversa distribuzione

delle trachee: se le foglie sono prodotte solo in primavera, allora le trachee sono

distribuite solo nel legno primaverile detto legno a porosità anulare; se le foglie sono

prodotte durante tutta la stagione vegetativa, allora le trachee sono distribuite

omogeneamente in tutta la cerchia, e questo viene detto legno a porosità diffusa.

Il legno di chiusura è sempre costituito da fibre con lume particolarmente stretto.

Sezione trasversale Sezione longitudinale

• Durata della funzionalità del legno: la funzione di conduzione è limitata alla parte

periferica del coro legnoso ed è detta alburno, è incolore o molto chiara e spessa

pochi centimetri. Le parti non funzionanti del legno devono essere isolate dalle altre

e protette dall’attacco di microrganismi, quindi la piante le impregna di tannini e

diventa più scura (es: ebano), oppure di oli essenziali (es: oli di sandalo); questa

parte viene detta duramen ed ha soltanto funzione di sostegno.

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• Corteccia secondaria: comprende il cribro secondario ed il periderma (insieme

dei tessuti derivati dall’attività del fellogeno); ci possono essere anche residui della

struttura primaria.

Le cellule del cribro derivano dalle divisioni verso l’esterno delle cellule del cambio. Il

cribro però viene prodotto in minore quantità dal cambio rispetto al legno, inoltre le

cellule più giovani del cribro si trovano vicino al cambio, mentre quelle più vecchie

sono all’esterno. L’anello di cribro più vecchio si trova quindi esternamente rispetto

all’anello più giovane ne deriva che gli elementi floematici sono sottoposti a sforzi di

tensione e stiramento e quindi muoiono in breve tempo. Per ovviare a questo

problema, in alcune specie in corrispondenza di alcuni raggi parenchimatici le

cellule si dividono in senso radiale formando dei cunei che allargano la cerchia

esterna, si parla di parenchima di dilatazione. Il cribro in questo modo può vivere un

po’ più a lungo, ma dopo alcuni anni viene comunque distrutto e rimosso dal

fellogeno.

Nel cribro non vi sono cerchie annuali; in alcuni casi si può avere la produzione di soli

elementi vivi in primavera: cribro molle e di sole fibre in estate: cribro duro mentre in

altri casi si ha una produzione omogenea di tutte le componenti.

Nel fusto in struttura primaria l’epidermide svolge una funzione tegumentale ma con

la formazione della struttura secondaria non è più in grado di svolgere questa

funzione in quanto non può aumentare la sua superficie, interviene quindi il

fellogeno o cambio subero – fellodermico le cui cellule hanno un’attività dipleurica,

ovvero producono sughero verso l’esterno (funzione tegumentale) e felloderma

(tessuto parenchimatico) in quantità più ridotte verso l’interno. Sughero, fellogeno e

felloderma formano il periderma.

La formazione di questi tessuti provoca l’aumento in spessore del cilindro corticale

che però è minore rispetto al cilindro centrale.

Il fellogeno non costituisce subito un anello continuo, in quanto inizialmente, nelle

zone di maggiore tensione si formano delle placche che poi si riuniscono formando

l’anello continuo. L’attività del fellogeno dura uno o più anni e termina quando il

fellogeno si differenzia completamente e si forma un nuovo fellogeno in posizione

più interna al precedente. Arriverà quindi a svilupparsi negli strati più esterni del

cribro e questo provocherà la morte degli strati esterni del cribro che venendo a

trovarsi esternamente rispetto al sughero, che ha azione isolante, non possono

comunicare con l’esterno.

Gli strati che sono morti restano comunque attaccati esternamente al fusto in forma

di scaglie e vanno a costituire la scorza o ritidoma. Quindi in una pianta solo in cribro

che si è formato negli ultimi 2 – 3 anni resta funzionante, un’eccezione è la quercia

da sughero dove la posizione del fellogeno rimane costante per tutta la vita della

pianta.

Lo strato esterno tuttavia non è completamente impermeabile perché la pianta

deve avere scambi gassosi con l’esterno, questo è permesso dalle lenticelle.

Molte droghe di uso farmaceutico sono costituite da cortecce secondarie in quanto

esse possono contenere celle secretrici contenenti varie sostanze.

87

Differenza tra monocotiledoni e dicotiledoni:

Monocotiledoni Dicotiledoni

I fasci fibro – vascolari sono disposti I fasci fibro – vascolari formano un anello

irregolarmente nel cilindro centrale periferico nel cilindro centrale in modo

da delimitare il midollo centrale (eustele)

Manca il midollo centrale (atactostele) Tra un fascio e l’altro vi sono i raggi

Mancano i raggi midollari midollari

I fasci possono essere: concentrici I fasci possono essere: collaterali aperti;

perixilematici (rizomi); collaterali chiusi bicollaterali aperti

Manca la struttura secondaria Può esserci la struttura secondaria

Ramificazioni del fusto:

- Dicotomica: biforcazione terminale del fusto i due rami uguali che si dividono a loro

volta.

- Monopodiale o racemosa: l’asse principale si accresce senza dividersi, formando ai

lati ramificazioni sempre più corte verso l’apice (abete, cipresso).

- Simpodiale o cimosa: l’asse principale cessa di accrescersi precocemente e ogni

successivo allungamento del fusto avviene ad opera di un nuovo asse principale

neoformatosi lateralmente. Si possono trovare nel tiglio o nella vite.

Il dicasio è una variante di questo tipo di ramificazione che si forma quando l’asse

cessa di accrescersi e si allungano in modo uguale i due assi laterali, per questo

viene anche detta dicotomia apparente o pseudodicotomia e un esempio si ha nel

garofano.

Tipologie di fusto:

Il fusto può essere: acquatico, sotterraneo, aereo (eretto, strisciante, volubile,

ascendente..).

Il portamento può essere: eretto, ascendente, nutanti (apice pendente),

decombenti (prima eretti e poi cadenti a terra), reptanti (striscianti), scadenti (che si

attaccano a corpi vicini), volubili (avvolti a spirale ad un supporto); e la consistenza

può essere: erbacea, legnosa o carnosa. 88

Piante a fusto legnoso:

- Alberi: appartengono alle Gimnosperme o alle Dicotiledoni; quando il tronco si

ramifica ad una certa distanza dal terreno e può raggiungere notevoli dimensioni. In

queste piante vi è una prevalenza di tessuto legnoso e quindi quasi tutta la piata è

formata da struttura secondaria.

- Arbusti: sono piante formate da più fusti eretti lignificati che si originano a livello del

suolo (es. mirto). Il fusto legnoso si ramifica fino alla base (altezza circa 1 – 2 metri).

Appartengono alle Gimnosperme e Dicotiledoni ed hanno preponderanza di

struttura secondaria; tuttavia mantengono dimensioni ridotte.

• Frutici: se le ramificazioni sono completamente legnose.

• Suffrutici: se hanno un fusto legnoso ma le estremità dei rami sono erbacee e

muoiono ogni anno (salvia).

- Culmo (Graminacee): particolare tipo di fusto semplice, erbaceo, cavo, con setti a

livello dei nodi (grano canna di bambù).

- Stipite: palme con foglie solo nella zona apicale e le cicatrici delle foglie decedute

sono lungo tutto l’asse caulinare.

- Rampicanti: possono essere sia erbacee che legnose ed hanno dimensioni ridotte.

Il loro fusto è troppo debole per sorreggerle e quindi devono aggrapparsi ad un

sostegno che può essere un’altra pianta oppure una roccia o un muro.

Metamorfosi del fusto:

Spesso i fusti modificano il loro aspetto in relazione alla preminenza di alcune funzioni

rispetto ad altre. Tutte queste modificazioni permettono alla pianta di sopravvivere in

condizioni ostili dove rimane viva la parte ipogea che poi in primavera o in condizioni

favorevoli genera nuovamente la parte aerea. Queste piante in questo modo

diventano perenni.

- Cladodi: fusti molto appiattiti simili a foglie

con funzione fotosintetica ma limitata

traspirazione. Portano prima il fiore poi il

frutto. Un esempio è il pungitopo che ha

rami a forma di lamina simili a foglie sulla cui

superficie si formano fiorellini bianchi e poi

una bacca rossa.

- Tubero: ad esempio la patata. Deriva dalla

trasformazione di un ramo che si affonda nel

terreno e si ingrossa (si tuberizza) con

accumulo di tessuti di riserva. Di solito

interessa un ramo secondario che se ritorna

in superficie si presenta come un ramo

normale, con foglie. In un tubero, ai nodi

sono presenti i catafilli, ovvero foglie

rudimentali che cadono precocemente e

lasciano scoperte le gemme caulinari dette “occhi” nella patata. Si ha

l’ingrossamento soprattutto del cilindro centrale del fusto.

89

- Rizoma: fusto ad andamento parallelo al terreno (piagiotropo), ovvero che si

sviluppano orizzontalmente e sono

totalmente sotterranei. Superiormente in

corrispondenza dei nodi vi sono le

impronte delle foglie e le parti aeree,

inferiormente invece vi sono radici

avventizie. Nella parte terminale si ha una

gemma ascellare che origina la parte

aerea e continua l’accrescimento del

rizoma che realizza una ramificazione simpodiale.

- Bulbo: presenta tuberizzazione delle foglie ed una

modificazione del fusto. È tipico delle Monocotiledoni e

presenta un fusto molto corto a causa del mancato

sviluppo degli internodi che porta superiormente una

gemma apicale ed inferiormente radici avventizie.

Ai nodi vi sono i catafilli; se i catafilli più esterni sono

papiracei e proteggono quelli interni si parla di bulbi

tunicati; se invece i catafilli hanno disposizione embricata

e non hanno funzione di protezione si parla di bulbi

embricati.

Tipi di tessuti caratterizzanti i membri del cormo.

Tessuto Membro Funzione Tipi di cellule Tipi di tessuto

Epidermiche,

Protezione,

Radice cellule di guardia,

assorbimento,

Epidermide Caule tricomi, peli Parenchima

passaggio di

Foglia assorbenti della

sostanze radice, stomatiche

Accumulo di Parenchima

Radice sostanze, Parenchima, fibre,

Cilindro corticale Sclerenchima

Caule supporto, collenchima Collenchima

protezione Cellule con parete

Epidermide Radice Selezione Parenchima

ispessita

Produzione Cellule del

Periciclo Radice delle radici Parenchima

periciclo

secondarie Tubi e cellule Conduttore

Radice Trasporto delle cribrose, cellule Parenchima

Floema Caule sostanze compagne, fibre, Sclerenchima

Foglia organiche parenchima Parenchima

90

Trasporto

Radice Conduttore

dell’acqua e Trachee e tracheidi,

Xilema Caule Sclerenchima

dei sali minerali, fibre, parenchima

Foglia Parenchima

supporto

Caule

Midollo e raggi Radice delle Accumulo Parenchima Parenchima

midollari monocotiledoni

Radice Produzione di Meristema Meristema

Cambio Caule nuove cellule Meristema Meristema

Suberificate, Meccanico

Periderma Caule Protezione fellogeno, Meristema

parenchima Parenchima

La foglia:

• Morfologia:

Le foglie si inseriscono sul fusto a livello dei nodi in modo variabile, possono essere a

seconda dell’inserzione fogliare una foglia può essere:

- Sessile: senza picciolo.

- Guainata: abbracciante il fusto come una guaina.

- Picciolata: con picciolo.

- Amplessicaule: sessile con la base della lamina che abbraccia la metà del fusto.

- Perfogliata: la base della lamina abbraccia il fusto totalmente con margini fogliari

opposti che si ricongiungono.

- Connate: sono opposte con basi fogliari saldate tra loro.

- Decorrenti: la base si prolunga in due ali che scendono lungo il fusto.

Disposizione delle foglie (fillotassi):

- Alterne: una foglia per nodo, dalla parte opposta rispetto al nodo precedente.

- Sparse: la spina generatrice è lunga e le foglie sono disposte apparentemente

senza ordine.

- Opposte: due foglie opposte sullo stesso nodo.

- Verticillate: più foglie per nodo.

- Unilaterali: disposte sullo stesso lato del fusto.

91

- Trenate: tre foglie per nodo.

- A rosetta: inserite alla base del fusto (internodi raccorciati).

Tra la base della foglia ed il fusto possiamo individuare l’ascella fogliare dove vi è un

piccolo residuo di meristema apicale che viene detto gemma ascellare; questa può

originare un ramo (gemma vegetativa) oppure un fiore (gemma fiorale). Tuttavia

solo un piccolo numero di gemme si sviluppa a causa della dominanza apicale, che

è l’azione inibitrice svolta dalla gemma apicale, infatti allontanandosi dall’apice

questo effetto diminuisce e se viene asportata la gemma apicale le gemme laterali

si sviluppano. Solitamente le foglie sono costituite da

una guaina basale o base fogliare che

avvolge più o meno completamente il

fusto (molto comune e sviluppata nelle

Monocotiledoni, talvolta diventa carnosa

come nel caso del finocchio) ed è

un’espansione del picciolo, cioè della

parte assile che regge il lembo, cioè la

parte espansa.

Base fogliare: è la zona prossimale della foglia e che permette ad essa di

attaccarsi al fusto. In questa zona possono essere presenti due appendici

simmetriche chiamate stipole, aventi funzione di protezione della gemma ascellare

o, se molto sviluppate, hanno funzione clorofilliana. Talvolta le appendici si

trasformano in viticci o cirri, come nel caso della vite.

La base fogliare può essere allargata, carnosa o guainante.

Picciolo: non sempre è presente e quando manca il lembo si inserisce direttamente

nel fusto (foglie sessili). In alcuni casi presenta espansioni laterali appiattite ed è

detto alato. 92

Lamina fogliare: In genere vi è una diversificazione tra

la pagina superiore o adassiale e

quella inferiore o abassiale e si parla di

foglia dorso – ventrale (tipica delle

Dicotiledoni).

La lamina può variare molto nella

forma e può essere: lineare: la

lunghezza supera almeno quattro volte

la lunghezza; lanceolata: la lamina è

slargata nella metà inferiore; ellittica: a

forma di ellisse; spatolata: simile ad una

spatola; cordata: somigliante alla

forma di un cuore; ovata: ovale con

leggera slargatura nella metà inferiore; obovata: come la precedente, ma con

slargatura nella metà superiore; astata: simile alla punta di una lancia; sagittata:

simile alla punta di una freccia; orbicolare; lineare; reniforme…

Le foglie possono essere in base alla nervatura:

- Anervie: non presentano nervature (muschi).

- Uninervie: presentano un’unica nervatura (aghi di pino).

- Retinervie: presentano sulla pagina inferiore una fitta rete di nervature con

anastomosi.

- Penninervie: sono le più frequenti; dalla nervatura principale si dipartono le

nervature secondarie e poi da queste altre ancora.

