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l'accesso alle capriate del tetto. 27 ottobre

In Occidente, l'ordine dorico è preferito, ma sono presenti anche alcuni templi ionici, inoltre alcuni

architetti tendono ad assimilare elementi ionici in templi dorici. L'Athenaion di Poseidonia, di fine

VI sec. a. C., è un tempio dorico con capitelli ionici nel pronao, proprio per questa sperimentazione.

La fusione di elementi ionici e dorici è presente anche nella Grecia propria, nel Partenone di Pericle

(metà V) e nel tempio di Apollo a Bassae (dorico, ma con semicolonne ioniche all'interno della cella

ed un capitello corinzio sul fondo di essa).

A Siracusa, l'oikos di fine VIII sec. a. C. è privo di peristasi: questo è indice di una datazione alta,

anche se in alcuni centri come Himera questa caratteristica si mantiene anche quando altrove si

assiste alla litizzazione del tempio. A Metaponto, l'oikos C1, di cui si è già visto il fregio fittile, è un

santuario urbano che si data agli inizi del VI sec.a. C.

Il tempio A di Siracusa, degli inizi del VI sec. a. C., è dedicato ad Apollo. Presenta due file di

colonne nel naòs, ed una peristasi di 6 x 17 con colonne molto ravvicinate (lo stesso numero

presente a Selinunte).

L'Heraion di Poseidonia, detto Basilica, risale alla seconda metà del VI sec. a. C., ha conosciuto

diverse fasi, e la cella è bipartita da una fila di colonne, forse per ragioni di culto, che potrebbe

essere stato rivolto sia a Era sia ad un suo paredro.

Anche il tempio B1 di Metaponto, di metà VI sec. a. C., sopra cui sarà poi realizzato quello

definitivo, è bipartito. Il tempio C di Selinunte, dello stesso periodo (560 a. C.), non è invece diviso

all'interno.

Passando ai templi ionici, cominciamo con il tempio ionico di Ortigia (Siracusa), di cui rimangono

pochissimi elementi: una base di colonna ionica, confrontata con quelle della Ionia, ha mostrato una

somiglianza soprattutto con le basi di tipo samio, si è quindi ipotizzata la presenza di artigiani di

Samo a Siracusa.

Nella Ionia, i templi avevano in genere dimensioni colossali, come il tempio di Era a Samo e quello

di Apollo a Didime (Mileto), che conobbe una fase arcaica ed una ellenistica, ed in cui la parte

interna a cielo aperto ospita un naiskos. Entrambi gli edifici sono dipteri. I grandi templi peripteri

presuppongono un'accurata organizzazione del cantiere, con la presenza di operai specializzati.

Il tempio G, sulla collina orientale di Selinunte, era pseudodiptero, con cella a cielo aperto. Quella

visibile oggi è una riedificazione di età moderna, dopo la distruzione causata da un terremoto.

Sempre sulla collina orientale sorgevano altri due templi, non ricostruiti. La città comprendeva tre

aree sacre, oltre a questa ce n'era infatti una subito fuori le mura ed una ad ovest.

L'Olympieion di Agrigento, descritto da Diodoro, aveva due frontoni e cella ancora una volta a cielo

aperto. Nella stessa città troviamo il tempio di Hera Lacinia e quello della Concordia, che si è

conservato perché trasformato in chiesa cristiana.

I templi della generazione di Himera sono due templi detti gemelli per la sostanziale idoneità, il

tempio della Vittoria nella città bassa di Himera e l'Athenaion II di Siracusa. Essi commemorano la

vittoria dei tiranni alleati di Siracusa e Agrigento sui punici, nel 480 a. C., in contemporanea alla

battaglia di Salamina in Grecia. Sono templi dorici in cui si succedono pronao, naòs ed opistodomo.

A metà V sec. a. C. si assiste ad un adeguamento tra l'architettura delle colonie e quella greca. Il

processo di canonizzazione dell'architettura dorica ha come riferimento il tempio di Zeus a Olimpia,

eretto nel secondo quarto del V sec. a. C., tempio dorico periptero con colonnato 6 x 13, opera

dell'architetto Libone. Altri templi di V sec. a. C. sono quello di Caulonia, il tempio A dell'acropoli

di Selinunte, e quello di Segesta, che non è una fondazione greca.

Lasciando la parte la cronologia, proviamo ora a raggruppare i templi per tipologia. Templi con

peristasi lignea e naòs bipartito sono, in Grecia, quello di Isthmia in Corinzia e di Thermos in

Etolia; in occidente quello di Locri Marasà II e quello di Cirò, ai confini della chora di Crotone.

Templi peripteri con naòs tripartito: quello di Apollo a Siracusa, quello di Apollo a Metaponto, ed il

tempio G di Selinunte. Si noti l'indipendenza della planimetria dall'uso dell'ordine dorico o ionico.

Il cosiddetto tempio di Nettuno a Poseidonia è l'unico che in età classica presenti un naòs tripartito,

con colonne su due ordini. Esso è assai simile al tempio di Zeus a Olimpia, che l'architetto potrebbe

aver visitato, ma secondo Merkels questo tempio è precedente a quello di Olimpia.

Templi peripteri senza partizioni interne: il tempio C di Selinunte, l'Heraion al Sele in fase II, il

tempio D di Selinunte, poco successivo al C ed adiacente ad esso, “Le tavole palatine” nella chora

di Metaponto.

Un'altra categoria architettonica importante nel mondo greco era il teatro, come quello di Epidauro,

o il teatro-santuario di Dioniso ad Atene. Il teatro di Siracusa probabilmente nasce già nel V sec. a.

C., ma ne conosciamo solo la forma posteriore. In Occidente esso si diffonde nell'età ellenistica. La

tipologia può essere confrontata con i bouleuterion. 28 ottobre

SANTUARI URBANI

(Il tempio G di Selinunte ha dimensioni simili ai templi colossali ionici. Il tempio E3 di Selinunte

presenta delle differenze di livello, si compone di pronao, naòs, adyton ed opistodomo, una pianta

particolare, forse per motivi cultuali.

Il VI sec. a. C. è una fase di sperimentazione, mentre a metà V sec. a. C. si passa ad una maggiore

aderenza al modello greco, come attesta il Tempio della Concordia di Selinunte.)

Ad Ortigia ci sono due aree sacre principali, quella del santuario di Apollo e quella di piazza

Duomo. Nella prima sorge il tempio di Apollo, su cui un'iscrizione recita che Kleom[ed]es fece ad

Apollo, il figlio di Knidieias, e alzò i colonnati, opere belle. Ci sono letture diverse su chi sia stato

questo personaggio così consapevole dell'eccezionalità del colonnato, e l'architetto o il committente

o dedicante. Il pronao con due colonne in antis conduce al naòs tripartito ed all'adyton. Il tempio

misura circa m 24 x 58, con una peristasi di 6 x 17 colonne monolitiche, con doppia fila sulla fronte.

Le colonne sono alte 6.60 m e larghe alla base 2 m, quindi piuttosto tozze, e c'è un'estrema

vicinanza tra di esse sui lati lunghi. L'architrave è alta e pesante, ma la parte interna è tagliata per

alleggerire il peso. Non c'è corrispondenza tra triglifi e colonne (mentre in templi successivi i

triglifi, tranne quelli laterali, cadono esattamente a metà del capitello). Le colonne del frontone non

hanno la stessa distanza di quelle laterali.

Nell'area di piazza Duomo sorge invece il tempio di Atena, che ebbe due fasi. Della prima ci sono

pochi elementi, capitelli arcaici della prima metà del VI sec. a. C. ed un altare a triglifi con guance a

volute. La seconda fase è del 480-470 a. C. L'edificio fu trasformata in cattedrale nel VII sec. d. C.

con l'aggiunta di muri e finestre, e l'ingresso, che inizialmente era rivolto ad est, fu ribaltato. A nord

di questo tempio c'è quello ionico di Afrodite, di fine VI sec. a. C. Le somiglianze già viste del

capitello a volute allungate con quelli dell'heraion di Samo suggeriscono la presenza di maestranze

fuggite dall'isola dopo la caduta di Policrate nel 522 a. C. Il fregio è continuo, come caratteristico

dell'ordine ionico, ed alla base colonne ci sono incastri per contenere lastre scolpite.

