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Appunti della lezione del docente Bellomo Saverio riguardo al XXVI canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri per esame di Introduzione a Dante

Appunti della lezione del docente Bellomo Saverio riguardo al XXVI canto dell'inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri per esame di Introduzione a Dante dell'università Ca' Foscari di Venezia - unive, facoltà di lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Introduzione a Dante docente Prof. S. Bellomo

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CANTO XXVI

Legenda

Prato: città avversa per lunga tradizione a Firenze;

• mente: "memoria" facoltà essenziale per fare poesia assieme all'ingegno;

• 26-27: cioè durante il solstizio d'estate, quando il sole tiene meno nascosta la sua faccia;

• 34-42: Similitudine volta a illustrare la qualità delle fiamme: ciascuna si muove e avvolge

• un peccatore celandolo alla vista, come il carro infuocato che rapì il profeta Elia e lo nascose

alla vista del discepolo Eliseo;

colui che si vengiò con li orsi: perifrasi che indica il profeta Eliseo, discepolo di Elia, il

• quale schernito da un gruppo di fanciulli, fu vendicato da Dio che li fece sbranare da 2 orsi;

53-54: secondo quanto narra Stazio, tra Eteocle e Polinice, figli di Edipo, ambedue aspiranti

• al trono di Tebe, corse tale inimicizia, che dopo che si uccero a vicenda, la fiamma che si

sprigionò dal rogo, ove furono deposti i loro corpi si divise;

59-60: l'espressione conserva l'idea della breccia aperta nelle mura della città di Troia per

• introdurre una statua;

Deidamia: per sottrarlo alla morte in caso si recasse alla guerra di Troia, la madre Teti

• nascose Achille, travestito da donna, a Schiro tra le figlie del re Licomede, di cui una era

Deidamia, che si innamorò dell'eroe. Ulisse e Diomede per smascherare Achille e indurlo a

combattere si presentarono alla corte del re in vesti di mercanti e offrirono die doni alle

fanciulle tra cui delle armi, dalle quali venne attratto Achille, che così si rivelò;

Palladio: la statua di Pallade Atena, da cui secondo le profezie dipendeva la salvezza di

• Troia, afferata con le mani insaguinati per l'uccisione dei custodi e dunque compiendo anche

sacrilegio;

Circe: maga, figlia del sole, che si invaghì di Ulisse e trasformò in porci i suoi compagni,

• come narra Macareo, il compagno che non seguì l'eroe greco e fu incontrato da Enea sulla

costa di Gaeta;

di retro al sol: verso occidente;

• 126: verso sinistra, è la direzione per raggiungere il luogo più lontano possibile della terra

• conosciuta, cioè gli antipodi di Gerusalemme.

Commento

Imvettiva contro Firenze. Ottava bolgia: coloro che usarono il loro ingegno senza la guida della

virtù. Ulisse e Diomede. Ultimo Viaggio di Ulisse.

Dopo l'invettiva contro Firenze, questo canto e quello successivo sono dedicati all'ottava bolgia in

cui sono puniti i consiglieri fraudolenti.

Tuttavia è meglio dire che nella bolgia si puniscono coloro che, dotati per natura da acuto ingegno,

non lo impiegarono secondo virtù, ma a fini malvagi e senza la dovuta misura. In una parola

potrebbero essere definiti "astuti".

Le fiamme in cui sono rinchiusi i peccatori rappresentano quindi l'ingegno. Poichè la parola è la

prima manifestazione dell'ingegno e attraverso la parola si esplica l'astuzia di coloro che ne sono

dotati, tali fiamme si presentano come lingue, le quali però ostacolano, per punizione, la possibilità

dei dannati di parlare.

Le fiamme hanno la capacità di includere e nascondere; inoltre la figura del peccatore è rubata.

Ricordiamo che la luce circoscrive gli spiriti magni isolandoli dall'oscurità infernale e quindi la luce

caraterizza i magnanimi, alludendo alla chiarezza della fama che perseguirono nel mondo. A questa

categoria appartengono gli abitatori dell'ottava bolgia per doti naturali, ma non per il loro corretto

impiego sicchè ciò che avrebbe dovuti metterli in luce invece li oscura e li cela.

Dall'Eneide e dall'Achilleide, Dante attinge le informazioni sulle colpe di Ulisse e del compagno

Diomede: sono due eroi greci, uno re di Itaca, l'altro re di Argo, combatterono nella guerra di Troia

e furono legati da stretta amicizia e implicati insieme in molteplici delitti.

Dante fa partire Ulisse da Circe, dove Ovidio lo aveva lasciato, secondo il racconto di Macareo, il

compagno di Ulisse abbandonato nelle rive italiche e incontrato da Enea.

Appunti

L'invettiva contro Firenze è caratterizzata dal sarcasmo e dall'ironia.

Dante dice che a pensare a quello che ha visto tiene a freno le sue capacità intellettuali più di quanto

è solito fare = una raccomandazione al proprio ingegno = elemento importante = questa bolgia

contiene i consigliere fraudolenti ma è un errore definirli così. In sta bolgia ci sta in 2 canti, nel 27

incontra Guida da Montefeltro che consigliò a Bonifacio VIII un modo per sconfiggere i propri

nemici, ma nella bolgia 26 si trova Ulisse e Diomede che non sono solo consiglieri fraudolenti

perchè in realtà il peccato di Ulisse è + complesso, vengono elencati i peccati di Ulisse. 3 colpe:

cavallo di troia, inganno per prendere Achille e il fatto di aver portato via il Palladio di Troia con le

mani insanguinate. Qui non vi sono quindi tanti consigli fraudolenti.

“se si pesa a quello bolgia trattengo il mio ingegno” e quindi questa bolgia punisce coloro che

hanno usato male il loro ingegno.

E allora si possono definire con un termine, ovvero “astuti”, chi ha usato il suo ingegno malamente.

Quindi dante si mette in guardia di non usare malamente il suo ingegno.

Che cosa sa Dante di Ulisse?

Ulisse è il protagonista dell'odissea ma Dante l'odissea non la conosce, ma conosce i fatti

dell'odissea attraverso delle fonti latine e dalle fonti latine e in particolare da Ovidio dalle

metamorfosi sa che dopo l'ultima tappa con Circe, Ulisse se ne è andato via abbandonando lì

Macareo uno dei suoi compagni ma non sa se Ulisse è tornato a Itaca non conosce il finale

dell'odissea, non sa che Ulisse riconquista il suo regno di Itaca. Dante si inventa che Ulisse tenta di

andare dall'altra parte del globo per mare superando lo stretto di Gibilterra e si inventa che muore

raggiungendo l'altra parte del globo. (storia inventata da Dante che gli veniva sugggerita dalla

traduzione che aveva fatto di alcuni versi Orazio dell'odissea, Orazio dice che Omero aveva scritto

“Cantami oh musa le vicende di quest'uomo che dopo aver preso Troia vide molti costumi degli

uomini e conobbe molte città”.) Dante si inventa una storia di Ulisse che non torna a Itaca facendolo

partire dalle ultime notizie che aveva avuto da Ovidio, ovvero dalla partenza da Circe. L'idea di fare


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione a Dante e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Bellomo Saverio.

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