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ESTRATTO DOCUMENTO

– le missioni di unità di combattimento per la gestione delle crisi, comprese le missioni tese al ristabilimento

della pace e le operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti.

● Tutte queste missioni possono contribuire alla lotta contro il terrorismo, anche tramite il sostegno a paesi

terzi per combattere il terrorismo sul loro territorio.

● Il Consiglio adotta decisioni relative alle missioni stabilendone l'obiettivo, la portata e le modalità generali di

realizzazione.

● L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sotto l'autorità

del Consiglio e in stretto e costante contatto con il comitato politico e di sicurezza, provvede a coordinare gli

aspetti civili e militari di tali missioni

● Il Consiglio può affidare la realizzazione di una missione a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e

dispongono delle capacità necessarie per tale missione.

● Tali Stati membri, in associazione con l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di

sicurezza, si accordano sulla gestione della missione.

● Gli Stati membri che partecipano alla realizzazione della missione informano periodicamente il Consiglio

dell'andamento della missione, di propria iniziativa o a richiesta di un altro Stato membro.

● Gli Stati membri partecipanti investono immediatamente il Consiglio della questione se la realizzazione di

tale missione genera conseguenze di ampia portata o se impone una modifica dell'obiettivo, della portata o

delle modalità della missione stabiliti.

– In tal caso il Consiglio adotta le decisioni necessarie

DISPOSIZIONI FINALI

● L'Unione ha personalità giuridica.

● I trattati possono essere modificati conformemente a una procedura di revisione ordinaria.

● Possono inoltre essere modificati conformemente a procedure di revisione semplificate.

PROCEDURA DI REVISIONE ORDINARIA

● Il governo di qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione possono sottoporre al

Consiglio progetti intesi a modificare i trattati.

– Tali progetti possono, tra l'altro, essere intesi ad accrescere o a ridurre le competenze attribuite all'Unione

nei trattati.

● Tali progetti sono trasmessi dal Consiglio al Consiglio europeo e notificati ai parlamenti nazionali.

● Qualora il Consiglio europeo, previa consultazione del Parlamento europeo e della Commissione, adotti a

maggioranza semplice una decisione favorevole all'esame delle modifiche proposte, il presidente del Consiglio

europeo convoca una convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di Stato o di

governo degli Stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione.

– In caso di modifiche istituzionali nel settore monetario, è consultata anche la Banca centrale europea.

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● La convenzione esamina i progetti di modifica e adotta per consenso una raccomandazione a una conferenza

dei rappresentanti dei governi degli Stati membri.

● Il Consiglio europeo può decidere a maggioranza semplice, previa approvazione del Parlamento europeo, di

non convocare una convenzione qualora l'entità delle modifiche non lo giustifichi.

– In questo caso, il Consiglio europeo definisce il mandato per una conferenza dei rappresentanti dei governi

degli Stati membri.

● Una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri è convocata dal presidente del Consiglio

allo scopo di stabilire di comune accordo le modifiche da apportare ai trattati.

● Le modifiche entrano in vigore dopo essere state ratificate da tutti gli Stati membri conformemente alle

rispettive norme costituzionali.

● Qualora, al termine di un periodo di due anni a decorrere dalla firma di un trattato che modifica i trattati, i

quattro quinti degli Stati membri abbiano ratificato detto trattato e uno o più Stati membri abbiano incontrato

difficoltà nelle procedure di ratifica, la questione è deferita al Consiglio europeo.

PROCEDURE DI REVISIONE SEMPLIFICATE

1° CASO

● Il governo di qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione possono sottoporre al

Consiglio europeo progetti intesi a modificare in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del trattato sul

funzionamento dell'Unione europea relative alle politiche e azioni interne dell'Unione.

● Il Consiglio europeo può adottare una decisione che modifica in tutto o in parte le disposizioni della parte

terza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

– Il Consiglio europeo delibera all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione

e, in caso di modifiche istituzionali nel settore monetario, della Banca centrale europea.

● Tale decisione entra in vigore solo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive

norme costituzionali.

● La decisione non può estendere le competenze attribuite all'Unione nei trattati

2° CASO

● Quando il trattato sul funzionamento dell'Unione europea o il titolo V del trattato UE prevedono che il

Consiglio deliberi all'unanimità in un settore o in un caso determinato, il Consiglio europeo può adottare una

decisione che consenta al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata in detto settore o caso.

– Questa facoltà non spetta al Consiglio europeo nel caso di decisioni che hanno implicazioni militari o che

rientrano nel settore della difesa.

3° CASO 7

● Quando il trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede che il Consiglio adotti atti legislativi

secondo una procedura legislativa speciale, il Consiglio europeo può adottare una decisione che consenta

l'adozione di tali atti secondo la procedura legislativa ordinaria.

● Nei casi 2 e 3, ogni iniziativa presa dal Consiglio europeo è trasmessa ai parlamenti nazionali.

● In caso di opposizione di un parlamento nazionale notificata entro sei mesi dalla data di tale trasmissione, la

decisione di cui al primo o al secondo comma non è adottata.

● In assenza di opposizione, il Consiglio europeo può adottare detta decisione.

● Per l'adozione delle decisioni nei casi 2 e 3, il Consiglio europeo delibera all'unanimità previa approvazione

del Parlamento europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono.

ADESIONE DI NUOVI STATI

● Ogni Stato europeo che rispetti i valori dell'Unione e si impegni a promuoverli può domandare di diventare

membro dell'Unione.

– Il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono informati di tale domanda.

– Lo Stato richiedente trasmette la sua domanda al Consiglio, che si pronuncia all'unanimità, previa

consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, che si pronuncia a

maggioranza dei membri che lo compongono.

● Si tiene conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo.

● Le condizioni per l'ammissione e gli adattamenti dei trattati su cui è fondata l'Unione, da essa determinati,

formano l'oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente.

● Tale accordo è sottoposto a ratifica da tutti gli Stati contraenti conformemente alle loro rispettive norme

costituzionali.

● Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione.

– Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo.

– Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un

accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione.

– Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione

del Parlamento europeo. RECESSO DALL'UNIONE

● I trattati cessano di essere applicabili allo Stato recedente a decorrere dalla data di entrata in vigore

dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica del recesso, salvo che il

Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.

● Il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa

né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.

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● Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della

procedura di adesione sopra illustrata DISPOSIZIONI FINALI SUI TRATTATI

● I protocolli e gli allegati ai trattati ne costituiscono parte integrante.

● Il trattato è concluso per una durata illimitata.

● Il trattato deve essere ratificato dalle Alte parti contraenti conformemente alle loro rispettive norme

costituzionali.

● Gli strumenti di ratifica sono depositati presso il governo della Repubblica italiana

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STRUTTURA DEL TFUE

Il TFUE (trattato sul funzionamento dell'UE) è un documento molto complesso. Esso è strutturato nella

seguente maniera:

- Preambolo

- Parte I: principi

- Parte II: non discriminazione e cittadinanza dell'UE

- Parte III: politiche e azioni interne dell'UE

- Altre parti

- PROTOCOLLI

- ALLEGATI

- DICHIARAZIONI di carattere politico del consiglio europeo e hanno valore giuridico

- Tavole di corrispondenza

- CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

PARTE I: PRINCIPI

Art.1: il TFUE organizza il funzionamento dell'UE e determina i settori, delimita le competenze e le sue modalità

di esercizio. (Il TUE e il TFUE hanno lo stesso valore giuridico, e sono denominati «i trattati»).

Art. 2: settori di competenza: solo l'UE può legiferare atti giuridicamente rilevanti. Gli stati membri possono

farlo autonomamente solo:

- se autorizzati dall'UE

- per dare attuazione ad atti dell'UE

Se lo Stato non obbedisce si ha una procedura d’infrazione ad opera della commissione: vi è una contestazione

con l’invito ad adeguarsi alle regole europee ed, in caso di mancata osservanza, l’applicazione di sanzioni

rappresentate dalla disapplicazione di regole di vantaggio derivanti dall’adesione all’unione o dall’applicazione

di sanzioni pecuniarie. La portata e le modalità d'esercizio delle competenze dell'Unione sono determinate

dalle disposizioni dei trattati relative a ciascun settore.

Art.3: Competenza esclusiva: materie in cui può intervenire solo l'UE:

- unione doganale

- definizione di regole di concorrenza per il mercato interno

- politica monetaria

- conservazione delle risorse biologiche

- politica commerciale comune

- conclusione accordi internazionali

Art. 4: Competenza concorrente: lo stato membro può a sua volta legiferare quando l'UE non ha adottato dei

provvedimenti che colmino determinate lacune. L'UE è chiamata a sostegno e completamento degli stati

membri senza sostituirli nelle loro azioni:

- mercato interno

- agricoltura e pesca

- energia 10

- ambiente

- trasporti

Questo è un elenco aperto, quindi anche altre materie possono rientrare nella competenza concorrente

Art. 6: L'Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l'azione degli

Stati membri. I settori di tali azioni, nella loro finalità europea, sono i seguenti:

a) tutela e miglioramento della salute umana;

b) industria;

c) cultura;

d) turismo;

e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport;

f) protezione civile;

g) cooperazione amministrativa.

Art. 7: L'Unione assicura la coerenza tra le sue varie politiche e azioni, tenendo conto dell'insieme dei suoi

obiettivi e conformandosi al principio di attribuzione delle competenze.

Art. 9: Nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione tiene conto delle esigenze

connesse con la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale,

la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute

umana.

Art. 10: Nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le

discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità,

l'età o l'orientamento sessuale.

Art. 14: In considerazione dell'importanza dei servizi di interesse economico generale nell'ambito dei valori

comuni dell'Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, l'Unione e gli

Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell'ambito del campo di applicazione dei trattati,

provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni, in particolare economiche e

finanziarie, che consentano loro di assolvere i propri compiti. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando

mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono tali principi e fissano tali

condizioni, fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei trattati, di fornire, fare eseguire e

finanziare tali servizi.

Art. 15: Al fine di promuovere il buon governo e garantire la partecipazione della società civile, le istituzioni, gli

organi e gli organismi dell'Unione operano nel modo più trasparente possibile.

Il Parlamento europeo si riunisce in seduta pubblica, così come il Consiglio allorché delibera e vota in relazione

ad un progetto di atto legislativo.

Qualsiasi cittadino dell'Unione e qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno

Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti delle istituzioni, organi e organismi dell'Unione, a

prescindere dal loro supporto, secondo i principi e alle condizioni da definire a norma del presente paragrafo.

I principi generali e le limitazioni a tutela di interessi pubblici o privati applicabili al diritto di accesso ai

documenti sono stabiliti mediante regolamenti dal Parlamento europeo e dal Consiglio, che deliberano

secondo la procedura legislativa ordinaria.

Il Parlamento europeo e il Consiglio assicurano la pubblicità dei documenti relativi alle procedure legislative nel

rispetto delle condizioni previste dai regolamenti. 11

Art. 16: Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano.

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le

norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale

da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell'Unione, nonché da parte degli Stati membri

nell'esercizio di attività che rientrano nel campo di applicazione del diritto dell'Unione, e le norme relative alla

libera circolazione di tali dati. Il rispetto di tali norme è soggetto al controllo di autorità indipendenti.

Art. 17: L'Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose

godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale.

L'Unione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del diritto nazionale, le organizzazioni filosofiche

e non confessionali.

Riconoscendone l'identità e il contributo specifico, l'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare

con tali chiese e organizzazioni.

Parte II: diritti di cittadinanza UE: circolazione e soggiorno, voto elezione parlamento europeo

Art. 18: Nel campo di applicazione dei trattati, e senza pregiudizio delle disposizioni particolari dagli stessi

previste, è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità.