A Naxos, il santuario urbano di Afrodite vede la sua prima definizione nel VII sec. a. C.,

contemporaneamente al primo impianto urbano,con cui il tempio B ha infatti ordinamento coerente.

C'è poi il sacello A, a oikos, fornaci per la produzione di oggetti votivi, un altare a gradoni in pietra

lavica locale di inizi VI sec. a. C., ed un tratto di mura in opera lesbia, ossia con blocchi sbozzati ed

assemblati.

A Himera, il témenos della città alta era probabilmente dedicato ad Afrodite armata. Una base a

dado è l'unico elemento che precede la costruzione del più antico tempio A, forse sorreggeva una

statua di culto o una pietra aniconica. Questa base è stata rispettata dal tempio A e poi inglobata nel

B. Entrambi sono senza peristasi. Il tempio A ha muri con riempimento in ciottoli, e tegole fittili

poste a protezione della base dall'umidità. I paramenti esterni del tempio B sono invece fatti in

grossi blocchi di pietra. In una stipe posta alle fondazioni del tempio sono stati rinvenuti oggetti

votivi che forniscono un'indicazione cronologica, tra cui armi, dedicate ad Afrodite armata o ad

Atena Promachos.

Il tempio della Vittoria sorge nella città bassa, inserito quindi in un impianto urbano con isolati più

lunghi, e realizzato come anathema, cioè offerta, per la vittoria contro i Cartaginesi. La cella è

posizionata in modo simmetrico al centro della peristasi, con perfetto equilibrio tra pronao e

opistodomo alle estremità.

Girando attorno ad un tempio dorico si ha la percezione di un volume solido ed equilibrato, mentre

l'architettura ionica valorizza la fronte, duplicando le colonne sul davanti. L'Apollonion di Siracusa

tuttavia è dorico e presenta doppie colonne sulla fronte. La filosofia dell'architettura occidentale

tende a dare più importanza alla fronte, nell'ambito di quella contaminazione di elementi ionici che

si vede anche ad esempio nei capitelli del tempio di Atena a Poseidonia.

A Selinunte sono presenti un gran numero di edifici sacri: quelli dell'acropoli, i tre templi della

collina est, i templi della collina ovest. Nel primo sito a metà VI sec. a. C. vengono eretti i due

templi principali C e, di poco successivo, D, a poca distanza. Il primo, dedicato ad Apollo, ha

colonne in parte monolitiche ed in parte a rocchi. Adiacente al tempio D è un altare. Nel V sec. a.

C., a sud si costruiscono ancora il tempio A con un altare monumentale, ed il tempio O. Quando la

città accresce la sua potenza serve più spazio, si costruisce quindi un grandioso muro a gradoni che

sorregga il terreno di ampliamento, su cui sorge una stoà. 02 novembre

Riprendendo quindi quando stiamo vedendo per Selinunte, il santuario urbano sull'acropoli conosce

una prima fase prima della metà del VI sec. a. C., dalla seconda metà di questo si assiste ad una

monumentalizzazione con la creazione dei templi peripteri di età arcaica, mentre nel V sec. a. C.,

con la crescita di potenza della città ed il suo conseguente sviluppo, l'acropoli è allargata occupando

lo spazio più vicino al mare. Il tempio C di Apollo ed il tempio D di Minerva, di metà VI sec. a. C.

si collocano in un momento fondamentale per lo sviluppo dell'architettura e seguono la strada aperta

dall'Apollonion di Siracusa. Il tempio A presenta scale a chiocciola interne e di fronte ad esso, in

posizione disassata, c'è un altare monumentale con scalinata e colonnato. Esisteva anche un tempio

Y, anteriore alla metà del VI sec. a. C., di cui non rimangono tracce di fondazione o spoliazione, ma

solo metope e colonne reimpiegate nelle opere di difesa quando la città fu attaccata dai Cartaginesi

a fine V sec. a. C.

Il santuario sulla collina orientale comprende tre templi accostati e paralleli, da sud a nord E3, F e

G. Questa zona si trova subito fuori città, ma si tratta di un caso particolare legatissimo alla

religiosità urbana, come attesta la plateia che collega direttamente l'agorà a questa collina. Il tempio

F ed il G sono datati all'ultimo quarto del VI sec. a. C. Il primo è pseudodiptero, con una

tamponatura, ossia un muro che chiude gli intercolumni, le metope raffigurano una gigantomachia.

Il secondo ha grandi dimensioni come i templi ionici ed un naòs a cielo aperto, e si è conservato un

gigante della decorazione frontonale. Del tempio E3 (470-460 a. C.) si salvano tre metope frontali

grazie alla modalità del crollo, ricostruita dallo stato di giacitura delle colonne, che mostra una

spinta posteriore e verso nord.

A Gela rimane una colonna del tempio C. La pianta di fase mostra ambienti che erano un tempo letti

come sacri ma che ora sono considerati abitazioni.

A Taranto rimane poco degli spazi sacri: due colonne doriche del tempio di Afrodite, ed il tempio di

Poseidone, il primo in Magna Grecia con una peristasi lapidea.

A Metaponto, invece, si può seguire l'evoluzione del santuario urbano, all'inizio costituito da un

prato dove erano deposte offerte e praticati sacrifici, come attestano tracce di bruciato sotto l'altare

del tempio B. Il primo oikos C fu costruito agli inizi del VI sec. a. C. Il tempio A e B conoscono

entrambi due fasi, entrambe di tipo dorico periptero, la prima tuttavia non terminata. Nel tempio B1

la peristasi è costituita con un muro di tamponatura, creando l'effetto di semicolonne. L'ultimo ad

essere eretto è il tempio ionico, con orientamento cultuale.

A Poseidonia le aree sacre furono monumentalizzate da metà VI sec. a. C. Il santuario nord è

caratterizzato dal tempio di Atena, costruito nel 500 a. C., che dimostra la propensione degli

architetti greco-occidentali ad usare elementi ionici in templi dorici, nel pronao infatti sono presenti

capitelli ionici. Nel santuario sud, l'Heraion presenta una prima pianta modificata per motivi non

chiari in una pianta definitiva a 9 x 18 colonne a fine VI sec. a. C. Si sono recuperati elementi della

decorazione fittile del tempio, resti del frontone che attestano l'uso del colore. L'Apollonion, della

prima metà del V sec. a. C., meglio conservato di altri templi, presenta una cella tripartita da due

file di colonne a doppio ordine in un gioco di sopraelevazione di livelli.

Locri presenta una cintura sacra di luoghi di culto che si alternano dentro e fuori le mura, non solo

edifici ma anche grotte monumentalizzate. Tra quelli interni il santuario di Zeus Olimpio ha

restituito delle tabelle bronzee in una teca sull'amministrazione finanziaria del santuario, ci sono poi

il santuario di Atena e quello di Afrodite a Marasà. In quest'ultimo, il tempio ionico di Afrodite vede

diverse fasi, nella seconda c'è un cambio di orientamento. Sul frontone sono presenti sculture in

marmo, Afrodite stessa ed i Dioscuri. Secondo un'ipotesi il trono Ludovisi, rinvenuto a Roma,

proveniva da qui: forse costituiva una delle due guance di un altare, oppure foderava un bothros

all'interno del tempio. Altri ritengono invece che provenisse dal santuario punico di Erice e fosse

opera di uno scultore greco. Nelle vicinanze del tempio di Afrodite sorge la stoà a U, vicino a cui è

stata anche rinvenuta un'area portuale. La stoà era costituita da una serie di stanze, colonnato e

muro di fondo, e conobbe un notevole ingrandimento in una seconda fase, segno che era assai

utilizzata. Anche per la vicinanza al porto, alcuni ipotizzano che in essa si praticasse la prostituzione

sacra. Fuori le mura si trova il santuario di Persefone alla Mannella, in cui erano deposte pinakes

legate alla fase di passaggio delle giovani da fanciulle a donne in grado di sposarsi e procreare. Pure

fuori le mura, vicino a Marasà, è il santuario di Demetra, dove inizialmente si offrivano

semplicemente coppe (kotylai) in offerta alla dea, in seguito fu monumentalizzato con un tempio,

altari e stoà. Un altro edificio sacro di Locri è la stipe di Zeus Fulminante.

