Appunti di archeologia e storia dell'arte greca
La geografia della Grecia
Porre particolare attenzione a questo aspetto, l’Attica è in viola (i colori nella mappa si riferiscono ai dialetti dell’età arcaica), essa ci aiuta a distinguere fra le tre grandi famiglie, i tre gruppi etnici che caratterizzavano la Grecia: gli Ioni, i Dori e gli Eoli. L’Attica fa parte della cultura ionica, il dialetto è di matrice ionica. Attica ed Eubea sono regioni della Ionia. L’Eubea è madrepatria di molte delle colonie dell’occidente ed è sede di importanti trasformazioni del periodo protogeometrico, (parleremo solo di Grecia e Asia minore, non di magna Grecia).
La Grecia meridionale è prevalentemente costituita dal Peloponneso, dove ci sono città del calibro di Corinto, Argo e Sparta, è una zona di cultura prevalentemente dorica (in giallo) tranne l’Arcadia che ha un suo dialetto peculiare. La terza grande famiglia dei dialetti greci è quella dei dialetti della Grecia settentrionale e del nord ovest, che corrisponde con la zona dell’Albania meridionale e dell’Epiro. La Grecia nord-orientale è occupata dalla Macedonia e in età ellenistica vedrà lo sviluppo del regno di Filippo e di Alessandro con le città di Aigai e Pella.
Abbiamo poi delle regioni della Grecia centrale, soprattutto della Focide, che ospita il grande santuario panellenico di Delfi. Olimpia invece si trova nell’Elide, regione settentrionale del Peloponneso. Esistono anche le isole Cicladi, che soprattutto nel periodo arcaico ebbero grande fioritura e possono essere considerate la culla della civiltà ellenica per molti aspetti. Grande compagine della Ionia, ovvero della costa occidentale della Turchia che in età romana diventerà la provincia dell’Asia minore.
Periodizzazione
Un altro aspetto molto importante è quello della periodizzazione, che è l’esito di due secoli di studio della cultura greca e di analisi incrociate tra reperti rinvenuti in Grecia e reperti rinvenuti in associazione con quelli greci, ad esempio nelle tombe. C’era l’uso di deporre i defunti insieme a un corredo che era costituito da materiali greci in associazioni di oggetti di importazione orientale, con piccole iscrizioni che hanno consentito di incrociare i dati e ottenere una datazione esterna con gli oggetti rinvenuti nelle tombe sia in Grecia stessa che in Etruria.
Attraverso questo tipo di associazioni e una serializzazione di materiali soprattutto di ceramica, si è riusciti a ottenere una cronologia che nei secoli storici può essere precisata anche al quarto di secolo. Quindi abbiamo la possibilità di datare con una buona precisione i materiali ceramici prodotti in Grecia e attraverso di essi anche altri monumenti. Altra categoria sono le iscrizioni, che a partire dal VII secolo sono frequenti e ricordano i riti storici che possiamo datare.
Griglia cronologica estremamente accurata, che ci consente di seguire il processo di sviluppo dell’arte greca in maniera ravvicinata, con soccorsi di fonti esterne tra cui quelle letterarie che hanno un ruolo fondamentale. I romani ad esempio, che non erano interessati al proprio sviluppo artistico, conoscevano e valutavano enormemente quello della Grecia, e hanno fatto tesoro delle fonti letterarie greche relativi agli artisti, le loro carriere, i monumenti attribuiti ecc., e li hanno conservati nelle fonti principali.
Concetti e terminologia nell'arte greca
Ad esempio Plinio, scrive in età Flavia ma attinge alle ampie conoscenze delle biblioteche degli antichi testi, e attraverso soprattutto le elaborazioni romane, come Vitruvio che attingeva alle fonti ellenistiche, conosciamo quanto i greci avevano potuto organizzare nei termini della propria storia dell’arte, che riflettevano sulla prassi artistica, e avevano individuato un meccanismo ideologico: nascita di un fenomeno, la sua acme e la decadenza, e applicavano agli artisti, a un fenomeno, a uno stile questo tipo di matrice biologica.
Concetto di regionalismi, esistono dei fenomeni regionali nello sviluppo della civiltà greca, che hanno una articolazione interna. Ciò rende la storia dell’arte greca da una parte di immediata comprensione, perché esiste uno sviluppo logico interno, gli allievi artisti dovevano distinguersi e innovarsi rispetto ai maestri, di generazione in generazione evolversi. Fondamento principe dello studio della storia dell’arte. Il classico è il modello di riferimento, consente di apprezzare la grande coerenza intellettuale di questo sistema.