Art. 19: Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione

del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate

sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento

sessuale.

Art. 20: È istituita una cittadinanza dell'Unione. È cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno

Stato membro. La cittadinanza dell'Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce.

I cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti nei trattati.

Art. 21: Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati

membri.

Art. 22: Ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di

eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto

Stato.

Ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di

eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei

cittadini di detto Stato.

Parte III: politiche e azioni interne l'UE

Titolo I: mercato interno

L'Unione europea adotta le misure destinate all'instaurazione e al funzionamento del mercato interno.

Esso comporta uno spazio senza frontiere interne nel quale viene assicurata una libera

circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.

Il consiglio, su proposta della commissione, definisce gli orientamenti e le condizioni necessarie per garantire

un processo equilibrato nell'insieme dei settori.

Nella formulazione delle proprie proposte intese a realizzare gli obiettivi dell'articolo 26, la Commissione tiene

conto dell'ampiezza dello sforzo che dovrà essere sopportato, per l'instaurazione del mercato interno, da

talune economie che presentano differenze di sviluppo e può proporre le disposizioni appropriate. Se queste

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disposizioni assumono la forma di deroghe, esse debbono avere un carattere temporaneo ed arrecare meno

perturbazioni possibili al funzionamento del mercato interno.

L'Unione comprende un'unione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci e comporta il

divieto, fra gli Stati membri, dei dazi doganali all'importazione e all'esportazione e di qualsiasi tassa di effetto

equivalente, come pure l'adozione di una tariffa doganale comune nei loro rapporti con i paesi terzi.

Titolo II: libera circolazione delle merci

Art. 29: sono considerati in libera pratica in uno stato membro i prodotti provenienti da paesi terzi per i quali

siano state adempiute in tale Stato le formalità di importazione e riscossi i dazi doganali e le tasse di effetto

equivalente esigibili e che non abbiano beneficiato di un ristorno totale o parziale di tali dazi e tasse.

Art. 30: i dazi doganali fra stati membri sono vietati.

Art. 31: I dazi della tariffa doganale comune sono stabiliti dal Consiglio su proposta della Commissione.

Art. 32: Finalità a cui la Commissione deve ispirarsi nell’elaborare la tariffa doganale che proporrà al Consiglio.

La Commissione s'ispira:

a) alla necessità di promuovere gli scambi commerciali fra gli Stati membri e i paesi terzi;

b) all'evoluzione delle condizioni di concorrenza all'interno dell'Unione, nella misura in cui tale evoluzione avrà

per effetto di accrescere la capacità di concorrenza delle imprese;

c) alla necessità di approvvigionamento dell'Unione in materie prime e prodotti semilavorati, pur vigilando a

che non vengano falsate fra gli Stati membri le condizioni di concorrenza sui prodotti finiti;

d) alla necessità di evitare gravi turbamenti nella vita economica degli Stati membri e di assicurare uno sviluppo

razionale della produzione e una espansione del consumo nell'Unione.

Art. 34 e 35: Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’importazione, all'esportazione e

qualsiasi misura di effetto equivalente.

Art. 36: Le disposizioni degli articoli 34 e 35 lasciano impregiudicati i divieti o restrizioni all'importazione,

all'esportazione e al transito giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica

sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di

protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale, o di tutela della proprietà industriale e

commerciale. Tuttavia, tali divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria,

né una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri.

Art. 37: Gli Stati membri procedono a un riordinamento dei monopoli nazionali che presentano un carattere

commerciale, in modo che venga esclusa qualsiasi discriminazione fra i cittadini degli Stati membri per quanto

riguarda le condizioni relative all'approvvigionamento e agli sbocchi.

Titolo III: agricoltura e pesca

Art. 39: Le finalità della politica agricola comune sono:

a) incrementare la produttività dell'agricoltura, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo sviluppo

razionale della produzione agricola come pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in

particolare della manodopera;

b) assicurare così un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento del

reddito individuale di coloro che lavorano nell'agricoltura;

c) stabilizzare i mercati;

d) garantire la sicurezza degli approvvigionamenti;

e) assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori.

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Nell'elaborazione della politica agricola comune e dei metodi speciali che questa può implicare, si dovrà

considerare:

a) il carattere particolare dell'attività agricola che deriva dalla struttura sociale dell'agricoltura e dalle disparità

strutturali e naturali fra le diverse regioni agricole;

b) la necessità di operare gradatamente gli opportuni adattamenti;

c) il fatto che, negli Stati membri, l'agricoltura costituisce un settore intimamente connesso all'insieme

dell'economia.

Art. 40: Per raggiungere gli obiettivi previsti dall'articolo 39 è creata un'organizzazione comune dei mercati

agricoli.

A seconda dei prodotti, tale organizzazione assume una delle forme qui sotto specificate:

a) regole comuni in materia di concorrenza;

b) un coordinamento obbligatorio delle diverse organizzazioni nazionali del mercato;

c) un'organizzazione europea del mercato.

L'organizzazione comune può comprendere tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi definiti

all'articolo 39, e in particolare regolamentazioni dei prezzi, sovvenzioni sia alla produzione che alla

distribuzione dei diversi prodotti, sistemi per la costituzione di scorte e per il riporto, meccanismi comuni di

stabilizzazione all'importazione o all'esportazione.

Essa deve limitarsi a perseguire gli obiettivi enunciati nell'articolo 39 e deve escludere qualsiasi discriminazione

fra produttori o consumatori dell'Unione.

Un'eventuale politica comune dei prezzi deve essere basata su criteri comuni e su metodi di calcolo uniformi.

Per consentire all'organizzazione comune di raggiungere i suoi obiettivi, potranno essere creati uno o più fondi

agricoli di orientamento e di garanzia.

Titolo IV: libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali

Art. 45: La libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione è assicurata.

