Appunti di archeologia greca (12 crediti, prof. Brizzolara, 2015)
Prima parte
28 settembre
Il corso prevede una parte generale più un approfondimento sull'architettura greco-occidentale confrontata con quella della Grecia. Saranno analizzate le principali città greche in Sicilia e Magna Grecia, le modalità insediative (concetto diverso da quello di urbanistica) in fase preurbana, protourbana e urbana. Sono compresi anche lineamenti di storia dell'arte della cultura materiale.
Nella seconda metà del II millennio a.C. si sviluppa la civiltà micenea, che ha contatti con la penisola italiana e la Sicilia ma non fonda città. A metà VIII sec. a.C. avviene la colonizzazione storica dei Greci che fondano apoikiai lontane dalla patria. L'apoikia comprende l'impianto urbano e la chora, il territorio di pertinenza. Ci sono agorai, piazze e settori di vita collettiva, santuari urbani ed extraurbani, come i santuari di confine fra due apoikiai oppure tra territorio greco e non greco, ad esempio etrusco (il santuario sul guado del Sele che divide la chora di Poseidonia/Paestum dal territorio degli etruschi di Campania). La diversa provenienza dei gruppi fondatori ha risvolti sulla dinamica della fondazione. A volte nelle tipologie architettoniche si ha una sovrapposizione di ambito sacro e civile, come la stoà.
29 settembre
Tra la media età del Bronzo (XVI sec. a.C.) e la prima età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) in Italia meridionale sono presenti molte popolazioni protostoriche: Ausoni e Opici in Campania, Enotri e Choni in Basilicata, Iapigi in Puglia, Siculi in Calabria meridionale e Sicilia orientale, Sicani ed Elimi in Sicilia occidentale. Nel Bronzo medio (II metà del II millennio a.C.) si assiste al grande sviluppo della civiltà micenea, quindi quando i Micenei arrivano nelle isole Eolie, in Sicilia e nel sud Italia entrano in contatto con questi popoli (fasi culturali del protoappenninico, subappenninico, protovillanoviano, ecc.), praticando scambi commerciali tra materie prime, metalli, e ceramiche micenee. I Micenei navigano lungo le coste, ma i loro prodotti si diffondono anche più a nord in seguito alla redistribuzione tra popolazioni indigene, e quindi oggetti di fabbricazione o imitazione micenea sono stati ritrovati diffusamente in Italia, soprattutto la ceramica che è più resistente di altri materiali. Da questi contatti le società di Italia meridionale e Sicilia ricavano un forte stimolo allo sviluppo produttivo e nell'organizzazione.
Ritrovamenti di questo genere sono stati fatti a Scoglio del Tonno (Taranto), a Panarea nelle isole Eolie, dove i Micenei si procuravano l'ossidiana e dove è presente un villaggio di XIV sec. a.C., a Broglio di Trebisace dove compare ceramica di tipo miceneo prodotta localmente nel XIII-XII sec. a.C. Tra XII e XI sec. a.C., per una complessa serie di motivi, avviene la disgregazione della civiltà micenea. La ripresa è faticosa, come attestano le forme vascolari ridotte a quelle essenziali. La navigazione riprende solo dopo il periodo detto “oscuro”, anche se oggi è conosciuto meglio, soprattutto per la necessità di ferro. I Greci che si recano in Occidente sono individui intraprendenti, con disponibilità economiche di navi e merci: gli inglesi parlano di prospectors in questa fase precoloniale, anticipatrice del fenomeno coloniale, ma totalmente diversa ed indipendente da esso. Il ricordo delle terre ad Occidente era stato tramandato probabilmente per via orale, e questi prospectors riportano in patria la conoscenza delle buone terre trovate.
Tra le ceramiche rinvenute in siti protostorici significative sono gli skyphoi a chevrons, prodotti a Corinto, che compaiono dal VIII sec. a.C., anche se c'è dibattito, trovati ad esempio a Sant'Imbenia, Veio, Capua, Cuma, Pontecagnano, o gli skyphoi a semicerchi pendenti, di fabbricazione euboico-cicladica. I prospectors dovevano avere buoni rapporti con i capi locali, tramite la meccanica dello scambio di doni, a differenza dei colonizzatori che spesso ebbero rapporti più complicati.
I Greci fondarono città soltanto a sud ed in Sicilia perché lì le popolazioni erano più debolmente strutturate rispetto a latini ed etruschi. Questi colonizzatori avevano provenienze diverse: Eubei, dalle città di Calcide ed Eretria; Dori, come Achei, Megaresi, Corinzi, Spartani, Locresi, Rodio-cretesi; Ioni, cioè Colofoni, Focei, Cnidii, Ateniesi, forse Nassii. Molte colonie fondano a loro volta altre città dette subcolonie.