La terminologia e la periodizzazione dell'arte greca
- Stile protogeometrico, si sviluppa tra il 1050 e 900 a.C.
- Stile geometrico (900 e 700 a.C.)
- Stile orientalizzante (700-600 a.C.)
- Età arcaica (600-480 a.C.), si conclude con la vittoria dei greci sui persiani
- Età classica (480-323 a.C.), si conclude con la morte di Alessandro Magno
- Età ellenistica (323-31 a.C.), si conclude con la battaglia di Azio in cui Ottaviano sconfigge Antonio
Situazione prima del periodo protogeometrico
Durante l’età del Bronzo la Grecia aveva visto lo sviluppo di 3 civiltà: cicladica nell’isola di Thera (attuale Santorini), minoica (Minosse mitico legislatore, città di Cnosso scavata da Evans agli inizi del ‘900), che verrà poi soppiantata dalla civiltà micenea che è la prima che si esprimeva in una lingua greca. Quest’ultima occupa la lineare b tarda età del bronzo, e usava come sistema scrittorio la che esprime una lingua greca ma in una forma sillabica, nota da tavolette rinvenute a Cnosso e anche negli altri grandi palazzi micenei situati soprattutto nel Peloponneso, a Micene stessa, a Pilo, ad Argo e a Corinto.
Erano luoghi formati da grandi palazzi introno ai quali si strutturava la vita pubblica e amministrativa dei micenei che conquistarono Creta e a partire dal XIV secolo si installarono a Cnosso. I minoici invece si esprimevano in lineare a. Tra la fine del XIII secolo e la metà del XII questo mondo subì un crollo improvviso per una serie di cause, i palazzi micenei come quello di Pilo vengono distrutti per un’azione violenta tra il 1200 e 1150 a.C. l’acropoli di Atene, che ospitava una rocca micenea, viene attaccata e distrutta nello stesso periodo, altri centri come Micene e Corinto sono distrutti da un terremoto.
Dunque la civiltà micenea cade per una serie di concause. I greci si davano per questo sconvolgimento una spiegazione mettendo in reazione questi eventi con quella che chiamavano la migrazione dorica. Nelle fonti di secoli e millenni più tardi, si tramanda che i dori, che in origine avevano abitato la Grecia centrale e settentrionale, partendo dalla Grecia del nord sarebbero stati condotti fino al Peloponneso dai discendenti di Eracle e ritornavano dunque nella loro patria di origine, erano i cosiddetti eraclidi.
Migrazioni e collassi culturali
Tucidide, che riporta questa migrazione, la data 80 anni dopo la guerra di Troia, nel 1104 a.C. Possiamo veramente attribuire ai dori la fine dei regni micenei, e questa migrazione ha avuto dei fondamenti storici? Ciò non è confermato in maniera circostanziata né dall’archeologia né nell’epigrafia. Non c’è traccia di dialetto dorico nelle regioni della Grecia settentrionali, quindi è difficile che ci fosse lì un’area dorica che poi passa nel Peloponneso. Maniera di sistematizzare un periodo che vive instabilità e momenti di spostamenti della popolazione.
È possibile che una parte di questi dori si fossero staccati e fossero emigrati sulle coste della Turchia, suggerito dal fatto che in questa zona si parla un dialetto dorico, anche se sono città della Ionia. In questo stesso periodo c’erano stati altri sconvolgimenti nel Mediterraneo orientale, come i popoli del mare che attaccarono l’Egitto intorno al 1200. C’è la caduta della stessa città di Troia in questo periodo. Collasso del sistema palazziale miceneo, popoli del mare che attaccano l’Egitto, Troia attaccata dai greci stessi, grave instabilità politica e sociale nel Mediterraneo orientale.
Nello stesso quadro intorno alla metà dell’XI secolo si colloca anche la migrazione ionica. Passo di Tucidide che riporta la migrazione con queste parole: “Il fatto è che anche dopo la guerra di Troia la Grecia continuava ad essere soggetta a migrazioni e a nuovi insediamenti, e così non poté svilupparsi con tranquillità. I dori, ottanta anni dopo la presa di Troia, insieme agli eraclidi occuparono il Peloponneso” (Tuc. 12, 1).
