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La comunicazione tra culture e ricerca scientifica

La comunicazione è un'interazione di culture e di ricerca scientifica e umanistica. Parole chiave: maestri e paradigmi.

Maestri e cambiamento di paradigma

Maestri: Sono i protagonisti della disciplina e hanno lo sguardo rivolto oltre i confini di una disciplina accademica verso gli orizzonti della società e della propria civiltà. Noi mettiamo l'accento sul cambio di paradigma, ci interessa sottolineare il momento in cui le idee consolidate cambiano profondamente.

Esempi di nuovi paradigmi:

  • Rapporto tra comunicazione e informazione: Il nuovo paradigma determinato dalla diffusione di Internet, trasformazione della società industriale in società dell’informazione.
  • Rapporto tra comunicazione e politica: La visibilità rappresenta un valore strategico per un politico, Internet cambia modo di fare politica.
  • Rapporto tra comunicazione e business: Sparizione della sfera autonoma dell’opinione pubblica e al dominio della pubblicità e dell’industria culturale.

Oralità e scrittura

L'evoluzione degli strumenti per comunicare segna i gradi diversi di evoluzione della civiltà umana, i vari strumenti fanno evolvere le civiltà e noi (la nostra formazione individuale, cioè i processi di domestication, che sono i processi di crescita fisica e culturale di ognuno di noi).

Domestication: L’acquisizione sia individuale sia sociale di abilità tecniche e di competenze culturali condizionate dalle tecnologie della comunicazione, tecnologie speciali per cui è necessario un processo di interiorizzazione dal momento che esse hanno un effetto duplice: sono mezzi e quindi stabiliscono un rapporto tra l’io e il corpo, tra la mente e la realtà esterna, ma con la stessa efficacia agiscono nel rapporto tra l’io e gli altri (e quindi hanno anche un carattere sociale).

Secondo gli antropologi, la civiltà moderna si è sviluppata con l’invenzione dell’alfabeto. Tradizionalmente, l'inizio della registrazione in forma scritta dei linguaggi verbali è stato collocato dagli storici intorno al 3200 a.C. nella Bassa Mesopotamia dove sarebbe sorta per ragioni di amministrazione, contabilità e commercio. La nascita della scrittura alfabetica e il suo conflitto con il mondo dell’oralità sono alla base del processo di civilizzazione del genere umano.

Uno dei primi luoghi in cui si discute dell’avvento della scrittura è un passo del Fedro di Platone (370 a.C.). Nella prima parte del dialogo, Socrate si oppone a una visione ottimistica del mito dell’invenzione della scrittura come scienza che rende più sapienti e arricchisce la memoria. L’alfabetizzazione produce la perdita della memoria, perché chi usa l’alfabeto e si scrive certe cose non ha bisogno di ricordarle a mente perché le ritrova scritte e quindi affida a loro la propria memoria.

La diffusione della scrittura crea un mondo artificiale, separato da quello naturale in cui l’apprendimento era dialogo diretto tra le persone, disteso nello spazio-temporale della vita umana. Platone testimonia l’influenza della scoperta e dell’uso di questa tecnologia della comunicazione. La prima testimonianza dell’uso della parola TEXTUS (non come trama di un tessuto), ma metaforico, per distinguere il prodotto stabile della scrittura dal flusso delle parole dell’oralità, si trova in Quintiliano, un oratore romano e un maestro di retorica.

Gli antropologi hanno verificato il ruolo che i media hanno svolto e svolgono nei processi di civilizzazione; ne emerge un’attenzione forte al rapporto tra tecnologie della comunicazione e mutamento nei sistemi culturali della società.

Michael Heim ha proposto una formula che li riassume tutti: The Theory of Transformative Technology. Heim ha sottolineato il ruolo decisivo che, nelle posizioni di Haveloch e Ong, assume la scrittura di fronte all'oralità: essa forma le coscienze, trasforma la società stessa e configura il pensiero filosofico occidentale, la tecnologia della scrittura determina un nuovo modo di pensare ed è la scrittura alfabetica a consentire l'origine di quella cultura delle leggi e della riflessione analitica che contraddistingue la cultura europea moderna.

