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Studio diretto dell’autore per poi costruire il personaggio! Nel carnevale del ’47 Goldoni

inizialmente rifiuta, ma Medebac insiste e fornisce garanzie sotto il piano artistico, dicendo

che gli attori saranno più disponibili a portare in scena la sua drammaturgia e fa mettere in

scena alla moglie Teodora la donna di garbo. Da’ anche garanzie commerciali: comunica

di avere concluso un accordo per l’apertura di un terzo teatro dedicato alla commedia in

Venezia (teatro sant’Angelo), accanto ai due teatri che presentavano spettacoli comici. !

Propone a Goldoni di diventare un suo scritturato per fornire testi e assistere alle prove;

Goldoni ci pensa e i due si accordano su un contratto sottoscritto nel settembre 1747

(durata di un anno e poi rinnovato per altri cinque anni), vincolando il lavoro di Goldoni alla

compagnia Medebac. !

Doveva fornire otto commedie nuove per anno comico e offriva al capocomico due libretti

per opere e musica che il capocomico poteva mettere in scena o vendere ad altri e

Goldoni si impegnava a comporre altri pezzi drammatici da recitarsi nelle varie occasioni.

Egli ha anche l’obbligo di rivedere e arricchire i vecchi scenari e si impegnava a seguire la

compagnia durante tutta la tournée. Infine il capocomico esigeva l’esclusiva per quanto

riguarda la produzione di commedie, ma dava a Goldoni la possibilità di scrivere libretti per

opere e musica rispetto ai due che doveva cedere. Il compenso era di 450 ducati l’anno. !

!

Chi scriveva lo faceva per un’attività di otium e non per ricavarne qualcosa; Goldoni venne

subito criticato per gli intellettuali per questo aspetto, autore soltanto commerciale ed era

ritenuto immorale. A partire da questi anni egli mette a fuoco l’idea di una trasformazione

della drammaturgia e della sua relazione con lo spettacolo,l’idea di un teatro che

gradualmente modifichi il gusto del pubblico proponendo una dimensione più vicina alla

realtà contemporanea e trasmettendo contenuto seri. Occorre dare al pubblico il tempo di

cambiare, offrendo dei prodotti che siano nuovi, ma che corrispondano ai suoi orizzonti di

attesa; la riforma deve essere graduale. !

!

Lezione 4, 24 febbraio 2015!

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Momento in cui Goldoni matura la sua riforma. Consapevolezza di avere gli strumenti

necessari per maturare una riforma, rinnovamento delle tecniche dell’attore e

rinnovamento del gusto del pubblico. Si tratta di un processo graduale che registra alcuni

passi indietro e che Goldoni conduce con un’attenzione alle risposte degli attori,

concentrandosi su alcuni soggetti e sul gusto del pubblico. Riforma nella consapevolezza

di prestare la sua opera per le commedie nei teatri; una riforma rivoluzionaria avrebbe

causato invece problemi. !

Impresa che G pone al centro della sua vita e ha una lucidità consapevolezza a partire dal

1750 e in questo anno c’è il primo documento teorico sulla riforma che è la prefazione

all’edizione Bettinelli delle sue opere. Prima di una lunga serie di dichiarazioni. In questa

prefazione Goldoni riconosce i due binari fondamentali della sua ispirazione: mondo e

teatro. !

!

Goldoni riconduce la sua ispirazione al mondo, l’osservazione diretta della realtà che lo

circonda, realtà a lui contemporanea. La realtà offre con la sua cronaca una serie di

accadimenti e di situazioni estreme interessanti, presenta una gamma completa di

passioni, offre l’osservazione del vizio, ma anche della virtù, di persone che sanno opporsi

alla corruzione. La scelta di Goldoni è quella di rivolgersi alla vita ritenendola materia

teatrabile; scelta di orientamento che all’epoca era molto significativa. La struttura delle

commedie regolari prescindeva dalla realtà contemporanea e presentava dei tipi umani

non radicati in un preciso ambiente sociale. Goldoni riporta invece la contemporaneità a

teatro e rappresenta sulle scena situazioni di vita riconoscibili come proprie delle abitudini

della società a cui apparteneva il pubblico; idea di una realtà che fosse capace di ispirare

grazie al particolare realistico, all’ambiente speciale e alla connotazione sociale dei

personaggi. Per realismo si intende una radice ispiratrice fondata nella società

settecentesca. Bisogna fare però qualcosa di realistico, non è una ripresa fotografica, ma

è un modello ispiratore filtrato dal secondo libro “il teatro”. !

Il teatro è il filtro che permette all’autore di selezionare gli elementi realistici presenti al

fondo delle commedie, identificando quelli più teatrali e consoni alla dimensione scenica. Il

libro del teatro è l’insieme del patrimonio tecnico e artigianale che gli consentiva di

rappresentare in teatro solo quei caratteri aventi efficace resa scenica. !

!

Scelta di alcuni aspetti psicologici che possano adattarsi alle esigenze degli attori e alle

aspettative degli spettatori. Non è un teatro fatto su un progetto bellissimo valido solo per

l’autore, ma fatto in funzione del pubblico. Il progetto di riforma di Goldoni va oltre la

semplice operazione di una stesura completa del testo scritto per configurarsi come un

ambizioso progetto che restituisce trascrizione critica della società dei suoi tempi.

Sostituiva alla banale comicità una comicità più seria e misurata in cui gli elementi di

schietta comicità si unissero agli elementi di riflessione morale e di emozione per le

vicende dei personaggi. !

Voleva inseguire la medietà fra commedia e tragedia; a metà del Settecento Diderot

propone la nascita di una nuova forme drammaturgica che si distacchi dai generi della

tradizione, mescolando gli aspetti come sono nella vita. La comicità si stempera

nell’affresco di una società. !

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Nel quinquennio l’accento passa dalla comicità fine a se stessa a una comicità della vita.

Cambia anche la configurazione dei personaggi che non possono essere quelli tipici della

commedia dell’arte (ruoli fissi), ma debbano essere caratteri psicologicamente elaborati

che assumono significato all’interno del contesto sociale in cui sono collocati (uomo

socievole = inserito nella società). !

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Con la compagnia Medebac trova il terreno ideale per la riforma e i personaggi sono

sempre plasmati a partire dagli attori di riferimento. Il lavoro di Goldoni può trovare la sua

manifestazione grazie alla collaborazione con gli attori e al contatto tra autore e attori che

sono ispirazione dei suoi migliori lavori. !

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Per il primo triennio (’48-’49-’50) gli attori di riferimento sono due: Cesare d’Arbes e la

moglie del capocomico Teodora Medebac. Nell’estate del ’47 prepara una prima

commedia che è “I due gemelli veneziani”; si tratta di una commedia che è scritta

direttamente sulla pelle dell’attore benché sfrutti un nucleo comico appartenente alla

commedia antica (gemelli identici che vengono confusi in equivoci). Doppio ruolo costruito

sulla personalità dell’autore e frequentando Cesare aveva notato una contraddizione di

atteggiamenti: uomo gioviale e brillante e dall’altra un uomo un po’ balordo e ingenuo. !

Il primo personaggio è il bergamasco Zanetto e il secondo è il veneziano Tonino, più

scaltro e furbo. !

Gli attori recitarono senza maschera e vennero messi in scena i due dialetti. La commedia

ottiene successo per la grandiosa prova d’attore perchè il testo gli era congeniale e vicino.

Così d’Arbes diventa l’attore di riferimento di Goldoni che lavora sulla sua personalità, ma

mantiene al personaggio la sua immagine esteriore, con i connotati della maschera di

Pantalone (vecchio, stolto, avaro e lussurioso); il Pantalone che presenta è però rinnovato

e lontano dalla maschera dell’arte. !

!

Il Pantalone di Goldoni è invece il mercante veneziano che ha fatto del lavoro e

dell’onestà i suoi lavori guida, è la figura che rappresenta l’equilibrio, l’utilizzo del denaro e

l’impegno nella propria professione. Si propone come difensore dei valori della famiglia,

contro la corruzione dei nobili, in nome dei valori dell’onestà e risolve le difficoltà

attraverso un paterno buon senso. Nel corso degli anni il personaggio diventa il portavoce

dell’etica borghese dell’autore, personaggio positivo in cui risiede la morale della

commedia, colui che è puntuale e non spreca il denaro. !

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D’Arbes, a partire dal ’48, si accontenta sempre di ruoli di comprimario: “L’uomo

prudente”, “La putta onorata” e “La famiglia dell’antiquario”. La protagonista di

riferimento è Teodora, giovane donna leggiadra, ma molto avvenente e dolce negli

atteggiamenti. Aveva una voce musicale che la rendeva adatta a fare personaggi femminili

legati a vicende sentimentali. Il primo personaggio scritto per Teodora è “la vedova

scaltra", Rosaura. Inaugura una tecnica di commedie che Goldoni ripeterà per anni, il

personaggio caratterizzato; la condizione sociale di Rosaura è quella di essere una

vedova molto accorta. !

Centralità del personaggio femminile che più è sensibile ai cambiamenti psicologici non

caratterizzata in senso caricaturale, ma in relazione all’ambiente; la caratterizzazione è

agli inizi, Rosaura deve difendersi dalla corte dei pretendenti che le permettono di

manifestare aspetti psicologici diversi con ogni uomo. Questa commedia è il più grande

successo della stagione ’48 con 22 repliche; nasce una polemica nei confronti di questo

lavoro e Goldoni si trova osannato dal pubblico e contestato da intellettuali e colleghi. Non

si accetta il successo di una commedia interamente scritta e prodotta secondo le leggi del

teatro commerciali; non è un prodotto letterario e l’autore ha ambito a farsi poeta. Ciò che

risulta inaccettabile è il fatto che lavori a strato contatto con la scena. Egli non avrebbe

rispettato l’unità di luogo. !

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All’inizio del ’49 Pietro Chiari scrive una commedia molto simile a quella di Goldoni, ma per

un altro teatro. Goldoni inventa poi il personaggio di Bettina, una giovane veneziana,

ragazza del popolo che si adopera per arrivare ad oneste nozze evitando i tentativi di

corruzione da parte di un altro uomo grazie all’aiuto di Pantalone. Abbiamo una ragazza

del popolo che diventa personaggio positivo, onorato, laborioso che riscatta l’immagine

generale della tradizione. Bettina è inserita in un ambiente sociale articolato.

presentazione sociale stratificata che fa sì che la comicità della commedia venga

attenuata e inizia a diventare seria. !

Ultimo elemento è l’ambiente e Goldoni insiste perchè dal punto di vista visivo il

palcoscenico fosse creato come un balcone veneziano e successivamente entravano i

gondolieri. !

Il processo è portato a compimento con “la famiglia dell’antiquario”, 1750. L’opera non

ebbe grandissimo successo, ma venne ritenuto il frutto più maturo di questa prima fase

della riforma; la trama è semplice, l’antiquario è un nobile che dilapida il patrimonio di

famiglia per acquistare le antichità; vi è poi la moglie del conte e la nuora che è borghese,

la quale contesta le abitudini dei suoceri. L’intento è quello di mettere in evidenza la

diversa etica tra le due classi sociali e il senso della commedia è la nuova idea di

Pantalone che non si limita a dare dei pareri, ma dimostra come gestire il denaro e i

rapporti umani e agisce per scongiurare la rovina economica diventando il baluardo della

società. !

Alla fine, troviamo un finale aperto: suocera e nuora decidono di dividersi la casa. Si dice

che Goldoni non sia stato in grado di risolvere la commedia e abbia inserito un falso lieto

fine che lascia amara la situazione. !

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Siamo nei primi mesi del 1750 quando la compagnia rimane sconvolta perchè Cesare ha

deciso di lasciare tutti e aveva firmato un contratto per recitare a Dresda con la moglie. A

Goldoni viene meno uno dei pilastri della drammaturgia e negative sono le ripercussioni

sul pubblico. Goldoni decide di fare una promessa clamorosa: scrive una parte per

Teodora in cui lei si congeda dicendo che l’autore avrebbe scritto non otto ma sedici

commedie allo stesso prezzo dell’abbonamento.!

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Tra le commedie nuove ci sono: “il teatro comico”, commedia molto originale e

organizzata come una prova di teatro nel teatro e attraverso le parole del capocomico

raccontava l’idea di una commedia che fosse ispirata al mondo. L’opera non ha un grande

successo. "La bottega del caffè”, opera che ebbe grande successo e che racconta la

storia di una bottega in cui si ritrovano diversi personaggi. “Pamela”, che debutta nel

1751 e che è un esperimento nuovo perchè è la prima commedia senza maschere ispirata

alla narrativa sentimentale di quell’epoca. Si racconta la storia di una serva che poi riesce

a sposare il signore presso cui lavora. L’abilità di Goldoni era quella di cogliere il gusto del

pubblico che tendeva al sentimentale. Questo è l’ultimo successo di Teodora perchè alcuni

equilibri della compagnia cominciano ad essere compromessi e Goldoni si sente poco

valorizzato; comincia a chiedere la possibilità di stampare i copioni che erano proprietà

di Medebac. Il capocomico si associa all’impresa e i diritti li prendono entrambi, ma poi

Goldoni comincia a rivendicare il possesso della commedia scritta.!

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Rientro di Maddalena Raffi a farsi valere sul palco e la sua presenza squilibra la gerarchia

delle donne e manda in crisi Teodora, ma fa sì che l’equilibrio di Goldoni si orienti sulla

servetta che diventa il personaggio tragico delle commedie. !

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Lezione 5, 26 febbraio 2015 !

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La composizione della Locandiera risale agli ultimi mesi in cui Goldoni lavora con la

compagnia Medebac (novembre-dicembre 1752). Già nell’estate del ’51 c’erano stati degli

screzi tra Goldoni e Medebac, ma anche mutamenti interni legati all’uscita dalla

compagnia di Cesare d’Arbes e la crisi di Teodora; ad aggravare questo equilibrio è il

ritorno in compagnia di Maddalena, donna dal carattere esuberante che subentra

nell’interesse artistico di Goldoni che la reperisce a Teodora e sulla sua psicologia

costruisce molti dei caratteri presenti nelle commedie del ’51 e ’52. !

