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ESONERO DI STORIA

RIASSUNTO CAPITOLO PER CAPITOLO

Dalla restaurazione alle rivoluzioni in Europa

6.8 Le rivoluzioni del 1848-49

Nel 1848 l’Europa fu sconvolta da una crisi rivoluzionaria straordinaria per quanto riguarda l’area

geografica interessata dalle agitazioni e per la rapidità con cui il moto rivoluzionario si diffuse in

tutta l’Europa continentale.

Un moto così non sarebbe stato possibile se non fosse stato favorito da alcune premesse comuni:

• situazione economica: tra il 46-47 l’Europa era stata vittima di una crisi che aveva colpito

prima il settore agricolo, poi quello industriale e commerciale provocando carestie, miseria e

disoccupazione. Ma il disagio economico e l’inquietudine non sarebbero bastati se non fosse

stata inserita l’azione svolta dai democratici di tutta Europa.

• Simile fu il contenuto dominante delle insurrezioni: la richiesta di libertà politiche e di

democrazia.

• Simile fu la dinamica dei moti, che si svilupparono secondo lo schema di giornate

rivoluzionarie, cioè con grande dimostrazioni popolari nelle capitali, sfociati poi i scontri

armati.

Il protagonismo delle masse popolari urbane

A Parigi, come a Vienna, Berlino e Milano furono gli artigiani e gli operai a svolgere il ruolo

principale nelle sommosse. A Parigi la componente popolare e operaia si mosse in relativa

autonomia e, spesso in conflitto con le for4ze democratico-borghesi, cercò di imporre specifici

obbiettivi di lotta.

Nel gennaio del ‘48 era stato scritto il “manifesto del partito comunista” da Marx e Engels, che

divenne poi il testo base della rivoluzione proletaria. Questo aiuta a capire come mai il 1948 sia

stato considerato l’anno ufficiale della nascita del movimento operaio. .

Le cause della sconfitta democratica

Le rivoluzioni del 1848-49 si conclusero con una sconfitta. La causa principale di questo generale

fallimento va individuata nelle numerose fratture ideologiche che attraversavano le forze del

cambiamento della rivoluzione, dividendo le correnti democratico-radicali da quelle liberal-

moderate. Queste ultime, spaventate dal una possibile rivoluzione socialista, si riaccostarono alle

vecchie classi dirigenti. I democratici, lasciati soli a sostenere lo scontro politico e militare con i

governi e privi d una consistente base di massa, erano destinati a essere sconfitti.

In Francia l’esito fa la nascita di un sistema politico autoritario fondato su un ampio consenso

popolare legato alla tradizione rivoluzionaria di matrice napoleonica. Ma altrove la sconfitta

rivoluzionaria non cancellò quanto di nuovo era emerso .

Le aspirazioni verso una più ampia partecipazione al potere politico e gli ideali di unificazione e di

indipendenza costruivano ormai un passaggio obbligato per molti paesi d’Europa (es: Italia e

Francia).

6.9 Il ‘48 e la Francia. Dalla Seconda Repubblica al Secondo Impero.

In Francia la rivoluzione prese avvio da Parigi. I limiti della monarchia Borghese apparivano

oramai intollerabili a un vasto fronte di opposizione che andava dai liberali progressisti ai

democratici, dai bonapartisti ai socialisti. I

I democratici avevano l’obbiettivo di raggiungere il suffragio universale, ma essendo nettamente in

minoranza in parlamento, i democratici cercarono di trasferire la loro protesta nel “paese reale”.

Lo strumento utilizzato fu la campagna dei banchetti: grandi incontri svolti in forma privata che

aggiravano i divieti governativi di riunione e consentivano ai capi dell’opposizione e ai loro seguaci

di tenersi in contatto e di far propaganda per la riforma elettorale.

Fu proprio la proibizione di un banchetto a innescare la crisi rivoluzionaria. Lavoratori e studenti

parigino organizzarono una grande manifestazione di protesta. Il governo ricorse alla guardia

nazionale, il corpo volontario di cittadini armati che era stato istituito nel 11789 ed era rinato dopo

l’insurrezione del luglio 1930. Questa guardia nazionale era espressione della borghesia cittadina e

fu più volte chiamata a reprimere sommosse o rivolte operaie, ma questa volta finì col fare causa

comune coi dimostranti.

Il 24 febbraio, dopo due giorni di barricate e di violenti scontri (350 morti), gli insorti erano padroni

della città, Luigi Filippo abbandonò Parigi e la sera stessa fu proclamata la Seconda Repubblica e si

annunciava la convocazione dell’assemblea costituente da eleggere a suffragio universale maschile.