Le teorie a cui fa riferimento Heim hanno un peso rilevante nella creazione di una nuova tecnologia della comunicazione, oggi diffusa attraverso l'uso del computer e delle reti telematiche, cioè l'ipertesto. Ciò viene chiarito con le parole di Bolter: il testo scritto è la testimonianza stabile del pensiero e per raggiungere questa stabilità il testo dovette essere basato su di un mezzo materiale come argilla, papiro o carta; tavoletta, rotolo o libro.

Ma il testo è più della mera ombra o traccia di un pensiero già formato; in una cultura letterata le strutture testuali che si sono evolute nei secoli determinano il pensiero quasi con la stessa forza della struttura primaria che dà forma ad ogni espressione, la lingua. Fin tanto che il testo è stato associato a un elemento fisico, lettori e scrittori hanno dato per scontati tre attributi cruciali: che il testo fosse lineare, delimitato e fisso. Generazioni di studiosi e autori hanno interiorizzato queste qualità come regole del pensiero ed esse hanno avuto conseguenze sociali.

Possiamo definire ipertesto l’utilizzo del computer per trascendere le qualità di linearità, limitazione e fissità del testo scritto tradizionale. Bolter riflette sul fatto che la svolta è rappresentata dalle tecnologie ipertestuali, non si tratta solo di una rivoluzione tecnologica ma aprì la strada a un cambiamento culturale di grande importanza. Infatti, intaccare la natura testuale di un documento scritto, ovvero di un libro, significava cambiare la natura profonda della comunicazione e della cultura nata dall’invenzione dell’alfabeto.

Claude Lévi-Strauss

Claude Lévi-Strauss individua che il linguaggio verbale è il tratto distintivo dell'uomo e, in qualità di esso, è la struttura portante della società; la società è infatti soltanto quella in cui gli individui comunicano tra loro, ovvero quella struttura in cui i mezzi di comunicazione svolgono una funzione sociale. Il linguaggio è un fenomeno sociale e può essere studiato scientificamente.

In ogni società la comunicazione avviene a tre livelli: comunicazione delle donne, comunicazione dei beni e dei servizi, comunicazione dei messaggi. Quindi lo studio del sistema di parentela, quello del sistema economico e quello del sistema linguistico presentano alcune analogie. Tutti e tre dipendono dallo stesso metodo. La cultura non consiste esclusivamente in forme di comunicazione ad essa peculiari, come il linguaggio così Lévi-Strauss conduce le scienze sociali sul terreno delle scienze esatte.

Da questo punto di vista è fondamentale l’incontro tra antropologia strutturale e la scienza dell’informazione (in primo luogo la cibernetica di Wiener). Wiener si interroga sull’estensione dei metodi matematici alle scienze sociali. La sua risposta è negativa e la giustifica con due spiegazioni.

In primo luogo, egli ritiene che per la loro natura stessa le scienze sociali implicano che il loro sviluppo influisca nell’oggetto dell’indagine. Ma se si pensa all'astrofisica, il suo oggetto è troppo vasto per subire l’influenza di un osservatore oppure se si pensa alla fisica atomica, gli oggetti che studia sono certo piccolissimi ma molto numerosi e l’influenza dell’osservatore finisce con l’essere annullata.

Mentre l’influenza dell’osservatore resta sensibile nelle scienze sociali, poiché le modificazioni che essa comporta sono dello stesso ordine di grandezza dei fenomeni studiati. Inoltre, Wiener nota che i fenomeni che appartengono alle ricerche sociologiche e antropologiche si definiscono in funzione dei nostri particolari interessi, ovvero si riferiscono alla vita, all’educazione alla carriera e alla morte di individui simili a noi.

Di conseguenza le serie statistiche disponibili per studiare un fenomeno qualsiasi rimangono sempre troppo brevi per stabilire una legge universale, e quindi conclude che l'analisi matematica applicata alle scienze sociali non può fornire risultati interessanti per lo specialista. Queste due spiegazioni vengono obiettate se si pensa alla linguistica strutturale, dato che il linguaggio è un fenomeno sociale e presenta chiaramente i due caratteri fondamentali che offrono appiglio a uno studio scientifico.

In primo luogo, tutte le condotte linguistiche si collocano al livello del pensiero inconscio perché quando parliamo non abbiamo coscienza delle leggi sintattiche e morfologiche della lingua. Inoltre, non è cosciente la conoscenza che noi abbiamo dei fonemi che utilizziamo per differenziare il senso delle nostre parole e soprattutto non siamo coscienti delle opposizioni fonologiche che permettono di analizzare ogni fonema in elementi differenziali.