Gli Eubei, i primi, sono anche quelli che si spingono più a nord, a Pithecusa e poi a Cuma, ed occupano lo stretto di Messina con Rhegion e Zancle. I Dori fondano Taranto, Metaponto e le città sulla costa del mare Ionio, Poseidonia, ed in Sicilia Siracusa, Agrigento, eccetera. La colonizzazione ionica è più ridotta, visto che gli Ioni si concentrano sulle coste dell'Asia minore. Gli Ioni non fondano colonie in Sicilia, ma sulla costa ionica e tirrenica (Siris Polieion, degli Ioni di Colofone, e Velia). A Lipari c'è una fondazione mista di Ioni e Dori.
La colonizzazione greca in generale avviene tra VIII e V sec. a.C., quella dorica da metà VIII a seconda metà del V sec. a.C. Possediamo la data certa della fondazione di Thuri, nel 444 a.C. Altri testi come il La Torre fanno finire la colonizzazione a metà VI sec. a.C. escludendo alcune delle subcolonie. Le date di fondazione sono spesso discusse: per la Sicilia la fonte principale è Tucidide, ma il passaggio da una cronologia relativa ad una assoluta è spesso difficile.
Altri siti importanti del Mediterraneo sono gli empori, come quello di Al-Mina, Naucratis in Egitto, Tocra in Libia, Gravisca in Etruria.
30 settembre
Le datazioni tradizionali si basano sulle Storie di Tucidide, scritte nella seconda metà del V sec. a.C. Egli, narrando la spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C., delinea un quadro delle città greche di Sicilia e della loro storia. Cita un evento storico di cui si conosce la datazione assoluta, ossia la distruzione di Megara Iblea 245 anni dopo la sua fondazione, che avviene 7 anni dopo quella di Naxos. Diodoro Siculo fornisce il 483 a.C. come data di questa distruzione, ne risulta che la fondazione è del 727 a.C. e quella di Naxos del 734. Sulle fondazioni più antiche, di VIII e inizi VII sec. a.C., le conoscenze su come fossero gli impianti sono assai meno precise. Poseidonia fu creata agli inizi del VI sec. a.C., e quindi il suo impianto urbano di VI sec. a.C. non presenta gli stessi problemi di fondazioni precedenti.
Cominciando dalla colonizzazione euboica, gli Eubei sono i primi ad insediarsi a Pithecusa, odierna Ischia. Non si è certi se si trattasse di un emporio o di un'apoikia, oggi si tende a considerarla la seconda. Si trattò però di una fondazione di durata limitata. A Pithecusa è stata rinvenuta la coppa di Nestore, e la più antica firma di vasaio. A questo gruppo si deve la diffusione dell'alfabeto presso gli Etruschi ed altri popoli indigeni.
Cuma fu fondata a metà del VIII sec. a.C. Aveva un porto, benché oggi sia sulla terraferma per l'interramento ed il conseguente spostamento della linea di costa. Le curve di livello della cartina mostrano come l'impianto urbano sia condizionato dalla morfologia del terreno. L'acropoli sorge su una collina, con il tempio di Zeus, un fatto importante perché in altri casi il santuario alle divinità poliadi non compare in una posizione elevata. Cuma espande in seguito la sua sfera di influenza, e fonda Neapolis.
Anche l'area dello stretto di Messina (Zancle e Rhegion) era sotto il controllo eubeo, secondo alcune fonti queste colonie furono fondate da "pirati" cumani. Zancle secondo Tucidide deriva dal nome siculo per falce. Rhegion è poco conosciuta. Altri centri sono Mylai (Milazzo) e Metauros. Gli ecisti, i capi della spedizione, sceglievano il luogo di fondazione in base a molti fattori, come la presenza di buoni approdi.
Naxos, sulla costa orientale della Sicilia, è la più antica apoikia greca in Sicilia, e la sua urbanistica è assai importante perché è uno dei pochi casi in cui si possano ricostruire sia la fase protourbana, sia quella urbana di VII sec. a.C., sia il nuovo impianto urbano che nel V sec. a.C. modifica l'area dell'abitato.
Himera, fondata a metà VII sec. a.C. sulla costa settentrionale della Sicilia, è l'apoikia più occidentale su questa costa, fondata da Eubei di Zancle. Ad ovest di essa si estendeva il territorio non-greco. Città alta e città bassa sono morfologicamente distinte da uno strapiombo con notevole dislivello.