- Palminervie: le nervature principali si dipartono da un unico punto (quello da cui

parte il picciolo) e si dividono in un numero dispari di nervature divergenti.

- Peltinervie: le nervature partono dal centro e si dirigono in tutte le direzioni come i

raggi di una ruota (ninfea).

- Parallelinervie: più nervature decorrono parallele (grano o mughetto).

Nella lamina si individuano una parte distale detta apice ed una prossimale detta

base.

Le variazioni della forma dell’apice permettono di distinguere foglie: acute,

93

acuminate, mucronate, cuspidate, troncate, retuse…

In base alle variazioni della base foglie: cuneate, troncate, cordate, sagittate,

astate…

Anche la superficie della lamina può variare e può essere: piana, crespa, bollosa,

ondulata, liscia, scabra… ; e può presentare rivestimenti diversi: glabra, pubescente,

vellutata, ciliata, lanosa…

Infine in base alla consistenza una foglia può essere: erbacea, coriacea, carnosa…

La lamina può essere trasformata in viticcio oppure raramente mancare, in questo

caso altre parti della foglia svolgono le sue funzioni.

Margine fogliare: può presentarsi intero o più o meno variamente inciso.

- Intera: senza incisioni.

- Crenata: con dentelli arrotondati.

- Dentata: con dentelli più o meno perpendicolari alla nervatura.

- Seghettata: con dentini rivolti verso l’alto.

- Lobata: con incisioni fino ad un terzo della metà della lamina.

- Fida o fessa: incisioni fino a metà della metà della lamina.

- Lacerata: con incisioni irregolari e grossolane.

- Partita: incisioni fino quasi alla nervatura centrale della lamina.

- Setta: incisioni che raggiungono la nervatura centrale della lamina.

Le foglie descritte sono foglie semplici, se però si ha un approfondimento delle

incisioni tale da generare lobi separati detti foglioline allora si hanno foglie

composte, che possono essere di vario tipo:

- Pennato composte: sono le più diffuse e si hanno quando le foglioline sono disposte

lungo l’asse detto rachide. A loro

volta possono essere

imparipennate se il rachide porta

terminalmente una fogliolina e

paripennate se questa è assente.

Se le foglioline sono a loro volta

pennate si hanno foglie

bipennate, tripennate…

- Palmato composte: si

inseriscono tutte sul picciolo

disponendosi come le dita di una

94

mano.

- Peltato composte: si hanno quando una foglia peltata diventa composta.

Di solito la foglia si inserisce sul fusto o sui rami più o meno parallelamente al terreno

(orientamento plagiotropo) in modo da ricevere le radiazioni solari nella maniera più

conveniente, sono però frequenti i casi in cui le foglie hanno un portamento eretto

(orientamento ortotropo). Quindi la direzione della foglia può essere diversa: eretta

(verso l’alto), applicata (eretta ma aderente al fusto), patente (a 90° dal fusto),

riflessa (verso il basso), pendente (curva verso il basso).

Le foglie possono anche essere profondamente modificate nella loro funzione:

- Embriofilli: foglie cotiledonari, non hanno mai la forma delle foglie della pianta

adulta.

- Catafilli: foglie ridotte a squame.

- Antofilli: sepali e petali.

- Sporofilli: stami e carpelli.

• Funzione: la foglia svolge diverse funzioni, tra le quali la più importante è di sicuro

la funzione clorofilliana. In tal modo la foglia sintetizza una grande quantità di

zuccheri che, per la maggior parte, vengono trasportati a tutte le altre parti della

pianta, dove sono impiegate per la respirazione, nella costruzione di nuove strutture

cellulari, oppure accumulati come sostanze di riserva.

La foglia ha un’attività metabolica molto ampia, infatti sintetizza anche molti altri

composti tra i quali ormoni, vitamine ed amminoacidi.

La foglia è anche la sede principale della traspirazione, funzione intimamente

collegata alla fotosintesi ed all’assorbimento delle soluzioni nel terreno.

• Formazione della foglia: le foglie si originano dallo stesso apice vegetativo che

forma il fusto, infatti nella parte inferiore dell’apice si formano le bozze fogliari. La

parte apicale delle bozze ha un accrescimento rapido ma che cessa in breve

tempo (meristema apicale), quindi l’allungamento della foglia viene garantito dal

meristema intercalare che si trova tra apice e base fogliare. La foglia però deve

anche accrescersi in larghezza e questo avviene per opera dei meristemi laterali

che si trovano ai lati della bozza fogliare.

Tutti questi meristemi dopo un certo numero di divisioni si differenziano in tessuti

adulti. 95

La foglia adulta ha una struttura a sacco appiattito costituito da parenchima

clorofilliano internamente e da epidermide esternamente ed è attraversato da

tessuti conduttori.

Le foglie si classificano in tre tipi principali:

- Foglia dorso – ventrale, tipica delle Dicotiledoni.

- Foglia isolaterale, tipica delle Monocotiledoni.

- Foglia aciculare, tipica delle Gimnosperme.

• Foglia di Dicotiledone:

Le foglie hanno un portamento parallelo al terreno e quindi la faccia superiore

riceve la luce del sole, mentre l’altra inferiore si trova in ombra; questo comporta

una diversità delle due facce sia morfologica che strutturale.

L’epidermide della pagina superiore è diverso da quello della pagina inferiore ed

anche la distribuzione degli stomi che sono più abbondanti sulla pagina inferiore.

L’interno della lamina è detto mesofillo ed è costituito da tessuto parenchimatico

che nella pagina superiore si differenzia in parenchima a palizzata e nella pagina

inferiore in parenchima lacunoso.

Il parenchima a palizzata è formato da cellule cilindriche allineate con sottili spazi

intercellulari tra loro che servono per far circolare aria ed anidride carbonica. Vi

sono numerosi cloroplasti addossati alla parete per utilizzare meglio anidride

carbonica e radiazioni solari. Questo tessuto in questa foglia ha la massima

efficienza fotosintetica.

Il numero degli strati di questo tessuto dipende dalla posizione delle foglie rispetto al

sole.

Il parenchima lacunoso è costituito da cellule isodiametriche con pochi cloroplasti

data la sua posizione è infatti meno efficiente nella fotosintesi. Gli spazi intercellulari

possono essere più o meno ampi e spesso in comunicazione con camere

sottostomatiche; vi è quindi abbondante ventilazione per il rifornimento di anidride

carbonica. Gli stomi sono infossati o nascosti in cripte stomatiche.

Nel mesofillo possono esserci: osteosclereidi, astrosclereidi, cellule secretrici ad

essenza, tasche secretrici, cellule a mucillagini o contenenti cristalli ossalato di

calcio.

Queste caratteristiche permettono il riconoscimento delle droghe e l’identificazione

delle varie specie.

Il sistema conduttore è formato da legno e cribro che percorrono le nervature uniti in

fasci collaterali chiusi. In genere vi è una nervatura principale da cui dipartono le

ramificazioni, le ultime sono più piccole ed anastomizzate.

Legno e cribro delle nervature sono collegati con i fasci del fusto ed il legno risulta

essere rivolto verso la pagina superiore mentre il cribro verso quella inferiore.

Le nervature sono accompagnate da tessuto di sostegno e parenchimatico ed in

quelle più grandi possono esserci anche tessuti conduttori aperti.

Queste foglie di solito hanno il picciolo che ha struttura simile al fusto ma con metà

dell’anello cribro – legnoso e con una simmetria dorsoventrale

- Caduta delle foglie: alla base del picciolo le cellule proliferano formando il tessuto

di abscissione le cui cellule contengono l’enzima cellulasi che idrolizza la cellulosa

96

indebolendo le pareti cellulare che al minimo urto si rompono e fanno cadere le

foglie. Sotto questa zona vi è uno strato di cellule con parete suberificata in modo

che quando la cellula cade il fusto sia ben isolato.

• Foglia di Monocotiledone:

Le foglie hanno un portamento perpendicolare al terreno e quindi le due facce

fogliari non sono differenziate (foglie isolaterali). L’epidermide quindi è uguale su

entrambe le facce ed il parenchima sottostante è generalmente costituito da

cellule isodiametriche con spazi intercellulari non molto ampi.

Le nervature sono numerose e parallele tra loro, di dimensioni maggiori al centro e

sempre più piccole in periferia. Molti fasci della stele entrano nella foglia e quindi il

legno sarà rivolto verso la faccia aderente al fusto ed il cribro su quella esterna.

In alcune piante si può avere un ripiegamento della foglia lungo l’asse fogliare che

comporta una fusione dei tessuti della faccia interna che quindi scompare; si ha una

foglia unifacciale.

• Foglia di Gimnosperma:

Possono avere morfologie diverse in genere sono con forma aciculare (ad ago) o

squamiforme (lamina poco espansa). L’epidermide è con cellule a parete spessa su

entrambe le facce e presenta stomi infossati con cavità riempite di materiale

ceroso.

Sotto si trovano strati di fibre sclerenchimatiche lignificate che formano un ipoderma

meccanico. Il mesofillo è formato da cellule parenchimatiche clorofilliane con sottili

spazi intercellulari. In questo parenchima sono presenti anche canali resiniferi.

Le cellule hanno un’unica grossa nervatura delimitata da cellule endodermiche,

nella quale decorrono fasci cribro – legnosi collaterali con legno verso la faccia

superiore. Nello spazio tra cellule endodermiche e fasci vi è un tessuto di trasfusione

che serve a distribuire acqua e soluti del fascio alle cellule del mesofillo.

• Struttura delle foglie e disponibilità di acqua:

Le Angiosperme sono formate da legno eteroxilo e hanno a disposizione molta

acqua e quindi hanno foglie con lamina espansa. La traspirazione è molto elevata e

vi è una buona ventilazione del mesofillo e quindi una buona fotosintesi.

Le Gimnosperme hanno legno omoxilo che è meno efficiente nella conduzione e le

piante hanno a disposizione poca acqua quindi hanno epidermidi cutinizzati, stomi

infossati, spazi intercellulari piccoli, ventilazione limitata che comportano una

fotosintesi poco efficiente.

Se le piante sono in ambiente con poca disponibilità di acqua ma con luce molto

abbondante, la lamina è poco espansa con epidermide cutinizzata. Gli stomi sono

infossati o in cripte stomatiche. Vi sono abbondanti tessuti meccanici che

mantengono la morfologia cellulare in caso di mancanza di acqua. Tuttavia gli strati

a palizzata sono numerosi e gli spazi intercellulari ridotti per limitare la traspirazione.

In ambienti umidi l’acqua disponibile è molta ma la luce è scarsa e quindi le foglie

hanno epidermide sottile, stomi sporgenti, numerosi cloroplasti, palizzata

monostratificato e sono prive di tessuti meccanici perché è sufficiente il turgore

cellulare a mantenere la morfologia delle foglie.

97

Il fiore: Il fiore si origina dalla gemma fiorale ed è

composto da appendici ravvicinate simili a foglie.

L’asse che porta il fiore è detto peduncolo fiorale e

termina con il ricettacolo o talamo. Su di esso sono

inseriti in sequenza acropeta (i più giovani sono più

vicini all’apice) gli antofilli (appendici sterili) e gli

sporofilli (appendici fertili).

Antofilli: possono essere sepali: verdi con funzione

di protezione; o petali: colorati con funzione

vessillare (richiamano gli animali impollinatori).

L’insieme dei sepali forma il calice mentre l’insieme

dei petali la corolla; corolla e calice formano il

perianzio.

Se gli antofilli sono tutti uguali sono detti tepali ed insieme formano il perigonio,

possono avere le caratteristiche dei sepali o dei petali.

Sporofilli: possono essere stami: apparato riproduttore maschile e formano

l’androceo; o pistilli: apparato riproduttore femminile formano il gineceo.

Antofilli e sporofilli possono disporsi in vario modo sul ricettacolo:

- Fiori aciclici o spiralati: i pezzi fiorali sono disposti lungo una spirale continua.

- Fiori emiciclici: una parte dei pezzi fiorali è disposta in verticilli (punti di inserimento

dei vari pezzi fiorali su di un asse) l’altra è spiralata.

- Fiori ciclici: tutti i pezzi fiorali sono disposti in verticilli; sono i più diffusi.

Nei fiori ciclici il numero dei verticilli può variare: se il perianzio ne ha due, l’androceo

due ed il gineceo uno si parla di fiore pentaciclico; se invece l’androceo ha un

verticillo e tutto il resto rimane uguale si ha il fiore tetraciclico.

Quando nel fiore ci sono i due verticilli perianziali ben differenziati si parla di fiore

diclamidato eteroclamidato; se non sono differenziati: diclamidato omoioclamidato.

Il numero dei pezzi fiorali in ogni verticillo può essere quattro, cinque o loro multipli

nelle Dicotiledoni, mentre tre o multipli nelle Monocotiledoni.

Rispetto alla simmetria:

- Fiori a simmetria raggiata o attinomorfi o regolari: esiste un asse di simmetria

attorno al quale si dispongono gli elementi.

- Fiori a simmetria bilaterale o zigomorfi o irregolari: hanno un solo piano di

simmetria.

- Fiori asimmetrici: non hanno piani di simmetria.

Non sempre sono presenti tutte le parti fiorali

- Fiore sessile: manca il peduncolo.

- Fiore aclamidato o nudo: mancano gli antofilli.

- Fiore monoclamidato: ha un solo involucro.

- Fiore ermafrodito o monoclino o bisessuale o perfetto: possiede androceo e

gineceo. 98

- Fiore diclino o unisessuale o imperfetto: possiede androceo (stamifero o maschile)

o gineceo (pistillifero o femminile).

La pianta può essere

- Monoica: ha fiori ermafroditi oppure fiori maschili e femminili.

- Dioica: quando fiori maschili e femminili sono portati da individui diversi.

- Poligame: hanno sia fiori ermafroditi che fiori unisessuali di uno o entrambi i sessi.

Calice: i sepali (verdi) hanno struttura simile alla foglia e mantengono la funzione

clorofilliana ma la loro funzione principale è quella di protezione nei confronti dei

verticilli interni; questa funzione può essere svolta anche da brattee foglie modificate

che possono formare un calicetto o una cupula che avvolge il frutto.

Se i sepali sono liberi tra loro il calice è dialisepalo; se sono fusi parzialmente il calice

è gamosepalo e quindi i sepali nella parte saldata formano un tubo che si allarga

nella fauce, le parti terminali sono i lobi o segmenti; se la fusione è quasi completa e i

lobi sono acuti si ha il calice dentato; quando la fusione è solo nella parte basale:

calice partito.

In base alla simmetria:

- Calice attinomorfo o regolare: simmetrico nei confronti dell’asse del fiore; può

essere cilindrico, cupuliforme, campanulato, urceolato, vescicoloso.

- Calice zigomorfo o irregolare: simmetrico nei confronti di un piano che lo divide in

due parti speculari, può essere: labiato, galeato, speronato e appendicolato

oppure trasformato in pappo cioè in un insieme di setole che favoriscono il trasporto

del frutto.