Maddalena assume il ruolo della servetta ed ha una posizione secondaria; nelle prime

occorrenze la servetta continua ad avere un ruolo di contorno anche se capace di

accattivarsi le simpatie del pubblico. !

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Goldoni scrive dapprima “la serva amorosa” e la serva assume un ruolo teatrale:

l’amorosa. La serva diventa un’amorosa e assume in sè il ruolo di primo piano che nella

gerarchia della commedia dell’arte era riservato alle amorose. Il nome della servetta è

Corallina, nome d’arte di Maddalena e la “Locandiera”, rispetto alla serva amorosa,

ripropone il ruolo centrale della servetta, ma non c’è più nulla del ricordo legato alla

gerarchia dell’arte. !

Il personaggio è ben delineato dal punto di vista psicologico e sociologico. Non sappiamo

con precisione la data del debutto della Locandiera; alcuni pensano al 6 dicembre 1752,

mentre la maggioranza degli studiosi pensa ai primi di gennaio del 1753. La commedia

ebbe un’ottima accoglienza, ma venne tolta dal cartellone dopo sole quattro recite; non si

tratta di un successo travolgente e Goldoni dice che la ragione prima di questa scelta della

compagnia furono le rimostranze di Teodora, la quale ottenne di poter andare in scena con

Pamela. !

Il successo modesto di stima può essere legato alla modernità di questa commedia, esito

più maturo della riforma, tanto che la fortuna di questa commedia è postuma e inizia a

proclamarla grande capolavoro alla fine dell’Ottocento quando se ne impossessano grandi

attrici. Sembra che lo stesso Goldoni avesse avuto dei dubbi nello scegliere l’opera come

la migliore. !

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Osservazione diretta della società contemporanea e magistero della tecnica teatrale per

quanto riguarda la compattezza, i ritmo e la definizione dei personaggi che sono in grado

di avvincere il pubblico. I primi spettatori della Locandiera si stupivano della naturalezza

con cui va avanti un’azione in cui tutto quello che si presenta appare naturale. Conferma

che l’ispirazione del mondo viene filtrata dalle leggi teatrali. !

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Presentazione della società articolata in tutte le sue classi avviene grazie all’uso della

locanda, spazio pubblico e privato, luogo d’incontro di diversi forestieri e la possibilità di

mettere a contatto le diverse classi sociali diventava plausibile. Mirandolina è esponente

della classe borghese, un’artigiana che gestisce da sola la locanda dopo la morte del

padre e che si trova a far fruttare un’impresa che registra ottimi affari, locanda come luogo

di sosta di nobili clienti. Mirandolina ha raramente camere libere e i suoi avventori sono

esponenti della nobiltà (conte, marchese e cavaliere). Poi ci sono i camerieri e i servi,

servitori personali dei clienti stessi. A completare l’affresco sociale dei suoi tempi, Goldoni

inserisce due comiche che si fingeranno dame, che rappresentano il mondo a parte

rappresentato dagli attori. !

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Nella tavola dei personaggi, Goldoni dice che la locanda si trova a Firenze. Firenze non

interviene mai nella commedia, è un luogo fittizio e non c’è alcun elemento all’interno della

commedia che giustifichi il fatto che Mirandolina abbia la locanda a Firenze. Firenze

potrebbe essere in realtà Venezia e molti registi decisero di creare un ambiente che

assomigli di più a Venezia. !

C’è in Goldoni l’intenzione di superare il realismo minuto della sua città e l’obbligo del

plurilinguismo; era impossibile che una borghese e dei servitori parlassero italiano, mentre

con la locandiera si ambisce ad una dimensione più ampia. La scelta di Firenze è legata

alla scelta linguistica, a un italiano che è quello vivo e parlato dei tempi, lontano dagli

stilemi della letteratura tradizionale e l’italiano di personaggi che appartengono a regioni

diverse. Sembra quasi che Goldoni si sentisse pronto a fare qualcosa di più ambizioso e la

lingua della Locandiera appartiene al punto d’arrivo della riforma, volontà di rinnovare il

teatro. !

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Le prime quattro scene vedono in azione gli attori comprimari e Goldoni mette in relazione

personaggi di diverse classi sociali e costruisce dei caratteri godibili che sono riflesso di

alcune dinamiche della società del tempo; riesce ad impostare in quattro scena la

situazione. Potere sedativo che la padrona della locanda esercita sui clienti di sesso

maschile, promettendo la sua bellezza, ma non eccedendo più di tanto. Il cavaliere è

avverso nei confronti dell’atteggiamento della servetta. !

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Locandiera di Giancarlo Cobelli che vede nella rappresentazione della società i sintomi

di una decadenza dell’Ancien Regime. I personaggi sono teatrali e anche comici, ma

hanno una radice sociale ben precisa; la prima battuta definisce subito la differenza

sociale tra i due tipi di nobiltà presenti nel Settecento. Il povero marchese è ridotto alla

miseria tanto che all’interno della commedia risulterà spesso scroccone. Il suo contraltare

è il nobile di recente acquisizione, colui che si è comprato la contea. !

Due ideali di vita contrapposti che si fronteggiano per la locandiera; sono alloggiati lì solo

per intrattenere una relazione con la locandiera, anche se non sono stati soddisfatti nelle

loro mire. !

Il marchese spera che Mirandolina conceda a lui le sue grazie in cambio della protezione e

si fa interprete dell’idea discriminatoria per cui l’aristocrazia esercitava potere protettivo

sulle classi inferiori. !

Il conte è più realistico e capisce che l’unico argomento di vero potere è il denaro; siamo di

fronte a due personaggi comici, ma entrambi pensano di potersi comprare la locandiera,

proprio perchè esponente di una classe inferiore. Goldoni inserisce una tematica tutt’altro

che benevola, visione lucida fra quello che è il rapporto tra la classe sociale più alta e

quelle inferiori. !

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Il primo mezzo è il dialogo, la conversazione sostenuta da un ritmo di battute che si

alternano; non è l’azione, ma la conversazione su cose futili a mettere in luce

contemporaneamente l’aspetto individuale dei due uomini e l’aspetto sociologico. !

Il cavaliere è un vero nobile, la sintesi del conte e del marchese insieme, perchè

appartiene ad una nobiltà che si fregia di questo titolo che risale agli antichi ordini

cavallereschi, nobiltà che affonda le sue radici nel Medioevo. A differenza del marchese è

molto ricco e questo doppio modello di potere fa sì che sia spezzante, dominato da

un’aggressività che spesso è stata messa da parte, ma appartiene alla scrittura del

personaggio. Il cavaliere disprezza le classi inferiori e si presenta come un oppositore

delle donne (prima battuta contiene 5 volte parola donna); disprezzo della donna che si

mostrerà subito nei confronti di Mirandolina, la cui entrata è preparata da una serie di frasi

che la elogiano e la presentano come uno spettacolo meraviglioso. !

La fine della scena quarta contiene richiami alla parola guardare. !

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Anche la locandiera è costruita con la stessa tecnica dei personaggi secondari e siamo

davanti ad un Goldoni maturo; da un lato prende la psicologia dell’attrice, freschezza e

vivacità, dall’altro ha una precisa connotazione sociologica. All’inizio è più la lavoratrice

imprenditoriale che ha a cuore la sua locanda; si mette subito a servizio dei suoi clienti (chi

mi comanda?), ma immediatamente ha grande orgoglio della propria persona e sicurezza

della propria moralità. !

Abbiamo subito l’offerta del marchese e lei risponde in maniera decisa, il cliente vale, ma

non ad ogni costo; è la forza della borghese che ha preso sicurezza dei valori in cui crede

e della possibilità che con questi valori si possa difendere la propria dignità. La nobiltà si

sentiva autorizzata ad alzare le mani sulle classi inferiori e il marchese lo fa; anche il conte

pensa di avere diritto ad avere favori extra e pensa che sia soltanto questione di prezzo se

lei ha risposto negativamente al marchese. Continua a non capire che lei non può essere

comprata. Mirandolina rifiuta il regalo, ma finisce per accettarlo solo per non disgustare il

suo donatore; l’azione viene commentata dal cavaliere che ritiene che Mirandolina si

comporti in maniera inaccettabile in quanto esponente di una classe inferiore. Ha la

volontà di andare oltre il ruolo che le compete e c’è il primo conflitto tra cavaliere e

Mirandolina, conflitto di carattere sociale e professionale; il cavaliere rifiuta la biancheria,

umiliazione per lei. C’è un attacco non tanto alla donna, ma alla locandiera. !

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Lezione 6, 2 marzo 2015 !

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Scena quinta del primo atto: ci sono alcuni problemi testuali riguardanti il personaggi di

Mirandolina. Goldoni costruisce il personaggio come esponente della classe sociale

borghese e lo mette in dialettica con gli altri esponenti del mondo sociale e la dimensione

della dinamica sociale è il primo asse interpretativo per leggere lo scambio dialogico tra i

personaggi. !

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Ci sono due edizioni testuali a cui fare riferimento: la prima è quella del 1753 che Goldoni

stampa per l’editore Paperini e poi un secondo testo che risale al 1761, quando Goldoni,

per l’editore Pasquali, rivede tutti i testi delle sue commedie allo scopo di farne un’edizione

fedele alle sue intenzioni. Il testo che leggiamo è quello della Pasquali, tuttavia è

interessante il confronto con la prima edizione che presenta delle varianti interessanti:

inasprimento delle dinamiche sociali all’interno del microcosmo della commedia. Nella

scena quinta ci sono due momenti in cui il conte pronuncia delle battute che spariscono

nell’edizione iniziale.Viene nascosta la presunzione della classe aristocratica che permette

di considerare comprabile una donna come Mirandolina. La dinamica del conflitto di classe

è più smorzata e quindi nella prima parte della commedia il personaggio che ci viene

proposto domina la scena per la sua connotazione sociale più che per quella psicologica;

Mirandolina è più locandiera che donna. La dimensione sociologica che connota il

personaggio è centrale e sulla base di questa considerazione proseguiamo per analizzare

il resto: primo conflitto con il cavaliere. !

!

Il cavaliere si lamenta per la scarsezza della biancheria è il conflitto si sposta sul piano

sociale; non si potrebbe però definire il cavaliere misogino (odia le donne) perchè il suo

lamento è rivolto non alla donna, ma alla locandiera. L’argomento della misoginia viene

introdotto dal conte e devia l’interpretazione della scena. !

La motivazione fondamentale del cavaliere è il disprezzo verso la classe inferiore che non

fa il suo dovere e viene definita temeraria e ribelle.!

La reazione di Mirandolina si gioca sulla frustrazione di una donna lavoratrice attaccata nei

propri interessi e nasce qui l’idea di umiliare il cavaliere e di sedurlo come ci indicano le

scene successive. !

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Scene 9 e 10 in cui c’è il primo monologo di Mirandolina in cui nasce il proposito di

rapportarsi con il cavaliere e il suo confronto con il cameriere Fabrizio. La donna, punita

nell’orgoglio, vuole far innamorare il cavaliere, ma prima di questo c’è l’orgoglio della

lavoratrice. !

Sia Fabrizio che Mirandolina sono personaggi difficili; l‘aspetto della seduzione è molto

importante e Mirandolina è il personaggio che decide di rapportarsi personalmente con il

cavaliere allo scopo di ottenere una soddisfazione. Quella della seduzione pare una

giustificazione superficiale che nasconde l’umiliazione di Mirandolina. C’è un richiamo

visivo sulla dimensione lavorativa di Mirandolina che non può essere disconosciuta in

un’interpretazione della sua psicologia; il personaggio si impone per la sua dimensione

concreta e la lingua utilizzata da Mirandolina nel monologo è più diretta da quella usata

con i clienti della locanda.!

Mirandolina dice molto del suo sistema di vita a partire dalla scelta di non volersi maritare,

affermazione di peso per un personaggio del Settecento. Lei ha una sua autonomia

economica, non ha bisogno di qualcuno che la mantenga e si gode la sua libertà. Quello

che la lusinga è la capacità di potersi relazionare con esponenti delle classi sociali e grazie

alla sua autonomia è arrivata ad avere una libertà di relazione che è immagine per una

comune donna del suo tempo. Alcuni critici, hanno parlato di una Mirandolina

eccessivamente fredda e indifferente ai palpiti dell’amore mentre l’immagine che Goldoni

propone è più complessa.!

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La scene dieci svela alcuni aspetti della vita sentimentale di Mirandolina e Cobelli mette in

luce una familiarità che mostra come tra i due personaggi ci sia del tenero; siamo però di

fronte ad una coppia sbilanciata perchè lei ha un rapporto sentimentale con il suo

cameriere e come lui ricorda è di lunga data perchè il padre di lei le ha consigliato di

formalizzare il rapporto sposandolo.!

Mirandolina non ha nessuna intenzione di sposare Fabrizio e lo dice insistendo per due

volte sul “quando mi vorrò maritare”; lei è di condizione sociale superiore a Fabrizio e lei

glielo ricorderà, dicendo a lui di andarsene. La figura dominante nella coppia è quella della

donna e c’è una sorta di tirannia che lei esercita su Fabrizio e cheto porta alla ribellione. !

I due si danno del Voi e a questa regola c’è un’eccezione quando Fabrizio che rimprovera

Mirandolina le da’ del Tu e rivela il passaggio al livello sentimentale. In lei c’è un

attaccamento a Fabrizio, ci tiene a tenersi fedele lui, ma non vuole lasciargli un ambito di

autonomia. Mirandolina ha un ambiguo sentimento nei confronti di Fabrizio, ma d’altra

parte anche Fabrizio non è l’immagine dell’innamorato sincero. !

La doppiezza di Mirandolina ha una corrispondenza in quella di Fabrizio. !

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la Locandiera sarebbe basata sul tema della passione e della finzione; il dramma

borghese, nell’Ottocento, sarà contrassegnato dal potere dei soldi; Mirandolina vive

l’amore in stretta dipendenza con la sua condizione economica. Il tema della finzione

diventa un tema che va giocato e interpretato sulla base del quadro dei valori di riferimento

e non è finzione fine a se stessa, legata ad una ripicca, ma ha un riflesso del mondo

sociale. Il mondo della locandiera è spesso un mondo in cui tutti i personaggi fingono di

essere quello che non sono. !

