Appunti alle lezioni di arte e cultura dell'America indigena
Prof. Davide Domenici (Unibo) - AA 2018-2019
Arte e cultura mesoamericana: Olmechi, Maya, Tehotihuacan, Aztechi
Quadro cronologico. In corsivo compaiono le descrizioni generali dei diversi periodi; in tondo i principali insediamenti. Geograficamente con Mesoamerica (dal greco μέσος, mesos = che sta nel mezzo) si definisce la regione del continente americano comprendente la metà meridionale del Messico, il Guatemala, El Salvador, Belize, Honduras, Nicaragua e Costa Rica.
Culturalmente con il termine Mesoamerica si intende la definizione che l’antropologo tedesco Paul Kirchhoff diede nel 1943 per indicare l'omogeneità di fondo delle molte culture che si succedettero nell'area compresa fra la fine delle piane desertiche del Nordamerica e l'Honduras orientale.
Nell’antica Mesoamerica, la pratica artistica era profondamente connessa alle esigenze del potere. La concezione mesoamericana voleva che gli artisti agissero presi da una possessione creativa non programmata mentre, in realtà, la gran parte delle opere d’arte fu realizzata per rispondere alle esigenze propagandistiche dei suoi committenti. In un mondo dove la comunicazione scritta era limitata, gran parte della comunicazione politica e religiosa era affidata alle manifestazioni artistiche e rituali.
Le opere d’arte ed i rituali associati alla loro pubblica esposizione e celebrazione glorificavano il potere dei governanti, esplicitando i fondamenti ideologici del loro potere ed i criteri di legittimità. In assenza di trattati indigeni di politica e di una raccolta di documenti legislativi, l’arte mesoamericana ci aiuta a comprendere gli strumenti ed i linguaggi della propaganda.
Dalle società egalitarie alle prime signorie pre-Olmeche (Preclassico Antico 2500-900 a.C.)
Non sorprende che la perfezione tecnica ascrivibile ai vasi Tecomates, in ceramica finemente lavorata e decorata (1600-1100 a.C. nelle fasi Barra, Locona ed Ocos), vasi tondi e privi di collo, atti a contenere bevande e sementi, abbia avuto origine nella fertile regione del Soconusco, nello stato messicano del Chiapas nella parte meridionale messicana della costa pacifica. Già dal 4000 a.C. in questa regione è segnalata la presenza di popolazioni sedentarie atte a raccogliere molluschi, gamberi, pesci e rettili che ne garantivano la sopravvivenza. Intorno al 1600 cambiò il substrato societario ed economico di queste popolazioni che divennero agricoltori senza abbandonare le raccolte marine.
La popolazione Mokaya della fase Barra (1600-1400 a.C.) pare essere stata contraddistinta da un’organizzazione sociale e politica tipica delle cosiddette società segmentarie ed egalitarie: l’autorità era esercitata solo all’interno dei gruppi parentali sulla base di considerazioni di tipo genealogico, mentre l’autorità a livello supra-parentale dipendeva esclusivamente dal prestigio dei singoli individui, derivante dalle loro capacità personali e quindi non trasmissibile per via ereditaria. Il favorevole ambiente della costa pacifica avrebbe però permesso ad alcuni individui, detti accumulatori o leaders, di accumulare risorse e beni materiali usati per istituire rapporti di tipo clientelare con gruppi sempre più numerosi di individui sino a costituire delle fazioni che li appoggiassero nella loro scalata sociale: diremmo oggi che questi accumulatori si fecero dei partiti personali.
Questa ricerca di rapporti clientelari sarebbe stata perseguita anche mediante grandi banchetti pubblici durante i quali questi leaders si esibivano in azioni di generosità che consistevano nell’offerta di cibi e bevande esotiche e nella distribuzione di beni di lusso sia ai propri partigiani che ai commercianti di regioni confinanti. La raffinata ceramica della fase Barra (1600 a.C.-1400 a.C.) sarebbe servita proprio a distribuire bevande come il pinole, una miscela di mais e cacao, che per i Mokaya era ancora un prodotto esotico appositamente importato dalle vicine regioni degli altopiani del Guatemala.