Nel governo figuravano tutti i capi dell’opposizione e figuravano anche due socialisti. L’inclusione

di due rappresentanti dei lavoratori nel governo fu una novità assoluta per l’Europa e rifletteva la

forza del popolo parigino.

L’esperimento degli atelier nationaux

Alla fine di febbraio il governo provvisorio aveva fissato in undici ore la durata massima della

giornata lavorativa e aveva stabilito il principio del diritto al lavoro. Per dare attuazione al diritto al

lavoro furono istituiti degli atelier nationaux, legati alla necessità immediata di aiutare i disoccupati.

Gli operai delli atelier furono infatti occupati a a lavori di pubblica utilità e posti alle dipendenze del

ministero dei lavori pubblici. L’esperimento poneva grandi problemi alle finanze statali e inseriva

un motivo di profondo contrasto in seno allo schieramento repubblicano, che considerava

incompatibile con i principi del liberalismo economico un intervento diretto dello stato sul mercato

del lavoro.

Una prima sconfitta per l’estrema sinistra venne dalle elezioni per l’assemblea costituente a

suffragio universale maschile in cui stravinsero i repubblicani moderati, che costituirono l’ossatura

del nuovo governo dal quale vennero esclusi i due socialisti. Il governo emanò subito un decreto

che stabiliva la chiusura degli atelier nationaux : la reazione dei lavoratori di Parigi fu immediata .

Il 23 giugno 50 mila popolani scesero in piazza.

L’assemblea costituente consentì pieni poteri all’esercito per proce3dere alla repressione che fu

condotta con spietata durezza. Migliaia di insorti trovarono la morte. Le tragiche giornate di giugno

segnarono una svolta decisiva nella breve storia della seconda repubblica.

Agli occhi della borghesia di tutta Europa la rivolta dei lavoratori parigini dava corpo all’incubo

della rivoluzione sociale. Gran parte della società francese fu attraversata da un flusso conservatore.

L’ascesa di Luigi Napoleone Bonaparte

A novembre l’assemblea costituente approvò a stragrande maggioranza la nuova costituzione

democratica, che prevedeva un presidente della repubblica eletto direttamente dal popolo ogni

quattro anni e un’unica assemblea legislativa eletta anch’essa dal popolo a suffragio universale. Ma

alle elezioni presidenziali i repubblicani si presentarono divisi mentre i conservatori sostennero la

candidatura di Luigi Napoleone Bonaparte, figlio del fratello dell’ex imperatore. Egli seppe offrire

ampie rassicurazioni alla destra per la sola forza del suo nome e ottenne una vera e propria valanga

di voti. Si chiude così la fase democratica della seconda repubblica.

La nascita del secondo impero di Napoleone III

Nel giro dei successivi tre anni le conquiste democratiche furono spazzate via.

Nel dicembre del 1851, con un colpo di stato sostenuto dall’esercito, la Camera fu sciolta e gli

oppositori arrestati e deportati. Un plebiscito a suffragio universale convalidò l’operato di

Bonaparte e nel 1852 con un nuovo plebiscito si approvò la restaurazione dell’Impero. Luigi

Napoleone assume così il nome di Napoleone III.

6.10 Il ‘48 nell’Europa centrale

Il moto rivoluzionario iniziato a Parigi si propagò in poche settimane in tutta Europa. Ma

diversamente da quanto era accaduto in Francia la componente sociale rimase fuori e emerse uno

scontro tra le borghesie liberali e le strutture politiche tradizionali.

La rivolta dell’impero asburgico

A Vienna il 13 marzo ci fu una grande manifestazione di studenti e lavoratori che venne repressa

dall’esercito. Dopo due giorni di combattimenti la corte fu costretta ad allontanare l’uomo simbolo

dell’età della restaurazione: Metternich.

Le notizie dell’insurrezione a Vienna fecero precipitare la situazione nelle irrequiete province

dell’impero asburgico e nella Confederazione germanica. Si sollevarono tumulti a Budapest,

Venezia, Milano, Berlino. A Praga i cittadini mandavano all’imperatore una petizione per chiedere

maggiore autonomia e libertà. L’imperatore dovette abbandonare la capitale e promettere la

convocazione di un parlamento dell’Impero.

La rivoluzione a Budapest e a Praga

In Ungheria le promesse del governo a cedere una costituzione non furono abbastanza per sedare la

sommossa. I patrioti ungheresi approfittarono della situazione per creare un governo autonomo da

Vienna. Fu decretata la fine dei rapporti feudali nelle campagne , fu eletto un nuovo parlamento a

suffragio universale e organizzato un esercito nazionale, vera e propria svolta verso l’autonomia.