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La scena quindicesima del primo atto è quella più famosa di tutta la commedia, quella in

cui Mirandolina porta la biancheria al cavaliere e riesce a conquistare la sua stima e

simpatia; è la prima tappa della finzione di Mirandolina che mette in atto una strategia in

cui realtà e finzione si mescolano. Mirandolina parte dal punto in cui si era interrotto il

dialogo con il cavaliere, l’affronto al suo lavoro, ma il primo approccio efficace sul cavaliere

sta nel fatto di umiliarsi come rappresentante una classe inferiore. !

Seconda fase vede l’utilizzare come strumento di seduzione la verità e Mirandolina recita

essendo proprio se stessa, racconta al cavaliere il suo sistema e gli dice che la sua

strategia commerciale è quella di essere gentile con il cavaliere. !

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Mirandolina parte con l’indicazione della classe sociale e finisce sul personale.!

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Lezione 7, 3 marzo 2015!

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Mirandolina è fortemente radicata nel suo ruolo sociale, anche se poi viene introdotto il

tema della commedia che Goldoni sceglie di ribadire con un raddoppiamento nelle

successive scene (16-19) che vedono l’apparizione delle attrici. Goldoni ha un interesse

artistico e non casuale nell’inserire il doppio tema della finzione visto da due angolazioni:

finzione astuta di Mirandolina + finzione astuta delle due comiche. !

Due accezioni differenti della finzione: abbiamo la finzione vera e la finzione finta. !

La finzione vera è quella posta in essere da Mirandolina che recita smascherando se

stessa, recita la sua parte selezionando alcune componenti vere del suo essere e

mettendone in ombra delle altre, ma quello che bisogna rilevare è il fatto che lei reciti

quella che è, una parte radicata nella sua realtà sociale e ambientale della locanda e

riesce a risultare efficace. !

La finzione finta: le due attrici recitano la parte di due dame in un ambiente che non è il

loro, quello della locanda e sono così poco credibili ed efficaci. Le due attrici recitano

quello che non sono. !

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L’approccio di Mirandolina al cavaliere era quello di sottolineare la distanza sociale,

presentandosi con il lucido realismo di una serva tutta presa dal lavoro e dal suo interesse

economico ed è il lucido realismo che impressiona il cavaliere, ma allo stesso tempo lo

conquista perchè lo rassicura. Lei gli lascia la sua autonomia e a metà della scena,

quando lei ha conquistato la fiducia del cavaliere, parte la vera e propria simulazione e lei

recita la parte della serva prostrata ai piedi del grande aristocratico e lo fa agendo per

sottrazione. Mirandolina estrapola dalla sua condizione solo gli elementi che mettano in

evidenza la sua appartenenza ad una classe inferiore, eliminando tutta la parte di orgoglio

sociale, di sicurezza di sé, di rispettabilità che le avevamo riconosciuto nei rapporti con il

marchese. La parte è costruita per sottrazione. L’idea che il cavaliere si fa della donna è

che lei sia assorbita nel lavoro. !

! Abbiamo la gag della mano: Mirandolina offre al cavaliere di stringergli la mano e lui

• rimane perplesso perchè di solito si fa tra pari, ma lei ha calcolato tutto dicendo di

essere pulita. La pulizia, nell’Ancien Regime, si trova nelle classi alte e i poveri non

possono curare la propria igiene personale, ma lei è pulita e lo fa notare ottenendo la

stretta di mano che sottolinea la sua deferenza e la sua differenza rispetto agli altri

esponenti della classe popolare. !

Abbiamo lo scambio di battute che segue la sequenza della mano e lei adotta una

• progressione verbale che sottolinea la sua disponibilità a essere subordinata agli ordini

del cavaliere. Mirandolina sottolinea la distanza che ritiene necessaria nei rapporti con

il cavaliere, recitando la parte della serva devota pronta ad obbedire. !

L’uso del termine libertà è un’altra spia della strategia di attacco al mondo del

• cavaliere. Mirandolina ha detto che vuole rimanere libera, non si vuole sposare, ma qui

usa la libertà che è termine su cui il cavaliere è sensibile. La libertà diventa un’arma

efficace per far breccia nel cuore del cavaliere per mostrare ciò che le convenienze le

imporrebbero di tacere; la sua finzione può essere così palesemente negata. Quello

che lei dice è vero. !

Una delle scelte registiche più forti della Locandiera di Visconti fu la scelta di affidare la

parte di Mirandolina ad una donna che aveva 44 anni e che non era assolutamente bella,

ma forte di carattere. Nel testo di Goldoni il fascino di Mirandolina è legato al suo intelletto

e lei stessa nel testo diceva di non essere né bella né giovane. !

Siamo di fronte ad un personaggio complesso e la sua raffinatezza nella strategia della

finzione è accentuata dalla serie di scene dove agiscono le attrici. Queste scene (17-20)

nella tradizione della Locandiera sono state molto sfortunate perchè questa parte veniva

levata in quanto inutile e perchè la presenza di due attrici avrebbe potuto mettere in ombra

la prima donna. Si pensava che queste scene fossero state scritte per far riposare la

protagonista e per dare delle parti a tutti gli attori; negli anni Settanta, per merito di Ringer,

(critico tedesco) la figura delle due attrici comiche è stata rivalutata e questa parte della

commedia identificata come indispensabile. !

!

Le due attrici sono due comiche dell’arte di una compagnia che agisce da Firenze e da

Livorno e da Pisa. La compagnia viaggia per fiume e le due comiche cercano un diversivo

utilizzando due abiti di scena e facendo le dame. Le colloca nella stanza migliora e poi

andranno anche i commedianti!

!

La sfida delle attrici è quella di passare dalla svena alla sfida di locanda, scena in cui

occorre avere radici sin dalla nascita. Mirandolina le osserva, le mette in silenzio e prelude

allo smascheramento palese. Le due comiche non tentano nemmeno di difendersi.

Mirandolina conosce bene la clientela maschile e giudica il risvolto basso in cui potrebbe

cadere chi utilizza la finzione. Ha inizio così la rovina materiale e immorale del cavaliere. !

!

Prima però c’è ancora il secondo atto che vede il compimento della tecnica della finzione

costruita in maniera raffinata da Mirandolina che ha bisogno id una attacco che dia luogo a

tante modalità dei registri interpretativi; la recita è giocata più sul piano personale. Ci sono

cinque scene ambientate nella camera del cavaliere; quell’affinità spirituale già instaurata

nel primo atto si sviluppa sotto il profilo diretto chiamando in causa tutti i sensi. Qui le

direttive sono quelle del tatto, olfatto, gusto e il cavaliere viene irretito da una serie di

elementi che giocano sui cinque sensi. !

Mirandolina capisce il rischio di essere giudicata una seduttrici e quindi tira fuori le battute

della scena precedente. !

Scena sei e sette abbiamo il marchese in primo pino che gusta l’intingolo e dietro la

ripresa dell’idillio fra i due personaggi. C’è un cambiamento di tono rispetto alla scena

precedente; abbiamo ancora la serva che vuole mettere in tavola il piatto che ha cucinato,

ma il fraseggio non è più quello della distanza, bensì c’è una maggiore insistenza sul

lessico di tipo emotivo. Mirandolina insiste sulle mani che hanno fatto l’intigoletto, ma

sanno fare molte altre belle cose: elemento del tatto come elemento del contatto fisico

auspicato. !

!

Mentre lei nella prima scena parlava in generale degli interessi del borghese, qui dice

“bramerei sentire il suo gusto, sapere il suo parere e avrei piacere di sentire” è cambiata la

sfera lessicale di riferimento che si è spostata su un abito emotivo. Anche il cavaliere parla

di piacere, apprezza il gusto del piatto, il sapore e il profumo; una sinfonia di gusto che

mette in sintonia i due personaggi e che si sposta su un contatto confidenziale quando

Mirandolina accetta di bere il vino del cavaliere dal suo stesso bicchiere.!

!

Nella scena quarta inizia la seconda parte che, sulla base del vino, porta a un

avvicinamento fisico e verbale dei due; il cavaliere le offre una sedia, la fa fisicamente

sedere accanto a lui e verbale perché, se andiamo ad analizzare il fraseggio, troviamo un

avvicinamento confidenziale. Lei non è più padrona, ma padroncina garbata, una garbata

giovine e infine la prima donna di questo mondo con cui ha avuto la possibilità di trattare

con piacere. Qui scatta la strategia di Mirandolina di affermare e negare l’attrattiva che

esercita su di lei il cavaliere e afferma che prova qualcosa di insolito, anche se prima ha

ribadito che persone che non si conoscono si sentano affini tra di loro. !

!

Lezione 8, 5 marzo 2015!

!

Il secondo atto contiene la scena sedativa di Mirandolina che si basa sull’esercizio di tutti i

sensi e sulla base di questo cambiamento si inserisce l’ultimo intervento della donna con

l’attacco alla tranquillità del cavaliere. Lui, turbato, ha deciso di andarsene e Mirandolina,

che vuole un riconoscimento visibile, gioca la carta dell’esibizione teatrale marcata e

inscena uno svenimento mentre offre il conto al cavaliere. Momento in cui Goldoni rende

evidente il carattere di finzione di Mirandolina che è andato aumentando di

consapevolezza all’interno dei tre momenti: recita sociale; alla serva era subentrata la

morosa; esibizione teatrale manifesta. !

Mirandolina esce dalla parte e commenta quello che sta realizzando ai danni del cavaliere. !

!

Dal punto di vista stilistico Goldoni ricorre ai modi della scrittura dei drammi patetici,

genere che esiste già alla metà del Settecento e diventerà uno dei generi dominanti nel

secolo successivo. Goldoni si distacca dalle modalità delle tradizioni dell’arte e la finzione

risulta ridicola e riconoscibile tanto che Mirandolina si permette di uscire dalla parte per

commentare la sua recita. Tutto è giocato sull’esagerazione dei toni e sul contrasto

esasperato nella parole di Mirandolina che contraddice le sua parole con le lacrime.

Mirandolina sviene non appena il cavaliere le dona i soldi e lei ha sempre dichiarato che il

suo obiettivo è quello di fare il suo interesse, ma quando lui le fornisce i soldi lei si lascia

andare. Da questo momento il cavaliere dice cose che mai sarebbero uscite dalla sua

bocca e assume un atteggiamento di aggressività nei confronti degli altri. Il conte,

uscendo, dice che il cavaliere è diventato pazzo e questa perdita dell’autocontrollo

caratterizza la dinamica del terzo atto. Mirandolina attende però ancora il suo trionfo

pubblico e di solito la critica dice che il terzo atto è quello del suo trionfo che mostra la sua

vittoria con l’umiliazione pubblica del cavaliere.!

Il terzo atto presenta risvolti ambigui che lo rendono scontato e un finale che è tutt’altro

che lieto. !

La prima battuta del terzo atto è affidata a Mirandolina che dice: “l’ora del divertimento è

passata, voglia ora pensare ai fatti miei”; lei vuole ritornare ad essere la figura impegnata

nel proprio lavoro conosciuta in apertura di commedia, ma questo non sarò possibile

perchè il gioco si è protratto a tal punto che adesso rischia di sfuggirle di mano. Davanti a

lei c’era un uomo dalla sicurezza e alterigia sociale più elevata di quella del conte e del

marchese (il cavaliere è somma di conte e marchese), ha potenziato le sue reazioni

perchè è stato esasperato sentimentalmente e nella parte centrale del terzo atto il

cavaliere torna a corteggiare Mirandolina determinato a concludere bene il tutto. !

A partire dalla scena quarta del terzo atto il cavaliere parte all’azione con l’atteggiamento

avuto dal conte e dal marchese; le regala una boccetta che lei rifiuta e lui si dispiace

chiedendole di accettarlo per amor suo. !

!

Mirandolina risponde sempre in maniera distaccata e mette il ferro da stiro al centro

dell’attenzione perchè è lo strumento del lavoro della locandiera su cui lei si concentra; in

secondo luogo l’operazione della stiratura gli permette di far entrare in causa Fabrizio.

Goldoni utilizza un particolare necessario per introdurre un elemento di disturbo,

costruendo la scena su uno schema ternario (Mirandolina, il cavaliere e Fabrizio). !

Il cavaliere adotta un atteggiamento violento nei confronti di Fabrizio, ma poi arriva ad un

tentativo di aggressione nei confronti di Mirandolina. !

!

La locandiera si rende così conto di non essere più in grado di controllare il gioco e

comincia a temere per la sua incolumità e per la stessa situazione della locanda; il

cavaliere è una minaccia concreta sia per lei che per il suo sistema e Goldoni costruisce

una seconda parte dell’atto che è tutt’altro che rassicurante e che inclina in una

dimensione drammatica e pensierosa. !

Dalla scena della stireria si passa ad una camera con tre porte ed è l’unica volta nel teatro

goldoniano in cui si ha una collocazione con tre porte sul fondo che devono essere agibili;

insistenza sul codice scenografico che non è comune, spesso le sue scenografie sono

spazi neutri. Qui Goldoni insiste c’è l’idea di uno spazio forzato e la sequenza si apre con

l’ultimo monologo di Mirandolina che dichiara la sua condizione. !

!

L’azione si risolve con il matrimonio tra lei e il cavaliere. Abbiamo, inoltre, la presenza sul

fondo di tre porte, che devono essere agibili, e per l’antico spettacolo settecentesco si

trattava di una scenografia più impegnativa, perché dovevano essere apribili e chiuse a

chiave, e spesso le scenografie di Goldoni erano “spazi neutri”, quindi non davano delle

connotazioni precise, ma qui era “specifica” la scenografia in tutte le sue connotazioni

stilistiche, quindi, queste tre porte dovevano essere forzatamente aperte. !

!

Abbiamo, perciò, l’idea di una “situazione di assedio”, quindi di uno “spazio forzato”, e la

sequenza si apre con un monologo di Mirandolina, la quale dichiara, in maniera sincera, la

sua condizione di animo. !

!