Nel corso della stessa fase Barra, a Paso de la Amada (stato di Chiapas), principale insediamento Mokaya, fu edificato quello che è forse il più antico edificio pubblico mesoamericano: un campo per il gioco della palla costituito da due lunghi terrapieni paralleli, lunghi 78 metri, che delimitano uno spazio di gioco interno di circa 7 metri di larghezza. A poche decine di metri dal campo sorgeva una grande casa che era per grandezza la residenza del leader che esercitava l’autorità nell’ambito del proprio gruppo parentale. Il gioco della palla consisteva nel colpire la palla con le spalle o con le anche per mandarla nel campo avversario ed era oggetto di scommesse.
Nella successiva fase Locona (1400 a.C.-1200 a.C.) la casa del leader venne ampliata sempre di più via via che il potere del leader si accresceva, sino a divenire il principale edificio del villaggio divenendo così la casa di colui che era ritenuto essere un vero e proprio capo la cui posizione gerarchica era ormai istituzionalizzata ed ereditaria. La prova di tale istituzionalizzazione è stata rinvenuta in una sepoltura coeva contenente un adolescente con uno specchio di pirite sulla testa. Lo specchio, che in Mesoamerica è un oggetto legato alle attività divinatorie e spesso compare come offerta nelle più tarde tombe reali, è un chiaro attributo di autorità. Evidentemente è difficile che un adolescente abbia acquisito una tale posizione regale grazie alle proprie azioni ed è quindi ben più probabile che l’abbia ereditata per diritto di nascita.
La transizione tra una società egalitaria e una società dinastica di questo tipo, che gli antropologi chiamano chiefdom, avviene nel momento in cui un leader riesce ad appropriarsi della carica facendola slittare dal piano personale a quello familiare. Ciò avviene, nella maggior parte dei casi, grazie ad una manipolazione delle regole matrimoniali ed all’instaurazione di legami matrimoniali tra diverse famiglie potenti. Nel momento in cui il leader riesce a trasmettere al proprio gruppo familiare questa posizione di predominio dinastico ci si trova davanti alla istituzionalizzazione della diseguaglianza poiché a capo della società non si colloca l’individuo con maggiori meriti e preparazione ma il figlio di un potente che attraverso pratiche corruttive era diventato capo di quella società: questo è il chiefdom, il dominio del capo.
Contemporaneamente alla fase Barra nel Chiapas, si svilupparono, nella vicina valle di Oaxaca a nord del Soconusco sin dal 1700 a.C., villaggi agricoli di lingua zapoteca. Tra il 1400 -1150 a.C. In particolare a San José Mogote si manifestarono indizi che paiono indicare la presenza di individui in competizione per il prestigio sociale. San José Mogote, fatta costruire da un leader influente, divenne il primo chiefdom zapoteco.
In questo sito sono state rinvenute tombe contenenti vasi decorati con simboli che rimandano ai principali ambiti cosmici mesoamericani: la terra e il cielo. L’associazione del potere regale con questi due fondamenti cosmici sarà una delle caratteristiche di tutta l’ideologia politica mesoamericana. La presenza dei simboli della terra e del cielo, unitamente a quello della stuoia, uno dei più tipici simboli di regalità, in sepolture maschili fa pensare che gli inumati fossero i leaders ed il fatto che ci fossero anche bambini pare riflettere il carattere ormai ereditario del potere.
A San José Mogote fu costruita una sorta di bassa piramide scalonata costruita con materie prime non locali: questo dimostra che il leader aveva la capacità di gestire la manodopera proveniente dai villaggi circostanti che erano sottoposti al suo controllo. L’uso di materiali non locali per la costruzione degli edifici pubblici era un chiaro segno di propaganda politica messo in atto dal capo dello chiefdom. A dimostrazione dei valori di affermazione della regalità attraverso i simboli sono presenti nel sito due sculture che si riferiscono all’ambito cosmico raffiguranti un felino (forze infraterresti e notturne) ed un rapace (forze celesti e diurne).
In conclusione sia Paso de la Amada che San Jose Mogote erano chiefdom, ovvero domini del capo, nei quali alla società egalitaria si era già sostituita quella dinastica nella fase Locona (1400 a.C.-1200 a.C.). Tra le principali attività dei capi vi era il controllo del flusso di beni esotici/di lusso, che fungevano da status symbol e come oggetto di meccanismi di redistribuzione della ricchezza che legavano il capo ai suoi sottoposti. Uno degli elementi salienti di questo status politico è la centralità della produzione e della circolazione, sia a livello locale che interregionale, di beni che per la loro funzione rituale costituivano un potente mezzo di legittimazione politica.
