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Appunti dettagliati delle lezioni di Linguistica italiana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. D'Alfonso dell’università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, Facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Linguistica italiana docente Prof. A. D'Alfonso

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Gli affissi si distinguono in prefissi se precedono la base, suffissi se la seguono, se l’affisso è inserito nel mezzo della parola si parla

di infissi.

La suffissazione presenta due proprietà che la differenziano dalla prefissazione: la transcategorizzazione (o cambio di categoria

morfologica) e la ricorsività (da un derivato se ne può ottenere un altro). Esempio: fiore-!fiorista,

fossile!fossilizzare!fossilizzazione.

La conversione consiste in un processo di cambiamento della categoria morfologica di una parola non segnalato da affissi. Esempio:

abbasso!

La derivazione a suffisso 0 è la creazione di una parola senza l’aggiunta di alcun suffisso ma della sola desinenza grammaticale

(tendenza burocratica).

I verbi parasintetici sono quelli derivati da un nome o da un aggettivo tramite l’aggiunta simultanea di un prefisso e della desinenza

dell’infinito (Esempio: vecchio!invecchiare). La retroformazione inverte la normale direzione della derivazione, dal verbo

privandolo della parte finale viene fuori un nome.

L’alterazione è un procedimento di formazione delle parole a metà strada tra la flessione e la derivazione, un affisso si aggiunge ad

una parola base modificandone alcuni tratti semantici accessori (Esempio: librino, librone). Nel caso in cui l’alterato assume un

significato distinto rispetto alla parola base, siamo di fronte ad un processo di lessicalizzazione, specializzazione del significato

(calza!calzino).

La composizione: la creazione di una parola nuova a partire da elementi preesistenti. Possono essere scritti: uniti, staccati, uniti dal

trattino. L’italiano può creare composti a partire da parole appartenenti a diverse classi, nella maggior parte dei casi il processo di

composizione da origine ad un nome.

Esistono diversi criteri per classificare i composti: una prima distinzione tra composti endocentrici (uno dei due elementi costituisce

la testa del composto; capo stazione) ed esocentrici (la testa non coincide ne con A ne con B; casco blu).

Una seconda distinzione riguarda il rapporto di significato tra gli elementi del composto: coordinativi, i componenti contribuiscono

paritariamente alla creazione del significato; nei composti subordinativi il significato di A è sovraordinato a B (pesce gatto). Esistono

poi composti come cassaforte che sono detti attributivi o appositivi (C è un A che assume B).

Gli elementi che danno luogo alla composizione neoclassica (non del tutto composto, non del tutto derivato, è un ibrido), composti

che vengono dalle lingue classiche che però sono riconducibili nella lingua, ci danno il senso, presentano alcune caratteristiche

proprie degli affissi: per tale motivo si definiscono confissi oppure prefissoidi o suffissoidi (cineteca).

Al giorno d’oggi si registra una certa fortuna dei composti nominali misti anglo-italiani. Produttivi anche i composti N+N con ellissi

della proposizione o di elementi di collegamento (effetto serra). Vitalità del tipo V+N per creare composti inanimati (salvagocce).

Capacità di perifrasi: la perifrasi è una frase lunga per non dire una parola diretta. È l’atto finale della competenza linguistica, dare

definizioni di parole semplici.

SINTASSI

La sintassi studia la modalità con cui le parole si combinano in unità maggiori.

Le frasi prendono vita nel momento in cui sono calate in un contesto. La frase ha un nucleo di significati invariabile, ma una parte

del suo senso può esserle assegnata solo sulla base della conoscenza delle coordinate contestuali. Una frase collocata in un contesto

comunicativo e dotata di significato prende il nome di enunciato. Il testo è un atto linguistico realizzato in forma orale, scritta o

trasmessa. Esso deve essere dotato di senso, collocato all’interno di opportune coordinate contestuali e svolgere una funzione

comunicativa. Nella comunicazione l’emittente ed il ricevente entrano in contatto. Il testo costituisce il punto di raccordo tra il

sistema linguistico e la realtà extralinguistica. Per interpretare un testo dobbiamo compiere delle operazioni di decodifica e delle

operazioni di inferenza. È l’insieme del testo che consente di attribuire ai suoi componenti un senso univoco, un processo globale

simultaneo in cui tutti i livelli della competenza interagiscono. Perché si comunichi ci vuole l’emittente, il ricevente e il messaggio.