Migrazione ionica
La migrazione ionica, a differenza di quella dorica è un fatto storicamente accertato. Intorno alla metà dell’XI, introno al 1050, popolazioni di lingua greca che utilizzavano un dialetto ionico occuparono stabilmente le coste orientali della penisola anatolica cioè dell’attuale Turchia. Fenomeno sistematico e programmato certamente storico. Così ebbero origine i grandi centri di cultura greca che si installarono in culture indigene anatoliche. Anche nella Grecia non tutto fu distrutto, alcuni insediamenti sopravvissero attraverso questo periodo turbolento, in questi casi si parla di forme di continuità con il mondo miceneo, ad esempio a Delfi, un luogo di culto miceneo in cui si mantiene il santuario, e anche la rocca dell’acropoli ateniese.
Nel caos si vennero a perdere alcune competenze fondamentali soprattutto tecnologiche e di sapere, in particolare la capacità di scrivere, dopo la lineare b fino al settimo secolo non abbiamo testimonianze di scrittura. La scrittura micenea era il prodotto di una cultura politica centralizzata sviluppata all’interno di un sistema palazziale, quindi una volta caduto le competenze degli scribi andarono perdute e la Grecia cadde in un “medioevo ellenico”. Età caratterizzata da povertà e isolamento, popolazioni organizzate in piccole comunità rurali che vivevano di economia di sussistenza, in rari casi spiccano per dimensioni ed importanza che dimostrano anche qualche contatto transmarino.
Periodo protogeometrico
Nome che deriva dalle classi ceramiche e dalle loro decorazioni peculiari. Heroon di Lefkandi in Eubea. Capitale è Calcide, e non lontana da essa c’è questo insediamento. Si tratta di un heroon, la cui radice è eros che significa eroe, un eroe è un mortale che dopo la morte assurge ad uno state semidivino. Uomo divinizzato. Agli eroi veniva dedicata una forma di culto particolare e tombe particolari. Il culto eroico è una delle forme radicate in Grecia. Personalità di spicco che hanno ricevuto dalla cittadinanza uno stato superiore.
Definizione di heroon attribuita da studiosi moderni, proiezione all’indietro di un concetto ben noto. L’edificio sorgeva in una zona di abitato di piccole capanne poco distante da una necropoli. Grandioso edificio lungo 50 metri e largo 10 con pianta absidata ad occidente. Le piante erano orientate soprattutto verso nord. La datazione è intorno al 1000 a.C., è caratterizzato dalla presenza di una fila di pilastri centrali in legno che sorreggevano il tetto di legno e paglia, un tetto stramineo a doppio spiovente.
Significato archeologico e culturale
All’esterno, dato fondamentale, correva una serie di pilastri anche questi lignei che circondavano l’edificio e sorreggevano le falde esterne del tetto -> prima forma di peristasi. Terminologia mutuata da quella dei templi. Due piccoli ambienti quadrangolari, e al centro della sala principale ci sono due pozzi, in uno dei quali ci sono 4 cavalli, nell’altro troviamo la sepoltura di un uomo e di una donna. L’uomo era stato cremato e messo in un calderone bronzeo di produzione cipriota (indizio di contatti culturali anche in questo periodo), mentre la donna era stata inumata.
Anche una differenza di status sociale, la cremazione è un rito funebre per ricchi o per coloro di elevato rango sociale, l’inumazione invece è una pratica usata per persone di ricchezza o rango sociale inferiore. Differenza fra status dell’uomo e della donna. Accanto alla testa della donna è stato rinvenuto anche un coltellino sacrificale, quindi si è supposto che la donna possa essere stata uccisa/sacrificata in occasione della morte del marito. L’edificio venne distrutto poco dopo la sua costruzione, quindi si discute se fosse stato costruito come abitazione della coppia e poi trasformato nella loro tomba, oppure se sia stato costruito per essere direttamente la tomba di questa coppia che doveva avere un ruolo prominente nella comunità.
Contesto unico della Grecia contemporanea. Edificio distrutto poco tempo dopo la costruzione e coperto da un cumulo che ne segnalava l’esistenza e la prominenza e ne conservava la memoria nella comunità. Anche i cavalli erano simbolo di status, erano preziosi e pregiati ed erano stati probabilmente uccisi per segnalare la perdita rivelante. Fatto eccezionale che denota la persistenza di alcune sporadiche tracce di ricchezza e aspetto culturale più ad alto raggio rispetto a tutta la Grecia. L’Eubea era in una condizione favorevole, vicina all’oriente e in grado di sviluppare anche movimenti migratori verso l’Italia. Vocazione al commercio dell’Eubea.