Anche a Praga venne istituito un governo provvisorio anche se i cechi non mettevano in discussione

l’autorità dell’Impero asburgico, chiedevano solo maggiore autonomia. Alcuni incidenti però

fornirono all’esercito il pretesto per una dura repressione e il governo cieco fu sciolto d’autorità.

L a repressione austriaca

La repressione di Praga segnò l’inizio per la riscossa del potere imperiale. Nel corso dell’estate la

svolta si consolidò. Mentre il reichstag era paralizzato dai contrasti fra le diverse nazionalità il

governo centrale riprendeva gradualmente controllo. Ad agosto l’imperatore rientrava a Vienna

ai primi di ottobre scoppiò una nuova insurrezione di studenti e lavoratori, ma Vienna venne cinta

d’assedio r occupata dopo soli tre giorni. La rivoluzione dell’impero asburgico venne sedata: dopo

poche settimane l’imperatore Ferdinando I abdicava in favore del nipote Francesco Giuseppe. Egli

sciolse l’autorità del reichstag e promulgò una costituzione che prevedeva un parlamento eletto a

suffragio elitario e con poteri molto limitati.

A Berlino

Molte manifestazioni costrinsero il re di Prussia a convocare un parlamento. Intanto agitazioni e

sommosse erano scoppiate nella confederazione germanica. Ne era scaturita una richiesta di

un’assemblea costituente in cui fossero rappresentati tutti gli stati tedeschi. I lavori dell’assemblea

cominciarono a metà maggio, ma fu presto ben chiaro che essa non aveva la forza di imporre le

proprie decisioni sugli stati tedeschi, le sue sorti non potevano che dipendere da ciò che accadeva in

Prussia, lo stato più forte. Ma proprio in Prussia il movimento liberal democratico rientrò

velocemente perché la borghesia era spaventata dalle agitazioni sociali che nel frattempo si

andavano intensificando.

Federico Guglielmo ai primi di dicembre sciolse il parlamento e emanò una costituzione assai poco

liberale.

Nel frattempo i lavori dell’assemblea di Francoforte erano divisi tra i:

• Grandi tedeschi che miravano all’unione degli stati germanici intorno a una Austria

imperiale

• piccoli tedeschi volevano una stato nazionale più compatto da costruirsi intorno alla

Prussia.

A prevalere furono i piccoli tedeschi, ma quando venne offerta al re di Prussia la corona imperiale

egli la rifiutò, sapendo che veniva dal risultato di una rivolta popolare. Il rifiuto di Federico

Guglielmo segnò la fine della costituente.

Tutti gli ultimi fuochi della rivoluzione si andavano spegnendo.

Il Risorgimento

8.6 Pio IX e il movimento per le riforme

Le riforme di Pio IX

Tra il 1946 e il 1947 l’opinione pubblica italiana visse un periodo di intensa mobilitazione e di

febbrile attesa. L’elemento decisivo fu l’elezione di papa Pio IX. Il nuovo papa era noto soprattutto

come un pastore di anime, dalla religiosità sincera e profonda, aveva un tratto umano bonario che lo

aveva reso popolare nella sua diocesi, ma non sembrava avere una personalità politica molto

spiccata.

I primi atti del suo pontificato, in particolare la concessione di un ampia amnistia per i detenuti

politici suscitarono entusiasmo. Liberali e moderati videro nel nuovo Papa un eroe e anche da parte

democratica egli ottenne aperture e riconoscimenti.

Le piazze principali italiane si riempirono di manifestazioni inneggianti al pontefice. Questo clima

di entusiasmo finì per coinvolgere lo stesso Pio IX, spingendolo a una serie di concezioni che

probabilmente non rientravano nei suoi programmi iniziali. Nella primavera del 47 fu istituita una

Guardia civica e attenuata la censura sulla stampa. Questi provvedimenti ebbero un effetto superiore

rispetto al valore reale, dando stimolo alla mobilitazione per le riforme e alla propaganda patriottica

in tutti gli stati italiani.

Il movimento per le riforme negli altri stati italiani

Fra l’estate e l’autunno del ‘47 il movimento per le riforme dilagò in tutta Italia accompagnato da

una mobilitazione popolare a sfondo sociale. Sovrani e governanti, preoccupati dal rischio di una

svolta democratica furono indotti a prudenti concessioni. Nel regno di Sardegna, Carlo Alberto varò

in ottobre un nuovo ordinamento amministrativo che rendeva elettivi i consigli comunali e

provinciali e allentò il controllo sulla stampa.

A novembre Piemonte, Toscana e stato della chiesa sottoscrissero gli accordi preliminari per una

Lega Doganale Italiana. Estraneo al progetto di Lega e e a tutto il moto riformatore fu il regno delle

due Sicilie, che godeva dell’appoggio dell’Austria, ma doveva fare i conti con la crescente ostilità

dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Proprio nel regno Borbonico sarebbe iniziata

l’ondata insurrezionale che avrebbe coinvolto l’Italia intera.