La scelta dell’espressione di “Satiro”, che indicava l’uomo con appetiti sessuali estremi,

ben sottolinea i desideri del Cavaliere, il quale pretende soddisfazione, quindi Mirandolina

si deve difendere, decidendo di risolvere un qualcosa di grande e, per la prima volta, vede

intaccata la sua “sicurezza”, che era il suo punto di forza, perciò da qui prende la

decisione di sposare Fabrizio, e codesta non viene da una decisione sentimentale, ma da

un momento di paura come se si indirizzasse verso un male minore. !

!

Mirandolina, si preoccupa di chiudere le tre porte, dopo il monologo, e ha fatto bene,

perché si sente battere forte il Cavaliere contro le tre porte, e le dice di aprire la porta con

violenza ed aggressività. !

!

Mirandolina, approfitta di nascondersi, dichiarando la sua paura, per la sua onestà,

lasciando Fabrizio da solo con il Cavaliere, che è tornato, e Fabrizio, che è appartenente

ad una classe inferiore, non si può imporre, ma chiede l’aiuto del Conte e del Marchese. !

!

I due nobili, comparsi nel mezzo, danno, apparentemente, un momento di fiducia a

Fabrizio, che denuncia l’atteggiamento del Cavaliere, ma dopo, essi ebbero

l’atteggiamento opposto, quindi il Conte e il Marchese chiedono l’entrata del Cavaliere, e

cacciano Fabrizio, nella scena sedicesima. !

La situazione diventa estremamente delicata, e i nobili, perciò, hanno preso il controllo di

questa situazione nella locandiera, e a questo punto Goldoni taglia un altro pezzo nella

Edizione Pasquali, dove cacciato via Fabrizio i tre potrebbero passare all’attacco vero

della Locandiera. !

!

I due nobili, indispettiti dal Cavaliere, che era andato oltre a quello che avevano ottenuto,

incominciano ad ostacolare la sua ribalta, e lo faranno vergognare di se, facendo si che

Mirandolina assista al congedo del Cavaliere, che la minaccia con parole altisonanti. !

!

Cobelli, elimina la situazione delle tre porte, e la colloca in uno spazio diverso, cambiando

la scenografia, ma accentuando l’idea della drammaticità cogliendo l’inseguimento del

Cavaliere, nei confronti di Mirandolina, in una “soffitta”, con una giornata temporalesca, e

si dà la sensazione di uno “spazio angusto” e “drammatico”, ma contemporaneamente,

Cobelli utilizza, come nuovo elemento determinante, l’ “esagerazione dei toni”, visto che

viene resa come una recita. !

!

Il Cavaliere salva l’onore, perché Mirandolina lo dichiara non innamorato di lei, ma esso

viene ferito, nel momento in cui la locandiera afferma, che il corteggiamento era stato una

“finzione pilotata”, e non hanno soddisfazioni i due nobili che se ne vanno via insieme,

visto che aveva offerto il Conte, al Marchese, di mandarlo da un suo amico in campagna,

e Mirandolina, sceglie la negazione di qualsiasi coinvolgimento sentimentale, facendolo in

maniera chiara, nei confronti del Cavaliere, legandosi ogni margine di un coinvolgimento

personale ed emotivo, ma lo fa doppiamente nei confronti di Fabrizio, nel quale la

dichiarazione d’amore che lei fa a lui, non fa parte del “mondo dei sentimenti”, ed agisce,

nei confronti di ripicca del Cavaliere, utilizzando la promessa di Fabrizio, e mai parla di lui,

per una questione di affezione, ma semplicemente parla di “colui che mi ha destinato mio

padre”. !

!

Mirandolina, fa una proposta di matrimonio fredda, e si mantiene opportunista, per

rimanere fedele al padre, ma nell’ultima scena, infatti, Fabrizio rimane risentito di questo

atteggiamento usato da lei, per la nuova strategia di Mirandolina che ella ha deciso di

cambiare sistema, moderando quella accoglienza affabile che ha reso famosa la sua

locanda, e non viene meno alla sua indipendenza, come margine sociale, visto che

questo, Fabrizio, lo teme, quindi egli, alla fine, chiede i patti, come una sorta di contratto

prematrimoniale, ma questa auspicazione viene sminuita da Mirandolina stessa, che lo

minaccia, dicendogli di “darle la mano o di tornare al suo paese”. !

!

La coppia, anche nel finale, rimane sbilanciata, ed ecco che il “lieto fine” della commedia

goldoniana non nasconde delle contraddizioni, che rimangono aperte ed è semplicistico

vedere la “fine della storia di Mirandolina” come una soluzione delle vicende, inoltre è più

corretto giudicarla come il “riflesso di quella scelta di impostazione realistica della riforma

goldoniana”, in cui sicuramente, il genere comico prevede il lieto fine, ma il contenuto

comico deve essere sempre sfumato da toni ambigui ed oscuri, non totalmente

rasserenanti. !

!

Codesta diventerà una delle caratteristiche dei decenni successivi, e diventa uno degli

elementi fondanti della “Trilogia della villeggiatura” di Goldoni, in cui la “struttura della

commedia”, non riesce più a contenere il contenuto realistico che Goldoni vuole esporre. !

!

La locandiera chiude la “parabola della riforma”, prima che Goldoni si trasferisca al Teatro

San Luca. !

!

Goldoni, non rinnova il contratto con Medeback, e nella quaresima del 1753, Goldoni

lascia la compagnia, per passare al servizio del Teatro San Luca, all’epoca il più grande

teatro di prosa della penisola italiana. !

!

Il contratto, firmato nell’estate del 1752, era molto vantaggioso, perché gli permetteva di

avere il pagamento delle commedie subito, prima che venissero messe in scena, e gli

permetteva di decidere liberamente, quante commedie produrre, mettendo il numero di 6

commedie, come minimo, ed esse erano pagate autonomamente, quindi, Goldoni aveva

una base di stipendio di 200 ducati, solo per la collaborazione con il Teatro San Luca. !

!

Un altro elemento importante era quello della possibilità di non seguire la compagnia fuori

da Venezia, e lasciare un margine di libertà all’attività dell’autore, visto che non era a

Venezia da Marzo ad Ottobre, a cui si aggiungeva la possibilità di pubblicare le opere

dopo tre anni dalla prima rappresentazione. !

!

Esse erano clausole, che Goldoni aveva voluto fortemente, dopo contrasti sorti con il

capocomico, nel corso degli anni, che gli facevano presupporre di avere una vita molto più

tranquilla e semplice a livello professionale. !

!

Nel 1759, il teatro di Goldoni, subirà gli attacchi della concorrenza degli altri teatri, e alla

base di queste difficoltà, ci sono ragioni legate alla configurazione stessa della scena

teatrale, dove Goldoni andava a lavorare, perché il Teatro San Luce era di tipo

impresariale, quindi, gestito da Francesco e Antonio Andramin, che stipendiavano una loro

compagnia alle loro dipendenze, e si trattava di una condizione amministrativa anomala,

visto che la compagnia era molto più numerosa, rispetto a quella di Medeback, ed era

legata ad impresari, nel quale si ebbe la “rotazione dei componenti della compagnia”, la

quale era molto più frequente. !

!

Una delle difficoltà, che Goldoni dovrà affrontare, è quella di trovare degli attori di

riferimento, e dovrà scrivere dei testi ad “impianto corale”, perciò, il fatto che questa

compagnia fosse più numerosa, era giustificata dalla grandezza della sala, e le proporzioni

erano più adatte alla “compagnia lirica” ed erano poco adatte alle “commedie precedenti di

Goldoni”, diverso dal Teatro Sant’Angelo. !

!

La platea era lontana, e c’era, in mezzo, l’orchestra e più palchi, nel quale Goldoni doveva

costruire un “impianto testuale”, che tenesse conto di questi problemi, ma ad aggravare

questi problemi, ci furono le “amministrazioni degli utili”, visto che gli Andramin pagavano

gli attori con delle provvigioni, quindi stava a dire che l’impresario, tolti dagli incassi le

spese varie, divideva gli utili rimasti tra i personaggi della compagnia. !

!

Il lavoro di Goldoni era più difficile con condizioni che lui stesso non aveva preso in

considerazione, perché mentre con Medeback contava sulla fiducia assoluta dei

componenti della compagnia, a San Luca, Goldoni si trovò davanti un ostacolo, alla

realizzazione del suo lavoro, anche dalla parte degli attori, quindi gli anni dal 1753 al 1755,

fanno risentire a Goldoni dei problemi fisici come la depressione. !

!

Si trattava, di un problema già affrontato durante gli anni della collaborazione con

Medeback, quindi la rivendicazione di proprietà che Goldoni voleva fosse riconosciuta

nelle sue commedie, ed è partita nel 1750, quando Goldoni aveva espresso la volontà di

pubblicare a stampa i testi delle commedie inscenate da Medeback. !

!

Medeback l’aveva vista subito come un qualcosa di sospetto, e aveva tergiversato per un

paio di anni, ottenendo un riconoscimento economico da parte di Goldoni, ma poi, Goldoni

torna alla carica, dopo la stagione delle sedici commedie nuove, visto che Medeback non

ebbe nessun contributo aggiuntivo per questo, e la situazione era stata condotta su un

compromesso, che poi, con la rottura, la situazione precipita, quindi Medeback pubblica le

trentadue commedie che non erano state richieste dall’autore stesso.

!

!

Lezione 9, 9 marzo 2015!

!

“La prova scritta sostituisce completamente il primo modulo e si svolge solamente sugli

appunti presi in classe. Prova con cinque domande aperte con un numero di righe

prestabilito. Una delle cinque domande sarà un’analisi del testo. Necessario iscriversi

(cognome, nome e matricola); ultima lezione prima delle vacanze di Pasqua è martedì 31

marzo. Il 21 maggio ci sarà il primo appello orale di drammaturgia.”!

!

Anni che vanno dal ’53 al ’56, polemica legale con Medebac e con lo stampatore Bettinelli,

argomento che ci permette di affrontar alcuni osservazioni sulla filologia dei testi

goldoniani. La prima edizione di Goldoni fu la Bettinelli, iniziata a stampare nel 1750 e

l’idea è quella di stampare quattro commedie all’anno dividenti i diritti d’autore e lui

predispone testi in maniera vistosa rispetto ai copioni che aveva predisposto per la scena.

L’edizione va avanti fino al ’52, quando le tensioni fra Goldoni e Medebac si fanno più

accese. Già Goldoni nutriva un senso di rivalsa su Medebac che era colpevole di non

averlo gratificato economicamente per lo sforzo dell 16 commedie nuove; G comincia ad

avanzare richieste di esclusivismo nella proprietà dei testi, Medebac deve rinunciare ai

suoi diritti e quelle commedie dovevano essere riservate anche economicamente al solo

autore. La situazione degenera quando nel ’53 lascia la compagnia aspettandosi che

l’edizione Bettinelli terminasse con la sua uscita dal Sant’angelo e Medebac continua la

stampa, mettendo a disposizione del tipografo i copioni che Goldoni aveva ceduto. I

copioni avevano molte parti lasciate sottintese e per sopperire a questi buchi Medebac

paga Pietro Chiari e gli fa riscrivere alcune parti; questo scatena le ire di Goldoni,

malgrado il capocomico scriva ad apertura del quarto tomo Bettinelli (primo non

autorizzato), che le parti interpolate sono stampate in corsivo, in modo tale che il lettore

sia avvertito che sono parti aggiunte. Escono ben quattro tomi fatti in questa maniera (tra il

’53 e il ’56) mentre si scatena una polemica giudiziaria e Goldoni denuncia Medebac al

tribunale di Venezia e nel frattempo si accorda con Paperini per pubblicare una contro

edizione, denunciando come spuria la versione di Medebac e rivendicando la differenza

fra il copione scritto a vantaggio della scena e il testo scritto per la pagina. !

Due versioni differenti perchè diversa la destinazione e quindi non possono essere

confuse l’una con l’altra. Goldoni viene condannato perchè era sì l’autore del testo, ma

aveva ceduto i diritti a Medebac che poteva disporre dei testi come meglio credeva. Il

teatro è frutto di ingegno ed è una merce che, una volta venduta, non può essere

rivendicata. !

Goldoni viene poi denunciato una seconda volta per aver pubblicato una contro edizione e

le leggi sono ancora più severe perché la sentenza blocca l’edizione pubblicata a Firenze

(Peperini), impediscono alle copie di entrare a Venezia e intimano a Goldoni di pagare un

risarcimento. I due riescono a pubblicare un nono volume e l’edizione Peperini vede

l’Arlecchino scritto come commedia, ma tutto ciò avrà una circolazione fuori Venezia. !

!

Nel 1757 Goldoni inizia i lavori per una nuova edizione “Pitteri” (stampatore veneziano),

edizione che andrà avanti fino al ’63. Questa è un’edizione che ripropone con poche

modifiche le versioni dell’edizione fiorentina che i veneziani non erano riusciti a leggere.

all’altezza degli anni sessanta Goldoni decide di impostare un’edizione curata in cui

rivedere in maniera definitiva il testo del suo teatro; è questa l’edizione Pasquali, edizione

base del teatro goldoniano. Goldoni si dedica a essa con grandissimo impegno, è

l’edizione colta e magnifica perchè concepita come un prodotto editoriale di lusso e qui

l’autore scrive per ciascuno dei 17 volumi una prefazio in cui comincia a ricostruire la sua

vita; è una sorta di lavoro memoriale che da’ la misura di quanto Goldoni fosse

consapevole di aver costruito un monumento letterario. Sono queste le “Memorie Italiane”

che dovevano fungere come prefazione e si distinguevano da “I memoires” scritte a Parigi

in cui racconta la sua vita. !

!

Gran parte delle commedie che leggiamo sono il ripensamento tardo e molti dei tratti che

fecero grande il testo non ci sono più. !

Edizione Zatta è la più vasta, impostata dallo stampatore nel 1788 e va avanti fino al 1793;

si compone di 44 volumi e raccoglie tutto il teatro di Goldoni. Riordina la situazione delle

commedie ristampando le edizioni precedenti, ma è meno attendibile perchè Goldoni non

ci mette mano. !

!