Passando alla colonizzazione dorica, Siracusa, assai importante per la sua architettura, è fondata dai Corinzi, ed è dotata di due porti. La sua morfologia è un po' diversa da quella attuale, c'era un ponte tra Ortigia e la terraferma. Essa fonda tra inizi VII e inizi VI sec. a.C. una serie di subcolonie, Eloro, Akrai, Monte Casale, Camarina, tramite cui occupa l'angolo sud-orientale della Sicilia, un settore ristretto. Megara Iblea, fondata nella seconda metà del VIII sec. a.C., è un caso eccezionale perché unica su cui non abbia insistito una successiva edificazione, a differenza ad esempio di Siracusa, ed offre quindi più possibilità di scavo. Dal VIII sec. a.C. gli Achei occupano la costa ionica: Sibari ha una vita difficile testimoniata da varie rifondazioni; di Crotone e Caulonia conosciamo poco a livello urbanistico. Taranto è l'unica apoikia di Sparta.
A inizi VII sec. a.C. ci sono nuove fondazioni doriche (Locri), ioniche (Siris Polieion), e rodio-cretesi (Gela). Da notare, con Siris, come le modalità insediative degli abitanti di Colofone siano diverse da quelle dei vicini coloni Achei, c'è infatti la creazione di una rete di villaggi controllati da un centro principale in cui c'è l'acropoli.
A metà VII sec. a.C. Megara Iblea fonda Selinunte dalla parte opposta della Sicilia. Sibari preme per la fondazione achea di Metaponto, nel 630 a.C., in funzione anti-Siris, ed ad inizi VI sec. a.C. fonda Poseidonia sul mar Tirreno. Locri fonda nello stesso periodo sulla costa tirrena Hipponion e Medma. Gela fonda Agrigento. A inizi VI sec. a.C. gli Ioni di Cnido ed i Dori di Rodi fondano Lipara. A inizi V sec. a.C. i Samii fondano Caleacte. Le dinamiche della colonizzazione portano al conflitto con le popolazioni indigene.
5 ottobre
La definizione delle forme urbane è più studiata nell'ambito della Grecia coloniale per l'assenza di condizionamenti precedenti. Le fondazioni più antiche sono quelle tra metà VIII sec. a.C. e metà VII sec. a.C. e le modalità insediative variano secondo provenienze e situazioni. Per il periodo tra la fondazione ed il consolidamento abbiamo un'idea ancora generica e basata su pochi centri.
A Pithecusa sono ben conosciuti la necropoli ed il quartiere artigianale per la lavorazione dei metalli, dove le tecniche di costruzione prevedono edifici a pianta rettangolare o absidata, con zoccolo in pietra, pareti in argilla impastata con vegetali, sostegni lignei per la copertura. Non conosciamo l'abitato principale, ma sono stati scoperti piccoli nuclei insediativi di fine VIII-VII sec. a.C. che suggeriscono un'organizzazione territoriale avanzata, diffusa in tutta la chora. Per le case le planimetrie più usate sono quelle absidate e ovali, in uso fin dal X sec. a.C., che conosciamo anche grazie a modellini fittili. Gli alzati erano in mattoni crudi fatti seccare al sole, ed erano poi dipinti.
Cuma non ha restituito informazioni sull'età greca a causa della sovrapposizione della Cuma romana e prima di quella sannitica. Era dotata di più approdi e la sua estensione era di circa 70 ettari, quindi di dimensioni medie.
Non si sa molto neppure su Zancle. Rhegion era delimitata da due fiumi, che oltre a rendere l'area ben dotata di risorse idriche e ben difendibile fungevano da vie di comunicazione e commercio con i centri indigeni dell'interno.
Megara Iblea, scavata da una spedizione francese, mostra nella prima fase di definizione dell'area che gli ecisti erano ottimisti sullo sviluppo della fondazione, perché l'areale delimitato è molto ampio rispetto al numero degli individui iniziali, in genere costituito da un centinaio di coloni, tutti maschi, che poi si univano alle donne indigene. Il nome deriva dalla città di provenienza dei fondatori, Megara Nisea in Grecia, più secondo la tradizione quello del re siculo Iblon che avrebbe concesso loro il territorio. Come si diceva, non ci sono costruzioni sovrapposte. Era una città di dimensioni medie, 60 ettari, si conservano tratti delle mura di VII sec. a.C., mentre in molti altri siti queste non sono state trovate o sono di datazione successiva. Dove non c'erano mura, i limiti cittadini vengono ricostruiti dalla posizione delle tombe, dato che le necropoli erano quasi sempre extra-urbane, e dai resti di altre strutture difensive come fossati e palizzate. C'erano due fiumi.