Qualsiasi enunciato con un messaggio è un testo (prospettiva testuale). La componente testuale è la capacità di saper gestire testi

diversi.

Un testo può svolgere la sua funzione comunicativa se gli si può attribuire continuità di senso (coerenza) e se ben formato dal punto

di vista delle relazioni grammaticali (coesione). Coerenza e coesione cooperano per tenere insieme un testo ma solo la prima è

condizione necessaria perché il testo funzioni.

Nella comunicazione reale ciascuna nostra produzione è calata in un contesto enunciativo. Per interpretarla ricorriamo a due livelli di

informazioni contestuali: il contesto situazionale (condividiamo con chi parla il luogo ed il tempo dell’enunciazione), il contesto

linguistico o cotesto (costituito da ciò che è presente nel testo). Alte conoscenze condivise sono quelle della conoscenza del mondo.

Solo parte del contenuto informativo è espresso in maniera esplicita, il resto è lasciato alla capacità del ricevente di ricavare i

significati impliciti; abbiamo una sorta di suddivisione del lavoro tra emittente e ricevente. Possiamo distinguere presupposizioni,

implicazioni e inferenze. Le presupposizioni si hanno quando una certa informazione ricavabile sulla base del significato di uno degli

elementi della frase, le implicazioni ci consentono di attivare significati impliciti del testo a partire dalla nostra conoscenza del

mondo e da eventuali elementi linguistici. Le implicazioni valide in assoluto sono chiamate implicazioni convenzionali, le

implicazioni valide entro determinate condizioni contestuali sono chiamate non convenzionali.

Le inferenze sono il risultato di un ragionamento probabilistico che sulla base della nostra conoscenza del mondo e a partire da

premesse ritenute vere, ci consente di ricavare una conclusione statisticamente vera.

Anafora, catafora e deissi: un rinvio anaforico, cioè la forma di ripresa si riferisce ad un elemento precedentemente menzionato, un

rinvio cataforico, la forma di ripresa si riferisce ad un elemento non ancora menzionato. L’elemento a cui si riferisce il pronome si

chiama punto di attacco. I rinvii anaforici assicurano la continuità del riferimento cioè consentono di capire se in un testo stiamo

continuando a parlare dello stesso referente o no. La continuità del riferimento è espressa tramite la ripetizione e la sostituzione (in

genere pronomi). La sostituzione lessicale consente una ridistribuzione del carico informativo fra punto di attacco ed anafora.

Quando la forma di ripresa arricchisce l’antecedente sul piano connotativo si parla di anafora valutativa. I rinvii possono rimandare

anche al piano extratestuale, si attiva cioè un rinvio deittico, dal testo ad un elemento della realtà extralinguistica.

La deissi è realizzata tramite pronomi personali (deissi personale), le determinazioni di tempo (deissi temporale), di luogo (deissi

spaziale) ed i tempi verbali.

L’efficacia della comunicazione si basa sul giusto dosaggio di informazioni note e nuove. La porzione di enunciato che svolge il

ruolo di punto di partenza per la comunicazione costituisce il tema, quella che aggiunge ulteriori informazione svolge il ruolo di

rema.

Chi si protagonista dell’azione è il punto d’attacco.

Aspetti della sintassi dell’italiano.

Il sintagma è un’unità intermedia tra la parola e la frase. I sintagmi sono sequenze lineari diverse per estensione, per stratificazione

intera; sono rintracciabili alcune proprietà in comune: sono intercambiabili, costituiscono un’unità sintattica coesa e possono essere

enunciati in isolamento. Oltre i sintagmi nominali e verbali, esistono sintagmi aggettivali, sintagmi preposizionali e sintagmi

avverbiali. L’elemento più importante è la testa, gli altri sono elementi modificatori (o complementi). La costituzione: se la testa

precede i modificatori sono chiamate a costruzione progressiva, se i modificatori precedono la testa sono chiamate a costruzione

regressiva.