La durata del calice è varia:

- Caduco: totalmente se si stacca dal ricettacolo al momento della schiusura;

parzialmente se si stacca solo la parte distale del calice.

- Persistente: si schiude e permane piuttosto inalterato.

- Accrescente: forma un involucro attorno al frutto.

Corolla: i petali (colorati o raramente verdi: petali sepaloidi) hanno struttura simile

alla foglia e sono formati da un’unghia (parte ristretta che si inserisce nel ricettacolo)

e da un lembo o lamina (parte espansa). Hanno funzione vessillare e per questo

contengono pigmenti di vario tipo. In alcuni casi questa funzione può essere svolta

da brattee.

Alla base dei petali ci possono essere nettàri, cioè strutture che secernono nettare; i

pelati possono anche trasformarsi in cornetti nettariferi.

Come per il calice quando i petali sono separati la corolla è dialipetala e quando

sono saldati è detta gamopetala nella quale si distinguono tubo, fauce e lembo.

Quando i petali si saldano completamente si forma la corona. Il lembo può essere

interno, lobato, inciso, partito o dentato.

Anche le corolle possono dividersi in base alla simmetria:

- Attinomorfe o regolari: petali uguali e simmetrici rispetto all’asse centrale.

- Zigomorfe o irregolari: petali diversi e simmetrici rispetto ad un piano.

La durata della corolla è limitata e quando è avvenuta la fecondazione appassisce e

cade. 99

Androceo: è l’apparato sessuale maschile formato dall’insieme degli stami, ognuno

formato da un filamento che permette l’inserimento sul ricettacolo o sulla corolla

(epicorollini) e dall’antera formata da due teche ognuna contenente due sacche o

logge polliniche, contenenti le cellule madri che poi originano microspore in seguito

a meiosi ed infine si otterranno granuli pollinici. Antera e filamento sono legati dal

connettivo.

Se l’antera non produce polline lo stame è sterile: staminodio.

A seconda nel numero di stami i fiori possono essere: monandri, diandri, triandri,

tertrandri..

poliandri. Mentre il fiore può essere: isostemone, se il numero degli stami è uguale ai

pezzi della corolla; diplostemone, se il numero degli stami è il doppio dei pezzi della

corolla; polistemone, se il numero degli stami è un multiplo del numero di pezzi della

corolla.

Se gli stami sono liberi si ha il fiore dialistemone, se sono concresciuti gamostemone.

Se i filamenti si uniscono in un fascetto si hanno stami monadelfi, in due diadelfi , in

più gruppi poliadelfi. Se si ha la fusione delle antere si hanno stami singenesi.

Infine possiamo avere stami didinami, se disposti a coppie due più lunghi e due più

corti; tetradinami se sono sei quattro lunghi e due corti.

Gineceo: è l’apparato sessuale femminile formato da carpelli: foglie modificate,

ripiegate lungo la nervatura e concresciute lungo i margini; in questo modo formano

una cavità detta ovario contenente gli ovuli (generano i semi) e che dopo la

fecondazione si trasforma in frutto. Gli ovuli tramite il funicolo (filamento) si

inseriscono sulla placenta che è una zona del carpello posta in prossimità di una

nervatura; la zona dove il funicolo si stacca dall’ovulo è detta ilo. Gli ovuli hanno un

tegumento esterno o primina ed uno interno o secondina che ne avvolgono la parte

centrale: nucella, lasciano solo uno spazio libero in corrispondenza di un’apertura

chiamata micropilo.

Se l’ovario è posto più in alto degli altri verticilli è detto supero, ed il fiore è ipogino;

se l’ovario è infossato invece è detto infero e il fiore è epigino; se è in posizione

intermedia e quindi allo stesso livello dei verticilli è detto semi - infero e il fiore è

perigino.

L’ovario può essere sormontato da uno stilo che è il prolungamento della parte

superiore del carpello, questo termina con uno stigma che è ricoperto da papille

100

che secernono sostanze che servono a trattenere i granuli di polline. L’insieme di

ovario, stilo e stigma è il pistillo. Lo stilo può essere percorso da un canale stilare; se lo

stilo manca il fiore è sessile.

Il gineceo può essere monocarpellare o pluricarpellare e se i carpelli sono

indipendenti è detto apocarpico, mentre se sono concresciuti assieme (pistillo unico)

è detto sincarpico.

In base alla struttura si hanno:

- Ovari uniloculari: costituiti da uno o più carpelli che formano una sola cavità.

- Ovari pluriloculari: costituiti da più carpelli che ripiegandosi formano setti che

suddividono l’ovario in più logge.

Gli ovuli possono essere diritti o ortotropi, quando il micropilo è all’estremità distale

ed ilo e funicolo a quella prossimale sull’asse dell’ovulo; rovesciati o anatropi, l’ilo è

vicino al micropilo e il funicolo posto lateralmente; incurvati o campilotropi, il

micropilo è vicino ala base del funicolo (calaza) e l’ilo interposto.

Le infiorescenze:

Si formano sulle Angiosperme quando i fiori sono riuniti su ramificazioni di tipo diverso.

Possono essere distinte in:

1. Infiorescenze monopodiali o indefinite o racemose o acropete o

centripete: l’asse dell’infiorescenza continua ad accrescersi come un asse

monopodiale e i fiori posti lateralmente possono svilupparsi dal basso verso l’alto

(acropete) o dall’esterno verso l’interno (centripete).

- Infiorescenze con asse allungato longitudinalmente:

• Racemo o grappolo: asse con fiori peduncolati.

• Spiga: asse con fiori sessili, ne esistono di vario tipo: spadice, con asse ingrossato

e brattea più o meno avvolgente; amento o gattino, con asse sottile generalmente

pendulo e con fiori unisessuali; spighetta: molto corta con all’ascella di due brattee

due o più fiori.

• Corimbo: asse sul quale sono inseriti peduncoli fiorali di lunghezze diverse in

modo da avere fiori tutti allo stesso livello.

- Infiorescenze con asse raccorciato:

• Ombrella: asse con peduncoli fiorali lunghi uguali ed inseriti nel solito punto.

• Capolino: deriva da un’ombrella; i fiori sono sessili ed inseriti in una dilatazione

distale dell’asse, circondata da brattee. 101

2. Infiorescenze simpodiali o definite o cimose o acrofughe o centrifughe:

l’asse dell’infiorescenza continua ad accrescersi come un asse simpodiale, arresta il

suo sviluppo precocemente con la formazione di un fiore terminale; sotto al fiore si

sviluppano due assi di secondo ordine terminanti con un fiore e che a loro volta

possono generare assi di terzo ordine. Il fiore apicale o centrale è il più vecchio.

- Monocasio o cima unipara: sotto il fiore apicale si forma un solo ramo con fiore

terminale. Si parla di: cima unipara scorpioide: se gli assi laterali si formano sempre

dalla stessa parte; elicoide se gli assi laterali si formano alternati uno a destra ed uno

a sinistra.

- Dicasio o cima bipara: sotto il fiore apicale sull’asse principale si formano due assi

secondari opposti che si ramificano nello stesso modo. Tipi particolari sono: i

verticillastri, dicasi raccorciatissimi all’ascella di foglie normali; spicastri, dicasi

raccorciatissimi all’ascella di brattee. Entrambi sono tipici delle Labiatae.

Quelle descritte erano tutte infiorescenze semplici, ma esistono anche infiorescenze

composte o tirsoidi o pluriassiali, in cui l’asse si ramifica originando altri assi che

ripetono lo stesso schema (omotipiche) o ne seguono un altro (eterotipiche).

- Infiorescenze composte omotipiche:

• Pannocchia o tirso o grappolo composto o racemo composto: è come un

racemo ma al posto dei peduncoli si formano altri racemi che a loro volta possono

portare altri racemi. L’asse principale è sempre il più lungo.

• Antela: è simile al precedente ma gli assi laterali sono più lunghi del principale.

• Ombrella composta: è un ombrella dove al posto dei peduncoli vi sono assi

portanti altre ombrelle.

• Spiga composta: è una spiga dove al posto di fiori sessili ci sono le spighette.

• Policasio o cima multipara o cima ombrelliforme: deriva dal dicasio ma ha

ramificazioni con più di due assi verticillati.

102

- Infiorescenze composte eterotipiche:

• Grappolo di ombrelle

• Grappolo di spighette

• Grappolo di capolini

• Grappolo di cime scorpioidi

• Grappolo di dicasi

• Corimbo di capolini

- Infiorescenze particolari:

• Siconio del Ficus: ha un asse molto slargato che forma una

cavità dove si collocano i fiori (←).

• Ciazio: vi è un solo fiore femminile ridotto

a pistillo circondato da fiori maschili ridotti

a stame; il tutto è circondato da brattee

(→).

Il frutto:

In seguito alla fecondazione gli ovuli si trasformano in semi e l’ovario in frutto. I tessuti

dell’ovario quindi si modificano e prendono il nome di pericarpo che contribuisce

alla protezione e dispersione dei semi. Il pericarpo comprende: epicarpo,

mesocarpo ed endocarpo.

I frutti si distinguono in:

1. Frutti semplici: derivano da un unico ovario monocarpico o sincarpico. A

seconda del loro comportamento al momento della maturazione si dividono in:

• Frutti indeiscenti: a maturità rimangono integri e non liberano i semi; il pericarpo

verrà distrutto in seguito. I frutti possono avere pericarpo coriaceo o membranoso e

quindi contenente pochissima acqua: frutti secchi; oppure pericarpo ricco di succhi:

103

carnosi.

- I frutti indeiscenti secchi: contengono un solo seme (unispermi)

• Achenio: deriva da ovario supero monocarpellare e monospermo, ha pericarpo

coriaceo non aderente al seme. Cipsela: simile ma deriva da ovario infero

bicarpellare e monospermo.

• Noce: è un tipo di achenio particolare, ha un solo seme per aborto di tutti gli

ovuli tranne uno. Alcuni esempi sono: ghianda, alla base rivestita da brattee

(cupola); nocciola rivestita da brattee; castagne rivestite dal riccio; faggiole rivestite

da una cupola e la noce rivestita dal mallo.

• Samara: è un frutto secco munito di un’ala membranacea che facilita la

dispersione.

• Cariosside: ha il pericarpo che aderisce al seme come ad esempio nel mais.

- I frutti indeiscenti carnosi:

• Drupa: ha epicarpo sottile (buccia), mesocarpo carnoso (polpa) ed endocarpo

legnoso che racchiude il seme (nocciolo). Contiene un solo seme e deriva da un

ovario monocarpellare o sincarpico. Alcuni esempi sono: pesca, albicocca, ciliegia,

susina.. Figura c. Anche il mandorlo è una drupa ma con mesocarpo secco.

Figura b.

• Bacca: ha epicarpo sottile e mesocarpo ed endocarpo carnosi o succulenti.

Contiene più semi e quindi è detta polisperma. Possono derivare da ovario infero o

supero. Figura e.

Peponide: ha epicarpo e mesocarpo fusi con consistenza esterna dura e

sempre più carnosa verso l’interno. È il frutto tipico delle Curcubitaceae, alcuni

esempi sono: cetriolo, zucca, melone, cocomero.. e deriva da un vario infero.

Peperonide: l’esempio caratteristico è il peperone, deriva a un ovario supero

pluricarpellare. Il pericarpo è carnoso e circonda una cavità contenente semi e

placente.

Esperidio: deriva da ovario pluricarpellare, pluriloculare con epicarpo sottile e

ghiandoloso, giallo o arancio, mesocarpo spugnoso e endocarpo membranoso che

forma gli spicchi nei quali vi sono peli allungati con contenuto acquoso che

circondano i semi. Alcuni esempi sono: arancia, limone, mandarino..

Balaustio: origina da un ovario infero e pluriloculare. L’esempio caratteristico è

il melograno che ha epicarpo coriaceo, mesocarpo spugnoso ed endocarpo sottile

che riveste le logge del frutto. I semi hanno parete esterna gelificata e l’interna dura.

Molti in questa categoria inseriscono anche il pomo (mela, pera..), che è però in

104

realtà un falso frutto in quanto deriva da ovario e ricettacolo. Il frutto vero e proprio

è il torsolo che ha epicarpo coriaceo, mesocarpo spugnoso ed endocarpo

cartilagineo che riveste i semi.

Figura d.

• Frutti deiscenti: a maturità si aprono permettendo la fuoriuscita dei semi. Possono

essere:

- I frutti deiscenti monocarpici:

• Follicolo: è monocarpellare uni o plurispermo e l’apertura della foglia avviene da

un solo lato.

• Legume: è monocarpellare plurispermo e si apre longitudinalmente sia da lato

ventrale che dorsale. È tipico delle Leguminose.

- I frutti deiscenti sincarpici:

• Siliqua: è formata da due carpelli che dividono la cavità dell’ovario con un falso

setto ai cui margini sono attaccati i semi. L’apertura avviene quindi lungo le due

linee di sutura dei carpelli e mette allo scoperto il falso setto con i semi.

• Capsula o cassula: è pluricarpellare uni o pluriloculare.

Capsula setticida: la deiscenza avviene per fessure longitudinali lungo la linea

di sutura dei carpelli.

Capsula loculicida: la deiscenza avviene per fessure longitudinali lungo la

nervatura centrale dei carpelli.

Pisside o capsula circumscissa: la deiscenza avviene per mezzo di una fessura

trasversale circolare che separa la parte superiore (opercolo) da quella inferiore

(urna). Treto o capsula poricida: la deiscenza avviene per mezzo di pori (Papaver).

 Capsula carnosa: il pericarpo resta carnoso anche al momento dell’apertura.

 105

2. Frutti dirompenti o schizocarpi: a maturità si dividono in più parti (articoli, cocchi

o mericarpi) indeiscenti che racchiudono i semi.

• Legume lomentaceo: legume formato da articoli monospermi separati da

strozzature e che si staccano a maturità.

• Siliqua lomentacea: siliqua che si divide in articoli sovrapposti.

• Diachenio: formato da due carpelli che originano due cocchi legati da un

filamento.

• Tetrachenio: formato da due carpelli che dividendosi originano quattro cocchi

disposti a croce.

• Poliachenio: formato più carpelli che originano cocchi disposti in cerchio.

• Disamara: formata da due samare che si separano a maturità.

3. Frutti aggregati o composti: derivano dalla trasformazione di un gineceo

apocarpico.

Ad esempio la mora di rovo, che o costituita da molte piccole drupe; la fragola

dove la parte commestibile è il ricettacolo carnoso ingrossato che porta sulla

superficie tante noci; frutto della rosa, costituito da un ricettacolo cavo e carnoso

contenente molte noci.