Per quanto riguarda l'impianto urbano, la maglia di strade creava isolati (la cui definizione è appunto terreno definito dall'incrocio di strade) rettangolari o trapezoidali. Un isolato che si affaccia sull'agorà è largo 25 m e lungo 110; in genere le misure degli isolati sono tipiche di una determinata fase cronologica. In età arcaica la larghezza tipica è 25-30 m, con la lunghezza otto volte la larghezza, gli isolati sono quindi allungati. Nel V sec. a.C. invece la lunghezza è di solito cinque volte la larghezza, sia nelle nuove fondazioni sia nel rifacimento di vecchi impianti. Gli isolati sono divisi in strisce da un anditus, uno stretto passaggio, e queste sono a loro volta divise in blocchi. Il reticolo di strade è composto da plateiai, strade larghe, e stenopoi, strade strette. Le plateiai principali sono quelle che danno sull'agorà, intorno a cui isolati non paralleli creano qui uno spazio trapezoidale.
Passando all'edilizia domestica di Megara, i primi coloni avevano case monovano, di 15-20 m2. Le fondazioni erano in ortostati di pietra, l'elevato in muratura di pietre a secco, il tetto in argilla su travi piatte. La casa non occupava interamente il lotto assegnato, dove quindi rimaneva spazio per animali ed attrezzi. Nel VII sec. a.C. si diffondono case a tre vani che occupano la larghezza dell'isolato.
A Naxos si ipotizza un iniziale nucleo di VIII sec. a.C. di circa 10 ettari, con case monovano. La rete stradale di VII sec. a.C. comprende gruppi di strade rettilinee ma con diversi orientamenti, forse anche in questo caso appositamente per definire l'agorà, ma non si è del tutto certi della sua posizione. Sono visibili un sacello ed una casa monovano di prima generazione. Ci sono un torrente, in linea con la consueta importanza dei corsi d'acqua, due approdi, e sono state individuate quattro porte. Oltre al santuario urbano principale sono state individuate anche aree sacre suburbane, santuari rurali, santuari di confine che rimandano all'estensione della chora. Ad inizi V sec. a.C. Naxos avrà un nuovo impianto urbano del tutto diverso, possiamo quindi seguirne l'evoluzione.
Nell'edilizia domestica di Naxos a metà VII sec. a.C. risale una casa a pastàs, una sorta di ampio corridoio che però aveva diverse funzioni, da cui si accede a tre vani, uno dei quali è il talamo, con letto matrimoniale e tesori di famiglia. La presenza del cortile è costante nelle abitazioni greche. L'edilizia domestica mostra una differenziazione in classi sociali, mentre in precedenza la società era egalitaria. Una casa a pastàs è stata rinvenuta anche a Megara Iblea.
Vediamo ora Siracusa. La linea di costa si è oggi modificata, allora Ortigia era raggiungibile con un ponte. In questo caso l'ecista stabilisce un'areale più piccolo dell'effettivo sviluppo successivo, l'areale della città arcaica comprende infatti solo Ortigia ed una parte di Acradina. Sono presenti due grandi plateiai, non perfettamente parallele, intersecate da diverse stenopoi di 3m ciascuno, che creano isolati larghi 23-25 m. Sono stati rinvenuti i resti di strade e case arcaiche a monovano, con zoccolo in pietra ed elevato in mattoni, impostate su strati di incendio e distruzione delle case rotonde dei Siculi cacciati con la violenza, come anche in altri casi. Rispetto a Megara il tessuto urbano si presenta più serrato, con case più ravvicinate.
Nei siti della costa ionica gli impianti urbani della prima fase non sono riconoscibili. A Taranto, fondazione spartana nel territorio degli Iapigi, la chora ingloba gli insediamenti indigeni di Porto Satùro e Scoglio del Tonno. A 14 km dalla città il villaggio dell'Amastuola ha restituito dati di scavo assai discussi: in case di tipo greco sono presenti vasi greci ed altri di tradizione indigena, forse segno di una convivenza pacifica tra indigeni e coloni.
6 ottobre
A Sibari per le prime due o tre generazioni di coloni sono stati rinvenuti solo materiali mobili. Tra i siti indigeni dell'entroterra, a Timpone Motta di Francavilla Marittima un'area sacra indigena fu trasformata in un tempio di Atena. Non sono state rinvenute le necropoli. Piccoli aggregati distanti, come gli edifici rettangolari rinvenuti a Stombi, potrebbero forse suggerire un sistema insediativo katà komas, per villaggi. Anche a Sibari sono presenti due fiumi e l'antica linea di costa era più vicina alla città. Crotone mostra la modalità insediativa katà komas per un'estensione di 620 ettari, con tracce di strade. Agli estremi della chora sono collocati due santuari, l'Heraion di Capo Colonna e Sant'Anna di Cutro. I coloni di Locri si fermarono dapprima a Capo Zefiro, poi si spostarono 20 km più a nord. Un vicino centro indigeno, Ianchina, è distrutto, ma ne rimangono altri due abitati da Siculi.
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