Essa implica l'abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati

membri, per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, essa

importa il diritto:

a) di rispondere a offerte di lavoro effettive;

b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri;

c) di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un'attività di lavoro, conformemente alle

disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori nazionali;

d) di rimanere, a condizioni che costituiranno l'oggetto di regolamenti stabiliti dalla Commissione, sul territorio

di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego.

Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili agli impieghi nella pubblica amministrazione.

Art. 49: Nel quadro delle disposizioni che seguono, le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno

Stato membro nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altresì alle

restrizioni relative all'apertura di agenzie, succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti

sul territorio di un altro Stato membro. La libertà di stabilimento importa l'accesso alle attività autonome e al

loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese e in particolare di società

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Art. 50: Per realizzare la libertà di stabilimento in una determinata attività, il Parlamento europeo e il Consiglio

deliberano mediante direttive secondo la procedura legislativa ordinaria, previa consultazione del Comitato

economico e sociale.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione esercitano le funzioni loro attribuite in virtù delle

disposizioni che precedono, in particolare:

a) trattando, in generale, con precedenza le attività per le quali la libertà di stabilimento costituisce un

contributo particolarmente utile all'incremento della produzione e degli scambi;

b) assicurando una stretta collaborazione tra le amministrazioni nazionali competenti al fine di conoscere le

situazioni particolari all'interno dell'Unione delle diverse attività interessate;

f) applicando la graduale soppressione delle restrizioni relative alla libertà di stabilimento in ogni ramo di

attività considerato, da una parte alle condizioni per l'apertura di agenzie, succursali o filiali sul territorio di uno

Stato membro e dall'altra alle condizioni di ammissione del personale della sede principale negli organi di

gestione o di controllo di queste ultime;

g) coordinando, nella necessaria misura e al fine di renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli

Stati membri, alle società per proteggere gli interessi tanto dei soci come dei terzi (l’impresa quindi deve

assoggettarsi alle regole di garanzia proprie dello Stato in cui ha sede per tutelare i soci ed i terzi);

Art. 51: Sono escluse dall'applicazione delle disposizioni del presente capo (libertà di stabilimento), per quanto

riguarda lo Stato membro interessato, le attività che in tale Stato partecipino, sia pure occasionalmente,

all'esercizio dei pubblici poteri.

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono escludere

talune attività dall'applicazione delle disposizioni del presente capo.

Art. 52: Le prescrizioni del presente capo e le misure adottate in virtù di queste ultime lasciano impregiudicata

l'applicabilità delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che prevedano un regime

particolare per i cittadini stranieri e che siano giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di

sanità pubblica.

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono

direttive per il coordinamento delle suddette disposizioni.

Art. 53: Al fine di agevolare l'accesso alle attività autonome e l'esercizio di queste, il Parlamento europeo e il

Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono direttive intese al reciproco

riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli e al coordinamento delle disposizioni legislative‚

regolamentari e amministrative degli Stati membri relative all'accesso alle attività autonome e all'esercizio di

queste.

Art. 54: Le società costituite conformemente alla legislazione di uno Stato membro e aventi la sede sociale,

l'amministrazione centrale o il centro di attività principale all'interno dell'Unione, sono equiparate, ai fini

dell'applicazione delle disposizioni del presente capo (libertà di stabilimento), alle persone fisiche aventi la

cittadinanza degli Stati membri.

Art. 55: Fatta salva l'applicazione delle altre disposizioni dei trattati, gli Stati membri applicano la disciplina

nazionale nei confronti della partecipazione finanziaria dei cittadini degli altri Stati membri al

capitale delle società (a mente dell'articolo 54).

I servizi (l’impresa che vuole prestare servizio in un altro paese, può farlo alle stesse condizioni delle imprese

che risiedono in quello stato, senza la necessità di stabilirvisi)

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Art. 56: le restrizioni alla libera prestazione dei servizi all'interno dell'UE sono vietate nei confronti dei cittadini

degli stati membri stabiliti in uno stato membro che non sia quello del destinatario della prestazione (ho diritto

di prestare servizi in un qualsiasi stato membro anche attraverso altre sedi della mia attività, a condizione che

la mia impresa abbia sede in uno stato membro).

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono estendere

il beneficio delle disposizioni del presente capo ai prestatori di servizi, cittadini di un paese terzo e stabiliti

all'interno dell'Unione.

Art.. 57: sono considerate come servizi le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione. Essi

comprendono:

- attività di carattere industriale

- attività di carattere commerciale

- attività artigianale

- attività delle libere professioni

il prestatore può, per l'esecuzione della sua prestazione, esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nello

Stato membro ove la prestazione è fornita, alle stesse condizioni imposte da tale Stato ai propri cittadini.

CAPITALI E PAGAMENTI

Il tasso di cambio della moneta è strettamente legato alla sua bilancia commerciale (Il saldo di bilancia

commerciale corrisponde alla differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni di merci) ed

alla sua bilancia dei pagamenti ( schema statistico che registra le transazioni economiche realizzatesi, in un

tra residenti e non residenti in un’economia) e usano vari strumenti per in

determinato periodo di tempo,

influenzarlo ed uno di questi è il controllo dei pagamenti e dei capitali

Art. 63: sono vietate restrizioni di movimenti di capitali tra stati membri nonché tra stati membri e paesi terzi.

Sono vietate le restrizioni dei pagamenti.

Art. 64: deroga -> Le disposizioni di cui all'articolo 63 lasciano impregiudicata l'applicazione ai paesi terzi di

qualunque restrizione anteriori alla data del 31 dicembre 1993 in virtù delle legislazioni nazionali

o della legislazione dell'Unione per quanto concerne i movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi

diretti, che implichino investimenti diretti, inclusi gli investimenti in proprietà immobiliari, lo stabilimento, la

prestazione di servizi finanziari o l'ammissione di valori mobiliari nei mercati finanziari. In conformità con le

restrizioni esistenti in base alla normativa nazionale in Bulgaria, Estonia ed Ungheria, la pertinente data è il 31

dicembre 1999.