4. Frutti sinantocarpici o multipli o infruttescenze: derivano da un’infiorescenza e

sono il siconio di Ficus, costituito da un ricettacolo carnoso contenente molte noci; il

sorosio di Morus costituito da una spiga di fiori femminili dove gli ovari si sono

trasformati in noci avvolte dal perigonio; ananas, dove l’asse diventa carnoso e

porta saldate tra loro numerose bacche.

106

Gimnosperme

Le Gimnosperme sono tutte le piante che hanno semi nudi, infatti gli ovuli non sono

racchiusi in strutture protettive e sono inseriti nella pianta madre. All’interno

dell’ovulo si sviluppa il gametofito femminile che poi verrà raggiunto dal gametofito

maschile sotto forma di granulo pollinico: impollinazione micropilare. I granuli

pollinici possono essere trasportati dalle correnti d’aria (in questo caso vengono

prodotti in gradi quantità) o da insetti (più raramente). Il granulo raggiunto l’ovulo si

attacca ad esso grazie alla presenza di una goccia di adesione, la fecondazione

però non comincia subito, in questo modo il gametofito femminile completa la sua

formazione.

Le Gimnosperme sono piante arboree o arbustive con ramificazione spesso

monopodiale, le foglie possono essere ampie, ridotte a piccoli aghi o squame e

sono persistenti. La struttura primaria del fusto è eustelica e le strutture secondarie

sono molto sviluppate; il tessuto legnoso è di tipo omoxilo.

Ginkgophyta

Ginkgo Biloba L.

È una Prefanerogama e quindi è meno evoluta ed il seme si forma prima della

fecondazione.

È considerata un fossile vivente ed è di origine cino – giapponese, e la sua presenza

sul pianeta è stata garantita anche dal fatto che in questi paesi è una pianta sacra

e molto coltivata per fini religiosi. È una pianta ornamentale, dioica (organi

riproduttivi su piante diverse) ad alto fusto, può raggiungere 40 m di altezza ed 1m di

diametro. Ha una chioma caducifoglia con ramificazione monopodiale. Ha rami

lunghi detti macroblasti con foglie sparse e rami corti detti brachiblasti con foglie

107

spiralate. Le foglie sono a forma di ventaglio e con nervature parallele, sono di

colore verde pallido e possono essere incise nel mezzo (macroblasti) e quindi

generare due lobi oppure intere (brachiblasti).

Gli individui maschili portano piccoli strobili penduli sui quali sono inseriti a spirale i

microsporofilli costituiti da sacche polliniche circondate da foglioline (volgarmente

chiamato cono o pigna, è una struttura vegetale formata da brattee legnose nelle

quali alloggiano i semi delle Gimnosperme). Gli individui femminili invece portano

ovuli nudi (uno o due) posti su un peduncolo. Da questi si originano semi con

tegumento carnoso di colore giallo e con odore sgradevole (acido butirrico). I semi

sbocciati vengono usati nell’alimentazione in oriente.

Droga: foglie fresche che contengono varie classi di principi attivi: i ginkgolidi,

composti diterpenici, che inibiscono l’aggregazione piastrinica e quindi riducono il

rischio di trombosi, inoltre migliora la circolazione cerebrale (utile in caso di turbe

della memoria e vertigini dell’anziano); i biflavonoidi che rinforzano le pareti dei

capillari e favoriscano la microcircolazione e sono efficaci contro i radicali liberi.

Inoltre la pianta migliora le funzioni cognitive, ha azione neuroprotettiva, e proprietà

antiossidanti e viene anche usata nell’industria cosmetica.

Coniferophyta (Conifere)

È il gruppo più ricco di specie (circa 550). Sono piante arboree o arbustive, con

foglie generalmente piccole (aghiformi o squamiformi), spesso impregnate di

sostanze resinose e ricoperte da una spessa cuticola cerosa. Il sistema di trasporto

della linfa grezza è formato da tracheidi a parete lignificata e lume cellulare ridotto

(fibrotracheidi). L’ambiente dove più frequentemente vivono è secco e fresco.

Sono piante a crescita piuttosto lenta ma in genere anche molto longeve.

Cupressaceae

Cupressus sempervirens: Cipresso

108

Albero con portamento colonnare, monoico, originario dell’Oriente. Le foglie sono

piccole e squamiformi, strettamente embriciate, ricoprono totalmente i rami.

I fiori sono in piccoli amenti terminali maschili ovali e femminili globosi questi ultimi si

trasformano in coni (galbuli o coccole), non veri frutti ma squame portanti all'ascella

i semi. Le coccole sono infatti verdi da giovani e con brattee molto ravvicinate

(embricate), a maturità sono marroni e con brattee distanziate per permettere

l'uscita dei semi alati.

Droga: coni ricchi in tannini quindi vasocostrittori e astringenti; estratti e pomate

vengono usate contro emorroidi e varici ed infine l'olio essenziale estratto dai rami

giovani si usa per inalazione contro le tossi ostinate.

Juniperis communis (ginepro): È un alberello o arbusto dioico, alto da 1

a 6 metri. Ha foglie disposte a verticilli di

tre, rigide e lineari. I galbuli (derivati dalla

maturazione dei coni femminili dopo

l'impollinazione e chiamati

comunemente 'coccole' o 'bacche di

ginepro') sono costituiti da brattee carnose concresciute. Sono globosi dapprima

verdi e poi scuri ricoperti da cera a maturità.

Droga: galbuli che contengono un olio essenziale nel quale sono presenti: pinene,

canfene, sabinene, mircene, limonene, acetato di bornile, glucidi, flavonoidi e

diterpeni.

Hanno odore gradevole e dall’antichità sono considerati diuretici, stomachici ed

antisettici. Hanno azione balsamica e vengono usati nelle affezioni alle vie

respiratorie.

La droga e l’olio essenziale sono tossici a livello renale, ma sono utilizzati per

preparare tisane, vini aromatizzati, digestivi e liquori a base di erbe. In cucina

insaporiscono le carni anche di selvaggina.

109

Juniperis sabina (ginepro sabino o sabina):

Arbusto cespuglioso, fittamente ramificato, con

i rami giovani sottilissimi che può raggiungere i 4

metri di altezza. La corteccia è di colore bruno-

rossiccia e le foglie sono squamiformi, piccole

opposte, strettamente embricate e che

portano sul dorso una tasca che secerne

oleoresina. I fiori sono sempre unisessuati,

possono essere monoici o dioici posti tutti

all'estremità di brevissimi rami. Il frutto detto anche coccola, è una bacca ovoidale

di mezzo centimetro, nera o azzurrognola, contenente 1 o 2 semi.

Droga: giovani rami interamente coperti di foglioline; contengono tannino, una

cera costituita dagli esteri dell’acido sabinico e juniperico e un olio irritante,

vescicante e fortemente tossico per la presenza di sabinene. Tutta la pianta è

velenosa anche con esito mortale. In passato veniva per le sue proprietà abortive.

Pinaceae

Pinus pinaster: Pino marittimo, una volta formava le pinete

costiere prima di essere sostituito da Pinus

pinea. È un

albero alto 20

– 30 metri con

corteccia

grigiastra e

rugosa.

110

Pinus pinea: Pino da pinoli con chioma a ombrella sfruttato

per i semi (pinoli).

Pinus sylvestris: Pino silvestre, zone montane;

presenta ritidoma o corteccia,

rossastro da giovane e grigio da

vecchio.

111

Pinus halepensis: Pino di Aleppo è più diffuso nelle regioni

meridionali.

Pinus mugo: Pino mugo, si spinge ad altitudini elevate, ed ha un

portamento prostrato (arbustivo).

Droga: molte specie forniscono la trementina, un’oleoresina contenuta nei canali

secretori e raccolta da ferite sul tronco.

Dalla distillazione della trementina si ottiene l’essenza di trementina (generalmente

da P. pinaster, ma anche dalle altre specie) detta anche gemma o acqua ragia; è

distillato da un odore forte e sapore acre, il suo utilizzo farmaceutico è stato quasi

abbandonato, veniva usato come rubefacente e prosciugante i catarri bronchiali,

112

l’uso interno raro ma è un antidoto specifico per avvelenamenti da fosforo.

Attualmente è molto utilizzato dall’industria cosmetica.

Il residuo non volatile e solido vetroso della distillazione è detto pece greca o

colofonia usato per unguenti, cerotti e dall’industria cosmetica.

Dalle foglie fresche del pino e dalle gemme (P. sylvestris e P. mugo in particolare) si

ricavano oli essenziali usati in profumeria e farmacia; le gemme infatti contengono

pinitolo ed un olio essenziale balsamico per le vie respiratore usato per fabbricare

infusi e sciroppi.

Infine dalla distillazione secca del degno si ottiene il catrame vegetale di colore

nerastro e con odore forte che è un antisettico e anticatarrale.

Taxaceae

Famiglia senza coni femminili, ma ovuli isolati portati all'apice di un asse. Comprende

alberi ed arbusti con foglie persistenti lineari o aciculari disposte a spirale. I semi sono

parzialmente o totalmente circondati da un rivestimento carnoso (arillo).

Taxus baccata: È detta anche albero della morte o tasso. Può

essere alta fino a 12 metri, ma ha una crescita

molto lenta. È usata come ornamentale perché

ha foglie lineari ed appiattite.

Il seme è circondato da un involucro carnoso a

forma di coppa (arillo), di colore rosso vivo a

maturità che simula una bacca. Tutte le parti

della pianta eccetto l’arillo sono molto tossiche

ed è infatti pericoloso per i bambini che attirati dall’arillo rosso, possono ingerire i

semi che hanno un tegumento gastroresistente. La tossicità è dovuta ai vari alcaloidi

presenti, globalmente noti come taxina, non si conoscono antidoti per questo tipo di

sostanze ed in passato questa pianta era usata come abortivo.

Ultimamente sono stati identificati i composti importanti i taxani, fra questo è

importante il taxolo ® un antitumorale per neoplasie ovariche e mammarie

precedentemente incurabili. È considerato il più importante antitumorale degli ultimi

20 anni. 113

Droga: corteccia, basse concentrazioni (100 mg/Kg), è necessario abbattere la

pianta che non è coltivabile per la sua crescita lenta e quindi è a rischio di

estinzione.

Per ovviare a questo problema si utilizzano in alternativa le foglie che contengono 10

– deacetilbaccatina III, utilizzabile per la semisintesi del paclitaxel (di cui è stata e del

docetaxel realizzata anche la sintesi totale) o del docetaxel (taxotere ®) un altro

antitumorale. Oppure un’ulteriore alternativa è la produzione con colture cellulari di

Taxus. Angiosperme

Sono le piante più evolute e più numerose (200mila specie). Possiedono il fiore tipico

completo in tutte le sue parti ovario compreso. Per cui possiedono anche un vero

frutto. Si dividono in monocotiledoni e dicotiledoni.

Le monocotiledoni e dicotiledoni differiscono per il numero di dicotiledoni, ovvero le

foglioline del seme in cui vengono immagazzinate le sostanze di riserva, uno nelle

monocotiledoni e due delle dicotiledoni; il tipo di radice, fascicolata nelle

monocotiledoni e a fittone nelle dicotiledoni; disposizione dei vasi conduttori nel

fusto, eustele nelle monocotiledoni e actinostele nelle dicotiledoni; la nervatura delle

foglie, parallele nelle monocotiledoni e ramificate nelle dicotiledoni; il numero dei

petali del fiore, 3 o multipli nelle monocotiledoni e 4 – 5 o multipli nelle dicotiledoni.

114

Monocotiledoni

Famiglia liliaceae

Urginea maritima (scilla):

Pianta erbacea perenne con bulbo tunicato molto grande (fino a 15cm) che può

pesare anche diversi chili; da questo nascono foglie lunghe fino a 80 cm. A fine

estate emette uno scapo fiorifero è lungo fino a 2 metri di colore violaceo con una

grande infiorescenza di fiori peduncolati bianco verdastri e formati da sei tepali

ovali. Le foglie, molli e carnose, escono dopo la fioritura in rosetta basale, e durano

fino all'estate seguente.

Il frutto è una capsula membranosa ellittica triloculare contenente molti semi. Questa

pianta è tipica delle zone mediterranee e frequente sulle sabbie dell’Italia

meridionale.

Droga: catafilli mediani del bulbo raccolti a fine agosto. Le squame più esterne sono

più secche e vengono scartate assieme a quelle più interne che sono bianchicce e

mucillaginose. Le squame mediane invece sono carnose e vengono tagliate a

strisce ed essiccate rapidamente in stufa, essendo molto ricche di acqua in questo

modo si ha l’inattivazione rapida di enzimi. Il bulbo è velenoso, specie fresco e

contiene numerosi glicosidi cardioattivi, denominati sclillareni, i principali sono gli

scillareni A e B; scillotossina, scillina e mucillagini.

Questa pinta è usata contro l’insufficienza cardiaca, e nella cura dell’asma inoltre è

anche un ratticida, in quanto non dannosa per animali domestici.

Convallaria majalis (mughetto):

È una specie di piante erbacee perenni, velenose e rizomatose con fusto costituito

da scapi eretti alti fino a 20 cm. Le radici sono sottili e con lungo rizoma stolonifero,

strisciante.

Ha due sole foglie basali ovali – lanceolate, larghe 2 – 4 cm, lungamente picciolate,

appuntite e dapprima racchiuse in una guaina, la superficie dalla lamina è glabra

115

liscia di colore verde chiaro, e mostra numerose nervature parallele.

I fiori sono bianchi, con perigonio subgloboso – campanulato, formato da 6 tepali

saldati, con brevi punte libere, profumatissimi, riuniti in numero di 5 – 12 in piccoli

racemi unilaterali penduli, con varietà di colore rosa, fioritura primaverile.

I frutti sono costituiti bacche globose, pendule, rosse a maturità, poco più grosse di

un pisello che portano ognuno tre semi brunastri a sezione triangolare.

Droga: questa pianta è velenosa in tutte le sue parti escluso il rizoma, a causa del

suo contenuto in glicosidi cardioattivi tra cui la convallatossina che possiede attività

cardiocinetica; può avere azione emetica (stimolante il vomito), purgativa drastica

e cardiotossica.

Lo sciroppo, l'infuso unito a sostanze

sciroppose o la polvere impastata con il

miele, della pianta intera raccolta in piena

fioritura, e fatta essiccare vanta proprietà

diuretiche, emetiche, cardiotoniche.

Colchium autumnale, colchico

Pianta erbacea perenne tipica del piano montano alta 10 – 40 cm, con bulbo –

tubero non molto grande ha le dimensioni di una noce. In agosto – settembre

produce una scapo fiorale corto portante 1 – 3 fiori ermafroditi, attinomorfi con sei

tepali rosa – lilla saldati ad un perigonio a forma di tubo, hanno sei stami di cui tre

più lunghi.

Le foglie vengono prodotte la primavera successiva contemporaneamente si ha lo

sviluppo di un nuovo bulbo – tubero che darà in autunno un nuovo scapo fiorale.