Anche quando formuliamo le regole grammaticali o fonologiche della nostra lingua permane mancanza di comprensione intuitiva, questa formulazione emerge unicamente sul piano del pensiero scientifico. Anche un linguista pienamente a conoscenza della teoria non ne è cosciente almeno completamente nel momento in cui parla. Si può dunque affermare che l'influenza dell'osservatore sull’oggetto in osservazione è trascurabile ovvero non basta che un linguista acquisti coscienza del fenomeno ovvero della lingua perché quest'ultimo ne venga modificato.

Quindi, un osservatore non modifica il fenomeno, come avviene nell’astrofisica e nella fisica molecolare; eppure, è ugualmente una scienza sociale. Inoltre, il linguaggio è apparso prestissimo nello sviluppo dell’umanità e la nascita della scrittura non è un fatto recente per cui disponiamo di serie sufficientemente lunghe per rendere possibile l'analisi matematica. Quindi, il linguaggio, un fenomeno sociale, costituisce un oggetto indipendente dall'osservatore, e per il quale si possiedono lunghe serie statistiche, due buone ragioni per considerarlo come atto a soddisfare le esigenze del matematico, così come le ha formulate Wiener.

Eric Havelock

Eric Havelock (1903-1988), classicista britannico, nei suoi studi sulla classicità greca, mette in rilievo il processo della «formazione della mente alfabetica», un percorso che caratterizza in modo permanente la civiltà occidentale e che individua nella scrittura alfabetica lo strumento che consente alle società contemporanee di spingere a ritroso nel tempo la conoscenza delle società che hanno lasciato testimonianza scritta.

Ma la scrittura non ha solo questo ruolo sociale: forgia al contempo la mente individuale e abitua a conoscere il mondo esterno e quello interiore secondo il modello logico-sequenziale delle regole alfabetiche. Secondo Havelock, con la scrittura ha inizio la storia perché è il suo apparire che rivoluziona alcuni capisaldi fondamentali della società: il rapporto tra eredità culturale e tradizione, il ruolo della memoria e l’utilizzo di tecnologie per conservarla e per comunicarla.

Evidente per Havelock è il carattere rivoluzionario che la scrittura ha assunto nella storia del genere umano: il primato della civiltà greca, la nascita della filosofia e il modello razionale che essa ha imposto derivano dall’influenza che la scrittura ha avuto sulla mente e sul comportamento sociale degli individui.

Il mito della ricchezza della letteratura greca e quindi della società greca rispetto alle altre letterature dei Sumeri o egizia, che sta nella grande ricchezza di particolari e profondità di senso psicologico, è derivato dal fatto che la vera oralità di queste genti non greche non era pervenuta fino a noi. Infatti, è stata perduta perché i loro sistemi scrittori erano troppo imperfetti per darne una registrazione adeguata, non è che queste genti fossero ottuse o dotate di una coscienza di tipo inferiore.

Il ruolo della comunicazione è quindi determinante nei processi culturali di ogni società. Sono le tecnologie che la realizzano e contribuiscono a renderla un elemento dinamico e costitutivo nei cambiamenti della società. La scrittura ha un ruolo sociale e al tempo stesso forma la mente individuale. La scrittura modella il nostro modo di pensare.

Con la scrittura inizia la storia:

  • Rapporto tra eredità culturale e tradizione.
  • Ruolo della memoria.
  • Utilizzo di tecnologie per conservarla e comunicarla.

Walter J. Ong

Walter J. Ong (1912-2003): "Orality Literacy: The Technologizing of the World" (1982). Literacy indica l’insieme delle funzioni dei processi di alfabetizzazione, di cui la scrittura è certamente uno degli elementi portanti, ma non il solo. Esistono altre abilità e altre forme di domestication che accompagnano i processi di alfabetizzazione, come la lettura, l’apprendimento attraverso i numeri, i meccanismi culturali di addestramento a ruoli sociali e a specializzazioni di tipo burocratico.

È un processo di civilizzazione nel pieno senso della parola caratterizzato dalla separazione tra oralità e scrittura che attribuisce all'alfabetizzazione un ruolo decisivo nel mutamento della civiltà dell'uomo. Questo processo, secondo Ong, è determinato dalla tecnologizzazione della parola, cioè dal passaggio da una forma di linguaggio naturale, diretto, comunitario, a una forma di linguaggio in cui la tecnica acquista un ruolo determinante. E la tecnologia è sempre e comunque artificiale, è un qualcosa di materiale che sta fuori di noi ed è quindi un mezzo materiale che influenza anche la nostra mente e il nostro io.