Agrigento è un sito complesso, in cui sono dislocati vari santuari, a formare una cintura sacra come

a Locri. I più famosi sono quelli sulla collina dei templi, affacciata a sud sul mare. C'erano poi un

tempio di Zeus del VI sec. a. C., non più esistente, un tempio di Atena, il settore roccioso della rupe

Atenea, il santuario di Demetra e Kore con oikos ed altari circolari, ora parzialmente occupato dalla

chiesa di san Biagio, un santuario rupestre di grotte dalla facciata monumentalizzata a fontana.

Sulla collina dei templi, a partire dall'estremità occidentale, troviamo il tempio A di Eracle, di fine

VI-primi decenni V sec. a. C., con fronte posta a est secondo l'orientamento cultuale. Il tempio di

Zeus Olimpio ha un diverso orientamento, il lato lungo è infatti parallelo alla plateia e quello corto

è in asse con gli stenopoi. Questo tempio, posteriore al 480 a. C., ha anche una pianta particolare,

con cinque gradini al posto dei tipici tre, mentre all'esterno, murato, c'è un giro di 7 x 14

semicolonne. Il muro si estende anche sulla fronte del tempio, dove i due accessi sono posti ai lati.

Negli intercolumni erano posti telamoni. I frontoni presentano ancora una volta il frequente tema

della gigantomachia (si può confrontare il Partenone, in cui compare lo stesso tema). Proseguendo

verso est, il tempio di Hera/Giunone Lacinia è periptero, e dà l'avvio ad una serie di edifici di V sec.

a. C. nuovi rispetto a quelli di età arcaica, come il tempio della Concordia ed altri due templi. Il

primo tempio è coperto da tegole di marmo, la cui ricchezza attesta lo splendore di Agrigento.

Un settore (scavato ai primi del '900 da Marconi) è dedicato alle divinità ctonie, con un luogo di

culto a Demetra. Il tempio I, detto dei Dioscuri, ed L sono peripteri di V sec. a. C. Ci sono anche

una serie di vani ed altari, sacelli, recinti, pozzi in cui erano gettati maialini vivi per usarne i resti

come concime propiziatorio. Il più complesso tra questi è l'edificio 13. Il settore C, invece,

comprende lesche e basi per donari.

SANTUARI EXTRAURBANI RURALI

A Gela è stato rinvenuto il più antico santuario demetriaco, collocato all'esterno della città, oltre il

fiume, nella località di Bitalemi. Il sito conobbe una storia complessa, da una prima fase da metà

VII sec. a. C. caratterizzata probabilmente da piccoli edifici in legno e mattoni crudi, fino a metà V

sec. a. C.

A Selinunte, nel santuario della Gaggera, oltre al santuario principale di Demetra Malophoros sono

presenti un recinto di Ecate ed un recinto di Zeus Melichios che all'inizio era costituito da un campo

di stele, oltre duecento. Ad inizi VI sec. a. C. risale il megaron in blocchi squadrati. In una fase

avanzata l'ingresso è monumentalizzato con un propilon.

Nella chora di Poseidonia sono presenti diversi piccoli santuari rurali, preferibilmente legati a

elementi naturali, soprattutto acqua: Acqua che Bolle, San Nicola di Albanella, Roccaspide.

Nella chora di metaponto il santuario di San Biagio alla Venella comprende un sacello a pianta

rettangolare allungata e tre bacini per ricevere l'acqua da sorgenti sacre.

SANTUARI EXTRAURBANI DI CONFINE

L'Heraion di Capo Colonna era collegato a Crotone da una strada processionale. Comprendeva un

thesauròs, un propileo monumentale, strutture funzionali come un katagoghion, un edificio per

ospitare i pellegrini, ed un hestiatorion. Il tempio di cui è oggi visibile una colonna è un rifacimento

di età classica.

L'Heraion del Sele, collocato a 8 km da Poseidonia e collegato ad esso pure da una strada

processionale, è contemporaneo alla fondazione della città ad inizio VI sec. a. C. e conobbe varie

fasi. Il primo tempio di Hera risale al 570 a. C., il secondo a fine VI sec. a. C. Quando fu scavato,

nella prima metà del '900 , gli archeologi ritennero che tutte le metope (oggi poste al museo)

reimpiegate decorassero un thesauròs, ma in realtà questo edificio è posteriore, del III sec. a. C.,

mentre le metope in stile arcaico di metà VI sec. a. C. ornavano la fase I del tempio. Il tempio II

presenta metope diverse di fine VI sec. a. C. con una decorazione di fanciulle danzanti, poste a

coppie, solo colei che guida la danza è sola.

Nella chora di Metaponto, il confine sul lato orientale è segnato da un Heraion, detto “Le tavole

palatine”, di cui rimangono scarsi resti.

Il tempio di Zeus Olimpio nel territorio di Siracusa, di poco posteriore all'Apollonion di Ortigia e

quindi datato entro la metà del VI sec. a. C., aveva 6 x 17 colonne monolitiche.

SECONDA PARTE 4 novembre

Questa seconda parte del corso sarà incentrata sull'architettura, soprattutto quella sacra (il tempio,

altre tipologie legate, thesauroi, cippi, eccetera), ma anche quella civile (ekklesiasteria, bouleuteria)

e domestica (abitazioni). Il testo di riferimento è quello di Lippolis, a partire dall'età orientalizzante

di VII sec. a. C., si può quindi saltare l'introduzione sull'età micenea (dal XVI sec. a. C.), ed il

secondo capitolo sul protogeometrico ed il geometrico (dal X al VIII sec. a. C.). In generale,

l'architettura greca d'Occidente nasce da fine VIII sec. a. C.

Il capitolo 3 tratta di edilizia religiosa e della nascita degli ordini architettonici, che conoscono uno

sviluppo progressivo. Il più antico tempio in Occidente è l'oikos di Siracusa, di fine VIII sec. a. C.

Un'organizzazione architettonica assai importante è anche quella di Megara Iblea, a metà VII sec. a.

C. Il primo sottocapitolo, “dal legno alla pietra”, tratta della nascita dell'architettura monumentale e

dell'ordine dorico, il secondo della Ionia e del mondo cicladico, il terzo del mondo colonico.

Il capitolo 4 ha come tema l'alto arcaismo, collocato tra ultimo quarto del VII sec. e 570 a. C. Il

terzo sottocapitolo riguarda l'Occidente, tra eredità della madrepatria e specificità.

Il capitolo 5 è sul medio arcaismo (570-510 a. C.), periodo in cui fervono numerose attività

architettoniche come proiezione di potere, attività a cui è connesso lo sviluppo di lavori connessi,

come quello delle cave, e la creazione di classi di lavoratori specializzati. Una novità introdotta in

questo periodo è la copertura fittile del tetto. Nel medio arcaismo, età di sperimentazione, si

distingue la fase 570-550 da quella 550-510.

Il capitolo 6 si concentra sul tardo arcaismo, cronologicamente limitato tra 510 e 480 a. C. 6.3

descrive le ultime esperienze dell'arcaismo occidentale dopo la distruzione di Sibari (510 a. C.) da

parte di Crotone: l'ordine dorico nel tardo arcaismo e lo sviluppo del ”ordine acheo”; l'ordine ionico

e lo sviluppo costruttivo generale, con i templi ionici occidentali di fine VI-inizio V secolo, di cui il

primo è quello di Ortigia, poi Metaponto e Locri Marasà.

Il capitolo 7 riguarda il primo classicismo, quindi l'architettura di età severa (480-450 a. C.): la

rinascita; la stasi dell'oriente; l'affermazione in Occidente del modello peloponnesiaco. Questo si

divide a sua volta in: il trionfo delle tirannidi siciliane, la scenografia del potere ad Agrigento (con il

tempio di Zeus Olimpio), la misura delle polis nella tirannide siracusana, altre città greche, ed infine

la normalizzazione agrigentina, che è visibile nel tempio di Hera Lacinia ed in quello della

Concordia, che si possono confrontare con il tempio di Zeus ad Olimpia. Il tempio cosiddetto di

Nettuno a Poseidonia, in realtà dedicato ad Apollo o Era, è simile al tempio di Zeus ad Olimpia.