Ceramica e stile protogeometrico
Stile protogeometrico, che ci aiuta a datare i documenti di questo periodo. La ceramica nel mondo greco è un bene di consumo di altissimo utilizzo, quasi indistruttibile, si conserva nel tempo e viene quindi regolarmente rinvenuta sia in contesti domestici che funerari. La sistematizzazione e studio della ceramica ci aiutano a datare, quindi è importante saperne riconoscere lo sviluppo cronologico e stilistico.
Lo stile protogeometrico prende il nome dal successivo geometrico, in particolare dalla decorazione che lo caratterizza con motivi geometrici di crescente complessità nel tempo. Esiste un protogeometrico antico, medio e tardo. Si sviluppa tra 1050 e 900 a.C. e i vasi erano realizzati col tornio, una innovazione tecnologica importantissima che si inserisce in un’età “oscura” che tanto oscura non doveva essere, e facendo uso di strumenti come compassi per realizzare con la massima precisione queste decorazioni che venivano poste nella parte più adatta del vaso.
I vasi greci hanno un codice per descrivere le loro parti alcune derivate dall’anatomia (collo, labbro, pancia, spalle, piede, e anse). La pancia generalmente occupa la decorazione di maggiore impegno e pregio. Strettissima correlazione tra la tettonica, la struttura e la forma del vaso e la distribuzione della decorazione, le due cose vanno sempre in relazione, i ceramografi erano abilissimi a distribuire nella maniera più congrua e logica la decorazione sulle parti salienti del vaso. Si distinguono i ceramisti da ceramografi, a un certo punto si specializzeranno e ci saranno gli artigiani che realizzano i vasi al tornio, i ceramisti, e quelli che lo decoravano, i ceramografi, ma in questo caso siamo ancora nell’ambito di una produzione abbastanza semplice e dunque erano la stessa persona.
Nomenclatura dei vasi greci
- Anfora: Che deriva dal fatto che aveva due anse e quindi si poteva portare da due parti. Formata da labbro, collo, pancia, spalle, piede. C’era anche l’anfora paratenaica, più tarda che veniva utilizzata come premio nei giochi paratenaici di Atene. Conteneva vino o olio.
- Hydria: Vaso per portare l’acqua, che aveva delle piccole anse incrociate tra il limite di ansa e spalle, e una terza grande ansa che partiva dal labbro e giungeva sulla spalla, quindi tre anse.
- Olpe: Ovvero una brocca, che ha anche lei un’ansa tra il labbro e la spalla. Generica brocca per liquidi.
- Cratere: Fa parte del vasellame utilizzato per il banchetto, nel quale si mescolava l’acqua e il vino. I greci non bevevano mai il vino puro. È un vaso maschile, perché le donne tranne le eteree non erano ammesse nei banchetti in Grecia, ma erano ammesse in quelli in Etruria. Quindi è un vaso con una connotazione maschile, si trova ad esempio come segnacolo di tombe di uomini, mentre le anfore e le hydrie hanno caratterizzazione femminile, usate quindi per indicare posizionamento di tombe di donne. Il cratere può avere tre forme, esiste il cratere a volute, a calice e a campana, con profilo convesso della pancia.
- Lekythos: Brocca che ha un utilizzo prevalentemente funerario per le libagioni ai morti.
- Oinochoe: Che come dice il nome è vino) era usata per versare il vino.
- Kantharos: Forma di vaso usato per consumare il vino.
- Kylix: La coppa. Questi ultimi erano due vasi da simposio. I dettagli della forma di questi vasi mutano nel tempo e hanno caratteristiche diverse, ad esempio la categoria dello skyphos, forma aperta con un ampio diametro della bocca del vaso, usata per bere, era una coppa. Molto diverso dal profilo della successiva kylix che rappresenta una evoluzione in età più storica. In età protogeometrica la kylix non esiste ancora ma esisterà lo skyphos.
Dettagli decorativi e tecnici
In questo caso vediamo come l’artista o artigiano abbia utilizzato l’argilla rossa dell’Attica per realizzare al tornio questa struttura decorata lasciando la pancia e altre zone del corpo al naturale, nel colore naturale dell’argilla, e utilizzando, per sottolineare i passaggi fondamentali del labbro, delle ansie e tra il ventre e il fondo del vaso, delle linee sovradipinte con vernice bruna. Schema di colori semplice. Cerchi sono fatti con il compasso, in maniera regolare e attenta, e la vernice nera per il piede, una scelta stilistica e tecnica che denota grande maestria e precisione.
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