Le foglie sono radicali, abbraccianti ed erette di colore verde scuro, parallelinervie,

lanceolate e lunghe fino a 30 cm.

Le radici sono sottili e fascicolate alla base del bulbo ed il fusto è praticamente

assente.

Il frutto è una capsula setticida, ovato-oblunga e acuta all'apice che esce dalla

terra insieme alle nuove foglie. I semi sono globosi e nerastri.

Droga: bulbo – tuberi e semi (più ricchi in principi attivi), da raccogliere ben maturi e

rinnovati ogni anno, anche le foglie contengono principi attivi. Queste parti

116

contengono diversi alcaloidi, il più importante è la colchicina, altamente tossica e

un glicoside, il colchicoside. La colchicina è un antimitotico che blocca il fuso e

quindi la mitosi in metafase, per questo motivo è usata in laboratorio per lo studio dei

cromosomi e per ottenere piante poliploidi in quanto, bloccando il fuso mitotico, i

cromosomi non possono migrare e quindi la nuova cellula che si formerà avrà

corredo cromosomico doppio. Data questa caratteristica potrebbe essere usata

come antitumorale, ma si è rivelata essere troppo tossica. È impiegato come

antigottoso, analgesico, antipiretico,

emetico, antinfiammatorio e per la

semisintesi di principi miorilassanti. La dose

tossica per l’uomo è 10 mg e 40 mg di

prodotto portano alla morte entro tre giorni

dall’ingestione.

Allium sativum (aglio):

Pianta erbacea perenne (fino 50 cm) munita di bulbo biancastro di odore e sapore

caratteristico. Da adulta ha radici cordiformi, superficiali e fascicolate. Il fusto

avvolto da foglie guainanti, lineari e basali con

all’apice un ombrella di fiori bianchi mescolati a bulbilli, i fiori sono in numero

variabile e presentano sei tepali, sei stami ed ovario triloculare.

L’organo di propagazione è il bulbo, avvolto da foglie modificate con funzione

protettiva.

Il suo utilizzo primo è quello di condimento, ma è ugualmente usato a scopo

terapeutico per le proprietà congiuntamente attribuitegli dalla scienza e dalle

tradizioni popolari.

Droga: bulbo (formato da una decina di bulbilli: spicchi circondati da un'unica

tunica membranacea biancastra). L’odore caratteristico è dovuto alla presenza di

solfati. 117

Non è chiaro quale sia il vero principio attivo o se si ha sinergia di più composti,

sicuramente uno dei composti in maggiore concentrazione è il disolfuro di allile,

usato per vari scopi e conosciuto dall’antichità come antisettico e vermifugo; ha un

importante effetto cardiovascolare, in quanto

causa una vasodilatazione delle arteriole con

conseguente abbassamento della pressione sia

sistolica che diastolica, e bradicardico

accompagnato da maggiore efficienza delle

contrazioni. Ha un effetto espettorante ed inoltre

è un antiossidante, antitumorale, antimicrobico e

usato contro raffreddore ed influenza.

Famiglia aloeaceae

Aloe sp.

Piante con breve fusto legnoso sormontato da rosette di foglie lanceolate, lunghe

fino a 50 cm, carnose e terminanti con una punta acuta e con spine ai margini. Dal

118

centro rosetta si erge lo scapo fiorifero portante un grappolo di fiori penduli con

tepali saldati a tubo gialli o rossi. Specie più importanti Aloe barbadensis (Aloe vera)

e Aloe ferox (Aloe del capo).

Droga: succo essiccato delle foglie. Per Aloe ferox si tagliano le foglie

trasversalmente e si dispongono attorno ad una cavità coperta con plastica; il

succo viene lasciato scolare per sei ore, bollito per quattro e fatto solidificare. Per

Aloe barbadensis le foglie tagliate vengono poste in recipienti con un foro da cui

esce il succo che viene raccolto e lasciato essiccare senza riscaldamento. La droga

si presenta come masse scure con riflessi verdastri semitrasparenti con aspetto

vetroso; è ricco di antrachinoni, in forma libera e glicosidica, i principali sono

aloemodina e le aloine A e B. E' un purgante controindicato in gravidanza ed

allattamento (il latte diventa amaro). Il succo fresco viene invece usato come

cicatrizzante delle ferite in caso di piccole ustioni o per uso interno in gastriti ed

ulcere. L’Aloe sp. È molto utilizzata anche dalle industrie cosmetiche e svolge azione

antinfiammatoria, antidolorifica, antiparassitaria, e stimolante delle difese

immunitarie, oltre ad essere sedativo ed antiemorragico.

Dicotiledoni

Famiglia lauraceae

Sono quasi esclusivamente alberi o arbusti sempreverdi, aromatici diffusi nelle regioni

tropicali, subtropicali e temperate. I fiori sono riuniti in infiorescenze ascellari che

possono essere unisessuali. Il frutto è generalmente una bacca o una drupa.

Laurus nobilis (alloro): 119

Piccolo albero dioico (fiori maschili e femminili sono portati da individui diversi),

sempreverde e spontaneo della regione mediterranea, viene spesso usato come

pianta ornamentale. È costituito da un tronco rettilineo, liscio e grigio nerastro,

portante una folta chioma piramidale espansa.

Le foglie sono verde brillante nella parte superiore, e nettamente più chiare e

opache in quella inferiore. Sono alternate, persistenti, ellittico – lanceolate, coriacee

e leggermente ondulate sui margini; si inseriscono sulle ramificazioni con un breve

picciolo. Esse hanno un odore aromatico e un sapore amaro.

I fiori hanno un perianzio biancastro di quattro pezzi raggruppati in ombrelle ascellari

circondati da un involucro. Sono di colore giallo dorato; quelli maschili sono molto

appariscenti, spesso riuniti in grappoli mentre quelli femminili hanno pochi stami sterili

e un pistillo fertile che darà origine al frutto.

Il frutto è una piccola drupa ovoide inizialmente verdastra e a maturità nera

violacea, contenente un solo seme.

Droga

: foglie e drupe. Dalla foglia si ricava un’essenza il cui principale costituente è

il cineolo. Il frutto ha un mesocarpo oleoso dal quale si ottiene il burro di alloro. Le

foglie sono utilizzate per via orale per la cura dei disturbi digestivi.

Foglie e frutti presentano molteplici proprietà: balsamiche, antisettiche, digestive,

carminative (controlla la formazione dei gas intestinali e ne favorisce l'espulsione),

diaforetiche (stimola la sudorazione nelle malattie da raffreddamento).

Cynnamomun camphora (canfora):

Grande albero sempreverde, spontaneo in

Giappone, Cina e Taiwan. Può vivere più di

mille anni e raggiungere i 40 – 50 m di altezza.

Ha fusto eretto e possente, con chioma

tondeggiante ed allungata, densa e ben

ramificata. La corteccia è ramosa e

fessurata.

Le foglie sono persistenti, grandi, abbondanti,

alterne, coriacee, ovali e spesse, di colore

verde scuro con vertice appuntito.

In primavera produce all’ascella fogliare spighe di fiori ermafroditi di colore bianco.

Il frutto è una drupa simile ad una bacca di colore rosso – violacea.

Droga: la canfora (sostanza bianca e cristallina con odore penetrante) si ottiene

per distillazione dell’olio essenziale(tossico per l’uomo) presente nel legno. La

120

canfora naturale, ha azione vasodilatatrice, migliora la respirazione, stimola il sistema

nervos, è un antisettico polmonare centrale ma soprattutto è parassiticida,

antisettica, revulsiva e anestetica locale. Per uso esterno è un revulsivo (contro

l’infiammazione).

Cynnamomun zeylanicum (cannella di Ceylon):

Albero altro 10 – 15 m, molto ramificato con

corteccia spessa e rugosa. Le foglie persistenti

sono opposte, ovali – oblunghe, intere e

acuminate. Le infiorescenze cimose hanno

fiori regolari biancastri il cui ricettacolo ha

forma di coppa, l’ovario è uniloculare e

uniovulato. Il frutto è una drupa contenente

un solo seme.

Questa pianta è originaria dell’India

occidentale e dello Sri Lanka.

Droga: è costituita dalla corteccia dei rami

giovani privata del sughero e delle parti

esterne del

parenchima corticale, ha odore aromatico e

sapore dolciastro.

L’olio essenziale è costituito soprattutto da

aldeide cinnamica, eugenolo, acetato di cinnamile; viene utilizzato soprattutto

nell’industria agroalimentare e in quella dei cosmetici.

La corteccia è uno stimolante aromatico usato anche per disturbi digestivi e per

facilitare l’aumento del peso. In vitro l’olio ha dimostrato una forte azione

antibatterica e antifungina. Questa pianta è usata tradizionalmente contro le

infreddature e come antibatterico e antispastico, le viene oggi riconosciuta la

capacità di abbassare il colesterolo e i trigliceridi nel sangue, contribuendo ad

alleviare i disturbi dell'ipertensione; inoltre esercita una funzione antisettica sui disturbi

dell'apparato respiratorio.

Famiglia apiaceae o umbrelliferae

Famiglia molto omogenea diffusa nelle zone temperate con foglie a guaina molto

sviluppate e lembo un genere pennatosetto. Hanno fiori piccoli e infiorescenze a

ombrella (semplici o composte). Il frutto è un diachenio.

Foenelicum vulgaris (finocchio):

Erba spontanea nella regione mediterranea che può superare i 2 metri di altezza,

con fusto cilindrico, eretto e ramificato. La radice è fusiforme e le foglie sono

pennatosette divise in lacinie molto sottili e munite di guaine molto sviluppate.

I fiori sono piccoli giallo – verdastri, costituiti da cinque petali e riuniti in infiorescenze

ad ombrelle composte ed emanano l’odore caratteristico.

I frutti sono diacheni cilindrici i cui merocarpi presentamo costole sporgenti e

caratteristico odore di anice. 121 Droga: frutto

contiene olio

essenziale ricco

di anetolo,

estragolo,

fecone e

curanocumarine

che ha effetto

carminativo e

antispasmodico.

Per le

caratteristiche

iperemizzanti dei

suoi principi attivi

è ritenuto anche

stimolante delle

secrezioni lattea

salivare e biliare.

È inoltre utilizzato per uso alimentare e come galattogeno, emmenagogo,

diuretico, antiemetico, antiinfiammatorio, tonico epatico, stomachico e

carminativo nei disturbi digestivi. A dosi elevate i principi attivi in esso contenuti

possono avere effetti allucinogeni.

Centella asiatica (centella):

Pianta erbacea tropicale perenne alta 5 – 15 cm

presenta un fusto strisciante con foglie palminervie

lungamente picciolate e reniformi, con magine

dentellato. Presenta ombrelle di fiori rossi, piccoli e

sessili riuniti in ombrelle. Infine i frutti sono piccoli acheni di colore scuro. Questa

pianta è tipica delle zone paludose.

Droga: foglie picciolate e dal caule fatto a stolone (sottile che si allunga

orizzontalmente sul terreno); contiene varie saponine triterpenoidiche dette

asiaticosidi, le più importanti sono: l’acido asiatico e l’acido madecassico. Sono

presenti anche flavonoidi, ma i principi attivi più interessanti sono i triterpeni che

122

hanno una grande affinità con il tessuto connettivo e quindi sono usati come

cicatrizzanti, impiegati per ulcerazione della pelle e foruncolosi e psoriasi. È stata

dimostrata anche la sua grande efficacia contro l’insufficienza venosa, in quanto ne

frena l’evoluzione e ne previene le complicanze rendendo le pareti più elastiche e

migliorando il ritorno venoso del sangue, in particolare i flavonoidi riducono la

fragilità vasale. Inoltre ha proprietà diuretiche ed antireumatiche.

Conium maculatum (cicuta):

Pianta erbacea alta 1 – 2 metri a ciclo biennale. Presenta un fusto cavo arrossato

verso il basso con macchie rosso - violacee. Le foglie sono composte tripennatosette

a lembo triangolare con bordo dentato. Le infiorescenza a ombrella e di colore

bianco. I frutti sono diacheni ovoidali, grigiastri e con sapore amaro. Tutta la pianta

se sfregata emana un odore sgradevole.

Droga: la sua tossicità (veleno di Socrate) ed attività terapeutica è dovuta a

presenza di alcaloidi in particolare coniina. Il frutto è la parte della pianta con

maggiore contenuto in principi attivi. La coniina blocca la trasmissione nervosa a

livello dei gangli e delle giunzioni neuro – muscolari. La sua tossicità era conosciuta

sin dall’antichità. Attualmente non è più utilizzata, ma lo è stata per moltissimi anni

per le sue proprietà antinevralgiche.

Famiglia ranuncolaceae

Aconitum napellus (aconito):

Diffusa sulle alpi fino a 1500 – 2000 metri. È una pianta erbacea perenne con due

radici tuberizzate accoppiate: una in continuazione con la pianta, l’altra è

attaccata lateralmente con un corto peduncolo. Durante la stagione avversa la

123

radice principale muore assieme alla parte aerea e in primavera la radice

secondaria che porta una gemma all’apice porterà alla formazione di una nuova

pianta che a sua volta originerà una radice laterale. Il fusto è eretto e di colore

bruno – rossastro; la parte aerea può arrivare fino a 2 metri. Le foglie sono grandi,

palmatosette ed alterne; i fiori sono irregolari, considerati arcaici e di colore azzurro-

viola, disposti in racemo terminale, costituiti da 5 sepali petaloidei di cui uno a forma

di elmo e petali ridotti a due nettari o cornetti; gli stami sono numerosi ed inseriti a

spirale sul ricettacolo. I fiori sono pentameri (a cinque elementi) a

simmetria zigomorfa (o bilaterale). Il frutto è costituito da 3 – 5 follicoli che

contengono piccoli semi tetraedrici, piatti di colore bruno lucido e dalla superficie

rugosa. Droga: radice tuberizzata bruno – nerastra raccolta poco prima della

fioritura (luglio – agosto), contiene amido e alcaloidi e il più importante è l’aconitina.

È conosciuto sinn molto tossico e la dose letale è paria ad 1 mg, causa paralisi dei

centri bulbari conarresto respiratorio senza perdita di conoscenza. È inoltre un

anestetico delle terminazioni nervose periferiche e quindi viene usato come tintura

per nevralgie al trigemino e

sciatico ma con alcune

precauzioni: fare attenzione

all’assorbimento cutaneo;

usare su superfici poco estese

e non utilizzare in caso di

lesioni della pelle.

Adonis vernalis (adonide): Pianta erbacea alta 20 – 40 centimetri con

rizoma corto e nerastro da cui insorgono più

scapi eretti. Le foglie inferiori sono ridotte a

squame e le altre a lacinie sottili,

profondamente pennatosette. I fiori sono

terminali, grandi e composti da cinque sepali, e

12 – 18 petali gialli; hanno numerosi stami.