Il capitolo 8 tratta del pieno classicismo: l'egemonia ateniese, la cultura architettonica

peloponnesiaca di fine V sec. a. C., le ultime manifestazioni in Occidente.

Su tutti questi temi è opportuno confrontare le slides già viste ed il testo del La Torre.

Agli inizi dell'architettura greca d'Occidente, gli edifici avevano pianta rettangolare senza peristasi,

come il tempio di Marasà fase I, con pareti in mattoni crudi stuccate e rivestite di lastre fittili a

meandro. Il tempio H dell'agorà di Megara è un oikos con pronao e due ingressi. Il tempio A della

città alta di Himera è un oikos con adyton in conci squadrati. Frequente è la decorazione in lastre

fittili, come attestano l'oikos C1 di Metaponto, il tempio di San Biagio alla Venella, e quello di Serra

di Vaglio, un centro indigeno dove le lastre furono probabilmente prodotte a Sibari ed acquistate

dall'aristocrazia locale.

Parlando dei templi dorici, per l'alto arcaismo, fondamentale è l'Apollonion di Ortigia. Siracusa è

fondata da Corinto, che insieme ad Argo è uno dei centri all'avanguardia nella colonizzazione. Per il

medio arcaismo si vedono invece il tempio C di Selinunte, l'Heraion di Poseidonia, il tempio B di

Metaponto. Per il tardo arcaismo c'è l'Athenaion di Poseidonia. Passando ai templi ionici ci sono

quello di Ortigia, la fase III di Marasà, il tempio ionico di Metaponto. In alcuni casi non è

conosciuto oppure è discusso a quale divinità sia collegato un tempio.

La bipartizione della navata è un elemento tipico dell'architettura antica, poi perso salvo in casi

eccezionali, come l'Heraion di Poseidonia, della seconda metà del VI sec. a. C., per cui è meglio

parlare di un mantenimento piuttosto che di un attardamento in accezione negativa. Esempi di naòs

tripartito nel VI sec. a. C. sono invece l'Apollonion di Siracusa, il tempio G di Selinunte, ed a

Metaponto. 8 novembre

L'esame dell'agorà di Megara Iblea e dei suoi edifici sacri di seconda metà VII sec. a. C. è

fondamentale per la sua fioritura, proprio nell'ultimo quarto di questo, anche se un'ulteriore

monumentalizzazione avverrà nel VI secolo. Del tempio G, il più antico, è rimasto poco: si trattava

di un edificio a pianta rettangolare con pronao e zoccolo a blocchi squadrati. Il tempio H è dotato di

pronao, e la cella è bipartita da pilastri. Il santuario di Megara Iblea si trova invece vicino al circuito

murario. A Naxos, oltre al santuario, è stato scoperto un sacello nella zona dove forse è collocabile

l'agorà. A Siracusa, ricordiamo per l'ennesima volta l'oikos rettangolare e monocellulare di fine VIII

sec. a. C.

L'architettura monumentale in Grecia propria comincia con il passaggio dai materiali deperibili,

come il legno, alla pietra. Non si può parlare di formalizzazione degli ordini prima dell'avvio di

questo processo di litizzazione, nel secondo quarto del VII sec. a. C. Il tempio di Poseidon a Isthmia

presenta una peristasi di 7 x 18 colonne, un elevato in blocchi squadrati, diverso quindi da quelli in

mattoni crudi che sono diffusi nell'area occidentale. L'Apollonion di Thermon (o Thermos) era

decorato da metope figurate dipinte, tra cui quella di Perseo con la testa di Medusa. Su uno zoccolo

in pietra, le pareti erano in mattoni crudi, gli altri elementi dell'alzato lignei, e la copertura era fatta

in tegole fittili e coppi fittili pentagonali. Nel VII sec. a. C., periodo in cui si sperimenta una varietà

di soluzioni, viene riscoperta appunto l'utilità della copertura fittile con tegole e coppi, già usata in

età micenea ma persa nel X-IX secolo. Il tetto fittile, con armatura lignea ed elementi di argilla

pressata, pesa molto di più di uno realizzato in elementi vegetali, c'è quindi un collegamento tra il

suo uso ed il processo di litizzazione. Tornando al tempio di Thermon, la ricostruzione è di un

periptero di 5 x 15 colonne, che non segue l'orientamento cultuale, la cella è bipartita da un

colonnato centrale ed aperta sulla peristasi, ed è presente un opistodomo.

La trasformazione dal legno alla pietra è contemporanea in Grecia propria e nelle colonie. Corinto

ed Argo sono già centri avanzati nella prima metà del VII, Corinto, per motivi storico-politici, in

particolare è uno dei centri principali dell'elaborazione costruttiva di questo periodo. Sue colonie

sono Corcira e Siracusa, dove si trova l'Apollonion con la dedica di Kleomedes. A Corinto ed Argo

possiamo anche avere una certa sicurezza sui committenti delle opere di VII secolo, visto che si

tratta di regimi politici caratterizzati dal potere personale di un individuo, Fidone di Argo nel

secondo caso, Cipselo di Corinto ed i suoi discendenti nel primo. I monumenti hanno quindi uno

scopo di autocelebrazione, come attesta anche la comparsa di rappresentazioni mitiche che

celebrano i committenti e che hanno una diffusione rapida e capillare.

Nel VIII sec. a. C., in periodo geometrico, l'esibizione del potere era incentrata sulle pratiche

funerarie. Si passa poi dall'esibizione funeraria alla competizione nelle offerte, con l'erezione di

monumenti ma non solo. L'acquisizione del potere da parte delle grandi famiglie passa anche

tramite l'appropriazione della gestione dei culti sacri.

Dal punto di vista tecnico il peso della copertura fittile richiede una diversa organizzazione dei

cantieri, ed una planimetria appositamente predisposta a tavolino. Si rende necessario anche

organizzare le fornaci per la quantità rilevante di tegole e coppi. Se prima infatti il tempio era una

costruzione a se stante ora si entra in un orizzonte “di serie”, con l'affermazione di una modularità

che presuppone lo sviluppo di un'architettura progettata nel dettaglio in tutti gli stadi del processo.

In Occidente come nella madrepatria, lo spazio sacro può anche essere occupato da un semplice

altare di ceneri, Pausania ricorda quello di Olimpia ancora nel II sec. d. C. L'oikos di fine VIII di

Siracusa è un'eccezione perché ha già un altare costruito. A Metaponto, dove l'ecista battezza dalla

fondazione l'area della futura agorà e santuario, la prima fase del santuario è indiziata proprio dalla

presenza di bruciato sotto l'altare del tempio B, anteriore quindi alla monumentalizzazione.

Il tempio A di Himera, a oikos, è della seconda metà del VII sec. a. C. Ha uno zoccolo in ciottoli di

fiume, a differenza del tempio B che lo ha in blocchi irregolari, e gocciolatoi a tubo per il deflusso

delle acque del tetto. In questo tempio c'è la prima documentazione di un ambiente posteriore,

l'adyton, che avrà grande sviluppo nelle architetture sacre siceliote come luogo privilegiato di

conservazione della statua di culto. Il tempio arcaico di Marasà a Locri ha un elevato in mattoni

crudi e legno.

Il santuario di Atena a Francavilla, nella regione di Sibari, in una zona collinare ai confini della

chora, presenta una situazione complessa (che ha creato contrasti tra gli archeologi) con molte

strutture. L'edifico 3, nella prima fase, di seconda metà VII sec. a. C., presenta una planimetria

greca con pronao e cella ma il tipo di costruzione usa elementi lignei più adatti alle conoscenze

degli indigeni. La decorazione è in lastre fittili simili a quelle viste a Metaponto. Nel sito, da fine

VIII sec. a. C. ci sono tracce di sviluppo del luogo di culto, un altare (eschara) probabilmente con

tettoia lignea di cui sono state individuate le buche di palo. Nel corso del VII sec. a. C. è eretto

appunto l'edificio 3, che forse indica un luogo di incontro tra coloni e indigeni.. Ad inizi VI sec. a.