L’inizio delle sollevazioni

In Italia la rivoluzione del ‘48 ebbe uno sviluppo autonomo rispetto agli altri paesi europei. Tutti gli

stati italiani apparivano percorsi da un generale fermento. Primo obbiettivo comune era la

concessione di Costituzioni o statuti fondati sul sistema rappresentativo. Fu la sollevazione di

Palermo del 12 gennaio a determinare il primo successo in questa direzione, inducendo Ferdinando

II di Borbone ad annunciare la concessione di una costituzione nel regno delle due Sicilie. La mossa

inattesa non bastò a spegnere l’autonomismo siciliano ed ebbe l’effetto di rafforzare la obilitazione

per le Costituzioni in tutta Italia.

Le costituzioni

Spinti dalla pressione dell’opinione pubblica Carlo Alberto di Savoia, Leopoldo II di Toscana e Pio

IX concessero una costituzione. Furono annunciate ( tranne quella del Papa), prima dello scoppio

della rivoluzione di febbraio in Francia, le Costituzioni avevano tutte un carattere moderato.

La più importante di tutte fu lo Statuto Albertino promulgato da Carlo Alberto , che sarebbe poi

diventato la legge fondamentale del regno d’Italia, rimasta in vigore per un secolo fino alla

costituzione repubblicana del 1948. prevedeva una camera dei deputati- le cui modalità di elezione,

definite da apposita legge legavano il diritto di voto a un censo piuttosto elevato, un senato

nominato dal re e una stretta dipendenza del governo dal sovrano.

8.7 IL ‘48 italiano, una guerra contro l’Austria

Mentre nei maggiori stati italiani si andava delineando una soluzione democratica moderata, lo

scoppio della rivoluzione in Francia mutò i termini del problema, dando nuovo spazio all’iniziativa

dei democratici e riportando in primo piano la questione nazionale

Le rivolte a Venezia

A Venezia il 17 marzo una grande manifestazione popolare aveva imposto al Governatore austriaco

la liberazione dei detenuti politici . Pochi giorni dopo una rivolta degli operai dell’arsenale militare

cui si unirono i numerosi marinai e ufficiali costringeva ireparti austriaci a capitolare. Il 23 marzo

un reparto austriaco presieduto da Manin proclamava la Costituzione della repubblica veneta.

A Milano il 18 marzo avvenne un assalto al palazzo del governo Allora E si protrasse per 5 giorni

Borghesi e popolani combatterono sulle barricate contro i soldati austriaci del Maresciallo Joseph

Ragazzi ma furono soprattutto gli operai e gli artigiani a sostenere il peso degli scontri. La direzione

delle operazioni fu assunta da un consiglio di guerra composto prevalentemente da democratici e

guidata da Carlo Cattaneo. Anche gli esponenti dell'aristocrazia Liberale finirono per appoggiare la

causa degli insorti e formarono, il 22 Marzo, un governo provvisorio.

La Prima guerra di Indipendenza

il 23 marzo all'indomani della cacciata degli austriaci da Venezia e da Milano, il Piemonte dichiara

guerra all'austria. Diverse furono le ragioni che spinsero Carlo Alberto a questa decisione: la

pressione congiunta dei liberali democratici che vedevano nella crisi dell'impero asburgico

l'occasione per liberare l'Italia degli austriaci punto, la tradizionale aspirazione della monarchia dei

Savoia ad ampliare verso est i confini del regno e infine il timore che il lombardo-veneto diventasse

un centro di propaganda repubblicana.

Anche in questo caso com'era avvenuto per la concessione degli Statuti l'esempio di un sovrano finì

col condizionare le decisioni degli altri, Ferdinando II di Napoli, Leopoldo II di Toscana e Pio IX

decisero di unirsi alla guerra antiaustriaca e inviarono truppe regolari che partirono in un'atmosfera

di Grande entusiasmo Popolare.

L a crisi dell'Alleanza e la sconfitta

Ma l'illusione durò poco. Carlo Alberto mostrò scarsa risolutezza nel condurre le operazioni

militari e si preoccupò soprattutto di preparare l'annessione del lombardo-veneto al Piemonte,

suscitando l'irritazione dei democratici e la diffidenza degli altri sovrani.

Particolarmente imbarazzante era la posizione di Pio IX, in guerra contro una grande potenza

Cattolica.

Il 29 aprile il Papa annuncia il ritiro delle sue truppe. Pochi giorni dopo lo imitava Il Granduca di

Toscana, an

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Appuntomaster di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Di Giovanni Marco.
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