La frase è lo snodo cruciale per il funzionamento globale del sistema linguistico; anche la frase, come il sintagma, si presenta come

una sequenza lineare regolata da rapporti gerarchici non visibili tra gli elementi che la compongono. Il modello di analisi della frase è

basato sulla struttura argomentale del verbo. C’è bisogno di un certo numero di argomenti per saturare l significato del verbo. Ogni

verbo ha bisogno delle sue valenze per esistere. Esistono verbi zerovalenti, sono autosufficienti (piove), monovalenti, necessitano del

soggetto (correre), bivalenti, hanno bisogno del soggetto e di un complemento indiretto (leggere), trivalenti, necessitano di un

soggetto, di un oggetto e di oggetto indiretto. Il verbo e i suoi argomenti costituiscono il nucleo della frase. Gli elementi esterni al

nucleo sono definiti circostanziali (o extranucleari). Gli elementi esterni al nucleo possono essere ulteriormente distinti sulla base

della loro portata, ossia del fatto che modificano e integrano il significato di un sintagma o dell’intera frase.

In un argomento sintassi e testo cooperano all’assegnazione del senso.

Il soggetto: determina l’accordo con il predicato e in genere precede il verbo. Esso è l’elemento della frase che compie l’azione. I

ruoli semantici descrivono la funzione che un argomento assume nell’evento descritto dal verbo. In italiano l’espressione del

soggetto è facoltativa. È obbligatorio metterlo quando rappresenta la rema, dove manca il verbo, quando si trova in coordinazione

con un pronome e quando è accompagnato da una determinazione o relativa. Il soggetto deve sempre rimandare a un referente

extralinguistico (semanticamente pieno), se non rimanda si parla di soggetto vuoto.

Il verbo: i verbi predicativi hanno un significato pieno e costituiscono il predicato verbale, i verbi copulativi hanno un significato più

leggero e mettono in relazione il soggetto col predicato. La diatesi (disposizione) serve a dar conto del tipo di azione espressa. Tre

tipi di attività: attiva, passiva e media. Ci sono quindi verbi transitivi e intransitivi.

La costruzione con ordine marcato: la marcatezza sintattica si ha quando i costituenti si susseguono secondo un ordine diverso da

quello normale SVO , la marcatezza fonologico-intonativa si ha quando la frase presenta pause e interruzioni.

Costruzioni tematizzanti: la costruzione più diffusa nell’italiano per segnalare un elemento della frase diverso dal soggetto è la

dislocazione a sinistra. Per marcare un elemento si può usare la dislocazione a destra. Una costruzione focalizzante è la frase scissa (è

a marco, che dovresti chiedere scusa).

La frase complessa è costituita dall’unione di più frasi semplici. Il collegamento può avvenire per coordinazione (regime paratattico)

o per subordinazione (regime ipotattico), è possibile anche in maniera implicita attraverso la giustapposizione. 5 tipi di

coordinazione: copulativa (e, né), avversativa (però, tuttavia), disgiuntiva (o, eppure), conclusiva (quindi, pertanto) e dichiarativa

(infatti, cioè).

Con la subordinazione si istituisce una relazione gerarchica: elementi dipendenti. Tre categorie: argomentali, non argomentali e

relative.

Gli incisi sono inserzioni di segmenti di diversa estensione che pongono le informazioni su un piano diverso, gli incisi sono

indipendenti fra loro.

Il soggetto di una costruzione realizzata con il participio o con il gerundio è chiamata costruzione assoluta.

La frase nominale è quella che fa a meno del verbo però ha un messaggio: testo (basta!). La nominalizzazione è tutto ciò che rende le

!lavaggio).

fresi verbali in non verbali (lavare

La deagetivizzazione è una espressione impersonale, c’è la mancanza di un soggetto, nessuno è il soggetto di niente (nella fig. 1 si

nota). Queste due forme sono tipiche delle scienze.

I connettivi collegano porzioni di testo. Svolgono questa funzione anche gli avverbi, le locuzioni o le proposizioni. Esistono

connettivi semantici che si riferiscono al contenuto dei segmenti collegati e connettivi pragmatici che segnalano l’apertura e la

chiusura di un testo o delle sue sottosezioni (es. feedback, richiesta di attenzione e demarcazione).