C. si passa alla seconda fase del tempio, ricostruito con zoccolo lapideo ed alzato in crudo, con

decorazione in lastre fittili simili a quelle dell'oikos C1 di Metaponto, con scena di processione. Il

soggetto potrebbe far suggerire una connessione tra i due luoghi, ma anche essere una generica

scena sacra. Le lastre sono state fatte con una matrice prodotta a Sibari e diffusa nei centri vicini.

Nessuno di questi templi presenta ancora una peristasi, si fa un ampio utilizzo di strutture lignee,

che spesso continuano a delimitare anche l'elevato in blocchi, e spesso la cella è bipartita da un

colonnato. Un'ipotesi, non accolta univocamente, è che questo si leghi al culto di due divinità. Il

problema non è risolto. 10 novembre

Capitolo IV: Alto arcaismo (VII-570 a. C.)

In questa fase analizzeremo lo stile dorico nella Grecia propria ed in Occidente, dove i templi ionici

non compaiono ancora. Vedremo il santuario di Era ad Argo e quelli di Apollo ed Atena Afaia ad

Egina. In questa fase gli architetti greci cercano nuove soluzioni, e lo sperimentalismo crea una

forte eterogeneità di forme.

Argo assume un ruolo centrale nello sviluppo della cultura architettonica, non solo per quanto

riguarda il tempio ma anche per altre tipologie come la stoà: la stoà nord di Argo è interamente

lapidea, e si può confrontare con la stoà dell'agorà di Megara Iblea. Importante è anche l'edificio a

nord-est. Il tempio di Era I era periptero, con naòs ed opistodomo.

Il santuario di Eleusi rispecchia i cambiamenti avvenuti nel VII sec. a. C. nella società di Atene. Ad

inizi VI sec. a. C. Solone aveva sedato i contrasti sociali in orso, e prima di metà VI era cominciata

la tirannide di Pisistrato.

Il tempio di Apollo a Egina, nella sua prima fase, si data al 590 a. C., mentre quello di Atena Afaia è

poco successivo. Non c'è una peristasi, il pronao ha due colonne in antis con capitelli dorici e

collarino di elementi vegetali scolpiti alla base dell'echino, una soluzione decorativa che si ipotizza

fosse in altri templi applicati in metallo, come si può confrontare con elementi ritrovati ad Olimpia.

Questo tipo di collarino diventerà un elemento peculiare dell'architettura occidentale, e forse era già

diffuso largamente nei principali centri del Peloponneso alto arcaico. Alle estremità dei

prolungamenti dei muri sono presenti capitelli d'anta a base rettangolare. La cella del tempio

presenta quattro colonne, una planimetria non ancora incontrata, e c'è un adyton. La facciata del

pronao è decorata da metope e triglifi, ma non gli altri lati, l'acroterio centrale assai imponente è

policromo. Il tetto a tre falde è particolare perché consente un solo frontone, fino al 580 erano

diffusi in genere i tetti a quattro falde, poi quelli a due falde come il Partenone.

Il tempio di Atena Afaia, che la decorazione permette di datare come poco posteriore a quello di

Apollo, ha fronte prostila a quattro colonne con capitelli dorici, assai massicce e con echino

espanso, la cella è divisa da quattro colonne come in quello appena visto, e c'è un adyton. Vicino al

tempio una colonna alta 12 m con capitello ionico sorregge una sfinge con valore apotropaico, in

funzione di ex-voto, segno che si trattava di un santuario articolato. I triglifi e l'architrave assai

pesante sono elementi dorici arcaici, simili a quelli dell'Apollonion di Siracusa, ma ci sono anche

attestazioni di un'architettura più evoluta rispetto a quest'ultimo, come i capitelli d'anta. La

decorazione a metope e triglifi si estende su tutti i lati.

A Olimpia, il santuario panellenico di Zeus è stato oggetto di scavi tedeschi giunti fino alle fasi più

antiche, ed ha conosciuto uno sviluppo continuo fino all'età romana, Pausania dedica ad esso due

libri. Il tempio di Era, datato intorno al 600 a. C. ha pianta assai allungata con 6 X 16 colonne. La

peristasi di inizio VI sec. a. C. era lignea, poi progressivamente sostituita da quella lapidea. La

fronte era rivolta ad est secondo l'orientamento cultuale. La cella era divisa in tre navate delimitate

da colonne forse poste su due ordini sovrapposti, una variabilità che attesta lo sperimentalismo nella

costruzione di questo edificio, come l'ulteriore divisione nel senso della lunghezza da setti in asse

con le colonne della peristasi che ottimizzano la distribuzione della copertura in tegole e coppi

fittili. Era presente un opistodomo. La trabeazione era in legno, mentre il coevo Apollonion di

Siracusa aveva una trabeazione lapidea con appositi accorgimenti per alleggerire il peso. La

presenza di un fregio dorico con metope e triglifi è comunque riconoscibile grazie al fenomeno

della contrazione angolare, che risolve il problema della cadenza dei triglifi rispetto alle colonne

avvicinando gli interassi delle colonne estreme, mentre le metope mantengono le stesse dimensioni.

L'acroterio era largo 2,5 m. La copertura fittile era in tegole concave e coppi convessi, con antefisse

semicircolari decorate a rilievo. La superficie del tetto era dipinta di nero per dare maggiore risalto

alla policromia di antefisse e acroteri. Il cantiere del tempio era locale, ma c'erano contatti e forse

anche maestranze dall'Arcadia e da Argo. Pausania informa che nel II sec. d. C. l'Heraion era un

museo per conservare gli ex voto, tra cui la statua di Ermes e Dioniso di Prassitele.

A Bassai, in Arcadia, sorge il tempio di Apollo Epikourios. La fase più famosa è la III, tra fine V e

inizi IV, ma quella che ci interessa ora è la fase II, di inizi VI sec. a. C., quindi già quasi oltre i

confini dell'alto arcaismo. L'orientamento è nord-sud, con una successione di pronao, naòs, adyton

ed opistodomo (la stessa compresenza attestata nella fase III del tempio di Marasà a Locri). Presenta

semicolonne lignee su plinti di pietra addossate alle pareti della cella, secondo una modalità

abbastanza comune, attestata anche sul tempio di Atena Polias sull'acropoli di Atene. La cella è

separata dall'adyton non da muri con passaggio centrale, ma da una colonna centrale libera con

semicolonne ai lati. I muri sono in mattoni crudi, la copertura a due falde secondo il modello diffuso

proprio dal 580 a. C., con un acroterio a disco. La tecnica costruttiva appare legata a schemi

tradizionali, ma ci sono innovazioni nella planimetria, che sarà conservata nella fase III assegnata a

Ictino. 11 novembre

I Greci del X-IX sec. a. C. non utilizzavano la pietra, anche se in precedenza i Micenei avevano

fatto un ampio uso di pietre squadrate nei loro palazzi. Queste tecniche costruttive sembrano

dimenticate, come attesta ad esempio l'heroon di Lefkandi, fatto in materiali deperibili. Si tratta di

una fase assai difficile, una condizione storica di emergenza, in cui non si poteva dare priorità

all'architettura in pietra. L'uso della pietra, insieme a quello delle coperture fittili, riprende solo più

avanti.

Conosciamo la data precisa solo di pochi edifici, come ad esempio il thesauros dei Sifni nel

santuario di Delfi, eretto intorno al 525 a. C. dagli abitanti di Sifno come voto ad Apollo.

In Etolia, a Kalydon, vicina a Thermos, sorge a inizi VI il tempio di Artemide Lafria, con protomi

femminili sulla copertura. Il tempio A2, forse di Apollo, presenta un acroterio a sfinge (che si può

confrontare con la colonna nel santuario di Atena Afaia), e sima (la parte che circonda l'angolo

frontonale) con protomi leonine, il tutto policromo.

Passiamo ora all'alto arcaismo in Occidente. Il santuario di Era a Capo Colonna, ai confini della

chora di Crotone, è già stato esaminato, ci si limiterà quindi a ricordare l'edificio B, di funzione

discussa, con zoccolo in scaglie irregolari di calcarenite e alzato in mattoni crudi. A Metaponto

l'oikos C1, datato al 630 a. C., ha zoccolo in blocchi squadrati di arenaria ed elevato probabilmente

in mattoni crudi, non riconoscibile per la sovrapposizione del tempio C2.