I frutti sono polinoci ovoidi.

124

Droga: parte aerea della pianta raccolta

durante la fioritura i principi attivi sono glicosidi

cardioattivi (cardenolidi), adonidosine ed

odonivernoside. È poco utilizzato, entra con altre

piante in prepara-zioni per infusi ad azione

sedativa e calmante.

Hydrastis canadensis (idraste):

Pianta erbacea perenne con corto rizoma che porta numerose radici sottili.

Il fusto aereo è alto 40 – 50 centimetri.

Questa pianta è caratterizzata dal possedere una sola foglia radicale palmato –

lobata lungamente picciolata ed uno scapo fiorifero terminante con due foglie simili

a quella radicale. All’ascella una di queste foglie porta l’unico fiore molto misero

costituito da tre tepali bianco – verdastri, con stami e carpelli numerosi.

Il frutto è composto e formato da molte bacche, di colore rosso simile ad un

lampone con semi piccoli, lucidi e neri.

Droga: rizoma e radici, presenta numerose cicatrici circolari sulla superficie esterna.

Contiene amido e due alcaloidi: l’idrastina (vero principio attivo) e la barberina.

125

L’idrastina è un vasocostrittore ed aumenta tono e contrazione uterine, è ipotensiva

e tossica a dosi elevate. La barberina è un battericida.

Altri impieghi sono: trattamento delle infezioni delle vie respiratorie, ulcere, emorroidi.

Famiglia papaveraceae

Sono in genere piante erbacee che hanno come caratteristica principale quella di

presentare un apparato secretore costituito da canali laticiferi, generalmente di tipo

sinciziale. Il latice può essere bianco o giallo – brunastro.

Papaver somniferum (papavero da oppio):

Pianta annuale, originaria dell’Asia minore,

dove è coltivato comunemente. È alto fina a

un metro e mezzo, ha radice a fittone, fusto

diritto e poco ramificato con foglie alterne,

oblunghe, amplessicauli e pennatosette e

sessili quelle inferiori mentre dentate e con

corto picciolo quelle superiori. Possiede

grandi fiori attinomorfi, ermafroditi, solitari con lungo peduncolo e un calice formato

da due sepali caduchi all’apertura della corolla costituita da quattro petali bianchi

o roseo – violacei. Gli stami hanno antere nere e sono molto numerosi. L’ovario è

uniloculare e lo stilo è assente.

Il frutto è una capsula deiscente poricida detta treto, di forma sferica o ovoidale.

I semi sono piccoli e numerosi di colore bianco, grigio o nero. I semi cadono solo in

seguito a forti scosse di vento perché i pori sono posti nella parte superiore della

capsula che non si piega a maturazione.

Droga: oppio (droga non organizzata) cioè latice rappreso ottenuto per incisione di

capsule immature, è di colore bianco che all’aria si rapprende in gocce dette

lacrime, e si ossida diventando di colore bruno con odore caratteristico. Le lacrime

vengono raccolte in pani di forma arrotondata e peso variabile.

I principi attivi dell’oppio sono numerosi (circa 25) e tutti di natura alcaloidea e i

principali sono: morfina, codeina e papaverina che hanno un largo impiego

terapeutico, altri sono tebaina, noscapina e narceina. L’oppio ha attività

antidolorifiche note dall’antichità, dovute alla morfina (alcaloide più abbondante)

che è un analgesico stupefacente ipnotico che agisce selettivamente inibendo a

livello della corteccia cerebrale il riconoscimento dello stimolo dolorifico senza

alterare le altre percezioni. È usato anche per i dolori più forti (tumori).

126

L’inconveniente è che dà dipendenza fisica e psichica ed assuefazione, provoca

uno stato euforico e di benessere transitori. A dosi eccessive causa insufficienza

cardiaca e respiratoria. L’eroina che attraversa più facilmente la barriera

ematoencefalica (solo stupefacente), spesso è associata a stricnina. La codeina è

un potente antitussivo che agisce deprimendo il centro della tosse è meno tossica

della morfina e con azione analgesica minore. La papaverina è un alcaloide con

struttura completamente diversa, privo di attività narcotica, ma dotato di potente

azione spasmolitica (rilascio selettivo delle fibre muscolari).

Papaver rhoes (papavero comune o rosolaccio):

Pianta annuale che

cresce nei campi di

grano e nei luoghi incolti.

Ha un fusto eretto

coperto di peli ed alto 30

– 60 centimetri e foglie

pennatopartite. I fiori

hanno petali rosso –

scarlatto delicati e

caduchi con una piccola porzione nera alla base;

gli stami sono di colore nero. Il frutto è un treto di

piccole dimensioni che contiene

molti semi piccoli, reniformi e reticolati.

Droga: petali seccati che contengono

antocianosidi (mecocianina) e piccole quantità

di alcaloidi il principale è la rhoeadina e per

questo ha proprietà sedative deboli. È

importante notare che gli alcaloidi presenti sono

anche blandamente tossici, e quindi è importante non superare le dosi consigliate e

non farne un uso prolungato. Le capsule contengono gli alcaloidi in concentrazione

maggiore.

Chelidonium majus (celidonia):

Pianta erbacea perenne spontanea in Italia con fusti ramificati di 50 – 80 cm di

altezza. Presenta foglie lobate, alterne, imparipennate e pennatosette, molli nella

pagina inferiore e di colore verde glauco. Le infiorescenze sono ad ombrella

semplice e composte da 2 – 7 fiori gialli formati da due sepali caduchi e corolla con

quattro petali gialli, hanno venti stami ed ovario supero. Il frutto è una capsula

lineare siliquiforme senza setto che contiene una fila di piccoli semi marroni. Dai

rametti spezzati esce un latice giallo – arancio che è uno dei tratti inconfondibili

della pianta.

Droga: latice di colore aranciato, acre e caustico che contiene numerosi alcaloidi in

particolare copticina, ma anche berberina e sparteina; viene tradizionalmente

utilizzata nella fitoterapia popolare per uso esterno contro le verruche. È

antibatterico ed antivirale ed usato in omeopatia. La tossicità di alcuni principi

127

contenuti ne sconsiglia l'utilizzo interno. Come

altre Papaveraceae ha azione purgativa e

sedativa e una azione spasmolitica sulla

muscolatura liscia.

Famiglia cannabaceae

Sono delle erbe dioiche con delle foglie semplici palmato-lobate o palmato-

composte, opposte. I fiori maschili sono molti, riuniti in infiorescenze ramificate, i

femminili sono meno e sono raggruppati in infiorescenze compatte. Quando il fiore è

in boccio gli stami sono eretti. Il frutto è una noce.

Cannabis sativa (canapa): Erba dioica con

fusti eretti fino a 3

metri di altezza, più

o meno ramificati.

Le foglie sono

alterne, palmato

composte divise in

5 – 7 segmenti

ineguali, lanceolati,

ellittici e con

margine

seghettato. È

originaria dell’Asia

centrale e dal

medioevo fino alla

metà del ‘900 è

stata ampliamente

coltivata per la

fibra tessile. Attualmente la coltivazione è limitata da accordi internazionali. Gli

individui maschili sono più gracili di quelli femminili.

Presenta infiorescenze maschili a grappolo (racemi) all'ascella delle foglie, il fiore

maschile è costituito da 5 sepali e 5 stami; ed infiorescenze femminili (spighe) più

128

compatte all’ascella di brattee, il fiore femminile è molto ridotto, costituito da un

ovario con stigma bifido e circondato dal calice che lo ricopre in parte. Il frutto è

una noce liscia e grigiastra. In tutta la pianta sono presenti peli caratteristici: sulla

pagina superiore della foglia peli conici, piccoli e adunchi con all’interno masse di

CaCO (peli a cistoliti) che conferiscono alla foglia ruvidità; sulla parte inferiore peli

3

filiformi silicizzati.

Droga: infiorescenza femminile con brattee e numerosi peli secretori a peduncolo

corto e testa pluricellulare (presenti anche sulle foglie ma in numero minore)

secernenti resina contenente i principi attivi sostanze stupefacenti non azotate

(terpeno – fenoli) dette nel loro complesso cannabinoli, i principali sono

tetraidrocannabinolo THC (psicoattivo) e cannabidiolo CDB. La canapa contiene

anche un olio essenziale, zuccheri, flavonoidi, acidi grassi, composti fenolitici..

Si ritiene che esistano due varietà della pianta non riconoscibili su base morfologica

ma solo su base chimica: la Cannabis sativa indica, contenente molti cannabinoli e

coltivata per la resina; e la C. sativa sativa che contiene pochi principi attivi e viene

coltivata per la fibra. Nei climi caldi sono comuni piante che producono resina.

A seconda della provenienza ha denominazioni differenti: Bhang in India, è una

miscela di infiorescenze maschili e femminili contenente anche foglie e peduncoli e

viene fumata da sola o miscelata con il tabacco; Ganjah se formata da sole

infiorescenze femminili; la sola resina è detta Chara; volgarmente è conosciuta

come hashish (corrispondente all’incirca alla ganjah) e come marijuana (simile al

bhang).

Anticamente era utilizzata come analgesico, anticonvulsivante ed antisettico; ma è

stata tolta dalle farmacopee di tutto il mondo per i suoi effetti psicotropi.

Recentemente sono stati evidenziati effetti importanti in quanto contrasta nausea e

vomito causati dai cicli chemioterapici. Sembra utile anche per la riduzione della

pressione intraoculare nel glaucoma. È usato illegalmente come stupefacente per

l’azione allucinogena del THC, che però può comportare vari pericoli quali l’alterata

percezione di tempo e spazio, stati di panico, sdoppiamento della personalità,

danni bronchiali, perdita di memoria a breve termine, difficoltà nella

comunicazione, sindromi deliranti, panico e probabili danni alla spermatogenesi. Un

uso prolungato porta alterazioni funzionali a livello bronchiale e la sua combustione

porta alla formazione di sostanze cancerogene. Non sembra dare dipendenza ma

assuefazione.

Humulus lupulus (luppolo):

Pianta erbacea perenne, dioica e rampicante con fusto volubile e foglie palmato

lobate divise abbastanza profondamente in 3 – 5 lobi. Sono usate triturate per

sofisticare la Cannabis sativa. Essendo una specie dioica, i fiori, unisessuali e di colore

verdognolo, sono presenti su individui separati. I fiori maschili sono disposti a grappoli

all’ascella delle foglie.

I fiori femminili sono raggruppati in coni ovoidali riuniti in infiorescenze molto dense,

all’estremità dei rami. Ciascun cono è composto da molte brattee fogliacee

giallastre, embricate fra di loro, all’ascella di ciascuna brattea sono inseriti due fiori

femminili che dopo fecondazione danno come frutto una piccola noce.

129

Droga: brattee, infiorescenze femminili con ghiandole di aspetto tipico che

secernono un’oleoresina contenente principi attivi quali fenoli, luppolone e

humulone. È usato come blando sedativo, battericida, per stimolare l’appetito e

nelle forme lievi di insonnia ma l’uso principale è nella fabbricazione della birra, dove

assume l'importantissimo ruolo di conferire

la caratteristica più comune alla birra,

ovvero il sapore amaro, oltre all'aroma.

Famiglia polygonaceae

Piante erbacee e legnose, con delle foglie semplici alterne, dotate di stipole che

avvolgono il fusto sotto al picciolo (detto ocrea). I fiori sono riuniti in infiorescenze e

sono ermafroditi attinomorfi, con perianzio composto da petali e sepali non

distinguibili.

Il frutto è una noce trigona, compressa, qualche volta alata con albume amilaceo.

Rheum palmatum, Rheum officinale (rabarbaro):

Grandi piante erbacee perenni con grosso rizoma tubercolato. Presentano foglie

130

annuali di grandi dimensioni (40 cm) con lungo picciolo carnoso, profondamente

incise in 5 – 7 lobi, più profondi in Rheum palmatum. Le nervature sono molto

sporgenti nella faccia inferiore e spesso rossastre.

Presentano infiorescenza grande a pannocchia ( 1 – 2 m), con fiori bianco verdastri

o rossastri con 6 tepali e 9 stami. Il frutto è una noce trigona avvolta dal calice

persistente e con tre ali membranose. Sono originari delle zone montuose di Cina e

Tibet.

Droga: rizoma essiccato, di colore rosso – bruno che porta numerose radici

cilindriche. Il midollo è molto sviluppato e contiene fasci cribro – legnosi con

orientamento inverso e costituiscono il sistema stellato che è caratteristico del

rabarbaro cinese; è ricco di amido e druse. Si trova in commercio decorticato in

pezzi arancioni ricoperti da polvere giallastra. Un carattere farmacognostico sono le

cellule contenenti grosse druse i ossalato di calcio. Il picciolo delle foglie è edule, ma

la lamina fogliare è tossica l’elevata quantità di acido ossalico.

Contengono componenti antrachinonici e antranolici di cui i principali sono reina e

crisofanolo. A piccole dosi sono usati come stomachici, tonici e a dosi superiori

come lassativi; inoltre migliorano il funzionamento renale.

Il rabarbaro è usato anche nell’industria di liquori, ma è controindicato in

gravidanza. Famiglia Guttiferae o Clusiaceae

Sono piante legnose, raramente erbacee, con foglie semplici, opposte o verticillate,

a margine intero e prive di stipole. I fiori sono solitari, o riuniti in infiorescenze cimose,

ermafroditi o unisessuali e attinomorfi. Il frutto è una bacca, o drupa o capsula.

Questa famiglia è diffusa nelle regioni tropicali umide.

Hypericum Perforatum (iperico, erba di S. Giovanni):

Erba perenne con fusto eretto e ramoso alta

fino a 80 cm. Il fusto presenta due linee in

rilievo per tutta la sua lunghezza. Le foglie

sono ovali, piccole e sessili, ricoperte da molti

punti translucidi che in trasparenza sembrano

piccoli fori da cui il nome (tasche

schizogene). Sempre sulle foglie sono presenti

131

ghiandole nere sul margine. I fiori sono riuniti in una pannocchia terminale, sono

caratterizzati dall’avere cinque petali, gialli e numerosi stami. Il frutto è una capsula

ovoidale.

Droga: sommità fiorite (secondo la tradizione popolare raccolte il 24 giugno, giorno

di S. Giovanni); hanno un odore balsamico e un spore aromatico, amaro e

astringente. Le sommità fiorite contengono un olio essenziale costituito da carburi

terpenici, derivati polifenolici, naftodiantroni (nelle ghiandole nere), flavonoidi

(iperoside). L’uso tradizionale è quello di vulnerario, contro le ustioni: si fanno

macerare le sommità fiorite in olio d’oliva. Più recentemente la pianta è stata usata

come antidepressivo dovuto alla presenza di ipericina o più probabilmente

all’iperforina (inibitore selettivo delle MAO).

Ha inoltre proprietà cicatrizzanti e antisettiche ed è utile nel trattamento della

depressione.