La parola non avrà più quella funzione che le consentiva essere l’elemento fondante della comunità; mediazione tra gli esseri umani e i complessi meccanismi psicologici e sociali che vengono messi in moto sono i vettori di una nuova figura dell’io: l’individuo moderno. Il rinvio al Fedro di Platone non può che rafforzare l’idea dell’ambiguità della scrittura rispetto alla piena trasparenza della parola: Platone pensava alla scrittura come a una tecnologia esterna, aliena, nello stesso modo in cui oggi molte persone pensano al computer.

Noi invece oggi abbiamo ormai interiorizzato così profondamente la scrittura, l’abbiamo resa una parte tanto importante di noi stessi, che ci sembra difficile pensarla come tecnologia al pari della stampa e del computer. La scrittura dette inizio a quanto la stampa e i computer hanno poi portato avanti: la riduzione del suono a spazio e la separazione della parola dal presente immediato e vivo nel quale possono esistere solo parole parlate.

Al contrario del linguaggio naturale orale, la scrittura è del tutto artificiale; il discorso parlato è naturale dato che chiunque impara a parlare. Il parlato è inconscio, mentre il discorso scritto in quanto tale differisce da quello orale nel senso che non nasce dall’inconscio. Il trasferire la lingua parlata nella scrittura è un processo guidato da norme consapevolmente inventate, la scrittura è una creazione artificiale, essa è una tecnologia, le tecnologie non sono semplici aiuti esterni ma comportano trasformazioni delle strutture mentali, la scrittura ad esempio innalza il livello di consapevolezza.

Secondo Ong, con l'uso della scrittura, l'uomo impara a pensare e ragionare in modo completamente diverso, avviene una modificazione psicologica indotta dai processi di alfabetizzazione. Dalla scrittura ha origine una diversa concezione del tempo e dello spazio: lineare e non più ciclica. Il meccanismo della scrittura non consente una reazione immediata dal momento che essa ha bisogno del tempo per poter essere recepita, perde il rapporto in presenza tra gli uomini.

Mentre la comunicazione orale necessita una comunicazione immediata tra viventi diretta, la scrittura è indifferente alle sorti del suo autore: continua a produrre i suoi effetti duraturi nel tempo e nello spazio. Provoca alienazione nell’uomo, cioè la privazione che l'uomo subisce nel momento in cui la parola si distacca dal suo corpo e dalla sua mente per diventare cosa, cioè lettera e frase di un discorso scritto. La stampa renderà ancora più evidente questo processo di alienazione. Essa lega ciascuna lettera dell’alfabeto a un oggetto fisico.

Senza la scrittura, un individuo alfabetizzato non saprebbe e non potrebbe pensare nel modo in cui lo fa, non solo quando è impegnato a scrivere, ma anche quando si esprime in forma orale. La scrittura ha trasformato la mente umana più di qualsiasi altra invenzione. Essa crea ciò che è stato definito un linguaggio «decontestualizzato», o una forma di comunicazione verbale «autonoma», vale a dire un tipo di discorso che, a differenza di quello orale, non può essere immediatamente discusso con il suo autore, poiché ha perso contatto con esso. Non esistono modi diretti di confutare un testo, anche dopo una confutazione totale esso dirà ancora esattamente le stesse cose di prima; questo è anche uno dei motivi per cui i libri sono stati bruciati più volte nel corso della storia, un testo che dichiari che ciò che il mondo intero conosce è falso, fintanto esso esiste, ripeterà questa menzogna.

Ong critica le teorie basate sulla convinzione che la comunicazione sia costituita soltanto da un emittente e un ricevente, vede nella comunicazione umana un campo dinamico in cui si costruiscono continuamente relazioni e dove si scambiano valori, significati, atti. Sono tali reti di relazioni che costituiscono una comunità. La comunicazione è un campo complesso in cui, secondo Ong, si esprimono pienamente la psicologia e la cultura degli esseri umani; l’esaltazione della comunicazione umana non deve essere vista in contrapposizione con un mondo, quello dei media moderni, dominato dalle tecnologie.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RebeccaMichelotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Sbardella Marco.
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