Il santuario di Apollo Aleo, della prima metà VI, ha peristasi lignea, zoccolo in blocchi calcarei e

pareti in mattoni.

A Poseidonia, il sacello arcaico posto nel santuario settentrionale, a sud-est dell'Athenaion, ha

lasciato poche tracce, che risalgono alla prima generazione di coloni, intorno al 580. Posto su un

rialzo, una collinetta, attesta che dove il terreno lo permette, l'ecista colloca il primo luogo di culto

in una zona rialzata. Il tempio di Atena, cosiddetto di Cerere, risale a fine VI sec. a. C., è dorico con

elementi ionici.

A Taranto, il tempio cosiddetto di Poseidon, in realtà di Atena, secondo l'attribuzione prevalente, o

forse di Artemide, ha lasciato solo due colonne superstiti, datate entro il 570 a. C. Si trova vicino

alla probabile agorà, e vicino ad esso c'è un'altra area sacra, forse ad Afrodite. La sua posizione gli

conferisce un valore monumentale per chi arriva dall'agorà, come l'Apollonion di Siracusa.

Un'antefissa a protome rinvenuta a Taranto è assai simile a quelle viste a Kalydon.

Si può confrontare con il tempio di Artemide a Corfù, colonia di Corinto, che a sua volta può essere

confrontato con l'altra grande colonia di Corinto, Siracusa.

Il tempio di Artemide a Corfù è pseudodiptero, con peristasi assai fitta di 8 x 17, ed orientamento

cultuale con accesso da est, e successione di pronao, naòs tripartito ed opistodomo. I capitelli

presentano un collarino con motivo a foglie. Si è perso il frontone principale ad est, ci rimane quello

a ovest, lapideo, raffigurante la Gorgone con i figli, nel più antico esempio conservato di frontone

che sviluppa un soggetto mitologico. Si nota la difficoltà nello sfruttare un campo triangolare per

scene figurate. La Gorgone, che per enfatizzarne la figura sfora la cornice sul gheison, è affiancata

da due grandi pantere, i soggetti di animali sono assai tipici dell'arcaismo, ed agli angoli ci sono

figure di dimensioni più piccole, Priamo ucciso da Neottolemo e Zeus che uccide un gigante. I temi

della gigantomachia e dell'Iliou persis hanno una lunga durata, come si può vedere anche sul

santuario nella collina est di Selinunte.

L'Apollonion di Siracusa presenta, come già detto, un'iscrizione sullo stilobate lunga 8 m, occupa

quindi un terzo della fronte: Kleomedes (o Kleomenes) fece a Apollo, il figlio di Knidieias e alzò i

colonnati, opere belle. Il patronimico ptrebbe suggerire un'origine cnidia, non si sa se si tratti del

dedicante, committente o architetto. Quest'ultimo è però meno probabile per il ruolo sociale dei

banausoi, chi si guadagna da vivere lavorando, mentre è da preferire l'ipotesi del committente. Le

iscrizioni sono piuttosto rare (una da Metaponto recita “per sé e per i suoi”). La peristasi, di

proporzioni allungate, è di 6 x 17. L'architrave lapideo è tagliato all'interno, dove ospita una parte

interna lignea, per alleggerirlo, ed è dotato di gocciolatoi a tubo simili a quelli di Himera. Sulla

fronte il crepidoma a tre gradini è interrotto da un'altra scalinata centrale. L'interasse tra le colonne

centrali della fronte è allargato, e le colonne sono assai fitte sul lato lungo, dando una sensazione di

affollamento. Il ritmo della peristasi è indipendente da quello del fregio dorico.

Sempre a Siracusa, il tempio extraurbano di Zeus ha peristasi di 6 x 17, naòs indiviso ed adyton.

Altre situazioni coeve mostrano tuttavia soluzioni diverse. Locri Marasà II presenta una peristasi

lignea, mentre il tempio B di Himera (570 a. C.) non ha peristasi. Una statuetta rinvenuta suggerisce

di attribuirlo ad Atena, questo tempio ingloba il dado sacro volutamente salvato e il tempio A, di cui

taglia i muri perimetrali. È fatto con scheggioni di pietra sbozzati in facciata, per risparmiare il

lavoro, in epoca successiva si useranno tegole di marmo.

A Selinunte, esaminiamo l'acropoli prima di metà VI sec. a. C., dove troviamo un “megaron” del

580 circa ed un tempietto esse, detto anche tempio degli acroteri a spirale, di fine VII secolo, con

elevato in blocchi squadrati rettangolari. Selinunte fu un grande centro di elaborazione

architettonica. Alla Gaggera c'era un santuario di Demetra Malophoros, in cui nel tempio la

differenza tra naòs e adyton era segnata da una variazione di livello, con forse sul fondo una nicchia

coperta da una volta.

In questa fase sono assai diffuse le tabelle fittili per ornare i templi, come il tempio C di Metaponto

o San Biagio alla Venella. 16 novembre

Il medio arcaismo (570-510)

Si tratta di un'età di sperimentazione, sia per l'ordine dorico sia per quello ionico, che all'inizio di

questo periodo conoscono una diffusione rapida ed importante. L'obiettivo degli architetti è arrivare

a formulazioni “canoniche”, c'è una spinta del mondo greco a chiarire gli aspetti della propria

identità. Se prima l'architettura era frutto di sperimentazione diretta nei cantieri, ora c'è una

riflessione su rappresentazione geometrica e numerica di superfici e volumi, anche con la

produzione di trattati andati perduti.

Il mondo dorico e quello ionico non si differenziano solo sul piano architettonico ma anche su altri

livelli, istituzionale, linguistico e sociale. Il modello interpretativo, ormai non accolto all'unanimità,

della “calata dei dori”, prevede che i gruppi dorici siano il prodotto di un'invasione che ha spinto via

i gruppi ionici, frutto quindi di migrazioni forzate. Da notare comunque che la diffusione dei due

ordini non coincide in modo preciso con le aree culturali di riferimento, in Occidente ad esempio

sono frequenti gli elementi ionici in architetture doriche, mentre ad Atene, polo culturale di

riferimento del mondo ionico, è frequente l'uso dell'ordine dorico, ed a Sparta ci sono edifici ionici.

C'era una grande mobilità di architetti, scultori e pittori, a Sparta ad esempio secondo le fonti

letterarie fu chiamato un architetto di Magnesia, in Asia minore. La circolazione di esecutori e

creatori permette la diffusione delle sperimentazioni stilistiche, con rapporti complessi tra aree

diverse.

A Occidente si ha dapprima un'ampia diffusione dell'ordine dorico, l'architettura ionica compare in

una fase successiva, da fine VI sec. a. C., un periodo storico di migrazioni dall'Asia minore per

l'avanzata dei persiani, ma anche di mobilità individuale, che porta in Sicilia e Magna Grecia le

conoscenze dei grandi santuari ionici. Si creano forme miste in cui la contaminazione di elementi è

un dialogo tra forme ioniche e doriche, come il tempio di Atena a Poseidonia, dorico ma con

capitelli ionici nel pronao. Questo dialogo si diffonde anche a diverse tipologie architettoniche,

alcune più esprimibili con elementi ionici, più decorativi, mentre per altre è più adatto lo stile

dorico.

Il medio arcaismo ad Atene è dominato dalla tirannide, ed è un periodo di grande splendore. Nel

566 sono istituite le grandi feste quadriennali in onore di Atena, una riorganizzazione che coinvolge

anche Pisistrato, che dal 561 prenderà il potere. Per l'acropoli di Atene bisogna distinguere la fase di

età pisistratica, dal 561, da quella di età pisistratide, fino al 510, con il dominio dei figli di

Pisistrato. Secondo Lippolis già a metà VI era presente un precursore del Partenone pericleo,

l'Hekatonpedon, in pietra, per la precisione in marmo dell'Imetto, un'area vicina ad Atene. Sul

frontone orientale due belve azzannano un animale, un tema tipico dei frontoni arcaici, come a

Corfù, Eracle combatte contro Tritone e c'è un mostro tricorpore, detto il Barbablu. Nel frontone

ovest compaiono una gorgone, un leone, la presentazione di Eracle all'Olimpo. Ci sono anche altri

resti, ma non si sa se siano pertinenti a questo o ad altri edifici. Si trattava di un periptero 6 x 13.