L’impegno editoriale si mescola ai molti altri impegni e contrasti che deve affrontare alla

metà degli anni ’50 durante il lavoro al San Luca; più grande era la sala, maggior erra la

concorrenza contro cui Goldoni si tirava a far fronte. Il fenomeno della commedia scritta

che aveva contribuito ad affermare a Venezia aveva fatto sì che si sviluppasse una

concorrenza. !

Il suo maggiore concorrente era rimasto il suo vecchio capocomico Medebac che aveva

scritturato al suo posto Pietro Chiari, abilissimo drammaturgo capace di costruire copioni

efficaci. Era un autore prolifico in grado di costruire modelli imitativi degli spettacoli più

fortunati visti a Venezia; Chiari aveva già fatto una commedia imitativa della vedova scaltra

di Goldoni. Carlo aveva cercato di risollevare la situazione del teatro San Luca e portò in

scena “la sposa persiana”, tragicommedia di carattere esotico con una storia avvincente

anche per gli apparati scenografici. Tenne il cartellone per 34 sere pur essendo una storia

di valore artistico più moderno e anche qui la risposta di Chiari non mancò; scrisse “La

schiava Chinese” e “Le sorelle Chinesi”. Goldoni dovette inventarsi i sequel della sposa

persiana con lo scopo di attirare il pubblico; seguirono due commedie “Ircana in Ispan” e

“Ircana in Julfa”. L’autore tenta nuove strade anche con la commedia popolare, in cui i

protagonisti sono gli esponenti del popolo che parlano in dialetto = “Le massere” e “Il

campiello”, commedie che denunciano il cambiamento di strutta: rappresentazione corale,

ambiente multiplo, compagnia sempre diversa e mancanza del protagonista. !

!

La concorrenza, al posto di diminuire si eleva e dopo Pietro Chiari arriva Carlo Gozzi, che

inizia ad attaccarlo a partire dal ’56; mentre il contrasto con Chiari era di tipo commerciale,

quella di Gozzi è una battaglia ideologica. Egli appartiene all’antica nobiltà veneziana

sprezzante e conservatrice; Gozzi si oppone al modello di teatro promosso da Goldoni

perchè vede una minaccia dal pt di vista del cambiamento dei costumi e dell’impianto

ideologico. Ritiene che la rappresentazione sorridente della stratificazione sociale

contenga in realtà un pericoloso messaggio contrario al mantenimento dello status quo

veneziano. la visione realistica di una società in cui i nobili sono oziosi e i borghesi vincenti

per la laboriosità e capacità di resistere alle avversità, sembra a Gozzi un pericoloso

attacco alla istituzioni. !

Nella Venezia degli anni ’50 il senato veneziano promulga una serie di editti volti al

protezionismo, segno che l’inquietudine di Gozzi era più diffusa di quanto fosse

considerato pericoloso l’utilizzo dello strumento teatrale per l’ideologia.!

!

Gozzi denuncia il pericolo che il teatro di Goldoni attecchisse potendo avere dei seri

risvolti dal punto di vista sociologico e politico. La battaglia che Gozzi inizia è culturale,

fatta da un rappresentante della classe conservatrice, contro uno strumento di

comunicazione di massa quale era il teatro. !

!

Il conte aveva iniziato a prendersi gioco di Goldoni all’interno della sua accademia

“Accademia dei Granelleschi” frequentata da difensori accaniti della tradizione. I

Granelleschi scrivevano sonetti stampati su fogli volanti e fatti circolare; si ha poi l’attacco

satirico diretto “tartana degli influssi per l’anno bisestile 1756”, calendario in cui ad ogni

mese c’era sempre qualcosa contro Goldoni e lui viene tacciato di essere immorale perchè

portavoce di una visione sociale sovversiva; viene considerato ignorante e incapace di

rispettare la tradizione, la letteratura e disponibile ad assecondare le mode del pubblico;

viene considerato venale, assettato di denaro e disponibile a compromessi pur di

guadagnare. Gozzi accusa Goldoni di ritenersi un drammaturgo solo perchè i suoi

spettacoli sono molto frequentati e il favore popolare è prova di scarsa qualità di valore

artistico del proprio lavoro. !

!

Nel 1760 la Gazzetta di Venezia pubblica un intervento di Voltaire che elogia Goldoni

come pittore della natura e Gozzi decide di cambiare strategia e di affondare Goldoni

mettendosi a fare il drammaturgo. Gozzi riesce a riempire il suo teatro e si allea con il

truffaldino Antonio Sacchi e la sua compagnia. Sceglie la fiaba, versione drammatica di

alcune fiabe note nell’ambito della letteratura del settecento e in esse costruisce dei

copioni di grande effetto e nel gennaio del 1761 debutta la prima fiaba “L’amore delle tre

melarance”. Goldoni viene inserito qui come cattivo e il successo è immenso; Goldoni

vede calare gli accessi al teatro e Gozzi scrive la seconda fiaba “Il corvo” e poi “La

Turandot”, spettacolo del carnevale del ’62. !

Questo sarà l’ultimo Carnevale di Goldoni a Venezia e a teatro da lui ci sarà il minimo

storico; le commedie rappresentate saranno le sue più importanti. Così Carlo lascerà

Venezia per sempre per andare a Parigi; venne invitato dalla Comediè italienne di Parigi

per scrivere canovacci. Nel ’60 Goldoni aveva chiesto una pensione pubblica e di potersi

ritirare a vita privata, aveva inoltrato una supplica per un vitalizio e di fronte al rifiuto aveva

preso in considerazione la Francia. !

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Lezione 10, 10 marzo 2015!

!

Nel triennio che va dal ’59 al ’62 abbiamo la maggioranza dei capolavori del teatro

goldoniano: gli innamorati, i rusteghi, la trilogia della villeggiatura e una delle ultime sere di

carnovale. Egli avrebbe avuto la possibilità di maturare e sarebbe così diventato padrone

della sua tecnica teatrale e gli anni ’50 avevano costituito un’occasione di ripensamento

attraverso una serie di esperienze che lo avevano portato a rivedere alcuni elementi a

partire dalla concezione del mondo. All’ottimismo e alla fiducia era succeduto un maggiore

pessimismo riguardo le iniziative dell’uomo. !

!

Gozzi si faceva interprete della tendenza reazionaria che prevaleva all’interno del senato

veneziano; inizio anni ’60 vi fu la censura su libro importati da altri stati, situazione più

pessimistica e anche Goldoni risente di questo clima e vede maturare una visione più

lucida nei confronti della funzione della borghesia. La classe borghese non ha portato

nuovi valori e si è ormai isterilita nell’imitazione di alcuni modelli passati legati

all’aristocrazia oppure di un bieco rigorismo morale opposto a qualsiasi tipo di novità.

L’ottimismo che aveva contraddistinto gli anni precedenti si sostituisce ad una visione più

seria in cui tutte le classi sociali vengono rappresentate in modo critico e amaro.!

!

Le commedie di questo triennio si contraddistinguono per una visione più corale

dell’impostazione per cui il disegno psicologico del protagonista o della protagonista sono

realizzati in stretta dipendenza con l’ambiente sociale a cui appartengono. Goldoni si avvia

verso una scrittura di genere serio e si allinea sulle voci più avanzate della drammaturgia

europea che conosce il dramma borghese attraverso Diderot. Le commedie sono più

complesse, con interpretazioni plurime e personaggi più elaborati. Le idee di Goldoni si

riflettono in modo diverso a seconda del tema trattato, anche se alla base rimane

l’immagine meno confortante della società e la possibilità di dipingerla in crisi. Il fondo

amaro non è spesso così immediato tanto che alcune commedie hanno un successo

popolare sereno che le fa classificare come commedie di carattere comico; è il caso dei

Rusteghi, commedia in dialetto veneziano al cui centro ci sono le figure di 4 borghesi

definiti rusteghi, ossia selvatici. !

Avevano una mancanza di propensione per la vita sociale e un’avversione nei confronti

della cultura e del teatro. I personaggi, che sono infine dei mercanti, siano ormai

degenerati, dei pantaloni intenti a difendere il loro piccolo; essi hanno rinunciato a

qualsiasi dialettica nei confronti della società e fallimentari sono i borghesi che vivono al di

sopra delle loro possibilità, aspirando ad uno status che non possono sostenere. Accade

con i protagonisti della Casanova che racconta la vicenda di due giovani che si indebitano

per costruire una casa lussuosa. Volontà si suscitare commenti altrui che porta i giovani

sull’orlo del tracollo e della nevrosi, la coppia rischia di sfaldarsi. !

!

1761 viene rappresentata la trilogia della villeggiatura in 3 sere diverse; le commedie

hanno ognuna la sua struttura, ma accumulate dallo stesso disegno architettonico. La

concatenazione die momenti è tale che l’una rimanda all’altra: le smanie per la

villeggiatura, le avventure della villeggiatura e il ritorno dalla villeggiatura. Goldoni risponde

all’attacco di Gozzi con un teatro impegnativo in cui il pubblico ride, ma la sua risata ha un

retrogusto amaro che diventa trasparente. !

Il più grande successo goldoniano è “le baruffe chiozzotte”, commedia molto coraggiosa

perchè l’autore dipinge un quadro di vita popolare agito dai personaggi di Chioggia e i

personaggi sono connotati linguisticamente e il quadro di vita che ne emerge assume

vivacità e sfumature emotive grazie al codice linguistico; porta in scena una visione seria

del mondo e privilegia il mondo, mondo che arriva sulla scena con la problematicità e

l’intento del drammaturgo è quello di presentare le dinamiche di quel mondo schietto. !

!

Ultima commedia è del 1762 “una delle ultime sere di carnovale”, avente significato

biografico legato a Goldoni che si congeda dal suo pubblico con una commedia allegorica;

egli si ritrova nella figura di Anzoletto che deve partire per la Moscovia dopo che gli affari

in Venezia non vanno bene e si congeda da tutti i suoi amici di lavoro. Il disegnatore di

stoffe è il drammaturgo e i tessitori sono gli attori e il padrone della tessitura è il

finanziatore. Goldoni riesce ad allinearsi con la drammaturgia straniera e lui stesso, alla

fine della sua vita, metterà i rilievo le commedie dei primi anni ’50 che sono sicuramente

innovative sotto il profilo storico, ma che la critica contemporanea considera meno

importanti. Presentano alcuni elementi tipici del teatro dell’ottocento e della drammaturgia

borghese sotto profilo tematico e strutturale.!

!

Lezione 11, 12 marzo 2015 !

!

La trilogia è un progetto concepito come articolato su tre testi e la materia che Goldoni

affronta è distribuita sulle tre commedie benché l’autore si preoccupi di dare un’unità

compositiva da renderle rappresentabili anche singolarmente. Si tratta di un progetto di

trilogia che si differenzia dagli altri cicli incontrati nella carriera goldoniana degli anni

pretendenti perchè quelle di prima sono commedie composte autonomamente e a cui

Goldoni ha dato un seguito non previsto. !

Con la trilogia siamo in una dimensione artistica diversa e progetta le tre commedie con un

respiro più ampio in modo da poter mettere a frutto le acquisizioni che l’ultima stagione gli

aveva reso chiaro. Nella trilogia troviamo espressa l’interdipendenza di piani: l’attenzione

verso l’impianto sociale che si interseca con le vicende personali dei protagonisti della

commedia. Goldoni riesce nella trilogia a dipingere in maniera più chiara il sentimento di

crisi e inadeguatezza della classe borghese che si ritrova anche nelle altre commedie,

offrendone un ritratto lucido di una classe ripiegata su se stessa. In questa terna di

commedie scompare la dialettica sociale caratteristica delle commedie degli inizi della

riforma e l’attenzione si concentra sulle dinamiche della classe borghese di cui

Goldoni cerca di comprendere gli atteggiamenti anche se non può approvarli come

avveniva prima. !

!

Il tema della trilogia è quello della villeggiatura che diventa una sorta di metafora

dell’involuzione del comportamento dei borghesi del suo tempo. La villeggiatura del

settecento era un costume sociale molto diffuso nella classe media veneziana e italiana in

generale e affondava le sue radici in un costume aristocratico risalente al rinascimento:

l’abitudine dei proprietari terrieri di trasferirsi nelle loro tenute di campagna, in villa,

durante il periodo estivo per controllare la rendita dei raccolti e della vendemmia. !

In Veneto il trasferimento era legato al momento della vendemmia e si collocava dagli inizi

di agosto fino alla fine di ottobre; nel corso dei secoli, a questa destinazione che

interessava dapprima solo l’aristocrazia e poi anche l’alta borghesia, si andò affiancando

l’idea di un soggiorno mondano per cui la villeggiatura corrispondeva con la creazione di

compagnie di sodali che si univano per trascorrere questo periodo, attraverso un rituale

mondano fatto di cene e balli. !

Questo è il mondo a cui Goldoni si riferisce vedendo nell’aspirazione della borghesia il

sintomo della perdita di equilibrio di quella stessa classe; l’abbandono ad un costume che

non è quello proprio dei borghesi e che prelude a perdita di sicurezza. !

!

Egli racconta una storia che segna un doppio fallimento dei personaggi: economico e

sentimentale, facendo in modo che i due piani permettano una lettura sotto il versante del

fallimento della classe sociale sia sotto il fatto del fallimento personale. !

Al centro di tutto ci sono due famiglie toscane (livornesi) che vanno a Montenero. !

La prima famiglia è costituita dal signor Filippo e dalla figlia Giacinta, frequentatori di

• una villeggiatura che si connota per la generosità dell’ospitalità offerta. !

L’altra famiglia vede due fratelli, Vittoria e Leonardo, meno abbienti rispetto agli altri

• due, ma desiderosi di fidanzarsi. !

La prima commedia s’intitola “Le smanie per la villeggiatura”, titolo che dimostra come la

borghesia abbia perso di vista l’autocontrollo che connotava i personaggi borghesi del

decennio precedente. La commedia si svolge nell’arco di una sola giornata, giornata

frenetica e percorsa da ansie fra la decisione di partire e quella continua di rimandare e

Goldoni gioca sulle situazioni che si verificano creando un perfetto congegno comico;

questa commedia fu quella che ebbe al momento il maggiore successo, ebbe 5 repliche e

fu amata dal pubblico che vedeva nell’esagerazioni della scena un riflesso di quelle che

erano le ossessioni della classe media di quel tempo. !