Nell'ambito degli sforzi volti a conseguire, nella maggior misura possibile e senza pregiudicare gli altri capi dei

trattati, l'obiettivo della libera circolazione di capitali tra Stati membri e paesi terzi, il Parlamento europeo e il

Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le misure concernenti i movimenti

di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti, in relazione a investimenti diretti, inclusi gli investimenti in

proprietà immobiliari, lo stabilimento, la prestazione di servizi finanziari o l'ammissione di valori mobiliari nei

mercati finanziari.

In deroga al paragrafo 2, solo il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, all'unanimità

e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure che comportino un regresso

del diritto dell'Unione per quanto riguarda la liberalizzazione dei movimenti di capitali diretti in paesi terzi o

provenienti da essi. 16

Art. 65: le disposizioni dell'art. 63 non pregiudicano il diritto degli stati membri:

- di applicare le pertinenti disposizioni della loro legislazione tributaria

- di prendere tutte le misure necessarie per impedire le violazioni della legislazione e della regolamentazione

nazionale

La Commissione può adottare una decisione che conferma che le misure fiscali restrittive adottate da uno stato

membro riguardo ad uno o più paesi terzi devono essere considerate compatibili con i trattati nella misura in

cui sono giustificate da uno degli obiettivi dell'Unione e compatibili con il buon funzionamento del mercato

interno. Il Consiglio delibera all'unanimità su richiesta di uno Stato membro.

Art. 66: Qualora, in circostanze eccezionali, i movimenti di capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti

causino o minaccino di causare difficoltà gravi per il funzionamento dell'Unione economica e monetaria, il

Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, può prendere

nei confronti di paesi terzi, e se strettamente necessarie, misure di salvaguardia di durata limitata, per un

periodo non superiore a sei mesi.

Titolo V: spazio di libertà, sicurezza e giustizia -> si da vita a politiche comuni, ma l’ultima parola spetta allo

stato membro, che si sforzerà di dar vita ad un’azione comune

Capo 1: disposizioni generali

Art. 67: l'UE realizza uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali degli

stati membri. Essa:

- garantisce che non ci siano controlli sulle persone alle frontiere interne

- sviluppa una politica comune in materia di asilo, immigrazione... fondata sulla solidarietà tra Stati membri ed

equa nei confronti dei cittadini dei paesi terzi.

L'UE si adopera per garantire un livello elevato di sicurezza attraverso misure di prevenzione e di lotta contro la

criminalità, il razzismo e la xenofobia (odio verso lo straniero), attraverso misure di coordinamento e

cooperazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie e altre autorità competenti, nonché tramite il

riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie penali e, se necessario, il ravvicinamento delle legislazioni

penali. L'Unione facilita l'accesso alla giustizia, in particolare attraverso il principio di riconoscimento

reciproco delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali in materia civile.

Artt. 72 e 73: le norme non ostacolano gli stati membri per il mantenimento dell'ordine pubblico.

È facoltà degli stati membri organizzare tra di loro e sotto la loro responsabilità forme di cooperazione e

di coordinamento nel modo che ritengono appropriato tra i dipartimenti competenti delle rispettive

amministrazioni responsabili per la salvaguardia della sicurezza nazionale

capo 2: politiche relative ai controlli alle frontiere, all’asilo ed all’immigrazione

Art. 77: L'Unione sviluppa una politica volta a:

a) garantire l'assenza di qualsiasi controllo sulle persone, a prescindere dalla nazionalità, all'atto

dell'attraversamento delle frontiere interne;

b) garantire il controllo delle persone e la sorveglianza efficace dell'attraversamento delle frontiere esterne;

c) instaurare progressivamente un sistema integrato di gestione delle frontiere esterne.

È impregiudicata la competenza degli Stati membri riguardo alla delimitazione geografica delle rispettive

frontiere, conformemente al diritto internazionale 17

Art. 78: L'Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione

temporanea, volta a offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un paese terzo che necessita di

protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento.

Detta politica deve essere conforme alla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e al protocollo del 31

gennaio 1967 relativi allo status dei rifugiati, e agli altri trattati pertinenti.

Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso

improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure

temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa

consultazione del Parlamento europeo.

Capo 3: cooperazione giudiziaria in materia civile

Art. 81: l'UE sviluppa una cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali fondata

sul principio di riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali. Tale cooperazione può

includere l'adozione di misure intense a ravvicinare le disposizioni legislative e regolamentari degli Stati

membri.

A questo scopo il Parlamento e il Consiglio adottano una serie di provvedimenti, come:

- il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali;

- la notificazione e la comunicazione di atti giudiziari ed extragiudiziali;

- la compatibilità delle regole applicabili negli stati membri ai conflitti di leggi e di giurisdizione;

- la cooperazione nell'assunzione dei mezzi di prova;

- un accesso effettivo alla giustizia

Ecc...

Capo 4: cooperazione giudiziaria in materia penale

Questa è fondata sul principio del riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie. Il

parlamento e il consiglio adottano misure intese a:

- assicurare il riconoscimento in tutta l'unione di qualsiasi tipo di sentenza e di decisione giudiziaria;

- facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie degli stati membri.

Art. 82: La cooperazione giudiziaria in materia penale nell'Unione è fondata sul principio di riconoscimento

reciproco delle sentenze e delle decisioni giudiziarie e include il ravvicinamento delle disposizioni legislative e

regolamentari degli Stati membri

Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano le misure

intese a:

a) definire norme e procedure per assicurare il riconoscimento in tutta l'Unione di qualsiasi tipo di sentenza e

di decisione giudiziaria;

b) prevenire e risolvere i conflitti di giurisdizione tra gli Stati membri;

c) sostenere la formazione dei magistrati e degli operatori giudiziari;

d) facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie o autorità omologhe degli Stati membri in relazione

all'azione penale e all'esecuzione delle decisioni.