Nel 520 a. C. fu inserito un acroterio a volute di ispirazione cicladica.

L'acropoli di Atene, già in età micenea, ospitava mura ciclopiche ed una struttura identificata come

palazzo dell'anax.

Ci sono diverse ipotesi ricostruttive dell'acropoli arcaica. In una si interpreta il tempio di Atena

Polias sul lato nord come quello più grande, che avrebbe quindi sostituito il piccolo tempio

protogeometrico, accompagnato da una serie di oikemata, piccoli edifici, citati in un'iscrizione e di

cui rimane un frontone. In un'altra si mantiene il tempietto di Atena Polias di fine VIII/inizi VII sec.

a. C. ed il tempio più grande è l'hekatompedon, precursore del Partenone. Il tempio di Atena Polias

aveva basi litiche (in un primo tempo attribuite al sopracitato palazzo miceneo) con colonne lignee,

ed un disco bronzeo rinvenuto era forse un suo acroterio o parte del frontone. L'acropoli ha un solo

accesso con una rampa in opera poligonale, ossia blocchi squadrati, di metà VI sec. a. C., quindi

contemporanea. 17 novembre

La pianta del periodo pisistratide (530 -510 a. C.) presenta delle differenze. Si erige un nuovo

tempio con periptero 6 x 12, già intorno al 520 a. C., al posto di quello di Atena Polias. A questo

tempio sono pertinenti le fondazioni Dorpled. In questo edificio si usa per la prima volta il marmo,

che nel tempio del Barbablu era solo nelle metope e sul tetto, anche per il frontone, su quello

orientale è raffigurata una quadriga con Zeus ed Eracle. Ad est il pronao conduce ad una stanza con

due file di colonne, ad ovest un altro pronao si apre su una stanza da cui si accede ad altre due

stanze separate. Questo è in genere spiegato con esigenze di culto. Il tempio era dorico, ma sul muro

della cella c'era un fregio ionico continuo. Frammenti di marmo pario costituivano gocciolatoi e

sculture frontonali, indice di notevole ricchezza. Questo tempio sarà incendiato dai persiani nel 480

a. C. Gli elementi ionico-cicladici legano Atene al mondo cicladico, dove si sviluppano

l'architettura dorica e l'uso dei tetti di marmo che poi si diffonderà anche in Occidente. Il contatto è

dovuto a maestranze cicladiche itineranti che si spostano per via marittima. La moda ionica ad

Atene era diffusa anche nell'abbigliamento, come attesta una kore vestita in stile ionico offerta in

questo periodo.

Delfi, nella Focide, era come Olimpia un santuario panellenico, in cui molte comunità greche

lasciarono segni offrendo edifici, i thesauroi, che ci forniscono importanti dati sull'architettura. Nel

582 a. C. i giochi pitici furono riorganizzati. Era già presente un tempio di Apollo di fine VII sec. a.

C., ed alcuni thesauroi, ma questo tempio fu devastato da un incendio a metà VI e ricostruito in

forme sontuose a fine VI, anche grazie ad un nuovo apporto di offerte.

Alcuni thesauroi sono semplici oikoi, altri dotati di pronao, altri ancora hanno una forma diversa,

come una tholos del 580, dotata di tredici colonne doriche, o un monopteros tetrastilo, con cinque

colonne ai lati, datato al 560, alcune metope del quale sono state rinvenute in fondazioni di un altro

thesauros. Esse raffigurano l'imbarcazione degli argonauti, e gli stessi in cammino con lance, è

visibile una sensibilità di campo nelle sovrapposizioni di queste ultime, e lo sviluppo di uno stesso

soggetto va nella direzione del fregio continuo ionico. La Colonna con sfinge dei Nassii, datata al

570-560 e salvatasi dall'incendio, è un documento del mondo ionico insulare. Naxos in questo

momento è il gruppo prevalente del santuario, in seguito questo ruolo passerà a Paros e Atene.

La ricostruzione del tempio di Apollo è finanziata dal genos degli Alcmeonidi di Atene, famiglia

assai potente che ebbe un rapporto complesso con quella dei Pisistratidi. La realizzazione dei

frontoni di marmo potrebbe essere opera dello scultore ateniese Antenore, anche se è discusso. Un

frontone raffigura l'epifania di Apollo, che giunge su una quadriga. Gli acroteri laterali sono sfingi,

quello centrale una gorgone, le metope scolpite sono andate perdute ma i soggetti sono stati

tramandati da Euripide. Il tempio è dorico, periptero 6 x 15, l'adyton è distinto dal naòs solo dalla

differenza nel livello del pavimento e non da un muro.

Il thesauros dei Sifni, di cui conosciamo la cronologia certa, 525 a. C., è in ordine ionico, con un

fregio continuo e due cariatidi al posto delle due colonne centrali della fronte. L'elevato in marmo in

opera quadrata sorge su un toichobates (l'assisa su cui poggia l'elevato) arricchito da astragali. Il

fregio è inquadrato da due kyma, uno ionico a ovuli in basso ed un kyma lesbio in alto. I gocciolatoi

erano scolpiti a rilievo e dipinti. Il santuario comprende un terrazzamento con muro in opera

poligonale lesbia.

Sempre a Delfi, il santuario di Atena a Marmarià ospita il tesoro dei Massalioti, vicino ad una tholos

che sarà eretta in una fase successiva. Esso ha un toichobates con modanatura a toro scanalato ed

astragali, secondo la tradizione cicladica. Le colonne sono assai decorate, con basi asiatiche,

capitelli a girali di foglie ricadenti di ispirazioni egizia. Ci sono poi gocciolatoi a testa leonina.

A Corinto, il tempio di Apollo II (560-550/40) è allungato, periptero 6 x 15, con crepidoma di

quattro gradini, pronao e opistodomo in antis, cella con due file di colonne, un vano quadrangolare

con quattro colonne, probabile funzione di stanza del tesoro, a cui si accede dall'opistodomo e che

un muro trasversale separa dalla cella. Lo stilobate sul lato ovest presenta la più antica attestazione

della curvatura orizzontale. Corinto fu un grande centro di elaborazione fittile, si distinguono un

sistema protocorinzio, corinzio I e corinzio II. Il tetto di Apollo II mostra sui lati lunghi gocciolatoi

leonini, sul lato breve delle palmette.

A Perachora, il santuario di Hera Akraia ha un tetto in marmo cicladico, opera di maestranze

itineranti.

A Olimpia, nel santuario di Zeus, ci sono thesauroi di cui conosciamo con certezza l'attribuzione,

come quelli di Metaponto, Megara e Gela, altri incerti. Quasi tutti sono di età arcaica, in genere con

due colonne in antis, il più antico è databile al 648 a. C.

(mancano appunti mercoledì 18 novembre) 23 novembre

Visti nella lezione precedente: Naxos; la Ionia, con il santuario di Artemide ad Efeso, in cui il

tempio di fase V è un diptero 8 x 21, o il tempio di fase II del santuario di Apollo a Didyma. A

Samo, il tempio di Hera, fase III, è costruito da Rhoikos e Theodoros, mentre la fase IV è iniziata

nel 525 a. C. dal tiranno Policrate, ma mai compiuta.

L'architettura dell'area eolica, cioè dell'Eolide, presenta dei caratteri peculiari, elaborati dai centri di

Larisa, Assos e Neandria. A Larisa il “palazzo” ha elementi che riprendono il tempio prostilo, ossia

quattro colonne frontali ed un frontone con acroterio, a cui si aggiungono due torri laterali. Ad

Assos il tempio di Atena (con pronao in antis e naòs), della seconda metà del VI, è di ordine dorico

con peristasi 6 x 13, e presenta un fregio continuo sulle imprese di Eracle a cui si sovrappone un

fregio a metope e triglifi. Si tratta di un edificio eclettico con elementi dorici e ionici, una

commistione frutto di un dialogo, parte della varietà di soluzioni in tutto il mondo greco. Da

Neandria provengono capitelli eolici a volute verticali.