La commedia nasconde un fondo di serietà e la rappresentazione di una società costretta

a vivere schiava delle convenzioni e delle apparenze; si vede all’interno della struttura, che

è simmetrica, l’intenzione speculare di Goldoni. Questo nucleo è il fondo del dramma

borghese, il grande tema di tutto l’ottocento, ossia la volontà della borghesia di venire

riconosciuta come valore del singolo individuo sulla base dell’apparenza e del

giudizio degli altri. I personaggi non possono sottrarsi a questo obbligo, anche se ciò

comporta enormi sacrifici e rischio di rovina economica. !

!

La prima scena presenta Leonardo alle prese con la necessità di indebitarsi per poter

andare in villeggiatura: abbiamo il grande tema del denaro già presente nella

Locandiera, ma svolto qui in maniera differente perchè Mirandolina aveva perfetto

controllo dei propri strumenti economici e una strategia volta a guadagnare sempre più;

questi sono invece borghesi che non sono in grado di controllare i propri beni e sono

irresponsabili da arrivare alla rovina. Le smanie indicano un atteggiamento di equilibrio

psicologico. !

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Goldoni, rappresenta la “situazione speculare” della Villeggiatura, quindi, è fondamentale

l’obbligo di comparire, soggiogandosi a questo costume sociale, ed avendo valore presso

gli altri, se si appare, esteriormente, detentori di uno status. !

!

Questo nucleo è il “fondo del dramma borghese”, del secolo avvenire, poiché il grande

tema del teatro borghese dell’Ottocento francese, scandinavo, russo, italiano è questo,

quindi, la rappresentazione della “volontà”, della borghesia, di venire riconosciuta tramite

il “valore del singolo individuo”, sulla base dell’ “apparenza” e “giudizio” degli altri. !

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I personaggi della “Trilogia” sono “ingabbiati” in questo meccanismo sociale, e non si

possono sottrarre ad esso, anche se ciò comporta, per loro, enormi sacrifici e il rischio

della loro “rovina economica”. !

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Lo vediamo nelle prima scene, dove si rappresentano le situazione di Leonardo e Vittoria,

che sono appartenenti alla borghesia media, perché la prima scena ci rappresenta

Leonardo, con la necessità di indebitarsi, per disporre i beni necessari in villeggiatura, con

gli artigiani. !

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Abbiamo il grande tema del denaro, un tema presente nella commedia goldoniana con

Mirandolina, ma svolto in una declinazione differente, il quale aveva un perfetto controllo

dei propri strumenti economici e strategia volta ad ottenere il massimo guadagno possibile

dagli avventori, per Mirandolina, mentre questi borghesi non sono in grado di controllare i

loro beni economici, maturano una irresponsabilità che li porterà alla rovina, infatti le

smanie indicano un atteggiamento di alterazione dell’equilibrio psicologico di questo

borghesi. !

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Vedremo una rappresentazione videografica di Massimo Castri del 1996, dove non ci deve

sorprendere che il teatro di regia abbia scoperto questa vitalità delle commedie di Goldoni. !

I registi scoprono la realtà dei testi di Goldoni, e il primo fu Giorgio Strehler, che nel 1954

ha avuto il merito di capire che i tre testi dovettero essere rappresentati tutti insieme, il

secondo regista che mette in risalto l’aspetto nero di Goldoni fu Mario Missiroli, che fa

un’altra villeggiatura importante, infine il terzo, a metà degli anni novanta, fu Massimo

Castri. !

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Castri realizza questa commedia di Goldoni mantenendo un impianto fedele a quella di

Goldoni con i costumi settecenteschi, ma mantenendo una visione più realistica, e quindi

ottocentesca, più sbilanciata nella visione della realtà e quindi meno comica, ma più seria,

per vedere la dimensione psicologica dei personaggi e messa in correlazione con loro. !

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Visione atto I, scena 2 e 3!

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Abbiamo individuato l’importanza del fattore economico e di figurare, con termini ossessivi

nel discorso dei due fratelli, da un lato di fare le spese nonostante non fossero in grado di

pagare i conti e quindi il leitmotiv di Leonardo e quello di pagare al ritorno, ottenendo

crediti, e fa vedere come i creditori non siano molto disposti ad avere difetti nel

regolamento dei conti, ma abbiamo un altro aspetto importante, come l’obbligo che i

giovane uomo sente nel rischio di fallimento economico, come obbligo sociale di

presentarli con uno status esteriore per contare nel giudizio degli altri, nella convenienza

del mondo borghese, la esteriorità ed apparenza, tipico dei drammi Ibseniani. !

!

Leonardo è un personaggio borghese, che ha bisogno del riconoscimento altrui, infatti se

analizziamo la prima scena e le sue battute, ci rendiamo conto che il tema diventa

l’elemento fondamentale sul quale è costruito il personaggio, nella prima battuta abbiamo

il dover fare, che diventa una costruzione presente in tutte le tre commedie, come un

obbligo di adempiere ad una norma sociale, e quando il servo Paolo, come se fosse un

anziano, invecchiandolo anagraficamente all’età del suo padrone per conferirgli una

saggezza che c’è nel padrone, visto che fa portavoce del buon senso e fa notare al suo

padrone di non essere obbligato di fare tutti quelli che hanno molti fiorini, il quale vive al di

sopra delle sue possibilità, la risposta è che c’è l’obbligo i sopravvivere in questo contesto

sociale, con una costruzione quasi pirandelliana, ed è il nucleo del teatro borghese. !

!

Abbiamo una mentalità del singolo che si attribuisce al riconoscimento collettivo. !

!

La Locandiera non avrebbe mai detto questo, nella Villeggiatura necessita il consenso

degli altri e questo viene valutato dallo status symbol esteriore, tanto che Leonardo si

trova in soggezione, si ha l’obbligo di apparire e di evitare la vergogna da parte della

collettività. !

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All’interno di questo dialogo, Leonardo si mette a confronto con il suocero Filippo, e si

confronta con lui a livello di apparenza, facendosi scorgere e scomparire, trattando di un

ambito lessicale legato al senso della vista. !

La necessità di questa borghesia è l’apparenza, e quindi si vale per quello che si riesce ad

apparire. !

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Goldoni mette in scena un tema molto serio, tutt’altro che comica, con modello

comportamentale colto agli inizi, che sarà gravido di tutto il teatro ottocentesco, con il tema

dell’apparire e riconosciuto solamente con l’esteriorità, s ripete al femminile con Vittoria,

visto che il sarto non le consegna il vestito e non è disponibile a farle di nuovo credito. !

Anche qui abbiamo il fraseggio dell’obbligo e della necessità di Vittoria con il verbo

“volere” e “scomparire”, facendo capire che questi borghesi sono accomunati dal fatto che

hanno un loro modo di vedere legate all’apparire esteriormente, e dipende dall’ambiente

sociologico a cui appartiene. !

!

Non era possibile immaginare per lei di presentarsi con una mise non all’ultima moda,

perché rappresentava, quel vestito, una condizione sociale migliore.!

Il modello dell’abito si chiama “mariage”, e quindi “matrimonio”, legata all’invenzione di

Goldoni, molto trasparente e fato su due colori, evidentemente è una allusione trasparente

ad un altro status ambito dalle fanciulle della borghesia, come quello del matrimonio, che

nel mondo borghese rappresenta un riconoscimento sociale, e codesto garantiva

l’autonomia e una maggiore reputazione, per il mondo borghese del Settecento. !

!

Questa gamma di temi, ritorna simmetricamente nell’altra famiglia, simo alla fine del primo

atto, scena decima, quando in casa di Filippo assistiamo al primo dialogo tra lui e Giacinta. !

Giacinta è il personaggio più complesso di tutta la drammaturgia goldoniana, perché

psicologicamente unica, che acconsente al drammaturgo di lavorarla con maggiore

finezza, e di connotarla in maniera dettagliata e sfaccettata. !

Questo personaggio fu costruito per Caterina Bresciani, conosciuta nei primi anni del

Teatro San Luca da Goldoni, la quale diventava il personaggio più interessante per lui

negli ultimi anni, anche quando l’attrice era maturata, e da seconda donna diventa

protagonista di molti personaggi di altre commedie goldoniane. !

!

Giacinta appartiene alla stessa matrice degli altri, anche se è il personaggio più

importante, e viaggia in carrozza con il signor Leonardo, facendo il viaggio insieme al

padre e alla figlia Giacinta, peccato che il padre, più che attento alle dinamiche della

famiglia, inviti a viaggiare con loro il giovane Guglielmo, un segreto spasimante di

Giacinta. !

!

Guglielmo è un aspirante corteggiatore di Giacinta, e quando scopre che sarà invitato al

posto suo, egli cade in una crisi depressiva, annullando tutto. !

Per Giacinta, l’invito di Guglielmo è un modo per smaniare Leonardo, ed esordisce,

entrando in scena con una battuta economica, favorendole altri sei zecchini. !

Ricadiamo nello stesso ambito e parte di formulazioni verbali, e nella stessa ottica per cui

la ragazza conta per come i presenta e per come viene giudicata dagli altri. !

Goldoni ci dice che Giacinta è un personaggio borghese come tutti gli altri. !

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Lezione 12, 16 marzo 2015 !

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Analisi Trilogia della Villeggiatura (Smanie) !

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Scena 10-12 !

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Rappresentano la prima occasione per cui Goldoni presenta il personaggio d Giacinta, la

ci complessità è superiore a quella degli altri ed offre una sfaccettatura psicologica e

sentimentale molto importante e tipico della classe borghese. !

Questa adesione del personaggio alla mentalità borghese, all’interno delle smanie,

emerge nella prima scena quando Giacinta si mostra del tutto preoccupata della necessità

di comparire agli occhi degli altri, richiesta di denaro con cui esordisce con il colloquio del

padre, ci mette sulla strada di un personaggio che aderisce alla idea del comportamento

borghese rispettoso ed adeguato, per cui il giudizio degli altri conferisce uno status del

personaggio.!

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Forte determinazione di Giacinta che si impone sul padre ci appare di forte energia, fuori

dal comune per una ragazza della sua età, dotata d una grande capacità di spirito e buona

dialettica e forte autocontrollo, il padre obbedisce a lei e non viceversa, infatti lei non

mostra nessuno sconvolgimento quando il padre, alla fine della scena, le comunica l’invito

al signor Guglielmo, uno dei suoi corteggiatori. !

Questa autodeterminazione è il punto di partenza della costruzione di questo personaggio,

durante le tre commedie, e la cui psicologia si definisce nella scena undicesima, in un

dialogo fra Giacinta ela sua cameriera Brigida, ed è il primo dei tre dialoghi che Goldoni

distribuisce nelle tre commedie, definendo la fisionomia del carattere della protagonista. !

Questi dialoghi ci sono anche nella seconda commedia e nella terza, e in tutte e trelescen,

Goldoni offre allo spettatore degli spunti utili per conoscere il personaggio, sostituendo al

soliloquio un dialogo, con lo scopo di rendere in maniera realistica la scena. !

!

Questa è una spia dello sbilanciamento del dramma borghese, che si trova all’interno della

composizione della Villeggiatura, superando la scrittura comica della tradizione, che al

momento della necessità di esprimere un emozione, la introduce con il monologo o il

soliloquio. !

Abbiamo la confidenza della eroina con la sua cameriera, che trova un antecedente nella

scrittura tragica e non nel genere comico, e Goldoni utilizza queste scene per dirci molto

del personaggio, perparandoci alle azioni conseguenti di questo personaggio. !

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La prima cosa che apprendiamo è il fato che Giacinta si presenta a Brigida in maniera

dominante, e quindi un personaggio dotato d integrità e sicurezza nelle proprie capacità. !

Questa sicurezza, le deriva dalla padronanza con cui Giacinta si adegua alle regole

comportamentali della classe borghese e a precisa conoscenza delle convenienze,

vedremo che in tutte le smanie, Giacinta si appella alle regole del buon comportamento, al

dovere e rispettabilità esteriore come delle garanzie per una riuscita e affermazione del

singolo nella società. !

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Giacinta utilizza queste norme di comportamento che la borghesia si è creata per offrire la

migliore immagine di se come forma di difesa e strumento sociale. !

Il comportamento che si attiene alle norme della società consente al singolo di affermarsi

in quella società, garantendosi una autonomia maggiore. !

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Giacinta è notoriamente corteggiata da Leonardo, ma si trova nella situazione di fare un

viaggio con un altro uomo, e potrebbe suscitare in Leonard un disappunto, e Giacinta

risponde con disappunto a questo fastidio di Leonardo, perché sa come ci si deve

comportare all’interno della società, e Brigida coglie il cinismo dell’affermazione di Giacinta

dicendo che il giovane le vuole troppo bene. !

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Giacinta imposta la idea di un futuro matrimonio come un contratto borghese e Goldoni è

molto acuto ne registrare questa prospettiva che si afferma nella borghesia dell’Italia

settentrionale del secondo Settecento, e il matrimonio è un contratto voluto dalle due

famiglie, in cui l’amore può essere compreso, ma non necessario. !

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Il matrimonio, nel gioco terminologico del Mariage, è uno strumento di avanzamento

sociale, e per Giacinta corrisponde ad uno status maggiore di autonomia. !

Il grande tema della letteratura borghese, e la stretta interdipendenza tra soldi e

sentimenti, tipico esempio è il matrimonio, e c’è l’idea che il rapporto sentimentale si

progetti all’interno di una prospettiva di affermazione sociale, Giacinta si afferma in esso

con una scurezza estrema e messa in dubbio nella commedia successiva. !

!

Brigida, rappresenta il buon senso e più vicina agli affetti, dicendo di cercare di essere

soddisfacente nei suoi confronti, ma Giacinta, al contrario, risponde di non volersi privare

della sua onesta libertà, e il matrimonio è raggiungimento d uno status sociale, che per

una donna è un aumento di libertà, che deve essere onesta, e per lei si intende come un

qualcosa di importante, e quindi rispettosa delle regole, o osservante di quelle norme

comportamentali prescritte dal codice della gente per bene. !

!