Effetti collaterali: fotosensibilizzazione, riduce effetti di altri farmaci, rischio rigetto per i

trapiantati (ciclosporina), diminuisce l’azione anticoagulante (warfarina) inibisce le

proteasi con possibile perdita dell’effetto HIV soppressivo, rischio asma (teofillina) ed

insufficienza cardiaca (digitossina).

Famiglia Malvaceae

Sono erbe, arbusti o piccole alberi con delle foglie semplici palminervie. I fiori hanno

calice e corolla dialipetala e spesso hanno anche un terzo verticillo esterno. Gli stami

sono saldati a colonna. Il gruppo è generalmente una capsula.

Althaea officinalis (altea):

Grande pianta erbacea perenne fino a un metro e mezzo di altezza con grandi

foglie isolate, ovali, lobate e dentate, originaria dell’Europa e dell’Asia. Fusto e foglie

sono coperte da una densa peluria che conferisce un aspetto vellutato e un colore

biancastro. I fiori sono solitari o raggruppati, portati all’ascella delle foglie con

132

calicetto di 6 – 9 pezzi, calice formato da cinque sepali e corolla formata da cinque

petali bianco – rosati. I carpelli sono numerosi e disposti in cerchio, gli stami sono

monoadelfi. Il frutto è un policocco (poliachenio).

Droga: radice, raccolta nel tardo autunno a partire dal secondo anno di vita della

pianta; anche foglie e fiori contengono gli stessi principi attivi, ovvero mucillagini

(polimeri

dell’acido galatturonico) con proprietà emollienti, usata per infiammazioni della

bocca, e nelle gastriti. In polvere viene usata come eccipiente in tecnica

farmaceutica. Trova impiego inoltre nei disturbi dell’apparato digerente, nel

trattamento della tosse e viene usata in caso di irritazione o dolore oculare.

Malva sylvestris (malva): Pianta erbacea perenne con fusto molto

ramificato e foglie palmate lungamente

picciolate. Cresce in tutta l’Europa e nell’Asia

settentrionale. I fiori sono disposti in gruppetti

all’ascella delle foglie, ed hanno cinque petali

rosa – violacei con venature più scure,

calicetto di 3 pezzi, calice di 5 sepali, stami

numerosi monoadelfi, 10 – 12 carpelli che originano come frutto un policocco.

Droga: foglie e fiori. I fiori raccolti prima che sboccino completamente, le foglie

durante la fioritura. Entrambe sono ricche in mucillagini ed usate come emollienti. In

medicina popolare è usata più spesso dell’altea.

Famiglia Gentianaceae:

Gentiana Lutea (Genziana maggiore):

Pianta erbacea perenne con radici molto sviluppate a fittone e fusto eretto e

cilindrico. Le foglie basali grandi ellittiche e picciolate. Le cauline sono via via più

piccole e sessili, opposte ed amplessicauli. I fiori sono all’ascella delle foglie superiori,

possono essere da tre a dieci in verticilli e sono grandi, di colore giallo – oro,

gamosepali e gamopetali hanno calice a forma di spata e corolla stellata formata

da 5 – 9 lobi presentano stami con lunghe antere rosse. La pianta fiorisce per la

prima volta a dieci anni di età.

Il frutto è una cassula ovoide – acuminata sormontata da uno stigma bifido.

Attenzione: la pianta se raccolta con fiore assente può essere confusa con Veratrum

133

Album (veratro) estremamente tossico. Tuttavia il veratro ha foglie alterne mentre la

Gentiana opposte. Droga: rizoma munito di radici, raccolto in

primavera o in autunno a partire dal secondo

anno di vita della pianta. Presenta solchi

circolari e porta piccole gemme. Al

microscopio sono visibili parenchima corticale

con inclusioni di ossalato di calcio sotto forma

di prismi, fascetti di cribro, raggi

parenchimatici, legno, parenchima a cellule

poliedriche.

I principi attivi sono dei glicosidi, il principale è

il gentiopicroside (o amaro di genziana).

Rientra tra i farmaci stomatici, amaro

eupeptici (aumentano l’appetito e aiutano la

digestione). Viene usato come polvere, tintura

o estratto e nella preparazione di liquori.

Famiglia Loganiaceae:

Strychnos nux-vomica (noce vomica):

Albero dell’Asia tropicale e dell’Australia

con corteccia grigia e rami talvolta

spinosi. Le foglie sono opposte, ovali, a

margine intero e con cinque nervature

principali. I fiori di colore bianco sono

raccolti in ombrelle terminali. Il frutto è

una grossa bacca (come una mela)

arancione con 3 – 8 semi molto tossici.

L’unica parte non tossica della pianta è

la polpa della bacca.

Droga: semi di forma discoidale,

appiattiti e con bordi ingrossati, di colore

grigio chiaro, lucidi e vellutati con peli

sottili. Contengono vari alcaloidi, i

principali dei quali sono stricnina (nel

seme) e brucina (nell’epidermide). Il vero

principio attivo è la stricnina; la brucina

ha le stesse azioni della stricnina ma è

meno attiva. La pianta agisce quasi esclusivamente a livello del midollo spinale,

dove esalta l’eccitabilità riflessa, per dosi maggiori dà convulsioni (tetano stricnico).

Porta alla diminuzione della resistenza al passaggio di impulsi nervosi nei neuroni che

collegano le vie motorie a quelle sensoriali a livello del midollo spinale, per cui e vie

134

motorie rispondono in modo esagerato agli stimoli provenienti dalla periferia. In

passato era usata come stimolante neurotonico nei casi di astenia. Per il suo sapore

amaro è usata anche come amar stomachico. Attualmente ha applicazioni

terapeutiche molto limitate, in pratica viene usata come stimolante del respiro in

caso di avvelenamento da parte di depressivi bulbari. Talvolta viene usata per

tagliare l’eroina, proprio per contrastare il suo effetto depressivo sul centro del

respiro. Famiglia Apocinaceae:

Piante legnose o lianose, sempreverdi più o meno velenose, a foglie opposte o

verticillate. Fiore tipico delle dicotiledoni, regolare su base cinque, gamosepalo e

gamopetalo con un solo verticillo di stami, il frutto è un follicolo contenente semi di

pappo.

Dal punto di vista farmacologico è una delle famiglie più importanti. Chimicamente

possiamo distinguere piante a glicosidi e piante ad alcaloidi.

Strophantus hispidus, Strophantus kombe, Strophantus gratus

(strofanto)

Hispidus Gratus Kombe

Piante della flora africana, con habitat diverso in funzione dell’ambiente. In spazi

aperti hanno l’aspetto di arbusti, nella boscaglia sono lianosi. Hanno foglie ellittiche,

verticillate od opposte e fiori riuniti in corimbi con colori diversi da specie a specie. Il

frutto è costituito da due follicoli divergenti; il seme è unico per ciascun follicolo.

Droga: semi (ma anche altre parti della pianta che in misura minore contengono gli

stessi principi attivi), sono piuttosto allungati e ricoperti da una peluria sericea

(eccetto che S. gratus dove sono glabri), sono tutti sormontati da una struttura che

simula un pappo. I principi attivi sono una miscela di glicosidi cardioattivi

(cardenolidi) chiamati globalmente strofantine o strofantosidi, i principali dei quali,

diversi da specie a specie, sono indicati con l’iniziale del nome della specie da cui

135

derivano, ad esempio: H – strofantina, K – strofantina, G – strofantina. Sono usate

dagli indigeni per avvelenare le frecce. La droga non viene più usata come tale a

causa dell’incostanza della sua azione, ma si preferisce usare la sostanza pura, in

particolare l’eubanina come cardiotonico nei casi di insufficienza cardiaca; deve

essere usata per via parenterale in quanto non assorbita nel tratto gastroenterico. È

uno dei migliori succedanei della digitale, rispetto alla quale mostra una maggiore

rapidità di azione ma anche una più precoce scomparsa di questa a causa della

maggiore solubilità in acqua dei composti dello strofanto.

Nerium oleander (oleandro): Arbusto fino a 3 metri di altezza con fusti

glabri, eretti e foglie opposte o riunite a

verticilli di tre, lanceolate, intere, coriacee,

glabre, brevemente picciolate tipiche di una

pianta che vive in ambienti aridi. Al

microscopio si può osservare una spessa

cuticola sotto la quale si trova l’epidermide

bistratificata e doppio palizzata, sotto il quale

c’è il parenchima lacunoso. Sulla pagina inferiore la foglia presenta stomi

profondamente infossati in cripte stomatiche rivestite da peli. Fiori tipici delle

apocinacee, rosei, rossi o bianchi, ipocrateriformi, ovvero hanno un tubo molto

lungo e stretto e poi si allargano. Il calice è diviso in cinque lobi lanceolati,

la corolla è tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi.

L'androceo è formato da 5 stami, con filamenti saldati al tubo corollino. L'ovario è

supero, formato da due carpelli pluriovulari.

Il frutto è costituito da due follicoli saldati insieme in un unico corpo cilindrico.

Il seme ha dimensione variabile ed è sormontato da una peluria disposta ad

ombrello (pappo) che permette al seme di essere trasportato dal vento anche per

lunghe distanze.

Droga: foglia e corteccia, che contengono glicosidi cardioattivi di tipo digitalico, il

principale dei quali è l’oleandrina, inibitore della pompa sodio-potassio a livello di

membrana cellulare. In passato era usato come cardiotonico ma oggi è in disuso

per tossicità. L’interesse tossicologico è dovuto ad avvelenamenti accidentali cui

136

può dare luogo vista la sua grande diffusione come pianta ornamentale. Tutte le

parti della pianta sono tossiche se ingerite e i primi sintomi sono vomito allucinazioni

e aritmia cardiaca.

Rauwolfia serpentina (rauwolfia):

Arbusto sempreverde di circa un metro di altezza

con grossa radice a fittone e fusti gracili. Le foglie

sono oblunghe, acute e verticillate. I fiori sono

piccoli, su base cinque, bianchi o rosei. È originaria

del Sud – Est asiatico e dell'India.

Droga: radice cilindrica e tortuosa, ritenuta dagli

asiatici capace di contrastare il veleno del cobra, è

utilizzata inoltre contro le malattie mentali e

l’epilessia.

Contiene molti alcaloidi, tra cui i principali sono: reserpina (è il più importante ed

ancora in uso), rescinnamina, deserpina. Essi hanno azione ipotensiva e sedativa.

Dovuta al fatto che la reserpina è in grado di svuotare le riserve centrali e periferiche

di catecolamine dai neuroni, con conseguente effetto ipotensivo per riduzione del

tono delle arteriole e degli effetti eccitatori della noradrenalina a livello cardiaco. In

conseguenza di ciò determina una potente inibizione del sistema nervoso simpatico:

si ha riduzione della frequenza cardiaca, riduzione pressoria sistemica, oltre a un

potente effetto sedativo.

Catharanthus roseus (vinca rosea o pervinca tropicale):

Suffrutice alta 30 – 60 centimetri originaria del Madagascar, è ampiamente utilizzata

come pianta ornamentale, con fiori rosei o bianchi a fauce rossa. Le foglie sono

opposte, ovali, lucide, a margine intero, arrotondate all’apice e con nervature

evidenti.

Droga: intera pianta. Inizialmente veniva studiata per la sua presunta azione

ipoglicemizzante (non dimostrata). Durante gli studi fu però osservato che gli animali

erano più suscettibili alle infezioni batteriche a causa della riduzione dei globuli

bianchi. Quindi iniziò la sua sperimentazione come farmaco antileucemico. Nella

pianta sono stati identificati più di 90 alcaloidi diversi, ma di particolare interesse

sono due alcaloidi dimerici: vincristina e vinblastina; purtroppo costituenti minori

della pianta: vincristina 0,0002% del peso secco. Questi alcaloidi sono di enorme

137

interesse teraputico infatti la vinblastina viene usata per terapie del morbo di

Hodgkin, mentre la vincristina per la terapia delle leucemie infantili. Entrambe sono

spesso associate ad altri chemioterapici nella cura dei tumori.

Famiglia solanaceae

Piante prevalentemente erbacee ed arbustive, ma sono presenti anche specie

arboree e lianose. In genere i fiori sono gamopetali e gamosepali, con corolla rotata

o tubulosa. Il frutto, è una bacca o capsula.

Atropa belladonna (belladonna): Pianta erbacea perenne molto diffusa in

tutto l’emisfero settentrionale, fa parte

anche della nostra flora. Presenta radici

a fittone, grosso rizoma e fusto aereo

eretto e ramificato. Ha grosse foglie ovali,

leggermente pelose ed opposte a foglie

più piccole. I fiori sono posizionati

all’ascella delle foglie più grandi, sono

gamosepali e gamopetali, su base

cinque, urceolati, bruno-viola cupo. Il

frutto è una bacca sferica nera a

maturità con calice persistente.

Droga: foglia. È una specie nota fin

dall’antichità per i suoi effetti: era usata

insieme al giusquiamo per pratiche di

stregoneria oppure per compiere omicidi

data la sua tossicità.

Deve il suo nome al fatto che il frutto delle sue bacche veniva usato per far

risplendere gli occhi in quanto provocava midriasi, ovvero la dilatazione delle

pupille.

Il suo uso in terapia risale a tempi più recenti. La foglia ha come caratteristica

138

importante quella di contenere ossalato di calcio sotto forma di sabbia cristallina.

Tutta la pianta è tossica, ma le foglie in particolare contengono alcaloidi, tra i più

importanti vi sono l’iosciamina che si trasforma facilmente nel racemo atropina e

scopolamina.

Atropina e iosciamina hanno effetto identico, ma l’atropina deve essere utilizzata in

dosi doppia rispetto all’iosciamina. Sono parasimpatolitici che inibiscono la fissazione

dell’acetilcolina a livello di recettori, organi periferici, e del sistema nervoso centrale

causando un aumento del battito cardiaco, vasodilatazione, rilascio delle fibre liscie

con inibizione della motilità, midriasi, eccitazione, agitazione, disorientamento,

allucinazioni ..

A piccole dosi prevale un’azione sedativa e depressiva.

Hyosciamus niger (giusquiamo): Pianta erbacea annua, fino a 70 cm di

altezza con foglie flaccide, vischiose,

grossolanamente dentate e pelose. Sono

picciolate alla base e sessili lungo il fusto.

I fiori sono imbutiformi marrone chiaro

screziati di viola, gamosepali e

gamopetali, su base cinque; riuniti in

racemi nella parte apicale del fusto. Il

frutto è una pisside.

Droga: foglia, nel tessuto lacunoso

presenta prismi di ossalato di calcio.

Contiene alcaloidi (iosciamina, atropina,

scopolamina). La scopolamina

rappresenta la metà degli alcaloidi totali

e quindi ha attività farmacologica simile

alla belladonna ma viene usata

soprattutto come antinevralgico e per preparazioni omeopatiche.