In società dove non esistevano né strutture amministrative né strutture coercitive sviluppate, la diffusione di “somme asserzioni religiose” attraverso le opere d’arte permetteva, unitariamente alla distribuzione di privilegi, di assicurare l’accettazione di determinate convenzioni sociali. L’elaborazione di un potente sistema simbolico garantiva l’ordine inducendo potenti motivazioni nel popolo e le asserzioni religiose si articolavano con la realtà quotidiana attraverso i rituali che rendevano il popolo partecipe del mutamento politico.
La cultura Olmeca: il sovrano al centro dell’universo (preclassico antico, medio e tardo 1200 a.C-300 d.C.)
Gli Olmechi furono un’antica civiltà precolombiana che viveva nell’odierno Messico centromeridionale, negli attuali stati di Veracruz e Tabasco, situati nella parte che si affaccia sul Golfo del Messico. La civiltà olmeca fiorì e perse d’importanza durante i periodi Pre-Classico Antico, Medio e Tardo dal 1200 a.C. al 300 d.C. Esistono prove che gli Olmechi praticassero il sacrificio umano ed un primitivo gioco con la palla, caratteristiche di tutte le successive culture. L'influenza culturale olmeca fu molto ampia tanto che opere d'arte di questa civiltà sono state trovate anche a El Salvador e vale la pena sottolineare che la cultura olmeca è considerata la madre di tutte le successive culture mesoamericane.
Dal 1200 al 900 a.C. l’insediamento principale fu quello di San Lorenzo nello stato di Veracruz, primo chiefdom complesso della Mesoamerica (ovvero a tre livelli - potere centrale, poteri decentrati ed agricoltori, mentre il chiefdom semplice è a due livelli). A questo insediamento seguirono dal 900 al 300 a.C. il centro di La Venta e quindi dal 300 a.C. al 250 d.C. il centro di Tre Zapotes. Tra il 1200 ed il 900 a.C. il centro di San Lorenzo divenne la capitale ovvero il centro della cultura olmeca. In particolare nel sito sono state ritrovate 10 delle 17 teste colossali in basalto che rappresentavano in modo strettamente realistico a tutto tondo i primi sovrani mesoamericani.
La testa n°1 di San Lorenzo è alta 2,85 m, pesa oltre 25 tonnellate ed è la più grande di quelle ritrovate. Il basalto e le altre pietre come serpentino, magnetite, giada ed oaxite erano importate da oltre 100 Km di distanza e questo fa comprendere la potenza ed il gusto della ricercatezza del lusso che animava i potenti olmechi. Lo sguardo di pietra pare fisso nel nulla. Il viso dell’uomo, tondo e paffuto, è immoto, con un’espressione al tempo stesso serena e severa. Gli angoli della bocca semiaperta con gli angoli rivolti verso il basso come rispetto della terra fonte di fertilità e di nutrimento e le labbra carnose, conferiscono al volto un aspetto quasi sdegnoso.
Il naso è largo, massiccio, piantato tra gli occhi sovrastati dal copricapo a calotta saldamente calzata sulla testa. Sotto ai paraorecchie grandi orecchini rettangolari forano i lobi delle orecchie. È del tutto evidente che la Testa 1, così come tutte le altre teste colossali olmeche, raffigura un individuo specifico: è un vero e proprio ritratto. Quando guardiamo la Testa 1 stiamo guardando negli occhi uno dei primi sovrani mesoamericani. L’esposizione del sovrano che diventa persona attraverso una forma artistica costituisce la prima personalizzazione della valenza politica del signore. Questo è il significato delle teste colossali.
Intorno al 900 a.C. il sito varacruziano di San Lorenzo perde importanza ed inizia ad affermarsi il sito di La Venta nello stato di Tabasco. L’influenza culturale ed artistica olmeca, intorno al 1000 a.C. si estende anche all’area del Soconusco (stato del Chiapas) ove la antica civiltà Mokaya era ormai in declino. In tal modo la cultura olmeca si affaccia all’area che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Le numerose produzioni artistiche olmeche mostrano la formazione di un caratteristico stile inteso come scelte formali orientate alla materialità ed al realismo della figurazione.
Lo stile olmeco è ravvisabile in oggetti diversi che spaziano dalla scultura monumentale in basalto alla piccola scultura in pietra verde, alla scultura lignea e ceramica esplicitando precisi riferimenti formali che alludono ad un sistema politico-religioso incentrato sul potere e sui cicli naturali di germinazione-fertilità. La disposizione di architetture, troni e teste colossali a La Venta suggerisce che il centro monumentale fosse organizzato come una sorta di cosmogramma con orientamento nord-sud.