Infatti, la replica della cameriera è che Giacinta faccia conto sul matrimonio che non si

fonda sull’amore. !

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L risposta ci mette difronte ad un personaggio sincero che non ha mai conosciuto il

tormento dell’amore, non in termini di passione, ma in termini di utilità, e quindi non ama

Leonardo e non ama nessun’altro, e Giacinta non è innamorata di Guglielmo, ma è

contenuta nel suo ruolo sociale, di giovane abbiente, che si affaccia al matrimonio come

elemento di necessaria evoluzione sociale. !

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Le sue preoccupazioni non sono sentimentali, e quindi legate all’ambito della passione, e

la scena dodicesima lo testimonia, perché arriva Leonardo scocciato per quanto avvenuto,

eppure Giacinta, lungi dal scusarsi, assume atteggiamento severo ed ironico. !

!

Abbiamo quattro didascali di Goldoni, dove due sono riferite a Leonardo e due a Giacinta

e sono ripetute, Leonardo è “Sostenuto”, e Giacinta “Con Ironia”, quindi lei non è toccata

emotivamente dalla situazione, ma è orientata alla difesa delle convenienze e dei

comportamenti dignitosi propri di una fanciulla della sua classe. !

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Quando Leonardo minaccia di andarsene dalla villeggiatura, e se Giacinta non troverà una

scusa per non farlo partire, lei si infuria, dicendo di non voler fare una brutta figura e non

vuole compromettere la sua immagine pubblica, ma vuole la salvaguardia della sua

immagine. !

!

La situazione si intriga ancora di più, perchè in un primo momento Filippo congeda

Guglielmo, ma Giacinta mantiene fede alla sua parola andando in villeggiatura con

Guglielmo, e crede di diventare oggetto di derisione se non va in villeggiatura con

Guglielmo. !

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Leonardo cerca un aiuto di un suo amico di famiglia, il quale Fuggenzio riporta Filippo a

miti propositi, accogliendolo al posto di Guglielmo, e nella scena quattordicesima, Giacinta

avrà la meglio su tutti e tre gli uomini a conferma di quello che noi già dicevamo sl suo

carattere e i critici dicono che ha un carattere dominante. !

Giacinta ribalta la situazione, che vorrebbe il padre colpevole di uno sgarbo di Leonard nei

confronti del padre, entrando nella sala, con lo strepito e le pazzate, che sono esternazioni

eccessive al di fuori della norma comportamentale, non addicendosi al costume della

borghesia. !

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Giacinta tira fuori il suo capolavoro di donna borghese, perché Leonardo non si è

dichiarato davanti al mondo intero, e quindi l’amore deve essere ufficiale e anzi una

ragazza della sua classe ha il dovere di non avere per lui alcuna parzialità e di mostrarsi

uguale nei comportamenti nei confronti d tutti. !

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Dice che una figlia onesta non può dare nell’occhio se non è davanti ad una richiesta

formale di fidanzamento, e nella scena successiva, la sedicesima, si farà la scritta, che è il

contratto di matrimonio, che all’epoca si faceva con una precisa indicazione della dote

della sposa e degli obblighi dello sposo, un contratto contabilizzato e direi anche senza

possibilità di scioglimento, visto che nel Settecento non ce n’era la possibilità, e il

matrimonio è sancito dal promessa delle due famiglie, padre degli sposi, costruendo un

impegno legale, e Giacinta parte per la villeggiatura solo dopo la firma della scritta. !

Una volta firmato il contratto, tutti possono partire e la situazione si appiana, e la questione

dei posti nella carrozza di attenua in automatico, con la zia Sabina di Giacinta, e il

promesso sposo ufficiale Leonardo, mentre Guglielmo, stupito nella sua ultima scena, si

adatta a viaggiare con la sorella di Leonardo, di nome Vittoria. !

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Le smanie si concludono con il trionfo della morale borghese, ma abbiamo una differente

atmosfera nelle avventure, sia dal punto di vista dell’ambientazione, contenuti e struttura. !

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Siamo in campagna, nelle avventure, a Montenero, campagna toscana, nei dintorni di

Livorno, rappresenta il contatto con la campagna, e lo svincolamento della vita di città, ma

in realtà questa visione è una aspirazione, ma non si realizza veramente, perché i

personaggi non si svincolano da quelle abitudini che fanno parte del loro esser, e la

frequentazione continua di un numero ristretto di persone, prta una sostanziale modifica

nella psicologia della protagonista Giacinta che parte da Livorno, con l’intenzione di

mantenere al suo programma ideologico, ma presto entra in crisi con la convivenza di

Guglielmo, che fa provare a Giacinta emozioni, passioni e sentimenti che lei non aveva

mai conosciuto, provocando in lei una crisi di identità.!

Per lei diventa una nuova esperienza di vita, mettendola in confronto con i sistemi di valori

suoi della borghesia, e la crisi si presenta nel secondo atto delle avventure, sottolineando

che si tratta di un atto centrale della architettura di tutte e tre le commedie. !

!

La tematica è la crisi di Giacinta, perché si apre con la scena prima, la quale è il confronto

tra Brigida e Giacinta, lo vediamo con la registrazione di Castri, dove si vede bene

l’allontanamento di Giacinta dal ruolo convenzionale borghese al quale lei si era

confrontata. !

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Il tutto si svolge in un cortile, al sole, senza ripari che danno sollievo ai personaggi, ed è

una scelta che rimanda alla psicologia di Giacinta, e quindi essa dovrebbe essere

un’occasione di contatto con la natura e si riduce ad una prigionia costrittiva della loro

condizione sociale, e che Giacinta stessa aveva auspicato. !

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Visione “Avventure della Villeggiatura”. !

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Giacinta è innamorata di Guglielmo, e la differenza dalle smanie è evidente, perché non è

sicura come prima ed è in piena crisi, perché si definisce una “pazza”, e detto da lei, il

termine ha un determinato riferimento, come la perdita dell’autocontrollo e della ragione,

che contraddistingue il personaggio stesso, e si dichiara perfettamente in crisi, e quindi

consapevole di essere innamorata. !

Le è capitato un corso spirituale del tutto sconosciuto, e quindi nella di simile aveva mai

provato nella sua vita, e Goldoni racconta bene il profilo dell’amato e il relativo

corteggiamento. !

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Guglielmo è un personaggio molto misterioso, perché visto solamente due volte nelle

smanie, e quelle poche battute sue ci danno la impressione di un uomo molto cortese ma

mai cosi attraente, eppure Giacinta ci traccia una visione della psicologia di Guglielmo che

rende la ragione di questo fascino perturbante, partendo dall’affinità del rigore famigliare

che accomuna i due soggetti. !

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Ci sono tre aspetti importanti del comportamento di Guglielmo: !

1) Civiltà e Politezza, perché non dice mai una parola inopportuna e non agisce mai in

maniera sconsiderata, quindi è più sicuro di Giacinta, Guglielmo, visto che nel

corteggiamento sa sempre cosa dire al momento giusto e sa come comportarsi

senza esporsi.!

2) Maniera insinuante, dolce e patetica, quindi appassionato, capace di intromettersi

nel momento opportuno, facendo vibrare il cuore di Giacinta e che Leonardo non è

in grado di fare, e la maniera è artifiziosa, incantandola, opprimendola, avvilendola.

Abbiamo un aspetto ombroso di Guglielmo, che allude una sua finzione, e quindi

può essere opportunista ed un po’ diabolico, esercitando un incantamento su

Giacinta, e lei continuerà a definire il suo innamoramento una seduzione magica, e

quindi ha un aspetto inquietante per lei e poco genuino, con un lato oscuro e

diabolico, che lo rende complesso, ma per questo poco decifrabile, come se fosse

un umo fascino ed estremamente pericoloso.!

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Guglielmo corteggia Giacinta con un riflesso del suo carattere, come uomo estremamente

educato, e che sa usare le parole al momento giusto e al tempo giusto, e abbiamo lo

sfruttamento dell’opportunità all’interno del codice delle regole e le sensazioni tattili, nel

quale Giacinta capisce che lui la tocca non per caso, e abbiamo l’aspetto formale

accompagnato all’aspetto sentimentale. !

!

Giacinta si sente in colpa, al punto che arrossisce nei confronti di Leonardo, per la sua

situazione, e Brigida non cerca scappatoie nel consolarla, dicendo che è colpa di suo

padre e comprende che la responsabilità è sua e riconduce ad una sua iniziativa l’idea di

essere arrivata in villeggiatura con un fidanzamento ufficiale, ma qui si scatena la reazione

di Giacinta, con l’intervento della cameriera che era una possibile soluzione, ma per

Giacinta è inaccettabile, con la repressione della sua passione, perché è impossibile venir

meno alla sua parola. !

Giacinta non è un personaggio romantico, perché imprigionata nel suo ruolo sociale. !

!

Quindi Giacinta non trova soluzioni per questo suo dramma, se non quella di reprimere i

suoi sentimenti ed accettandolo il vincolo con Leonardo, tant’è che la fine della battuta

dice che sono cose che fanno inorridire. !

!

Giacinta conosce la complessità di Guglielmo e sa quali sono le vere intenzioni, ma deve

vivere in villeggiatura nella doppia finzione, perché deve fingere di non amare Guglielmo, e

deve fingere di amare Leonardo, e il personaggio che aumenta la sua instabilità emotiva è

la zia Savina, voluta dal padre per tutelare l’onestà della fanciulla in villeggiatura. !

La zia appare un personaggio comico nella villeggiatura, assieme a Tonino e Rosina, che

è una sorta di doppio involgarito di Giacinta, perché dalla sua condizione d vedova, ormai

matura, che ha all’incirca 65 anni la zia Savina, si è invaghita di uno degli ospiti come

Ferdinando, opportunista della sua situazione economica sfruttando le sue amicizie più

altolocate, e questa è occasione di comicità, ma è destinata a concludere la relazione con

un vero contratto di fidanzamento, con una cospicua donazione. !

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L’elemento di disturbo di Savina, per Giacinta, è che lei consce bene il corteggiamento

all’interno di quella società e Giacinta si sente spiata da lei e viene messa sotto accusa di

essere una doppio giochista. !

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Nella scena settima abbiamo la dichiarazione di Guglielmo nei confronti di Giacinta.!

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La comicità di questa scena è di superficie, e Giacinta che è attenta al ridicolo, accusa la

zia di essere ridicola, ma utilizza come metro l’elemento naturale dell’età che non è adatta

all’amore, ma in questo mondo in cui dove comandano le regole sociali e non naturali,

Savina azzittisce Giacinta, e la sua risposta è seria, mettendo in accusa la nipote,

dicendole che lei stessa infrange le regole. !

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Visione dell’incontro tra Giacinta e Guglielmo (scena settima) !

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L’attore è Fabrizio Giufuni, che nella realtà sposa l’attrice che interpreta Giacinta.!

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Lezione 13, 17 marzo 2015 !

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Analisi scena settima!

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Goldoni scrive degli aparte significativi in cui Giacinta si fa vittima di questo fascino di

Guglielmo. !

!

A partire dal secondo atto Goldoni si allontana dallo schema della commedia che viene

riconosciuto come guida delle smanie, con una metafora musicale polifonica. !

La parte centrale delle avventure è costituita da scene concatenate in maniera corale e

quindi tutti i personaggi della villeggiatura sono in scena contemporaneamente e il dialogo

è costruito con una serie di concentrati in cui prevale ora l’uno con l’altro dei gruppetti che

si disfano. !

!

Parliamo del gruppo di scene tra la scena nona ed undicesima del secondo atto, in cui

Goldoni presenta la situazione di una mattina in cas di Giacinta che viene dedicata al

gioco delle carte a pranzo, e in cui la padrona di casa ha il compito di distribuire gli ospiti ai

vari tavoli, ciò comporta per Giacinta l’esercizio doloroso di un autocontrollo e repressione

dei suoi sentimenti, nella necessità di distribuire le persone in modo da non suscitare

nessuno sospetto e di tenere sotto controllo Guglielmo. !

Si verifica la presenza di un dialogo condotto su due piani:!

1) Pubblico !

2) Privato!

!

Goldoni costruisce abilmente un testo che va pronunciato a voce alta, e che è

corrispondente al registro della formalità della pubblica conversazione e del decoro delle

convenienze borghesi, con un sottotesto affidato agli aparte e a quelle battute che si

intendono sottovoce, che rappresenta le reazioni emotive dei personaggi e quindi la

conversazione rappresentala superficie dei rapporti e quindi l’aspetto formale, mentre gli

aparte, per convesso, sono più interessanti perché fanno appello a quei discorsi

sotterranei e fanno appello ai rimorsi che i personaggi hanno gli uni nei confronti degli altri. !

!

Goldoni non si limita ad essere un acuto osservatore del mondo ma è anche psicologo e

fa intendere le abitudini sociali borghesi che inducano una non libera manifestazione della

psicologia borghese. !

Abbiamo un doppio livello che diventa sistematico con Stanislavski, che dice solo una

cosa e lascia sottinteso il seguito. !

!

Goldoni in un sistema ideologico diverso accosta questa problematica e si mostra

consapevole che il sistema delle convenzioni del mondo borghese comporta al

personaggio l’impedimento di essere autentico e quindi se stesso. !

!

È emersa la tecnica di costruzione di questa scena, come polifonica in cui le varie parti si

accordano per recitare in maniera alternata oppure unirsi in alcuni punti e Goldoni

costruisce una scena assai complessa, per la presenza numerosa di attori in scena e

abbiamo la presenza del doppio registro, ed una delle caratteristiche della scena è la

continua allusione, e quindi il registro formale, come quello della conversazione, si presta

a presentazioni più acute, e la zia Savina allide con la partita vinta di carte all’amore che

prova per Ferdinando. !

!

Goldoni dipinge una società condotta da un gioco di regole molto ben precise, e infatti

Goldoni era un grandissimo giocatore di carte, ricostruisce in questa sequenza, dei

passaggi e dei punteggi precisi, tipici dei giochi di carte del Settecento, e fa un lavoro di

introspezione psicologica, con il linguaggio e lo sdoppiamento dell’aspetto formale e quello

psicologico, che è sotterraneo. !

!