La punteggiatura ha una gerarchia di confini: punteggiatura forte (punto), intermedio (punto e virgola), debole (virgola). Esiste poi

differenza tra punto e punto e capo.

LESSICO

Lo studio del lessico è affidato a due discipline: la lessicologia e la lessicografia; la prima si occupa dello studio scientifico del

lessico, del vocabolario, la seconda ha finalità più pratiche e tenta di individuare le modalità più efficaci per descrivere e catalogare

una lingua, che scrive il vocabolario.

Il lessico è l’insieme delle parole di una lingua, queste sono raccolte nel vocabolario. L’unità fondamentale è il lessema, è un’unità

concettuale, astratta; il lemma è l’entrata del dizionario. Il lessico mentale è costituito da singole parole. Le espressioni polirematiche

sono espressioni il cui significato è diverso dalla somma di significati delle parole. Le lingue sono esposte alla variazione e

all’evoluzione, il lessico è quindi una categoria aperta: introduzione di nuovi termini, prestiti di altre lingue e neologismi. Il lessico di

una lingua è in costante movimento e entra in contatto con le altre lingue, è lo strato più superficiale.

La collocazione è l’unione preferenziale di alcune parole, così si ritrova il vero significato (es. spietata repressione si trova sempre

così).

Le vie attraverso le quali una parola o un’espressione possono entrare a far parte del lessico sono il calco e il prestito linguistico. Il

prestito consiste nell’accogliere una espressione straniera; una eccezione è data dai prestiti di ritorno, parole date in prestito e dopo

poco ritornate con un significato modificato. Si distingue tra prestito adatto, se si verifica un’assimilazione alle strutture di una lingua

ospite (es. bistecca- beefsteak), non adatto se si mantiene la struttura fonologica e morfologica originaria (film); in un adattamento

parziale si normalizza solo la grafia. Il calco può essere di due tipi: semantico o strutturale. Il calco è una parola linguistica italiana

che nasce in base alla struttura o al significato di una straniera. Il calco strutturale consiste nella traduzione dei singoli elementi:

!fine

week-end settimana (ricalca struttura). Il calco semantico consiste nell’aggiunta di un significato nuovo a una parola italiana

!stella

già esistente per influsso di un’altra lingua: star (prende anche significato cinematografico).

L’analisi della stratificazione del lessico fa riferimento a tre categorie: le parole ereditarie, i prestiti e le formazioni endogene. Il

contatto con il latino ha portato due livelli di parole ereditarie: quelle provenienti dal latino parlato che sono passate attraverso le

!

lingue romanze e hanno trafila orale, designano oggetti concreti e reali (dominam donna), chiamate parole popolari; ci sono poi i

latinismi o parole dotte, che sono quelle del lessico intellettuale, passaggio per osmosi, parole soprattutto astratte, trafila scritta

(ultimatum). I lessemi ereditati sono circa 4.500, rispetto al latino ci posso essere modificazioni della forma e/o del significato. La

lingua italiana deriva dal latino ma ha saputo attingere anche ad altre lingue come il greco, l’etrusco ecc.. un buon numero di

latinismi passò grazie alle traduzioni di testi (fecero il loro ingresso parole astratte e tecnicismi della medicina, del diritto ecc..), un

forte impulso alla latinizzazione del lessico fu poi data da Dante, poi influsso della cultura rinascimentale.

Capita che dal latino vengano due parole derivante da una stessa parola che prendano significati diversi in base alla trafila: da una

!

parte le parole popolari e dall’altra le parole dotte. Queste coppie di parole vengono chiamati allotropi (angustiam angoscia/

angustia). I latinismi non adattati sono quelli che mantengono la veste fonomorfologica originaria (virus). I latinismi semantici sono

quelli che accanto al significato di una parola italiana se ne accosta uno latino.

Anche il greco e l’arabo hanno influito per tempo sulla lingua italiana; oltre ai grecismi (es. catastrofe) e agli arabismi (es. algebra)

anche i germanismi (es. sapone) hanno influito.