Art. 83: il parlamento e il consiglio possono dettare norme minime relative alla definizione dei reati e delle

sanzioni in sfera di criminalità particolarmente grave che presentano una dimensione transnazionale derivante

18

dal carattere di tali reati o da una particolare necessità di combatterli su basi comuni. Esempi di criminalità del

genere sono: terrorismo, tratta degli esseri umani ecc...

Art. 85: Eurojust è un ente che ha il compito di sostenere e potenziare il coordinamento e la cooperazione tra

le autorità nazionali responsabili delle indagini e dell'azione penale contro la criminalità grave che interessa

molti stati membri e che richiede un'azione su base comune.

Art. 86: Per combattere i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, il Consiglio può istituire una

procura europea a partire da Eurojust. Essa esercita l'azione penale di tali reati dinnanzi gli organi giurisdizionali

degli stati membri. (magistrati europei eserciterebbero l’azione penale dinnanzi a tribunali nazionali)

Capo 5: cooperazione di polizia

Art. 87: l'unione sviluppa una cooperazione di polizia che associa tutte le autorità competenti degli stati

membri. Il Parlamento e il Consiglio possono stabilire misure riguardanti la raccolta delle pertinenti

informazioni.

Art. 88: Europol è l’ente che ha il compito di sostenere e potenziare l'azione delle autorità di polizia nella

prevenzione contro la criminalità. Si possono formare delle squadre comuni e organizzare indagini comuni.

Titolo VI: trasporti

Art. 91: il parlamento e il consiglio stabiliscono norme comuni riguardanti i trasporti internazionali

Titolo VII: norme comuni sulla concorrenza, sulla fiscalità e sul ravvicinamento delle legislazioni

CAPO 1: REGOLE DI CONCORRENZA

Sezione 1: regole applicabili alle imprese

Art. 101: sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di

associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possono pregiudicare il commercio tra gli Stati

membri per evitare il restringimento o la falsificazione del gioco della concorrenza all'interno del mercato

interno. Tali accordi sono nulli.

Tuttavia, queste disposizioni possono essere dichiarate inapplicabili:

- a qualsiasi accordo che contribuisce a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti o a promuovere

il progresso tecnico o economico pur riservando agli utilizzatori una congrua parte dell'utile che ne deriva, ed

evitando di imporre alle imprese interessate restrizioni non indispensabili per raggiungere tali obiettivi

Art. 102: divieto di abuso di posizione dominante sul mercato interno o su una buona parte di esso. Si ha

quando l'impresa non è in posizione di monopolio ma è in grado di dettare condizioni su quel mercato. Tali

pratiche possono consistere in:

- imporre direttamente o indirettamente prezzi d'acquisto

- nel limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico a danno dei consumatori

Ecc...

Art. 103: I regolamenti e le direttive utili ai fini dell'applicazione dei principi contemplati dagli articoli

101 e 102 sono stabiliti dal Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento

europeo. 19

Le disposizioni del paragrafo 1 definiscono i rapporti fra le legislazioni nazionali da una parte e le disposizioni

della presente sezione nonché quelle adottate in applicazione del presente articolo dall'altra.

Art. 105: la Commissione vigila perché siano applicati gli artt. 101 e 102. Se si accorge che non sono rispettati

apre una procedura e prende necessarie misure per rimediare la situazione.

Sezione 2: Aiuti concessi dagli stati: il loro divieto serve ad evitare che le imprese facciano concorrenza abusiva

alle altre imprese

Art. 107: salvo deroghe dei trattati, sono incompatibili con il mercato interno gli aiuti concessi dagli stati

mediante risorse statali sotto qualsiasi forma che falsano o minacciano di falsare la concorrenza. Sono

compatibili:

- gli aiuti a carattere sociale senza discriminazioni determinate dall'origine dei prodotti;

- gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati da calamità naturali o da altri eventi eccezionali;

- gli aiuti concessi all'economia di determinate regioni della repubblica federale di Germania che risentono

della divisione della Germania (deroga temporanea: disposizione "scaduta" dopo 5 anni dall'entrata in vigore

del trattato di Lisbona).

Art. 107: gli aiuti che possono essere compatibili con il mercato interno sono:

- gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni in cui il tenore di vita è anormalmente basso

- gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo

oppure a porre rimedio a un grave turbamento economico di uno stato membro dell'Unione europea.

- gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni

degli scambi in misura contraria al comune interesse;

- gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le condizioni

degli scambi e della concorrenza nell'Unione in misura contraria all'interesse comune;

- le altre categorie di aiuti, determinate con decisione del Consiglio, su proposta della Commissione

Art. 108: è previsto un sistema di vigilanza che vede coinvolti gli altri stati. La Commissione procede con gli stati

membri all'esame permanente dei regimi di aiuti esistenti in questi stati. Qualora lo stato non si conforma a

tale decisione entro il termine stabilito, la Commissione può far ricorso alla Corte di giustizia.

A richiesta dello stato membro, il consiglio può esprimersi sulla compatibilità con il mercato interno.

Capo 2: disposizioni fiscali

Art. 110: nessuno stato membro applica direttamente o indirettamente ai prodotti degli altri stati membri

imposizioni interne superiori a quelle applicate direttamente o indirettamente ai prodotti nazionali similari.

Titolo VIII: politica economica e monetaria

Esse sono due cose interconnesse tra di loro. Tuttavia, mentre sulla politica monetaria si è formato un

consenso trasversale tra stati membri, su quella economica non è accaduto per una ragione puramente

politica. Gli stati hanno accettato di vincolare gli aspetti più direttamente incidenti sulla politica monetaria e

cioè un cambio unico per tutta l'Europa.

[Poniamo che io viva in uno stato la cui moneta si chiama lira e voglio andare in un paese dove si usa il marco.