Il terzo atto è il più famoso della trilogia perché contiene la scena risolutiva come quella

del boschetto, scena terza, dove si ha il momento in cui Guglielmo incontra Giacinta ed

ottiene la risposta a quella domanda della scena settima del secondo atto se i suoi

sentimenti era ricambiato o meno. Siamo nel pomeriggio, e Goldoni prevede un momento

di allontanamento dalla compagnia perchè spossata. !

!

Giacinta arriva allo stremo delle sue forze dove conduce con fatica il rapporto dell’essere

formale e padrona delle regole e la tempesta emotiva che si scatena dentro di lei, e quello

che sono sopporta è il fatto di essere preda della passione che proprio lei non credeva di

poterlo essere, come se fosse un inganno, e definisce questo suo innamoramento una

sorta di incantesimo, che poi nella terza parte ne parla di una malattia del quale guarisce,

e quello che lei non sopporta è di essere sotto gli occhi di tutti. !

Lei stessa si deve presentare con una bella immagine davanti a tutti, ma diventa

intollerabile quando si sente spiata dagli altri ed è un altro punto di contatto con quello che

è il dramma borghese. !

!

In questo momento di estrema debolezza ottiene la confessione di Giacinta, Guglielmo, e

immediatamente da luogo alla soluzione possibile, dopo che la passione si è manifestata,

l’unica via è quella della repressione, tanto che i due vennero sorpresi da Leonardo. !

!

Visione scena terza e quarta del terzo atto della Villeggiatura !

!

Tornando alla scena seconda, Castri taglia il monologo di Goldoni, però recupera una

sequenza della giovane coppia e ci fa vedere che Giacinta è spiata da Leonardo ed una

coppia comica, e succede prima che il dialogo tra Giacinta e Guglielmo inizi, perciò quella

idea del controllo e sospetto a cii i personaggi sono posti nella società borghese è

evidente anche in Castri. !

!

Nella scena terza, per l’eroina borghese, la confessione d’amore si accompagna alla

repressione del sentimento e a quella decisione che Giacinta ci aveva fatto vedere nella

prima scena del secondo atto, quindi non è possibile all’interno della società borghese

mantenere fede ai propri impegni e lo dice a Guglielmo, che recupera la sua dialettica e

padronanza, tanto che accusa Guglielmo di volerla metterla in condizione di profonda

frustrazione. !

Definisce la situazione di Guglielmo e la sua infelice per la cagione medesima, indicando

che codesta felicità deriva dal fatto di non poter conciliare i loro sentimenti con il loro

status sociale e con la condizione che si è venuta a creare nella villeggiatura. !

!

L’onore è uno dei valori chiave della società borghese e qui c’è il nodo della vicenda

perchè non è possibile perdere il proprio riconoscimento al ruolo che si intraprende

all’interno di una società. !

Abbiamo delle accuse nei confronti di Guglielmo di avere un cuore nero e un animo

crudele, perché ferisce la sua reputazione sociale e quindi abbiamo un doppio piano di

Giacinta, per cui i sentimenti vanno valutati in base alle conseguenze sociali e pubbliche

che possono avere.!

!

Leonardo sorprende Guglielmo e Giancinta che parlano e vuole capire se i suoi sospetti

siano fondati, e lei si incenta che quel colloquio avesse come argomento la questione delle

nozze di Guglielmo con Vittoria e la mancata dichiarazione che Guglielmo aveva causato i

pettegolezzi, quindi Giacinta rimane sul piano delle convenienze. !

!

Con questa affermazione Giacinta vede tramontare qualsiasi possibilità di sviluppo

differente da diventare sposa di Leonardo e condanna ad un matrimonio non desiderato di

Guglielmo con Vittoria, sorella di Leonardo, però condanna la finzione anche Leonardo, e

quindi non è che gli crede alle parole di Giacinta, con una risata sarcastica ed esplicita

quello che Goldoni non dice, nella registrazione, ma decide di fingere di crederci e di starci

e quindi sposa la finzione e l’ipocrisia in nome delle apparenze, perciò si accontenta del

risultato che lo favorisce, permettendogli di sancire il matrimonio con Giacinta e di far fuori

Guglielmo ed accetta la prospettiva di far fidanzare la sorella con un uomo che

chiaramente non ama, e quindi Leonardo si conferma un bel personaggio borghese e che

accetta l’ipocrisia della società e non prova nemmeno a cercare la verità.!

!

C’è un sistema ideologico a cui tutti i personaggi aderiscono in maniera diversa, e

Guglielmo, infatti, non si difende e ha l’attenuante di essere sconvolto dalla richiesta di

Giacinta. !

Questo è un unicum per un uomo che si è sempre comportato in maniera perfetta, e il

contraccolpo emotivo ha inciso su Guglielmo e lui tace per tutta la scena quarta e non

interviene in nessun modo a sancire la sua condanna, quindi anche lui aderisce al mondo

borghese e tuti e tre accettano di fingere, o per lo meno ci provano, benchè siano

consapevoli che questa facciata è falsa e si condannano all’infelicità. !

!

La componente è drammatica, perché trovano una soluzione che non corrisponde alla

verità, e Vittoria è il quarto personaggio che si accontenta di vivere nella finzione, perché

dalla scena quinta alla settima, in cui lei vive angosciatamente l’assenza dei tre e lo

confida a Filippo cercando di farlo reagire, e quando sa che stavano complottando il loro

fidanzamento non oppone resistenza, e lei è contenta che sia una condizione d’onore

anche se non sostenuta da nessun sentimento. !

!

Si affronta una situazione che non corrisponde alla sostanza, ma deve fingere di essere

sostanza, e in questo finale delle avventure della villeggiatura, la finzione domina, perché

Leonardo si inventa un’altra finzione, con una lettera, che si fa consegnare, in cui lui e

Vittoria vengono chiamati a Livorno per problemi di salute di Bernardino, nel quale lui

aspira ad ereditare tutta la sua fortuna, da li la villeggiatura finisce e Guglielmo promette di

seguirli. !

!

L’escamotage della lettera, che nel teatro comico è molto utilizzata, è un ribadire la logica

della finzione a cui Leonardo ha aderito, perché si può dire infatti che Leonardo inganna gli

altri, facendo credere la necessità di un ritorno non solo per affetto ma per ragioni concrete

con l’eredità dello zio, ma inganna anche se stesso, perché Giacinta e Filippo credono che

si risolvano tutti i problemi economici dell’uomo, e il fatto è che non è vero, ingannando se

stesso, per la preoccupazione di non riuscire a pagare tutti i debiti, che troviamo anche

nelle smanie. !

!

L’atmosfera comica è dissolta e siamo in pieno dramma borghese e questo stesso clima

accentuato è quello che domina il ritorno alla villeggiatura, la terza commedia, che prende

avvio al ritorno di Leonardo e Vittoria in villeggiatura dalla città, e Goldoni dissemina

qualche indicazione sul clima che sta cambiando, ma è ovvio che il clima, che declina,

corrisponde ad un clima freddo e livido nei sentimenti e nelle relazioni, come un

raggelamenti dei rapporti fra tutti i personaggi ed un inasprimento delle loro condizioni di

vita concrete. !

!

Leonardo, è assediato dai criteri, e le prime scene lo vedono tempestato da una serie di

richieste di artigiano che reclamano il loro denaro.!

!

Giacinta, tornata in città, si rifiuta di condurre una vita di relazione e non vuole vedere ne

Leonardo ne Guglielmo. !

!

A metà della prima scena troviamo il confronto tra Giacinta e Brigida, nella quale si

confronta con la padrona e cerca di capire come ella abbia reagito alla villeggiatura. La

scelta è stata quella della repressione e Giacinta appare con una apparente sicurezza e

Brigida nota questa finzione e la fa cedere, dicendo di essere guarita dalla malattia,

quando invece Brigida la nota in questi stato, che definisce Giacinta come una persona

nevrotica, perché non poteva più essere controllata come prima nella villeggiatura. !

!

Analizziamo la scena quinta del primo atto nel ritorno della villeggiatura!

!!

Lezione 14, 19 marzo 2015!

!

L’illuminismo è stato un periodo criticato e interpretato attraverso queste critiche e quello

che si vuole fare è tornare a definire l’illuminismo nella sua complessità. !

Kant scrive un testo “che cos’è l’illuminismo”; attestare la forza della ragione porterebbe

alla supremazia della borghesia. Elogio dell’illuminismo: Franzini vuole recuperare l’epoca

diffamata e propone uno studio del periodo seguendo un metodo, restituendo le luci e le

ombre che definiscono l’illuminismo. Esso è caratterizzata da un apporto tra razionalità e

passionalità. Problema principale dell’illuminismo è far dialogare passione e ragione;

riscoprire l’illuminismo può fornire elementi interessanti e riscoprire il rapporto dialettico ci

permette di capire che la vera conoscenza può essere raggiunta attraverso sapersi diversi

fra loro. Tutti possono avere accesso al sapere e il sapere si raggiunge quando si

confrontano discipline diverse tra loro. !

L’illuminismo non è elogio del materiale, propone una dialettica aperta fra immanenza e

trascendenza, tra materiale empirico e divino. L’illuminismo riesce a tenere insieme

istanze diverse perchè mette al centro l’uomo, è guidato da istanza antropologica, l’uomo

non è materiale che si oppone al nemico, ma è in dialogo con il trascendente. Vuole

conciliare ragione e passione e mette al centro la totalità dell’uomo e afferma l’unità nella

complicità. !

!

Elementi che caratterizzano il settecento illuminista: !

1. elemento della socialità, l’essere in società è qualcosa di importante, importano le

posizioni sociali e l’istanza della socialità è presente nello spirito delle leggi di

Montesquieu. !

2. Pluralità, espressione di uno spirito tollerante, considera l’altro come qualcosa di

necessario per la propria identità e nasce il cosmopolitismo, il cittadino è libero di

sentirsi cittadino del mondo. Interesse per il viaggio e attraverso il rapporto con le

altre culture si sviluppa un’identità europea. !

3. Conoscenza, sapere che permette l’esercizio del giudizio critico e il cittadino del

mondo riesce a pronunciare giudizi critici sul mondo. !

In Francia si sviluppa una grande attenzione per Goldoni e la preoccupazione era quella di

dare forma alla passione, problema di comunicare ciò che non si può comunicare, le

passioni. La passione è qualcosa di libero e non razionale; arte e teatro sono il mezzo che

riesce a dare forma alla passione e il settecento è il secolo in cui il sistema delle arti

diventa autonomo e l’arte diventa un linguaggio più potente di quello concettuale. L’arte è

in grado di dare forma alla passione e l’artista può comunicare i propri istinti passionali; il

teatro sembra essere il mezzo eccellente per poter esprimere la passione e il teatro ha un

linguaggio narrativo e gestuale, un linguaggio adatto ad esprimere sentimenti ed emozioni.

Il teatro è un quadro vivente delle passioni e le mette in atto attraverso tragedia e

commedia e la commedia ci permette di trasmettere dei messaggi politici. !

!

A teatro si va non solo con le orecchie ma soprattutto con gli occhi e noi osserviamo

il gesto e attraverso ciò capiamo cosa ci vuole comunicare l’attore. Valore espressivo della

recitazione diventa essenziale e il gesto e la parola permettono di esprimere qualcosa con

due punti di vista diversi e la sfida del teatro illuminista è quella di parlare al cuore. Lo

scopo del teatro è quello di suscitare una passione nello spettatore e il teatro si gioca

tutto nel gesto, non nella parola e bisogna stare attenti a rispettare regole determinate, il

gesto deve essere coerente e l’arte del recitare esige rigore ed esercizio e con

l’illuminismo viene meno la figura dell’attore improvvisato e l’educazione dell’attore sarà il

principale tema discusso. !

Uno dei critici dell’estetica del settecento è Du Bos: sostiene che l’arte teatrale necessiti di

regole e l’insieme delle regole non inibisce la passione, ma esprime al meglio la passione

sulla scena. Importante è anche la naturalezza; l’attore deve essere educato e sembrare

naturale e la parola recitata potrà diventare il linguaggio dei sentimenti e solo dalla

combinazione dei due si avrà una rappresentazione teatrale. La nobilitazione del gesto

sulla scena avviene in modo diretto e diventa qualcosa che colpisce il cuore, ma viene

abilitato anche attraverso la sua codificazione. Nasce una nuova codificazione del

mestiere dall’attore che sta nell’acquisire un metodo attoriale ben preciso. !

!

Diderot scrive “Il paradosso sull’attore” tra il 1770 e il 1780. Le idee che Diderot mette

circolavano già prima della pubblicazione del 1830. In questo scritto l’attore non deve solo

imitare un movimento e non deve basare la sua arte sulla sola sensibilità, ma deve basarsi

sulla sua razionalità per ottenere risultati buoni. Il vero attore sarà in grado di riprodurre

sulla terra l’attore geniale. quello ideale e bisogna guardare a qualcosa di geniale. !

!

Diderot dice che dobbiamo recuperare l’arte degli artisti e il linguaggio del teatro deve

essere linguaggio del pathos che deve valere ovunque e il linguaggio del teatro è il

linguaggio della natura. Ci deve essere armonia fra parola e gesto e neutra e studio

devono concorrere. Arte ekphrastica, arte che va al cuore; le emozioni richiedono che

l’azione rappresenti simultaneamente mille sfaccettature. La passione necessita di un

linguaggio tutto suo, un linguaggio ricco e questo è qualcosa di naturale, naturalmente

possediamo questo linguaggio. !

Un attore che seguirà i propri istinti e che improvviserà, allora sarà un cattivo attore e

incoerente; l’attore freddo si ispira ad un modello ideale, a qualcosa che sta più in alto e

l’attore deve crearsi un’idea alta della passione. L’attore deve combattere contro le sue

stesse passioni e il grande attore è un attore senza emozioni guarda u modello e

restituisce la sua emozione al pubblico; la mancanza di sensibilità fa gli attori sublimi. !

!

Sulla scena non bastano le parole, ma queste devono essere accompagnate dal gesto e

questo permette di esprimere la passione e l’azione crea la simultaneità. Il dipinto ci


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DETTAGLI
Esame: Drammaturgia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dreamandhope4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cambiaghi Mariagabriella.

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