Il vocabolario attuale: un buon vocabolario oltre a elencare la forma e i significati deve darci anche le informazioni del loro ambito

!

d’uso. Questa operazione è realizzata tramite le marche d’uso (simbolo/sigla, es. ts tecnicismo).

Il nucleo del nostro lessico è costituito dal dizionario di base, è l’insieme dei vocaboli per capire e farsi capire; il GRADIT è nato con

il fine di definire un nucleo fondamentale (grande vocabolario della lingua italiana). È composto al suo interno del vocabolario

fondamentale (FO), dal vocabolario di alto uso (AU) e dal vocabolario di alta disponibilità (AD). Le raccolta del lessico

fondamentale sono su base scientifica, sono nate la LIF (lessico di frequenza dell’italiano) e la LIP sul quale si sono determinati i

vocabolari fondamentali e ad alto uso. A un livello intermedio tra il vocabolario di base e quello esteso c’è il vocabolario comune;

aggiungendo i lemmi del vocabolario di base a quello comune troviamo il vocabolario corrente (l’insieme dei termini che possiamo

usare indipendentemente dalla nostra professione), corrisponde al 20% del vocabolario esteso.

Regionalismi e dialettismi: i regionalismi sono impiegati soprattutto nella regione di origine, i dialettismi sono termini di origine

locale che hanno varcato i propri confini e sono compresi e usati da parlanti di aree diverse (es. cannolo). Sia i regionalismi che i

dialettismi sono inseriti nel GRADIT, sono integrati sia nella fonetica che nella morfologia. Un tipo di particolare di regionalismi

sono i geosinonimi, termini diversi che designano la stessa cosa e che cambiano in base territoriale. I geoomonimi sono invece parole

uguali che designano cose diverse in base regionale.

Tecnicismi: sono caratterizzati in genere dalla monosemia ossia hanno un unico significato mentre le parole comuni hanno in genere

più di un’accezione (polisemia). I tecnicismi riguardano “lingue speciali”, esistono diversi livelli di specialismo. 2 gruppi: specifici,

sono quelli propri di una disciplina, corrispondenza stretta, tecnicismi essenziali; collaterali, tecnicismi usati quando non servono

veramente, tecnicismi superflui. Burocratese, aziendalese, è il modello di comunicazione che imita il linguaggio aziendale

“inutilmente”. La nominalizzazione e la deagetivizzazione sono due fenomeni sintattici della lingua tecnica. 3 le vie con le quali si

può creare un tecnicismo: prendendolo in prestito da altre lingue, coniandolo usando la morfologia o si può rideterminare il

!

significato di una parola già esistente: dalla lingua comune a un linguaggio specialistico (forza “vigore” forza “tecnicismo”)

!

tecnificazione o con il passaggio da un linguaggio specialistico ad un altro (vettore “matematica” vettore “astronomia”). Esiste poi

un processo di detecnificazione in cui c’è il passaggio da un linguaggio specialistico ad una lingua comune.

Alcune parole possono anche uscire dal vocabolario, sono quelle parole rare, letterarie e desuete; queste potranno però anche

rientrare in uso.

Forestierismi: la lingua che ha maggiormente influenzato l’italiano è il francese, c’è poi anche lo spagnolo, l’inglese e il tedesco.

I neologismi: è raro che nascono parole così dal niente, in genere i neologismi sono frutto di prestiti o di formazioni endogene (parole

derivate e composte, create con elementi italiani combinati secondo le regole della morfologia). Gli occasionalismi sono parole che

non hanno avuto successo, dei mancati neologismi. Esistono parole macedonia, sigle e accorciamenti che fanno parte dei neologismi.

I rapporti di significato tra le parole: esistono rapporti paradigmatici e sintagmatici. I primi sono quando nel progettare un enunciato

diverse soluzioni entrano in gioco e una scelta esclude le altre, il secondo fa decidere in che maniera sia più consono comporre

l’enunciato. I rapporti di significato (semantici) tra le parole possono essere di vario tipo:

Gli iperonimi sono la categoria semantica maggiore, significato più generale


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Thomas Shape di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof D'Alfonso Alberto.

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