Datura stramonium (stramonio, erba delle streghe):

Grossa erba ruderale, annuale, alta fino ad un

metro con grosse foglie dentate e fiori molto

grandi (8-10 cm), solitari, a corolla bianca

lungamente tubulosa, leggermente slargata

all’apice in cinque lobi pieghettati. Il frutto è

una capsula setticida ricoperta di aculei, che

si apre in valve a maturità (si apre lungo la

linea di sutura dei carpelli).

Droga: foglia, nel tessuto contiene numerose

druse di ossalato di calcio. Contiene gli stessi

alcaloidi della belladonna ma in quantitativo

inferiore e quindi ha azione farmacologica

simile ad essa. Nell’antichità veniva fumato

139

dagli asmatici per i suoi effetti broncodilatatori, in alcune farmacopee si trovano

ancora le sigarette di stramonio.

Famiglia Lamiaceae:

Piante erbacee o suffruticose, foglie semplici opposte, fusto quadrangolare,

infiorescenza a spicastro (insieme di infiorescenze a dicasio inserite all’ascella di due

foglie o brattee) o verticillastro, con fiori zigomorfi, gamopetali o gamosepali. Corolla

bilabiata con quattro stami, due lunghi e due corti. Ovario bicarpellare, diviso in 4

lobi alla base dei quali parte lo stilo. Il frutto è un tetrachenio.

Quasi tutti possiedono oli essenziali prodotti da ghiandole sparse in tutta la pianta,

ma soprattutto nelle foglie e nei fiori (in particolare nel calice); sono le piante

essenziere per eccellenza. Questo spiega il perché la droga sia sempre costituita da

foglie o estremità fiorite. Non contengono principi molto attivi e pericolosi, tanto che

molte vengono usate in cucina come piante aromatiche.

Salvia officinalis (salvia):

Suffrutice a caule quadrangolare, eretto e ramificato alto 25 – 80 cm con foglie

persistenti bianco – verdastre in quanto sono molto pelose, opposte, intere e

lanceolate. I fiori sono di colore blu – viola e raccolti in spicastri terminali. Hanno

calice campanulato e corolla 3 – 5 volte più lunga. L’androceo è costituito da due

soli stami. Il frutto è un tetrachenio.

È originaria del Mediterraneo orientale e ampiamente coltivata negli orti.

Droga: foglia, ricca di peli ghiandolari da cui si ottiene un olio essenziale ricco di

tuioni, cineolo e canfora in composizione variabile. L’olio essenziale ha proprietà

battericide ed è un ottimo sfiammante della cavità orale viene usato contro

gengiviti, stomatiti e mal di denti; decotto nel latte contro mal di gola e tosse. In

passato era considerata una panacea e recentemente sono state dimostrate

140

proprietà spasmolitiche e antiossidanti. È molto usata anche come condimento.

Melissa officinalis (melissa, erba limoncina)

Pianta erbacea perenne con fusto quadrangolare, eretto e ramificato, alta fino ad

80 cm. Le foglie sono opposte, picciolate, ovali, molto rugose ed i fiori – bianco rosei,

in verticillastri posti all’ascella delle foglie.

Il frutto è un tetrachenio formato da quattro cocci oblunghi.

La pianta, anche essiccata, ha un forte odore di limone.

Droga: foglie, ricoperte dal peli di rivestimento e peli secretori capitati e peltati,

dalle quali si ricava un olio essenziale ricco di aldeidi terpeniche. È un buon sedativo

spasmolitico e coleretico, ha attività antibatteriche ed antifungine. L’estratto

idroalcolico è detto “acqua di melissa” o “acqua antiisterica” ed ha proprietà

sedative e antivirali. È usata anche come insettorepellente (citronella).

Rosmarinus officinalis (rosmarino):

Arbusto cespuglioso, sempreverde molto ramificato, alto fino a 1 – 2 metri. Le foglie

sono sessili, opposte, strette ed intere con bordi fortemente riflessi. Sono scure nella

pagina superiore e biancastre in quella inferiore per la presenza di peli di

rivestimento e ghiandolari.

I fiori sono azzurri o bianchi e disposti all’apice dei rami all’ascella delle foglie. Il frutto

è un tetrachenio. Il rosmarino è caratteristico della regione mediterranea.

141

Droga: foglie e sommità fiorite, dalle quali si ricava un olio essenziale ricco di:

canfora, cineolo, pinene e borneolo in composizione variabile. Ha proprietà

spasmolitiche, viene usato per la cura di

gastralgie e disturbi dell’apparato

digerente; è considerato colagogo e

coleretico. Da non trascurare la sua tossicità

a livello del sistema nervoso centrale.

È molto utilizzato come aromatizzante

alimentare.

Mentha x piperita (menta piperita):

È un ibrido di Menta spicata e Menta

acquatica. È una pianta erbacea perenne

con fusti quadrangolari ramificati che si

ergono da robusti stoloni. Le foglie sono

semplici, opposte, brevemente picciolate,

ovate – oblunghe e seghettate al margine.

I fiori sono debolmente bilabiati, violetti o

biancastri riuniti in spicastri terminali ed

essendo la pianta un ibrido risultano sterili,

quindi non si ha la formazione di semi.

La menta piperita si propaga solo

vegetativamente ed è ampliamente

coltivata.

Droga: foglia, da cui si ottiene un olio

essenziale ricco di triterpeni, carotenoidi,

fenoli e flavonoidi. Il composto più

abbondante è il mentolo, seguito da

mentone.

L’olio essenziale ha un’azione antispasmodica a livello della muscolatura liscia

intestinale, è usato per la cura di disturbi digestivi. Il mentolo ha proprietà

carminative e stomatiche, è un decongestionante e se applicato sulla pelle dà una

sensazione di freddo.

L’olio essenziale è usato come correttivo del gusto in molti prodotti e nell’industria dei

liquori e dolciaria. 142

Lavandula sp. (lavanda): Le varie specie di lavanda ed i suoi ibridi

(lavandini) sono suffrutici odorosi e

cespugliosi con rami quadrangolari ed

erbacei nella parte apicale e legnosi alla

base. Le foglie sono verde cenere,

lanceolate, arrotolate ai margini. I fusti

fioriferi sono nudi, al di sotto delle

infiorescenze: spicastri di piccoli fiori blu –

violetti, brevemente peduncolati con

corolla bilabiata. Foglie e infiorescenze

sono coperte da peli di rivestimento e

ghiandolari.

La lavanda è tipica della regione

mediterranea.

Droga: sommità fiorite contenenti un olio

essenziale ricco di linalolo e del suo

acetato. È molto usata in profumeria ma

ha anche attività calmante ed

antispasmodica. Come suffumigi è usata

anche per calmare la tosse. Ha inoltre proprietà antibatteriche, è usato per la cura

di piccole piaghe, bruciature, eritemi, raffreddore e per l’igiene boccale. Infine può

essere usato per la cura di stati neurotonici o disturbi del sonno.

Thymus sp (timo o pepolino):

Piccolo suffrutice perenne con fusti eretti, alto 20 – 30 cm con foglie piccole,

lanceolate a margine arrotolato. I fiori sono rosati e riuniti in spicastri. Il frutto è un

143

tetrachenio.

Droga: sommità fiorite e foglie che contengono un olio essenziale ricco di terpeni

fenolici soprattutto timolo e carvacrolo. Per l’azione dei fenoli l’olio essenziale è un

ottimo antimicrobico, utile anche per foruncoli, ascessi (è un olio liposolubile che

quindi penetra bene) e per la cura di disturbi digestivi. È usato anche come

espettorante, antireumatico, vermifugo (per questo è sfruttato anche in molti

preparati veterinari) e per colluttori, creme e pomate antisettiche e cicatrizzanti.

Molto usato in cucina. Famiglia Scrofulariaceae:

Piante generalmente erbacee, a foglie alterne, con fiori zigomorfi spesso bilabiati,

con due o quattro stami ed ovario bicarpellare. Queste caratteristiche ricordano

molto le Lamiaceae con cui potrebbero essere confuse, ci sono però delle

caratteristiche che ne permettono il riconoscimento:

Lamiaceae Scrofulariaceae

Fusto Quadrangolare Cilindrico

Foglie Opposte Alterne

Ovario bicarpellare, ma ogni carpello è Ovario bicarpellare con lo

diviso in due, per cui si osservano 4 carpelli

Fiore stilo che parte dalla

framezzo ai quali e dalla cui base sorge lo sommità di esso

stilo

Frutto Tetrachenio Capsula

Digitalis purpurea (digitale):

Erba bienne alta fino ad un metro e mezzo. Al primo anno emette solo la rosetta

basale di foglie, da dove al secondo anno sorge un fusto peloso e lo scapo fiorale

che in basso è fogliato. Le foglie del primo anno sono grandi, ovali, picciolate e

pelose, quelle dello scapo fiorifero sono più piccole, lanceolate e quasi sessili. I fiori

144

sono riuniti in un racemo unilaterale e sono penduli, gamosepali e gamopetali con

corolla grande fino a 5 cm, digitata, rosa – porporina con macchie rosse scure; il

labbro inferiore è prominente, è pelosa internamente e glabra esternamente. Gli

stami sono quattro e didinami. L’ovario è biloculare. Il frutto è una capsula ovoidale

che porta numerosi piccoli semi. È originaria dell’Europa Occidentale ma spesso

coltivata anche a scopo ornamentale.

Droga: foglie della rosetta basale raccolte però nel secondo anno e prima che

cominci la fioritura. I principi attivi sono glicosidi cardiotonici, i più importanti sono

digitossina e gitossina. Hanno un’importanza fondamentale nell’insufficienza

cardiaca e non sono ancora stati sostituiti con 2farmaci di sintesi. I principi attivi

agiscono ristabilendo le condizioni ideali di lavoro del cuore, rallentano la frequenza

aumentandone la forza di contrazione e quindi si hanno meno contrazioni ma più

efficaci che evitano il sovraffaticamento del cuore. Come effetto secondario si ha

anche un miglioramento delle condizioni del circolo, con riassorbimento degli edemi

ed aumento della diuresi. Lo svantaggio è il fatto che sia di indice terapeutico molto

basso ed inoltre che dia luogo a fenomeni di accumulo. I sintomi dell’intossicazione

sono nausea, vomito, percezione alterata dei colori, aritmie fino all’arresto cardiaco.

Digitalis lanata (digitale): Pianta bienne più piccola della Digitalis

purpurea, ha foglie sessili, oblungo – lanceolate,

glabre, a margine intero e di colore verde scuro.

I fiori sono raccolti in racemi unilaterali anch’essi

più piccoli, sono grandi, zigomorfi con un calice

a lobi lanceolati e una corolla di colore

biancastro con nervature grigiastre all’interno. Il

frutto è una capsula ovoide contenente molti

piccoli semi. È originaria dell’Europa dell’est.

Droga: foglia, raccolta con le stesse modalità

della Digitalis purpurea. I principi attivi sono

glicosidi cardioattivi (in contenuto maggiore

rispetto alla Digitalis purpurea) detti lanatosidi A,

B, C e D e la digitossina che si origina per perdita

di una molecola di glucosio dal lanatoside C. La

digitossina si lega meno alle proteine

plasmatiche rispetto agli altri digitalici per cui ha effetto farmacologico più veloce.

La droga ha le stesse proprietà della Digitalis purpurea.

145

Famiglia Rubiaceae:

Cinchona sp. (china): Cinchona succirubra (china rossa): è un albero

alto fino a 25 metri con foglie verde scuro, ovali ,

opposte, più grandi delle altre specie e che

invecchiando tendono a diventare rossastre. La

corteccia è rossastra e molto screpolata. I fiori

sono a calice compreso, rossastri, gamosepali e

gamopetali su base cinque.

Cinchona calisaya (china gialla): albero alto fino

a 30 metri, corteccia grigia o biancastra. Ha foglie

lanceolate, verde scuro, opposte, con nervature

centrali e picciolo rosso. I fiori sono rosa e per il resto

è simile alla china rossa. Cinchona ledgeriana (china gialla): albero alto

fino a 20 – 30 metri con foglie opposte, più

lanceolate rispetto alle precedenti, verdi con la

parte inferiore della nervatura mediana ed il

picciolo giallo rossastro. I fiori sono biancastri e le

altre caratteristiche sono simili alle specie

precedenti.

Tutte e tre le specie sono originarie di Bolivia e Perù,

ma ampiamente coltivate nella regione

indocinese.

146

Droga: corteccia, rami e tronco, raccolti da alberi di circa 8 – 10 anni di età. La

corteccia viene raccolta in due modi: tagliando gli alberi di 7 – 8 anni ed

asportando la corteccia dai tronchi dei rami, lasciando sviluppare i germogli che

verranno prodotti dalle radici e che rimpiazzeranno la vecchia coltura; oppure

asportando parzialmente la corteccia degli alberi che poi la ricostruiranno; dopo

qualche anno l’albero viene definitivamente abbattuto e decorticato. In

commercio si trovano con aspetto diverso, a seconda della specie e della zona da

cui è stata prelevata la pianta. Si può avere la china piatta se la corteccia è stata

ottenuta dal tronco o dai rami grossi e la china arrotolata se ottenuta da rami più

piccoli. I principi attivi sono alcaloidi chinolinici, tra cui i principali sono chinina,

chinidina, cinconina e cinconidina. Sono stati impiegati per molti anni come

antimalarici; attualmente vengono usati ancora con questo scopo solo la chinina ed

i suoi sali. Per la leggera attività antipiretica è stato usata anche come antifebbrile.

La chinidina ha maggiore affinità per il cuore, per la sua azione stabilizzante di

membrana e quindi viene utilizzata come antiaritmico, in particolare in caso di

fibrillazioni atriali. La China è molto utilizzata anche nell’industria dei liquori (elisir di

china).

Cephaelis ipecacuanha (ipecacuana):

Piccolo arbusto con grandi foglie opposte,

grandi, brevemente picciolate, ovali, verdi

metalliche e a margine ondulato. I fiori sono

riuniti in infiorescenze capoliniformi ed hanno

corolla bianca ed infundibuliforme. Il frutto è

una drupa ovoidale contenente due semi. È

originaria del Brasile ma coltivata anche in

India e Ceylon.

Droga: radice caratterizzata da un aspetto anellato, raccolta durante tutto l’arco

dell’anno. I principi attivi sono alcaloidi isochinolinici, i principali dei quali sono

emetina e cefalina. A dosi elevate è emetico (usato nei centri antiveleni come

farmaco d’urgenza per indurre vomito). A dosi più basse è usato come espettorante

e antiamebico.

L’emetina è tossica per l’uomo e provoca aritmie, ipertensione, debolezza e disturbi

gastro – intestinali. 147


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saragia

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in chimica e tecnologie farmaceutiche
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saragia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bologia vegetale e botanica farmaceutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Pistelli Luisa.

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