Mi pongo la domanda: quanti marchi valgono le mie lire? Su questo rapporto incidono la bilancia commerciale

e la bilancia dei pagamenti. Se l'Italia si indebita con i marchi per pagare gli interessi e i capitali, avrà bisogno di

marchi, Il cambio tra la lira e il marco si apprezzerà in favore del marco. Se mettiamo insieme queste due

bilance più o meno esce il rapporto di cambio ideale (quanto bisogno c'è di una moneta nazionale rispetto

un'altra moneta). Il ragionamento dei trattati entra sotto il profilo della bilancia dei pagamenti e

20

dell'indebitamento pubblico.

Con un marco compro 1000 lire italiane. Se lo stato italiano si indebita ancora di più sarà: 1 marco = 1500 lire.

Serviranno più soldi per pagare i creditori stranieri. I creatori dell'euro hanno misurato il rapporto di cambio

che c'era tra gli stati e hanno stabilito che in quelle condizioni i rapporti di cambio erano questi (gli attuali

dell'euro). L'euro nasce ipotizzando non solo cambi fissi ma anche ipotizzando che certi rapporti finanziari tra

gli stati fossero rimasti stabili.]

Art. 119: l'adozione di una politica economica è fondata sullo stretto coordinamento delle politiche

economiche degli stati membri, non c’è unificazione. Questa azione comprende una moneta unica, l'euro, la

definizione e la conduzione di una politica monetaria ed una politica del cambio uniche con l'obiettivo

principale di mantenere la stabilità dei prezzi e di sostenere le politiche economiche generali dell'Unione

europea.

Le banche centrali acquistando o emettendo titoli di stato ad esempio possono incidere sui tassi d’interesse

applicati all’interno di un’economia, possono allargare o restringere la quantità di moneta in circolazione e,

conseguentemente, possono incidere sul cambio. Mentre le politiche economiche rimangono in mano agli stati

membri che si impegnano a coordinarle, la politica monetaria e del cambio vengono unificate.

Art. 120: gli stati membri attuano la loro politica secondo gli indirizzi di massima elaborati dal Consiglio (su

proposta della Commissione) e il Consiglio Europeo adotta determinate conclusioni che gli stati membri poi si

impegnano a rispettare.

Art. 121: Per garantire queste disposizioni, il Consiglio ha il compito di sorvegliare l'evoluzione economica degli

stati nonché la coerenza delle politiche economiche attuate con gli indirizzi di massima e procede ad una

valutazione globale. Questo inciso è molto importante perché il Consiglio viene invitato ad utilizzare una

valutazione di insieme, deve tenere conto di tutto. Questa valutazione incide su quello che il trattato dice in

ordine al rispetto dei vincoli di bilancio, che sono alla base dell'unione monetaria. Se il Consiglio si accorge che

qualcosa non funziona, la Commissione rivolge un avvertimento allo stato membro in questione.

Art. 122: il Consiglio può decidere le misure adeguate alla situazione economica e se uno stato si trova in

difficoltà (per esempio a causa di calamità naturale) è possibile concedere un'assistenza finanziaria allo stato

membro interessato.

Art. 123: Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da

parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso

denominate "banche centrali nazionali"), a istituzioni, organi od organismi dell'Unione, alle amministrazioni

statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici …

[Siccome le banche centrali (BCE, Banca d'Italia ecc...) svolgono funzioni di tesoreria nei confronti degli stati

questa norma ci dice che esse non possono fare dei pagamenti per conto degli stati che non siano coperti da

soldi dati dalle banche centrali. Se così fosse la banca centrale finanzierebbe il debito pubblico dello Stato.

Inoltre, le banche centrali non possono acquistare i titoli di debito degli stati membri (si creerebbe un

interferenza tra politica economica e politica monetaria del governo).]

Come si fa a tenere in piedi un'unione monetaria? La condizione è che esista una certa stabilità interna nei

rapporti commerciali tra gli stati, passando da un sistema a cambi fissi ad un’unica moneta . Questi rapporti si

mantengono in vita tramite tanti modi. Il modo migliore è che le politiche economiche e finanziarie siano le

stesse, di modo che siano profondamente integrate tra di loro. Per ragioni politiche a suo tempo nel trattato di

21

Maastricht si è riuscito a "strappare" agli stati membri le loro politiche monetarie ma non quelle economiche.

Gli stati hanno capito che la creazione di moneta non poteva essere espressione di sovranità. La moneta non

deve essere uno strumento per perseguire obiettivi di politica economica e non deve appartenere allo stato

(esso creando moneta può creare un'illusione di maggiore ricchezza, l’inflazione distrugge il reddito fisso).

Si è pensato che la moneta dovesse essere emancipata dal controllo dello stato e affidata alle banche centrali.

Lo stato ha però un'arma: non può creare moneta, ma gli è stata lasciata la possibilità di indebitarsi ed

emettere debito pubblico. Così lo stato può acquisire moneta ma, a differenza della creazione, qui c'è una

contropartita, l'indebitamento nei confronti di chi gli da i soldi. Lo stato riesce ad immettere nell'economia

della moneta, ma la differenza è che l'immissione della moneta avviene al prezzo di un debito. Questo fa

emergere il costo del debito che da sempre è un limite. Uno stato più si indebita, più paga.

Cosa succede in un'unione monetaria? La situazione ideale sarebbe che sia la politica economica sia la moneta

vengano unificate perché la quantità di moneta che lo stato riesce a immettere in circolazione col debito

pubblico in realtà non è separata dalla moneta emessa dalle banche centrali, ma si unisce a questa, perché

esistono altri mezzi monetari oltre alle banconote. Quindi quando lo stato crea moneta attraverso il debito

pubblico, veicola i risparmi verso la moneta, cioè trasforma i mezzi a lungo termine (es. depositi bancari) in

mezzi a breve termine.

Non si può pensare di creare un'unione monetaria senza pensare alla questione del debito pubblico. Lo stato

ha bisogno di indebitarsi quando l'economia nazionale non va bene, cioè quando le finalità che lo stato vuole

realizzare non possono essere realizzate adeguatamente con le sole forze dei privati. Quindi sulla quantità di

debito pubblico incide la politica economica del Governo. In una politica economica ultraliberale, il debito

pubblico è molto basso. Perciò moneta, debito pubblico e politica economica sono variabili interdipendenti: la

politica economica influenza il debito pubblico che a sua volta incide sulla circolazione di moneta.