A sud sta il complesso B con la grande piazza centrale dove si trovano i troni (4) e (5), area relativa al presente ed alla glorificazione del potere politico mentre a nord dell’insediamento è edificato il complesso A, dove sono state trovate le teste colossali, relativo al passato ed al culto degli antenati. Le teste colossali sono i ritratti dei sovrani i quali, al momento della morte, si trasformavano in antenati divinizzati e venivano immortalati nella stessa pietra in cui avevano seduto durante il loro governo (i troni). Le due aree sono separate da una piramide in terra battuta alta ben 33 metri, replica della Montagna Sacra e contenitore delle forze della fertilità.
Il sito, con orientamento nord-sud, era strutturato sostanzialmente in due aree principali: nella parte a sud della piramide si trovano due altari in basalto, di dimensioni importanti, 2 m. di altezza per 4 m. di lunghezza, (meglio dire troni) che raffigurano rispettivamente (altare 4) il sovrano che sta a presidiare la bocca della montagna, regno della fertilità e che è connesso tramite una corda ad altre figure parentali conferendone legittimità e potere. Simile anche l’altare 5, oggi parzialmente mutilato che anticamente era sovrastato da una sorta di tavola sporgente (da cui l’equivoca definizione di altare).
Sul fronte del monumento un raffinato motivo a bassorilievo raffigurante delle fauci stilizzate circonda una nicchia centrale: è la bocca del Mostro della Terra, la grotta che nella cosmologia mesoamericana immette nel Cuore della Montagna. Sulla soglia della bocca-grotta siede a gambe incrociate un personaggio con grande copricapo, orecchini e collana, simboli di regalità. L’uomo tiene sugli avambracci una piccola figura che pare un bambino dai tratti giaguariformi, esanime, come fosse morto. Sui lati del monumento, quattro figure riccamente abbigliate tengono in braccio altrettanti bambini-giaguari.
L’iconografia dei troni è evidentemente più articolata di quella delle teste colossali. Il sovrano si presenta seduto sulla soglia dell’inframondo in un luogo-chiave dell’universo e cioè nel punto di contatto tra il mondo degli uomini e il Cuore della Montagna, l’ambito cosmico freddo, umido e oscuro, sede delle divinità dell’acqua e della fertilità.
Altare 5 (trono 5)
Il bambino-giaguaro pare essere una personificazione delle forze sovrannaturali del mondo sotterraneo: sia i bambini che i giaguari, infatti, nella cosmologia mesoamericana erano ritenuti esseri strettamente associati all’ambito infraterrestre. Il sovrano olmeco, facendosi raffigurare sulla soglia della grotta, si presenta quindi come mediatore tra il mondo degli uomini e le forze sovrannaturali relative all’ambito della terra, dell’acqua e della fertilità.
Sebbene sia più complesso, il linguaggio iconografico dei troni olmechi è comunque di tipo “assertivo”: il sovrano è semplicemente raffigurato nella sua posizione cosmologica, senza alcun elemento di carattere narrativo che ci dia indicazioni sulla sua vita, sulle sue imprese, ecc. Il signore olmeco non racconta nulla e non ha bisogno di farlo perché il suo potere non si fonda sulle sue capacità personali ma sul suo carattere di uomo-dio.
La costruzione del sito di La Venta si colloca tra il 900 ed il 600 a.C. ed è abbastanza complessa. La sequenza costruttiva del Complesso A, marcata da una serie di atti rituali, costituisce uno straordinario esempio di come la cosmologia olmeca venisse messa in atto nella pratica rituale e di come essa stesse alla base dell’ideologia politica. La prima fase costruttiva ebbe inizio con la preparazione del terreno e con la deposizione di un pavimento centrale di blocchi di serpentino verde, su tre lati del quale (sud, est e ovest) vennero edificate tre basse piattaforme di terra; un terrapieno di argilla rossa, con un accesso a nord e uno a sud circondò poi l’intero complesso.
Al nord dell’accesso settentrionale, venne edificato un monticolo in terra. Nel corso della seconda fase costruttiva il terrapieno esterno venne ampliato e rivestito di lastre di basalto; il terreno venne cosparso di sabbia bianca e di serpentino macinato; all’estremo sud del complesso vennero eretti due nuovi terrapieni di terra, sotto ai quali furono interrate due tra le più straordinarie offerte massive dell’antica Mesoamerica. Oltre cinquecento...
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