Passiamo ora ai monumenti delle poleis coloniali. Lippolis divide il periodo 570-550 dal 550-510,

tuttavia per Metaponto e Poseidonia si può notare un arco complessivo. La trasformazione delle

città si lega anche alla prima crisi del sistema politico. Prima, la grande crescita delle apoikiai

comporta una forte spinta alla monumentalizzazione, anche per la competizione tra di esse. I centri

coloniali mantengono rapporti importanti con la Grecia e l'Asia minore, si intensificano anzi le

relazioni internazionali. Sibari aveva rapporti con la Ionia, soprattutto Mileto. Alcune città

assumono l'egemonia e prevalgono sulle altre. Si nota una volontà di ampliare la chora per dare

spazio ai ceti subalterni. La conflittualità dei ceti emarginati porta all'affermazione di poteri

tirannici, spesso a spese dei gruppi aristocratici. Nel VI sec. a. C. le città si dotano di mura

difensive.

Alla distruzione di Siris da parte di una coalizione achea, in data incerta, segue quella di Sibari nel

510: la città era governata dal tiranno Telys, che scacciò gli avversari aristocratici, i quali si

rifugiarono a Crotone. Si riteneva che la dea Hera, la più importante nel mondo acheo, avesse

punito Sibari proprio per questo atteggiamento del tiranno contro la precedente oligarchia. Nel

mondo greco la religione è inscindibile dalla vita politica.

Sul piano dell'edilizia e degli impianti urbani, si ha un fiorire di nuove costruzioni e ristrutturazioni

totali, come a Metaponto o Poseidonia, per cui si confronti il cap. 5 del La Torre, ed il 6 per lo

sviluppo degli edifici politici ed amministrativi.

Esamineremo la situazione di Metaponto, Poseidonia e Crotone, e vedremo anche Sibari, dove non

è stato rinvenuto alcun tempio, ma che riveste un ruolo importante per l'architettura coloniale. Alle

spalle dei grandi cantieri in queste città c'è una forte organizzazione. Alcuni centri devono anche

importare la pietra da costruzione, ad esempio quella da Taranto, che è di buona qualità. Si

intensifica la presenza di architetti. Da metà VI, nell'architettura si diffonde il marmo (ricordiamo

che ad Atene il primo frontone in marmo è quello del grande tempio di Atena Poliàs fatto costuire

dai figli di Pisistrato).

Questi cantieri rendono anche necessaria una maggiore manodopera, tratta dai ceti subalterni, dalla

forza lavoro schiavile, e dai prigionieri di guerra. La guerra diventa una risorsa economica, e

l'architettura è spesso simbolo di vittoria.

Un diagramma sullo sviluppo dell'architettura templare, basato sullo stato attuale delle conoscenze,

mostra che il periodo di massima attività è il VI secolo, sia in Grecia propria sia nelle colonie.

Anche il decremento coincide, nel V sec. a. C., secolo di crisi in Sicilia, che nel 409 a. C. vede forti

vittorie dei Cartaginesi, ed in Magna Grecia, dove i Lucani conquistano Poseidonia. Per il V secolo

infatti la documentazione occidentale è limitata, concentrata ad Agrigento e Selinunte (due grandi

templi nel settore meridionale dell'acropoli), senza questi centri la decrescita sarebbe ancora più

netta.

Lo sviluppo nasce dall'aumento della ricchezza generale, dagli interessi delle classi sociali

coinvolte, dalla rivalità tra le poleis. La differenziazione si intensifica tra i grossi centri (“metropoli”

può forse essere applicato a Siracusa, e secondo Lippolis ad Atene), centri medi come Agrigento,

centri ridimensonati come Leontini e, in Grecia, Egina, centri distrutti come Megara Iblea, e si crea

una gerarchia tra apoikiai.

Nel secondo quarto del VI sec. a. C. si diffondono sempre più i templi con peristasi, templi senza

peristasi rimangono il B di Naxos ed il B di Himera. In questo periodo si va strutturando il grande

santuario nel settore nord-ovest di Megara Iblea. L'influenza dell'Apollonion di Siracusa (di inizio

VI) è ancora osservabile entro la metà del VI, ad esempio nell'Olympieion extraurbano di Siracusa,

la cui pianta è simile e che probabilmente è anche opera delle stesse maestranze, nella prima metà

del VI. Anche il tempio Y o delle piccole metope di Selinunte (570-560, inizio medio arcaismo),

mostra colonne doriche ancora pesanti, voluminose, ma c'è già uno sviluppo architettonico nella

riduzione dell'echino dei capitelli e nella corrispondenza tra triglifi e abachi delle colonne, che era

assente nell'Apollonion. Non si conosce l'esatta posizione del tempio Y sull'acropoli, perché nello

scontro con i punici i selinuntini lo smontarono per rafforzare le mura, le metope sono quindi state

ritrovate reimpiegate. 24 novembre

Sempre sull'acropoli di Selinunte, il tempio C, o Apollonion, è un periptero dorico con capitelli con

echino alleggerito, con un doppio colonnato sulla fronte, esaltata quindi come tipico nell'architettura

ionica. Di fronte ad esso è posto un grande altare a triglifi, questi ultimi hanno un arrotondamento

sulla sommità delle strisce che ne permette la datazione. L'altare, tipologia già nota nel mondo

greco, è lungo 20 m, quindi assai imponente, dunque davanti al tempio si effettuavano sacrifici di

animali di grandi proporzioni, in cerimonie che avevano un grande rilievo. In questo periodo

l'acropoli è allargata tramite la costruzione di una sostruzione, si aggiunge anche una stoà, che inizia

ad avere una formulazione più complessa, oltre al muro di fondo con colonnato, due ali.

Sull'acropoli il tempio D è di poco posteriore al C. Selinunte poteva usufruire delle vicine cave di

Cusa, dove sono stati rinvenuti rocchi di colonna già in lavorazione, abbandonati per la distruzione

della città nel 409 a. C.

A Metaponto, il santuario urbano comprende il tempio A, di dimensioni notevoli, il tempio B, più

piccolo, la fase I di entrambi si colloca entro la metà del VI secolo, mentre si è già parlato dell'oikos

C1 di inizi VI. Il tempio A1, degli inizi del secondo quarto del VI, ha un orientamento cultuale, che

sarà modificato nella fase II, mentre B1, della fine del secondo quarto, ha già un diverso

orientamento, in rapporto con la stesura dell'impianto urbano, a cui si sovrapporrà B2. Sono

entrambi dorici peripteri, ed incompiuti. B1 presenta un pronao, un naòs con partizione centrale,

due passaggi per raggiungere l'adyton, una peristasi con 9 colonne di fronte. Il tempio A era un

tempo attribuito ad Apollo, ma in realtà era il tempio B ad ospitare una statua del dio, per A si

discute se fosse attribuito ad Hera o se ospitasse il tesoro di Apollo. Il santuario è trasformato per

manifestare la potenza della città, che si manifesta anche tramite l'uso di pietra da costruzione da

Taranto.

A Sibari non conosciamo edifici sacri, ma sono stati rinvenuti frammenti pertinenti a templi (uno

dorico ed uno ionico, con fregio continuo di fanciulle danzanti e suonatrice di aulòs) in un'area

piuttosto ampia, in punti anche distanti della Sibari arcaica, come a Stombi, che rimase esclusa da

Thurii e Copiae. A Sibari si sviluppa anche l'ordine acheo, una tradizione architettonica confinata

agli ultimi decenni del VI sec. a. C., così definita da Mertens mentre Barletta parla di Ionian Sea


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DESCRIZIONE APPUNTO

Il corso, tenuto dalla prof. Brizzolara (Unibo) verte su Sicilia e Magna Grecia, c'è quindi un'analisi dal punto di vista storico e urbanistico delle principali fondazioni greche, con una digressione sull'artigianato, e poi una parte monografica su santuari ed edifici templari nelle stesse in età arcaica, confrontati con l'architettura santuariale della Grecia propria e dell'area ionica. Le lezioni sono state integrate con la bibliografia d'esame e i power point.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia e culture del mondo antico
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara-S. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Brizzolara Annamaria.

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