Cosa succede se le politiche non sono allineate? Se non ci fosse moneta unica, le variabili finanziare potrebbero

cambiare. Nel momento della creazione della moneta unica, si è tenuto conto di questi diversi rischi. Per molti

anni paesi come l'Italia, la Grecia e altri hanno modificato le loro condizioni di rischio reale ma, siccome il

sistema finanziario non era in grado di rappresentare correttamente questa modificazione, il tasso di interesse

era quello delle condizioni di indebitamento iniziale.

La creazione della moneta unica senza l'unione delle politiche economiche ha fatto si che si che nascesse la crisi

economica che stiamo vivendo. La situazione è crollata e gli stati più ricchi hanno reagito in modo violento,

creando un fondo salva stati che serviva per finanziare gli stati che hanno perso il controllo della loro situazione

finanziaria.

Il debito pubblico degli stati membri rimane una faccenda interna, salvo che si tratti di progetti comuni (in

questi casi valgono le garanzie che gli stati hanno reciprocamente assunto). L’UE non garantisce per gli stati

membri e questi non garantiscono per l’UE.

Art. 126: gli stati devono evitare disavanzi pubblici eccessivi (differenza tra entrate e uscite dello stato, il deficit

pubblico). Per quanto riguarda il debito pubblico, cioè l'indebitamento dello stato, ha varie forme, quella più

comune è quello sottoforma di titoli. Qui in particolare c'è un elemento molto importante: il debito pubblico

sottoforma di titoli riesce ad assumere dimensioni strepitose perché è destinato a investitori che non hanno

conoscenze molto approfondite e non prevedono ciò che accadrà.

La Commissione esamina la conformità della disciplina di bilancio tra disavanzo pubblico e PIL (quest'ultimo lo

stato lo può tassare). La Commissione sorveglia l'evoluzione della situazione di bilancio e dell'entità del debito

22

pubblico negli Stati membri, al fine di individuare errori rilevanti. In particolare, esamina la conformità alla

disciplina di bilancio sulla base dei due criteri seguenti:

a) se il rapporto tra il disavanzo pubblico, previsto o effettivo, e il prodotto interno lordo superi un valore di

riferimento, a meno che

- il rapporto non sia diminuito in modo sostanziale e continuo e abbia raggiunto un livello che si avvicina al

valore di riferimento,

- oppure, in alternativa, il superamento del valore di riferimento sia solo eccezionale e temporaneo e il

rapporto resti vicino al valore di riferimento;

b) se il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo superi un valore di riferimento, a meno che detto

rapporto non si stia riducendo in misura sufficiente e non si avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato

Il disavanzo pubblico si diminuisce con la crescita del PIL o con l'aumento delle entrate (con la tassazione). Nel

momento in cui lo stato si impegna a rispettare il rapporto tra disavanzo pubblico e PIL (e se il debito pubblico

non sfora di molto il PIL) esso rispetta il trattato.

La Commissione, di fronte a un mancato rispetto, prepara una relazione tenendo conto di tutti i fattori

significativi, nonché la spesa pubblica per gli investimenti e della posizione di bilancio ed economica dello stato.

A questo punto il Consiglio può valutare se esiste davvero un disavanzo eccessivo. Adotta una

raccomandazione allo stato interessato per porre fine al disavanzo eccessivo. In un primo momento queste

raccomandazioni non sono rese pubbliche (lo saranno quando lo stato interessato non ne ha dato seguito).

Il Consiglio intima lo stato a prendere le misure necessarie per ridurre il disavanzo. Se lo stato non lo fa, viene

invitato a dire ai propri investitori che le cose non stanno andando bene e gli viene imposto di depositare una

cauzione per l'entità del danno causata. Il Consiglio può invitare la Banca europea per gli investimenti a

riconsiderare la sua politica di prestiti verso lo Stato membro in questione, può richiedere che lo Stato membro

in questione costituisca un deposito infruttifero di importo adeguato presso l'Unione, fino a quando, a parere

del Consiglio, il disavanzo eccessivo non sia stato corretto, oppure infliggere ammende di entità adeguata.

LA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) E IL SISTEMA EUROPEO DELLE BANCHE CENTRALI (SEBC)

Il trattato disciplina l'attività e il funzionamento della banca centrale. Prima dell'euro, esistevano le banche

centrali nazionali. Quando è stato creato l'euro, cioè la moneta fiduciaria unica, si è posto un problema: come

si fa a gestire una politica unitaria monetaria? L'idea era quella di creare un ente unico con banche dislocate sul

territorio alle sue dipendenze (le banche centrali nazionali). Questo però comporta una spesa enorme. C’è poi

un altro problema: questa struttura si sarebbe sovrapposta a quella delle banche centrali nazionali che

svolgono funzioni ulteriori come la vigilanza bancaria. È prevalsa una soluzione diversa, quella del consorzio: le

banche centrali continuano ad esistere, ma il loro compito cambia. Non svolgono più l'attività decisionale

relativa alla politica monetaria (ciò spetta alla BCE), ma semplicemente l'attività esecutiva della stessa. Non è

vero quindi che la BCE ha in mano tutta l'attività della politica monetaria. Sotto il profilo organizzativo si è

creato un consorzio, il sistema europeo delle banche centrali, composto da BCE e banche centrali nazionali.

La politica monetaria può svolgere varie funzioni, come mantenere la stabilità dei prezzi, il potere d'acquisto

della moneta. Gli strumenti elaborati per fare ciò sono sostanzialmente amministrativi, che si fondano sul

potere pubblico, e strumenti di diritto privato. Quelli amministrativi consistono nelle riserve obbligatorie nelle

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marco.barbieri.94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto delle organizzazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Guccione Alessandro Valerio.

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